Osvaldo Bagnoli (75)

Informazioni di base:

  • Data di nascita: 3 Luglio 1935
  • Professione: Allenatore
  • Luogo di nascita: Milano (MI)
  • Nazione: Italia
  • Osvaldo Bagnoli in Rete:

  • Wikipedia: Osvaldo Bagnoli su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)



    Osvaldo Bagnoli (Milano, 3 luglio 1935) è un allenatore di calcio italiano.
    Fra i mister più rispettati degli ultimi decenni, non solo per i grandi risultati ottenuti, ma anche per la grande serietà e la modestia mostrata nel corso della sua intera carriera, ha legato il suo nome alle imprese dell'Hellas Verona F.C. con cui ha conquistato lo storico ed unico scudetto dei gialloblu nella stagione 1984-1985.

    Origini e prime esperienze come allenatore
    Nato nel 1935 alla Bovisa, quartiere della periferia settentrionale di Milano, cresce come centrocampista nelle formazioni locali, fin quando non viene segnalato da un osservatore che lo porta al Milan dove arriva a giocare fino alla prima squadra vincendo lo scudetto 1956-57. Curiosamente avrà come compagni di squadra diversi nomi che diventeranno in seguito celebri allenatori, come Nils Liedholm, Gigi Radice e Cesare Maldini, oltre a fuoriclasse come Juan Alberto Schiaffino. Lo stesso anno vince anche la Coppa Latina. Segue una carriera da giocatore di discreto livello, con Verona, Catanzaro, Spal e Udinese, terminata a 38 anni nel Verbania.
    Spronato da alcuni amici della società piemontese, inizia la carriera di allenatore, prima come allenatore in seconda (e responsabile delle giovanili) della Solbiatese e del Como, fa quindi il grande salto e diventa allenatore della prima squadra di realtà di provincia come il Rimini, il Fano e il Cesena, col quale nel giro di due anni, nel 1979-80 sfiora la promozione in Serie A e nel 1980-81 la raggiunge.
    Lascia la panchina alla fine della stagione per trasferirsi a Verona, sia per motivi famigliari, sia perché il neo presidente Celestino Guidotti aveva garantito un serio piano di rafforzamento della squadra, che l'anno precedente si era salvata di un solo punto all'ultima giornata.
    Verona e lo scudetto dei miracoli
    Nel 1981-82 approda quindi all'Hellas Verona, vincendo immediatamente il campionato cadetto; l'anno successivo raggiunge un sorprendente 4° posto in Serie A e arriva alla finale di Coppa Italia; nel 1983-84 ripete il buon risultato, raggiungendo il 6° posto e nuovamente la finale di Coppa Italia.
    È un Verona formato da validi giocatori scartati troppo precipitosamente dalle "grandi squadre", come Pietro Fanna e Giuseppe Galderisi, ex juventini, o Antonio Di Gennaro, riserva di Giancarlo Antognoni alla Fiorentina.
    Nel campionato 1984-85 arrivano due stranieri eccellenti: il centrocampista della nazionale tedesca Hans Peter Briegel e l'attaccante danese Preben Elkjær Larsen che permettono al Verona un ulteriore scatto di qualità e la conquista dello scudetto. In un campionato nel quale si parlava del Napoli di Maradona, dell'Udinese di Zico o della Juventus di Platini è indicativo che la squadra scaligera sia invece ricordata come Il Verona di Bagnoli, a significare il ruolo determinante del tecnico milanese nel fare raggiungere risultati eccezionali ad una squadra che, sulla carta, era inferiore a diverse altre formazioni.
    L'anno seguente il Verona si classifica solo 10°, ma soprattutto viene eliminato dalla Coppa dei Campioni dopo uno scontro fratricida con la Juventus, non privo di polemiche e veleni.
    Nel 1986-87, invece, raggiunge un ottimo 4° posto e la qualificazione in Coppa UEFA. Negli anni seguenti la situazione economica del Verona si fa sempre più precaria: gli alti ingaggi offerti ai protagonisti dello scudetto risultano molto onerosi per la società, i migliori giocatori vengono progressivamente ceduti ad altre squadre e non sempre i rimpiazzi si dimostrano all'altezza. Nel 1987-88 e nel 1988-89 si piazza a metà classifica, ma nel 1989-90 la situazione precipita e niente vale ad evitare la retrocessione in Serie B, seguita dopo un paio d'anni dal fallimento economico della società.
