René Descartes (detto Cartesio) (1596-1650)

Informazioni di base:

  • Scomparso nel: 1650
  • Data di nascita: 31 Marzo 1596
  • Professione: Filosofo
  • Luogo di nascita: La Haye
  • Nazione: Francia
  • René Descartes in Rete:

  • Sito Non Ufficiale: Un sito non ufficiale su René Descartes
  • Wikipedia: René Descartes su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Disambiguazione – Se stai cercando altri significati per Cartesio, vedi Cartesio (disambigua).
    René Descartes, in un dipinto di Frans Hals
    René Descartes (La Haye en Touraine, 31 marzo 1596 – Stoccolma, 11 febbraio 1650) è stato un filosofo e matematico francese, che diede fondamentali contributi a questi due campi del sapere.
    È conosciuto anche con il nome latinizzato Renatus Cartesius, in Italia modificato in Cartesio.
    Cartesio, ritenuto da molti fondatore della filosofia moderna e padre della matematica moderna, è considerato uno dei più grandi e influenti pensatori nella storia dell'umanità. Con il suo pensiero estese la concezione razionalistica e matematizzante della conoscenza, che era stata propugnata da Francesco Bacone, ma formulata e applicata effettivamente solo da Galilei, a ogni aspetto del sapere, dando vita a quello che oggi è conosciuto con il nome di razionalismo continentale, una posizione filosofica dominante in Europa tra XVII e XVIII secolo.

