Tommaso Maestrelli (1922-1976)

Informazioni di base:

  • Scomparso nel: 1976
  • Data di nascita: 10 Ottobre 1922
  • Professione: Allenatore
  • Luogo di nascita: Pisa (PI)
  • Nazione: Italia
  • Tommaso Maestrelli in Rete:

  • Sito Ufficiale: Il sito ufficiale di Tommaso Maestrelli
  • Wikipedia: Tommaso Maestrelli su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Tommaso Maestrelli (Pisa, 10 ottobre 1922 – Roma, 2 dicembre 1976) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano. Era il tecnico della Lazio che vinse lo scudetto nel 1973-1974.

    Biografia-carriera
    Giovinezza
    Maestrelli nacque a Pisa, ma a causa del lavoro del padre, che era impiegato delle Ferrovie dello Stato, crebbe cambiando diverse città, fino a che nel 1935, quando Tommaso era ormai tredicenne, la famiglia Maestrelli fu trasferita a Bari, dove trovò residenza più stabile.
    Il ragazzo era cresciuto con la passione del pallone, ed appena arrivato in città fece un provino con i pulcini del Bari.
    A Bari, dove era chiamato il toscanino per via del suo accento, fece le giovanili, fino a che nell'estate del 1938 l'allenatore ungherese del Bari, Giuseppe Ging, lo aggregò alla prima squadra, quando Maestrelli aveva appena 16 anni.
    Calciatore
    Fu lo stesso Ging che lo fece esordire il 26 febbraio del 1939 a Milano contro il Milan; il Bari perse per 3-0, ma aveva dato modo a Maestrelli di esordire in serie A a 16 anni, 4 mesi e 19 giorni (il record è di Amedeo Amadei che esordì a 15 anni, 9 mesi e 6 giorni).
    Iniziò il campionato successivo, quello del 1939-40, nella squadra delle riserve del Bari, senza trovare mai spazio tra i titolari, fin quasi alla fine del campionato quando giocò da titolare le ultime 5 partite, contribuendo al raggiungimento della salvezza per la sua squadra con il suo primo goal in serie A, nell'ultima partita di campionato contro la Fiorentina.
    A fine campionato Maestrelli, che era stato richiamato alle armi, partì per prestare servizio militare. Come per tutti i giocatori sotto le armi, Maestrelli riuscì a giocare con il Bari solo quando gli era permesso; in totale 18 partite e un goal nel campionato che vide il Bari retrocedere in serie B.
    L'anno successivo però la squadra pugliese, dove ormai Maestrelli era un titolare inamovibile, riuscì a conquistare la promozione nella massima serie. Durò un solo anno la permanenza in A perché il Bari retrocesse in seguito a dei contestatissimi spareggi salvezza con Triestina e Venezia. Passato alla Roma di Fulvio Bernardini assieme al centravanti Mario Tontodonati nell'"operazione Amadei" (all'Inter) Maestrelli venne opzionato addirittura dal grande Torino e avrebbe dovuto salire su quel tragico aereo; invece un disguido lo trattenne a Roma e alla vita. Della Roma fu anche capitano, proprio nel periodo peggiore della storia della squadra giallorossa che si concluse con l'unica retrocessione in serie B dei Capitolini. Maestrelli non seguì la sorte della Roma perché era stato ceduto alla Lucchese.
    Terminò la sua carriera di calciatore nel Bari, che per traversie societarie era retrocesso addirittura in quarta serie, contribuendo in maniera determinante alle successive promozioni della squadra pugliese, come calciatore e in ultimo come vice di Allasio.
    Allenatore
    Dopo alcuni anni in cui lavorò come vice allenatore nel Bari, a Maestrelli fu concessa l'opportunità di guidare la squadra dopo l'esonero dell'allenatore Magni. Nonostante belle prove (1-1 con la Grande Inter di Helenio Herrera) Maestrelli fu esonerato alla sua decima panchina, sconfitto a Genova dalla Sampdoria.
