Voltaire (1694-1778)

Informazioni di base:

  • Vero Nome: François-Marie Arouet
  • Scomparso nel: 1778
  • Data di nascita: 21 Novembre 1694
  • Professione: Filosofo
  • Luogo di nascita: Parigi
  • Nazione: Francia
  • Voltaire in Rete:

  • Sito Non Ufficiale: Un sito non ufficiale su Voltaire
  • Wikipedia: Voltaire su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo comune francese al confine con la Svizzera, vedi Ferney-Voltaire.
    Voltaire
    François-Marie Arouet, più noto con lo pseudonimo di Voltaire (Parigi, 21 novembre 1694 – Parigi, 30 maggio 1778), è stato un filosofo, scrittore, drammaturgo e poeta francese. Il nome di Voltaire è indissolubilmente legato al movimento culturale dell'Illuminismo, di cui fu uno degli animatori e degli esponenti principali.

    Biografia
    Inizi
    François-Marie Arouet Le Jeune nasce ufficialmente il 21 novembre 1694 a Parigi presso una famiglia appartenente alla ricca borghesia. Come lo stesso pensatore sostenne a più riprese, la data di nascita riferitaci dai registri di battesimo, potrebbe essere falsa: a causa di gravi problemi di salute, infatti, il battesimo sarebbe stato rimandato di ben nove mesi. Il padre François Arouet, era un ricco notaio ed un fervente giansenista, mentre la madre, Marie Marguerite d'Aumart, era appartenente ad una famiglia vicina alla nobiltà. Il fratello, invece, era - sempre a detta di Voltaire - un fanatico giansenista. I suoi studi iniziarono nel 1704 presso il rinomato collegio gesuita di Louis-le-Grand; in questo periodo il giovane Voltaire dimostra una spiccata inclinazione per gli studi umanistici: soprattutto retorica e filosofia. Seppur molto critico nei confronti dei gesuiti, Voltaire maturerà una grande ammirazione nei confronti dei suoi insegnanti e delle opere svolte dalla Compagnia di Gesù in Cina e Paraguay. Nel 1711 lascia il collegio e s'iscrive, per volere paterno, alla scuola superiore di diritto. In questi anni s'inasprisce il rapporto con il padre, il quale mal sopporta la sua vocazione poetica ed i continui rapporti con i circoli libertini.
    Esilio in Inghilterra
    I suoi scritti polemici trovarono immediato successo nei salotti nobiliari; alcuni versi, del 1717, contro il reggente di Francia Filippo d'Orléans, gli causarono l'arresto e la reclusione alla Bastiglia. La pubblicazione del poema La Ligue del 1723, scritto durante la prigionia, ottenne l'assegnazione di una pensione da parte del re. L'opera verrà pubblicata nuovamente col titolo Enriade, nel 1728.
    Il favore che gli mostrarono subitaneamente i nobili di Francia non durò a lungo: sempre a colpa dei suoi scritti mordaci, entrò in contrasto con il cavaliere di Rohan, il quale lo fece bastonare dai suoi domestici e rifiutò a con sprezzo il duello proposto dal giovane poeta. Le proteste di Voltaire gli servirono solo ad essere imprigionato nuovamente. Dopo un breve periodo in esilio fuori Parigi, Voltaire si vide costretto ad emigrare in Inghilterra (1726-1729). In Gran Bretagna, grazie alla conoscenza di uomini di cultura democratica, scrittori e filosofi come Robert Walpole, Jonathan Swift, Alexander Pope e George Berkeley, maturò idee illuministe contrarie all'assolutismo feudale della Francia. Ivi scrisse, poi, le Lettere inglesi (o Lettere filosofiche), per le quali venne di nuovo condannato, essendo esse critiche aventi come bersaglio l'ancien régime. Durante l'esilio in Inghilterra assunse lo pseudonimo di "Voltaire". L'origine del nome è incerta e fonte di dibattito:
    1. "Voltaire" potrebbe essere l'anagramma del cognome in scrittura capitale latina: da AROUET L(e) J(eune) a AROVET L. I. o AROVETLI, da cui VOLTAIRE.
    2. Un'altra teoria ricorre al luogo d'origine della famiglia Arouet: la cittadina di Airvault, il cui anagramma potrebbe rendere lo pseudonimo.
    3. Altri ancora ritengono che lo pseudonimo sia l'anagramma sillabico di "révolté" (letteralmente "in rivolta"): révolté diviene "re-vol-tai", da cui "Voltaire".
    Ritorno in Francia
    Emilie du Chatelet, per molti anni compagna del filosofo
    Ancora esule in Lorena (a causa dell'opera Storia di Carlo XII del 1731), scrisse le tragedie Bruto e La morte di Cesare, cui seguirono Maometto ossia il fanatismo e Merope, il trattato Gli elementi della filosofia di Newton oltre all'opera storiografica Il secolo di Luigi XIV. In questo periodo cominciò una relazione con la nobildonna Madame du Châtelet, e, anni dopo, con sua nipote, Madame Denis. Grazie al riavvicinamento con la corte, favorito da Madame de Pompadour, nel 1746 fu nominato storiografo e membro dell'Académie Française.
    In Prussia e Svizzera
    Dal 1749 al 1752 soggiornò a Berlino, ospite di Federico II, che lo ammirava e lo nominò suo ciambellano. A causa di una speculazione finanziaria, in cui lo scrittore era molto abile, Voltaire litigò col sovrano che lo fece arrestare abusivamente, per breve tempo, a Francoforte. Dopo questo incidente, sarebbero passati molti anni prima che i loro rapporti si pacificassero.
