Pietro Germi (1914-1974)

Informazioni di base:

  • Scomparso nel: 1974
  • Data di nascita: 14 Settembre 1914
  • Professione: Regista
  • Luogo di nascita: Genova (GE)
  • Nazione: Italia
  • Pietro Germi in Rete:

  • Wikipedia: Pietro Germi su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Pietro Germi dietro la macchina da presa



    Oscar alla migliore sceneggiatura originale 1963
    Pietro Germi (Genova, 14 settembre 1914 – Roma, 5 dicembre 1974) è stato un regista, attore e sceneggiatore italiano.

    Biografia
    Gli esordi
    Inizia la sua carriera di attore a 25 anni in Retroscena (1939), in cui lavora anche come co-sceneggiatore. Lavora sempre come attore in Gli ultimi filibustieri (1941) e in Montecassino nel cerchio di fuoco (1946). Studia a Roma presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, dove segue i corsi di regia di Alessandro Blasetti.
    Nel 1945 fa il suo esordio alla regia con Il testimone. Prosegue con Gioventù perduta (1947) e In nome della legge (1949) con Massimo Girotti, uno dei primi film italiani sulla mafia che lo consacra come autore e regista.
    Dopo il Il cammino della speranza (1950) che gli vale dei riconoscimenti internazionali e La città si difende del 1951, la sua carriera subisce una battuta di arresto. Germi si aliena le simpatie della critica ma non quelle del pubblico con cui mantiene sempre un rapporto privilegiato. Gira La presidentessa (1952) e nello stesso anno Il brigante di Tacca del Lupo con Amedeo Nazzari. Ad essi seguono Gelosia tratto dal romanzo di Luigi Capuana Il marchese di Roccaverdina che dieci anni prima era stato portato sul grande schermo da Ferdinando Maria Poggioli, mentre nel (1953) lavora ad uno degli episodi del film Amori di mezzo secolo.
    Il successo
    Con Claudia Cardinale in Un maledetto imbroglio (1959).
    Resta inattivo per quasi due anni, ma nel 1955, con Il ferroviere, gira una delle sue opere più riuscite ed intense. Il ferroviere ottiene un gran successo di pubblico ed il film è considerato uno dei capolavori del regista genovese.
    Ad esso succedono film come L'uomo di paglia (1958), e il capolavoro Un maledetto imbroglio (1959) tratto dal romanzo Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Gadda: uno dei primi esempi di poliziesco italiano apprezzato, tra gli altri, da Pier Paolo Pasolini.
    Nel 1961 spiazza pubblico e critica dando alla sua carriera una svolta imprevedibile: comincia infatti a girare commedie pungenti, satiriche e grottesche. Il capolavoro Divorzio all'italiana (1961), in cui tratteggia l'indimenticabile barone di Cefalù interpretato da Marcello Mastroianni irretito dall'adolescente Stefania Sandrelli, apre questa nuova fortunata stagione della sua carriera; il film, scritto con Ennio De Concini e Alfredo Giannetti e incentrato sul delitto d'onore, riceve una nomination all'Oscar per la miglior regia, un'altra a Mastroianni come miglior attore ed ottiene quello per il miglior soggetto e sceneggiatura originale oltre ad altri prestigiosi riconoscimenti. Dal titolo del film ha preso il nome un certo tipo di commedia prodotta in Italia in quel periodo nota come commedia all'italiana.
    Germi e i meridionali
    Marcello Mastroianni in Divorzio all'italiana (1961)
    Con Sedotta e abbandonata (1964) Germi torna per l'ultima volta a girare in Sicilia, una regione legata ad una particolare empatia con il regista ligure. Pietro Germi era un uomo del Nord ma il suo carattere umorale e passionale, nascosto sotto l'apparente scorza di scontrosità e intransigenza, lo faceva essere vicino alla gente meridionale di cui conosceva e criticava severamente il modo di concepire la vita, i pregiudizi e gli errori ma di cui apprezzava anche le qualità innate.
    Un rapporto di amore-odio il suo per il Sud e i meridionali che si ritrova in tanti suoi film: nel personaggio del mafioso rispettabile nella sua coerenza ed adesione ad una sua legge che si contrappone alla Legge di uno Stato lontano e indifferente, come nel film In nome della legge (1949) e nel malinteso senso siciliano dell'onore di Divorzio all'italiana e di Sedotta e abbandonata, film questi ultimi dove prevale ormai in Germi, che sta perdendo la fiducia in un rinnovamento culturale meridionale, la critica corrosiva verso una società che vede incapace di scuotersi e di abbandonare le sue convinzioni secolari.
    Ma anche il Nord non è risparmiato dalla critica corrosiva di Germi. Il 1965 è l'anno del limpido Signore e signori con Virna Lisi e Gastone Moschin, satira sull'ipocrisia borghese di una cittadina del Veneto e girato a Treviso. Il film vince la Palma d'Oro al Festival di Cannes ex aequo con Un uomo, una donna di Claude Lelouch. Dirige la coppia Ugo Tognazzi e Stefania Sandrelli in L'immorale (1967), gradevole film ispirato, pare, alla vicende personali di Vittorio De Sica.
    La critica della Sinistra
    Germi non ebbe mai buoni rapporti con la critica cinematografica di sinistra che lo giudicava negativamente più per le sue posizioni politiche che per l'effettivo valore estetico dei suoi film. Germi in particolare aveva osato, lui antifascista convinto, mettere in discussione lo stereotipo che la sinistra si era costruito della figura dell' operaio. Per questo motivo, per un lungo periodo sino alla fine degli anni ottanta Germi fu messo da parte dalla intellighentzia del partito comunista che non poteva accettare quello che Germi aveva intuito: la trasformazione sociale della classe operaia. La colpa del regista era quella, secondo Guido Aristarco, direttore di "Cinema Nuovo" scrivendo de Il ferroviere, di avere dato al protagonista Marcocci una configurazione politica che «appartiene a un populismo storicamente sorpassato» con idee risalenti «all'epoca del movimento socialista esordiente con i turatiani del primo dopoguerra...»