    L'occasione di continuare la carriera di allenatore gli fu data dall'allora presidente della A.S. Reggina, (oggi Reggina Calcio) Oreste Granillo; Maestrelli sfruttò l'opportunità nel modo migliore, conducendo la squadra calabrese (mai andata oltre la C) alla prima, storica, promozione in serie B nel 1965. Maestrelli fu premiato con il "Seminatore d'Oro". L'anno seguente la Reggina di Maestrelli sfiorò addirittura la promozione in Serie A! Il sogno naufragò nel pantano di Lecco (0-0 con i primi in classifica). Dopo altri due anni di tranquilla metà-classifica, ma con il cuore addolorato per la morte di un suo giocatore - Italo Alaimo - appena ceduto al Novara, nel 1968 Maestrelli decise di trasferirsi al Foggia, anche per essere più vicino alla famiglia (che era rimasta a Bari). Con la squadra pugliese, che ambiva salire dalla Serie B alla A, Tommaso fece un primo anno (1968-69) di ambientamento e sperimentazione, ma con tre perle. Batté il Bari nel derby con un sonante 4-0 (tutti i gol nel secondo tempo!). Sfiorò la conquista della Coppa Italia, perdendo la partita decisiva contro la Roma di Helenio Herrera. Diede spettacolo all'Olimpico di Roma in Lazio-Foggia. Qui, proprio contro la sua futura squadra - allenata da Juan Carlos Lorenzo e prima in classifica - Tommaso mise in campo un Foggia perfetto che nel secondo tempo dilagò segnando due reti con Dalle Vedove e Saltutti. Ma la Lazio di quell'anno era un'orgogliosa macchina da gol e così negli ultimi sei minuti raggiunse il pareggio con le reti di Ghio e Massa. Maestrelli da allenatore aveva già affrontato la Lazio e Lorenzo, ma all'Olimpico non c'era mai entrato. Perciò Lazio-Foggia fu la sua prima apparizione in panchina nello stadio che lo avrebbe visto vincere lo scudetto il 12 maggio 1974.
    L'anno seguente (1969-70) il Foggia del Presidente Fesce e di Tommaso Maestrelli, vincendo 3-1 con il Livorno all'ultima giornata, conquistò la Serie A. E un secondo "Seminatore d'Oro" si aggiunse al primo.
    Maestrelli era nato per fare l'allenatore di calcio. I suoi Presidenti gli davano carta bianca perché sapeva costruire squadre vincenti senza chiedere la luna nel pozzo. Profondo conoscitore della materia, sceglieva i giocatori giusti e non costosi; poi li guidava con intelligenza, autorevolezza e umanità. Si ispirava alla Nazionale Ungherese che aveva avuto modo di ammirare nella Coppa del Mondo del 1954 in Svizzera, ma sapeva staccarsi da un modello di gioco qualora ne avesse compreso l'incipiente tramonto: dunque era sempre all'avanguardia. Erano anni in cui vedere calcio estero non era facile; né c'erano cassette o dvd. Eppure Tommaso riusciva a cogliere il più piccolo sentore di mutamento nell'aria. Il calcio "totale" dell'Ajax si stava facendo strada in Europa e Maestrelli ne era il precursore in Italia. Tommaso sapeva che la mentalità del calciatore italiano non avrebbe sopportato quei carichi di lavoro e quella disciplina; eppure riuscirà sempre a far correre a tutto campo le sue squadre. La sua Reggina, il suo Foggia uscivano sempre tra gli applausi, a prescindere dal risultato, perché l'atteggiamento tattico che praticavano era comunque bello da vedere. Il Foggia di Maestrelli fu, nel girone di andata, la squadra rivelazione del campionato di Serie A 1970-71 (5-1 alla Lazio con un gol dell'allora rossonero Re Cecconi). Inaspettatamente, nel girone di ritorno qualcosa avvenne, in negativo, che Tommaso non seppe mai spiegarsi. Il Foggia perse brillantezza; declinò lentamente, inesorabilmente. Alla fine retrocesse in serie B (0-3 a Varese) per differenza reti. E questo nonostante avesse perso una sola partita fra le mura amiche!
