Ugo Foscolo (1778-1827)

Informazioni di base:

  • Vero Nome: Niccolò Ugo Foscolo
  • Scomparso nel: 1827
  • Data di nascita: 6 Febbraio 1778
  • Professione: Poeta
  • Luogo di nascita: Zacinto
  • Nazione: Grecia
  • Ugo Foscolo in Rete:

  • Wikipedia: Ugo Foscolo su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Ugo Foscolo, di François-Xavier Fabre, 1813.
    Niccolò Ugo Foscolo (Zante, 6 febbraio 1778 – Turnham Green, Londra, 10 settembre 1827) è stato un poeta e scrittore italiano, uno dei principali letterati del Neoclassicismo e del Pre-Romanticismo.

    Introduzione
    Ugo Foscolo è il principale esponente del Neoclassicismo e del periodo nel quale si manifestano, o cominciano ad apparire in Italia, le correnti del pre-Romanticismo, del neo-Classicismo stesso e del Romanticismo.
    Costretto fin da giovane ad allontanarsi dalla sua patria (l'isola greca di Zacinto, oggi Zante), si sentì esule per tutta la vita, strappato da quel mondo di ideali classici in cui era nato. Errava di terra in terra, privo di fede in quanto intellettualmente formatosi alla scuola degli Illuministi, incapace di trovare felicità nell'amore di una donna; avvertì sempre dentro di sé un infuriare di passioni, ma, come molti intellettuali della sua epoca, si sentì attratto dalle splendide immagini dell'Ellade, simbolo di armonia e di virtù.
    La vita
    Lapide con epitaffio di Ugo Foscolo a Zante (Grecia)
    Niccolò Ugo Foscolo nacque sull'isola greca di Zante, (nota anche come Zacinto: alla quale dedicherà uno dei suoi 12 sonetti) il 6 febbraio del 1778, il figlio del veneziano Andrea Foscolo, medico di vascello, e della greca Diamantina Spathis. Ebbe due fratelli e una sorella, tutti più giovani di lui: Giulio, Gian Dionisio (detto Giovanni) e Rubina.

    Il piccolo Niccolò (iniziò a soprannominarsi Ugo dal 1795) proveniva da una famiglia patrizia che nel secolo XVI si era stabilita a Candia e, quando questa cadde in mano ai Turchi (1669), passò sulle isole Ionie, dominio veneziano dal XIV secolo sino alla caduta della Repubblica (1797).
    Del grande scrittore si sa che aveva un alto sentire di sé, ovvero era molto sicuro di sé, nonostante la condizione materiale e sociale modesta. Nel corso della sua vita, fu sempre fedele ad alcuni ideali come: l'amore per la patria, la libertà, la bellezza femminile, l'amicizia. Questi ideali furono come una religione per lui che li chiamò "illusioni" dando a questa parola il valore non di inganno ma di vera esigenza dello spirito. Scrisse nell'Ortis:
    .

    Come altri grandi poeti dell'epoca, fra i quali Goethe, Foscolo avvertì la scissione profonda tra gli antichi e i moderni: l'animo dei romantici tende continuamente all'armonia classica. Dal classicismo illuminista, Foscolo eredita il materialismo: egli crede nel concreto. L'uomo nasce dalla materia e finisce nella materia. Non crede in alcun "aldilà": l'origine, il significato e la fine dell'esistenza passano per lui solo attraverso la sua opera, la poesia.
    Foscolo ricorderà sempre la città dove era nato e più volte canterà la sua isola natale. Egli scriveva il 29 settembre del 1808 al letterato prussiano J.S. Bartholdy:


