Vittorio Emanuele Di Savoia (73)

Informazioni di base:

  • Data di nascita: 12 Febbraio 1937
  • Professione: Nobile
  • Luogo di nascita: Napoli (NA)
  • Nazione: Italia
  • Vittorio Emanuele Di Savoia in Rete:

  • Sito Ufficiale: Il sito ufficiale di Vittorio Emanuele Di Savoia
  • Wikipedia: Vittorio Emanuele Di Savoia su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Vittorio Emanuele Alberto Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Bernardino Gennaro Maria di Savoia (Napoli, 12 febbraio 1937) è un membro di Casa Savoia e imprenditore svizzero.
    È figlio dell'ultimo Re d'Italia, è sposato con Marina Ricolfi Doria da cui ha avuto un figlio, Emanuele Filiberto.
    Vittorio Emanuele di Savoia è conosciuto all'interno di ambienti monarchici come principe di Napoli. La Repubblica Italiana non riconosce i titoli nobiliari italiani. Poiché al capo di Casa Savoia spetta il titolo di duca di Savoia, l'attribuzione di quest'ultimo titolo a Vittorio Emanuele è legata alla controversia sulla successione dinastica.

    Biografia
    Acclamato alla nascita (1937) "Principe dell'Impero", Vittorio Emanuele ricevette il titolo di principe di Napoli, come d'uso in Casa Savoia per i principi ereditari e loro primogeniti in alternanza con quello di principe di Piemonte. Il titolo di Principe di Piemonte spettava al padre Umberto, che in quel momento era l'erede al trono.
    Il 7 agosto 1943, su ordine del re Vittorio Emanuele III, lasciò Roma con la madre Maria Josè e le tre sorelle, raggiungendo Sant'Anna di Valdieri in Piemonte. L'allontanamento dalla capitale fu probabilmente al contempo una misura atta a stroncare il pericoloso "attivismo" della principessa di Piemonte, sia un tentativo di mettere al riparo il futuro principe ereditario da operazioni di cattura tedesche.
    Trasferitisi, per motivi di sicurezza, al castello di Sarre, la sera dell'8 settembre 1943 ricevettero l'ordine di partire per la Svizzera. A guerra finita, Vittorio Emanuele e le sorelle poterono tornare a Roma, preceduti di qualche giorno dalla madre.
    All'abdicazione di Vittorio Emanuele III il 9 maggio 1945, Vittorio Emanuele divenne Principe Reale ereditario. Il 5 giugno 1945, poco dopo le votazioni per il referendum istituzionale del 2 e 3 giugno 1946, data l'ostilità dei ministri e dei capi di partito, Umberto II ordinò a Maria Josè di lasciare l'Italia con i figli, in modo da attendere i risultati delle consultazioni al riparo da rischi per le loro vite.
    Il "gesto rivoluzionario" del governo della notte tra il 12 e il 13 giugno 1946, che, senza attendere la proclamazione dei risultati definitivi da parte della Corte di cassazione prevista per il 18 giugno, conferì al presidente del consiglio i poteri di Capo di Stato, condusse Umberto II a lasciare l'Italia per evitare ulteriori spargimenti di sangue.
    La costituzione repubblicana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, volle perpetuare la condizione di esilio per il Re e la famiglia reale, colpendone anche la futura discendenza maschile e restringendone gravemente il godimento dei diritti civili e patrimoniali, oltre a quelli politici.
    Durante il lungo esilio, conclusosi dopo oltre cinquant'anni alla fine del 2002, Vittorio Emanuele ha svolto una brillante attività di intermediario finanziario stringendo amicizie e legami d'affari con grandi industriali, in particolare la famiglia Agusta.
    Matrimonio
    Vittorio Emanuele, dopo un lungo e contrastato fidanzamento, durato circa tredici anni, più volte avvertito della palese contrarietà del padre (così come evidente dalla sua autobiografia Lampi di Vita), sposò civilmente l'11 gennaio 1970 a Las Vegas e religiosamente il 7 ottobre 1971 a Teheran Marina Ricolfi Doria. A seguito del matrimonio, con donna non appartenente all'alta aristocrazia e celebrato senza regio assenso Vittorio Emanuele perse l'appannaggio spettante al principe ereditario e venne stabilita l'equa ripartizione dell'eredità paterna tra tutti i figli.
