Noriyuki Haga (35)

Informazioni di base:

  • Data di nascita: 2 Marzo 1975
  • Professione: Motociclista
  • Luogo di nascita: Aichi
  • Nazione: Giappone
  • Noriyuki Haga in Rete:

  • Wikipedia: Noriyuki Haga su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Palmarès

     
    Noriyuki Haga , soprannominato Nori, Nitro Nori, Haga-san e Samurai Brianzolo (Aichi, 2 marzo 1975) è un motociclista giapponese.
    Storia
    La prima volta che Noriyuki Haga si presenta ai riflettori mondiali è nel 1992, dove con una Ducati privata, nel GP di Sugo (Giappone) del Campionato mondiale Superbike e si classifica 12°.
    Come tutti i piloti giapponesi fa la gavetta nel suo paese nei campionati 250 e Superbike, in orbita Yamaha. Nel 1996 insieme a Colin Edwards vince la 8 ore di Suzuka, traguardo ritenuto importantissimo dalle case giapponesi. L'anno successivo è pirmo anche nel JSB (Japan Superbike) e partecipa alle ultime due gare del mondiale SBK,dove ottiene una vittoria e dei buoni piazzamenti. Il 1998 inizia sotto i migliori auspici, è un quasi debuttante ma vince 3 manche su 4 disputate, si infortuna a Monza e i sogni di gloria sono rinviati. Correrà anche da wild card nel gran premio dal Giappone 500 arrivando 3°. Nel 1999 la Yamaha fa debuttare l'attesissima YZF-R7 OW-02 a sostituzione della YZF 750 SP in Superbike. È compagno di squadra dell'italiano Vittoriano Guareschi, ma quell'anno è amaro di risultati,la R7 non è a punto e le gomme Michelin non sono amate da Haga.
    Quindi nel 2000 passa alle gomme Dunlop, Haga rigenerato dal cambio di pneumatici, concluderà 2° il campionato con la macchia della squalifica di Kyalami, dove fu trovato positivo all' efedrina ai test anti-doping. L'efedrina è contenuta in alcuni dietetici usati allora da Haga (che ha sempre amato la bella vita, ma per tentare seriamente di vincere il mondiale si mise a dieta perdendo 13 kg in un inverno) e come condimento su alcuni cibi giapponesi, senza la squalifica sudafricana, avrebbe potuto lottare per il mondiale, tenendo conto che i 25 punti di Kyalami lo tenevano a soli due punti da Edwards. Comunque venne ritenuto dagli addetti ai lavori il vincitore morale del mondiale 2000, soprattutto per lo stile di guida adottato e per la grande caparbietà con la quale sconfisse, con la sua R7 le moto di cilindrate superiori.
    Noriyuki Haga in sella alla R1 nel 2007
    Bellissima la gara di Hockenheim, dove con una moto nettamente mancante di cavalli rispetto alle bicilindriche 1000, riuscì a vincere, compiendo un sorpasso nel motodrom ai danni di Colin Edwards, nella penultima curva: "un sorpasso", come disse Giovanni Di Pillo (telecronista di TMC a quel tempo) "impossibile". Comunque sia un look scatenato e uno stile di guida molto appariscente hanno fatto sì che il giapponese conquistasse migliaia di tifosi in tutto il mondo.
    Intanto si stende il regolamento per la classe regina del motomondiale, dal 2002 le moto saranno 990cc 4 tempi. La Yamaha parte presto e con scelte fortemente rischiose ritira le squadre ufficiali dalla 250 e dalla Superbike. Haga, Jacque e Nakano (rispettivamente 2° in SBK, 1° e 2° in 250) sono dirottati in 500 per fare esperienza sui circuiti mondiali. La Yamaha crede molto nelle future 4 tempi, chiamerà la sua moto M1 che sta per "Mission One" con l'obiettivo dichiarato di vincere al debutto della classe MotoGP, tutto questo piano si rivelerà, risultati alla mano un disastro. Haga quindi nel 2001 guida una Yamaha 500 del Team WCM gommata Michelin (le gomme con le quali non si è mai trovato bene) i risultati sono altalenanti, giunge 14° a fine anno e nonostante la decisione del team di passare alle Dunlop Haga decide di tornare in Superbike con l'Aprilia. In sella alla RSV1000 giungerà 4° a fine anno ma ancora una volta viene dirottato in MotoGP per guidare la RScube (altro disastro che porterà la casa di Noale sull'orlo del fallimento). Da segnalare il GP d'Olanda dove sotto la pioggia Haga è 4° (risultato eccelso per un'Aprilia) ma cade ingenuamente al penultimo giro.