    Un altro ritratto di Voltaire
    Impossibilitato a tornare a Parigi, si spostò allora a Ginevra, finché entrò in rotta con la Repubblica calvinista e riparò nel 1755 a Losanna presso i castelli di Ferney e Tournay, da lui acquistati. È di questo periodo la stesura della tragedia Oreste (1750), considerata una delle opere minori del teatro di Voltaire.
    Ormai ricco e famoso, divenne un punto di riferimento per tutta l'Europa illuminista. Entrò in polemica coi cattolici per la parodia di Giovanna d'Arco in La pulzella d'Orléans, ed espresse le sue posizioni in Candido ovvero l'ottimismo (1759), in cui polemizzò con l'ottimismo di Gottfried Leibniz. Il romanzo rimane l'espressione letteraria più riuscita del suo pensiero, contrario ad ogni provvidenzialismo o fatalismo. Da qui iniziò un'accanita polemica contro la superstizione ed il fanatismo a favore di una maggiore tolleranza e giustizia.
    A tal proposito scrisse il Trattato sulla tolleranza (1763) ed il Dizionario filosofico (1764). Tra le altre opere, i racconti Zadig (1747), Micromega (1752), L'uomo dai quaranta scudi (1767). Le opere teatrali Zaira (1732), Alzira (1736), Merope (1743), oltre il poema Poema sul disastro di Lisbona (1756). Ed infine, le importanti opere storiografiche Il secolo di Luigi XIV (1751) ed il Saggio sui costumi e sullo spirito delle nazioni (1756).
    Tomba di Voltaire al Panthéon di Parigi.
    Nella sua ultima opera filosofica, Le philosophe ignorant (1766), Voltaire insistette sulla limitazione della libertà umana, che non consiste mai nell'assenza di qualsiasi motivo o determinazione.
    Rientro a Parigi
    Rientrato a Parigi ed entrato nella Massoneria, morì un mese dopo, nel 1778. Malgrado il trionfo, alla morte gli fu negata la sepoltura ecclesiastica. Questo anche per sua volontà, in quanto declinò l'invito di un prete a confessarsi dicendo: "Non è tempo di farsi nuovi amici". I suoi resti riposano al Panthéon (Parigi) dove sono stati trasportati durante la rivoluzione, nel 1794.
    Pensiero politico
    Voltaire non credeva che la Francia (e in generale ogni popolo) fosse pronta ad una vera democrazia: perciò non sostenne mai idee repubblicane (benché, dopo la morte, divenne uno dei "padri nobili" della Rivoluzione). Lontano da idee populiste e anche radicali, se non sul ruolo della religione in politica (fu un deciso anticlericale), la sua posizione politica fu quella di un liberale moderato, avverso alla nobiltà ma sostenitore della monarchia assoluta nella forma illuminata (anche se ammirava molto come "governo ideale" la monarchia costituzionale inglese) come forma di governo: il sovrano avrebbe dovuto governare saggiamente per la felicità del popolo, proprio perché "illuminato" dai filosofi. Lo stesso Voltaire trovò realizzazione delle sue idee politiche nella Prussia di Federico II, che con le sue riforme acquistò ruolo di primo piano sullo scacchiere europeo. Accolse inoltre favorevolmente le tesi del Beccaria sull'abolizione della tortura e della pena di morte, come si evince dal commento molto positivo che fece all'opera Dei delitti e delle pene.
    Pensiero filosofico
    Il ruolo dell'Inghilterra nella filosofia voltairiana
    Tra le esperienze più significative del Voltaire intellettuale sono certamente da annoverare i viaggi, quello in Olanda e soprattutto quello in Inghilterra; qui il giovane parigino vide praticare attivamente la tolleranza religiosa e la libertà di espressione di idee politiche, filosofiche e scientifiche. Al suo spirito insofferente di ogni repressione assolutistica e clericale (anche perché reduce dall'esperienza nelle rigide scuole dei gesuiti) l'Inghilterra appare come il simbolo di una forma di vita illuminata e libera.
    Immerso nello studio della cultura anglosassone, Voltaire rimane accecato dalle luminose e rivoluzionarie dottrine scientifiche di Newton e dal deismo e l'empirismo di Locke. Egli trae, da questo incontro con la filosofia inglese, il concetto di una scienza concepita su base sperimentale intesa come determinazione delle leggi dei fenomeni e il concetto di una filosofia intesa come analisi e critica dell'esperienza umana nei vari campi. Nacquero così le Lettres sur les anglais o Lettres philosophiques (1734) che contribuirono ad allargare l'orizzonte razionale europeo ma che gli attirarono addosso i fulmini delle persecuzioni.
