Umberto Bossi (69)

Informazioni di base:

  • Data di nascita: 19 Settembre 1941
  • Professione: Politico
  • Luogo di nascita: Cassano Magnago (VA)
  • Nazione: Italia
  • Umberto Bossi in Rete:

  • Wikipedia: Umberto Bossi su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Umberto Bossi (Cassano Magnago, 19 settembre 1941) è un politico italiano, già senatore della Repubblica ed europarlamentare, ora deputato della Repubblica, fondatore e leader del movimento politico Lega Nord, attualmente Ministro delle Riforme per il Federalismo.
    L'inaspettata elezione, nel 1987, alla carica di senatore gli è valsa per sempre l'epiteto vernacolare di Senatùr nonostante abbia fatto parte dell'assemblea di palazzo Madama per una sola legislatura essendo eletto, invece, alla Camera dei deputati in tutte le elezioni dal 1992 al 2001 e, poi, nel 2008.

    Biografia
    Gli inizi come cantante
    Umberto Bossi nel 1961, quando si dedicava all'attività di cantante con il nome d'arte di Donato
    Dopo essersi diplomato ottenendo la maturità scientifica (ma il sito Internet del Governo riporta come qualifica "specializzato in elettronica applicata alla medicina"), Umberto Bossi iniziò una breve carriera come cantante, con il nome d'arte di Donato.
    Accompagnato dall'orchestra di D.U. Mazzucchelli incide un disco 45giri (ed.Caruso) con le canzoni "Ebbro (boogie woogie)" e "Sconforto (rock-slow)" di cui è autore dei testi.
    Nel 1961 Bossi partecipa, insieme al suo complesso, al Festival di Castrocaro: viene però bocciato, ed anche a causa di ciò decide di abbandonare il mondo della musica.
    Dall'università al primo impegno in politica
    Si iscrive quindi all'università nella Facoltà di medicina a Pavia, abbandonando gli studi prima di ottenere la laurea, agli inizi degli anni ottanta a causa del suo interesse per la politica, alla quale si dedica completamente.
    La sua prima moglie, Gigliola Guidali, raccontò in un'intervista di aver chiesto la separazione dopo aver scoperto che Umberto usciva tutte le mattine di casa con la valigetta del dottore (dicendole "ciao amore, vado in ospedale") senza essersi però mai laureato.
    Il suo impegno politico risaliva agli anni Settanta, dopo l'incontro col federalista Bruno Salvadori, allora guida dell'Union Valdôtaine, movimento autonomista della Valle d'Aosta, deceduto poco tempo dopo a causa di un incidente.
    Nel 1980 Bossi fonda un gruppo che chiama Unione Nord Occidentale Lombarda per l'Autonomia mentre due anni dopo crea assieme ai varesini Roberto Maroni e Giuseppe Leoni la Lega autonomista Lombarda, di cui viene nominato segretario nazionale.
    Si presenta alle elezioni politiche del 1983 in alcune circoscrizioni della Lombardia insieme ad altri "leghisti" sotto il simbolo della Lista per Trieste, senza essere eletto (nella circoscrizione Varese-Como-Sondrio ottiene 157 preferenze). Il 12 aprile 1984 fonda la Lega Lombarda che l'anno dopo alle elezioni amministrative elegge i primi rappresentanti nei comuni di Varese e Gallarate e nella provincia di Varese.
    La Lega Nord
    Alla fine degli anni ottanta, visto anche il progressivo successo della Lega a livello regionale, porta avanti il suo progetto politico di unire i vari movimenti politici autonomisti dell'Italia settentrionale (Lega Lombarda, Liga Veneta, Arnassita Piemonteisa, Partito del Popolo Trentino-tirolese, Union Ligure, Lega Padana Emilia, Alleanza Toscana), tradottosi quindi nella fondazione dell'Alleanza Nord, divenuta poi Lega Nord, di cui è stato nominato Segretario federale durante una delle adunate di Pontida (BG), chiamate dal partito "Giuramenti" a ricordo del più celebre Giuramento di Pontida tenutosi nel 1167 presso la locale Abbazia di San Giacomo fra le venti città della Lega Lombarda storica.
    Nel 1992 esplode Tangentopoli, un evento epocale che vede Bossi inizialmente fra i più convinti sostenitori del pool di magistrati intenti ad indagare sui fenomeni di corruzione. Ma anche il Senatur in persona e la sua Lega vengono coinvolti nel 1993 per una questione legata a un finanziamento illecito di duecento milioni, ricevuti dagli allora dirigenti Montedison. Fino ad allora sostenne la linea del Pool di Mani Pulite, partecipando a manifestazione con MSI, PDS e Verdi, emblematica fu l'agitazione di una corda a forma di cappio alla Camera dei deputati, da parte di Luca Leoni Orsenigo. Il 5 gennaio 1994, al processo Enimont, Bossi ammette il finanziamento illecito tramite una tangente ricevuta dalla Montedison. Viene condannato successivamente in via definitiva dalla Cassazione a 8 mesi per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti.
    È stato eletto senatore nella X legislatura (fatto per il quale ancora oggi è soprannominato, con voce lombarda, il "Senatur") e nominato Ministro per le Riforme Istituzionali e la Devoluzione nel II governo Berlusconi; ha ricoperto per quattro volte la carica di deputato nel parlamento italiano (XI, XII, XIII e XIV legislatura) e per altrettante quella di parlamentare europeo.
    L'Alleanza con Forza Italia