    Dopo questa travagliata stagione, Bagnoli lascia il Verona. Nei 9 anni di permanenza a Verona stabilisce anche il record di presenze di un allenatore sulla panchina giallo-blu .
    Genoa e la cavalcata in Coppa UEFA
    La stagione 1990-1991 del Genoa è la migliore del dopoguerra: si conclude con un quarto posto che porta il Grifoni alla qualificazione alla Coppa Uefa per la prima volta nella sua storia.
    Protagonisti di questa indimenticabile stagione sono gli attaccanti Pato Aguilera e Tomáš Skuhravý, il terzino brasiliano Claudio Branco, il giovanissimo Stefano Eranio, ma anche giocatori sottovalutati come Gennaro Ruotolo o il regista Mario Bortolazzi.
    L'anno successivo il Genoa si concentra quasi esclusivamente sulla competizione europea raggiungendo le semifinali, perse nella doppia sfida contro l'Ajax (2-3 a Genova, 1-1 ad Amsterdam) tuttavia la stagione risulta indimenticabile soprattutto per l'eliminazione ai quarti di finale del Liverpool. Dopo la vittoria per 2-0 all'andata al "Ferraris" il 4 marzo 1992, il Genoa espugna clamorosamente per 2-1 il temibile "Anfield Road" nella gara di ritorno del 18 marzo: è la prima squadra italiana a riuscire in quest'impresa.
    Tuttavia i contrasti fra il vulcanico presidente Aldo Spinelli e la squadra, relativi ai premi partita per gli insperati successi in campo europeo, rovinano lo spogliatoio. E contribuiscono ad innervosire la squadra le indiscrezioni che annunciano la cessione dei gioiellini Eranio e Aguilera a fine stagione per motivi di bilancio oltre all'ingaggio di Bagnoli da parte dell'Inter per la stagione successiva. Si respira aria di smobilitazione e la tifoseria accusa di queste scelte il presidente, in un clima di contestazione e nervosismo. Nel girone di ritorno i risultati vengono a mancare e la squadra si accontenta di raggiungere una tranquilla, ma deludente, salvezza.
    L'Inter
    Nel 1992-93 arriva la chiamata dell'Inter del presidente Ernesto Pellegrini. L'impatto con la realtà miliardaria del club milanese per un allenatore riservato ed abituato a realtà di provincia come Bagnoli non fu semplice. La stagione precedente l'Inter, affascinata dai successi del Milan di Arrigo Sacchi, si era affidata allo zonista Corrado Orrico, cacciato a metà stagione dopo una serie di risultati deludenti. Dopo questa pessima esperienza col calcio champagne la società voleva un allenatore più concreto ed esperto e Bagnoli rappresentava la scelta più logica.
    Nonostante il blasone, la squadra non è certo fenomenale: si tratta della prima stagione dopo l'abbandono di Lothar Matthaus e del blocco tedesco e dopo la pessima stagione precedente, la squadra appare priva di punti di riferimento. I maggiori rinforzi dovevano essere lo jugoslavo Darko Pančev che rimase un oggetto misterioso, tanto da essere eletto a simbolo dei bidoni stranieri che hanno vestito la maglia nerazzurra, Totò Schillaci, lontano dalla forma dei mondiali dei Italia '90 e perseguitato da una serie infinita di infortuni e Matthias Sammer, venduto all'Inter come trequartista, ma inadeguato al ruolo, tanto che troverà poi fortuna e fama internazionale giocando nel ruolo di libero.
    A completare una formazione titolare non indimenticabile, una lunga lista di comprimari, come Antonio Paganin, Paolo Tramezzani, Antonio Manicone e Marcello Montanari.
    Tuttavia dopo un avvio stentato con 3 sconfitte nelle prime 12 giornate (fra le quali quella all'esordio contro l'Udinese e un'imbarazzante sconfitta 3-0 ad Ancona) ed una serie di risultati altalenanti, proprio rinunciando a diversi "grandi nomi" e cercando l'amalgama fra i giocatori di seconda fascia, l'Inter in primavera trova gioco e continuità.