    Umberto II più volte aveva ricordato al figlio la perdurante validità delle secolari leggi dinastiche e delle disposizioni del Codice civile relative al regio assenso. In base a questo atto contrario alle regole dinastiche, Amedeo di Savoia giustifica le sue pretese di capo della Casa.
    Dal matrimonio con Marina Ricolfi Doria è nato nel 1972 Emanuele Filiberto.
    Rientro in Italia
    Vittorio Emanuele ha vissuto in Svizzera, a Ginevra, fino al 2002 quando venne abolita la norma costituzionale che obbligava gli eredi maschi di casa Savoia all'esilio.
    Durante il periodo dell'esilio suscitò polemiche con alcune dichiarazioni:
    Nel 1994, quando, nel corso di un'intervista televisiva, gli fu chiesto se fosse disposto a giurare fedeltà alla Costituzione repubblicana per tornare in Italia, lui rispose:
    Il 1 maggio 1997, quando nel corso di un'altra intervista televisiva, rifiutò di scusarsi per la firma di un Savoia alle leggi razziali, precisando:
    Il giorno successivo, il 2 maggio 1997, dichiarò in un comunicato:
    Solo il 15 luglio 2000, in un'intervista televisiva, dichiarò:
    Nel 2002, con un comunicato emesso da Ginevra, prese ufficialmente le distanze dalle leggi razziali, per la prima volta nella storia di casa Savoia.
    Sempre nel 2002 furono pubblicate dichiarazioni in cui accettava la fine della monarchia.
    Nello stesso anno, dopo l'abolizione dell'esilio, insieme con il figlio giurò per iscritto e senza condizioni fedeltà alla Costituzione Repubblicana ed al presidente della Repubblica, rinunciando in tal modo esplicitamente a qualunque pretesa dinastica sullo stato italiano.
    Nel novembre 2007 ha richiesto allo Stato italiano 170 milioni di euro come risarcimento per l'esilio oltre alla restituzione dei beni privati confiscati dallo Stato nel 1948, sulla scorta di quanto avvenuto per altri membri di famiglie reali europee costrette all'esilio. Tale richiesta contraddice ciò che Vittorio Emanuele dichiarò con una lettera alla Camera l'8 luglio 2002:
    Vicende giudiziarie
    Nel corso degli anni alcuni scandali legati a vicende giudiziarie, a seconda delle volte più o meno fondati, hanno contrassegnato la vita di Vittorio Emanuele, che, ad oggi, è sempre stato prosciolto dalle accuse più gravi:
    Negli anni Settanta Vittorio Emanuele venne indagato, sia dal giudice istruttore Carlo Mastelloni della pretura di Venezia, sia dal giudice istruttore Carlo Palermo della pretura di Trento, per traffico internazionale di armi verso alcuni paesi mediorientali posti sotto embargo, Il caso venne successivamente trasferito alla pretura di Roma. Tale indagine fu archiviata. Da tenere presente che Vittorio Emanuele era intermediario d'affari per conto anche della Agusta, e, grazie all'amicizia con lo Scià di Persia Reza Pahlavi, proprio in quegli anni concludeva compravendite di elicotteri tra l'Italia e la Persia, ed altri paesi arabi.
