Michel Platini (55)

Informazioni di base:

  • Vero Nome: Michel François Platini
  • Data di nascita: 21 Giugno 1955
  • Professione: Calciatore
  • Luogo di nascita: Jœuf
  • Nazione: Francia
  • Michel Platini in Rete:

  • Wikipedia: Michel Platini su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)



    Michel François Platini (Jœuf, 21 giugno 1955) è un ex calciatore, allenatore di calcio e dirigente sportivo francese, presidente dell'UEFA dal 26 gennaio 2007.
    Reputato uno dei migliori calciatori della storia, fu tra i principali artefici dei successi della Nazionale francese e della Juventus negli anni Ottanta. Dotato di un bagaglio tecnico di primissimo ordine, era un trequartista di tecnica sopraffina, visione del gioco notevole, specialista del calcio di punizione e in possesso di un innato fiuto per il gol. La sua grande capacità tecnica e l'attitudine ad essere un leader gli valsero il soprannome di Le Roi (Il Re, in francese). Legò il suo nome a quello dei bianconeri di Torino, con cui giocò dal 1982 al 1987, quando terminò la carriera dopo aver conquistato numerosi trofei. Ottenne grandi soddisfazioni anche con la maglia della nazionale francese che nel 1984 vinse il campionato di calcio europeo, disputatosi proprio in Francia. Fu il primo grande traguardo ottenuto dalla nazionale transalpina, grazie anche ai gol di Platini che si laureò capocannoniere del torneo con 9 gol in appena 5 partite.
    È l'unico calciatore ad aver vinto il Pallone d'Oro per tre anni consecutivi (dal 1983 al 1985). Anche Johan Cruijff e Marco van Basten riuscirono a conquistare tre volte il trofeo, ma non in sequenza. Nella graduatoria del 1983 segna il massimo distacco in percentuale dal secondo classificato nella storia del premio, totalizzando ben 5 volte (110 contro 26) il punteggio di Kenny Dalglish stella dell' allora pluricampione Liverpool.Platini ha anche ottenuto due palloni di bronzo per il terzo classificato negli anni 1977 e 1980,cosa che nella classifica "all time"del pallone d'oro lo colloca al secondo posto dietro al tedesco Beckenbauer. Anche se nei suoi anni il premio era ancora riservato a calciatori solamente europei, come peraltro è stato anche per gli altri due tri-vincitori, tutti i suoi tre riconoscimenti non sarebbero stati messi in discussione da una votazione aperta a tutti i calciatori, giacché nessuno raggiunse il suo livello di gioco e vinse altrettanto negli anni del suo apice.
    La rivista di calcio internazionale World Soccer lo ha inserito al 5° posto nella classifica dei migliori calciatori del secolo. Ha anche raggiunto la percentuale di voto più alta nella votazione del premio "Calciatore dell'anno" assegnata dalla stessa rivista: nell'anno d'oro 1984 ottenne il 54% delle preferenze, risultando tuttora l'unico giocatore ad aver superato la soglia del 50%.

    Carriera da calciatore
    Nasce in Francia da una famiglia di ascendenze italiane, essendo il nonno originario di Agrate Conturbia, in provincia di Novara. Abilissimo nella costruzione del gioco, sin dall'inizio della carriera predilesse il ruolo di mezzapunta. Affermatosi nel campionato francese, fu acquistato dalla Juventus nel 1982 e vi rimase sino al termine della carriera, vincendo in cinque anni due scudetti (1983-1984 e 1985-1986), una Coppa Italia nel 1982-1983, una Coppa dei Campioni nel 1984-1985 quella della strage dello stadio Heysel, una Coppa delle Coppe nel 1983-1984), una Coppa Intercontinentale (1985) e una Supercoppa europea (1984).
    Con la Nazionale vinse il campionato d’Europa 1984 da protagonista, risultando capocannoniere e miglior giocatore del torneo. Fu quarto nel campionato del mondo 1982 e terzo nel campionato del mondo 1986. Ha disputato inoltre con la nazionale il campionato del mondo 1978 e le Olimpiadi di Montreal.