    Le Lettres vengono condannate, per quanto riguarda i princìpi religiosi, da coloro che sostenevano la necessità politica dell'unità di culto; dal punto di vista politico, esse, esaltando l'onorabilità del commercio e la libertà, si opponevano spudoratamente al tradizionalistico regime francese, e dal lato filosofico, in nome dell'empirismo, tentavano di svincolare la ricerca scientifica dall'antica subordinazione alla verità religiosa. Il programma filosofico di Voltaire si delineerà in maniera più precisa successivamente con il Traité de métaphisique (1734), la Métaphisique de Newton (1740), Remarques sur les pensées de Pascal (1742), il Dictionnaire philosophique (1764), il Philosophe ignorant (1766), per citare i più importanti.
    La religione naturale
    Il problema che Voltaire principalmente si pone è l'esistenza di Dio, conoscenza fondamentale per giungere ad una giusta nozione dell'uomo. Il filosofo non la nega, come alcuni altri Illuministi che si dichiaravano atei (Diderot, D'Holbach e altri) perché non trovavano prova dell'esistenza di un Essere Supremo, ma nemmeno, nel suo razionalismo, assume una posizione agnostica. Egli vede la prova dell'esistenza di Dio nell'ordine superiore dell'universo, infatti così come ogni opera dimostra un artefice, Dio esiste come autore del mondo e, se si vuole dare una causa all'esistenza degli esseri, si deve ammettere che sussiste un essere creatore. La sua posizione fu deista, come già accennato. Dunque Dio esiste e sebbene si trovino in questa opinione molte difficoltà, le difficoltà che si oppongono all'opinione contraria sono ancora maggiori. Il Dio di Voltaire non è il dio rivelato, ma non è neanche un dio di una posizione panteista, come quella di Spinoza. È una sorta di Grande Architetto dell'Universo, un orologiaio di una macchina perfetta. Voltaire non nega una Provvidenza, ma non quella di tipo cristiano; secondo le sue convinzioni (come quelle di molti del suo tempo), l'uomo nello stato di natura era felice, avendo istinto e ragione, ma la civiltà ha contribuito all'infelicità: occorre quindi accettare il mondo cosi com'è, e migliorarlo per quanto è possibile. Aveva contribuito a queste sue convinzioni lo studio di Newton: la cui scienza, pur rimanendo estranea, in quanto filosofia matematica, alla ricerca delle cause, risulta strettamente connessa alla metafisica teistica, implicando una razionale credenza in un essere supremo. Voltaire crede in un Dio che unifica, Dio di tutti gli uomini: universale come la ragione, Dio è di tutti.
    Uno dei suoi maggior nemici fu la Chiesa cattolica (che lui chiama l'infame, termine riferibile ad ogni fanatismo religioso), egli infatti tenta di demolire il cattolicesimo per proclamare la validità della religione naturale. La sua fede nei principi della morale naturale mira ad unire spiritualmente gli uomini al di là delle differenze di costumi e di usanze. Proclama quindi la tolleranza contro il fanatismo e la superstizione (che stanno alla religione come l'astrologia alla astronomia) nel "Trattato sulla tolleranza" (1763), nonché la laicità tramite molti scritti anticlericali. Per liberare le religioni positive da queste piaghe è necessario trasformare tali culti, compreso il cristianesimo, nella religione naturale, lasciando cadere il loro patrimonio dogmatico e facendo ricorso all'azione illuminatrice della ragione.
    Dal cristianesimo Voltaire accetta l'insegnamento morale, ovvero la semplicità, l'umanità, la carità, e ritiene che voler ridurre questa dottrina alla metafisica significa farne una fonte di errori. Più volte infatti il parigino, elogiando la dottrina cristiana predicata da Cristo e dai suoi discepoli, addebiterà la degenerazione di questa in fanatismo, alla struttura che gli uomini, e non il Redentore, hanno dato alla chiesa. Il cristianesimo vissuto in maniera razionale, infatti, coincide con la legge di natura.
    Voltaire porta avanti una doppia polemica, contro l'intolleranza e la sclericità del cattolicesimo, e contro l'ateismo e il materialismo. Egli dirà che "l'ateismo non si oppone ai delitti ma il fanatismo spinge a commetterli", anche se concluderà poi che essendo l'ateismo quasi sempre fatale alle virtù, in una società è più utile avere una religione, anche se fallace, che non averne nessuna. Non solo il cristianesimo, ma ogni religione rivelata (e non), è una superstizione inventata dall'uomo.
    Voltaire comunque si rifiuta di ammettere qualsiasi intervento di Dio nel mondo umano. Il Supremo ha solo avviato la macchina dell'universo, senza intervenire ulteriormente, dunque l'uomo è libero, ovvero ha il potere di agire, anche se la sua libertà è limitata. Del resto "sarebbe strano che tutta la natura, tutti gli astri obbedissero a delle leggi eterne, e che vi fosse un piccolo animale alto cinque piedi che, a dispetto di queste leggi, potesse agire sempre come gli piace solo secondo il suo capriccio".