    Il 18 agosto 1978, sull'Isola di Cavallo (Corsica), ci fu una sparatoria a seguito del furto del gommone di Vittorio Emanuele da parte di conviviali del miliardario Nicky Pende; Vittorio Emanuele sparò due colpi di carabina partiti accidentalmente nel corso dell'aggressione del Pende, come risulta dagli atti giudiziari. L'ipotesi d'accusa, sulla base della quale fu in seguito arrestato, fu che uno dei proiettili avesse colpito la gamba dello studente tedesco di 19 anni Dirk Geerd Hamer, figlio di Ryke Geerd Hamer, che stava dormendo in una barca vicina e che morì nel dicembre dello stesso anno dopo una lunga agonia, causata da cure non appropriate. Di ciò, però, non vi fu prova, in quanto la difesa sostenne la presenza di altre persone che avrebbero sparato durante la colluttazione, poi fuggite e mai identificate dalla gendarmeria francese che restituì al proprietario italiano una P38 precedentemente sequestrata. Anche il calibro ed il rivestimento dei proiettili che ferirono il giovane risultarono diversi da quelli in dotazione alla carabina di Vittorio Emanuele di Savoia (al quale sarebbe stato contestato, senza però addurre alcuna prova, di aver effettuato una sostituzione d'arma). Nel novembre del 1991 venne prosciolto dalla Camera d'accusa parigina dall'accusa di omicidio volontario e condannato a 6 mesi con la condizionale per porto abusivo d'arma da fuoco, "fuori dalla propria abitazione". Il 21 giugno 2006, durante la sua detenzione nel carcere di Potenza, una microspia avrebbe intercettato una sua conversazione in cui avrebbe ammesso l'omicidio e in cui si vantava di essere uscito vittorioso dalla vicenda. Il contenuto della conversazione, come riportato dalla stampa, sarebbe il seguente:
    Secondo i legali la conversazione sarebbe stata alterata falsando o eliminando i "non" per far apparire le affermazioni negative in positive.
    Come molte personalità della classe dirigente italiana, tra cui l'attuale presidente del consiglio Silvio Berlusconi, è risultato iscritto alla loggia massonica P2 di Licio Gelli con la tessera numero 1621 con l'annotazione "dormiente".
    Il 16 giugno 2006 il GIP Alberto Iannuzzi del Tribunale di Potenza, su richiesta del PM Henry John Woodcock, ne ha ordinato l'arresto con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al falso, e associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione nell'ambito di un'indagine legata al casinò di Campione d'Italia. Il 23 giugno 2006, in seguito ad una parziale ammissione dei fatti che gli sono stati addebitati, per decisione del GIP di Potenza, è stato messo agli arresti domiciliari a Roma, in una casa del quartiere Parioli di proprietà della famiglia Fabbri, dove si trasferì con la moglie Marina Doria. Il Tribunale del Riesame di Potenza, in data 20 luglio 2006, gli ha revocato gli arresti domiciliari, imponendogli il solo divieto di espatrio. Al suo rilascio, dichiarò alla stampa:
    A soli otto giorni dalla propria liberazione, il 28 luglio 2006, in una telefonata ad un conoscente, Vittorio Emanuele dichiarò:
    Circa la questione delle intercettazioni telefoniche, agli inviati del Tg satirico Striscia la Notizia che gli hanno consegnato il famoso premio del Tapiro d'Oro, ha affermato:
    Il 28 settembre 2006, circa le vicende di Campione d'Italia e le intercettazioni telefoniche, dichiarò:
    Il 13 marzo 2007 la Procura della Repubblica di Como, sulla scorta del riesame integrale di tutte le intercettazioni, ha chiesto l’archiviazione delle due inchieste aperte nei confronti di Vittorio Emanuele di Savoia a Potenza e trasferite a Como, e che coinvolgevano anche l’ex sindaco di Campione d’Italia Roberto Salmoiraghi, l'imprenditore Ugo Bonazza, Giuseppe Rizzani e la signora Vesna Tosic: il 27 marzo il GIP del tribunale di Como ha accolto l'istanza di archiviazione. Anche la procura di Roma si è orientata in tal senso perché i fatti non sussistono.
    Il 25 giugno 2007 Vittorio Emanuele è stato denunciato dal cugino Amedeo di Savoia Aosta per via delle affermazioni ingiuriose contenute nell'intervista che Vittorio Emanuele stesso aveva rilasciato, pochi giorni prima, al quotidiano "la Repubblica" e al mensile "Point de Vue" .