    Abbandonò l'attività agonistica al termine del campionato 1986-1987, a 32 anni. È il secondo marcatore di sempre con la maglia della Nazionale francese, con 41 gol e 72 presenze. Primo Thierry Henry con 45 gol e 102 presenze, calciatore tutt'ora in attività.
    Caratteristiche tecniche
    È stato uno dei numeri 10 per eccellenza della storia del calcio. Quel numero che è sinonimo non solo di grande tecnica e classe, ma anche universalità nel gioco. Ed è proprio in questo senso, l'universalità, che Platini si distingue dal resto delle leggende del calcio. Forse, solo l'olandese Johan Cruijff può essere paragonato a lui per la sua capacità di occupare qualunque posizione su un campo di calcio.
    È difficile scegliere quale fosse la caratteristica principale di Platini: la sua visione di gioco non teme confronti con i più grandi giocatori della storia, e, abbinata alla sua grande tecnica, ne ha fatto il modello del regista del suo tempo e uno dei migliori di sempre, l'uomo-faro del centrocampo che mette il suo marchio su tutto il gioco della squadra. Dai suoi piedi poteva nascere sia un passaggio misurato sulla linea del centrocampo ad iniziare un'azione, sia una lunga fiondata per il compagno lanciato a rete. In questo secondo tipo di lancio ha raggiunto forse livelli mai arrivati da nessun altro; per lui, un lancio da 40-50 metri si risolveva in poco più di una pratica da risolvere, con il risultato di un pallone sempre messo sul piede dei compagni con non solo la forza, ma spesso anche l' effetto calibrato al fine di poter essere addomesticato nella maniera migliore. Per questa sua capacità, sovente andava a prendere il pallone dai difensori all'inizio di una nuova azione di gioco, e talvolta lo faceva direttamente dal portiere. Ma non erano solo lunghe gittate: in zona avanzata, le intuizioni di gioco si risolvevano in morbidi e calibrati tocchi di precisioni che diventavano assist preziosissimi per i suoi compagni. Quanto detto sopra, già basterebbe a fare di Platini un giocatore straordinario; ma non è tutto, anzi. Passerà alla storia in quanto a tutto ciò ha abbinato una straordinaria abilità nell'andare in rete. Le sue statistiche sono impressionanti, sia in nazionale che nelle squadre di club. Lui centrocampista, non ha visto nessun attaccante a lui contemporaneo segnare più di lui, ed ha stabilito una serie di record assoluti in fatto di gol realizzati: 9 gol in 5 partite nell'Europeo vinto dalla Francia nel 1984, 41 in 72 partite totali in nazionale; 3 volte capocannoniere consecutivamente in Italia. Il suo marchio di fabbrica era l'inserimento centrale: sapeva fiutare benissimo l'occasione propizia, e quando nella difesa si apriva un varco lui ci si buttava dentro e, sovente dopo uno scambio ravvicinato con un compagno, con la sua grande tecnica sapeva stoppare la palla in modo da presentarsi davanti al portiere nel migliore dei modi; qui, a sussidio della tecnica, subentrava una chirurgica freddezza nel trovare lo spiraglio giusto. Non mancavano i gol scaturiti da un senso della posizione degno dei migliori opportunisti dell'area di rigore. A tutto ciò, si aggiungono i calci piazzati: praticamente infallibile dal dischetto del rigore,gli errori si contano sulle dita di una mano,è stato parimenti uno dei migliori specialisti di sempre, se non il migliore in assoluto, nei calci di punizione da fuori area. Nonostante la rigidità delle sue caviglie, aveva una grandissima sensibilità di tiro, ciò che gli permettava di tracciare traiettorie precisissime più che potenti, inarrivabili per i portieri. Era questa una dote innata, dato che non vi si esercitava molto in allenamento. Anche su azione, numerosi e pregevoli sono state le sue stoccate vincenti.E'interessante notare come in qualsiasi categoria,in qualsiasi squadra e in qualsivoglia competizione abbia giocato,egli abbia mantenuto praticamente la medesima media gol.
    Tutto ciò che ha fatto sul campo è stato dunque frutto di innate capacità e classe; d'altronde la sua statura fisica, all' insegna della più assoluta normalità, nemmeno accompagnata da grandi doti atletiche, non gli permetteva di avere altri modi per prendere la supremazia in un campo di calcio.
    Ma un elenco delle sue doti tecniche non farebbe merito a quello che era un'altra sua caratteristica fondamentale, anch'essa innata: il suo carisma, la sua capacità di essere leader e trascinatore della squadra. Non è un caso che dopo il suo abbandono del calcio, sia la Francia che la Juve hanno vissuto anni di difficoltà, come se d'improvviso si siano ritrovate orfane di chi le aveva condotte quasi per mano a grandi traguardi.
    A proposito del suo ruolo e della sua posizione in campo, è interessante l'aneddoto di una sua dichiarazione rilasciata dopo il suo ritiro dal calcio giocato. Quando, dopo anni di difficoltà, la Juve decide di puntare nuovamente al vertice in maniera decisa, acquista il talento emergente del calcio italiano e mondiale, Roberto Baggio. A lui va naturalmente la maglia n° 10 che nel dopo-Platini è divenuta troppo pesante per chiunque da indossare. A conferma di ciò, l'inizio della carriera di Baggio alla Juve non è delle migliori e Platini, intervistato in proposito, dichiara che in realtà "Baggio è un 9 e mezzo, piuttosto che un 10". La stampa italiana è subito pronta ad alzare il polverone di un presunto affronto di Platini alla nuova stella, ma lo stesso Michel spiegherà qualche giorno dopo che il numero leggermente inferiore affibiato a Baggio non era un voto al suo valore assoluto, bensì relativo al fatto di essere più spiccatamente una punta che non un giocatore a tutto campo, e quindi più vicino al numero 9 tipico dei centravanti.
    Gli anni alla Juventus

