Romano Prodi (71)

Informazioni di base:

  • Data di nascita: 9 Agosto 1939
  • Professione: Politico
  • Luogo di nascita: Scandiano (RE)
  • Nazione: Italia
  • Romano Prodi in Rete:

  • Sito Ufficiale: Il sito ufficiale di Romano Prodi
  • Wikipedia: Romano Prodi su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

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    Romano Prodi
    Luogo di nascita
    Scandiano, Reggio Emilia
    Data di nascita
    9 agosto 1939 (1939-08-09) (69 anni)
    Luogo di morte
    Data di morte
    Partito politico
    Partito Democratico
    Coalizione
    L'Unione
    Mandato
    I. 17 maggio 1996 - 21 ottobre 1998

    II. 17 maggio 2006 - 7 maggio 2008
    Elezione
    Titolo di studio
    Laurea in giurisprudenza; venti lauree honoris causa conferite da atenei italiani e stranieri.
    Professione
    Docente universitario, politico, economista.
    Coniuge
    Vicepresidente
    Predecessore
    I. Lamberto Dini

    II. Silvio Berlusconi
    Successore
    I. Massimo D'Alema

    II. Silvio Berlusconi

    Romano Prodi (pronuncia: /ro'mano 'prɔdi/) (Scandiano, 9 agosto 1939) è un politico ed economista italiano, che ha ricoperto la carica di Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana per due volte (dal 1996 al 1998 e dal 2006 al 2008).
    Docente universitario di "Economia e politica industriale" all'Università di Bologna, è stato nel 1978 ministro dell'Industria nel Governo Andreotti IV; presidente dell'IRI dal 1982 al 1989 e dal 1993 al 1994.
    È stato presidente della Commissione Europea dal 1999 al 2004 (Commissione Prodi).
    Dal 17 gennaio al 6 febbraio 2008 ha ricoperto anche la carica di Ministro della Giustizia ad interim.
    Fondatore e leader dell'Ulivo, dal 23 maggio 2007 è stato presidente del Comitato nazionale per il Partito Democratico, e con la fondazione di quest'ultimo ne è stato Presidente dell'Assemblea Costituente Nazionale dal 14 aprile 2007 al 16 aprile 2008.
    Dal 12 settembre 2008 presiede il Gruppo di lavoro ONU-Unione Africana sulle missioni di peacekeeping in Africa.



    Note familiari
    È l'ottavo dei nove figli di Mario Prodi, un ingegnere proveniente da una famiglia contadina, e di Enrica, maestra elementare. La famiglia è composta da sette fratelli e da due sorelle, la maggior parte dei fratelli sono, o sono stati, docenti universitari: (Giovanni Prodi di matematica, Vittorio Prodi di fisica ed anche eurodeputato, Paolo Prodi di "Storia moderna", Franco Prodi di "Fisica dell'atmosfera", Giorgio Prodi di "Patologia generale"). Nel 1969 si sposa, in una celebrazione presieduta dall'allora sacerdote e ora cardinale Camillo Ruini, con Flavia Franzoni, a quel tempo studentessa, in seguito divenuta economista e docente universitaria. Dal matrimonio sono nati due figli, Giorgio e Antonio.
    Attività accademica e culturale
    Iniziò i suoi studi al liceo classico Ariosto di Reggio Emilia, si laureò poi con lode nel 1961 all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano in Giurisprudenza, presentando una tesi sul protezionismo nello sviluppo dell'industria italiana con Siro Lombardini. Approfondì i suoi studi a Milano, Bologna e alla London School of Economics, sotto la supervisione di Basil Yamey.
    Nel 1963 iniziò la sua carriera accademica come assistente di Beniamino Andreatta alla cattedra di "Economia Politica" della facoltà di Scienze politiche dell'Università di Bologna. Nel 1973 all'Università di Trento ha l'incarico per l'insegnamento di "Economia e politica industriale", l'anno successivo l'Università di Harvard negli Stati Uniti lo chiama come visiting professor. Come professore ordinario, tenne la cattedra di "Economia politica e industriale" all'Università di Bologna fino al 1999. È stato anche visiting professor presso lo Stanford Research Institute.
    I temi delle sue ricerche hanno riguardato principalmente lo sviluppo delle piccole e medie imprese, dei distretti industriali e la politica contro i monopoli. In un secondo momento si è anche interessato delle relazioni fra Stato e Mercato e della dinamica dei diversi modelli di capitalismo.
    Fra il 1974 e il 1978 ha presieduto la casa editrice il Mulino, nel 1982 divenne direttore delle riviste Energia e L'Industria. Nel 1981 ha fondato Nomisma, una società di studi economici e consulenza.
    Ha collaborato con i maggiori quotidiani nazionali tra cui il Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore con numerosi articoli ed editoriali.
    È stato conduttore nel 1992 di una serie di trasmissioni su Rai Uno: Il tempo delle scelte , in cui teneva delle vere e proprie lezioni di economia.
    Attività politica ed amministrativa
    Nel 1963 si affacciò per la prima volta in politica, venendo eletto consigliere comunale a Reggio Emilia per la Democrazia Cristiana, dopo poco tempo lasciò per le difficoltà a conciliare l'impegno amministrativo con quello accademico a Bologna.
    Negli anni settanta ebbe un primo incarico manageriale come presidente della Maserati e della società nautica Callegari e Ghigi, imprese in difficoltà gestite dall'istituto finanziario pubblico GEPI allo scopo di risanarle.
    Successivamente è stato ministro dell'Industria dal novembre 1978 fino al marzo 1979, nel quarto Governo Andreotti. Promosse da ministro un decreto legge che porta il suo nome (legge Prodi), volto a regolamentare la procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi.
    Nominato da Giovanni Spadolini, nel periodo dal 1982 fino al 1989 fu presidente dell'Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI), allora il maggiore ente pubblico che controllava varie società di rilievo operanti nel mercato in diversi settori economici e che in quel momento si trovava in forti difficoltà economiche, ottenendo risultati nel suo risanamento economico.
    Nel 1993, in seguito alla caduta del primo governo Amato, fu in lizza, assieme a Mario Segni e Carlo Azeglio Ciampi, per l'incarico di Presidente del Consiglio a capo di un governo tecnico. Tale carica fu però assegnata all'allora Governatore della Banca d'Italia Ciampi, che richiamò Prodi a guidare l'IRI, dove quest'ultimo operò una serie di privatizzazioni di diverse società del gruppo.
