Primo Levi (1919-1987)

Informazioni di base:

  • Scomparso nel: 1987
  • Data di nascita: 31 Luglio 1919
  • Professione: Scrittore
  • Luogo di nascita: Torino (TO)
  • Nazione: Italia
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  • Biografia:

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    Primo Levi
    Primo Levi (Torino, 31 luglio 1919 – Torino, 11 aprile 1987) è stato uno scrittore italiano autore di racconti, memorie, poesie e romanzi.
    Nato a Torino da una famiglia ebraica originaria di Bene Vagienna, Primo Levi frequenta a partire dal 1934 il liceo-ginnasio D'Azeglio; terminato il primo ciclo di studi si iscrive alla facoltà di chimica dell'Università di Torino. Ottenuta la laurea in chimica, dopo due anni di lavori precari a causa delle sue origini ebraiche, Primo Levi si unisce a un gruppo di partigiani nei pressi di Aosta. Per lo scarso equipaggiamento ed addestramento del gruppo, nel 1944 venne catturato e, dopo una breve detenzione nel campo di Fossoli, viene deportato nel campo di sterminio di Auschwitz. Dopo una prigionia di circa un anno, il campo dove era internato viene liberato dall'avanzata dell'Armata Rossa. Le sue opere letterarie furono ispirate da questa tragica esperienza. Primo Levi venne trovato morto nell'aprile 1987 alla base della tromba delle scale di casa sua, dando vita a sospetti di suicidio. Nell'aprile 2007, in occasione del ventennale della morte, gli è stata intitolata l'Aula Magna dei dipartimenti chimici dell'Università degli Studi di Torino, dove si era laureato nel 1941.

    Biografia
    Nato il 31 luglio 1919 da Ester Luzzati e Cesare Levi, appartenenti ad una famiglia di origini ebraiche proveniente dalla Provenza e dalla Spagna, la sua infanzia fu turbata da alcune incomprensioni con il padre, dovute ad una notevole differenza di età e ad un differente carattere. Nel 1934 si iscrive al liceo classico "Massimo d'Azeglio" di Torino, noto per aver ospitato docenti illustri e oppositori del fascismo come Augusto Monti, Franco Antonicelli, Umberto Cosmo, Norberto Bobbio, Cesare Pavese, Massimo Mila, Leone Ginzburg e molti altri. Questi insegnanti furono però allontanati, e il clima politico ivi presente si raffreddò.
    Studi universitari e prime esperienze lavorative
    Nel 1937 si diploma e si iscrive al corso di laurea in chimica presso l'Università di Torino. Nel novembre del 1938 entrano in vigore, anche in Italia, le leggi razziali, che introducono gravi discriminazioni ai danni dei sudditi italiani che il regime fascista considerava "di razza ebraica".
    Le leggi razziali hanno un determinante influsso indiretto sul suo percorso universitario ed intellettuale. Scrive: "Nella mia famiglia si accettava, con qualche insofferenza, il fascismo. Mio padre si era iscritto al partito di malavoglia ma si era pur messo la camicia nera. Ed io fui balilla e poi avanguardista. Potrei dire che le leggi razziali restituirono a me, come ad altri, il libero arbitrio."
    Le leggi razziali precludono l'accesso allo studio universitario agli ebrei, ma concedono di terminare gli studi a quelli che lo hanno già intrapreso. Levi è in regola con gli esami, ma, a causa delle leggi razziali, ha difficoltà a trovare un relatore per la sua tesi; si laurea comunque nel 1941, a pieni voti con lode, con una tesi in fisica. Il diploma di laurea riporta la precisazione «di razza ebraica». In quel periodo suo padre si ammala di tumore. Le conseguenti difficoltà economiche e le leggi razziali rendono affannosa la ricerca di un impiego. Viene assunto in maniera semi illegale in un'impresa che lo incarica di trovare un metodo economicamente conveniente per estrarre le tracce di nichel contenute nel materiale di scarto di una cava d'amianto. A questo periodo risalgono i primi esperimenti letterari, due brevi racconti pubblicati molti anni dopo all'interno del romanzo "Il sistema periodico".
    Nel 1942 si trasferisce a Milano, avendo trovato un impiego migliore presso una fabbrica svizzera di medicinali. Qui Levi, assieme ad alcuni amici, viene in contatto con ambienti antifascisti militanti ed entra nel Partito d'Azione clandestino.
    Nel campo di Auschwitz
    L'ingresso del campo in inverno.
