Pierpaolo Marino (56)

Informazioni di base:

  • Data di nascita: 30 Agosto 1954
  • Professione: Manager
  • Luogo di nascita: Avellino (AV)
  • Nazione: Italia
  • Pierpaolo Marino in Rete:

  • Wikipedia: Pierpaolo Marino su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)



    Pierpaolo Marino (Avellino, 30 agosto 1954) è un dirigente calcistico italiano, attuale direttore generale dell'SSC Napoli.

    Carriera
    Gli inizi
    La sua carriera inizia all'Avellino, quando il giovane manager (con trascorsi come arbitro, giornalista, commentatore e perfino portiere mancato) mette in mostra le proprie capacità inducendo Italo Allodi a chiamarlo per far parte dello staff del Napoli.
    Il primo mandato a Napoli
    Il Napoli trovato da Marino al suo arrivo vive un momento storico particolare: l'arrivo di Maradona può rappresentare il salto di qualità della squadra che prima di allora aveva vinto poco o nulla; tuttavia c'era bisogno di costruire una squadra di livello intorno allo straordinario talento dell'argentino, e il tutto con disponiblità economiche tali da non far pensare all'acquisto di molti grandi campioni affermati. Il lavoro di Marino in questo senso si dimostra subito prezioso per la compagine partenopea che - anche grazie ad alcune sue intuizioni (come la scoperta di "Ciccio" Romano) - conquista il primo scudetto della propria storia, nella stagione 1986/87. Intanto un Allodi ormai sul viale del tramonto viene costretto da un malore sulla sedia a rotelle. Ferlaino sostituì uno dei professionisti più stimati del panorama calcistico con l'allora emergente Luciano Moggi.

    Marino poco dopo decise di rimettere l'incarico di DS, dichiarando che esistevano divergenze sul metodo di lavoro dei due e si allontanò dalla città partenopea.
    Alla Roma
    Dopo l'esperienza napoletana passa alla Roma di Dino Viola, un acceso oppositore di Moggi. Con la Roma Marino lavora per un anno dove, nonostante il suo buon lavoro, la squadra non decolla per la scarsa disponibilità economica della dirigenza romanista in quel periodo.


    Lo "scandalo-Pescara"
    Il 6 settembre 1993 Luciano è, da alcune settimane, consulente della Roma, avendo lasciato il Torino calcio da sei mesi. Grande è dunque la sorpresa nelle redazioni quando arriva una notizia che riguarda ancora il Moggi granata: un mese prima, sei fra dirigenti e calciatori del Toro (compreso, pare, il neopresidente Goveani) sono stati interrogati come testimoni dalla Guardia di finanza di Torino su mandato della Procura presso la Pretura di Pescara. L’ordine è partito dal sostituto procuratore abruzzese Salvatore Di Paolo, che indaga su un presunto giro di partite truccate da alcuni giocatori e dirigenti del Pescara calcio. I sei interrogatori sono stati piuttosto sbrigativi, con poche domande “a fotocopia”.
    Due, in particolare: «In quali rapporti eravate con Luciano Moggi?», e «Moggi vi ha mai parlato di accordi sottobanco a proposito della partita Torino-Pescara?». Tutti e sei gli interrogati alla seconda domanda rispondono di no, e la cosa finisce lì. Si dice – ma mancano le conferme – che qualche domanda sull’argomento sia stata rivolta dai finanzieri allo stesso Moggi. Ma appena l’indiscrezione viene raccolta da alcuni giornali, Lucianone provvede a querelare (querele che in seguito verranno ritirate). Ma cosa c’entra lui con quelle storie di calcio marcio nella remota Pescara?
    Lo scandalo del Pescara calcio scoppia nel marzo del 1993, in seguito alle rivelazioni di Walter Nerone, un coraggioso giornalista del quotidiano locale “Il Centro”. Nerone riceve da una misteriosa fonte la registrazione di una telefonata fra l’ex allenatore del Pescara Giovanni Galeone e una parapsicologa genovese sua amica, Maria Lo Bue, alias Miriam Lebel. La Lebel, molto addentro al mondo del calcio genovese, fa da qualche anno la consulente del Pescara. Percepisce regolari (o quasi) compensi in cambio delle sue prestazioni “magiche”, specializzata com’è nell’attirare “energie positive” sulle squadre per cui lavora, assicurando loro ottimi risultati sportivi. Così è diventata la confidente di Galeone e di alcuni giocatori pescaresi. E fra un consulto e l’altro, viene a scoprire che tra i biancazzurri qualcuno gioca “a perdere”, in combutta con un alto dirigente della società: lei, per discrezione, lo ribattezza “il Serpente”, ma risulterà poi essere – secondo i giudici sportivi – il direttore generale della squadra pescarese Pierpaolo Marino.
    Ex general manager di Avellino e Napoli, Marino è un dirigente molto promettente e quotato. La telefonata Galeone-Lebel, intercettata non si sa da chi (forse dalla stessa maga, intenzionata a vendicarsi con il Pescara che non le ha ancora pagato le sue preziose prestazioni) e finita nelle mani del giornalista Nerone, viene pubblicata integralmente dal quotidiano “Il Centro”. È databile ai primi giorni del marzo 1993, forse il 5: sicuramente dopo la partita Torino-Pescara, giocata il 28 febbraio e vinta dai granata per 3-1; e sicuramente prima del turno successivo, Pescara-Udinese 2-2 (7 marzo).
    Nel corso della conversazione, la maga dice a Galeone che alcuni suoi giocatori lo “tradiscono” da almeno un anno: nel penultimo incontro della stagione precedente del campionato di serie B (quando il Pescara di Galeone era già matematicamente promosso in A), questi avrebbero venduto la partita al Taranto, che rischiava di retrocedere in C e aveva un gran bisogno di punti. Costoro avrebbero poi continuato a vendere punti a destra e a manca anche nel successivo campionato, quello di serie A, sentendosi comunque già condannati in partenza a un’immediata retrocessione.
    Nelle carte dell’indagine si parla di premi-partita di 30-40 milioni versati ad alcuni giocatori pescaresi anche dopo le sconfitte: e non in assegni, ma in contanti, per non lasciare tracce. Lo scoop del “Centro” provoca un pandemonio. Si muove la giustizia sportiva, con l’Ufficio indagini della Federcalcio che apre subito un’inchiesta. Si muove anche il pubblico ministero Di Paolo, obbligato a indagare in seguito alle querele per diffamazione sporte dal Pescara calcio (tramite il suo presidente Pietro Scibilia), da Galeone, da Marino e dalla maga contro il malcapitato giornalista Walter Nerone.


    Esaminando l’intercettazione e interrogando tutti i protagonisti dello scandalo, il magistrato si convince che le partite del Pescara che puzzano di bruciato sono almeno quattro: non solo Taranto-Pescara della stagione precedente di B, ma anche Udinese-Pescara (5-2), Pescara-Fiorentina (0-2) e Torino-Pescara (3-1) della stagione in corso di serie A. Il magistrato lo dice apertamente, in una conferenza stampa, il 24 maggio 1993. In quell’occasione, rivela anche che sull’inchiesta incombe una cappa di paura e di omertà: «Alcuni indagati si sono resi protagonisti di reticenze e affermazioni inverosimili, in base alle quali qualcuno è andato molto vicino all’arresto».
    Il riferimento è alla maga, interrogata per dieci ore e a rischio di arresto per reticenza, la quale ha improvvisamente perso la memoria di fronte alle domande su alcuni personaggi “eccellenti”. Nella stessa conferenza stampa, Di Paolo aggiunge che «la magistratura deve essere molto più attenta che in passato a quel che accade nel mondo dello sport», e che questo «è il momento di agire, per evitare che si arrivi troppo tardi, come avvenuto per Tangentopoli». Infine lascia intendere che i personaggi coinvolti sono tutt’altro che pesci piccoli: «La Lebel conosce molto bene i dirigenti di mezza serie A». Il ragionamento del magistrato è elementare: per vendere una partita bisogna essere almeno in due, un venditore e un compratore. Se l’incontro Torino-Pescara del 28 febbraio era truccato, chi ha organizzato la combine per conto della società granata?
    I sospetti del magistrato si appuntano anche su Moggi, e non solo perché – al momento dei fatti – era il direttore generale del Torino. Infatti, nella telefonata registrata, la maga pare molto informata sulla carriera di Lucianone. Siamo – come si è visto – ai primi di marzo, proprio mentre in casa del Torino si mormora che l’arrivo di Governi al posto di Borsano potrebbe portare al siluramento del direttore sportivo Moggi. La Lebel, parlando con Galeone, avanza pesanti sospetti anche su Torino-Pescara: «Guardi che è in forse anche quella di domenica prossima , fra due giorni. Lui ha già preso i suoi contatti... Comunque anche domenica scorsa poteva benissimo venir fuori un pareggio. Domenica scorsa certamente al cento per cento».
    Subito dopo la Lebel si mette a parlare di un dirigente che somiglia tanto a Lucianone: «Guarda, ieri sera avevo una rabbia, una rabbia... Ero proprio arrabbiatissima... prima ho parlato con una certa persona all’una e mezzo, che mi ha detto che un certo direttore si è dimesso. L’ho saputo in anticipo, prima che lo sapessero i giornali. Ma l’hanno fatto dimettere: l’hanno obbligato, han detto “Qui facciamo uno scandalo, o ti dimetti”... Adesso loro si stanno facendo i cavoli loro e...». Interviene Galeone: «Addirittura sembra che lui diventi presidente il prossimo anno... L’ho sentito oggi». E la maga: «Ah, va bene, così farà quel che gli è già successo. Ah... sì, per forza, con tutti i soldi che si prende».
    Poco dopo, la maga torna su Torino-Pescara: «Eh... quello di domenica scorsa, per esempio: “Sì, però un gol noi lo facciamo, lasciatecelo fare. Perché altrimenti è troppo sporca”. Ecco, frasi di questo genere... Lui mira a guadagnare dei soldi senz’altro. Anzi, a rubare dei soldi, non a guadagnare... perché lui ha detto: “Tanto ci saremmo andati comunque”...».
    Nell’interrogatorio davanti al magistrato, la parapsicologa – secondo indiscrezioni – avrebbe parlato fugacemente anche di Moggi. E a Lucianone si sarebbe riferita anche Tiziana Bivi, moglie del calciatore del Pescara Edy, fedelissimo di Galeone nonché suo vicino di casa: la signora Tiziana, secondo alcuni quotidiani, avrebbe inoltre scritto una lunga lettera al pubblico ministero Di Paolo, invitandolo a non occuparsi solo dei dirigenti pescaresi, ma «a interessarsi piuttosto di Luciano Moggi». E il magistrato tenta di approfondire: interroga per ben sette volte il giornalista de “Il Centro” autore dello scoop, e lo bersaglia di domande su Moggi. «Voleva sapere da me», conferma Nerone, «se Marino e Galeone mi avessero mai parlato di Moggi e di altri manager e dirigenti sportivi di altri club molto in vista nella serie A».
    Ma il giornalista, almeno su Lucianone, non ha contributi utili da offrire: riferire le voci di corridoio senza prove gli procurerebbe soltanto denunce per calunnia. Così, in settembre, il magistrato trasmette gli atti relativi alla trasferta torinese del Pescara all’autorità giudiziaria subalpina, per altri accertamenti. Ma nemmeno dagli interrogatori di dirigenti e calciatori granata emerge qualcosa di utile all’inchiesta, che alla fine verrà archiviata. La giustizia sportiva, alle prese con questo scandalo, evita di agitarsi troppo sul fronte della serie A. Si limita a scandagliare l’unica partita di B incriminata, Taranto-Pescara 2-1, e a squalificare alcuni dei protagonisti più coinvolti. Il 9 luglio 1993, a tempo di record, la Commissione disciplinare della Federcalcio accoglie per intero le richieste della Procura federale e sentenzia: 3 anni di inibizione a Pierpaolo Marino per illecito sportivo; 3 punti di penalizzazione al Pescara per responsabilità oggettiva; 2 punti di penalizzazione al Taranto per illecito sportivo presunto; 8 mesi di squalifica a Giovanni Galeone per omessa denuncia; 6 mesi di squalifica ai calciatori pescaresi Andrea Camplone, Rocco Pagano e Ubaldo Righetti per omessa denuncia.
    Il 3 agosto, in secondo grado, la Caf (Commissione di appello federale) conferma tutte le condanne. Almeno per quella piccola porzione di scandalo: non ci vuole un gran coraggio nel colpire una società come il Pescara, che conta come il due di picche, e il Taranto, che oltre a militare in serie B ha appena fatto fallimento. Su tutto il resto, invece, viene steso un velo di pietoso silenzio.
    Poscritto dello scandalo. Pochi giorni dopo le sue dimissioni dal Torino, ufficializzate il 25 marzo 1993, Luciano Moggi è ospite d’onore in Tv, al “Processo” dell’amico Biscardi. Per quella puntata del programma, Biscardi è stata invitata in studio una delegazione della tifoseria pescarese e un paio di dirigenti della società per parlare dello scandalo appena scoppiato. Ma all’ultimo momento Biscardi cambia idea: quella sera, del caso-Pescara si parlerà soltanto per un paio di minuti, di sfuggita, verso la fine della trasmissione. L’indomani, i giornali ironizzano sul voltafaccia, e qualcuno scrive che Lucianone, con l’amico Aldo, è stato categorico: «Se stasera si parla dello scandalo, io mi alzo e me ne vado in diretta». Commento ironico del “Centro”: «Ieri sera, al “Processo”, hanno volato molto Aldo...».
    Pierpaolo Marino, benché squalificato, secondo gli almanacchi sportivi ha continuato tranquillamente a fare il direttore generale del Pescara (e poi dell’Udinese). Il giornalista Walter Nerone, invece, ha vinto il premio “Cronista dell’anno 1994”: querelato cinque volte per il suo scoop, è stato assolto cinque volte
    Dopo la partenza dal club capitolino torna ad Avellino dove diventa presidente, vivendo a cavallo di una delle peggiori crisi dei biancoverdi. Vi resta tre anni. Poi, approda al Pescara, squadra con la quale lavora per tutta la prima metà degli Anni '90 ottendo una promozione in serie A nel 1991-92, grazie anche alla scoperta di talenti come Massimiliano Allegri, Frederic Massara e di un giovanissimo Mauro Esposito. Tuttavia l'idillio della massima serie durerà poco, con il Pescara retrocesso l'anno successivo. Il Direttore pagherà quindi a caro prezzo l'innesto di alcuni calciatori stranieri poco collaudati che delusero le aspettative della società. I tifosi del Pescara però lo ricorderanno per aver ingaggiato dal gennaio 1992 il centrocampista e capitano del Brasile Dunga; il tutto nonostante la squalifica di 3 anni comminata per una sua presunta responsabilità in un giro di partite vendute nel quale figura protagonista anche lo stesso Luciano Moggi col quale ebbe conflitti al Napoli.
    Il "modello Udinese"
    La svolta nella carriera di Marino si verifica quando, all'Udinese, lancia un nuovo modello di gestione calcistica, in grado di portare anche una "provinciale" come la squadra friulana, ai vertici del calcio italiano.

    Una attenta politica di scoperta e valorizzazione di giovani talenti calcistici da utilizzare per conseguire risultati sportivi e poi cedere a squadre più potenti dal punto di vista finanziario, in modo da tenere i conti del club sempre "in regola". L'Udinese grazie al lavoro di Marino ha ottenuto varie qualificazioni alle coppe europee lanciando molti giovani interessanti nel mondo del calcio, restando comunque una delle poche società calcistiche italiane a chiudere, spesso, il bilancio in attivo.
    Il ritorno a Napoli
    Dopo l'esperienza friulana che gli ha valso l'apprezzamento da tutto il mondo calcistico italiano, decide di abbandonare Udine per tornare al Napoli. La società, dopo il fallimento e l'acquisizione da parte dell'imprenditore cinematografico Aurelio De Laurentiis nel 2004, necessitava di un'opera di ricostruzione pressoché integrale e Marino si ritrovò alle prese con una realtà forse mai vissuta prima: una compagine senza più campi di allenamento, palloni e divise ma, soprattutto, senza calciatori. La nuova avventura lo porta ad allestire una rosa che è riuscita a risalire dalla serie C1 alla A in tre anni, e con un progetto finalizzato a far diventare il Napoli una delle migliori squadre europee. Con il ritorno (dopo ben 6 anni) della squadra nel campionato di vertice italiano, Marino importa - con non poche resistenze da parte di tifoseria e stampa - i metodi di lavoro che lo hanno reso vincente ad Udine, ma applicato ad un club con maggiori potenzialità economiche, in grado quindi di trattenere i migliori calciatori e corrispondere loro ingaggi adeguati al loro prestigio che aumenterà di stagione in stagione. Nuovi giovanissimi acquisti come Hamsik e Lavezzi vengono acquistati con spesa relativamente bassa e vedono il loro valore aumentare vertiginosamente nel giro di un anno. Questa politica permette al Napoli di proiettarsi fin da subito nel calcio europeo. Alcune voci lo davano molto vicino alla Juventus per l'anno 2009-2010; dopo il match vinto dal Napoli contro la stessa Juventus il 18 ottobre 2008, il presidente del Napoli De Laurentiis ha confermato che il contratto del dirigente irpino sarà rinnovato per altri 5 anni .
    Carriera dettagliata
    Allenatori
    Alberto Zaccheroni
    Luciano Spalletti
    Edoardo Reja
    Giovanni Galeone


    Note


      ^ "“I miei metodi sono diversi da quelli di Moggi” fonte:
      ^ fonte: http://www.pianetaazzurro.it/archivio/interviste/marinocastel.htm
      ^ fonte:
      ^ fonte: http://tuttonapoli.net/?action=read&idnotizia=29833

    Voci correlate
    Unione Sportiva Avellino
    Società Sportiva Calcio Napoli
    Associazione Sportiva Roma
    Pescara Calcio
    Udinese Calcio
    Collegamenti esterni
    (EN) intervista sul sito UEFA.com
    (IT) video-intervista realizzata dal corriere dello sport

    Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Pierpaolo_Marino"
    Categorie: Dirigenti sportivi italiani | Personalità legate ad Avellino | SSC Napoli

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