    Storia politica
    Primi anni
    Allievo di Beniamino Andreatta, aderì alle correnti riformiste della Democrazia Cristiana ed ebbe buoni rapporti con Giulio Andreotti. Fu proprio quest'ultimo che lo scelse nel 1978 come ministro dell'Industria. Anche se non volle mai diventare un vero e proprio militante dello Scudo Crociato (il suo risultava infatti un ministero "tecnico") Prodi, così come i capi della corrente Morotea (Aldo Moro, Amintore Fanfani e Benigno Zaccagnini su tutti) non fu ostile né al compromesso storico tra DC e PCI né alla partecipazione diretta dei comunisti al governo.
    La sua azione economico-manageriale trovò l'appoggio del governo guidato da Ciriaco De Mita.
    Nascita dell'Ulivo: il primo Governo Prodi
    Lasciò la guida dell'IRI nel 1994, con l'arrivo di Silvio Berlusconi, che vinse l'elezioni politiche e formò un governo, sconfiggendo l'alleanza di sinistra guidata da Achille Occhetto e quella di centro, che vedeva protagonisti Mino Martinazzoli e Mario Segni, votazioni in cui si poterono constatare per la prima volta gli effetti della nuova legge elettorale maggioritaria.
    Quando due anni dopo si tornò a votare, favorita dalle peculiarità del nuovo sistema elettorale, era sorta un'alleanza fra il centro e la sinistra, che vide nella candidatura di Prodi e il suo progetto dell'Ulivo espressione di questo dialogo fra cattolici e laici che s'intendeva proporre al Paese. Ottiene subito l'adesione alla sua candidatura di Segni (con la formazione di un gruppo parlamentare dedicato all'unione proposta di più forze politiche, riunente liberali, repubblicani, socialisti), quindi del Partito Democratico della Sinistra di Massimo D'Alema, del Partito Popolare Italiano di Gerardo Bianco, dei Verdi.
    Alle elezioni politiche 1996 la coalizione dell'Ulivo si affermò e Romano Prodi venne nominato Presidente del Consiglio dei Ministri. Il Governo Prodi I che si formò ebbe una composizione ulivista e d'indipendenti, e si avvalse di un appoggio esterno da parte di Rifondazione Comunista, con cui si era stretto un patto di desistenza elettorale (con la mancata presentazione di proprie liste nella maggior parte dei collegi elettorali maggioritari).
    Obiettivi e programma per l'Europa
    Anche nella cosiddetta "Seconda Repubblica", Prodi si mantenne sulle sue posizioni, sulla moderazione e sul riformismo di impronta progressista.
    Il programma politico di Prodi prevedeva la continuazione del lavoro di risanamento dell'economia italiana, che i predecessori Amato, Ciampi e Dini avevano iniziato, per risolvere la notevole crisi economica dell'epoca. Con la convinta prospettiva di far partecipare l'Italia al progetto della moneta unica europea che richiedeva il rispetto di precisi parametri economici, sentiti molto difficili da raggiungere in quel momento in cui si era da qualche anno usciti dal Sistema Monetario Europeo (vi si rientrò nel novembre del 1996).
    Si riuscì a raggiungere l'obiettivo, portando il rapporto deficit/PIL nel 1998, il principale parametro del Trattato di Maastricht, lontano dalla soglia minima richiesta dall'Europa. Per il riordino dei conti italiani fu anche stabilito un contributo straordinario, chiamato anche "eurotassa" o "tassa per l'Europa", commisurata ai redditi delle persone, che venne in seguito per il 60% restituita nel 1999, com'era stato prospettato al momento del suo varo, giustificata da un consolidato quadro economico e dal fatto che l'entrata nell'euro aveva portato un considerevole risparmio di interessi sui titoli di Stato.
    Dall'ottobre 1998 Romano Prodi non proseguirà la sua azione di governo a causa di un voto di fiducia alla Camera dei deputati non ottenuto per un solo deputato, in seguito al ritiro dell'appoggio di una parte del gruppo di Rifondazione Comunista, in rottura con la linea politica della coalizione dell'Ulivo, durante le fasi di approvazione della nuova legge finanziaria. La crisi di governo si risolse con la successione a Massimo D'Alema, quindi mantenendo una continuità di scelte politiche e con diversi ministri che vengono confermati nel proprio ruolo. L'esclusione di Romano Prodi fu un momento di crisi per il progetto dell'Ulivo, per rilanciarlo nel febbraio 1999 fonda I Democratici, un movimento politico dedicato al raggiungimento dello scopo di mettere assieme in un unico partito coloro che si riconoscono nell'Ulivo. Nel marzo del 1999 Romano Prodi fu nominato Presidente della Commissione Europea, lasciando quindi la guida del nuovo movimento, che partecipando all'elezioni europee raccolse il 7,8% dei consensi.
    Commissione Europea e ritorno in Italia
    Romano Prodi al comizio di Bari, durante la campagna elettorale per le Politiche del 2006
    Designato dai governi europei alla Commissione Europea, viene accolto con un appoggio ampio composto in particolare dai parlamentari europei popolari e socialdemocratici. Durante la sua presidenza sono avvenute alcune innovazioni nell'Unione: il 1° gennaio 2002, l'entrata in vigore dell'Euro come valuta corrente in undici paesi dell'Unione; il 1° maggio 2004 l'allargamento dell'Unione ad altri 10 paesi: Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Ungheria; il 29 ottobre 2004, la firma a Roma della Costituzione europea. Molte furono le riforme proposte o appoggiate da Prodi, in materia di mercato interno e di unificazione dello spazio giudiziario europeo (tra cui il cosiddetto "mandato d'arresto europeo").
    Terminato il suo mandato alla Commissione Europea, Prodi è ridivenuto un punto di riferimento del centrosinistra italiano, venendo scelto da tutti i partiti della coalizione come leader dell'Unione.
    La nuova coalizione dell'Unione ha compiuto il suo debutto in occasione delle elezioni regionali del 2005: il suo ritorno alla guida dell'alleanza del centrosinistra è stato salutato dal brillante risultato con il quale l'Unione si è affermata in 12 delle 14 regioni interessate al voto.