    Nel 1943 si inserisce in un nucleo partigiano operante in Val d'Aosta. Poco dopo, nel dicembre 1943, viene arrestato dalla milizia fascista nel villaggio di Amay sul versante verso Saint-Vincent del col de Joux (tra Saint-Vincent e Brusson) e trasferito nel campo di transito di Fossoli presso la città di Modena. Il 22 febbraio 1944, Levi ed altri 650 ebrei, vengono stipati su un treno merci (oltre 50 individui per vagone) e destinati al campo di concentramento di Auschwitz in Polonia. Levi (registrato col numero 174 517) rimase in questo Lager per undici mesi, fino alla liberazione da parte dell'armata rossa. Fu uno dei venti sopravvissuti fra i 650 che erano arrivati con lui al campo. Levi attribuisce la sua sopravvivenza a una serie di incontri e coincidenze fortunate. Innanzitutto, leggendo pubblicazioni scientifiche durante i suoi studi, ha appreso un tedesco elementare. Poi incontra Lorenzo Perrone, un civile occupato come muratore, che, esponendosi a un grande rischio personale, gli fa avere regolarmente del cibo. In un secondo momento, a causa della scarsezza di mano d'opera dovuta allo sforzo bellico, viene impiegato alla Buna, una fabbrica per la produzione di gomma sintetica di proprietà del colosso chimico tedesco IG Farben. Infine, nel gennaio del 1945, immediatamente prima della liberazione del campo da parte dell'armata rossa, si ammala di scarlattina e viene ricoverato nel "Ka-be" (dal tedesco Krankenbau; in italiano infermeria del campo) scampando così fortunosamente alla marcia di evacuazione da Auschwitz.
    Il viaggio di ritorno in Italia, narrato nel romanzo "La tregua", sarà lungo e travagliato. Si protrae fino ad ottobre, attraverso Russia, Ucraina, Romania, Ungheria ed Austria.
    Chimico e Scrittore
    L'esperienza nel campo di concentramento lo ha profondamente sconvolto fisicamente e psicologicamente. Giunto a Torino si riprende fisicamente e riallaccia i contatti con i familiari e gli amici superstiti dell'olocausto. Non trovando impiego si sposta a Milano, dove viene assunto da una fabbrica di vernici. Mosso dalla prorompente necessità di testimoniare l'incubo vissuto nel Lager, si getta febbrilmente nella scrittura di un romanzo testimonianza sulla sua esperienza ad Auschwitz, che verrà intitolato Se questo è un uomo. In questo periodo conosce e si innamora di Lucia Morpurgo, che diventerà sua moglie. Levi afferma come questo incontro sia stato fondamentale per la stesura di Se questo è un uomo, permettendogli di passare dalla prospettiva dolorosa di un convalescente a quella descritta dall'autore nel romanzo Il sistema periodico, con queste parole: «un'opera di chimico che pesa e divide, misura e giudica su prove certe, e s'industria di rispondere ai perché». Nel 1947 termina il manoscritto, ma molti editori, tra cui Einaudi, lo rifiutano. Viene pubblicato da un piccolo editore, De Silva. Nonostante la buona accoglienza della critica, inclusa una recensione favorevole di Italo Calvino su L'Unità, incontra uno scarso successo di vendita. Delle 2500 copie stampate, se ne vendono solo 1500, soprattutto a Torino.
    In questo periodo Levi abbandona il mondo della letteratura e si dedica alla professione di chimico. Dopo una breve esperienza come lavoratore autonomo con un amico, trova impiego presso la Siva, una ditta di produzione di vernici di Settimo Torinese, di cui, in seguito, assumerà la direzione fino al pensionamento.
    Nel 1956, a una mostra della deportazione a Torino, incontra un riscontro di pubblico straordinario. Riprende fiducia nei suoi mezzi espressivi. Partecipa a numerosi incontri pubblici (soprattutto nelle scuole) e ripropone Se questo è un uomo ad Einaudi che decide di pubblicarlo. Questa nuova edizione incontra un successo immediato.
    Nel 1959 collabora alle traduzioni inglese e tedesca. Quest'ultima traduzione è particolarmente significativa per Levi. Uno degli obiettivi che si era proposto scrivendo il suo romanzo era far comprendere al popolo tedesco che cosa era stato fatto in proprio nome, e di fargliene accettare una responsabilità almeno parziale.
    Nel giugno 1971 è tra i firmatari di un documento pubblicato su "L'espresso" che denunciavano il commissario Calabresi come «un torturatore», «responsabile della morte di Pinelli»
    Incoraggiato dal successo internazionale, nel 1962, quattordici anni dopo la stesura di Se questo è un uomo, incomincia a lavorare a un nuovo romanzo sull'odissea durante il ritorno da Auschwitz. Questo romanzo viene intitolato La tregua e vince la prima edizione del Premio Campiello, del 1963. Nella sua produzione letteraria successiva, prendendo spunto dalle sue esperienze come chimico, l'osservazione della natura e l'impatto della scienza e della tecnica sulla quotidianità diventano lo spunto per originali situazioni narrative.