    Nello stesso anno crea al Nord con Forza Italia (partito politico fondato nel 1994 dall'imprenditore milanese Silvio Berlusconi) la coalizione elettorale denominata Polo delle Libertà, che assieme ad Alleanza Nazionale vince le elezioni e governa il paese sino al 22 dicembre 1994. In quell'occasione Bossi stacca il suo partito dalla coalizione votando la mozione di sfiducia contro il primo governo Berlusconi (attuando il cosiddetto ribaltone).
    A questa azione segue una dura presa di posizione contro l'ex capo del governo Silvio Berlusconi, che dalle pagine della Padania, viene più volte accusato di collusione con la mafia: «La Fininvest è nata da Cosa Nostra», in un articolo pubblicato sull'organo ufficiale della Lega Nord il 27 ottobre del 1998.
    La fase secessionista
    Il 15 settembre 1996, forte del consenso elettorale ottenuto dalla Lega pari al 10,8% a livello nazionale (30% in Veneto, 25% in Lombardia, 20% in Piemonte), radicalizzando la propria politica, annuncia di voler perseguire il progetto della secessione delle regioni dell'Italia settentrionale (indipendenza della Padania). A tal fine organizza una manifestazione lungo il fiume Po, partendo dalla sua sorgente in Piemonte ed arrivando a Venezia, in Riva degli Schiavoni, dove dopo aver ammainato la bandiera tricolore italiana, fa issare quella col Sole delle Alpi verde in campo bianco, e proclama provocatoriamente l'indipendenza della "Repubblica federale della Padania" leggendo una dichiarazione che affermava «Noi Popoli della Padania, solennemente proclamiamo: la Padania è una Repubblica federale, indipendente e sovrana...».
    Nello stesso periodo crea un'assise politica a Mantova denominata "Parlamento del Nord" (e successivamente Parlamento della Padania) e l'anno successivo porta oltre 6 milioni di persone (cifra dichiarata da organi leghisti) a votare sotto i gazebo per il Primo governo della Padania.
    Durante questa fase, ritenendo opportuno dar voce e spazio alla cultura padana, fonda alcuni mezzi di comunicazione, come il quotidiano La Padania, Radio Padania e TelePadania. Attualmente ricopre l'incarico di direttore politico del quotidiano.
    All'opposizione durante il governo di centro-sinistra (Prodi 1996-98; D'Alema I e bis 1998-2000 e Amato 2000-2001), riallaccia i rapporti col Polo di centro-destra in occasione delle elezioni regionali del 2000, costituendo l'anno successivo una nuova coalizione chiamata Casa delle Libertà, vittoriosa alle elezioni del 13 maggio (nella parte proporzionale passa però dal 10% al 3,9%). Dal 2001 al 2004 ricopre l'incarico di Ministro per le Riforme e alla Devolution.
    La malattia
    Umberto Bossi (al centro) nel 2005 al rientro dopo la malattia, parla a un incontro del Movimento Giovani Padani con lui Giancarlo Giorgetti e Rosi Mauro
    La mattina dell'11 marzo 2004 è stato ricoverato in ospedale in gravi condizioni, colpito da un ictus cerebrale; la riabilitazione lo ha costretto ad una lunga degenza ospedaliera in Svizzera e ad una faticosa convalescenza, poi conseguentemente a una lunga interruzione dell'attività politica.
    Nonostante le condizioni di salute (la malattia gli lascia un braccio indebolito, difficoltà a camminare e parlare da cui lentamente si riprende) è stato candidato come capolista al Parlamento europeo alle elezioni di giugno, risultando eletto nelle due circoscrizioni del nord, con circa 285.000 voti. Per il seggio di Strasburgo ha lasciato la carica di deputato italiano.
    Non è più iscritto, così come gli altri parlamentari della Lega, al gruppo euroscettico Indipendenza/Democrazia e, dal 27 aprile 2006 siede tra i membri non iscritti. Nel marzo 2006, infatti "Indipendenza/Democrazia" aveva espulso temporaneamente i parlamentari della Lega per divergenze sulla gestione dei fondi del gruppo e a causa delle provocazioni di Roberto Calderoli in seguito alla pubblicazione delle caricature di Maometto sul Jyllands-Posten che hanno portato alle sue stesse dimissioni dal governo.
    Il rientro sulla scena politica
    Bossi è tornato sulla scena politica l'11 gennaio del 2005 a Lugano (Canton Ticino), dopo 306 giorni dall'ictus, per una manifestazione da lui stesso voluta presso l'ultima dimora del federalista lombardo Carlo Cattaneo, manifestazione che ha fatto discutere nell'ambiente ticinese. Alla manifestazione prende parte anche il ministro dell'Economia Giulio Tremonti (col quale Bossi aveva stretto verbalmente un patto di leale collaborazione chiamato dai media "Asse del Nord"), il ministro Roberto Calderoli, il Ministro della Giustizia Roberto Castelli, il Ministro del Lavoro e politiche sociali Roberto Maroni e una delegazione della Lega dei Ticinesi (un movimento politico localista ad ispirazione cantonale elvetico) guidata dall'imprenditore luganese Giuliano Bignasca. In questo incontro Bossi si schiera contro "L'Europa dei Massoni". Infine, i 5 ministri di cui 4 in carica, concludono il discorso cantando: "E noi siamo padani, abbiamo un sogno nel cuore: bruciare il tricolore" registrato dalla radio svizzera.