    Gli studi
    Trascorse parte della sua fanciullezza nella Dalmazia e nel 1785 si trasferì con la famiglia a Spalato, dove il padre esercitava la sua professione di medico con un salario modesto, e presso il Seminario arcivescovile di quella città compì come esterno i suoi primi studi, seguito da monsignore Francesco Gianuizzi fino a quando la morte improvvisa del padre, avvenuta nel 1792, lo costrinse a ritornare a Zante dove continuò la scuola e apprese i primi elementi del greco antico dimostrandosi però allievo ribelle alla disciplina e non troppo propenso allo studio.
    Nei primi mesi del 1789 la madre si trasferì a Venezia con i figli Rubina e Giulio, mentre Ugo e Gian Dionisio (Giovanni) rimasero a Zante, Giovanni presso la nonna materna e Ugo presso una zia fino al 1793 quando, accompagnato dal Provveditore dell'isola, Paolo Paruta, poté raggiungere la madre e i fratelli. Tra il 1793 e il 1797 frequentò le Scuole di San Cipriano a Murano dove Gasparo Gozzi era stato provveditore ed ebbe modo di seguire le lezioni del latinista Ubaldo Bregolini e del grecista G. B. Galliccioli che assecondarono le velleità letterarie del giovane.
    La linea dei suoi studi fu all'inizio tradizionale, con la lettura dei classici, gli esercizi di traduzione soprattutto da Saffo, Anacreonte, Alceo e Orazio; passò poi a più ampie letture, tra le quali quelle degli autori del Settecento e numerose altre, aiutato nella scelta e nella guida dal bibliotecario J. Morelli che lavorava alla Marciana frequentata assiduamente dal Foscolo.
    I primi versi e il contatto con la società letteraria
    Nel 1794 trascrisse una quarantina dei suoi componimenti poetici, in parte originali e in parte frutto di traduzioni, che risentivano degli influssi arcadici soprattutto nel metro e nel linguaggio e che inviò all'amico Costantino Naranzi. Nel frattempo venne ospitato, come autore di versi, nell'«Anno poetico» dal classicista gozziano, l'abate Angelo Dalmistro, che era un appassionato della letteratura inglese.
    Introdotto nei salotti delle nobildonne veneziane, quello della dotta Giustina Renier Michiel e della sua rivale, la bella Isabella Teotochi Albrizzi (prima grande passione amorosa del poeta), conobbe Ippolito Pindemonte e altri poeti di successo come Bertola. Importanti furono anche i contatti che egli ebbe fuori Venezia con il gruppo degli amici bresciani, aperti alle influenze francesi e rivoluzionarie, e con Melchiorre Cesarotti, traduttore dei Canti di Ossian, del quale seguiva a Padova le lezioni universitarie e al quale, il 30 ottobre del 1795, scrisse allegandogli, per avere un giudizio, la sua prima tragedia, intitolata Tieste, di carattere alfieriano e viva di fervori giacobini.
    Risale al 1796 un documento della prima formazione letteraria di Foscolo, un ambizioso Piano di Studi comprendente "Morale, Politica, Metafisica, Teologia, Storia, Poesia, Romanzi, Critica, Arti" dove il giovane registrava le letture, i primi scritti, gli abbozzi delle opere da scrivere. In esso si trova l'accenno ad un romanzo, Laura, lettere che verrà poi assorbito dall'Ortis. Durante l'anno Foscolo scrisse alcuni articoli sul «Mercurio d'Italia» che destarono i sospetti del governo veneto e il giovane per prudenza si rifugiò sui colli Euganei.
    La delusione e l'esilio a Milano
    Ma il 17 ottobre di quel 1797 così esaltante terminò con il Trattato di Campoformio con il quale Bonaparte vendeva Venezia (fino a quel momento libera repubblica), all'Austria e il giovane Ugo, pieno di sdegno, dimessosi dagli incarichi pubblici partì in volontario esilio e si recò a Milano.
    A Milano conobbe Parini e Monti, che difese dalle accuse che gli si rivolgevano per la sua attività di poeta alla corte romana; si innamorò della moglie di lui, Teresa Pikler; collaborò con Melchiorre Gioia per qualche mese al «Monitore Italiano», un periodico battagliero che venne sospeso dal Direttorio nel 1798 e compose alcuni sonetti; uno di questi, Te nutrice alle muse, ospite e Dea, gli era stato ispirato dalla proposta fatta al Gran Consiglio dal cittadino Giuseppe Lattanzi perché sostituissero nelle scuole l'insegnamento latino con quello francese.
    Il trasferimento a Bologna