    Le elezioni politiche del 2006: il secondo Governo Prodi
    Il 16 ottobre 2005 si sono svolte, invece, le elezioni primarie per la scelta "ufficiale" del candidato premier della coalizione alle elezioni dell'anno seguente. A proporre questo genere di consultazioni, organizzate per la prima volta in Italia, è stato lo stesso Prodi, che pur godendo del supporto dei maggiori partiti dell'Unione voleva l'approvazione dell'elettorato di centro sinistra, oltre a quella degli apparati burocratici dei partiti che lo compongono.
    Prodi si è imposto a stragrande maggioranza, ottenendo il 74,1% dei consensi (su oltre 4 milioni di voti) e distanziando gli altri sei candidati. La consultazione si è così risolta in un indubitabile successo personale di Prodi, anche nei confronti dei settori politici della coalizione più dubbiosi della sua leadership.
    Il 16 febbraio 2005 crea a Bologna la "Fabbrica del Programma". La fabbrica consiste fisicamente in un capannone in cui chiunque può portare un contributo al fine di una sua valutazione ed inclusione nel programma finale che verrà presentato per le prossime elezioni politiche.
    Secondo la definizione dello stesso politico di Scandiano, la fabbrica è nata "Per comprendere un paese, per interpretare i suoi bisogni, per rispondere alle sue attese. Perché se si vuole migliorare una nazione bisogna prima conoscerla, ascoltarla. E io desidero davvero il concorso di tutti".
    Il 9 aprile Romano Prodi ha vinto le elezioni politiche 2006 con uno scarto inferiore ai 25.000 voti. La sua coalizione ha conseguito 340 seggi alla Camera dei deputati e 159 seggi al Senato della Repubblica. Il limitato margine di preferenze con cui L'Unione ha prevalso nelle elezioni ha dato adito a numerosi reclami e ricorsi, alla fine respinti dalla Cassazione il 20 aprile, che ha confermato quindi la vittoria di Prodi.
    Romano Prodi ha ricevuto l'incarico dal presidente Giorgio Napolitano il giorno 16 maggio 2006, accettando con riserva. Il giorno dopo, 17 maggio 2006 ha sciolto la riserva, comunicando la lista del Consiglio dei Ministri: curiosamente, ciò è avvenuto esattamente 10 anni dopo la data d'inizio del suo primo governo. Ha inizio il governo Prodi II.
    Il governo Prodi II è il governo più numeroso nella storia della Repubblica (102 tra ministri, viceministri e sottosegretari). Con l'elezione di Franco Marini alla presidenza del senato e il passaggio all'opposizione del senatore eletto nelle liste di Italia dei Valori, Sergio De Gregorio, al senato la situazione è diventata di 157 a 157 (infatti il presidente del senato, per prassi, non vota) diventando determinante il voto dei senatori a vita e dell'indipendente Luigi Pallaro. Con tale situazione creatasi al Senato, il governo è andato in minoranza in alcune votazioni in Aula e in commissione. In un caso, anche in una votazioni sulla fiducia. Il voto favorevole di alcuni dei sette senatori a vita (Andreotti, Ciampi, Colombo, Cossiga, Levi-Montalcini, Pininfarina, Scalfaro) è stato spesso decisivo. In seguito al comportamento dei senatori a vita in alcune votazioni, la Casa delle libertà ha aperto una polemica nella quale metteva in discussione le prerogative che la Costituzione della Repubblica Italiana, nell'articolo 59, assegna agli stessi.
    L'indagine mondiale sulla libertà di stampa (Freedom of the Press 2004 Global Survey) uno studio annuale pubblicato dall'organizzazione americana Freedom House, ha promosso l'Italia al grado di "libera" (Free) dopo averla per due anni consecutiva retrocessa al grado di "parziale libertà" motivando questo avanzamento al Governo Prodi che ha permesso maggiore libertà mediatica ed eliminato le barriere che erano state apposte dal precedente Governo Berlusconi contro giornalisti sgraditi al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
    Nel corso dell'attività del secondo governo Prodi e su iniziativa dello stesso è stata ripresentata all'ONU una risoluzione relativa alla moratoria universale della pena di morte. Tale risoluzione, non vincolante ma dal forte significato simbolico, è stata approvata il 18 dicembre 2007 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
    Crisi di governo e dimissioni
    Prodi al Festival dell'Economia di Trento, 3 giugno 2007.
    Romano Prodi, nel corso del suo secondo esecutivo, si è trovato ad affrontare due crisi di governo: la prima nel febbraio 2007, risoltasi con il rinvio del governo alle camere da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il rinnovo della fiducia, la seconda, invece, nel gennaio 2008, questa volta fatale per l'esecutivo.
    Il 21 febbraio 2007 Romano Prodi ha rimesso il suo mandato di Presidente del Consiglio dei Ministri nelle mani del Presidente della Repubblica, dopo che al Senato la risoluzione della maggioranza di centrosinistra per l'approvazione delle linee guida di politica estera, appena illustrate all'assemblea dal Ministro degli Esteri Massimo D'Alema, non aveva ottenuto il quorum di maggioranza. Pur non essendo questo voto costituzionalmente vincolante all'apertura di una crisi di governo, di fatto essa si è verificata.
    All'evento hanno fatto seguito numerose critiche sollevate dall'opposizione, anche a riguardo dello stesso D'Alema - il quale, il giorno precedente, aveva dichiarato che un voto contrario al Senato sulla politica estera avrebbe costretto il governo alle dimissioni. Prodi si è così recato al Palazzo del Quirinale e ha rimesso il proprio mandato nelle mani del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
    Quest'ultimo, dopo le formali consultazioni come da prassi costituzionale, il 24 febbraio ha rifiutato le dimissioni di Prodi, rinviando il Governo alle Camere per il voto di fiducia. Il 28 febbraio il Senato, con 162 voti a favore e 156 contrari, ha rinnovato la fiducia al governo Prodi. Determinante è stato, in questo caso, il passaggio alla maggioranza del senatore Marco Follini.
    La prima crisi di governo si è definitivamente chiusa il 2 marzo seguente con il voto di fiducia alla Camera, con 342 voti a favore, 253 contrari e due astensioni.
    La seconda e definitiva crisi di governo si è verificata il 24 gennaio 2008: a seguito dell'uscita del ministro della Giustizia Clemente Mastella e della propria lista Udeur dalla maggioranza a causa della mancata difesa del ministro da parte del governo in seguito ad un'inchiesta che coinvolse la moglie del ministro Mastella, veniva chiesto alle Camere il voto di fiducia. Dopo il voto favorevole alla Camera avvenuto il 23 gennaio, il II Governo Prodi non ha ottenuto la fiducia al Senato, con 156 sì, 161 no e un astenuto, su un totale di 319 votanti. Oltre al voto contrario dell'Udeur (fatta eccezione per il senatore Stefano Cusumano), contrari anche alcuni senatori di altre liste: Lamberto Dini, Domenico Fisichella e Franco Turigliatto.