    Nella primavera 2006, in occasione delle elezioni politiche, interviene personalmente a comizi e incontri pubblici a sostegno dei candidati leghisti al Parlamento e alle successive elezioni amministrative. Eletto deputato quale capolista della Lega Nord Padania-Movimento per l'Autonomia, rifiuta il posto per rimanere al Parlamento europeo.
    Militanti leghisti al raduno di Pontida nel giugno 2007
    Bossi e la dirigenza leghista sul palco della manifestazione tenutasi in Piazza del Duomo a Milano il 17 dicembre 2007
    Manifestazioni leghiste recenti
    Il 17 settembre del 2006, in occasione del decennale della dichiarazione d'indipendenza della Padania, dal palco galleggiante in Riva degli Schiavoni a Venezia, lancia l'idea di riaprire il Parlamento del Nord, quale punto di contatto fra il cittadino e le istituzioni centrali, e della necessità di un rinnovamento della classe dirigente leghista nella direzione dei giovani.
    Il 2 febbraio del 2007 partecipa ai lavori di riapertura del Parlamento del Nord a Vicenza. L'assise padana è tornata a riunirsi mensilmente nella città veneta. Di recente, verso la fine dell'agosto 2007, è tornato a far parlare di sé a causa di una esternazione relativa alla protesta fiscale da lui stesso ideata per far cadere il governo Prodi, affermando: "C'è sempre una prima volta per prendere in mano i fucili", ma anche: "Se la Lombardia non paga, l'Italia muore in 5 giorni".
    Il 5 gennaio del 2008, Bossi coglie l'occasione d'incontrare il presidente cantonale della Lega dei Ticinesi Giuliano Bignasca, dopo una visita al cardiocentro di Lugano, al fine di discutere delle problematiche politiche dell'area insubre. La riunione si tiene presso il Grott dal Prévat di Bosco Luganese. Alla riunione partecipano anche il Consigliere di Stato ticinese Marco Borradori ed il deputato Norman Gobbi. Per la Lega Nord è presente il Presidente della Provincia di Como Leonardo Carioni.
    Si parla soprattutto di trasporti ed in particolare del prolungamento della NTFA oltre la frontiera e dei progetti per l'aeroporto lombardo della Malpensa. Gli Svizzeri decidono di partecipare con una delegazione della loro Lega alla manifestazione federale dei Lumbard programmata per il 10 febbraio contra la possibilità di declassamento dell'aeroporto e la vendita dell'Alitalia alla compagnia di bandiera francese Air France.
    Il 20 luglio 2008, parlando al congresso della Liga Veneta a Padova, citando una traccia dell'inno di Mameli - dove si dice Ché schiava di Roma - punta a tal proposito il dito medio. Inoltre, in riferimento anche alla bocciatura del figlio Renzo agli esami di maturità per il secondo anno consecutivo, esorta ad una riforma scolastica, da fare dopo quella federalista, dove non sia previsto l'insegnamento da "Gente (gli insegnanti) non dal nord", accusata di "martoriare" gli studenti settentrionali.
    Procedimenti giudiziari
    Il 5 gennaio 1994, al processo Enimont Umberto Bossi ha riconosciuto la colpevolezza dell'amministratore del movimento Alessandro Patelli relativamente ad un finanziamento illecito ricevuto dallo stesso da parte di Carlo Sama della Montedison. Dopo aver restituito integralmente la somma di 200 milioni di lire, raccolta dagli stessi militanti leghisti, e dopo l'allontanamento dal partito di Patelli, è stato condannato con sentenza definitiva dalla Cassazione a 8 mesi di reclusione per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti.
    Bossi è stato in seguito condannato per il reato di vilipendio alla bandiera italiana per averla in più occasioni, il 26 luglio e il 14 settembre 1997, pubblicamente offesa usando, nella prima occasione la frase "Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo", nel secondo caso, rivolto ad una signora che esponeva il tricolore, "Il tricolore lo metta al cesso, signora", nonché di aver chiosato "Ho ordinato un camion di carta igienica tricolore personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore".
    Per la prima affermazione, Bossi è stato condannato il 23 maggio 2001 ad un anno e quattro mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena; il 15 giugno 2007 la Prima sezione penale della Cassazione, respingendo il ricorso presentato dalla difesa, lo ha condannato in via definitiva. Per il secondo evento si è ricorso alla Camera, nel gennaio 2002, che non ha concesso l'autorizzazione a procedere nei confronti di Bossi (allora ministro delle Riforme) per l'accusa di vilipendio alla bandiera, ma la Consulta ha annullato la delibera di insindacabilità parlamentare, nella sentenza 249 del 28 giugno 2006.
    All'inizio del 2006 la pena prevista per il reato di opinione è stata modificata, dall'originaria detentiva (che prevedeva fino a tre anni di reclusione), ad una pecuniaria (multa fino al massimo di 5000 euro). Bossi ha chiesto poi che anche la multa gli venisse tolta, in quanto europarlamentare, ma la Cassazione ha rigettato il ricorso confermando la condanna a pagare 3000 euro di multa.
    Vita privata
    È attualmente sposato con Manuela Marrone, siciliana, dalla quale ha avuto tre figli, Eridano Sirio, Roberto Libertà e Renzo.
    Dalla prima moglie, Gigliola Guidali, ha invece avuto il primogenito Riccardo.
    Note