    Senza lavoro e infelice per il travagliato amore per Teresa Pikler Monti, nell'estate del '98 il poeta si trasferì a Bologna dove iniziò la sua collaborazione a «Il Genio Democratico», fondato dal fratello Giovanni e poi riassorbito dal «Monitore bolognese». Fu per un breve periodo aiutante del cancelliere per le lettere del Tribunale. Iniziò le stampe, fino alla lettera XLV, del romanzo epistolare Ultime lettere di Jacopo Ortis che dovette interrompere per l'occupazione di Bologna da parte degli Austro-Russi nell'aprile del 1799; il romanzo vide comunque la luce, a sua insaputa, completato e tagliato in varie parti da Angelo Sassoli, per conto dell'editore Marsigli.
    L'arruolamento nella Guardia Nazionale
    Foscolo nel frattempo si arruolò nuovamente nella Guardia Nazionale e combatté con le truppe francesi fino alla battaglia di Marengo. Ferito nella battaglia di Cento, venne arrestato durante la fuga e liberato a Modena dalle truppe del MacDonald partecipando in seguito alla battaglia della Trebbia e ad altri scontri.
    Partecipò alla difesa di Genova assediata e in questo periodo ripubblicò l'ode A Bonaparte liberatore aggiungendovi una premessa nella quale esortava Napoleone a non diventare un tiranno, e modificando l'ottava strofa, per affermare con chiara coscienza l'idea dell'unità d'Italia erede di Roma; tra l'estate e l'autunno del 1800 compose l'ode A Luigia Pallavicini caduta da cavallo. Dopo la vittoria napoleonica gli vennero dati numerosi incarichi militari, che lo condussero in varie città italiane, tra le quali Firenze dove s'innamorò di Isabella Roncioni.
    Nel 1801 il Foscolo si recò a Milano dove accolse, nel mese di giugno, il fratello più giovane, Giulio, che gli era stato affidato dalla madre e lo avviò alla carriera militare. (Giulio finirà suicida in Ungheria nel 1838). Il 23 luglio, dopo essersi più volte lamentato perché non riceveva regolarmente la paga militare, inviò al Ministro una lettera nella quale presentava le dimissioni, che però non furono accolte. In compenso ottenne la paga di capitano aggiunto, passando in tal modo al servizio della Repubblica Italiana, e fu incaricato di compilare una parte del Codice militare.
    L'intensa attività letteraria tra il 1801 e il 1804
    Gli anni tra il 1801 e il 1804 furono anni di intensa attività letteraria ma anche di grande dolore per la morte del fratello Giovanni che si era ucciso a Venezia l'8 dicembre del 1801 con un colpo di pugnale, sotto gli occhi della madre, per sottrarsi al disonore di non poter pagare una grossa somma persa al gioco e che aveva preso in prestito dalla cassa di guerra.
    Nel 1802 pubblicò l'Orazione a Bonaparte in occasione dei Comizi di Lione e la raccolta di liriche che comprendevano otto sonetti e una ode, rielaborò e portò a termine l' Ortis, compose l'ode All'amica risanata per Antonietta Fagnani Arese, suo nuovo ardente amore, e nel 1803 stampò l'edizione definitiva dei Sonetti con l'aggiunta dei quattro più famosi(Alla sera, A Zacinto, In morte del fratello Giovanni, Alla Musa) e l'ode All'amica risanata. Risale allo stesso anno la traduzione e la pubblicazione della Chioma di Berenice di Catullo da Callimaco con l'aggiunta di un inno alle Grazie che attribuisce al poeta alessandrino Fanocle accompagnata da quattordici "Considerazioni" che racchiudono i lineamenti principale della sua poetica neoclassica.
    Gli anni in Francia: 1804-1806
    Nel 1804, come capitano di fanteria, ottenne di seguire l'armata anti-inglese che si radunava a Valenciennes, in Francia e nella Francia del nord visse fino al 1806. A Valenciennes conobbe una inglese, Lady Fanny Hamilton, dalla quale ebbe una figlia, Mary, che egli chiamerà sempre Floriana, che rivedrà dopo molti anni in Inghilterra e che sarà il conforto dei suoi ultimi anni.
    Malgrado i continui spostamenti per motivi di servizio, Foscolo riuscì a continuare la sua attività letteraria con alcuni saggi di traduzione dall'Iliade, con l'epistola in sciolti al Monti, Se fra' pochi mortali a cui negli anni e con la traduzione del Sentimental Journey di Sterne che l'avrebbe condotto alla stesura, nel 1812, dei sedici capitoletti scritti in una prosa ironico-allusiva della Notizia intorno a Didimo Chierico.
    L'incarico all'Università di Pavia
    Nel 1806, essendo fallito il progetto di Napoleone dell'invasione inglese, Foscolo fece ritorno a Milano dopo essere stato a Parigi, dove conobbe il giovane Manzoni, a Venezia dove rivide i familiari e, presso Treviso, la Teotochi Albrizzi. A Padova si incontrò con il Cesarotti e a Verona vide in giugno Ippolito Pindemonte, dai colloqui con il quale nacque l'idea iniziale del carme Dei Sepolcri che, scritto tra l'agosto del 1806 e l'aprile del 1807 fu pubblicato in questo anno, a Brescia, dall'editore Bettoni.