    Dopo la mancata fiducia a Palazzo Madama, il premier si è recato nella serata del 24 gennaio al Quirinale per rassegnare le dimissioni nelle mani del capo dello Stato, Giorgio Napolitano.
    Il 9 marzo, nel corso della campagna elettorale per le elezioni politiche anticipate 2008, dichiara in un'intervista: «Io ho chiuso con la politica italiana e forse con la politica in generale.»
    Successivamente, dopo le elezioni politiche, Romano Prodi annuncia di lasciare la presidenza del PD. La decisione, già comunicata al segretario Veltroni a marzo, viene resa nota il 16 aprile 2008.
    Presidenza del Gruppo di lavoro UA-ONU
    Il 12 settembre 2008, il segretario generale dell'ONU, Ban Ki-Moon, ha conferito a Prodi l'incarico di presiedere un nuovo Gruppo di lavoro ONU-Unione Africana per studiare il rafforzamento delle missioni di peacekeeping svolte dall'UA su mandato ONU, istituito dalla risoluzione 1809 del Consiglio di Sicurezza. La finalità è quella di rendere più proficui e stretti i rapporti tra l'ONU e l'Unione Africana, grazie anche all'esperienza maturata da Prodi in ambito internazionale.
    Governi presieduti
    Governo Prodi I, dal 17 maggio 1996 al 21 ottobre 1998.
    Governo Prodi II, dal 17 maggio 2006 al 7 maggio 2008.
    Procedimenti giudiziari a carico di Romano Prodi
    Romano Prodi è stato coinvolto in alcuni procedimenti giudiziari.
    In uno di essi risulta indagato per abuso d'ufficio nell'ambito dell'inchiesta "Why not" portata avanti dal procuratore (allora in carica) della Repubblica di Catanzaro Luigi De Magistris.Pare che dalle intercettazioni telefoniche risulti solo un "rapporto di amicizia" tra l'imprenditore calabrese Saladino ed il premier e quindi non risulterebbe essere implicato nel "comitato d'affari" che gestiva illegalmente i fondi europei.A fronte di ciò la procura di Roma, dopo aver avocato l'indagine a De Magistris, ha ritenuto opportuno fare istanza di archiviazione per l'ex premier.
    Negli altri casi è stato riconosciuto non colpevole dalle accuse e non si è andati oltre le udienze preliminari: in alcuni casi è stata disposta l'archiviazione, in un caso si è prodotta sentenza, dichiarando il «non luogo a procedere» perché «il fatto non sussiste».
    Presidenza dell'IRI e vendita della SME
    Romano Prodi e l'allora Ministro per la Ricerca Scientifica e Tecnologica Luigi Granelli, subito dopo la firma dell'accordo IRI-CNR.
    Le vicende riguardanti la vendita, risalente al 1993, da parte dell'IRI delle proprie società alimentari, facenti capo principalmente alla finanziaria SME, è stata oggetto d'indagini da parte della magistratura, quindi Romano Prodi, in quanto presidente dell'IRI durante la privatizzazione, è stato oggetto d'investigazione, insieme al consiglio d'amministrazione dell'IRI. L'IRI, durante il primo mandato di Prodi, nel 1985 fallì nell'intento di cedere la SME a privati. Dopo aver ottenuto per l'intero assetto della società solo l'offerta d'acquisto della Buitoni di Carlo De Benedetti, con essa siglò una intesa preliminare, da far approvare dal proprio Cda e dal governo. L'accordo prevedeva la vendita dell'intera partecipazione dell'IRI, pari al 64% del capitale, della SME e la cessione della Sidalm, a un prezzo in linea con quanto stabilito dalle perizie effettuate su richiesta dell'ente pubblico a soggetti terzi. Tale accordo non portò però ai suoi effetti. Nonostante l'approvazione all'unanimità del consiglio dell'IRI, fermamente intenzionata ad uscire dal settore alimentare, decisione appoggiata anche dal Comitato interministeriale per la Politica Industriale (CIPI), quanto stabilito saltò perché, alla fine, venne meno l'appoggio del governo, presieduto allora da Bettino Craxi, che vedeva come ministro per le Partecipazioni statali Clelio Darida, con cui il presidente dell'IRI aveva fino alla stipula dell'accordo relazionato sulla vicenda. Vi fu così un primo rinvio della decisione, causato dall'arrivo di una offerta anonima superiore del 10% di quella di De Benedetti poco prima dei termini a disposizione, seguita da una ulteriore offerta, da parte di Barilla, Berlusconi e Ferrero, davanti un'altra scadenza e da quelle di altri imprenditori. De Benedetti volle portare la questione con l'IRI in tribunale perché si sentì discriminato e pensò di poter far valere come contratto l'accordo firmato con Prodi. Dalla sentenza di primo grado, che diede torto alla Buitoni, scaturì il Processo SME, che vede imputati Silvio Berlusconi e altri per corruzione di giudici. Ciò nonostante, la sentenza in appello venne confermata, seppur criticandone le motivazioni addotte, e così anche in cassazione.
    Toccata da problematiche giudiziarie, da dispute politiche e senza un esplicito assenso governativo, la questione della privatizzazione della SME venne nei successivi anni messa completamente da parte, nel 1988 un nuovo intervento del CIPI riconsiderò strategico il mantenimento del gruppo.
    A distanza di molto tempo Berlusconi, nel corso del suo processo per corruzione di magistrati, durante il suo mandato di presidente del Consiglio, è intervenuto in sua difesa con delle dichiarazioni spontanee che hanno richiamato l'attenzione di Prodi. Qui ha sostenuto di aver fatto un'opera meritoria con il suo intervento, risparmiando allo Stato un cattivo affare, introducendo dubbi sulla correttezza della cessione a De Benedetti e al valore reale della partita. Ciò ha portato a una reazione di Prodi, allora presidente della Commissione, con la pubblicazione di comunicati stampa e documentazione in difesa del suo operato .