    Assoluto protagonista l'uruguaiano Ruben Sosa. Acquistato in sordina in estate e considerato un semplice rincalzo ad inizio stagione, finisce col segnare ben 20 reti in 28 presenze, la maggior parte delle quali nel girone di ritorno: l'Inter vince 6 partite di seguito ed arriva a riaprire il campionato con una bella rimonta, per poi finire al 2° posto a soli 4 punti dal Milan campione.
    L'anno successivo le cose cambiano. Una campagna acquisti costosissima sembrava aver rafforzato la Beneamata e le aspettative della piazza e della dirigenza erano molto più ambiziose di 12 mesi prima.
    Tuttavia, come spesso accadde all'Inter di quel periodo, quelli che sulla carta sembravano acquisti di grande valore non risposero alle attese: Wim Jonk si dimostra un centrocampista diligente ma troppo lento, ma soprattutto, e in questo Bagnoli ha probabilmente qualche responsabilità, l'olandese Dennis Bergkamp, talento purissimo considerato fra i migliori giocatori del mondo, non riesce in alcun modo ad adattarsi al calcio italiano. Se aggiungiamo l'accentuarsi della parabola discendente di alcuni grandi campioni come Walter Zenga e Riccardo Ferri, veri "padroni" dello spogliatoio ma in rapporti molto tesi con la società, si possono meglio comprendere le difficoltà incontrate. La squadra non ingrana e si mantiene nella mediocrità del centroclassifica.
    La piazza è nervosa e la dirigenza gradualmente perde fiducia nei confronti del tecnico: dopo la sconfitta interna (1-2) contro la Lazio nella 6a giornata di ritorno, Bagnoli viene esonerato.
    Poco consola constatare che i risultati in seguito risultino di gran lunga peggiori, tanto che l'Inter si salva alla penultima giornata per un solo punto, il che è indice di una squadra male assortita e di uno spogliatoio senza punti di riferimento carismatici; sono questi i problemi che terranno l'Inter lontana dalle posizioni di eccellenza per diversi anni a seguire.
    Questo esonero coincide con il ritiro definitivo dell'allenatore dal mondo del calcio, a soli 59 anni.
    L'immagine di Bagnoli e il suo precoce ritiro
    Dopo l'esonero del 1994 Bagnoli si è definitivamente ritirato a vita privata. Può sembrare sorprendente che un allenatore di successo abbia deciso di smettere a soli 59 anni, quando la maggior parte dei suoi colleghi prosegue fino ad età molto più avanzate. Eppure, a vedere la sua traiettoria professionale, non si può non notare come la carriera di Bagnoli sia stata piuttosto anomala da diversi punti di vista: la fedeltà al Verona durato ben 9 stagioni anche in anni nei quali era palese l'inadeguatezza della rosa, nonostante le numerose offerte di altri club, è stato intepretato dai più come un sincero gesto di attaccamento a valori sportivi in stridente contrasto con le logiche di un calcio sempre più mercificato.
    Allo stesso modo, la riluttanza alle luci della ribalta mediatica, alle dichiarazioni ad effetto o alla polemica strumentale, ha creato l'immagine positiva di una persona seria e preparata, che lavora in punta di piedi e preferisce far parlare i risultati del campo.
    Sono inoltre rimaste nella memoria collettiva alcune sue frasi "a caldo", che divertono, talvolta a causa degli strafalcioni che contengono, spesso per la loro schiettezza.
    Ma forse questo breve brano dell'intervista del 2002 spiega meglio di altri esempi il personaggio e le ragioni del ritiro di Bagnoli dal mondo del calcio:
    Palmarès
    Giocatore

    Club


    Competizioni nazionali

    Campionato italiano: 1

    Milan: 1956-1957

    Competizioni internazionali

    Coppa Latina: 1

    Milan: 1956

    Allenatore

    Club


    Competizioni nazionali

    Campionato italiano: 1

    Hellas Verona: 1984-1985

    Campionato italiano di Serie B: 1

    Hellas Verona: 1981-1982

    Individuale


    Seminatore d'Oro 1984
    Collegamenti esterni
    Intervista del luglio 2002
    Scheda su Bagnoli dal sito dedicato allo scudetto del Verona
    Intervista del 2004 sul sito dell'Associazione Italiana Allenatori Calcio
    Portale Biografie
    Portale Calcio
    Portale Sport

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