    Il 3 luglio 2008 il PM Henry John Woodcock ha chiesto il rinvio a giudizio per Vittorio Emanuele di Savoia con il reato di "associazione a delinquere finalizzata alla corruzione ed al falso contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica ed il patrimonio". Nello specifico, Woodcock contesta a Vittorio Emanuele di aver "promosso e organizzato una holding del malaffare specializzata in corruzioni di vario tipo, specie nel settore del gioco d'azzardo": lui ed un'altra dozzina di indagati sarebbero coinvolti in un giro di tangenti per ottenere dai monopoli di stato certificati per l'installazione delle cosiddette "macchinette mangiasoldi", attività che avrebbe anche favorito il riciclaggio di denaro sporco tramite "relazioni con casinò autorizzati, ed, in particolare, con il casinò di Campione d'Italia" .
    Capo di Casa Savoia?
    Pur non essendo i titoli nobiliari riconosciuti dallo Stato italiano (ed essendo pertanto privi di qualunque tutela legislativa), può essere utile riportare le controversie sorte sull'assegnazione ereditaria del titolo di capo di Casa Savoia.
    La "successione al trono" (priva di valore legale per la Repubblica italiana) di Vittorio Emanuele di Savoia è questione controversa e alcuni ritengono che si debba considerare il cugino Amedeo di Savoia Aosta il vero capo del Casato. Da anni, infatti, sul punto si è aperta una disputa tra le famiglie nobili italiane, i monarchici e gli appassionati di questioni giuridiche. I pareri contrari si fondano sul matrimonio con Marina Ricolfi Doria (non nobile) mai riconosciuto da suo padre, Umberto II. Queste famiglie riconoscono come capo del casato Amedeo di Savoia, sposato con regio assenso con una principessa d'Orléans, figlia del pretendente al Trono di Francia, (matrimonio annullato dalla Sacra Rota nel 1987), e, per taluni, più consono a rappresentare la famiglia.
    Secondo quanto riferito dallo storico Aldo Alessandro Mola, il 15 dicembre 1969 Vittorio Emanuele scrisse un "decreto" con il quale, dichiarando decaduto il padre, si autoproclamò re d'Italia con il nome di Vittorio Emanuele IV.
    Inoltre, i sostenitori di Amedeo di Savoia Aosta sostengono che, per effetto del suo matrimonio "diseguale" del 1970 e in mancanza del preventivo consenso del padre (regio assenso), ovvero in contrasto alle leggi che regolamentano la successione dinastica in Casa Savoia (normativa dei matrimoni sabaudi - regie patenti del 13 settembre 1780), Vittorio Emanuele abbia perso ogni diritto di successione al trono ed abbia perso l'appartenenza alla Famiglia Reale, con perdita di ogni titolo e rango in favore di suo cugino Amedeo di Savoia Aosta.
    Vittorio Emanuele, pertanto, secondo questa interpretazione, ha perso il suo status di erede al trono (secondo alcuni resoconti, Umberto II, che non abdicò mai, fece chiudere nella propria bara il sigillo reale) ed è in discussione il suo ruolo di capo di Casa Savoia.
    I sostenitori di Vittorio Emanuele affermano invece che il matrimonio sarebbe stato accettato anni dopo dal re, e che l'approvazione non sarebbe più necessaria ai sensi del disposto dello Statuto Albertino che abrogò ogni norma precedente. A ciò, Vittorio Emanuele aggiunse:
    Queste discussioni, aggiunte ad antiche rivalità storiche, hanno fatto sì che tra i due cugini non scorresse buon sangue. L'episodio più significativo si è avuto quando Vittorio Emanuele sferrò due pugni ad Amedeo, che non reagì, al matrimonio di Felipe e Letizia, eredi al trono spagnolo. Nei giorni immediatamente successivi, Vittorio Emanuele dichiarò circa il cugino Amedeo:
    La "Consulta dei Senatori del Regno", la più alta autorità monarchica voluta dall'ultimo re d'Italia nel 1955, esistente in Italia (fu sospesa da Vittorio Emanuele nel 2002 ma alcuni suoi membri si riunirono nella nuova "Associazione Consulta dei Senatori del Regno") sotto forma di associazione privata (riconosciuta ai soli fini fiscali), in data 7 luglio 2006 ha decretato che Amedeo di Savoia è
    Egli diverrebbe così l'erede ipotetico di Umberto II. Motivo ufficiale: il matrimonio di Vittorio Emanuele con una borghese senza l'assenso del sovrano, che è richiesto dalle Regie patenti promulgate (nel 1780 e nel 1782) da Vittorio Amedeo III di Savoia, re di Sardegna. Da diversi commentatori - a torto o a ragione - si è ipotizzato che la decisione, o quanto meno la scelta del momento in cui renderla nota, sia anche una conseguenza delle recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto il figlio dell'ultimo re d'Italia. La decisione segna comunque un punto di svolta in un'annosa querelle che ha visto contrapporsi i due rami di Casa Savoia.