    Insomma il vero operaio non può essere un crumiro come il ferroviere di Germi.
    Critiche queste della sinistra che venivano contraddette da il successo che la pellicola ebbe presso il pubblico popolare in Italia,e a Mosca e a Leningrado durante “La settimana del film italiano".
    Le stesse critiche, se non più aspre, ritornarono in occasione della prima dell' Uomo di paglia dove addirittura il protagonista, un operaio, viveva un classico dramma borghese che non poteva appartenergli. Scriveva Umberto Barbaro: «Cari amici, a me questi operai di Germi che si comportano senza intelligenza e senza volontà, senza coscienza di classe e senza solidarietà umana - metodici e abitudinari come piccoli borghesi - la cui socialità si esaurisce in partite di caccia domenicali o davanti ai tavoli delle osterie - che non hanno né brio né slanci, sempre musoni e disappetenti, persino nelle cose dell’amore- che ora fanno i crumiri e ora inguaiano qualche brava ragazza, spingendola al suicidio - e poi piangono lagrime di coccodrillo, con le mogli e dentro chiese e sagrestie - questi operai di celluloide, che, se fossero di carne ed ossa, voterebbero per i socialdemocratici e ne approverebbero le alleanze, fino all’estrema destra, non solo sembrano caricature calunniose ma mi urtano maledettamente i nervi».
    Anche gli intellettuali di sinistra dissidenti da queste posizioni estreme, che non potevano non vedere l'arte cinematografica di Germi, ma non avevano però il coraggio di dirlo apertamente mantenendosi su una posizione di "qui lo dico e qui lo nego" come Glauco Viazzi che sosteneva che volesse dire ignorare la realtà sociale non riconoscere che «operai siffatti esistono nella realtà e in gran numero, e non solo tra quelli che poi votano dicì o socialdemocratico, ma anche tra quelli che danno il voto ai partiti di classe» ma insieme diceva che L’uomo di paglia, valutato artisticamente, non meritasse che «un cauto e moderato elogio».
    Altri come Antonello Trombadori, direttore de “Il Contemporaneo”, insieme al vice direttore Carlo Salinari e allo storico Paolo Spriano, scrivevano nel 1956 a Palmiro Togliatti una lettera destinata a rimanere privata -venne resa pubblica solo nel 1990 - con la quale chiedevano al segretario del partito di incontrarsi con Germi per non allontanare un uomo e i "mille come lui" così importante per il movimento antifascista : «Veniamo proprio in questi giorni dall’aver visto un film italiano assai bello e commovente, certamente popolare: "Il ferroviere", di Pietro Germi. È un’opera di un socialdemocratico militante, eppure è un film pervaso da ogni parte di sincero spirito socialista».
    Gli ultimi film
    Nel 1968 Germi gira il film Serafino con Adriano Celentano che ottiene uno strepitoso successo di pubblico. Nel 1970 è la volta di Le castagne sono buone con Gianni Morandi che per molti, forse a ragione, è considerato il film meno riuscito del regista.
    Dopo Alfredo Alfredo (1972) con Dustin Hoffman e la Sandrelli, inizia a lavorare al progetto del film Amici miei che deve cedere all'amico Mario Monicelli perché sofferente di cirrosi epatica. Germi muore a Roma il 5 dicembre 1974. Il film Amici miei, uscito nelle sale nel 1975, è a lui dedicato.
    Note

      ^ Carlo Carotti, Effetto cinema, Editore Book Time (collana Saggi)
      ^ cfr. Carlo Carotti, Pietro Germi il socialdemocratico, 20 marzo 2007

    Filmografia
    Il testimone (1945)
    Gioventù perduta (1947)
    In nome della legge (1948)
    Il cammino della speranza (1950)
    La città si difende (1951)
    La presidentessa (1952)
    Il brigante di Tacca del Lupo (1952)
    Gelosia (1953)
    Amori di mezzo secolo - III episodio: "Guerra 1915-1918" (1953)
    Il ferroviere (1956)
    L'uomo di paglia (1958)
    Un maledetto imbroglio (1959)
    Divorzio all'italiana (1961)
    Sedotta e abbandonata (1963)
    Signore e signori (1965)
    L'immorale (1966)
    Serafino (1968)
    Le castagne sono buone (1970)
    Alfredo Alfredo (1972)
    Collegamenti esterni
    Scheda su Pietro Germi dell'Internet Movie Database
    Un video su "Divorzio all'italiana
    Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema

    Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Germi"
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