    La vendita della SME avvenne solo tra il 1993 e il 1996, senza essere venduta per intero, ma suddivisa in varie parti. I procedimenti giudiziari che hanno coinvolto Prodi sono stati quattro, in tre è presente l'ipotesi di reato d'abuso d'ufficio. Il primo è iniziato dalle denunce contro ignoti di Giovanni Fimiani, un imprenditore condannato per bancarotta, che ha attribuito il fallimento delle proprie imprese al comportamento assunto dall'IRI. Richiamante l'intesa preliminare del 1985 per la cessione della SME dall'IRI alla Buitoni, venne archiviato nel 1997, ritenendo i magistrati privi di attendibilità le accuse di complotto ai suoi danni e i motivi avanzati dal denunciante sottostanti al fallimento delle proprie aziende. Per la vendita della Italgel alla Nestlé i magistrati convengono nell'archiviazione (1999), il reato ipotizzato viene escluso e si riconosce che il prezzo pagato dal compratore sia stato determinato secondo le procedure richieste.
    Gli ultimi due casi riguardano la cessione della Cirio-Bertolli-De Rica e di parte di questa dalla Fisvi all'Unilever, che portò a una sentenza d'assoluzione nell'udienza preliminare, e delle consulenze che Prodi avrebbe svolto per Goldman Sachs e General Electric durante il mandato all'IRI, indagini seguite in conseguenza di un articolo della stampa, che parlava anche di evasione fiscale, di cui la magistratura conviene nel disporre l'archiviazione nel 2002.
    Il caso Cirio
    Nell'ambito delle indagini per la vendita della Cirio-Bertolli-De Rica, Romano Prodi era indagato per abuso d'ufficio. Prodi era stato nel 1990 advisory director della Unilever NV (Rotterdam) e della Unilever PLC (Londra), gruppo che secondo le indagini aveva gestito la trattativa attraverso la Fisvi. Secondo l'accusa quindi Prodi avrebbe favorito la Fisvi, sebbene questa non avesse i mezzi finanziari per acquistare la Cirio-Bertolli-De Rica, in modo da agevolare indirettamente l'Unilever, aggirando così l'obbligo di conseguimento del miglior prezzo previsto dalle direttive CIPE.
    L'inchiesta fu nota dal 23 febbraio 1996 e portò a una sentenza di non luogo a procedere nell'udienza preliminare il 22 dicembre 1997, con la più ampia formula di proscioglimento «perché il fatto non sussiste». Il GUP Eduardo Landi citò nelle motivazioni anche la riforma dell'abuso d'ufficio, varata pochi mesi prima (il 10 luglio) su iniziativa dell'Ulivo e votata anche dalla coalizione avversaria.
    La riforma dell'abuso di ufficio era prevista nei programmi di tutte le forze politiche presentatesi alle elezioni del 1996. Il lavoro su questo argomento era già stato avviato da diversi gruppi parlamentari e dal Governo Dini fino alle elezioni dell'aprile '96. Il provvedimento nasceva quindi non per iniziativa governativa ma per iniziativa parlamentare. La riforma, fu, fin dal maggio del '96, oggetto di un confronto con i sindaci di tutti gli orientamenti politici che sollecitavano provvedimenti tesi a far superare difficoltà, resistenze e ostacoli che appesantivano il lavoro delle amministrazioni locali.
    L'abuso di ufficio, così com'era allora configurato, conferiva ai giudici un ampio potere discrezionale di giudizio nei confronti delle scelte degli amministratori locali, determinando sovente rallentamenti anche molto rilevanti delle attività delle amministrazioni, per questo la necessità di provvedere a questa riforma raccoglieva il consenso unanime degli amministratori locali sia di centrodestra sia di centrosinistra.
    Il giudice pronunciò una sentenza di non luogo a procedere con la più ampia formula di proscioglimento (il fatto non sussiste) e con l'acquisizione di una perizia d'ufficio che accertò la congruità del prezzo di vendita della parte della SME ceduta. La sentenza confermò la regolarità del procedimento seguito per la vendita ed il Giudice ha inoltre accertato che Prodi non aveva avuto rapporti con Unilever e aveva comunque già cessato il proprio rapporto con Goldman Sachs nel periodo in cui è avvenuta la cessione di CBD a favore di Fisvi, cui è seguita quella parziale per il settore "olio" in favore di Unilever.
    Alcuni hanno criticato tale riforma e la sua relazione con l'indagine su Prodi. I giornalisti Peter Gomez e Marco Travaglio definiscono «per certi versi imbarazzante» il fatto che tra le motivazioni ci sia un riferimento alla legge varata dall'Ulivo, ma riconoscono che tale riferimento «non fu affatto decisivo per quella sentenza» in quanto Prodi fu prosciolto perché il fatto non sussisteva. Secondo Silvio Berlusconi invece «Prodi s'è salvato grazie all'amnistia e alla modifica dell'abuso d'ufficio. Quelle sì che furono leggi ad personam, quando lui doveva rispondere davanti ad un GIP dei finanziamenti che le sue partecipazioni statali davano alla DC» (21 gennaio 2006). Tuttavia Romano Prodi non ha usufruito dell'amnistia e non è stato indagato per finanziamento illecito.
    Consulenze Nomisma
    In seguito alla sua prima elezione alla presidenza IRI nel 1982, a Prodi venne contestato di non aver abbandonato il ruolo di dirigente in Nomisma, configurando un potenziale conflitto di interessi.

    Negli anni successivi l'IRI stipulò alcuni contratti di consulenza con la società, che portarono a dubitare sulla trasparenza dell'operazione: in un primo processo, concluso nel 1988, Romano Prodi venne assolto con formula piena in quanto alla luce delle indagini non si configurava reato nel suo comportamento.
    Il giudice Francesco Paolo Casavola che lo assolse dichiarò::«L'idea che le commesse siano state affidate perché a richiederle erano il presidente dell'Iri e il suo assistente alle società collegate è verosimile, ma non assume gli estremi di reato».
    Una seconda questione venne sollevata riguardo ad alcune consulenze nel settore Alta Velocità svolte da Nomisma tra il 1992 e il 1993. Prodi era stato scelto a partire dal 16 gennaio 1992 come "Garante del Sistema Alta Velocità" dai vertici delle Ferrovie dello Stato, con il compito di effettuare le valutazioni di impatto economico e ambientale legate alla costruzione della nuova rete TAV italiana. Una seconda commissione ("Comitato Nodi") composta dal professor Carlo Maria Guerci, da Giuseppe De Rita e dall'architetto Renzo Piano e presieduta da Susanna Agnelli, venne incaricata di elaborare un piano di riqualificazione delle strutture e dei servizi delle Ferrovie.