      ^ Stefania Ulivi. Bossi e Sanremo, idillio sfumato. Corriere della Sera, 20 febbraio 1997. URL consultato il 20/10/2008.
      ^ Dichiarazione dell'ex signora Bossi - Corriere della Sera
      ^ Goffredo Buccini. «" la tangente alla Lega in via Veneto"». Corriere della Sera, pag.2 , 8-12-1993.
      ^ Luca Fazzo. «Enimont, Di Pietro vince un anno dopo». La Repubblica, pag.7 , 28-10-1995.
      ^ Dichiarazione di indipendenza e sovranità della Padania. Lega Nord Padania Provincia di Varese. URL consultato il 3-2-2008.
      ^ Bossi, insulti all'inno e docenti del Sud. URL consultato il 20-07-2008.

    Bibliografia
    Opere scritte da Bossi
    (con Daniele Vimercati) Vento dal Nord: la mia Lega, La mia vita, Sperling & Kupfer, 1992
    (con Daniele Vimercati) La Rivoluzione. La Lega: storie e idee, Sperling & Kupfer, 1993
    Tutta la verità. Perché ho partecipato al governo Berlusconi. Perché l'ho fatto cadere. Dove voglio arrivare, Sperling & Kupfer, 1995
    Il mio progetto: discorsi su Federalismo e Padania, Sperling & Kupfer, 1996
    (con Daniele Vimercati) Processo alla Lega. Le accuse di magistrati e giornalisti L'autodifesa del leader padano. Un duello ad armi pari, Sperling & Kupfer, 1998
    La Lega: 1979 - 1989, Editoriale Nord, 1998
    Opere su Bossi
    Giampiero Rossi e Simone Spina. Lo spaccone. L'incredibile storia di Umberto Bossi, il padrone della Lega, Editori Riuniti, 2004, ISBN 8835954843
    Voci correlate
    Padania
    Lega Nord
    Federalismo
    Indipendentismo padano
    Liga Veneta Repubblica
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    Collegamenti esterni
    Umberto Bossi. Parlamento europeo. URL consultato il 3-2-2008.
    Chi è Umberto Bossi. www.leganord.org. URL consultato il 3-2-2008.
    Umberto Bossi. Biografieonline.it. URL consultato il 3-2-2008.
    Dati nella XIII Legislatura. Camera dei Deputati. URL consultato il 3-2-2008.
    Dati personali e incarichi nella XIV Legislatura. Camera dei Deputati. URL consultato il 3-2-2008.
    Registrazioni audiovideo integrali di Umberto Bossi su Radio Radicale
    Scheda su openpolis.it di Umberto Bossi

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