    Degna di menzione è la polemica che Voltaire porterà avanti contro Blaise Pascal, che diventerà soprattutto polemica contro l'apologetica e il pessimismo cristiano in genere. Voltaire dice di prendere le difese dell'umanità contro quel "misantropo sublime", che insegnava agli uomini ad odiare la loro stessa natura. Più che con l'autore delle "Provinciales", egli dice di scagliarsi contro quello dei "Pensees", in difesa di una diversa concezione dell'uomo, del quale sottolinea piuttosto la complessità dell'animo, la molteplicità del comportamento, affinché l'uomo si riconosca e si accetti per quello che è, e non tenti un assurdo superamento del suo stato.
    In conclusione si può asserire che entrambi i filosofi riconoscono che l'essere umano per la sua condizione è legato al mondo, ma Pascal pretende che egli se ne liberi e se ne distolga, Voltaire vuole che la riconosca e la accetti: era il mondo nuovo che si scagliava contro il vecchio.
    La storia
    Le concezioni filosofiche di Voltaire sono inscindibili dal suo modo di fare storia. Infatti egli vuole trattare questa disciplina da filosofo, cioè cogliendo al di là della congerie dei fatti un ordine progressivo che ne riveli il significato permanente.
    Dalle sue grandi opere storiche (Historie de Charles XII del 1731), Les siecle de Louis XIV del 1751), Essai sur les moeurs et l'esprit des nations del 1754-1758), nasce una storia "dello spirito umano", ovvero si applica un enorme ampliamento dell'orizzonte storico, una radicale rottura con la visione teologico-provvidenzialistica del cammino umano e con la storiografia annalistica e panegiristica dei regnanti. Voltaire si interessa ai popoli, ai loro costumi; prima la storia era la storia del mondo cristiano, legata ai confini europei, adesso è la storia universale del progresso umano. Progresso inteso come il dominio che la ragione esercita sulle passioni, nelle quali si radicano i pregiudizi e gli errori, infatti l'Essai presenta sempre come incombente il pericolo del fanatismo.
    La filosofia deve essere lo spirito critico che si oppone alla tradizione per discernere il vero dal falso, bisogna scegliere tra i fatti stessi i più importanti e significativi per delineare la storia delle civiltà. Infatti Voltaire non prende in considerazione i periodi oscuri della storia, ovvero tutto ciò che non ha costituito cultura, ed esclude dalla sua storia "universale" i popoli barbari, che non hanno apportato il loro contributo al progresso della civiltà umana. Voltaire vuole ricostruire la legge naturale attraverso la storia, e mettere in luce la rinascita e il progresso dello spirito umano, cioè i tentativi della ragione di affrancarsi dai pregiudizi e di porsi come guida della vita associata dell'uomo; e, giacché la sostanza dello spirito umano rimane immutata ed immutabile, il progresso consiste nella sempre miglior riuscita di questi tentativi.
    La storia non è più orientata verso la conoscenza di Dio, non è questo lo scopo dell'uomo, il quale deve invece dedicarsi a capire e a conoscere sé stesso fino a che la scoperta della storia si identifichi con la scoperta dell'uomo. La storia è diventata storia dell'Illuminismo, del rischiaramento progressivo che l'uomo fa di se stesso, della progressiva scoperta del suo principio razionale. Shaftesbury aveva detto che non c'è miglior rimedio del buon umore contro la superstizione e l'intolleranza e nessuno mise in pratica meglio di Voltaire questo principio; infatti "il suo modo di procedere si avvicina a quello di un caricaturista, che è sempre vicino al modello da cui parte, ma attraverso un gioco di prospettive e di proporzioni abilmente falsate, ci dà la sua interpretazione".
    L'umorismo, l'ironia, la satira, il sarcasmo, l'irrisione aperta o velata, sono da lui adoperati di volta in volta contro la metafisica, la scolastica o le credenze religiose tradizionali. Ma talvolta, questo semplicizzare ironicamente certe situazioni, lo porta a trascurare o a non cogliere aspetti molto importanti della storia.
    In generale Voltaire ha rappresentato l'Illuminismo, con il suo spirito caustico e critico, il desiderio di chiarezza e lucidità, il rifiuto dei pregiudizi e del fanatismo superstizioso, con una ferma fiducia nella ragione, ma senza inclinazioni eccessive all'ottimismo e alla fiducia nella maggior parte degli individui. A questo riguardo è esemplare il romanzo satirico Candide (Candido, 1759), ove Voltaire si fa beffe dell'ottimismo filosofico difeso da Leibniz. Egli infatti accusa violentemente l'ottimismo ipocrita, il "tout est bien" e la teoria dei migliori dei mondi possibili, perché fanno apparire ancora peggiori i mali che sperimentiamo, rappresentandoli come inevitabili ed intrinseci nell'universo. Ad esso oppone il vero ottimismo, ovvero la credenza nel progresso umano di cui la scienza e la filosofia illuminista si fanno portatori.
    Opere
    Curiosità
    L'antipatia di Voltaire per la Chiesa cattolica era manifesta e costante: nel 1773 egli si spinse ad affermare la vicina fine del cristianesimo:
    La casa parigina di Voltaire divenne un deposito della Società Biblica.
    Note