    L'anno successivo Maestrelli passò alla Lazio, anch'essa retrocessa e che il presidente Umberto Lenzini voleva riportare subito in A. Maestrelli non pretese la luna, ma solo la riconferma di Giorgio Chinaglia: centravanti ancora da affinare, ma grande trascinatore. Restò anche Massa, tornante espresso dal vivaio e richiestissimo. L'allora sconosciuto Martini arrivò a rinforzare il centrocampo diretto dall'anziano Moschino. L'esperto Bandoni andò a chiudere la porta. Il ritorno della Lazio in Serie A fu immediato, alle spalle della Ternana di Corrado Viciani (profeta del gioco "corto").
    Il campionato successivo (stagione 1972/1973) Maestrelli costruì una squadra-capolavoro: Massa fu ceduto, ma arrivarono il portiere Pulici dal Novara, l'ala Garlaschelli dal Como, il terzino Petrelli dalla Roma, il cursore Re Cecconi dal Foggia, il regista Frustalupi dall'Inter, lo stopper Oddi tornato dal prestito. Genialmente, Maestrelli arretrò Martini a terzino per lasciare spazio a Re Cecconi e la Lazio prese a correre. Tommaso era riuscito ad instaurare un rapporto da vero padre con i suoi giocatori ed essi lo ripagarono sul campo giocando secondo dettami tattici mai visti fino ad allora in Italia. Capitan Wilson, Chinaglia, Re Cecconi, Martini e Frustalupi misero da parte le loro antipatie (sfogate comunque negli allenamenti e sapientemente trasformate da Tommaso in linfa vitale per la squadra) e formarono un blocco granitico, voglioso di vincere. I tifosi laziali compresero la forza della squadra fin dai primi minuti di Lazio -Inter, gara d'esordio e soprattutto nel derby con la Roma di Herrera: 1-0 con gran gol di Nanni (al ritorno andò ancora meglio: 2-0). Con il 2-0 sul Palermo i biancocelesti raggiunsero la vetta e seppero ben difenderla. Il Milan di Nereo Rocco e Gianni Rivera fu l'antagonista al vertice e, pur sconfitto (doppietta di Chinaglia) nello scontro diretto, si presentò a Verona - ultima giornata - con un punto in più della Lazio e di una ritrovata Juventus. L'ultima giornata stravolse tutto: il Milan perse 3-5! La Lazio, momentaneamente prima, perse a Napoli 0-1 e venne scavalcata dalla Juventus (2-1 sulla Roma). Nonostante la delusione, fu raggiunto un traguardo impensabile per una squadra neopromossa che nessuno è mai più riuscito ad eguagliare nella centenaria storia del calcio italiano. La Lazio potè considerarsi vincitrice morale del campionato e a Maestrelli fu assegnato il terzo "Seminatore d'Oro"!
    Che la Lazio di Maestrelli non fosse una meteora lo si capì fin dalla prima giornata (3-0 a Vicenza) del campionato successivo (1973/1974). Rinforzata dall'innesto del golden boy D'Amico, la Lazio, vincitrice per 2-1 in entrambi i derby, resistette in testa nonostante l'inseguimento della Juventus (battuta 3-1 nel match decisivo all'Olimpico, con rete di Garlaschelli e doppietta di Chinaglia) e si presentò prima, con tre punti di vantaggio, a tre giornate dalla fine. A Torino, contro i granata, la Lazio, nonostante un orgoglioso secondo tempo sotto il nubifragio, perse 1-2; ma la Roma stavolta diede una mano a Maestrelli battendo 3-2 la Juventus. Il vantaggio restò quindi immutato. E alla penultima giornata (12 maggio) Chinaglia, su rigore, batté il Foggia (caro a Maestrelli) e sancì la conquista del primo scudetto laziale, strameritato e con una giornata di anticipo.