    Alessandro Aldo Mola, presidente della Associazione Consulta dei Senatori del Regno, rispondendo alle affermazioni di Emanuele Filiberto, secondo cui tale organo non è legittimato a proclamare il duca Amedeo d'Aosta come capo di Casa Savoia, ha dichiarato
    Di diverso avviso il professor Sandro Gherro (ordinario di diritto ecclesiastico nell'Università di Padova avvocato della curia romana per nomina della segreteria di stato vaticana) secondo il quale il vero capo di Casa Savoia è Vittorio Emanuele.
    Diversa posizione è sostenuta dall'avvocato Franco Malnati (membro della Consulta dei Senatori del Regno sospesa da Vittorio Emanuele), basandosi sulla sentenza della commissione elettorale che, nel 1983, riconosceva il pieno godimento del diritto di voto ad Amedeo d'Aosta perché «non parente stretto» dei Savoia: sulla scorta di tale documento Franco Malnati conclude che Amedeo di Savoia non può rivendicare alcun diritto su Vittorio Emanuele essendone solo cugino di settimo grado, ma, a loro volta, i sostenitori di Amedeo ricordano che non esiste alcuna legge che ponga un limite ai gradi di parentela per la successione (tanto che Carlo Alberto di Savoia successe legittimamente a Carlo Felice pur essendone cugino addirittura di tredicesimo grado).
    Nel 1960 Umberto II scrisse a suo figlio Vittorio Emanuele alcune lettere autografe dal contenuto inoppugnabile, mediante le quali lo avrebbe escluso esplicitamente dalla successione al trono. Successivamente a questo episodio epistolare, Umberto II presentò ufficialmente la consorte ed il figlio di Vittorio Emanuele in una manifestazione promossa dall'UMI (oggi a favore di Amedeo) a Beaulieu il 4 giugno 1978, cui parteciparono migliaia di monarchici: tuttavia occorre precisare che tale "presentazione" avvenne (come risulta dalla registrazione dell'incontro) non attraverso la viva voce di Umberto, ma da parte di un rappresentante dell'organizzazione monarchica.
    La vicenda è comunque tuttora oggetto di controversia tra le opposte fazioni, che sostengono altrettanto opposte tesi.
    Albero genealogico
    Onorificenze
    Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
    Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
    Cavaliere Balì di Gran Croce d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta
    Cavaliere Balì del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio
    Poiché al capo di casa Savoia spetta tradizionalmente il titolo di duca di Savoia, l'attribuzione di quest'ultimo titolo al cugino Amedeo è legata alla controversia sulla successione dinastica.
    Quasi tutti questi appellativi non possiedono, per l'ordinamento repubblicano dell'Italia, la natura di titolo di merito o ereditario. L'Ordine Supremo della Santissima Annunziata non è riconosciuto dallo Stato italiano, mentre quello Mauriziano è conservato come ente ospedaliero e funziona nei modi stabiliti dalla legge. Il solo titolo riconosciuto dalla Repubblica Italiana è quello di Cavaliere d'onore e devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta.
    Note


      ^ Di Savoia V. E., Feroldi A. (2002), Lampi di vita, Rizzoli, p. 24
      ^ Reale Proclama del 13 giugno 1946.