    Sollevato intanto dagli incarichi militari su interessamento dell'allora ministro Caffarelli, Foscolo si candidò alla cattedra di eloquenza dell'Università di Pavia che si era resa vacante (la cattedra era stata tenuta in precedenza da Vincenzo Monti e in seguito da Luigi Cerretti) e la ottenne il 18 marzo 1808. Qui pronunciò la sua celebre orazione inaugurale, Dell'origine e dell'ufficio della letteratura, e tenne poche lezioni, perché la cattedra venne subito dopo soppressa da Napoleone, ormai divenuto sospettoso di ogni libero pensiero.
    Il ritorno a Milano e le difficoltà
    Tornato a Milano ebbe inizio per Foscolo un periodo di difficoltà economiche, reso più amaro dai contrasti con i letterati di regime che non gli risparmiarono polemiche e malevole insinuazioni. Alla rottura con il Monti si aggiunse l'insuccesso della tragedia Aiace che, rappresentata alla Scala il 9 dicembre 1811, non ebbe successo e venne inoltre vietata dalla censura per le allusioni antifrancesi che conteneva.
    Il soggiorno sereno e produttivo a Bellosguardo
    Abbandonata Milano nell'agosto del 1812, il poeta si trasferì a Firenze per un soggiorno alla villa di Bellosguardo, dove trascorse, fino al 1813, un periodo di intensi affetti, di soddisfazioni mondane e di lavoro creativo.
    Egli infatti ottenne l'amore della senese Quirina Mocenni Magiotti, frequentò il salotto della contessa d'Albany, l'amica di Alfieri, scrisse la tragedia Ricciarda che venne rappresentata a Bologna nel 1813, riprese la traduzione del Viaggio sentimentale che pubblicò nel 1813 corredato della Notizia intorno a Didimo Chierico, tradusse altri canti dell'Iliade e stese alcuni frammenti del poemetto Le Grazie.
    Il ritorno a Milano e l'esilio in Svizzera
    Dopo la sconfitta di Napoleone Bonaparte a Lipsia, nel novembre del 1813, Foscolo ritornò a Milano e riprese il suo grado nell'esercito per difendere il Regno Italico, ma con l'arrivo in città degli Austriaci nel 1814 egli si rese conto che la sua speranza di una futura Italia indipendente era cosa vana.
    Ebbe un momento di esitazione quando il governatore austriaco feldmaresciallo Bellegarde gli offrì di collaborare con il nuovo governo dirigendo una rivista letteraria, la futura "Biblioteca italiana". Foscolo accettò e stese il programma della rivista, ma intervenne l'obbligo di giuramento al nuovo regime e, la notte della vigilia, il 31 marzo del 1815, Foscolo lasciò l'Italia e prese la via del volontario esilio per rifugiarsi a Hottinger, in Svizzera.
    Malgrado le varie peregrinazioni in terra svizzera per sfuggire ai controlli della polizia austriaca, egli riuscì a stampare a Zurigo, nel 1816, le Vestigia della storia del sonetto italiano, il libretto satirico contro i letterati milanesi Didimi clerici prophetae minimi Hypercalypseos liber singularis (l'Ipercalisse), la terza edizione dell'Ortis e a scrivere gli appassionati Discorsi sulla servitù d'Italia che verranno pubblicati postumi.
    Gli ultimi anni di vita in esilio a Londra
    Tomba di Ugo Foscolo nella Basilica di Santa Croce, Firenze
    Nel frattempo l'Austria insisteva nel reclamare la sua estradizione e quando l'ambasciatore d'Inghilterra a Berna, per gli uffici di Guglielmo Stewart Rose a cui Foscolo aveva dedicato l'Ipercalisse, ebbe l'ordine di rilasciargli, come a nativo jonio, il passaporto per la Gran Bretagna egli, con il denaro ricavato dalla vendita dei suoi libri a Milano e con quello che il fratello Giulio, a quei tempi in Ungheria, gli aveva fornito, poté partire.
    Il 12 settembre 1816 il poeta giunse a Londra dove trascorse l'ultimo periodo della sua vita fra non lievi difficoltà economiche e morali. Durante il periodo londinese Foscolo si dedicò prevalentemente all'attività editoriale e giornalistica e si impegnò nello studio storico-critico di alcuni momenti, testi e personaggi della letteratura italiana, soprattutto Dante, Petrarca e Boccaccio.
    Risalgono a questi anni nuovi saggi sulle traduzioni omeriche, la quarta edizione dell'Ortis (1817), l'elaborazione delle "Grazie" e le incompiute Lettere scritte d'Inghilterra ('16-'18) di cui una parte edita postuma con il titolo il Gazzettino del bel mondo e la Lettera apologetica anch'essa pubblicata postuma.