    Prodi lasciò l'incarico di Garante il 20 maggio 1993 per tornare alla presidenza dell'IRI su richiesta dell'allora Presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi. Nel 1996 un'inchiesta sulla questione portò a una serie di 40 perquisizioni della Guardia di Finanza e al sequestro di numerosi documenti riguardanti la TAV, operazione disposta dal PM di Roma Giuseppa Geremia, e ad un'imputazione per concorso in abuso d'ufficio verso Ercole Incalza (ex amministratore della TAV) ed Emilio Maraini (ex-dirigente Italfer). Prodi non venne coinvolto direttamente in questa seconda inchiesta. In seguito ad un articolo polemico apparso sul Daily Telegraph in data 4 maggio 1999, a firma Ambrose Evans-Pritchard, l'Unione Europea ritenne di dover precisare la posizione di Prodi sulla questione , dichiarando che
    Commissioni parlamentari che coinvolgono Romano Prodi
    La seduta spiritica nel caso Aldo Moro
    Il 10 giugno 1981, Romano Prodi fu chiamato a testimoniare davanti alla Commissione Moro perché aveva dichiarato di aver partecipato, il 2 aprile 1978, ad una seduta spiritica, durante un pranzo familiare in campagna con alcuni amici, tra i quali gli economisti e Mario Baldassarri e Alberto Clò, quest'ultimo propositore dell'esperimento divinatorio e proprietario della casa.
    I commensali raccontarono agli inquirenti che nel corso della seduta spiritica, iniziata per gioco, alla domanda dove è tenuto prigioniero Aldo Moro?, il piattino utilizzato avrebbe composto varie parole: prima alcune senza senso, poi Viterbo, Bolsena e Gradoli. Aldo Moro, rapito 17 giorni prima, il 16 marzo 1978, era al momento tenuto prigioniero dalle Brigate Rosse. Il professor Prodi, in seguito alla seduta, si recò a Roma il 4 aprile, e raccontò dell'indicazione al proprio conoscente Umberto Cavina, capo ufficio stampa dell'on. Benigno Zaccagnini.
    Così riferì Prodi nel corso della testimonianza:
    L'informazione fu ritenuta attendibile dal momento che, il 6 aprile, la questura di Viterbo, su ordine del Viminale, operò una perlustrazione sistematica del borgo medievale di Gradoli sito sulle rive del lago di Bolsena, alla ricerca della prigione di Moro. La vedova di Moro affermò di aver più volte indicato l'esistenza a Roma di una via Gradoli agli inquirenti, senza che questi estendessero le ricerche anche in quella direzione; circostanza confermata anche da altri parenti dello statista, ma energicamente smentita da Francesco Cossiga, all'epoca dei fatti ministro dell'interno. Fallito il blitz conseguente alla seduta spiritica, il 18 aprile i vigili del fuoco, a causa di una perdita d'acqua, scoprirono a Roma, in via Gradoli 96, un covo delle Brigate Rosse da poco abbandonato, che si sarebbe rivelato come la base operativa del capo della colonna romana delle BR, Mario Moretti, il quale aveva preso parte all'agguato di via Fani.
    Il caso venne riaperto nel 1998 dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo e le stragi, Il fine della Commissione era accertare se la vicenda della seduta spiritica fosse in realtà un modo per celare la vera fonte del nome "Gradoli" (per esempio un informatore vicino alle BR) e capire se il nome "Gradoli" fosse stato comunicato con tanta celerità alle forze dell'ordine con lo scopo di salvare Moro. L'allora presidente del consiglio Prodi, dati gli impegni politici di poco precedenti alla caduta del suo governo nell'ottobre 1998, si disse indisponibile per ripetere l'audizione; si dissero disponibili Mario Baldassarri ed Alberto Clò , Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, 36' seduta, 23 giugno 1998</ref>, entrambi, pur ammettendo di non credere allo spiritismo e di non aver più effettuato sedute spiritiche dopo quella, confermarono la genuinità del risultato della seduta (alla critica sul fatto che qualcuno avrebbe potuto guidare il piattino, Clò sostenne che la parola "Gradoli", così come "Bolsena" e "Viterbo", si erano formate più volte e con partecipanti diversi) e dichiararono che né loro, né, per quanto ne sapevano, nessuno dei presenti (partecipanti al gioco del piattino o meno) aveva conoscenze nell'ambiente dell'Autonomia bolognese o negli ambienti vicini alle BR.
    Successivamente si scoprirà che l'appartamento era già stato segnalato e tenuto sotto controllo dall'UCIGOS per diversi anni, in quanto frequentato precedentemente da esponenti di Potere operaio e Autonomia Operaia. Si scoprirà anche che alcuni esponenti del 'ndrangheta, contattati nel tentativo di trovare la prigione di Moro, avevano comunicato che la zona di via Gradoli era una "zona calda" e che questo avvertimento era già stato comunicato sia ai vertici della Democrazia Cristiana sia agli organi di polizia.
    Alla luce di nuove conoscenze sugli anni di piombo, alcuni suppongono che nei fatti relativi al rapimento Moro vi possa essere stato anche il coinvolgimento di servizi segreti, come il KGB, la CIA ed il Mossad e della P2.
    Telekom Serbia
    Con il nome giornalistico di Affare Telekom Serbia si intende la vicenda giudiziaria che riguarda l'acquisto di azioni dell'azienda telefonica Telekom Serbia da parte di Telecom Italia. Secondo la ricostruzione basata sulle dichiarazioni del faccendiere svizzero Igor Marini, nel corso di tale compravendita sarebbero state pagate delle tangenti ad esponenti del centrosinistra, tra le quali una supposta tangente di 125 mila dollari versata a Romano Prodi e Lamberto Dini. Tali accuse si rivelarono totalmente infondate e le prove chiave prodotte a loro supporto si rivelarono dei falsi. La commissione parlamentare istituita per fare luce sugli eventi dall'allora Governo Berlusconi II non formulò alcuna accusa diretta e non presentò al Parlamento la relazione finale. Nel 2005 l'indagine della Procura di Torino aperta nel 2001 sui vertici di Telecom del '97 venne archiviata.