      ^ Anche il matrimonio religioso venne celebrato senza informare Umberto II e senza richiederne l'assenso. A Teheran Vittorio Emanuele poteva contare sul legame privilegiato con lo scià Mohammad Reza Pahlavi, che permise di presentare i novelli sposi al fiore dell'aristocrazia europea, ivi convenuta per le feste nazionali di Persepoli. I testimoni delle nozze religiose furono l'ex precettore di Vittorio emanuele Jacques Piccard, il cognato Robert de Balkany, Corrado Agusta, e Shahram Pahlavi, nipote dello Scià. Cfr. di Savoia V. E., Feroldi A. (2002), Lampi di vita, Rizzoli, p. 187.
      ^ Di Savoia V. E., Feroldi A. (2002), Lampi di vita, Rizzoli, p. 98
      ^ Leggi dinastiche della Real Casa di Savoia
      ^ Lettere di Umberto II a Vittorio Emanuele sul rispetto delle leggi dinastiche, riportate nel sito di Amedeo di Savoia
      ^ nel libro Lampi di vita di Alessandro Feroldi (edito da Rizzoli), Vittorio Emanuele dichiarò che:
      "Io sono il primo ad accettare che in Italia ci sia la repubblica e non più la monarchia", (pagina 162, righe 9 e 10).
      "Oggi come oggi non vedo l'utilità di riportare in Italia una corona" (pagina 207, righe 8 e 9).
      "Sappiamo tutti che l'Italia non può più tornare ad essere una monarchia" (pagina 207, riga 26).
      "Ormai la monarchia in Italia non ha più ragione d'essere" (pagina 216, riga 17).
      ^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/07/04/truffa-nei-casino-processate-vittorio-emanuele.php
      ^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/09/10/sparai-hamer-fregai-giudici.php
      ^ www.politicaonline.net
      ^ Vittorio Emanuele a giudizio
      ^ www.realcasadisavoia.it: 19691215_VEIV_decreto1.jpg
      ^ www.realcasadisavoia.it: 19691215_VEIV_decreto1_it.pdf
      ^ www.realcasadisavoia.it: 20050330_adami_it.pdf
      ^ normativa_matrimoni_it.pdf
      ^ www.realcasadisavoia.it: 20060707_consulta_it.pdf
      ^ Del medesimo avviso autorevoli autori come: S. Bordonali, Un’ipotesi adeguatrice della XIII disposizione finale transitoria, Rivista Araldica, 1995-1999. M. Bon di Valsassina, La XIV disposizione finale della Costituzione e la sua opinabile ricostruzione ermeneutica, Giur. Cost., 1967. Gigi Speroni, In nome del re. Conversazioni con Gigi Speroni, Rusconi, 1986. A. Squarti Perla, In nome del Re, Maroni, 2006.
      ^ Alle nozze di Madrid Vittorio Emanuele colpisce Amedeo, La Repubblica (28 maggio 2004)
      ^ Intervista
      ^ Articolo su www.ilmeridiano.info.
      ^ Articolo su www.ilgiornale.it.
      ^ www.monarchia.it
      ^ www.politicaonline.net
      ^ www.diesis.it
      ^ www.youtube.com

    Bibliografia
    Lucio Giunio Bruto, Bassezza reale. Biografia di Sua Altezza Vittorio Emanuele di Savoia principe di Napoli, Milano, Kaos, 2006. ISBN 8879531689
    Vittorio Emanuele di Savoia, Lampi di vita, Milano, Rizzoli, 2002. ISBN 8817870471
    Voci correlate
    Amedeo di Savoia Aosta
    Altri progetti
    Articolo su Wikinotizie: Arrestato Vittorio Emanuele di Savoia
    Collegamenti esterni

    Vicende giudiziarie


    Sull'arresto di Vittorio Emanuele, le intercettazioni telefoniche su www.repubblica.it.
    Sulle presunte ammissioni di Vittorio Emanuele relative al caso Dirk Hamer su www.repubblica.it.
    Si riapre il caso Hamer? su www.repubblica.it.
    Archiviata l'inchiesta a Como su www.ciaocomo.it.

    Controversia con Amedeo di Savoia Aosta


    Comunicato della consulta dei senatori del regno.
    Nota stampa del portavoce della casa di Vittorio Emanuele.
    Nota stampa del Centro Studi del Coordinamento Monarchico Italiano.
    Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Emanuele_di_Savoia"
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