    La vita troppo signorile e alcune speculazioni avventate in affari ridussero però il poeta al dissesto economico tanto che, nel 1824, venne per breve tempo incarcerato per debiti. Liberato, fu costretto a sopravvivere nei quartieri più poveri di Londra, celandosi spesso sotto falso nome per sfuggire ai creditori. Aveva intanto ritrovato la figlia Floriana, che lo assistette con devozione durante i suoi ultimi anni.
    Povero e debole, Foscolo si ritirò nel piccolo sobborgo londinese di Turnham Green dove, ammalato di idropisia, morì il 10 settembre del 1827 a soli quarantanove anni. Dal cimitero di Chiswick dove fu sepolto, le sue spoglie nel 1871 furono traslate in Santa Croce a Firenze, il tempio delle itale glorie che aveva celebrato nel carme Dei Sepolcri. Del Foscolo ci resta un ricchissimo "Epistolario", documento molto importante della sua vita tumultuosa.
    Opere
    Componimenti poetici
    A Napoleone Bonaparte liberatore, ode (1799)
    A Luigia Pallavicini caduta da cavallo, ode (1800)
    All'amica risanata, ode (1802)
    Non son chi fui, perì di noi gran parte, sonetto (1802)
    Che stai?, sonetto (1802)
    Te nutrice alle Muse, sonetto (1802)
    E tu ne' carmi avrai perenne vita, sonetto (1802)
    Perché taccia il rumor di mia catena, sonetto (1802)
    Così gl'interi giorni in luogo incerto, sonetto (1802)
    Meritamente, però ch'io potei, sonetto (1802)
    Solcata ho la fronte, sonetto (1802)
    Alla sera, sonetto (1803)
    A Zacinto, sonetto (1803)
    Alla Musa, sonetto (1803)
    In morte del fratello Giovanni, sonetto (1803)
    Dei Sepolcri, carme (1806)
    Le Grazie, inno incompiuto
    Romanzi e scritti in prosa
    Sesto tomo dell'io, romanzo autobiografico (1799-1801)
    Ultime lettere di Jacopo Ortis, romanzo epistolare (1802)
    Opere teatrali
    Tieste, tragedia (1795)
    Aiace, tragedia (1810-1811)
    Ricciarda, tragedia (1813)
    Altri scritti
    Epistolario
    Chioma di Berenice, traduzione del carme di Catullo, (1803)
    Viaggio sentimentale, traduzione del romanzo di Laurence Sterne, (1807)
    Iliade, traduzione del poema omerico, (1807)
    Dell'origine e dell'ufficio della letteratura (1809)
    Discorso sul testo della Divina Commedia
    Essays on Petrarch
    Discorso storico sul testo del Decamerone
    Della nuova scuola drammatica in Italia, incompiuto
    Bibliografia della critica
    Walter Binni, Ugo Foscolo: storia e poesia, Torino, Einaudi, 1982 (Piccola biblioteca Einaudi; 428)
    Lanfranco Caretti, Foscolo: persuasione e retorica, Pisa, Nistri-Lischi, 1996 (Saggi di varia umanità; 32)
    Mario Fubini, Ugo Foscolo: saggi, studi, note, Milano, Feltrinelli, 1963.
    Carlo Emilio Gadda, Il guerriero, l'amazzone, lo spirito della poesia nel verso immortale del Foscolo, 1958
    Oreste Macrì, Semantica e metrica dei Sepolcri del Foscolo 2. ed. corr. e aumentata, Roma, Bulzoni, 1995 (L'analisi letteraria; 19) (1ª ed. 1978).
    Note


      ^ Ugo Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis, lettera del 25 maggio

    Voci correlate
    Ugo Foscolo (opere)
    Alla sera
    Ultime lettere di Jacopo Ortis
    All'amica risanata
    A Luigia Pallavicini caduta da cavallo
    Sesto tomo dell'io
    Tieste (Foscolo)
    Aiace (Foscolo)
    Ricciarda (Foscolo)
    Dei Sepolcri
    Guido Sorelli
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