    Tommaso Maestrelli con il presidente della Lazio Umberto Lenzini e l'allenatore della Nazionale Fulvio Bernardini
    Realizzato l'exploit, Maestrelli declinò le offerte della Juventus di Agnelli, deciso ad aprire un ciclo vincente con i biancocelesti. La Lazio 1974-75, non ammessa alla Coppa dei Campioni (squalifica per gli incidenti nel ritorno di Coppa UEFA con l'Ipswich) partì benissimo in campionato e si trovava in piena corsa-scudetto quando a Maestrelli venne diagnosticato un tumore al fegato e pochi mesi di vita. I giocatori della Lazio, molto legati al loro allenatore, accusarono il colpo e giunsero solo quarti con Bob Lovati in panchina.
    La stagione successiva (Campionato 1975/1976), con Maestrelli ricoverato, il Presidente Lenzini cedette alcune "colonne" (Nanni, Oddi, Frustalupi) e affidò la guida della squadra ad un allenatore emergente, Giulio Corsini, che però dopo nove giornate si ritrovò a lottare per non retrocedere. Per fortuna le condizioni di Tommaso Maestrelli migliorarono miracolosamente grazie ad una cura sperimentale. Incredulo e felice, Tommaso si riprese di diritto il suo posto nel calcio e alla Lazio. Per comprendere quanto Tommaso si sentisse legato ai suoi giocatori, basterà dire che per condurli verso la salvezza rinunciò alla guida della Nazionale, offertagli dal Presidente Franchi dopo il ritiro di Valcareggi. Nel finale di campionato Maestrelli dovette anche fare a meno di Giorgio Chinaglia, partito improvvisamente per gli Stati Uniti. Maestrelli allora affidò la maglia n. 9 a un promettente ragazzo Bruno Giordano che non lo fece rimpiangere. La Lazio si salvò all’ultima giornata, pareggiando 2-2 a Como. Sotto di due reti, rimontò con Giordano e Badiani. Stavolta la differenza reti fu amica di Maestrelli e a retrocedere fu l'Ascoli, fermato sul pari dalla Roma (gol di Pellegrini). Fu la gioia più grande nella vita calcistica di Maestrelli. Tommaso allora si concesse una vacanza: due settimane in Abruzzo, a Pescara, dal suo amico Mario Tontodonati (ex compagno nel Bari e nella Roma). Fu l'ultima perché in autunno il male ritornò. Maestrelli allora raccomandò a Lenzini l'assunzione dell'allenatore Vinicio, salutò i suoi ragazzi e se ne andò il 2 dicembre del 1976, dopo un derby vinto grazie al gol di Bruno Giordano e alle parate di Felice Pulici. Se Tommaso Maestrelli fosse vissuto, i tifosi avrebbero potuto sperare in un ciclo di scudetti perché la Lazio che stava costruendo era destinata a una continua crescita, grazie alla maturazione di D'Amico, all'innesto di Badiani, al lancio di Manfredonia, Giordano, Agostinelli e chissà quanti altri (Maestrelli era un formidabile talent-scout). Per le solite "Grandi" la Lazio sarebbe diventata una pericolosa concorrente per lo scudetto e per la partecipazione alla Coppa dei Campioni (all'epoca, era ammessa solo la prima). Ma tutto questo finì quel 2 dicembre. Neanche due mesi dopo lo raggiunse il suo giocatore-figlio: Luciano Re Cecconi.
    Maestrelli ha lasciato un ricordo indelebile e carico d'affetto che va al di là delle generazioni che l'hanno direttamente conosciuto e che è reso ancora più struggente dalla prematura e dolorosa scomparsa.
    Palmares
    Campionato di calcio italiano: 1
    Lazio: 1974
    Coppa delle Alpi: 1
    Lazio: 1971
    Collegamenti esterni
    Il trofeo Maestrelli
    Note


      ^ Franco Recanatesi, Uno più undici, Airone Editrice, 2006, p. 12.

    Portale Calcio
    Portale Sport

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