    Biografia
    Statua davanti al Comune di La Haye
    Cartesio nacque a La Haye, villaggio poi ribattezzato La Haye - Descartes in onore del filosofo, nella regione francese della Touraine, e fu educato presso il collegio gesuita di La Fleche dove studiò dal 1604 al 1612. Dopo il baccalaureato in legge, conseguito nel 1616 presso l'università di Poitiers invece di dedicarsi all'attività forense, nel 1618 intraprese la carriera militare alle dipendenze del principe Maurizio di Nassau. Di stanza a Brema, incontrò il medico Isaac Beeckman con il quale collaborò a diverse ricerche scientifiche. Il breve trattato sulla musica intitolato Compedium Musicae fu offerto da Cartesio a Beeckman come strenna per il nuovo anno, il 1619.
    Il 10 novembre del 1619, mentre si trovava in Germania, ebbe un sogno in cui affermò di aver avuto la rivelazione di un nuovo sistema scientifico e matematico, che egli chiamò scientia penitus nova, ovvero scienza completamente nuova (si trattava, in realtà, dell'estensione del metodo matematico-quantitativo agli altri campi del sapere). Nel 1622 rientrò in patria e trascorse gli anni immediatamente successivi tra Parigi e le città culturalmente più all'avanguardia d'Europa. Tra il 1623 ed il 1625 si trova in Italia.
    Nel 1628 scrisse le Regulae ad directionem ingenii e si trasferì in Olanda dove rimase fino al 1649, cambiando frequentemente domicilio. Nel 1629 cominciò a lavorare all'opera Il Mondo ma a seguito della condanna del Galilei (1633) abbandonò il proposito di pubblicarla, poiché anch'egli nell'opera sposava in più parti le tesi di Copernico condannate dalla Chiesa. Nel 1635 conobbe la gioia di diventare padre con la nascita della figlia Francine (battezzata il 7 agosto dello stesso anno; la piccola sarebbe morta nel 1640).
    Prima edizione de La Geometria
    Nel 1637 pubblicò il Discorso sul metodo e i saggi su Ottica, Geometria e Meteore. Nel 1641 diede alle stampe la prima edizione delle Meditazioni metafisiche corredate dalle prime sei Obiezioni e risposte. L'anno successivo (1642) con la seconda edizione delle Meditazioni pubblicò le settime Obiezioni e risposte.
    Nel 1643 la filosofia cartesiana venne condannata dall'università di Utrecht, contemporaneamente Cartesio iniziò una lunga corrispondenza con Elisabetta principessa di Boemia. Nel 1644 compose i Principia philosophiae e compì un viaggio in Francia. Nel 1647 la corona di Francia gli riconobbe una pensione. L'anno successivo da una lunga conversazione con Frans Burman nacque il libro omonimo.
    Nel 1649 accettò l'invito della regina Cristina di Svezia, sua discepola e desiderosa di approfondire i contenuti della sua filosofia, e si trasferì a Stoccolma. Quello stesso anno dedicò il trattato sulle Passioni dell'anima alla principessa Elisabetta. Il rigido inverno svedese e gli orari in cui Cristina lo costringeva ad uscire di casa per impartirle lezione - prime ore del mattino quando il freddo era più pungente - minarono il suo fisico. Cartesio si spense l'11 febbraio 1650, vittima della polmonite. Le sue spoglie vennero portate in Francia e tumulate a Parigi nella chiesa di S.te Geneviève-du-Mont.
    Nel 1667 i suoi libri vennero messi all'Indice dalla Chiesa cattolica. Durante la Rivoluzione francese i suoi resti furono tumulati al Panthéon assieme a quelli degli altri grandi pensatori francesi e il villaggio in cui era nato venne ribattezzato La Haye - Descartes; oggi i suoi resti riposano a Parigi, nella chiesa di Saint-Germain-des-Prés.
    Pensiero di Cartesio
    Cartesio e il metodo
    Considerato il primo pensatore moderno ad avere fornito un quadro filosofico di riferimento per la scienza moderna all'inizio del suo sviluppo, Cartesio ha cercato di individuare l'insieme dei principi fondamentali che possono essere conosciuti con assoluta certezza. Per individuarli si è servito di un metodo chiamato scetticismo metodologico: rifiutare come falsa ogni idea che può essere revocata in dubbio.
    La conoscenza sensibile è la prima a essere messa in mora: non è bene fidarsi di chi ci ha già ingannato e potrà farlo ancora in seguito. Addirittura nel sonno capita di rappresentarsi cose che non esistono come se fossero vere. Perciò bisogna rifiutarsi di credere nei sensi.
    La conoscenza matematica solo apparentemente può sfuggire al metodo del dubbio metodico messo in atto da Cartesio. Infatti, benché sembri che non ci possa essere nulla di più sicuro e di più certo, non si può neppure escludere che un "genio maligno", supremamente malvagio e potente, si diverta ad ingannarci ogni volta che effettuiamo un calcolo matematico.
    Cartesio, per la sua personale esperienza della verità, ritiene che i pensieri di cui possiamo essere certi sono evidenze primarie alla ragione. Evidente è l'idea chiara e distinta, che si manifesta all'intuito nella sua elementare semplicità e certezza, senza bisogno di dimostrazione. Ne sono esempi i teoremi di geometria euclidea, che sono dedotti in base alla loro stessa evidenza, ma nello stesso tempo verificabili singolarmente in modo analitico, mediante vari passaggi.
    Il ragionamento non serve a dimostrare le idee evidenti, ma semplicemente a impararle e memorizzarle; i collegamenti hanno la funzione di aiutare la nostra memoria. Kant rileverà che questo non solo è un metodo opportuno, ma che è l'unico possibile, che le coscienze si formano intorno a un "io penso" che può apprendere soltanto conoscenze che derivino da un unico principio.
    Cartesio afferma anche che ognuno ha il suo metodo e che il suo è uno dei metodi possibili. L'importante è darsi un metodo cui sottoporre tutte le verità e da seguire come regola per tutta la vita; il metodo cartesiano finisce con l'essere un imperativo categorico il cui contenuto metodico varia a seconda delle circostanze, ma anche della persona (cosa che l'imperativo categorico non ammette). Il metodo cartesiano quindi non è altro che un criterio di orientamento unico e semplice che all'interno di ogni campo teoretico e pratico aiuti l'uomo, e che abbia come ultimo fine il vantaggio dell'uomo nel mondo.
    Cartesio e il dubbio
    Che cosa possiamo sperare di conoscere con certezza a questo punto? Proprio quando sembra impossibile individuare qualcosa che possa essere conosciuto con certezza, Descartes si rende conto che qualunque cosa possa fare quel genio maligno non potrà mai far sì che io, che dubito di essere ingannato da lui, non esista: la sua azione dell'ingannare si rivolge nei confronti di un esistente che subisce l'inganno e che dubita di essere ingannato e, se dubita, pensa. Questo è il principio (meglio conosciuto nella formula del cogito ergo sum, "penso dunque sono", che compare nel Discorso sul metodo) su cui ricostruire l'edificio della conoscenza.
    Dal momento che dobbiamo comunque rifiutare l'insegnamento dei sensi che ci rappresentano come dotati di un corpo, Descartes conclude di essere una sostanza pensante.
    La contrapposizione fra res cogitans e res extensa avrà notevoli risvolti antropologici
    Il pensiero costituisce la sua essenza nella misura in cui esso è ciò di cui non può più dubitare. La costruzione del sapere avviene attraverso il metodo della deduzione mentre i sensi sono privati di ogni dignità conoscitiva.
    Il composto anima-corpo
    Qual è il rapporto che l’io in quanto pensiero e il corpo in quanto estensione intrattengono tra di loro?
    Cartesio anzitutto esclude che il pensiero sia nel corpo «come un nocchiero nella barca»; questa era l’immagine platonica per illustrare il rapporto anima-corpo, che lasciava intatte e separate le due sostanze.
    A tale possibilità Cartesio obietta che le sensazioni che abbiamo, fame, sete, dolore...ecc., ci segnalano un rapporto diretto col corpo, laddove se non si realizzasse un’unità, l’intelletto non proverebbe quei pensieri di sensazione, ma essi gli riuscirebbero in qualche modo estranei.

    C’è un ulteriore elemento che ci dà la misura dell’unione intrinseca dell’intelletto col corpo,e cioè che i corpi esterni a noi intrattengono con noi rapporti che non sono percepiti come inerenti esclusivamente alla nostra corporeità, ma come benefici o dannosi a tutti noi stessi.
    Anima e corpo sono dunque «mescolati», come attestano le sensazioni sia interne che esterne; ma non al punto che non sia possibile distinguere alcune operazioni «che sono di pertinenza della sola anima» e altre «che appartengono al solo corpo».
    All’anima compete la conoscenza della verità, al corpo le sensazioni «che ci sono date dalla natura propriamente solo per indicare all’anima quali cose siano di beneficio, quali di danno, a quel composto di cui essa è una parte, e ciò finché non sono ben chiare e distinte».
    Il corpo dà dunque all’anima le indicazione necessarie perché essa operi per la sopravvivenza del composto, ma tali indicazioni sono oscure e confuse,e la luce intellettuale deve, per conoscere la verità su di esse, provvedere a chiarirle.
    Questa spiegazione puramente funzionale delle sensazioni urta però con due obiezioni che Cartesio si pone immediatamente.
    Le sensazioni nocive
    Il corpo però a volte ha sensazioni nocive per il composto, in ciò venendo meno alla sua funzione, ad esempio «quando qualcuno, ingannato dal sapore gradevole di un cibo, ingerisce il veleno che vi è nascosto».
    Questa obiezione è facilmente superabile, in quanto al più in questo caso si può accusare la sensazione di ignorare che in quel cibo c’è del veleno, ma ben sappiamo che l’uomo è «una cosa limitata», e un caso del genere si spiega appunto considerando che la sensazione ha una capacità informativa limitata.
    Più insidiosa è l’altra obiezione, che osserva che ci sono sensazioni che direttamente operano a danno del composto; ad esempio «quando coloro che sono ammalati desiderano una bevanda o del cibo, che poco dopo sarà loro nocivo» come l’idropico che prova una sensazione di sete, soddisfacendo la quale sicuramente si danneggerà.
    Per rispondere a tale obiezione Cartesio tenta dapprima la strada della spiegazione puramente meccanicistica del corpo, cui addossare la responsabilità dell’errore. Istituisce il famoso paragone tra corpo e orologio, ed osserva che se si considera il corpo come una macchina di pure parti materiali, si può pensare alla malattia come ad una rottura della macchina; ma anche con questo modello non si è risposto all’obiezione, ammette Cartesio, perché le leggi di natura regolano anche un orologio che funziona male, mentre nel caso dell’idropico vengono meno. Se la malattia è da paragonarsi ad un guasto dell’orologio che ne produce il malfunzionamento, resta ancora da spiegare come mai vi si aggiunga un’attività che è direttamente contraria alla sopravvivenza del composto, e cioè il desiderio di bere.
    Potremmo aggiungere, è come se l’orologio, oltre a funzionare male, si mettesse a danneggiare i suoi ingranaggi o attivasse un pulsante di autodistruzione. In tale caso di autodanneggiamento la sensazione di sete dell’idropico è «un vero errore di natura», in quanto opera in contrasto con la sopravvivenza del composto, al cui fine le sensazioni sono istituite.
    L'"uomo macchina" e gli animali
    Il "cogito", come capacità di autocoscienza appartiene solo agli uomini dotati di un corpo che funziona meccanicamente come una macchina: « incomparabilmente meglio ordinata e ha in sè movimenti più meravigliosi di qualsiasi altra tra quelle che gli uomini possono inventare » ; gli animali invece privi di coscienza sono delle semplici macchine. Solo l'uomo ragiona e parla mentre gli animali anche quando parlano in modo simile al nostro interloquire, come ad esempio i pappagalli, non fanno che ripetere dei suoni che sentono, non elaborano razionalmente dei discorsi. L'incapacità di parlare degli animali non dipende dal fatto che essi non abbiano gli organi appositi per farlo, come ad esempio le corde vocali, ma dalla loro incapacità di ragionare. Tanto è vero che pur essendovi uomini privi degli strumenti per parlare tuttavia sono superiori agli animali parlanti perché, pur essendo muti e sordi, con la loro ragione inventano segni che permettono loro di comunicare coscientemente.
    Gli animali quindi sono privi di ragione e di coscienza e non provano dolore anche quando sembrano manifestare sofferenza in realtà reagiscono meccanicamente ad una stimolazione materiale come quando toccando una molla dell'orologio le sue lancette si muovono.
    Cartesio e le idee
    Se io sono sostanza pensante, il mio pensiero deve essere caratterizzato da un contenuto, ovvero deve configurarsi come idea.
    Cartesio distingue tre tipologie di idee:


      Idee avventizie: derivano, tramite la sensibilità, da oggetti esterni e sono indipendenti dall'uomo.
      Idee fittizie: da noi inventate (l'idea dell'ippogrifo o quello della chimera)
      Idee innate: cioè nate con noi, sono come un patrimonio costitutivo della mente (l'idea matematica, l'idea di Dio);

    Cartesio e Dio
    Con la sola forza del pensiero deduttivo Descartes prova l'esistenza di un Dio benevolo che ha dato all'uomo una mente e un corpo e che non può desiderare di ingannarlo. Le tre prove ontologiche, liberamente ispirate dalla Scolastica, di cui il filosofo si serve per dimostrare Dio sono:
    Siccome l'uomo ha in sé l'idea di Dio, che equivale all'idea della perfezione, ne deriva, seguendo il principio per cui la causa dev'essere eguale o maggiore all' effetto prodotto, che l'idea di Dio non può essere un prodotto della mente dell'uomo (il quale esercitando il dubbio dimostra la sua imperfezione), né dall'esterno (di cui potendo dubitarne si dimostra l'imperfezione) ma deve provenire necessariamente da un'entità perfetta, estranea all'idea di perfetto che l'uomo ha di lui: cioè Dio.
    Siccome l'uomo è consapevole della sua imperfezione, non può essere stato lui l'artefice di quelle idee di perfezione che egli ha nella sua mente (onniscienza, onnipotenza, prescienza ecc.) altrimenti alla creazione si sarebbe dato codeste prerogative. Motivo per cui deve esistere un'entità che gode di quelle qualità e che abbia da esterno creato l'uomo: cioè Dio.
    Riprendendo la prova elaborata da Anselmo d'Aosta, Cartesio afferma che l' esistenza è già implicita nel concetto stesso di perfezione: esiste un'entità superiore in quanto espressione dell'idea che l'uomo ha di perfetto (la cosiddetta prova ontologica, come Kant definirà per sostenere l'impossibilità di far coincidere il piano logico con il piano ontologico): cioè Dio.
    In questo modo, si può recuperare il rapporto con il mondo sensibile senza timore di essere ingannato. Riprendendo i tre anni di studi filosofici, Cartesio recupera l'idea della scolastica medioevale di un Dio-Bene che non può ingannare né me né i miei sensi, per cui è reale il mondo che abbiamo davanti. L'errore viene pertanto attribuito non alla dimensione intellettuale dell'uomo, ma alla volontà, che asseconda nel procedimento un principio non ancora chiarito.
    Cartesio glottoteta
    Cartesio s'interessò anche del linguaggio. Ai suoi tempi si discuteva della possibilità dell'esistenza di una lingua a priori che egli non crede possa esservi ma ritiene che piuttosto sia possibile costruirne una seguendo queste linee guida:
    dovrebbe essere una lingua molto semplice da imparare: si dovrebbe apprendere nel giro di cinque, sei giorni: per questo dovrebbe essere facile a scriversi e a pronunciarla;
    tra le parole e i pensieri bisognerebbe instaurare la stessa relazione che c'è tra i numeri: un ordinamento preciso e meccanico che renda possibile una combinazione tramite sicure regole;
    il primo passo da compiere per questa nuova lingua sarebbe quello di scomporre le idee complesse in idee semplici per poi effettuare ogni combinazione logica possibile.
    In una lettera a padre Mersenne (20 novembre 1629) egli scriveva:
    Cartesio pensava infine che si potesse tentare di stabilire i nomi primitivi delle azioni confrontando i verbi delle più diverse lingue e di dedurne le parole tramite degli affissi.
    Compendium Musicae
    Il motivo per il quale Cartesio studia il suono è quello di comprendere in maniera più ampia come la musica riesce a commuoverci. Egli assume di poter comprendere tale proprietà dall’esame che fa delle caratteristiche fondamentali che rendono commovente il suono, ovvero la durata ed il tono. Egli è dell’opinione che una semplice analisi matematica della consonanza possa fornirci le nozioni fondamentali sul modo di produrre il suono e quindi sulla natura della musica. Per Cartesio ogni oggetto piacevole viene percepito come semplice, le serie armoniche sono più semplici delle serie geometriche e quindi da preferire. Egli traduce i rapporti musicali in segmenti di linea in modo da renderli visibili all’occhio e quindi intuitivamente più chiari.
    Cartesio suppone che la semplicità di ascolto venga rispecchiata nella semplicità visiva, privilegiando perciò la percezione visiva di segmenti di linea rispetto ai rapporti matematici.


    La consonanza
    Con semplici operazioni matematiche sulle linee Cartesio deriva le consonanze. Il procedimento consiste in successive bisezioni di una corda AB prima in C, con origine dell’ottava (1 / 2): ACAB, poi in D, punto intermedio tra C e B, con origine dei segmenti AC e AD che generano propriamente la quinta (2 / 3), mentre da segmenti AD e AB deriva accidentalmente la quarta (3 / 4), DB.




    Cartesio si arresta nella bisezione della retta alla lettera E, il motivo sta nel fatto che un’ulteriore divisione in F darebbe origine al tono maggiore (8 / 9):ACAF e al tono minore (9 / 10):AFAE, entrambi dissonanti. Cartesio definisce il rapporto di semitono come 15 / 16 riprendendo i dati di Zarlino, tuttavia se avesse continuato nella suddivisione della retta sarebbe giunto a trovare il punto G e avrebbe ottenuto valori differenti, AC / AG = 16 / 17 e AG / AF = 17 / 18.
    Note alte-note basse
    Nell’opera di Cartesio si trova anche tutta una parte dedicata al rapporto tra note basse e note alte. In particolare sostiene che il suono sta al suono come la corda sta alla corda, poiché una corda più corta è contenuta in una corda più lunga, allo stesso modo le note più alte sono contenute in quelle più basse, per questo la nota più bassa è la più importante. Inoltre, come Platone nel Timeo, Cartesio sostiene che le note alte hanno più velocità delle note basse. Cartesio osservò anche che ogni nota contiene la sua ottava, fenomeno che aveva già accennato Aristotele. La spiegazione per cui l’intervallo di quarta risulta essere l’ombra dell’intervallo di quinta per Cartesio ha una semplice spiegazione geometrica.




    Se si prende una corda AC e la si pizzica si ottiene anche la sua ottava, quindi AC fa risuonare anche EF. Ora quest’ultima nota è effettivamente una quarta considerata a partire dalla nota suonata da DB.
    Mobilizzazione del re
    Cartesio affronta anche il problema della scala di Zarlino, egli è a conoscenza dell’incongruenza della scala di Zarlino riferita all’intervallo di terza minore re-fa e a quello di quinta re-la, entrambe sfalsate di un comma sintonico pari a 80 / 81. Cartesio propone di assegnare al re due valori leggermente diversi, re e re*, il secondo più basso del primo di un comma sintonico. In questo modo le consonanze sono mantenute pure, e si stabilizza il tono mobilizzando una delle note. La mobilizzazione del re, del do e di tutte le altre cinque note fa sì che l’ottava non era più suddivisa in 12 parti, ma bensì in 19. In questo modo si può mantenere la precisione matematica, ma al prezzo di un'accresciuta complessità di esecuzione.
    Consonanza
    La spiegazione di Cartesio sulla consonanza è analoga a quella di Galileo. Le due corde A e B stiano tra loro nel rapporto di 3:1 e le corde A e C nel rapporto di 3:2. Se A e B vengono messe in moto nello stesso momento, A compirà un’oscillazione mentre B ne compirà tre. Segue che quando A inizia la sua seconda oscillazione, B inizierà la sua quarta, e quando A inizia la terza, B inizia la settima. In questo modo le due corde iniziano ogni oscillazione insieme a distanza di un momento. Ora se A e C vengono messe in moto contemporaneamente, A avrà completato un’oscillazione mentre C è già a metà della sua seconda, quindi C non sarà in grado di partire nuovamente con A nel secondo momento di tempo , ma solo nel terzo. Quindi mentre le corde A e C iniziano contemporaneamente solo ad intervalli di due momenti, A e B partono insieme ad ogni momento, questo fa sì che i suoni si mescolino meglio e producano un’armonia più dolce.


    Cartesio sviluppa l’idea che la dolcezza delle consonanze dipende dalla frequenza con cui i battiti prodotti dai corpi sonori coincidono a intervalli regolari. Tuttavia Cartesio sostiene che la teoria matematica non può fornire un criterio di qualità estetica, criterio che dipende esclusivamente dai gusti dell’ascoltatore.
    Opere
    Compendium Musicae (1618)
    Discorso sul metodo (1637)
    La Diottrica (1637)
    La Geometria (1637)
    Meditazioni metafisiche (1641)
    Le passioni dell'anima (1649)
    Note

      ^ Res cogitans,sinonimo di pensiero, mente, intelletto, ragione, ingegno, spirito, io, cogito. Realtà spirituale colta mediante l’autoriflessione; è una pura sostanza, indivisibile, finita e immortale. Seguendo il percorso meditativo essa è più facile a conoscersi del corpo. E’ la prima realtà ad emergere dalle ceneri del dubbio estremo, allorché Cartesio scopre che quand’anche mi ingannassi in tutto, rimarrebbe certificata dall’inganno l’esistenza di me che mi inganno, cioè l’io sono, io esisto, oppure cogito, in quanto colui che su coglie esistente si accorge di non poter rimuovere da sé il pensiero, scoprendosi cosi identico al pensiero. Nell’uomo l’anima è unita al corpo. La modalità della loro unione dà origine al problema detto del dualismo cartesiano
      ^ . È usato da Cartesio con due significati : come corpo preso in generale e come il corpo fisico dell’essere umano. Per il primo significato "corpo" è sinonimo di res extensa o sostanza corporea o materia o quantità che, illimitata ed eterna, costituisce l’universo fisico. Col secondo significato si intende il particolare corpo fisico che, unito all’anima, forma l’essere umano. Soggetto a cambiamenti, è un insieme di accidenti che mutano i loro rapporti reciproci,e , non essendo una sostanza, perisce. Funziona come una macchina. Fa parte delle cose materiali.
      ^ Contributo alla psicologia: Cartesio, introducendo la differenza tra res cogitans (il pensante, la mente, l'anima) e res extensa (il corpo che occupa uno spazio fisico) considera il corpo come una pura macchina materiale e dunque nessuno ne può vietare l'indagine naturalistica. Rendendo possibile quanto meno lo studio del corpo veniva superata una prima interdizione della Chiesa riguardo allo studio della psiche, che riservava lo studio del corpo e della mente ai teologi.
      ^ Sulla base di queste convinzioni la vivisezione era naturalmente accettata e largamente praticata nella fine del XVII secolo

    Bibliografia
    William R. Shea. La magia dei numeri e del moto. René Descartes e la scienza del Seicento. Torino, Bollati Boringhieri, 1994. ISBN 8833908852.
    Giuseppe Leone, "Il quarto centenario dalla nascita di Cartesio (René Descartes). Una "ragione" per l'Europa Unita", in "Ricorditi...di me", su Lecco 2000", Lecco, aprile 1996
    Voci correlate
    Cogito ergo sum
    Razionalismo
    Dualismo
    Collegamenti esterni
    (EN) Discorso sul metodo - all'interno del Progetto Gutenberg
    (EN) Selezione dai Principia Philosophiae - all'interno del Progetto Gutenberg
    (EN) Le passioni dell'anima - all'interno del Descartes Web Project
    (EN) Le Meditazioni
    Opere di Cartesio: testi con concordanze e liste di frequenza
    A proposito di Monsieur Descartes
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