    Presunti rapporti col KGB
    L'indicazione secondo la quale Romano Prodi sarebbe stato un uomo di riferimento del KGB in Italia si rifà alle affermazioni dell'eurodeputato inglese Gerald Batten dell'United Kingdom Independence Party, che sosteneva di averla ricevuta dalla spia russa Alexander Litvinenko, morto il 23 novembre 2006 per avvelenamento. Batten, richiedendo un'inchiesta, dichiarava il 3 aprile 2006 davanti al Parlamento Europeo a Strasburgo:
    Dopo la morte di Litvinienko, tuttavia, il quotidiano La Repubblica pubblicò un'intervista che questi aveva rilasciato il 3 marzo 2005, un anno prima delle dichiarazioni di Batten, in cui l'ex agente del KGB affermava che Mario Scaramella, il quale lo stava interrogando per conto della commissione Mitrokhin, insisteva per avere informazioni che potessero legare Prodi al rapimento di Moro o al KGB, ma che lui non aveva mai sentito parlare di Prodi e che non conosceva alcun dettaglio sul sequestro:
    In un'intervista su La Repubblica Oleg Gordievskij, anche lui ex agente del KGB e poi collaboratore del MI6, sostenne invece di aver partecipato ad un incontro con Litvinienko e Scaramella in cui il primo avrebbe riportato le parole pronunciate da Anatoly Trofimov ("Prodi è un nostro uomo"). Gordievskij tuttavia nell'intervista aggiunse che secondo lui Litvinienko stava mentendo e che l'informazione era stata attribuita ad una fonte, Anatolij Trofimov, che non avrebbe potuto in ogni caso smentirla in quanto era stato ucciso, sottolineando più volte la scarsa attendibilità dello stesso Scaramella. Gordievskij afferma anche che sia Scaramella che Guzzanti (presidente della commissione parlamentare d'inchiesta Mitrokhin), oltre ad alcuni eurodeputati inglesi, stavano facendo pressioni su di lui per avere informazioni che potessero legare Prodi ed altri politici della sinistra italiana al KGB (informazioni che lui non possedeva), e che Litvinienko, a causa di continue difficoltà economiche, aveva probabilmente deciso di riferire a Scaramella quello che quest'ultimo voleva sentirsi dire.
    Dal momento che molte delle accuse mosse a Prodi non sono poi state supportate da prove reali i suoi sostenitori ritengono che vi sia in realtà stata, da parte dei suoi nemici politici, una precisa strategia volta a causare danni alla credibilità dello stesso Prodi attaccandone la reputazione (strategia che in inglese viene indicata come character assassination). Questo è quanto sarebbe emerso dalle intercettazioni telefoniche di Mario Scaramella, membro della commissione Mitrokhin il quale è stato successivamente arrestato per ordine della magistratura per i reati di traffico internazionale di armi e violazione del segreto d'ufficio. Secondo tale posizione uno strumento democratico come una Commissione parlamentare sarebbe stato utilizzato come mezzo di lotta politica.
    Il 22 gennaio 2008 la Giunta per le immunita' parlamentari del Senato, rispondendo alle richieste del Gip di Roma, ha però ritenuto non utilizzabili in quanto illegali le intercettazioni telefoniche che riguardano Paolo Guzzanti, tra cui quelle tra questo e Mario Scaramella. Lo stesso Scaramella nel febbraio 2008 è stato condannato (con un patteggiamento) a quattro anni di carcere per concorso in importazione, detenzione e porto di munizionamento da guerra, esplosivo e armi, e per il quello che riguarda il reato di calunnia nei confronti dell'ex agente del KGB Alexander Talik, accusato di voler organizzare un attentato contro di lui, il suo interprete e Paolo Guzzanti.
    Principali pubblicazioni
    Pubblicazioni accademiche
    Romano Prodi al 33° vertice G8 a Heiligendamm 2007.
    Modello di sviluppo di un settore in rapida crescita: l'industria della ceramica per l'edilizia, Franco Angeli, Milano, 1966
    Concorrenza dinamica e potere di mercato. Politica industriale e fusioni d'impresa, Franco Angeli, Milano, 1967
    La diffusione dell'innovazione nell'industria italiana, Il Mulino, Bologna, 1973
    Sistema economico e sviluppo industriale in Italia, Il Mulino, Bologna, 1973
    "Italy", in Big Business and the State: Changing Relations in Western Europe, ed. R. Vernon, Harvard University Press, Cambridge Mass., 1974
    "Le trasformazioni dei modi di produrre e delle dimensioni delle imprese", in Quali imprese e quali uomini per la società degli anni ottanta, ed. C. Pastore, Milano, 1977
    "Un diverso modello per uscire dalla crisi", in Industria in crisi: soluzione nazionale o europea?*, ed. F. Grassini, Franco Angeli, Milano, 1978
    "Italia" in L'intervento pubblico nell'industria: Un'analisi comparata, ed. R. Vernon, Il Mulino, Bologna, 1978
    Per una riconversione e ristrutturazione dell'industria italiana, Il Mulino, Bologna, 1980
    La crisi delle partecipazioni statali: Conseguenze economiche di faticosi processi di decisione, L'Industria, n. 1, 1990
    La dimensione economica dei nuovi equilibri europei (discorso di inaugurazione dell'anno accademico 1989-90, Università di Bologna), L'Industria, n. 1, 1990
    C'è un posto per l'Italia fra i due capitalismi?, Il Mulino, n. 1, 1991
    Una crisi non solo politica: L'industria italiana a rischio, Il Mulino, n. 5, 1991
    Modello strategico per le privatizzazioni, Il Mulino, n. 5, 1992
    Il tempo delle scelte, Il Sole 24 Ore Libri, Milano, 1992 (II edizione 1995)
    Privatizzazioni e sviluppo delle piccole e medie imprese: Due grandi occasioni per rifondare la politica industriale in Italia, Rivista di politica economica, X (ottobre 1992), in collaborazione con Daniele de Giovanni
    La società istruita. Perché il futuro italiano si gioca in classe, Il Mulino, n. 2, 1993
    Istituzioni economiche, istituzioni politiche", Il Mulino, n. 6, 1995, in collaborazione con Franco Mosconi
    Economia e istituzioni nella società di fine secolo, in collaborazione con Franco Mosconi, in *"Cambiamento delle istituzioni e nuovo sviluppo in Italia e in Europa", ed. P. Bianchi, supplemento alla rivista L'Industria, Il Mulino, Bologna, 1996
    Il capitalismo ben temperato, Il Mulino, Bologna, 1995
    Pubblicazioni politiche
    Governare l'Italia. Manifesto per il cambiamento, Donzelli, Roma, 1995
    L'Italia che vogliamo, Donzelli, Roma, 1995
    Un'idea dell'Europa, Il Mulino, Bologna, 1999 (edizione inglese: Europe as I see it, Blackwell/Polity, Oxford, 2000).
    Insieme (con Flavia Franzoni), San Paolo, 2005
    Ci sarà un'Italia. Dialogo sulle elezioni più importanti per la democrazia italiana (con Furio Colombo), Feltrinelli, 2006
    La mia visione dei fatti. Cinque anni di governo in Europa, Il Mulino, Bologna, 2008.
    Riconoscimenti
    Lauree
    Laurea in Giurisprudenza (110 e lode) Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (1961)
    Lauree Honoris Causa:
    Università di Sofia (Bulgaria, 1998)
    Universitat Politecnica di Barcellona (Spagna, 1998)
    Università di Madras (India, 1998)
    Brown University (Stati Uniti, 1999)
    Università del Michigan (Stati Uniti, 1999)
    Università di Modena e Reggio Emilia (2000)
    Accademia di Studi economici di Bucarest (Romania, 2000)
    Università Cattolica di Lovanio (Belgio, 2000)
    Università di Malta (2000)
    Università di St. Gallen (Svizzera, 2000)
    Università di Ottawa (Canada, 2000)
    Università Kyung Hee, (Corea del Sud, 2000)
    Università di Pisa (2001)
    Università di Tirana (Albania, 2001)
    Instituto de Empresa di Madrid (Spagna, 2002)
    Università di Oxford (Regno Unito, 2002)
    Università di Tunisi (Tunisia, 2003)
    Università di Torino (2004)
    Università di Lublino (Polonia, 2004)
    Università Cattolica di Milano (Italia, 2007)
    Onorificenze e tributi
    Cavaliere di Gran Croce Ordine al merito della Repubblica Italiana
    — Roma, 2 giugno 1993
    Membro onorario della London School of Economics and Political Science (1989)
    Membro onorario della Real Academia de Ciencias Morales y Politicas di Madrid (1997)
    Premio Schumpeter della Società Schumpeter di Vienna (1999)
    Medaglia d'oro per l'economia dall'Università di Pavia (2002)
    Cittadino onorario di Scandiano (2008)
    Citazioni in opere di fantasia
    Prodi è stato ritratto su un fumetto Marvel (Uncanny X-Men 402 e 407) nella sua veste di presidente della Commissione Europea.
    Riferimenti e note


      ^ http://www.governo.it/Presidente/Biografia/biografiaProdi_it.php
      ^ http://archiviostorico.corriere.it/1993/aprile/26/ora_Scalfaro_punta_Prodi_co_0_9304267823.shtml
      ^ "L'Onu approva la moratoria sulla pena di morte", Wikinews, 18 dicembre 2007
      ^ Dossier sulla moratoria dal sito della Presidenza del COnsiglio
      ^ Notiziario del Senato della Repubblica dal 19 al 25 febbraio 2007
      ^ «Prodi, lascio la politica ma il mondo è pieno di occasioni». ANSA, 9-3-2008. URL consultato il 9-3-2008.
      ^ http://canali.libero.it/affaritaliani/politica/pdprodi160408.htm
      ^ African Union-United Nations Panel on peacekeeping (12 settembre 2008) in inglese
      ^ ONU Prodi 2 (10 settembre 2008)
      ^ dal corriere della sera
      ^ Un primo documento fu redatto da Roberto Poli, professore di Ragioneria generale alla Cattolica di Milano. Un'altra perizia fu stilata da Luigi Guatri, rettore dell'Università Bocconi
      ^ Cfr. 1. The SME Affair, «The Economist», 31 luglio 2003 (edizione stampata)
      ^ SME tutte le sentenze, dal sito della commissione europea, sezione dedicata alla presidenza di Romano Prodi
      ^ Barbacetto, Gomez, Travaglio: Mani Pulite, la vera storia, Prodi e il caso Cirio p. 486 (2002, Editori Riuniti, ISBN 8835952417).
      ^ Peter Gomez e Marco Travaglio, Le mille balle blu, p. 127 (2006, Rizzoli, ISBN 8817009431).
      ^ Past privatisations managed by IRI and Romano Prodi's past role as official guarantor of the Italian high speed train project, 15.09.1999
      ^ a b c Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, 48esima seduta, audizione Giovanni Moro, 9 marzo 1999
      ^ audizione Mario Baldassarri, Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, 35' seduta, 17 giugno 1998
      ^ a b audizione Alberto Clò
      ^ Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, 31esima seduta, audizione Adriana Faranda, 11 febbraio 1998
      ^ Intervista a Benito Cazora, del mensile Area, giugno 97, pag. 34-36, riportata dal sito vuotoaperdere.org
      ^ Intervista a Marco Cazora, figlio del deputato Benito Cazora, 25 dicembre 2007, dal sito vuotoaperdere.org
      ^ Galloni a 'Next': Moro mi disse che sapeva di infiltrati CIA e Mossad nelle BR, notizia di RaiNews24 del 5 luglio 2005
      ^ Intervento di Gerard Batten. Parlamento europeo, 3 aprile 2006. URL consultato il 13-3-2008.
      ^ E Litvinenko raccontò "Volevano sapere di Prodi", intervista a Aleksandr Litvinenko, "La Repubblica" 26 novembre 2006
      ^ L'ex spia del Kgb su Scaramella "Un bugiardo, voleva rovinare Prodi", intervista a Oleg Gordievskij, «La Repubblica» 7 dicembre 2006"
      ^ La resistibile ascesa di Mario Scaramella articolo de "Il Sole 24 Ore" online
      ^ Mitrokhin: Guzzanti, per giunta illegali mie intercettazioni, agenzia AGI riportata da www.diritto-oggi.it
      ^ Zitti zitti, articolo di Marco Travaglio, da "L'Unità" del 25 gennaio 2008, riportato da www.canisciolti.info
      ^ Scaramella condannato a 4 anni, ma non tornera' in carcere per l'indulto, articolo di RaiNews24, del 14 febbraio 2008
      ^ Commissione Mitrokhin, Mario Scaramella torna in libertà, articolo del "Corriere della Sera", del 14 febbraio 2008
      ^

    Voci correlate
    Governo Prodi I
    Governo Prodi II
    Commissione Prodi
    L'Ulivo
    L'Unione
    I Democratici
    Nomisma
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