    Nel 1975 decide di andare in pensione e di dedicarsi a tempo pieno alla sua attività di scrittore. Nello stesso anno esce la raccolta di racconti Il sistema periodico, in cui episodi autobiografici e racconti di fantasia vengono associati ciascuno ad un elemento chimico.
    Nel 1978 pubblica La chiave a stella. Questo romanzo, concepito durante i suoi numerosi soggiorni lavorativi, rappresenta un omaggio al lavoro creativo, ed in particolare a quel gran numero di tecnici italiani che hanno lavorato in giro per il mondo a seguito dei grandi progetti di ingegneria civile portati avanti dall'industria italiana dell'epoca (anni sessanta e settanta). Nel Luglio del 1978 La chiave a stella vince il premio Strega.
    Nel 1982 torna al tema della Seconda Guerra Mondiale raccontando in Se non ora, quando? le avventure picaresche di un gruppo di partigiani ebrei di origini polacche e russe, che tendono imboscate ai tedeschi sul fronte orientale.
    Nel saggio I sommersi e i salvati (1986) torna per l'ultima volta sul tema dell'olocausto. Levi cerca di analizzare con distacco la sua esperienza, chiedendosi perché le persone si siano comportate in quel modo ad Auschwitz, e perché alcuni sono sopravvissuti e altri no. In particolare estende la sua analisi a quella a cui si riferisce come "la zona grigia", ovvero quegli ebrei che si erano prestati a lavorare per i tedeschi controllando gli altri prigionieri nei campi di concentramento.
    L'11 aprile del 1987 Primo Levi muore cadendo dalla tromba delle scale della sua casa di Torino, dando adito al sospetto che si trattasse di un suicidio. Questa ipotesi è avvalorata dalla difficile situazione personale di Levi che si era fatto carico della madre e della suocera malate. Il pensiero ed il ricordo del lager avrebbero, inoltre, continuato a tormentare Levi anche decenni dopo la liberazione, sicché egli sarebbe in un qualche modo una vittima ritardata della detenzione ad Auschwitz. Il suicidio di Levi rimane comunque un'ipotesi contestata da molti, poiché lo scrittore non aveva dimostrato in alcun modo l'intenzione di uccidersi e anzi aveva dei piani in corso e per l'immediato futuro.
    Lo stile letterario
    Lo stile letterario di Primo Levi, come emerge dalle sue maggiori opere, è uno stile di stampo realista-descrittivo. Si tratta infatti di una narrazione asciutta, sintetica ed esauriente quanto basta per comprendere i sentimenti e lo sfondo sociale dell'ambientazione dell'opera. Stile che ben si adatta al vasto pubblico a cui Levi intende rivolgersi, in special modo se si tratta di una tematica di estrema importanza come quella della prigionia del lager.
    Cronologia
    1919 Primo Levi nasce a Torino nella casa dove vivrà fino alla morte
    1934 si iscrive al primo anno di ginnasio al liceo D'Azeglio di Torino
    1941 si laurea in chimica all'Università di Torino
    1942 per motivi di lavoro si trasferisce a Milano
    1943 si unisce ad un gruppo di partigiani sulle montagne nei pressi di Aosta, ma viene quasi subito fermato da una milizia fascista
    1944 viene rinchiuso nel campo di concentramento di Fossoli e successivamente trasferito ad Auschwitz
    1945 il 27 gennaio viene liberato da delle truppe sovietiche arrivate al campo di Buna-Monowitz, in ottobre viene rimpatriato
    1947 pubblicazione del libro Se questo è un uomo presso la casa editrice Silva
    1956 ripubblicazione del libro precedente alla casa editrice Einaudi
    1963 vince il Premio Campiello con la pubblicazione del libro La tregua presso Einaudi
    1971 pubblica con la casa editrice Einaudi una raccolta di racconti Vizio di forma
    1975 pubblica presso Einaudi una Raccolta di racconti intitolata Il sistema periodico che gli vale il Premio prato per la resistenza
    1987 Primo Levi muore, forse suicida, cadendo dalla tromba delle scale della sua casa di Torino
    Opere di Primo Levi
    Se questo è un uomo (1947)
    La tregua (1963)
    Storie naturali (1966), racconti pubblicati nella prima edizione sotto lo pseudonimo di Damiano Malabaila
    Vizio di forma (1971), racconti
    Lilìt e altri racconti (1971), racconti
    Il sistema periodico (1975), racconti
    La chiave a stella (1978), romanzo
    La ricerca delle radici (1981), antologia personale
    Se non ora, quando? (1982), romanzo
    Traduzione de Il processo di Franz Kafka (1983)
    Ad ora incerta (1984), raccolta di poesie
    L'altrui mestiere (1985), opera saggistica
    I sommersi e i salvati, (1986), opera saggistica
    Tutti i racconti (2005) (postume)
    Altri progetti
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