      ^ Tale citazione, anche in altre formulazioni, comunemente attribuita a Voltaire, trova in realtà riscontro soltanto in un testo della scrittrice americana Evelyn Beatrice Hall, intitolato The Friends of Voltaire, del 1906. La citazione non ha altresì alcun riscontro in qualsivoglia opera di Voltaire. Più che una probabile citazione orale di Voltaire, è un compendio della filosofia liberale dell'Illuminismo
      ^ L'origine del nome Voltaire, adottato dal filosofo nel 1717, non è certa. Due le principali ipotesi: potrebbe derivare dall'anagramma di Arouet LJ (le jeune, "il giovane") in lettere arcaiche, con cui J si scriveva I e U si scriveva V (AROVET LI, che diventa VOLTAIRE); potrebbe derivare dal nome di un piccolo feudo posseduto dalla madre.
      ^ Vittorio Messori, Pensare la storia, SugarcoEdizioni (2006)

    Altri progetti
    Wikisource
    Commons
    Wikiquote
    Wikisource contiene opere originali di Voltaire
    Wikimedia Commons contiene file multimediali su Voltaire
    Wikiquote contiene citazioni di o su Voltaire
    Collegamenti esterni
    Voltaire su liberliber.it
    Progetto Gutenberg
    (FR) Voltaire integrale
    (FR) Institut et Musée Voltaire, Genève
    (FR) Sito su François Marie Arouet detto Voltaire
    Portale Biografie
    Portale Filosofia
    Portale Letteratura

    Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Voltaire"
    Categorie: Biografie | Voltaire | Nati nel 1694 | Morti nel 1778 | Nati il 21 novembre | Morti il 30 maggioCategorie nascoste: BioBot | Voci con curiosità da riorganizzare | Voci di qualità su el.wiki

    « Torna al 21 Novembre


    Cerca compleanni per iniziale: a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z 5
    Oppure per mese: Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre