Pëtr Il'ič Čajkovskij (1840-1893)

Informazioni di base:

  • Scomparso nel: 1893
  • Data di nascita: 7 Maggio 1840
  • Professione: Compositore
  • Luogo di nascita: Kamsko-Votkinsk
  • Nazione: Russia
  • Pëtr Il'ič Čajkovskij in Rete:

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  • Biografia:

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    Pëtr Il'ič Čajkovskij
    Pëtr Il'ič Čajkovskij (in russo Пётр Ильи́ч Чайко́вский ) talvolta trascritto come Pyotr Ilyich Tchaikovsky o Ciajkovskij (Votkinsk, 7 maggio 1840. – San Pietroburgo, 6 novembre 1893) è stato un compositore russo dell'età romantica.

    Biografia
    Il bambino di vetro
    Il musicista nel celebre ritratto di N. D. Kuznecov, 1893
    Čajkovskij nacque a Kamsko-Votkinsk, Russia, da un ingegnere minerario ucraino e dalla sua seconda moglie, Aleksandra Andreevna d'Assier, una donna di nobili origini francesi ma nata a San Pietroburgo nel 1812. Le ascendenze complessive del futuro musicista mescolavano anche sangue polacco, cosacco e tedesco tuttavia. Terzo di sette figli della coppia: Ekaterina, primogenita, nata nel 1836 ma morta nei primi anni di vita, Nikolaj, 1838 e – dopo il musicista – l'amatissima sorella, Aleksandra 1842, Ippolit, 1843 con infine due gemelli, Modest (suo futuro primo biografo) e Anatolij, 1850. Esisteva, al vero, anche una sorellastra, Zinaida, nata nel 1829, che il padre aveva avuto da un primo matrimonio. Questa sorellastra ebbe un ruolo "negativo" nella fanciullezza di Čajkovskij, come attestano diverse biografie tra cui quelle della Berberova e Hofmann (vedi oltre). Il legame coi fratelli fu sempre molto intenso specie con Aleksandra e Modest.
    Iniziò a prendere lezioni di pianoforte all'età di cinque anni (dopo un primo intervento materno), da una serva liberata, Marja Markovna Palčikova. Fu in questo periodo che la forte inclinazione e sensibilità musicale si manifestò, tanto da preoccupare l'istitutrice Fanny Dürbach come essa stessa raccontò poi al fratello Modest. Gli studi musicali proseguono nel 1848 col pianista Filippov. Nel 1850 assiste con la madre per la prima volta ad un'opera lirica: Una vita per lo Zar di Michail Ivanovič Glinka. Quest'opera assieme al Don Giovanni di Mozart costituiranno sempre una pietra del paragone per il compositore.
    Nel 1850 supera l'esame per l'ammissione alla Scuola di Giurisprudenza di Pietroburgo che frequentò per i successivi nove anni, un destino, quello di burocrate, notevolmente diffuso nel ceto al quale Čajkovskij apparteneva (anche i suoi due fratelli gemelli compirono eguali studi). Nella Scuola di Giurisprudenza ottenne risultati mediocri, ma strinse amicizie che si prolungarono per tutta l'esistenza, scoprendo anche debolezze umane: quali quella per il fumo ed il bere (fu sempre un accanito fumatore ed amante dell'alcool). Nell'ambiente tipico di tutte le comunità chiuse ove si trovavano assieme adolescenti e ragazzi più maturi, si realizzarono per Čajkovskij anche le prime esperienze omosessuali. Una conoscenza speciale avvenne col futuro poeta Aleksej Nikolaevič Apuchtin che ebbe su di lui un forte influsso personale come è raccontato, per esempio, dalla Berberova nella suo libro. Molte di queste amicizie, indipendentemente dalla componente amorosa, furono importanti per Čajkovskij e in esse trovò sostegno e riferimento. Durante gli anni alla Scuola di Giurisprudenza Pëtr Il'ič, ebbe ampio modo di frequentare tanto il teatro d'opera e prosa nonché il balletto, con le sue celebrate stelle, cosa che gli sarebbe diventata in futuro utile e nella Scuola stessa prese lezioni di canto corale (possedeva una bella voce di "soprano") e ricominciò lo studio del pianoforte col famoso costruttore di strumenti Becker.
    A sedici anni ascolta per la prima volta il Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart: è un colpo di fulmine, una assoluta rivelazione del proprio destino per la musica: «A Mozart sono debitore della mia vita dedicata alla musica». Altri studi pianistici seguiranno alla conclusione della frequenza della Scuola di Giurisprudenza nel 1859 e al conseguente impiego al Ministero della Giustizia (due cose alle quali Čajkovskij dava scarsa rilevanza, sebbene fosse uscito dalla Scuola come uno dei migliori del proprio anno): essi saranno appresi per tre anni (siamo nel 1855) attraverso un celebre maestro dell'epoca, Rudolf Vasilevič Küdinger (1832-1913). Quel tempo (ultimo anno della Scuola di Giurisprudenza) fu per Čajkovskij ricco ed appagante sotto l'aspetto di vita di società, ove riscuoteva non marginali successi , anche nel campo femminile, riuscendo simpatico a tutti («un giovanotto proprio per bene», scrive la Berberova).
    Ma una tragica circostanza, dalle conseguenze incalcolabili, era avvenuta nel giugno del 1854: l'adorata madre era morta a seguito di una epidemia di colera ed anche il padre, il giorno dopo il funerale, si era sentito male, riuscendo a scampare alla morte. Lo stesso musicista scriverà nel 1878: «Ogni momento di quel giorno spaventoso è vivido in me come fosse ieri». È singolare che il compositore russo concluda la propria esistenza a causa della stessa malattia (se si accetta la versione ufficiale della sua morte, vedi oltre), anche se a quel tempo il colera era "di casa" in Russia.
    Lo stesso anno 1854 vede la prima composizione che il musicista considerò degna di essere conservata. Anastasie-Valse, dedicata alla governante Anastasija Petrovna (pubblicata nel 1913). Una canzoncina infantile era stata "composta" ad orecchio La nostra mamma a Pietroburgo già nel 1844 e sempre in anni vicini al 1854 fantastica più che altro su un'opera teatrale.
    Primi viaggi, prime composizioni
    Čajkovskij fu per tutta la vita un eterno, inguaribile viaggiatore, non solo per obblighi musicali ma per svago e fuggire o la monotonia degli impegni o, più spesso, situazioni e persone "sgradite", sovente accompagnato dai fratelli o amici. La sua era una fuga peraltro non di rado caratterizzata dal rimpianto della terra lontana. Un vagabondare che denotava un tratto di inquietudine emotiva. Nel 1861 compie il primo viaggio estivo all'estero, visitando Germania, Belgio, Parigi e Londra, frequentando opera e concerti.
    Gli studi musicali post-diploma proseguiranno mentre era in forze al Ministero della Giustizia (e lavorandovi con una certa trascuratezza per tre anni, cosa che gli permetteva del resto di far vita mondana, come ricorda il fratello Modest), ma successivamente al ritorno del suddetto viaggio, pur riprendendo il lavoro al Ministero si dedicò maggiormente alla musica, tralasciando i diversivi. Era giunto il tempo degli studi di tutto impegno e vero interesse, quelli rivolti all'arte che lo avrebbe reso immortale.
    Una foto-ritratto del musicista, seconda metà del 1860.
    Anteriormente al 1859 in Russia non esistevano Scuole ufficiali per l'insegnamento musicale, ma anche lo "status" di musicista era negato. Un giovane dell'aristocrazia doveva frequentare l'opera, conoscere la musica e magari saper suonare e addirittura comporre qualche cosa, ma un gentiluomo che abbracciasse la musica come professione era una cosa da non prendersi nemmeno in considerazione. La maggior parte degli artisti era straniera e così per la musica eseguita. Gli italiani vi imperavano pur esistendo del resto una tradizione musicale, seppur più propriamente popolare e religiosa.
    Fu merito del musicista Anton Grigorevič Rubinštejn (1829-1894) e del mecenatismo della granduchessa Elena Pavlovna (zia dello zar Alessandro II Romanov) fondare 1859 la cosiddetta Società Musicale Russa, poi trasformata, 1862, in Conservatorio diretto dallo stesso Rubinštejn, con autorevoli docenti. Sulla scia di tale avvenimento nel 1866 fu aperto un Conservatorio anche a Mosca, fondato e diretto dal fratello di Anton Rubinštejn, Nikolaj. Va segnalato che sempre nel 1862 a Pietroburgo sorsero i corsi della Scuola Musicale Gratuita, rappresentante la corrente radicale e progressista della musica russa, opponendosi all'accademismo di derivazione tedesca imperante nei Conservatori dei Rubinštejn, sotto la guida di Milij Alekseevič Balakirev (1837-1910) e in essa si formò il famoso cosiddetto Gruppo dei Cinque.
    Docente di teoria musicale nel Conservatorio di San Pietroburgo era un musicista minore, Nikolaj Ivanovič Zaremba (1821-1879): Čajkovskij divenne suo allievo e studiò composizione con Anton G. Rubinštejn, abbandonando l'impiego statale nel 1863. In quegli anni compone svariati pezzi minori, romanze per canto e pianoforte, pezzi per pianoforte solo ed un coro Prima del sonno (in origine a cappella poi rielaborato con l'aggiunta dell'orchestra), un pezzo per archi in Sol maggiore Allegro ma non tanto. Nel 1864 scrive L'uragano: una ouverture in Mi minore, op. 76 postuma, dal dramma omonimo di Aleksandr Nikolaevič Ostrovskij. Dirige pure l'orchestra del Conservatorio nel 1865 nella sua nuova ouverture in Fa maggiore per piccola orchestra (prima versione). La direzione orchestrale sarà per Čajkovskij sempre un grande problema, dato il proprio carattere di timido ma nel tempo e nella maturità divenne un applaudito interprete non solo della propria musica, anche all'estero.
    Prima ancora del diploma gli venne offerto da Nikolaj G. Rubinštejn su suggerimento del proprio fratello, di trasferirsi a Mosca, per insegnare teoria nel nuovo Conservatorio di colà. Nel 1866 terminò gli studi al Conservatorio di San Pietroburgo iniziati nel 1861, diplomandosi con una composizione Alla gioia, per soli, coro ed orchestra, tratta da un testo di Schiller, tema obbligato in quella circostanza (lo stesso usato da Ludwig van Beethoven nel finale della propria Sinfonia n.9. In quell'anno fu nominato professore di teoria e armonia mantenendo quella posizione fino al settembre del 1878.
    Nel 1866 compone, non senza incertezze, la Sinfonia n.1 in Sol minore, op. 13, sottotitolata Sogni d'inverno, che verrà rielaborata più volte (una pratica abbastanza usuale nel musicista). Si tratta di una composizione giovanile, ma con tratti distintivi già presenti. L'anno seguente è la volta della prima opera lirica portata a reale compimento: Voevoda (Il voivoda) dal dramma di Aleksandr Nikolaevič Ostrovskij. L'opera ebbe quattro repliche e successo ma non fu più ripresa e l'autore distrusse la partitura, sebbene alcuni parti finirono nella successiva opera lirica Opričnik (L'ufficiale della guardia) e nel balletto Il lago dei cigni (essa venne comunque ricostruita sui materiali d'orchestra e ripresentata nel 1949). La forte spinta autocritica di Čajkovskij va qui evidenziata, tanto nella suddetta prassi di rielaborare proprie composizioni, ma anche con azioni più drastiche, come la distruzione, sebbene spesso venissero salvate parti e trasferite opportunamente in altri lavori.
    È di quegli anni l'avvicinamento, prudente, al Gruppo dei Cinque anche se le simpatie verso i musicisti che componevano il gruppo furono diverse, con aperta ostilità in particolare verso Modest Petrovič Musorgskij.
    Successi iniziali
    Il musicista nel 1866, docente al Conservatorio di Mosca
    L'anno 1868 segna nella vita del musicista l'episodio sentimentale con la cantante belga Désirée Artôt: si parla di matrimonio addirittura ma in realtà la cantante finirà sposa di un celebre baritono spagnolo, ma resteranno amici, si scriveranno e rivedranno (il musicista scriverà musica sotto l'influsso di questo amore platonico e-più tardi-dedicò alla signora le Six Mélodies, op.65, del 1888).
    Gradatamente si intensifica il lavoro compositivo, per il quale alla fine opterà, come si è visto, abbandonando l'insegnamento (si dedica, peraltro, dal 1872, alla critica musicale). L'ouverture-fantasia Romeo e Giulietta del 1869, ma rivista nel 1880, è una dei prodotti migliori tanto formalmente che per contenuti (il musicista non ha ancora trent'anni del resto) ed in essa, come sempre ma qui particolarmente, Čajkovskij farà confluire il "programma" di ispirazione letteraria, William Shakespeare, con le proprie intime spinte emotive, a detta di molti biografi, su un amore "proibito" di quel momento verso un allievo del Conservatorio, Eduard Zak. La vicenda ebbe successivamente alla composizione, esattamente nel 1873, un finale tragico, in quanto il giovane si tolse la vita a diciannove anni.
    Una nuova opera lirica (dopo due tentativi abbandonati) vede la luce nel tra il 1870 e il 1872, Opričnik (L'ufficiale della guardia) ed un'altra ancora poco più tardi, nel 1874: Kuznec Vakula (Il fabbro Vakula), rielaborata, quest'ultima, sotto il titolo Čerevički (Gli stivaletti) nel 1885. Come si vede l'attrazione verso la musica lirica teatrale fu sempre notevole nel musicista, anche se nel genere i titoli chiave saranno Evgenij Onegin e Pikovaja Dama (La dama di picche). Una gran parte della critica musicale ritiene del resto che il migliore Čajkovskij stia proprio nel settore teatro musicale e nelle ultime tre sinfonie nonché nel balletto.
    Due nuove sinfonie si aggiungono inoltre: la cosiddetta Piccola Russia in Do minore, op.17, 1872 poi rivista) e la Polacca in Re maggiore, op.29, 1875). Inoltre il musicista si dedica alla musica da camera con tre quartetti per archi, l'op.11 in Re maggiore, 1871 e che riscuote il consenso di un illustre ascoltatore, Lev Nikolaevič Tolstoj, l'op. 22 in Fa maggiore, 1874 e l'op. 30 in Mi bemolle minore, 1876.
    Tra il 1874 e il 1875 si realizza quello che diventerà uno dei pezzi celeberrimi dell'autore, il Concerto n. 1 in Si bemolle minore op. 23, rivisto due volte, anche se l'edizione pubblicata nell'agosto del 1879 è quella correntemente eseguita.
    A trentacinque anni Čajkovskij compie l'apertura ad un genere musicale generalmente sottostimato all'epoca, la musica di balletto e ad essa dovrà buona parte della sua fama. Nel 1877 va in scena al Teatro Bol'šoj di Mosca Lebedinoe ozero (Il lago dei cigni), op. 20, scritto nei due anni precedenti e nato durante una delle tanti estati trascorse con la famiglia della sorella ed i nipoti, un angolo di serenità spirituale al quale il musicista fece ricorso sovente. Il balletto ha un valore musicale davvero speciale, anche per le componenti "drammaturgico-musicali" (Čajkovskij fa un uso intensivo del cosiddetto leitmotiv e delle tonalità, con una cura particolare per la strumentazione). Tra l'estate e l'autunno del 1876 compone la fantasia sinfonica op. 32 Francesca da Rimini, un altro dei suoi lavori per grande orchestra oggi più eseguiti.
    Sempre nel 1876 assiste tanto alla Carmen di Georges Bizet, quanto alla prima assoluta della Tetralogia (L'anello del Nibelungo) di Richard Wagner, traendone-per diverse ragioni-motivi di entusiasmo (nel primo caso) o di critica (nel secondo, anche se le composizioni scritte in quel periodo risentono, in qualche misura, quanto meno di effetti strumentali debitori al musicista tedesco). Carmen inoltre farà capolino anni dopo nel momento di creazione della propria opera lirica La dama di picche.
    L'impareggiabile amico
    Gli eventi biografici che daranno una marcatura indelebile alla vita del musicista si verificheranno proprio tra la fine del 1876 e il 1877 e costituiscono due capitoli a sé, degni di essere indagati assieme al mistero sulla sua morte prematura (come infatti i biografi, ancora oggi, continuano a fare, per fini non solo di curiosità ma perché Čajkovskij fu un tipico artista dell'Ottocento, ove le sue proprie vicende personali si saldarono sempre con la creazione artistica). L'indagine critico-biografica tipica del secolo seguente e dell'attuale, con ricorsi anche alla psicanalisi, cercherà di mettere in luce, gli aspetti della sua complessa personalità più di quanto non fosse già blandamente avvenuto nelle prime, pur non marginali opere biografiche (vedi sezione "Letteratura e media").
    Madame von Meck, la mecenate del compositore
    Nadežda Filaretovna von Meck, nata nel 1831 e dunque vecchia di soli nove anni rispetto a Čajkovskij, era una russa di classe media che aveva ottenuto il titolo nobiliare sposando Karl von Meck, un ingegnere ferroviario, oriundo originario della regione baltica dell'antico Impero. Le condizioni economiche della famiglia (con molti figli) furono disagiate per lungo tempo (lo ricorderà la donna stessa in una lettera a Čajkovskij) , ma cambiarono tuttavia verso il 1860, in virtù della concessione governativa, ottenuta con intrighi e corruzioni, per la costruzione di tre importanti linee ferroviare.
    Rimasta vedova nel 1876, la donna si ritrovò una immensa fortuna e-intelligente, pur se dispotica-amante delle arti e della musica in particolare, prese a diventare uno di quei mecenati che la storia russa del tempo vide non di rado. La donna cercava all'epoca un giovane violinista che potesse accompagnarla nel repertorio per solista e pianoforte (madame era buona dilettante). Tramite Nikolaj G. Rubinštejn la scelta cadde su Iosif Iosifovič Kotek, che aveva allora ventun anni, allievo di Čajkovskij ed anche – a suo tempo – uno dei tanti amanti del musicista.
    Fu così che il nome del compositore venne fatto e una commissione inoltrata (Kotek sapeva benissimo dei bisogni economici di Čajkovskij): lautamente ricompensata, s'intende. La prima lettera della donna al musicista è del 30 dicembre 1876: «La prego di credere che con la sua musica la mia vita è davvero diventata più facile e piacevole». La risposta fu immediata, del giorno dopo. È l'inizio di un rapporto particolarissimo, fatto di detto e non detto tra i due, di una dipendenza spirituale reciproca, analizzata ormai sin troppo dai biografi e purtuttavia carica di fascino (ne ha dato una suggestiva lettura il regista Ken Russell nel suo film (vedi sottosezione "Film e documentari televisivi"). La von Meck fu una delle "donne" della vita di Čajkovskij, assieme alla madre e alla sorella di lui, Aleksandra, alle quali il musicista fece ricorso in varia misura e in diverse circostanze: più esattamente è possibile forse concordare con la Delogu quando dice: «Forse Čajkovskij sperava di trovare quella madre che tanto gli era mancata e di cui tutto sommato aveva molto più bisogno che di un'amante».
    La von Meck divenne la principale finanziatrice del compositore, cui elargiva frequentemente grosse somme di denaro ed un regolare mensile. La cosa avveniva sotto l'insegna di un autentico mecenatismo, pur dando per scontata la "facilità" dell'atto, vista la propria ricchezza, mentre il musicista-del resto-non si fece al vero, molti scrupoli nell'accettare e ricorrere sovente a madame. Questo sostegno economico, del quale la von Meck si riteneva come obbligata tanto dalla propria posizione sociale quanto dal trasporto affettivo verso il musicista, consentì a Čajkovskij di abbandonare la cattedra al Conservatorio, per dedicarsi a tempo pieno alla composizione.
    Ella fu anche una sua confidente privilegiata in virtù di una fitta corrispondenza epistolare (si scrivevano praticamente ogni giorno e più volte al giorno), che durò dal 1877 al 1890 per un totale di circa dodicimila lettere (Čajkovskij fu un grafomane assoluto, capace di arrivare a scriver ben 18 lettere al giorno; uno spazio, serale di solito, era puntualmente riservato a questo).
    I due, questo uno degli aspetti singolari della relazione, per reciproca, concorde volontà, non si incontrarono mai, anche se non mancarono delle eccezioni volute dal caso o da una astuzia tipicamente femminile della von Meck, contro ben altri sentimenti del musicista, che temeva l'approccio fisico con lei, fermo nella sua costante idealizzazione dell'altro sesso.
    La von Meck era una donna appassionata nelle proprie manifestazioni ed atti e durante gli anni di questa inusuale relazione con il musicista, lo manifestò chiaramente e tutt'altro che con desideri "platonici" (sebbene sempre velati), quando si rivolse a lui chiamandolo "mio tesoro", "mio diletto" e "mio signore e Maestro". Il musicista per parte sua si guardò sempre bene dall'assecondare queste "voglie" di una vicinanza tangibile, che ovviamente capiva esservi da parte della donna. Il regista Ken Russell nel suo film è stato, anche per questi aspetti della vita di Čajkovskij, abile nel riproporli ed interpretarli.
    È interessante tuttavia sapere che un accostamento fisico tra i due personaggi avvenne davvero, attraverso le nozze che i due favorirono (o si potrebbe dire "stabilirono", ovviamente per corrispondenza) tra un figlio della von Meck, Nikolaj e Anna, una delle figlie della sorella di Čajkovskij, Alexandra Davydov, avvenimento sin troppo chiaro del desiderio di una unione carnale (certo da parte di madame, più che altro).
    Fato
    Čajkovskij e la moglie Antonina Miljukova nel 1877
    Seriamente convinto che ogni vicenda umana, specie quelle che lo riguardavano, fossero sotto l'influsso del destino, con la maiuscola (aveva scritto del resto nel 1868 un lavoro sinfonico titolato Fatum), Čajkovskij lesse questa relazione con la von Meck in tal senso, ma non solo, come si vedrà. Del resto egli espresse tali convincimenti non unicamente a parole o con modalità tipicamente russe del tempo, ma nella propria "filosofia" di vita, nell'intera sua estetica e dunque nella concreta realizzazione artistica. Il "ciclo" delle ultime tre sinfonie lo testimonia bene, quando, a proposito del celebre tema introduttivo della Sinfonia n. 4 in Fa minore, dedicata (non a caso) al "mio miglior amico" (ovverosia la von Meck), il musicista stesso spiega: «È il fato, la potenza del destino che ci impedisce di essere felici. Tutta la nostra vita è un succedersi di penose realtà e di sogni effimeri sino a quando veniamo inghiottiti dal nulla». Un vero e proprio "ciclo" con tema il "Fato" quello delle ultime tre sinfonie, con un unico discorso tripartito: così esso è ormai considerato dalla moderna critica e segnatamente dai direttori d'orchestra.
    In queste condizioni costituzionali e di carattere (che non meritano esser sbrigativamente intese solo come un momentaneo "atteggiamento", considerati gli eventi familiari vicini e lontani), ha luogo il secondo avvenimento capitale nella vita di Čajkovskij, pure esso esplicitamente reso nel film di Ken Russell.
    Le circostanze (che il musicista lesse come fatali, ovviamente) vollero che in quel momento stesse iniziando la composizione di quello che sarà uno dei suoi massimi lavori per le scene liriche, Evgenij Onegin e lo cominciasse esattamente dalla celebre scena "della lettera", in cui la protagonista, Tatjana, esprime le sue pene d'amore. In quel mentre, una sua ex-allieva (che egli poco o niente ricordava), Antonina Ivanovna Miljukova, nata nel 1849, gli scrisse una lettera-dichiarazione d'amore. Il collegamento tra realtà ed arte, tra vita e ideale fu rapido per il musicista, tanto che-seppur poco convinto nell'intimo e contro il parere di amici e parenti-si decise per un matrimonio fulmineo. Le nozze furono celebrate il 18 luglio 1877. L'esito di tale atto disastroso. Le conseguenze sulla sua psiche furono devastanti: costantemente in preda ad una fortissima repulsione verso la moglie, scivolò nella Moscova tentando un suicidio "indiretto" (l'amico Kaškin lo seppe esattamente da lui e lo riportò nelle proprie "Memorie", vedi Bibliografia), ma che si risolse in un più semplice raffreddore. Ripresosi fisicamente da questo, passò presto ad un grave esaurimento nervoso aiutato da familiari, amici e dalla stessa von Meck (che aveva sapientemente celato, all'inizio, la gelosia ed ora poteva esser certo felice del naufragio matrimoniale).
    L'opportunità di un matrimonio, medicina incerta vista la propria omosessualità, fu determinata in Čajkovskij paradossalmente proprio da tale condizione. Al fratello Modest, anch'egli apertamente omosessuale, aveva scritto nell'autunno del 1876, che pensava al matrimonio più che altro per i suoi familiari che per se stesso, in quanto era amareggiato dai pettegolezzi che la collettività poteva fare. Segreto di Pulcinella la sua condizione e vivo il senso di frustrazione invece, come è ovvio se si pensa all'epoca, tanto da farlo trasalire ovunque, in treno, al ristorante, quando leggeva negli innocenti sguardi di sconosciuti disprezzo e condanna.
    Ma non sono pochi i critici che hanno notato come fu anche questo suo "isolamento", questa sua "diversità" una delle spinte a scrivere una musica piena di vero páthos (con valore etimologico, di "sofferenza").
    Antonina rappresentò una spina nel fianco per tutta la vita, rifacendosi viva, dopo la separazione di fatto (impossibile o meglio inopportuno il divorzio, per i pettegolezzi che avrebbe suscitato), con richieste di denaro e minacce (nonostante ricevesse una pensione dal musicista), mentre aveva avuto diversi figli da successivi rapporti). Già debole di mente, morì in manicomio nel 1917.
    Riprendendosi, Čajkovskij scriverà grato a Nadežda von Meck (il cui nome proprio in russo significa curiosamente "speranza"): «D'ora innanzi ogni nota che uscirà dalla mia penna sarà dedicata a Voi!».
    Verso la fama
    La terza ed ultima casa del musicista, a Klin, dal 1892. Oggi "Museo Čajkovskij", vedi:
    La conclusione della vicenda con la moglie ed il periodo di riposo che ne seguì, auspici in particolare la von Meck e la sorella Aleksandra, segnano una graduale ma costante rinascita spirituale ed artistica del compositore. Le musiche scritte da allora, non solo aumentano quantitativamente ma cresce la qualità e non ultimo il successo in Russia come all'estero. È un crescendo che non si interromperà di fatto sino alla ambigua morte, tanto che molti musicologi sono certi che se Čajkovskij fosse sopravvissuto avrebbe realizzato ancora molta musica, con soluzioni pure e senz'altro innovative e al passo coi tempi: la particolare scrittura de La bella addormentata, Lo Schiaccianoci, Iolanta e della Sesta sinfonia, sembrano testimoniarlo. E a tale proposito non va dimenticato un commento di Igor' Fëdorovič Stravinskij circa una precisa influenza che Čajkovskij avrebbe avuto secondo lui, sul giovane Mahler della Prima e Seconda Sinfonia (e citava i passaggi)
    Le composizioni che vedono la luce da allora sono tutte o quasi destinate alla celebrità. Fra esse la Quarta Sinfonia, in Fa minore op.36 e l'opera lirica Evgenij Onegin, già citati, la Suite n.1, in Re minore op. 43, mentre a Firenze su invito della von Meck, nell'Italia che tanto gradiva, cura la composizione di una nuova opera lirica: Orleanskaja deva (La pulzella d'Orleans).
    Ecco il Capriccio italiano iniziato a Roma nel gennaio 1880 e poi la Serenata per archi in Do maggiore e l'Ouverture Solennelle «1812»; la sua fama sta realmente crescendo, perché quando Nikolaj G. Rubinštejn muore nel 1881 gli viene offerta la direzione del Conservatorio che egli rifiuta. Alla fine dell'anno viene eseguito il Concerto in Re maggiore, per violino e orchestra, op. 35 stroncato da Eduard Hanslick ma pure esso tra le opere più popolari del musicista. Alla memoria di Nikolaj Rubinštejn dedica il Trio in La minore, per pianoforte, violino e violoncello, op. 50, intitolato «Alla memoria di un grande artista». Viene eseguito nel 1882 il Concerto n.2 in Sol maggiore per pianoforte ed orchestra, op.44.
    Viaggi, spostamenti gli consentono di vedere ed ascoltare molto repertorio musicale del tempo e di ogni composizione si ritrovano nella sua sterminata corrispondenza, annotazioni critiche che spesso sorprendono per la loro parzialità ed un certo conformismo (trova tremendamente lungo il Tristano e Isotta di Wagner e dell'autore tedesco continuerà a prediligere Lohengrin).
    Il 1885 inizia trionfalmente. Hans von Bulow dirige la Suite n.3, in Sol maggiore con un successo addirittura clamoroso, ma la gratificazione si rinnova con la visione ammirata da parte dello zar e della corte di una recita di Evgenij Onegin. Pochi mesi primi il musicista aveva avuto l'onore di un'udienza personale a corte, di una onorificenza e soprattutto di apprendere dalla stessa voce di Alessandro III d'essere il musicista della famiglia regnante. Quest'ultimo avvenimento e la protezione ufficiale che ne seguì, mitigarono alcune ferite dell'animo inquieto dell'artista, sempre del resto alla ricerca di conferme ufficiali e riconoscimenti che sanassero la sua perenne insoddisfazione esistenziale. Čajkovskij decise allora, come evidenza tangibile del "traguardo" raggiunto, di affittare una casa in campagna, tra Mosca e San Pietroburgo e la scelta cadde su Maidanovo, nei dintorni di Klin. Il musicista potrà dire con fierezza: «Che gioia essere a casa mia...Capisco ora che il mio sogno di passare il resto della mia vita nella campagna russa non è un capriccio passeggero, ma una esigenza naturale e profonda».
    Mancano otto anni alla morte del musicista, ma certo egli è ben lontano dal pensarla abbastanza prossima e violenta come sarà, nonostante il suo pessimismo e frequenti osservazioni sul mistero della vita che emergono puntualmente dai suoi diari e lettere: «Nella mia mente c'è il buio e non potrebbe essere altrimenti di fronte alle domande insolubili per la debole ragione, come la morte, lo scopo e il significato della vita, la sua eternità o caducità».
    Gli ultimi, gloriosi anni
    Čajkovsky nel 1888 con il violoncellista russo Anatol' Brandukov
    Nel 1885 viene eletto direttore della sezione moscovita della Società Musicale Russa, una istituzione cardine a quei tempi ed i suoi rapporti con parenti, amici e la von Meck proseguono in linea di massima con regolarità di contatti come nel passato. Ora dorme di più, fuma e beve di meno e conduce una vita all'insegna del controllo psico-fisico con regolarità d'abitudini quotidiane, lui che, nevrotico giustificato anche dagli eventi, aveva condotto spesso una vita disordinata. L'umore è buono, spesso ottimo ma non mancano regolari quasi fisiologiche crisi depressive.
    A lui bastava poco (vedi l'Hofmann nella sua biografia citata): la partenza di un amico, un tramonto, il paesaggio russo, un ricordo lontano, come quello nell'anniversario della morte della madre che non gli permette di chiudere occhio una notte dopo che ha ritrovato reperti epistolari dell'epoca: scrive a tal proposito infatti: «La nostalgia di mia madre...che amavo di un amore morboso ed appassionato...».
    Altri viaggi all'estero specie per la direzione di proprie composizioni nel 1887 e nel 1888, un anno questo che vedrà la nascita della Sinfonia n.5 in Mi minore op. 64 (un anno, il 1888, peraltro ricco di molte celebri composizioni di altrettanto celebri musicisti, come Gustav Mahler, Richard Strauss, Cesar Franck e Rimskij-Korsakov.
    Al ritorno in Russia una nuova sistemazione sempre vicina a Klin, esattamente a Frolovskoe, in campagna e l'assegnazione di un vitalizio annuo di tremila rubli accordatogli motu proprio dallo Zar (segno della sua alta considerazione) e che con i proventi dal lavoro e la pensione della von Meck, potevano certo metterlo al sicuro (nonostante Čajkovskij fosse anche uno "spendaccione" per sé e gli altri, generoso atteggiamento sempre manifestato, nell'ambito di quel proprio carattere insicuro e non senza ombre).
    Sono gli anni della composizione anche di altre opere liriche che seppur interessanti non raggiungeranno mai l'altezza ed il valore dei suoi due già citati sopra capolavori rappresentati da Evgenij Onegin e La dama di picche. Questi i titoli: Mazepa 1881-1883, Čerevički (Gli stivaletti), 1885 (che è una rielaborazione di Il fabbro Vakula) e Čarodejka (L'incantatrice), 1885-1887. Nel settore sinfonico la Sinfonia Manfred del 1885 e la Suite n.4, in sol maggiore, op. 61, 1887.
    Nel 1888 compiendo la già citata sua prima tournée all'estero e toccando Lipsia conoscerà Brahms (che non gli risulterà particolarmente simpatico ripagato parimenti dall'altro artista) e Grieg (il contrario); a Praga (ove sarà accolto da un trionfo) sarà invece la volta di Antonín Dvořák con il quale nasce una spontanea comprensione e che già lo apprezza intensamente.
    Dal 1885 sembra che siano iniziate da parte dei figli della von Meck lamentele per le sovvenzioni che madame proseguiva ad elargire nonostante le mutate condizioni economiche dell'artista.
    A Parigi (un'altra citta frequentatissima) nel 1886 tra caffè, ristoranti e ritrovi di dubbia reputazione, mignons ufficiali e incontri occasionali, Čajkovskij ebbe una delle più grandi emozioni della sua vita. In casa della cantante Pauline Viardot gli fu permesso di vedere l'autografo manoscritto del Don Giovanni di Mozart. E ne fu sconvolto. Fu come parlare col grande artista.
    Importante fu la commissione del suo secondo balletto Spjaščaja krasavika, (La bella addormentata) già iniziata nel 1888 e composta seguendo strettamente le indicazioni librettistiche di Ivan Alexandrovič Vsevoložskij, direttore dei Teatri Imperiali e soprattutto quelle meticolose di Marius Petipa, il coreografo. Alla prova generale era presente l'imperatore che se ne uscì con un laconico «Molto grazioso!». Il musicista ne fu offeso: «Sua Maestà mi ha trattato molto sbrigativamente. Dio sia con lui.». Protagonista fu la celebre Carlotta Brianza assieme a Pavel Gerdt e al celebre Enrico Cecchetti. Musicalmente e drammaturgicamente il balletto è prossimo a Il lago dei cigni ma con dettagli più elaborati.
    Nel 1890 parte per Firenze dove appronta La dama di picche, il suo capolavoro lirico, libretto del fratello Modest e i suoi scritti autografi testimoniano del fervore creativo che accompagnano la creazione di quest'opera vivamente sentita, il cui fatalismo si ispira anche alla Carmen di Bizet.
    Il compositore nel suo studio a Frolovskoe;la foto è datata 14 giugno 1890
    E se mai avesse avuto dubbi nel credere alle beffe del Fato, ecco che un drammatico avvenimento accade al suo rientro nell'ottobre di quel 1890. Con una prima lettera (4 ottobre, data del Calendario gregoriano) madame von Meck lo avvisava di diverse disgrazie economiche cui era andata incontro. Questa lettera si chiudeva tuttavia con le tradizionali formule affettuose e in un post-scriptum lo invitava a scrivergli a Mosca anche se lei ora si trovava all'estero. Pochi giorni dopo però il musicista ricevette una seconda lettera della donna comunicantegli che a causa di ulteriori e definitivi dissesti finanziari, ella non avrebbe potuto più sovvenzionarlo. La lettera (non conservatasi) si chiudeva con parole (lo si deduce dalla risposta del musicista, rimasta) in cui la la von Meck chiedeva di non essere dimenticata del tutto.
    Čajkovskij comprensibilmente allarmato, si precipitò a rispondere, manifestando il suo affetto e la sua fedeltà, la sua eterna riconoscenza.
    Le reazioni del musicista furono però di profondo malessere, come testimoniano sue corrispondenze al proprio editore ed amico Pëtr Ivanovič Jurgenson. Non dandosi pace, tentò con intemediari di riallacciare i rapporti, ma alcuni di questi – per vari interessi e motivazioni personali – si rifiutarono od ostacolarono tutto.
    È stato anche ipotizzato che le ultime somme elargite lo fossero state contro la volontà dei familiari. La von Meck del resto stava attraversando anche un periodo di malattia psico-fisica e la vecchiaia la rendeva sempre più dipendente dai figli che mai sazi di denaro, vedevano con costante preoccupazione il protrarsi del mecenatismo materno. E poi in lei, forse, avvenne qualche ripensamento, qualche scrupolo di aver trascurato la sua numerosa figliolanza dovette farsi strada.
    La realtà che la von Meck non fosse finanziariamente naufragata ed il suo assoluto silenzio (ma come si è detto probabilmente essa fu tenuta all'oscuro dei tentativi e desideri del musicista di ripresa dei contatti o lo seppe tardivamente ed inutilmente), furono una dura prova per Čajkovskij, il cui lato economico della faccenda effettivamente poco poteva importargli, avendo raggiunto una sua propria agiatezza.
    Sul letto di morte, nel delirio, il musicista pronunziò ripetutamente la parola "maledetta" e il fratello Modest pensò che essa fosse rivolta alla von Meck, ma il biografo Warrack ha sostenuto che essa poteva invece riferirsi alla malattia che lo stava uccidendo (in russo "colera" è di genere femminile) e che del resto era stata la causa della morte a suo tempo dell'amatissima madre.
    Nel 1891 il Teatro Mariinskij lo incarica dell'opera lirica in un atto Iolanta e di un balletto Ščelcunčik (Lo Schiaccianoci) da darsi congiuntamente. L'opera, l'ultima composizione lirica del musicista, è diversa da tutte le altre scritte ed ha sorprendenti anticipazioni che la critica, specie posteriore, noterà. Quanto al balletto, anch'esso costruito con meticolosa precisione come avvenuto per La bella addormentata, è lo stesso musicista a fornire una chiave di comprensione generale e di alcuni suoi elementi costitutivi, in questa lettera di tempo addietro: «I fiori, la musica e i bambini, sono i gioielli della vita. Non è strano che amando tanto i bambini il destino non mi abbia dato di averne?».
    Alla morte dell'amata sorella Aleksandra, nel 1891, appresa all'estero su un giornale (e che egli tentò come di rimuovere), riversò sul di lei figlio, Vladimir detto Bob, l'affetto pieno e totale che era già stato ampiamente manifestato negli anni precedenti. Il giovane (morirà suicida nel 1906) fu l'ultimo serio oggetto di passione amorosa del musicista, ma avendo una valenza particolare come è facile intuire. A lui fu dedicata la Sinfonia n.6 in Si minore, op.74 Pathétique, 1893. I rapporti tra zio e nipote hanno dato modo ai biografi di scrivere molto e non a torto, in quanto "Bob" approfittò della generosità e debolezza dello zio in ogni senso.
    Un'oscura morte: colera o suicidio?
    La fama di Čajkovskij è al culmine. Inizia un acclamatissimo giro concertistico, al limite delle manifestazioni deliranti, negli Stati Uniti, chiamato ad inaugurare i concerti della Carnegie Hall. Trova l'America e gli americani strani, curiosi ma simpatici: vede un mondo veramente nuovo e ne scrive copiosamente, sempre festeggiato ed onorato come il "Re", assalito dai giornalisti si accorge di essere popolare in America dieci volte di più che in Europa.
    Nel 1892 Gustav Mahler, che lo impressiona come direttore non comune, dirige ad Amburgo alla sua presenza una splendida edizione di Evgenij Onegin. Ascolta in quel momento anche Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni che gli piace molto. In primavera cambia casa per la terza, ed ultima volta: proprio a Klin e ne fu pienamente soddisfatto: assomigliava a quella in cui era nato ed aveva uno splendido giardino di betulle e fiori (il compositore li amava). Questa dimora diventerà un giorno l'attuale "Museo Čajkovskij", pieno di suoi ricordi, materiali e documenti. Così per volontà primaria del fedele domestico Aleksej Sofronov, del fratello Modest e nipote Bob Davidov ed in seguito divenuta monumento nazionale per pubblico omaggio da parte di Lenin.
    Comincia a pensare ad una nuova sinfonia che dovrebbe raccogliere la sua "vita" (e questo primitivo titolo circola nei suoi appunti). Ne abbozza qualcosa (la tonalità è in Mi bemolle maggiore) ma viene messa da parte. Il primo movimento confluirà poi nel Terzo Concerto per pianoforte ed orchestra, op. 75 postuma. È però interessante sapere che all'inizio del 1891 tali schizzi portavano delle annotazioni le quali saranno di fatto "trasportate" e seguite (se non tali e quali ma come traccia di massima), nel programma "segreto" della Sesta Sinfonia, segno che il compositore stesse arrovellandosi su questi temi. Scrive: «Prima parte - tutto impeto e sicurezza, voglia di attività. Deve essere breve (alla fine "morte", risultato del collasso). Seconda parte: amore. Terza: disinganno. La quarta finisce morendo (anche questa breve)». Indicò anche alcuni titoli: «I Gioventù II Ostacoli! Assurdità… Coda - Avanti, avanti!» (è un'ipotesi che in quel tempo stesse rimuginando sulla propria storia con la von Meck).
    Čajkovskij sul terrazzo della sua casa a Klin, un mese prima della morte
    Un fatto evidente emerge chiaro dalla fase terminale e «calante» della vita e del fare artistico: la necessità quasi «biologica» di scrivere l'opera capolinea, riassuntiva e conclusiva del proprio percorso poetico. Da un certo momento dunque, come dimostra la cronologia biografica ed artistica, il musicista è verosimilmente «ossessionato» da questa Sesta Sinfonia, oscura, con un'ansiosa ostinatezza di programma preciso quanto gelosamente celato, l'atto finale, il riassunto di un'intera esistenza, vita, morte ed ufficio funebre. L'abbozza, inizia a scriverla, la riprende, la modifica, non sa decidersi, un continuo cruccio alla fine compiutamente risolto.
    La morte sembra davvero battere alla porta. Continuano a spegnersi gli amici e gli amori di una vita, anche il poeta Apuchtin nell'agosto del 1893: gli si chiederà di musicare il suo Requiem, ma declinando precisa che nella propria ultima sinfonia, soprattutto nel finale, l'atmosfera è quella stessa.
    Il caso gli ha concesso di rivedere all'estero la sua ormai vecchia governante Fanny Dürbach e l'onda dei ricordi lo sommerge e commuove. Ancora un giro concertistico all'inizio dell'ultimo anno di vita, poi inizia la stesura della sua ultima sinfonia Pathétique, ma, prima di chiuderla, utilizza il materiale dell'abbandonata sinfonia in Mi bemolle maggiore per il già citato Terzo Concerto per pianoforte ed orchestra in un solo tempo e per due movimenti Andante e Finale, sempre per piano ed orchestra, poi rivisti dall'allievo Sergej Ivanovič Taneev (vedi "Composizioni"). L'Università di Cambridge lo insignisce del dottorato in musica, assieme a Saint-Saëns, Grieg, Boito e Bruch. Il 16 ottobre (data russa, per cui il 28 ottobre del Calendario gregoriano) 1893 avviene la prima della Pathétique a San Pietroburgo sotto la sua personale direzione che lascia l'uditorio in uno stato di ammirata sorpresa, ma con ampie zone di incomprensione. Il «Requiem per me stesso», la sinfonia con un programma "misterioso" è il proprio testamento spirituale ed artistico.
    Soltanto nove giorni dopo il musicista muore. È opinione diffusa che si sia procurato la morte, anche se il modo e le circostanze sono ancora incerte: si è parlato di colera, assunto bevendo acqua infetta, anche se è più probabile l'avvelenamento da arsenico che produce una sintomatologia pressoché identica a quella del colera. Ma i dubbi circolarono diffusamente ovunque all'indomani della morte.
    La versione alternativa che si oppose a quella "ufficiale" (colera tramite acqua infetta), sancita dal biografo e fratello Modest, è quella di un imposto suicidio tramite veleno autonomamente assunto dal musicista.
    Il compositore era entrato in relazione amorosa con il figlio di un certo conte Stenbok-Fermor, il quale oltremodo seccato della cosa era intenzionato a denunciarla direttamente allo zar. Lo scandalo che ne sarebbe derivato (così la musicologa Alexandra Orlova, vedi sezione "Letteratura e media") avrebbe avuto probabilmente drammatiche ripercussioni su Čajkovskij, in particolare e proprio su un personaggio così universalmente noto e "simbolico" per la Russia (la legge prevedeva la perdita di ogni diritto e l'esilio in Siberia). Non minor danno (secondo i sostenitori di tale versione) sarebbe ricaduto sulla Scuola di Giurisprudenza e sui suoi ormai famosi ex-allievi, tutti viventi ed altolocati (alcuni amici ed ex-fiamme del musicista al vero).
    La soluzione più pratica apparve quella di un "giurì" d'onore al quale avrebbero partecipato, presente il compositore, sette alti personaggi. La lettera in cui il conte denunciava Čajkovskij non sarebbe stata trasmessa allo zar, ma il musicista si impegnava ad assumere il veleno, che gli venne recapitato successivamente, onorando tale assurdo impegno, anche proseguendo agli occhi di tutti, in particolare di amici e familiari, la vita d'ogni giorno.
    Quando Čajkovskij cominciò a star male la confusione su cosa stesse in realtà succedendo fu generale. E i dubbi nacquero immediati. Tra i primi, famosi personaggi stupefatti in proposito, fu Rimskij-Korsakov che scrisse nelle sue "Cronache": «Non solo per me, è stata oggetto di meraviglia la constatazione che non venne adottata alcuna precauzione d'ordine sanitario in quei giorni a casa sua, nonostante si dicesse in giro che il colera era stato la causa del decesso. Ricordo bene di aver visto… un insegnante… del Conservatorio, baciare il morto in fronte e sulle guance».
    Va aggiunto che numerose persone avevano avuto accesso all'appartamento prima e dopo la morte; per due giorni la salma restò esposta all'omaggio della gente, in casa di Modest: l'appartamento disinfettato e il corpo avvolto in un lenzuolo imbevuto anch'esso di disinfettante, mentre un'infermiera disinfettava con una garza il volto trasfigurato (esiste una celebre fotografia) del musicista, sulla quale la folla depose il rituale bacio d'addio. È del resto anche vero che alcune scoperte scientifiche relative al morbo avevano reso le persone molto meno terrorizzate da una in sé remotissima possibilità di contagio.
    La tomba del compositore nel Cimitero Tichvin di San Pietroburgo
    Le vere cause sono comunque tuttora oggetto di discussione, come lo furono del resto all'epoca dei fatti, con opposti sostenitori della versione ufficiale di morte per colera e altri del suicidio tramite veleno. Non mancano peraltro "varianti" a queste due ipotesi fondamentali, sulle quali si è sbizzarrita la bibliografia (vedi sezione "Letteratura e media" particolarmente).
    Cosa accadde è un mistero verosimilmente destinato a restare tale per sempre.
    La giornalista Leonetta Bentivoglio ha scritto nel 1993 sul quotidiano "la Repubblica" (vedi Bibliografia), un interessante articolo sulla questione, con un ritratto complessivo dell'uomo ed artista Čajkovskij sintetico ma puntuale. Sullo stesso giornale aveva peraltro preso posizione nel 1990 lo studioso Claudio Casini, autore (con la moglie Maria Delogu) della rilevante monografia biografica italiana sul compositore (vedi Bibliografia per entrambi questi suoi contributi).
    Alle esequie di Stato, un onore concesso solo alla storico Karamžin e al poeta Puškin, era attesa la partecipazione dello zar Alessandro III che, tuttavia, rimase ad osservare l'immensa partecipazione di folla da una finestra. Il suo conciso, triste commento fu: «Avevamo un solo Čajkovskij». Sulla bara venne posta una corona di rose bianche dono personale dello zar ed un cuscino di velluto nero con le decorazioni di San Vladimiro.
    La von Meck morì due mesi dopo il musicista, lontano dalla Russia, per tubercolosi. Anna Davydova-von Meck, nipote di Čajkovskij, quando le fu domandato come madame avesse accolto la scomparsa del suo amico, rispose laconicamente: «Non potè accettarla». Al solenne funerale del musicista fu la grande assente, rappresentata da una enorme corona di fiori.
    Tra i numerosi commenti alla scomparsa del musicista, significativo quello di Lev N. Tolstoj: «Mi dispiace tanto per Čajkovskij… Più che per il musicista mi dispiace per l'uomo intorno a cui c'era qualcosa di non completamente chiaro. Quanto improvviso e semplice, naturale ed innaturale, e quanto vicino al mio cuore».
    La tomba del compositore si trova al Cimitero Tichvin (situato nel Monastero di Alexander Nevskij) di San Pietroburgo, là ove sono sepolti molti altri celebrati artisti russi tra cui, emblematicamente, l'intero Gruppo dei Cinque e, appunto, Čajkovskij.
    Lo stile
    Culturalmente molto distante dai compositori russi a lui contemporanei d'ispirazione nazionalista, passati alla storia come il Gruppo dei Cinque, Čajkovskij rivelò nella sua musica uno spirito cosmopolita. Pervase da una sensibilità estenuata e da una naturale eleganza, le sue partiture presentano nondimeno tratti talora distintamente russi, sia nella predilezione per il modo minore, sia soprattutto nel profilo delle melodie, talvolta ricavate dalla tradizione popolare o dalla liturgia ortodossa.
    Diversamente dai colleghi russi, Čajkovskij studiò per tutta la vita la musica occidentale – dal prediletto Mozart (mentre è noto che non amasse particolarmente Beethoven, e in particolare il Beethoven della maturità) agli operisti italiani, dai romantici tedeschi (Schumann certamente il più amato, e preferito al "rivale" Brahms) alla nuova scuola francese di Bizet e Massenet – riuscendo a dare alla sua arte un respiro decisamente internazionale. In questo senso, la sua figura di artista aperto, capace di assorbire e rielaborare qualsiasi linguaggio e qualsiasi forma musicale, è fondamentale sia in ambito romantico, sia per la comprensione del futuro percorso artistico di Stravinskij.
    Tra i molti aspetti della sua figura poliedrica, di compositore quanto mai istintivo e appassionato e al tempo stesso estremamente attento alla cesellatura formale, spicca la sua straordinaria sensibilità timbrica. Čajkovskij seppe indagare le possibilità espressive degli strumenti tradizionali, in particolare i fiati, ricavandone suoni e impasti originali, raffinatissimi e inconfondibili. L'importanza che egli attribuì ai colori dell'orchestra fu tale da relegare la produzione pianistica in secondo piano, nonostante la straordinaria fama guadagnata dal suo primo concerto per pianoforte e orchestra.
    Composizioni
    Balletti
    Bozzetto originale per il secondo atto de Il lago dei cigni, Mosca, 1877.
    Il genere a cui Čajkovskij deve maggiormente la sua popolarità è quello del balletto.
    (1875 - 1876): Il lago dei cigni (Lebedinoe ozero) , Op. 20. Fu il primo balletto di Čaikovskij, rappresentato, pur con quache taglio, al Teatro Bol'šoj di Mosca, nel 1877. Fu apprezzato a pieno solo dopo la morte del musicista nonostante la finissima e fantasiosa cesellatura drammaturgica.
    (1888 - 1889): La bella addormentata (Spjaščaja krasavika), Op. 66. Čaikovskij vedeva quest'opera come una delle più riuscite. La sua prima rappresentazione fu nel 1890, al Teatro Mariinskij a San Pietroburgo.
    (1891 - 1892): Lo Schiaccianoci (Ščelcunčik), Op. 71. Anche se il compositore rimase meno soddisfatto dell'impegno profuso per questo balletto, Lo Schiaccianoci è uno dei suoi lavori più popolari, anche grazie alla Suite realizzata dallo stesso Čaikovskij, ed il suo fascino risiede in un peculiare sentimento di magico e di fatato legato al sogno e al ritorno a un sentire ingenuo.
    Opere liriche
    Čajkovskij scrisse dieci opere liriche, tra cui:
    (1876): Il fabbro Vakula (Kusnez Vakula) rappresentata a San Pietroburgo.
    (1877): Eugenio Oneghin (Evgenij Onegin), Op. 24, dall'omonimo dramma amoroso di Aleksandr Puškin, che ottenne un ampio consenso nella ripresa del 1881 (la prima era avvenuta nel 1879).
    (1881): La Pulzella d'Orleans (Orleanskaja Deva) rappresentata a San Pietroburgo.
    (1884): Mazepa opera in tre atti rappresentata a Mosca e tratta da Puškin; un tipico melodramma russo che narra la storia d'amore tra un condottiero, una giovane donna già promessa ad un altro ed infine il suo giovane innamorato con risvolti intensi e drammatici.
    (1887): La Maliarda (Ciarondejska), rappresentata a San Pietroburgo.
    (1890): La dama di picche (Pikovaja Dama), Op. 68, sempre tratta da Puškin, e considerata il suo capolavoro teatrale, mostra particolari accenti di intensità macabra e angosciosa («Quest'opera ha in sé qualcosa di spaventoso», affermò lo stesso Čajkovskij).
    (1891): Iolanta opera in un atto, op. 69; libretto del fratello del compositore, Modest, dal dramma La figlia di re Renato dello scrittore danese Heinrik Hertz, ispirato ad un racconto di Hans Christian Andersen e tradotto in russo da Kostantin Zotov. Ultima creazione lirica del compositore ebbe nascita contemporanea assieme al balletto Lo Schiaccianoci e come dittico venne presentata a San Pietroburgo nel 1892. L' amore restituisce la vista ad una fanciulla cieca dalla nascita. Mahler ebbe un interesse particolare per quest'opera che diresse ad Amburgo solo sedici giorni dopo la prima assoluta in Russia. E' un lavoro strutturalmente molto particolare e con novità di stile.
    Il cast della prima rappresentazione del balletto La bella addormentata, 1890.
    Composizioni sinfoniche

    Sinfonie


    Le prime tre sinfonie sono lavori interessanti ma ancora acerbi, in genere di carattere nazionalistico. Le successive si soffermano su temi più profondi e più intensamente sentiti, quali il fato, l'angoscia esistenziale e, in particolare la Sesta, la morte.
    (1866): Sinfonia n. 1 in Sol minore, Op. 13, Sogni d'Inverno
    (1872): Sinfonia n. 2 in Do minore, Op. 17, Piccola Russia
    (1875): Sinfonia n. 3 in Re maggiore, Op. 29, Polacca
    (1877 - 1878): Sinfonia n. 4 in Fa minore, Op. 36, dominata dal trepidante tema musicale del "destino": «un'ombra costante che ostacola il raggiungimento della felicità, … una sorta di veleno per l'anima», che comparirà ben nove volte nel corso del primo movimento. I tempi centrali si caratterizzano per la loro magia e per la loro soave fattura, mentre il finale si presenta come estenuata ricerca della gioia umana.
    (1885): Sinfonia Manfred, in Si minore, Op. 58, basata sul dramma gotico Manfred di Lord Byron, percorso dai temi, tipicamente romantici, della colpa e dello spirito prometeico, mentre i tempi centrali sono dominati da un delicato e avvolgente sentimento della natura.
    (1888): Sinfonia n. 5 in Mi minore, Op. 64, ancora una volta dominata da un tema legato al "destino", ma dal profilo questa volta più morbido, che dopo avere compiuto una prima apparizione nel massiccio primo movimento, sorta di inno a un eroismo rassegnato, e dopo avere turbato i dolcissimi volteggi amorosi del secondo movimento, nel finale appare trasformato nel fulcro di uno sfarzoso inno alla Provvidenza divina.
    (1893): Sinfonia n. 6 in Si minore, Op. 74, Pathétique, dominata da un programma enigmatico, forse intimamente collegato agli ultimi sentimenti di vita di Čaikovskij e perfino alla sua morte misteriosa, che, dopo l'appassionato movimento d'apertura e il successivo, etereo valzer, cui l'insolito movimento di 5/4 conferisce una sfumatura straniata e sottilmente inquieta, sembra esplodere nel parossismo d'eccitazione del terzo tempo, dai toni spettrali e accesamente visionari, densi di una gioia straripante ed equivoca, e nell'affranto Adagio lamentoso finale. Particolarmente rilevanti alcune dichiarazioni dello stesso autore in merito alla sua sinfonia ultima: «ho in essa riposto tutta la mia anima», «ed essa è penetrata da un carattere che resterà per chiunque altro un enigma».
    Nella primavera del 1891, per più spinte creative ed emozionali, il musicista stava pensando ad una nuova Sinfonia che iniziò ad abbozzare mentre si dirigeva in America per il suo giro concertistico. Gli schizzi erano diversi, in modo minore e in Mi bemolle maggiore. Essi portavano anche annotazioni programmatiche (vedi quanto detto in "La fine", Biografia). Insoddisfatto, Čajkovskij tuttavia non la distrusse, come in un primo momento aveva pure dichiarato, ma il primo tempo venne riutilizzato per la creazione del Terzo Concerto per pianoforte ed orchestra, in Mi bemolle maggiore, op. 75, postumo (in un solo movimento; vedi "Concerti" in "Composizioni"). Tra il 1951 ed il 1955 il musicologo sovietico Semën Bogatïrev produsse una versione completa della sinfonia, eseguita a Mosca (e nota come "Settima Sinfonia") il 7 febbraio 1957 ed incisa su disco più volte nel corso del tempo. Le parti "mancanti" originarie erano infatti esistenti, sotto altre spoglie, nel cosiddetto Andante e Finale per piano ed orchestra (curato dall'allievo Sergeij Taneev nel 1895) e così pure il vecchio III tempo, rielaborato da Čajkovskij come a solo di piano dell'op. 72 (n.10) e che Bogatïrev introdusse nella propria ricostruzione.
    Foto della prima assoluta del balletto Lo Schiaccianoci, San Pietroburgo, 1892.

    Poemi sinfonici


    (1869, due revisioni: 1870, 1880): Romeo e Giulietta (da William Shakespeare)
    (1873): La tempesta, op. 18 (da William Shakespeare)
    (1875): Sèrènade melancolique, op. 26
    (1876): Marcia slava, op. 31
    (1876): Francesca da Rimini, op. 32 (da Dante Alighieri)
    (1880): Capriccio italiano, op. 45
    (1880): Ouverture 1812, op. 49
    (1888): Amleto, op. 67 (da William Shakespeare)
    (1890)-(1891): Voevoda, op. 78
    Di particolare pregio, nella loro fattura raffinata e capace del più sottile incanto, sono le due ouverture Romeo e Giulietta e Francesca da Rimini, ispirate a due classici della letteratura.

    Suite


    Čajkovskij scrisse anche quattro suite per orchestra, composte nel periodo tra la Quarta e la Quinta sinfonia. In origine pare che fosse tentato di chiamare sinfonie anche questi lavori ma si convinse a cambiarne il titolo. Le suite sono nondimeno sinfoniche nel carattere e costituiscono altrettanti capolavori trascurati della storia della musica sinfonica.
    Esse sono:
    (1878 e 1879): Suite n. 1 in Re minore, op. 43, dedicata a Nadežda Filaretovna von Meck
    (1883): Suite n. 2 in Do maggiore, op. 53; l'organico comprende anche quattro fisarmoniche "a libitum".
    (1884): Suite n. 3 in Sol maggiore, op. 55; il coreografo George Balanchine (1904-1983) realizzò una famosa coreografia, Theme and Variations sulla musica di questa Suite, esattamente il movimento finale, New York 1947, con Alicia Alonso fra gli altri.
    (1887): Suite n. 4 in Sol maggiore, op. 61; il sottotitolo della composizione è "Mozartiana" basandosi interamente su pezzi di Mozart: il K. 574, 355, 618 e 455 del catalogo di Mozart, segno dell'amore per il compositore salisburghese.
    Concerti
    (1874-1875): Dei tre concerti per pianoforte e orchestra, il Concerto n. 1 in Si bemolle minore op. 23, è il più conosciuto e apprezzato. Fu all'inizio respinto dall'esecutore per cui era stato pensato, il pianista Nikolaj Grigorevič Rubinstein, il quale vedeva in esso una composizione poco ricca e poco interpretabile - e pertanto debuttò con Hans von Bülow a Boston nel 1875. Opera tra le più popolari del suo autore, si caratterizza per lo stile vivido e folgorante e per il grandioso incipit.
    (1878): il Concerto per violino in Re maggiore, op. 35, fu composto in meno di un mese tra il marzo e l'aprile 1878, ma la sua prima esecuzione ebbe luogo solo nel 1881 perché Leopold Auer, il violinista a cui Čaikovskij intendeva dedicare il lavoro, si rifiutò di interpretarla. Tuttavia nel tempo il concerto si è guadagnato una grande notorietà.
    (1893): il Concerto n. 3 in Mi bemolle maggiore op. 75, postumo, è della fine del 1893. La sua storia è connessa a quella della "Sinfonia in Mi bemolle maggiore" (vedi "Sinfonie", in "Composizioni"). Si tratta di un Allegro brillante che altro non è se l'elaborazione del primo movimento della Sinfonia abbandonata. L'idea era quella di un concerto nei classici tre tempi, ma vista la lunghezza generale, il compositore decise di farne un Concerto ad un solo movimento. Il secondo e terzo movimento, ovverosia un Andante ed un Finale, vennero terminati solo nella parte solistica con schizzi della strumentazione. Alla fine del giugno 1894 l'allievo Segeij Taneev curò la pubblicazione del Concerto, eseguendolo il 19 gennaio 1895. In seguito, su invito di Modest I. Čajkovskij completò ed orchestrò anche l'Andante e Finale e lo interpretò a Mosca. Successivamente ed ancora Taneev ritoccò la parte pianistica, 1897, eseguendolo come un terzo concerto nelle sue tre parti il 17 ottobre 1898 a San Pietroburgo. Poco noto e di solito eseguito nella forma voluta da Čajkovskij ha un tono brillante, in linea col concertismo pianistico russo dell'epoca, ma pure rivolto al clima di fine secolo.
    Altri lavori
    (1871): Quartetto d'Archi numero 1 in Re maggiore, Op. 11, il cui primo tempo suscitò l'ammirazione commossa di Lev Tolstoj
    (1876): Variazioni su un Tema Rococò per violoncello e orchestra, Op. 33; Čaikovskij considerava quest'opera come uno dei suoi capolavori.
    (1876): Le Stagioni, suite per pianoforte, Op. 37b, ispirata a tenerissima e sognante malinconia.
    (1882): Trio per Pianoforte in La minore, Op. 50
    (1886): Dumka, scena rustica in Do minore per pianoforte, Op. 59
    (1890): Souvenir de Florence, Sestetto d'Archi, Op. 70, ispirato a un soggiorno a Firenze.
    Letteratura e media
    La letteratura su Čajkovskij è composta come per altri artisti, da opere di natura differente: dalla biografia più o meno in senso tradizionale (ma "diversa" a seconda dell'epoca in cui è stata stilata), alla biografia-romanzata o romanzo-biografico talora (come nel caso di quello di Klaus Mann, Sinfonia Patetica, 1935), al saggio-biografico, allo studio "scientifico" ed analitico. Le diversità in tal senso sono comprensibili e costituiscono un arricchimento alla conoscenza della materia.
    Čajkovskij attorno i quarant'anni.
    Successivamente alla morte del musicista apparvero articoli, scritti sparsi ancora rintracciabili nelle più accurate bibliografie su Čajkovskij, ma di rilievo marginale. Il critico musicale Nikolaj Dmitrievič Kaškin (1839-1920), amico del musicista, scrisse un volume di "Ricordi", Vospominanija o P.I.Čajkovskom, Moskva, 1896 ripubblicato ancora nel 1924 a Pietrogrado a cura di Igor Glebov.
    Ma la prima opera biografica di vero riferimento è quella dovuta al fratello del musicista, Modest, uscita tra il 1900 e 1902 (vedi Bibliografia). Essa ebbe nel 1906, una diffusa versione inglese, benché ridotta e inaccurata.
    Nonostante la sua parzialità e su alcuni essenziali aspetti anche ingannevole (così il commento di John Warrack, nella sua biografia, vedi oltre), il libro, come è facile intuire, è stato una fonte basilare per tutta la successiva letteratura specifica su Čajkovskij, arrivando da una persona peraltro tanto stretta al musicista. Di conseguenza ad essa si son sempre in un modo o nell'altro rifatti negli anni seguenti, i vari biografi sino ad oggi. La ripetizione di avvenimenti della vita del musicista che si riscontra tra opere diverse e successive, è dovuta sia a questo primo riferimento di Modest Il'ič Čajkovskij, sia al naturale "travaso" di notizie da un'opera ad un'altra.
    Va rammentato che abbastanza presto vennero stampati i "Diari" del compositore, nonché parti della sua enorme corrispondenza con persone diverse; tali pubblicazioni si sono succedute nel tempo con edizioni e versioni variate, tagliate, censurate, commentate, a se stanti o incorporate in opera maggiore e questo sino ai giorni nostri. Si tenga peraltro presente che del musicista esiste la cosiddetta Opera Omnia, pubblicata a Mosca e Leningrado dal 1940 in poi, contenente oltre la musica, i lavori letterari e la corrispondenza.
    In tempi recenti sono del resto apparse opere biografiche e studi che hanno lavorato non tanto e solo sulla vecchia bibliografia preesistente, ma su nuovi documenti ignorati, scritti che, per loro stessa esplicita scelta "editoriale", hanno contribuito ad aumentare la già fitta mole di riflessioni attorno alla vita e all'opera di questo musicista, specie col ricorso a ricerche particolari (contributi in tal senso sono e continuano nella letteratura in lingua inglese).
    Una particolare ed interessante biografia (1936, trad. it. 1993) scritta su Čajkovskij è quella realizzata da Nina N. Berberova, maggiormente orientata all'approfondimento psicologico della personalità del musicista che all'analisi della sua produzione artistica, dall'evocativo titolo Il ragazzo di vetro, come era solita chiamarlo l'adorata governante Fanny.
    In tale scritto l'autrice tratteggia un vivido ritratto dell'artista partendo dalla fragilità giovanile del ragazzo, morbosamente legato alla madre. La Berberova (vedi la sua prefazione all'edizione del 1987) può vantare l'utilizzo di testimonianze dirette di personaggi che avvicinarono Čajkovskij, ancora in vita all'epoca in cui compilò il suo libro. Attraverso gli anni dell'adolescenza, segnati da turbamenti e legami con compagni di conservatorio, si arriva al profondo legame affettivo con il nipote Davydov, cui sarà tra l'altro dedicata l'ultima opera, quella sesta sinfonia che può senza dubbio essere considerata lo struggente lascito spirituale di Čajkovskij. Nella sua ricostruzione la Berberova smentisce categoricamente l'ipotesi del suicidio "imposto" avvalorando quella della morte accidentale dovuta all'ingerimento di acqua contaminata, in un tempo in cui la Russia era devastata dal colera, assunta quasi con colpevole, rassegnata e consapevole leggerezza in una cena conviviale.
    Vi sono moltissime altre opere biografiche e studi (ma relativamente pochi in lingua italiana, originali o tradotti essi siano) che possono essere di valido riferimento. Alcuni, pur interessanti, sono stati superati dal tempo o risultano datati, anche se non privi di apporti che per l'epoca in cui vennero scritti, vanno notevolmente considerati. È il caso del volume italiano di Mary Tibaldi-Chiesa Ciaikovsky, 1943) o quello in lingua tedesca di Kurt von Wolfurt Tschaikovski, 1952; trad. it.: Ciaikovski, 1961).
    Va citato un saggio del francese Michel Rotislav Hofmann (probabilmente il maggiore esperto occidentale ai suoi tempi di musica russa), Tchaïkovski, 1959 e l'altrettanto di assoluto riferimento dell'inglese John Warrack Tchaikovsky, 1973, il cui autore è tuttora ritenuto una autorevole fonte proprio sul musicista russo.
    Ricchissimo il volume di Alexandra Orlova Tchaikovsky. A Self-potrait, 1990; trad. it: Čajkovskij. Un autoritratto, 1990); la musicologa fu responsabile per certo periodo di una sezione dell'archivio della casa-museo a Klin, dove visse il musicista e che ha conservato epistolari riservati e quindi non accessibili normalmente. La Orlova è stata soprattutto la divulgatrice del supposto ordinato avvelenamento per arsenico, "imposto" al compositore da una cerchia di importanti amici, per evitare lo scandalo del rapporto omosessuale con un giovane nobile (vedi sopra).
    È proprio questa rivelazione, questa versione della morte, dunque tale tesi, che autori come la Berberova ed altri han fermamente contestato lungo il tempo (vi è stato anche un musicologo italiano famoso, Aldo Nicastro, che ha parlato persino di un contagio infettivo da attività omosessuale (causata da un "coccidio" noto in veterinaria, attivo nell'Europa della fine '800, assimilabile dall'uomo), con sintomi simili a quelli del colera, quasi un HIV "ante litteram", nella parte finale del suo saggio Pëtr Il'ič Čajkovskij 1990, pag. 260-1.
    Un efficace contributo giornalistico sulla questione della morte e sulla variegata personalità del compositore venne scritto da Leonetta Bentivoglio sul quotidiano "la Repubblica" nel 1993: «Ciajkovskij, l'avvelenata», (vedi Bibliografia).
    Un monumento del compositore a Kamsko-Votkinsk, sua città natale.
    Il volume di Claudio Casini e Maria Delogu Ĉajkovskij è un accuratissimo repertorio commentato della produzione del musicista; impressionante però è la parte biografica (curata dalla Delogu), con dettagli e particolari spesso sorprendenti e inediti (specie sul tema dell'omosessualità di Čajkovskij).
    Tanto il libro della Orlova, come quello di Casini/Delogu nonché di Tammaro, utilizzano direttamente le fonti dell'Opera Omnia edita dal 1940 in URSS (decine e decine di volumi) ed altre opere originali russe comprese lettere a familiari ed amici: essi pertanto sono di sicuro ed inequivocabile riferimento (vengono ivi citate sempre provenienze e le pagine).
    Esiste poi un corposo contributo in 4 volumi di David Brown Tchaikovsky, a Biographical and Critical Study, 1978-1991), autore della voce ufficiale dell'importante "Grove" inglese, The New Grove Encyclopedia of Music and Musicians, Londra, 1980) e di un recentissimo volume americano Tchaikovsky: The Man ad His Music, 2007). Questo musicologo ha attualmente il credito maggiore sulla vita e l'opera di Čajkovskij.
    Alexander Poznansky, immigrato dall'URSS nel 1977 negli USA, bibliotecario specialista in Slavistica all'Università di Yale, scrisse testi nel 1988 e 1991 (vedi Bibliografia) che diedero luogo a clamorose controversie giornalistiche e in campo specialistico (cfr. Bellingardi, pagg.21-22, op. cit., vedi Bibliografia). Strenuo sostenitore della morte non violenta del musicista e della sua omosessualità tutt'altro che vissuta con senso di colpa, la propria posizione e l'atteggiamento investigativo ora meticolosamente puntiglioso nei dati di riscontro, ora più incline all'opinione fortemente soggettiva, ha prodotto notevole considerazione quanto molta diffidenza (Paul Griffiths, critico musicale del "Times" di Londra in: «Outing Peter Ilych», "The New York Times" del 5.1.1992; rintracciabile on-line: http://query.nytimes.com). Successivamente, Poznansky, ha curato direttamente o in collaborazione diversi testi sull'artista (vedi Bibliografia), qualcosa tradotto in altre lingue oltre l'inglese originario, tra cui una sorta di "summa" sul compositore, a dir poco esaustiva (The Tchaikovsky Handbook, vedi Bibliografia).. E' stato il primo "occidentale" ad aver avuto accesso agli archivi russi di Klin. Sul sito inglese http://tchaikovsky-resaerch.net Poznansky ha appositamente scritto una accurata biografia che si rifà ai propri libri.
    Il volume di Luigi Bellingardi Invito all'ascolto di Čajkovskij, 1990, è una guida estremamente precisa sulle composizioni e completa di parti accessorie biografiche, discografiche, bibliografiche, di Catalogo e critiche.
    Un recentissimo contributo italiano è del musicologo torinese Ferruccio Tammaro con Čajkovskij.Il musicista, le sinfonie, 2008. Il volume di indirizzo "scientifico", è dedicato ad una analisi particolareggiata non solo tecnica ma con richiami biografici, alle "Sinfonie" (ed anche alle "Suite"), escludendo tuttavia da tale specifica indagine il resto delle composizioni del musicista. L'indagine è preceduta da un altrettanto puntuale discorso critico-biografico. Il libro-con vari corredi integrativi-ha un ricchissimo apparato di note in appendice, con ampie citazioni dall'epistolario di Čajkovskij, molte delle quali poco riportate dalla bibliografia corrente (almeno italiana): i riferimenti sono (anche) quelli originali all'Opera Omnia.
    Un apporto molto speciale venne da Klaus Mann, figlio di Thomas attraverso Symphonie Pathétique: Ein Tschaikowsky- Roman, 1935; ed. italiana: Sinfonia Patetica, 1990), un romanzo biografico sullo stile di quello della Berberova. Klaus Mann (1906-1949) era anch'egli omosessuale e morì suicida. Appassionato conoscitore del musicista ivi parlò di una prerogativa posseduta dal musicista, secondo lui "il trucco di tramutare in musica il dolore".
    Ancora lo scrittore Dominique Fernandez (n.1929), Prix Goncourt 1982, ha pubblicato un libro Tribunal d'honneur,1997), che tratta delle circostanze sulla misteriosa morte di Čajkovskij, in forma del tutto romanzata s'intende, anche se l'autore francese è uno dei sostenitori più accaniti della "condanna" venuta dall'alto (dallo Zar Alessandro III) e attraverso l'ingerimento di veleno (così come riportato dalla bibliografia in lingua inglese, Holden, 1995, vedi Bibliografia)..
    Il musicista inglese Michael Finnissy (n. nel 1946), ha scritto Shameful Vice, una composizione sugli ultimi giorni di Čajkovskij (1994).
    Il musicista (a destra) con il violinista Iosif I. Kotek, 1877 circa.
    Film e documentari televisivi
    La vita di Čajkovskij è narrata nel film di Ken Russell L'altra faccia dell'amore.
    Come citato nei titoli, è basato sul libro scritto e pubblicato negli USA, da una nipote della von Meck e da una celebre biografa americana e che possiede un titolo significativo se si pensa all'impostazione data dal regista. Questo film può essere considerato una trasposizione biografica solo apparentemente romanzata; in realtà il regista inglese propone una lettura intima degli avvenimenti che corsero paralleli alla creazione artistica. Il film avrebbe dovuto intitolarsi The Lonely Hearth oppure Opus 74 (l'opera 74 è la Sinfonia Patetica), titoli che caddero per il più commerciale definitivo (Rino Mele, Ken Russel, Il Castoro Cinema, "La Nuova Italia" Editrice, Firenze, 6/1975).
    Sul proprio film Russell ha lasciato ampie testimonianze per riviste e giornali, affermando tra l'altro: «Per me Čajkovskij personifica il romanticismo del XIX secolo, basato sul desiderio di morte»; ed ancora: «La sua musica per me ha più dolore di qualsiasi musica che conosca» (Mele, op.cit.). Il ruolo del musicista fu affidato a Richard Chamberlain (avrebbe dovuto essere Alan Bates), noto soprattutto in TV (serie Dottor Kildare ), assieme ad una acclamata Glenda Jackson (Antonina Ivanovna Miljukova, la moglie) e a Izabella Telezynska (Madame von Meck), unitamente ad uno stuolo di altri attori ben amalgamati, tra cui spicca Kenneth Colley nelle vesti di Modest, il fratello del musicista, una sorta di "alter ego" in negativo. Prodotto dalla United Artists, ebbe le cure per la parte musicale di André Previn ed ottenne critiche contrastanti, ma è rimasto fondamentale nella filmografia del regista come nella produzione dell'epoca.
    Nella cinematografia universale esistono almeno altri tre film dedicati al compositore: uno tedesco del regista Carl Froelich, Un'inebriante notte di ballo (tit.orig.Es war eine rauschende Ballnacht, 1939), questo effettivamente del tutto romanzato; uno statunitense sullo stesso stile, Si velarono le stelle (tit.orig. Song of My Heart, 1948), regia di Benjamin Glazer ed una "versione alternativa" sovietica pressoché contemporanea al film di Russel del regista Igor Talankin, interpretato da un somigliantissimo Innokenty Smoktunovsky, Una pioggia di stelle (tit.orig. Tchaikovsky, 1969-70), una esteriore ancorché spettacolare ricostruzione, attenta a sorvolare sul tema dell'omosessualità.
    Questo film russo, lungo quasi 160 minuti nella sua versione originale, si avvalse della partecipazione della ballerina russa Maja Plisetskaya. Nonostante la assoluta lontananza dal "sensazionalismo" del film di Russell, nel 1971 ricevette l'Academy Award for Best Foreign Language Film, nonché l'Academy Award for Original Music Score per l'arrangiamento musicale a cura del famoso compositore Dmitri Tiomkin Il film ha ricevuto anche un Golden Globe sempre nel 1971.
    I film Heavenly Music (1943) e Sinfonie Eterne (tit. orig. Carnegie Hall, 1947), entrambi americani, non sono specifici sul musicista, ma ne incorporano la figura nel proprio contesto narrativo.
    Esistono anche diversi film-documentario sul musicista destinati al circuito televisivo. Tra questi:
    Pride of Prejudice 1993, UK (una realizzazione della BBC sulle controversie alla morte di Čajkovskij);
    L'homme de verre, 2000 di Raymond Saint-Jeans;
    Tchaikovsky: Fortune and Tragedy e The Creation of Genius, 2007, UK (un "docudrama" in due parti sulla vita del musicista, della serie BBC The Tchaikovsky Experience. Diretto da Matthew Whiteman è commentato dal direttore d'orchestra e compositore Charles Hazlewood.
    Statua del musicista (scultore Boris Plenkin) a San Pietroburgo.
    Nel 1959 Walt Disney per il lancio del suo film a cartoni animati Sleeping Beauty (La bella addormentata nel bosco), la cui colonna sonora si basa su un capace arrangiamento di George Bruns delle musiche del balletto, realizzò-nell'ambito della serie televisiva Disneyland-un curioso cortometraggio: The Peter Tchaikovsky Story. Il breve film portava le firme dello staff Disney, con la regia affidata a Charles Barton e veniva introdotto con intenti promozionali all'ultima creazione degli Studi Disney, dallo stesso Walt. Gli episodi biografici citati sono del tutto corretti, ma piegati e sintetizzati alla circostanza, con ovvie infedeltà ma non senza riuscita, bisogna dire. Esso è stato inserito nei "Contenuti speciali" dell'ultima versione DVD del cartone animato.
    Curiosità
    La voce del musicista (la notizia in un articolo a firma A.T., sul quotidiano milanese "Il Giorno" del 16.11.1997), è stata fortunosamente ritrovata in un rullo conservato sino al 1996 nella casa museo di Klin a Mosca assieme ad alcuni altri e restaurato da tecnici della TV giapponese. I cilindri erano in pessime condizioni, il migliore era proprio quello con la voce del musicista e Anton Grigorevič Rubinštejn-il maestro di Čajkovskij e direttore del Conservatorio di San Pietroburgo-registrati dall'ingegnere tedesco Iuli Block, mentre facevano una partita a carte. La registrazione è breve perché la batteria del fonografo si deve essere scaricata presto. La pulizia ha richiesto dei processi molto sofisticati. L'anno di registrazione è il 1890 (il fonografo era stato inventato da Edison una dozzina di anni prima). Nella conversazione Čajkovskij parla del fonografo e della possibilità di incidere suoni e musica: Rubinštejn sostiene l'inefficacia del mezzo che avrebbe fatto perdere "anima" alla musica. Čajkovskij invita addirittura il maestro a registrare una sonata al piano, ma lui, superstizioso, si rifiuta poiché ritiene che il marchingegno che imprigiona i suoni, porti sfortuna. Il ripristino tecnico ha avuto il contributo della Sony, che ha costruito un apposito meccanismo per leggere il cilindro d'acciaio originale.
    Note

      ^ a b Le date di nascita e morte sono il 25 aprile 1840 e il 25 ottobre 1893 secondo il calendario giuliano
      ^ Il cognome Čajkovskij è diffuso in Polonia ed è quindi lecito supporre che i suoi antenati provenissero da colà (cfr. von Wolfurt, 1961, pag.22 ed.it. e Tibaldi Chiesa, 1943, pag. 1).
      ^ Le date (nel giorno e mese) riportate da qui in poi, seguono, salva diversa indicazione, quelle del Calendario gregoriano/occidentale.
      ^ Cfr. anche Poznansky, nella biografia del sito inglese http://tchaikovsky-research.net .
      ^ Casini, Delogu op. cit., pag. 18. Dopo una giornata musicale il piccolo, la sera tarda, nel proprio letto piangeva nervosamente battendosi la testa: «Oh… la musica, la musica… Falla smettere! È qui, è qui. Non mi dà pace».
      ^ Casini, Delogu op. cit., pag. 22-23.
      ^ Berberova, pag.41 e segg., op. cit., vedi Bibliografia.
      ^ Scrive anche in uno stesso articolo critico musicale: «La musica di Don Giovanni è stata la prima musica ad avere su di me un effetto realmente sconvolgente. Mi ha condotto in un mondo di bellezza artistica dove dimorano solo i geni più grandi», (cfr. Orlova, 1990, pag.7 op. cit., vedi Bibliografia) E sul Requiem del salisburghese il Nostro musicista non aveva dubbi: «Uno dei lavori d'arte più divini al punto che non si può non avere pietà di coloro che non sono in grado di comprenderlo ed apprezzarlo», in Tammaro, op. cit., pag.272, vedi Bibliografia.
      ^ Cfr.anche Berberova, pag.45, op. cit. e Hofmann, pag. 26, op.cit., vedi Bibliografia.
      ^ Cfr.Orlova, pag.6, op.cit.vedi Bibliografia).Ed inoltre (sempre riportato da Orlova, ibid.): «È stata la mia prima esperienza di profondo dolore. La sua morte ha avuto un' influenza enorme su ciò che poi è stato di me e della mia intera famiglia». Si vedano anche le annotazioni su questo evento in Hofmann, pag. 21, op.cit., vedi Bibliografia e Casini, Delogu op. cit., pag. 24.
      ^ In Nicastro, op.cit., pag. 5, vedi Bibliografia.
      ^ Anche in Nicastro, op. cit., pag.12, vedi Bibliografia.
      ^ cfr. Robert C. Ridenour, La Russia di Musorgskij, in "Convegno Internazionale Musorgskij", Teatro alla Scala, Milano, 1981, pagg- 1-8 e Valeria Esposito, Compositori italiani in Russia nel XVIII secolo, in "Rassegna sovietica", Roma 2-1985, pagg.180-188.
      ^ La storia della situazione musicale russa a quel tempo e della nascita della propria istituzione, è vivacemente raccontata da Anton Rubinštejn e riportata da Hofmann, pag. 27-28, op. cit., vedi Bibliografia).
      ^ Casini, Delogu op. cit., pag. 80-81. Con frammenti dai Diari molto eloquenti. Le ipotesi sul personaggio "citato" dal musicista sono tuttavia discordi.
      ^ Anche un direttore come Arturo Toscanini che non aveva mai particolarmente gradito il musicista russo, scrisse dopo una esecuzione della "Patetica" nel 1938, «che l'ultimo movimento non solo bello ma profondamente ispirato». Toscanini aveva al vero diretto la prima italiana di Evghenij Onegin nel 1900 alla Scala di Milano, ma l'aveva preceduto all'estero il rivale Gustav Mahler. Del resto Toscanini non diresse mai nessuna sinfonia del musicista russo, ad eccezione appunto della Sesta che incise anche. Diresse ed incise tuttavia altre sue composizioni. Il ciclo del "Fato" fu realizzato, ed è rimasta la registrazione, dall'"allievo" Guido Cantelli, con la stessa orchestra di Toscanini, la NBC Symphony Orchestra, in una interpretazione che ha movenze toscaniniane. Le notizie qui riportate sono essenzialmente nel volume a cura di Harvey Sachs, Nel mio cuore troppo d'assoluto. Le lettere di Arturo Toscanini, 2003, vedi Bibliografia.
      ^ Vedi il saggio di Warrack sui tre balletti, 1973, op.cit., Bibliografia.
      ^ Per la Carmen di Bizet scrive: «Ritengo che sia uno chef-d'oeuvre nel pieno significato del termine, cioè una di quelle poche cose destinate a riflettere in sé, al più alto grado, le aspirazioni musicali di un'intera epoca» (in Orlova, pag. 203, op.cit., vedi Bibliografia). Per Wagner:«Sono venuto via con il dubbio sulla validità della concezione di Wagner sull'opera...ma allo stesso tempo con il desiderio di continuare i miei studi su questa musica, la più complessa che sia mai stata scritta...In ogni caso L'anello dei Nibelunghi è uno degli eventi più significativi della storia dell'arte» (in Orlova, pag.57, op.cit., vedi Bibliografia). Čajkovskij ascoltò pressoché tutte il repertorio wagneriano, ma le sue riserve furono sempre molto ampie.
      ^ Citata da von Wolfurt, pag.18, vedi Bibliografia
      ^ Cfr.Seroff, pag.29 e segg., op.cit., vedi Bibliografia
      ^ La morte del marito, secondo molti biografi (vedi Warrack, Tchaikovsky, 1973, pag.103-104, op.cit., cfr. Bibliografia) per attacco cardiaco, avvenne dopo che la secondogenita Aleksandra, per gelosia, ebbe rivelato al padre che l'ultimogenita, era nata dalla relazione della moglie con il segretario del marito. La stessa Aleksandra rivelerà un giorno alla madre dell'omosessualità del musicista, sebbene la tradizione familiare abbia voluto che questa fosse una "rassicurazione" che nessun altra donna contasse nella vita di Čajkovskij all'infuori di lei, Nadežda. Warrack riflette che peraltro tale rivelazione sulle inclinazioni del musicista, se mai fu davvero fatta, potrebbe essere stata una piccola o nulla sorpresa, per una donna tanto attenta a scoprire e capire lati intimi del suo artista.
      ^ Aiutò anche Nikolaj Rubinštejn e Claude Debussy che diciottenne entrò al suo servizio come pianista ed insegnante dei figli.
      ^ Casini, Delogu op. cit., pag. 179. La Delogu, nel libro scritto assieme al marito, è davvero prodiga di nomi, date, luoghi ed avvenimenti circa la folta schiera di amori maschili di Čajkovskij; da tali notizie si evince la predilezione verso giovani in cui il musicista vedeva un proprio riflesso ma indice anche di una naturale rincorsa alla giovinezza.
      ^ Casini, Delogu op. cit., pag. 179.
      ^ Casini, Delogu op. cit., pag. 182.
      ^ Come egli stesso ha lasciato scritto in uno dei suoi Diari; riportata da Tammaro, 2008, pag. 42 e nota collegata).
      ^ Casini, Delogu op. cit., pag. 179. I dati sul numero complessivo di lettere scambiate sono stati variamente riportati dai biografi. Comunque sia, anche in un'epoca in cui lo scrivere era una necessità, il musicista ha suscitato lo stupore di molti, su come riuscisse a trovare il tempo per una vita fatta di accurata composizione musicale, viaggi, incontri, rapporti personali e tanto tempo speso nella corrispondenza: si pensi che l'amico e critico musicale Herman Augustovič Laroš ricevette migliaia di lettere da lui, cfr. Hofmann, op.cit. , vedi Bibliografia). L'artista passava diverse ore impegnato nello scrivere lettere e nell'Opera Omnia esse occupano numerosi volumi.
      ^ Le circostanze sono riportate da più biografi. In una prima occasione, il musicista venne invitato (1878) a Firenze (una città prediletta, ove frequentemente tornava e compose) da madame che vi soggiornava. Il "gioco" era anche quello di visitare le reciproche dimore in assenza l'un dell'altro oppure, come scrive lo stesso Čajkovskij: «Alle undici e mezzo precise del mattino passa davanti a casa mia, cercando di vedermi e non riuscendovi a causa della sua miopia. Ma io la vedo perfettamente. A parte questo, ci siamo intravisti una volta a teatro...»(Orlova, pag.152, op. cit., vedi Bibliografia). Una ulteriore circostanza si verificò l'estate dell'anno seguente, ospite il musicista in una tenuta della von Meck presso Simaki. Nonostante gli orari reciproci fossero coordinati in modo da evitare possibili incontri, come racconta sempre il musicista: «Accadde un incidente spiacevole...Andai nel bosco, persuaso di non incontrare certo Nadežda Filaretovna...Avvenne dunque ch'io uscissi un po' più presto e che ella fosse in ritardo. Così ci incontrammo inaspettatamente. Sebbene ci guardassimo soltanto un attimo, io rimasi estremamente confuso, riuscii però a salutare cortesemente, togliendomi il cappello. Lei invece sembrò perder completamente il controllo e non sapere come comportarsi» (von Wolfurt, pag.185, op. cit., vedi Bibliografia). La von Meck però gli scrisse: «Sono veramente felice del nostro incontro e non posso descriverle il calore che sentii affluirmi al cuore quando ebbi compreso che era lei...Non desidero rapporti personali fra noi, provo però un piacere enorme a sapermi silenziosa e passiva vicino a lei, a esser con lei sotto un medesimo tetto, come quella volta a teatro a Firenze, o incontrarla come poc'anzi...»(Wolfurt, ibidem). Del resto il musicista temeva questo "pedinamento" (che avrebbe potuto nascondere chissà quali "pretese") e rifiutò di vedere persino l'ultimogenita della von Meck che, sembra autonomamente, avesse manifestato il desiderio di vedere l'uomo misterioso e chiedeva innocenti ragguagli fanciulleschi, sul misterioso signore. E a "madame" scriveva sempre e comunque lettere piene delle sue tipiche circonlocuzioni, esternando un contegno che spesso non corrispondeva ai suoi sentimenti reali, viceversa rivelati ad amici e parenti.
      ^ Cfr.Seroff, pag.30, op. cit., vedi Bibliografia.
      ^ Anche in Seroff, pag.35, op. cit., vedi Bibliografia. Dal matrimonio nacque la figlia Galina N. von Meck, nata nel 1891 e sopravvissuta sino al 1985 e che conservò (e scrisse) memorie non poche degli avvenimenti delle famiglie, ormai di fatto fuse tra loro.
      ^ Hofmann, pagg.8 e 9, op.cit., vedi Bibliografia)
      ^ In una lettera alla stessa von Meck, riportata anche in Bellingardi op. cit., p. 121.
      ^ Tra i tanti sostenitori al riguardo, Hofmann, pagg. 93 e 143-4, op. cit., vedi Bibliografia.
      ^ Il musicista ha lasciato lettere dettagliate al proposito: «Dal punto di vista fisico, mi è diventata assolutamente ripugnante», in Orlova, pag. 70, op.cit.; e ancora: «Avrei potuto strozzarla», anche in von Wolfurt, pag.71, op.cit., vedi Bibliografia
      ^ Lettere in von Wolfurt, ediz. 1961, da pag.56, part. 63 e 69, op.cit., vedi Bibliografia).
      ^ È interessante sapere che Modest ha lasciato delle "Memorie" proprie inedite, ricche di particolari sconosciuti, che però la musicologa Alexandra Orlova ha avuto modo di visionare a Klin, Bellingardi op. cit., p. 18.
      ^ Riportata da von Wolfurt, pag. 60-61, op, cit., vedi Bibliografia
      ^ Così Hofmann, pagg. 6, 7 e passim, op.cit., vedi Bibliografia.
      ^ Oltre ad Hofmann, op.cit., Antoine Goléa: «La sua musica più patetica e straziante nacque appunto dalla cosienza di essere dannato. Nel nostro secolo sorridente, e più indulgente, verso tutte le inversioni, dello spirito e del corpo, Čajkovskij non avrebbe trovato la molla che fece scaturire la sua più bella musica: il senso di colpa e della sua solitudine irrimediabile», in Storia del Balletto, 1969, pag. 76, vedi Bibliografia.
      ^ Non mancano, è bene precisarlo, nella bibliografia attorno a questo sfortunato personaggio, prese di posizione (documentate, oltre che oggetto di discussione) a favore di Antonina, vista sì come una donna debole ma che ebbe la sfortuna di incrociare il proprio cammino con quello di un uomo tanto problematico quale Čajkovskij. Vedi anche Nicastro, 1990, pag.137 e segg., in Bibliografia). Del resto nel film di Ken Russell L'altra faccia dell'amore (vedi "Film e Documentari televisivi"), il regista "riabilita" non poco l'immagine della Miljukova talvolta sbrigativamente passata come pura ninfomane delirante.
      ^ In Orlova, pag.76, op.cit., vedi Bibliografia.
      ^ Può allora essere di valido interesse e aiuto, non solo a tal riguardo, leggere il capitolo "Gli orientamenti della critica" (anche con occhio allo sviluppo storico in merito alla considerazione data dalla musicologia alla musica di Čajkovskij lungo il tempo): Bellingardi op. cit., p. 194-202..
      ^ Tammaro, pag. 108, op. cit., vedi Bibliografia.
      ^ «Tra tutte le città straniere, Firenze è divenuta certo quella che io preferisco… Più ci vivi e più ti accorgi di amarla… Vi è qualcosa di accogliente da farmi sentire a casa mia!», in Previero, pag. 87, op.cit., vedi Bibliografia.
      ^ L'Orlova per l'edizione italiana del suo libro, op.cit., ha scritto un capitolo aggiuntivo proprio sul rapporto affettivo del musicista verso l'Italia, pagg.XXIII-XXIX. Čajkovskij imparò abbastanza bene l'italiano scritto, parlandolo meno bene ma comunque. Oltre Firenze, visitò Roma, Napoli, Venezia, Milano e non solo. Il musicista visitò l'Italia nove volte negli anni tra il 1872 e il 1890, componendo quasi sempre opere importanti. Il giudizio generale era: «Oh, Italia cento volte cara, per me sei come un paradiso». Da ricordare che questo interesse per l'Italia come "luogo di delizie" era certo non sconosciuto all'epoca agli stranieri e Casini/Delogu, nella loro biografia, op. cit. hanno ricordato (pagg. 210-211), l'interesse che questo paese suscitava negli omosessuali di tutta Europa. Le condizioni di miseria permetteva a genitori e parenti di chiudere un occhio sui favori dei ricchi ed eleganti signori arrivati da lontano. Nel caso del musicista è abbastanza noto l'episodio connesso ad un cantore, e alla romanza che vi è legata Pimpinella (op. 38, n. 6). Ma il suo miglior ricordo e testimonianza dell'amore italiano fu nella scrittura del Sestetto per archi in Re minore sottotitolato Souvenir de Florence, op. 70, 1890 che realizzava un progetto di qualche anno prima.
      ^ Casini, Delogu op. cit., pag. 220.
      ^ Orlova, pag.221, op. cit., vedi Bibliografia).
      ^ Orlova, pag.183, op. cit., vedi Bibliografia).
      ^ Mahler scrive la sua Prima sinfonia, Strauss il poema sinfonico "Don Giovanni", Franck la Sinfonia in Re minore e Rimskij-Korsakov Sheherazade.
      ^ Bellingardi op. cit., p. 37.
      ^ Casini, Delogu op. cit., pag. 332.
      ^ Casini, Delogu op. cit., pag. 337.
      ^ «Ho sfogliato per due ore la partitura originale di Mozart. Non posso descrivere l'emozione provata nell'esaminare il sacro oggetto. Mi è… sembrato di stringere la mano a Mozart in persona e chiacchierare con lui.», anche in Casini, Delogu op. cit., pag. 337.
      ^ Anche in Warrack, Balletti, pag.50, op. cit., vedi Bibliografia.
      ^ "Più che ai riferimenti tonali o alla concezione di un piano tonale su larga scala, l'attenzione è rivolta all'equilibrio ed al contrasto", Warrack, Balletti, op. cit., vedi Bibliografia.
      ^ Tammaro (2008, pag. 256, vedi Bibliografia) citando a sua volta l'accreditato biografo francese, André Lischke, riporta queste parole di chiusa della von Meck: «Addio, mio caro, incomparabile amico. Non dimenticate quanto il mio amore per voi sia infinito».
      ^ Casini, Delogu op. cit., pag. 363. «Sono molto, molto offeso… Vorrei che fosse rovinata al punto di avere bisogno del mio aiuto… Dopo tutto so perfettamente che dal nostro punto di vista lei è ancora immensamente ricca. In poche parole, tutto è diventato soltanto un affare squallido e sordido: me ne vergogno e sto male».
      ^ Uno dei suoi figli prediletti, Vladimir, era ammalato e morì nel 1892: per inciso aveva contribuito non poco al dissesto economico della madre (anche in von Wolfurt, pag.237, 1961, vedi Bibliografia).
      ^ Warrack, pag.269, 1973, vedi Bibliografia. Altre versioni (Berberova tra gli altri) affermano che il musicista pronunziasse proprio il nome della von Meck, ora maledicendola, ora invocandola.Tuttavia, nella ridda di notizie, ipotesi e rivelazioni di varia origine, una sorta di "chiarimento", tra la von Meck e Čajkovskij, sarebbe forse avvenuto (da lontano) poco prima della morte del musicista, non direttamente ma attraverso la nipote Anna, la figlia di Alexandra I. Čajkovskij, quella che aveva sposato uno dei figli della von Meck (cfr. Brown, Tchaikovsky (...), The Final years (...), pagg. 292-3; ripresa anche da Bellingardi op. cit., p. 38.). Se ciò era davvero avvenuto, la versione di Warrack avrebbe una sua logica. Ma tutto è ormai entrato nella leggenda.
      ^ Non è un caso se fu amata da Mahler (Bellingardi op. cit., p. 82.). Su di essa e le sue variegate implicazioni, nella produzione del musicista, si legga Nicastro, pag. 230 e segg., 1990, ma anche l'Hofmann, pagg. 150-1, 1959, come Tammaro, passim, 2008; vedi Bibliografia).
      ^ Orlova, pag.178, op. cit., vedi Bibliografia.
      ^ Casini, Delogu op. cit., pag. 215, 364 e passim.
      ^ Rictor Norton, Gay Love-Letters from Tchaikovsky to his Nephew Bob Davidof, 2002-2005; vedi Bibliografia.
      ^ Lettera al nipote Bob, in Bellingardi op. cit.
      ^ Orlova, pag. 396-7, op. cit.,vedi Bibliografia.
      ^ In Nicastro, op. cit., pag.239 e 242 nota 3, vedi Bibliografia.
      ^ Il sito ufficiale russo (vedi "Collegamenti esterni") è un interessante riferimento "originale": purtroppo esso è attualmente fruibile solo in lingua russa (cirillico), ma può essere comunque utilizzato in qualche misura con un traduttore linguistico on-line.
      ^ L'intenzione di produrre una nuova sinfonia daterebbe già tra la fine del 1889 e la metà del 1890; una grande sinfonia in tre parti, dedicate rispettativamente alla vita, all'amore e alla morte, Casini, Delogu op. cit., pag. 457. Il "seguito" alla Quinta sinfonia fu piuttosto tormentato, come si vedrà, fatto di ripensamenti ed indecisioni, segno più che del proprio tradizionale carattere, delle tensioni che l'artista provava nel voler comporre un lavoro del tutto particolare, come poi, alla fine, sarebbe stata la Patetica; vedi anche Orlova, op. cit., pag. 406, Bibliografia.
      ^ Tammaro, pag. 257 e segg., op. cit., vedi Bibliografia
      ^ Vedi anche Hofmann, nell'ultimo capitolo del suo saggio, op. cit., Bibliografia.
      ^ «Se la "Patetica" avrebbe dovuto essere, secondo il suo autore, un mistero da decifrare, deve dirsi, invece, che nulla vi è di più impietosamente solare nelle linee gravide di contrasto e lutto di questo opus del commiato: il "senso della tragedia", sottolineato da Šostakovič...», in Nicastro, op. cit., pag. 249, vedi Bibliografia.
      ^ Cfr. anche Orlova, op. cit., pag.410-411 e ampiamente Tammaro, che riporta pure uno stralcio del testo, op. cit., da pag. 269, vedi Bibliografia.
      ^ Vedi la voce specifica per particolari sulla genesi e la cronologia su essa.
      ^ Misterioso ma non per il sessuologo britannico Henry Havelock Ellis che definì la sinfonia «una tragedia omosessuale», come riporta il critico americano Harold Schonberg, I grandi musicisti, pag.298 ed. it., Mondadori, Milano, 1971.
      ^ Bellingardi op. cit., pagg.15 e 16.
      ^ Casini, Delogu op. cit., pag. 490.
      ^ Si veda nella sezione "Letteratura e media", quanto riportato nel commento al libro di Alexandra Orlova del 1990 e la relativa nota collegata.
      ^ Casini, Delogu op. cit., pagg. 12 e 491.
      ^ In Orlova, pag. 420, op. cit., vedi Bibliografia.
      ^ Si veda particolarmente:Casini, Delogu op. cit., capitolo Lo stile di Čajkovskij, da pag. 497.
      ^ Un intero, piccolo ma denso volume di analisi dettagliata dei tre balletti, è ad opera di uno specialista inglese sul musicista, John Warrack, 1993, vedi "Bibliografia".
      ^ Le opere liriche del musicista sono in realtà 12, comprendendo un' incompiuta ed un rifacimento (vedi link esterno per il Catalogo completo).
      ^ Recente il volume di Ferruccio Tammaro, Čajkovskij. Il musicista, le sinfonie, 2008. Uno studio scientifico proprio sulle Sinfonie con una parte critico-biografica assai curata e apparati diversi, vedi "Letteratura e media" e "Bibliografia".
      ^ Anche in Tammaro,op. cit., pag. 262 e capitolo XII, vedi Bibliografia. Tipica contraddizione ĉajkovskijana dalla critica ampiamente osservata: «...un'intenzione, invero un po' civettuola» ha scritto Tammaro (op. cit., pag. 266) che ripropone il commento di Mario Bortolotto per cui «É evidente che un programma taciuto non è più tale». Aveva forse ragione il fratello Modest per cui il musicista nel momento compositivo, andava a compiere un esorcisma per cacciare tutti gli oscuri dèmoni, che lo possedevano da molto tempo, in Hofmann, op. cit., pag. 160, vedi Bibliografia. Del resto se il programma non fu di fatto pubblicato esso apparve sufficientemente leggibile a parenti ed amici, quantomeno ad opera eseguita ma non soltanto. Da tempo ormai l'artista manifestava un disagio esistenziale, un preagio della propria fine, come ha scritto Hofmann (op. cit., pag. 160). Peraltro in un autografo conservato a Klin, esiste un appunto sulla sua articolazione: "Il motivo sotterraneo è la Vita, con la sua antitesi in essa connaturata: il primo movimento è soltanto passione, fiducia, slancio vitale, il secondo movimento raffigura l'amore; il terzo la fine delle illusioni per l'incalzare minaccioso delle forze del male, il quarto è la Morte, cioè l'annientamento della Vita", in Bellingardi op. cit., p. 131. Ma poi probabilmente (sempre Tammaro, op. cit., pag.266), «il programma doveva rimanere segreto anche perché non del tutto chiaro allo stesso Čajkovskij, per il quale la composizione era in fondo un lavoro di autoanalisi, di introspezione...». E non oltre che una curiosità poi l'interpretazione del premuroso Modest, sul discusso programma, in una lettera del 1907 ad un musicologo cèco, con candida ammissione di reale ignoranza (ancora Tammaro, pag. 267). Quindi corrette le proposte appena citate di una ricerca intima o-più crepuscolarmente-il rituale per liberarsi dai fantasmi di un'intera vita. Non peregrina in conclusione la proposta dell'Hofmann (pag.160) di una «confessione musicale di un nichilista che vorrebbe sbarazzarsi di tutto ciò che di malvagio vi è in lui, dal momento che la sua musica implica il rifiuto di ogni consolazione, si tratti di felicità umana o religiosa-ed ugualmente la derisione di tutti i valori».
      ^ Il musicologo ha lasciato nella prefazione alla partitura il dettaglio dei materiali a sua disposizione e del complesso lavoro di ripristino; J.Warrack, note all'edizione discografica Melodija/EMI, 1977.
      ^ Tammaro, pp. 259-260, op. cit., vedi Bibliografia.
      ^ Bellingardi op. cit., pagg. 164-165. Tammaro, pagg.259-260, op. cit.
      ^ Il titolo originale del libro tuttavia suona in italiano: "Čajkovskij: storia di una vita solitaria", vedi Bibliografia.
      ^ L'appellativo ricorre in tutta la bibliografia čajkovskijana, ad esempio nel Tchaïkovski di Michel R. Hofmann, 1959, pag. 16, dove si riporta un passo dei ricordi di Fanny Dürbach
      ^ Il tanto citato dai biografi appellativo di "bambino di vetro", dal ricordo della governante Fanny Dürbach, è stato altrettanto significativamente reso dalla studiosa Alexandra Orlova, (1990, op. cit., vedi Bibliografia) che a pag. 4 testualmente fa dire: «Era come una pianta di serra». Tuttavia la governante era franco-svizzera, come la madre del musicista era di origine francese e questa lingua (corrente nella borghesia russa dell'Ottocento), usata pienamente nella famiglia di Čajkovskij. Da qui, nella bibliografia in lingua francese: "enfant de verre", tradotto ovviamente in italiano con "bambino di vetro".
      ^ Per inciso si può ricordare che il regista Ken Russell nel suo film sul musicista (L'altra faccia dell'amore, vedi oltre) si conforma a quest'ultima,"ufficiale" versione, in ossequio alle proprie fonti bibliografiche seguite (vedi sezione "Film e documentari televisivi".
      ^ In una nota della curatrice dell'edizione italiana (Maria Rosaria Boccuni), posta a pagina XXXI del volume citato, la stessa scrive riguardo al "giallo" della morte che al Museo di Klin si conservasse in un cofanetto una lettera contenente la verità sulla vicenda, che avrebbe dovuto essere aperta soltanto cent'anni dopo la morte del musicista (quindi 1893-1993). Durante la guerra il materiale fu prudenzialmente posto al riparo (i tedeschi entrarono comunque nelle stanze e le misero a soqquadro, esistono fotografie al riguardo). Il cofanetto tuttavia non fece ritorno al museo. La Boccuni precisa che la fonte della notizia risaliva ad uno dei nipoti di Čajkovskij. La cosa interessante è che la Boccuni aggiunge di aver nel 1991 personalmente chiesto notizie del cofanetto e della lettera all'allora responsabile del Museo di Klin. E scrive testualmente: «Il diniego è stato immediato e fermo. Nessun cofanetto, nessuna lettera». A solo titolo di curiosità si può far notare, sulla scorta di quanto riporta la bibliografia anglosassone in proposito e sulle presunte, innumerevoli cause del decesso, che l'arsenico lascia tracce nel corpo umano per un centinaio d'anni circa. E' stato, ovviamente, avanzato il "suggerimento" di una esumazione, vedi in Holden, 1995, Bibliografia, cosa peraltro che appare tuttavia "difficile" per molteplici e comprensibili motivazioni. Quindi, ne consegue che, mancando altre prove inconfutabili, nessuna conclusione definitiva può esser stilata e che mai potrà conoscersi la vera fine del compositore, restando viceversa ampio spazio alle supposizioni e giochi "polizieschi" .
      ^ Al vero, le ipotesi si sprecano: al lettore attento e curioso la copiosa bibliografia in lingua inglese, di autori come David Brown o Anthony Holden (vedi Bibliografia), offre una varietà estrema di "possibilità" sulle "vere" cause di morte del musicista. Una variante tra le molte, per restare solo nel campo delle infezioni, sarebbe l'aver contratto il colera a seguito di rapporti oro-fecali con prostituti a San Pietroburgo. Ma sulle presunte cause della morte esiste un ventaglio amplissimo al limite del paradosso.
      ^ Casini, Delogu op. cit.
      ^ Sui siti che seguono possono ritrovarsi dettagli: www.amazon.com e www.iupress.indiana.edu/catalog
      ^ Klaus Mann, pag. 249, op. cit., vedi Bibliografia
      ^ Vedi l'articolo di Ulderico Munzi a pag.33 del "Corriere della Sera" del 23.1.1997
      ^ The Music Lovers, 1970-71
      ^ Catherine Drinker Bowen and Barbara von Meck, Beloved Friend, The Story of Tchaikovsky and Nadezhda von Meck, 1937.
      ^ Il regista ha analizzato i vari personaggi in una intervista a Gordon Gow in Films and filming del luglio 1970 dal titolo Shock Treatment (cfr.Mele, 1975, op.cit.): «Se usi la musica per raccontare cose della vita di Čajkovskij fai due cose allo stesso tempo. Lasci alla sua arte quello che ha da dire e nello stesso tempo riconosci che la musica è parte integrante di qualche aspetto psicologico della sua vita . Molto presto nel film abbiamo il primo concerto per pianoforte e il suo movimento lento è interamente dedicato all'esplorazione dei suoi rapporti con la sorella . Il movimento lento è molto poetico, e mentre viene suonato io mostro un'estate che egli ha trascorso a Kamenka con sua sorella . Dubito che ci siano stati rapporti sessuali tra loro ma credo che sua sorella lo amasse più di quanto amasse suo marito e che egli amasse lei più di ogni altra donna che incontrò, eccetto forse sua madre. La sorella era la donna ideale che egli poteva adorare». Questa ultima frase ha una efficace realizzazione in un'altra sequenza dove viene immaginata la visione, in un teatro all'aperto, del balletto Il lago dei cigni, presenti il musicista, la moglie e l'amante di lui, Conte Ŝilovskij. Ma il film è significativo per come sono sottolineati i rapporti con la von Meck, il ricordo ossessionante della madre uccisa dal colera, l'omosessualità incarnata da Ŝilovskij (uno per tutti fra gli amanti), il legame col fratello Modest, parenti ed amici.
      ^ Pino Farinotti, pagg. 44, 531, 784 e 965, Dizionario dei Film, SugarCo Edizioni, Milano, 1990, ISBN 88-7198-002-6.
      ^ Tiomkin era nato nel 1894 a Pietroburgo e studiò al conservatorio di quella città. Successivamente si trasferì negli Stati Uniti dedicandosi alla musica per film (oltre 140) con i più grandi registi di Hollywood.
      ^ Si veda al sito:www.us.imdb.com ed anche: www.allmovie.com per dettagli sulla filmografia di cui alla presente sezione.

    Bibliografia
    La presente Bibliografia si è venuta componendo ed è stata ordinata nella sua parte principale a seguito della revisione parziale della Voce, estate 2008 e segue . Essa riporta i testi utilizzati e menzionati (dagli estensori), con minime eccezioni giustificate dal contesto là dove presenti e che comunque hanno in alternativa e generalmente una citazione bibliografica al passo. Dove ciò non accade si tratta perlopiù di testi utilizzati da diversi estensori anteriormente l'estate 2008. Pertanto essa non è una "Bibliografia" completa sull'argomento trattato, pur riportando la maggioranza dei testi "chiave" sulla letteratura attorno al musicista (italiani e non). Questa Bibliografia è supportata dalle note di commento nella sezione "Letteratura e media". Varianti a quanto sopra sono date da inserimenti nel tempo, nella prassi stessa di Wikipedia.
    Luigi Bellingardi, Invito all'ascolto di Čajkovskij, Milano, Mursia, 1990. ISBN 88-4250-544-7
    Leonetta Bentivoglio. «Ciajkovskij, l'avvelenata». la Repubblica , 24-04-1993, pag. 33 (sezione: Cultura) (consultato in data 27-09-2008).
    Berberova, Nina Nicolaevna, Il ragazzo di vetro, Guanda, Parma, 1993, (tit. orig.: Čajkovskij: istorija odinokoj žizni sta per: Čajkovskij: storia di una vita solitaria, pubblicato per la prima volta da Petropolis, Berlin, 1936, trad.it. di Riccardo Mainardi della vers.francese edita da Actes Sud, Arles, 1987) - ISBN 88-7746-482-8
    Briggs, John, The Collector's Tchaikovsky and the Five, New York, Philadelphia J. B. Lippincott, 1959
    Brown, David, ed.Stanley Sadie, The New Grove Encyclopedia of Music and Musicians, MacMillian, London, 1980 e segg.,20 voll. - ISBN 0-333-23111-2
    Brown, David, Tchaikovsky, a Biographical and Critical Study, I: The Early Years,1840-1874, W.W. Norton & Company, New York, 1978 - ISBN 0-393-07535-2
    Brown, David, Tchaikovsky (...), II: The Cris Years,1874-1878, W.W.Norton & Company, New York, 1983 - ISBN 0-393-01707-9
    Brown, David, Tchaikovsky (...), III: The Years of Wandering,1878-1885, W.W.Norton & Company, New York, 1986 - ISBN 0-393-02311-7
    Brown, David, Tchaikovsky (...), IV: The Final Years,1885-1893, W.W.Norton & Company, New York, 1991 - ISBN 0-393-03099-7
    Brown, David, Tchaikovsky: The Man and his Music, Pegasus Books, New York, 2007 - ISBN 0-571-23194-2
    Čajkovskij, Modest Il'ič, Čajkovskij: Žizn' Petra Il'ica Ĉaikovskogo sta per: La vita di Pëtr Il'ič Čajkovskij, 3 voll., Moskva, 1900-02; prima versione occidentale in lingua tedesca, Paul Juon, 2 voll., Moskva e Leipzig, 1900-02, poi in lingua inglese a cura di Rosa Newmarch, 1 vol., London, 1906); ed. americana attuale: Modest Tchaikovsky, The Life And Letters of Peter Ilich Tchaikovsky, University Press of The Pacific, 2004 ISBN 1-4102-1612-8
    Claudio, Casini; Maria, Delogu, Čajkovskij, 1a ed. Milano, Rusconi, 1993. ISBN 88-18-21017-3 (ripubblicato in seguito presso Bompiani, Milano, 2005 ISBN 88-4525-548-4)
    Claudio Casini. «Patetico Ciaikovskij». la Repubblica , 10-03-1990, pag. 8 (sezione: Mercurio-Musica) (consultato in data 27-09-2008).
    Drinker Bowen, Chaterine e Meck, Barbara von, Beloved Friend; The Story of Tchaikovsky and Nadezhda von Meck, Random House, New York, 1937
    Fernandez, Dominique, Tribunal d'honneur, Editions Grasset & Fasquelle, Paris, 1997 - ISBN /EAN: 978224652011 | Hachette: 3759073
    Golèa, Antoine, Storia del Balletto, ERI, Torino, 1969 (ed. originale per Edizioni Rencontre, 1967; trad. it. di Vittoria Ottolenghi)
    Hofmann, Michel-Rotislav, Tchaikovski, Edition du Seuil, Paris,1959
    Holden, Anthony, Tchaikovsky: A Biography, Random House, New York, 1995 - ISBN 0-679-42006-1
    Kaškin, Nikolaij Dmitrievič, Vospominanija o P.I.Čajkovskom sta per: Ricordi di Čajkovskij, Moskva, 1896, ripubblicato ancora a Pietrogrado, 1924, a cura di Igor Glebov nella serie "Musicisti Russi del Passato", I
    Lischke, André, Piotr Ilyitch Tchaikovski, Fayard, Paris, 1993
    Lakond, Vladimir, a cura di, The Diaries of Tchaikovsky, Seconda edizione, Greenwood Press, Westport, 1976, (ristampa dell'ediz. americana 1945, W. W. Norton & Company, Inc., New York )- ISBN 0-8371-5680-7 (edizione originale russa a cura di Ippolit Il'ič Čajkovskij, Dnevniki P. I. Čajkovskogo sta per: Diari di P. I. Čajkovskij, Moskva, 1923; gli anni a cui i diari fanno riferimento sono 1873, 1884, 1886, 1887, 1888, 1889, 1890 e 1891, 8 diari)
    Mann, Klaus, Sinfonia Patetica, Garzanti, Milano, 1990, (tit.orig. Symphonie Pathétique. Ein Tschaikowsky-Roman, 1935, trad. it. di Maria Teresa Mandalari dell'edizione tedesca edita da edition spangenberg, Munchen, 1989) - ISBN 88-11-66262-1
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    Previero, Leonardo, Ciajkovskij a Firenze. Storia di un'anima, Scramasax Edizioni, Firenze, 2006 (senza codice ISBN)
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    Sachs, Harvey, (a cura di), Nel mio cuore troppo d'assoluto. Le lettere di Arturo Toscanini, Garzanti, Milano, 2003 ISBN 88-11-63761-9
    Seroff, Victor I., Debussy, Nuova Accademia Editrice, Milano, 1960 (tit.orig. Debussy. (Musician of France), Putnam's Sons, New York, s.d. (trad.it. di Mara Andreoni)
    Tammaro, Ferruccio, Čajkovskij. Il musicista, le sinfonie, Mursia, Milano, 2008, ISBN 978-88-425-3898-1
    Tibaldi-Chiesa, Mary, Ciaikovsky, Garzanti, Milano, 1943
    Warrack, John, Tchaikovsky, Hamish Hamilton, London, 1973
    Warrack, John, note all'edizione discografica Melodija/EMI della "Settima Sinfonia" ed. Bogatïrev, 1977
    Warrack, John, Čajkovskij. I Balletti, Rugginenti Editore, Milano, 1994 (tit.orig.: Tchaikovsky Ballet Music, BBC, London, 1979, ISBN 88-7665-081-4
    Weinstock, Herbert, Tchaikovsky, Alfred A. Knopf, New York, 1943
    Wolfurt, Kurt von (propriamente: Kurt von Wolff), Ciaikovski, Seconda edizione, Nuova Accademia Editrice, Milano, 1961 (tit.orig.: Peter J.Tschaikovski ), Atlantis Verlag Ag., Zurich, 1952, (trad. it. di Angela Zamorani)
    Voci correlate
    Concorso Internazionale Čajkovskij, prestigioso concorso internazionale per giovani musicisti, con sede a Mosca
    Altri progetti
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    Collegamenti esterni
    (RU) Sito ufficiale russo della Casa-museo del musicista a Klin (in lingua russa; la versione parallela in lingua inglese è tuttora in approntamento).
    The Lied and Art Song Texts Page created and mantained from Emily Ezust Testi originali dei Lieder del musicista con traduzioni in varie lingue.
    Čajkovskij: ascolta i suoi brani musicali su Magazzini-Sonori
    Spartiti liberi di Pëtr Il'ič Čajkovskij su International Music Score Library Project
    (EN) Lista completa delle opere di Čajkovskij
    (EN) Maggiori dettagli sulle date di composizione
    Sito in italiano dedicato a Čajkovskij
    (EN) Sito in inglese dedicato a Čajkovskij; estremamente dettagliato, attendibile e aggiornato continuamente (anche con Forum).
    (EN) Tchaikovsky's great ballets choreographied by Rudolf Nureyev
    ISTITUTO SUPERIORE DI STUDI MUSICALI PYOTR ILYICH TCHAIKOVSKY
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