    Nel 2004 intanto in Superbike viene promosso il monogomma Pirelli, dove l'obiettivo per risollevare la categoria in crisi è di far correre per la vittoria anche i team privati. Il giapponese accetta la sfida del Team Renegade (che riesce a trovare giusto in tempo, rischiando di rimanere a piedi) e con una Ducati privata compete tutto l'anno con i piloti ufficiali, costantemente a podio, con 6 vittorie si classifica 3° nella classifica finale del mondiale SBK. Il grande rimpianto della stagione risiede nel fatto che la moto di Haga si rompe sei volte durante l'anno e questo gli impedisce giocarsi il titolo. All'apertura del campionato, a Valencia, durante la prima manche, Haga rompe il cambio mentre lottava per le posizioni di vertice; nella 2° gara riesce invece a vincere. Successivamente un paio di gare sottotono, fino ad arrivare a Monza, dove in entrambe le manches poteva giocarsi il 3° posto, ma una doppia rottura del motore lo costringe ad andare a casa senza punti. Poi la vittotia in gara 1 ad Oschersleben , cosa che poteva replicare in gara 2 se non fosse avvenuta l'ennesima rottura del motore. Poi una vittoria a Silverstone e un 2° posto, una rottura a Laguna Seca nelle prove che gli compromette le gare, e la doppia vittoria a Brands Hatch. Poi nella gara di Imola, si dice per un problema alla manopola del gas che era rimasta "incantata", cosa alquanto improbabile vista l'assenza del comando elettronico, Haga cade nella 2° manches, dopo che nella prima era finito sul podio. Così nella finale gara di Magny-Cours, le speranze per Haga di candidarsi campione sono poche: sul circuito francese riesce comunque ad ottenere un 2° posto e una vittoria all'ultima manches, complice la gara "abbottonata" dei due piloti ufficiali Ducati che si stavano giocando il titolo.
    Nel 2005 le case giapponesi vista l' apertura alle 1000 quattro tempi tornano in SBK, Haga pertanto ritorna alla amata Yamaha in sella ad una R1 e con una moto in fase di sviluppo e con problemi di felling fa a sprazzi cose eccelse. Finirà il campionato al 3° posto, con 2 gare vinte, Brands Hatch e Brno. Quest'ultima fu un vero capolavoro: partito 16° Haga comincia a rimontare, e prima di metà gara sorpassa Troy Corser e, dopo averlo distanziato, va a vincere una gara che resterà nelle storia. Anche nel 2006 è con Yamaha e sarà sempre nei primi (3° sia nel 2005 che nel 2006). Nel 2006 inoltre partecipa alla 8 ore di Suzuka (dopo 10 anni dalla storica vittoria) ancora con Edwards ma pur essendo il team maggiormante in lizza per la vittoria verranno traditi da un problema meccanico. Anche nel 2001 corse la 8 ore in coppia con Anthony Gobert ma proprio a quest'ultimo cadde la catena quando a poco dal termine della gara erano in 5° posizione.
    Nel 2007 prosegue l'avventura in Superbike sempre con il Team Yamaha Motor Italia con compagno di squadra l'australiano Troy Corser. Haga conquista la sua prima vittoria sul circuito di Donington nella seconda gara giornaliera. Si ripeterà a Monza, conquistando sia gara 1 che gara 2, a Lausitz (vincitore di gara 1) e a Magny-Cours, dove conquista la sua seconda doppietta stagionale, chiudendo la stagione in seconda posizione a soli 2 punti da James Toseland.
    All'interno del motociclismo egli detiene un singolare record: tra i piloti che non si sono assicurati nemmeno un campionato del mondo, egli è quello che ha vinto più Gran Premi, ben 33 in 13 anni di cariera.
    Nel 2009 sostituirà Troy Bayliss sulla Ducati ufficiale.
    Curiosità
    Haga da anni ha scelto di vivere in Brianza, proprio nelle vicinanze dell'autodromo di Monza e della sede italiana della Yamaha, marchio a cui è sempre rimasto legato anche durante la militanza in altre squadre. Da molti è ormai considerato quasi come un "nippo-brianzolo", tant'è che l'ormai classico appuntamento di Monza del Campionato Superbike è ricordato, tra le altre cose, come la "gara di casa" di questo pilota. Haga è notoriamente una persona estroversa. O meglio, è quello che si può definire senza esitazioni "un personaggio", gentile e disponibile con appassionati e giornalisti, si è reso protagonista di uscite memorabili ed al limite del surreale (talvolta oltre...). È celebre per il suo italiano "sintetico": "manetta!"


    Collegamenti esterni
    Sito ufficiale del pilota
    Video dell'intervista di La7


    Portale Biografie
    Portale Sport

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