    1982-1983


    La Juventus da anni domina la scena in Italia, ma non riesce ad affermarsi altrettanto autorevolmente anche in Europa. Per questo motivo, durante il mercato estivo, la società torinese deciderà di modificare l'assetto della squadra. Per volere personale di Gianni Agnelli viene acquistato Michel Platini al posto del pur ottimo Liam Brady che aveva condotto la squadra a due titoli consecutivi. Il cartellino di Platini è pagato 880 milioni in quello che si rivelerà uno dei più grandi affari del calciomercato di ogni tempo. Infatti, l'asso francese supererà anche le più rosee aspettative che il top team di Torino aveva posto su di lui, ritagliandosi un ruolo di primo piano nella storia non solo della società, ma del calcio mondiale. A dire il vero, l'inizio, pur non essendo stato completamente deludente, non è nemmeno scintillante, e nell'ambiente circolano dubbi sulla scelta della società bianconera. In realtà, fu difficile per Platini non solo il passaggio ad un campionato più competitivo e con un gioco diverso da quello cui era abituato, ma anche entrare in un gruppo che contava ben 6 titolari fra quelli che avevano condotto l'Italia a vincere i Mondiali disputati proprio quella stessa estate in Spagna. Ma l'attesa non è lunga: varcata la boa del girone d'andata, il francese esplode trascinando la Juventus in una grande seconda parte di stagione.
    La svolta è a inizio marzo: domenica 6 è in programma lo scontro diretto all'Olimpico contro la Roma capolista, avanti 5 punti in classifica. La formazione giallorossa va in vantaggio nel secondo tempo con Falcao e sembra chiudere il discorso scudetto. Ma Platini prima pareggia all'83° con una punizione dal limite, e poi dalla linea di fondo, senza vedere, serve l'assist a Brio per appoggiare in porta il match-point all'89°. Non è che la conferma di quanto dimostrato solo 4 giorni prima dallo stesso Michel in campo internazionale: è infatti lui a trascinare la Juventus ad una grandiosa cavalcata in Europa, con un assalto più deciso che mai al titolo di squadra campione d'Europa; l'investitura ufficiale arriva nel turno dei quarti di finale quando il sorteggio pone la Juventus di fronte all'Aston Villa, campione in carica. Le squadre inglesi fino a quell'anno fanno particolarmente paura perché da ben 6 anni dominano la scena europea vincendo la Coppa più ambita. La partita di andata a Birmingham, il 2 marzo 1983, segna l'avvento di Platini quale leader della Juve, l'uomo capace non solo di farne parte ma di esserne il trascinatore e condurla ai più alti traguardi. Dopo il vantaggio siglato da Paolo Rossi, il Villa trova il pareggio: è allora che l'asso francese prende in mano la squadra, e con una serie di giocate d'alta scuola e l'assist a Boniek incide in maniera decisiva sull'1-2 finale. Il ritorno a Torino è la consacrazione definitiva di questa presa di possesso della scena internazionale della Juve e di Platini: questo segnerà una doppietta per condurre la Juventus sul 3-0, cui si aggiunge il gol della bandiera per gli inglesi per il 3-1 finale. I giornali inglesi titoleranno sull'inutilità di essere andati a Torino. Ma la lanciatissima Juventus troverà in finale, ad Atene, una delle più inaspettate e cocenti sconfitte della sua storia: contro tutti i pronostici di critica e appassionati, l'Amburgo avrà la meglio su una spenta Juventus che non riuscirà mai ad esprimere il suo potenziale. Si racconta che nell'immediato pre-partita negli spogliatoi, l'allenatore della Juventus Trapattoni mise in guardia i suoi sul fatto che quella fosse “una partita da vincere con la testa”; Platini, ormai leader del gruppo, prontamente replicò che quella fosse invece una partita da “vincere con il cuore”.
    La distrazione europea costerà alla Juve anche la mancata rimonta sulla Roma, e si dovrà accontentare del secondo posto in campionato. L'unica consolazione dell'anno sarà la conquista della Coppa Italia: dopo aver perso per 2-0 la finale di andata contro l'emergente Hellas Verona al Bentegodi, ancora Platini sarà il protagonista della grande rimonta bianconera nel ritorno al Comunale di Torino, realizzando una doppietta nel 3-0 che dopo i tempi supplementari condurrà il trofeo sotto la Mole.
    Platini comunque conquista il primo dei tre titoli consecutivi come primatista tra i cannonieri del campionato italiano di calcio, allora indiscutibilmente il più bello e difficile del mondo, nonostante gli vengano anche tolti i gol di una doppietta contro l' Inter causa una squalifica al campo della Juventus.

    1983-1984


    Platini in azione durante Juventus-Roma del campionato 1983-84.
    La Juventus dimostra fin da subito di voler tornare a vincere il campionato. Con il 7-0 rifilato all'Ascoli nella prima giornata di campionato, bissato da uno stesso risultato solo tre giorni dopo nell'andata del primo turno di Coppa delle Coppe, la Juventus fa subito capire quali fossero la sua forza e la sua voglia di riscatto.
    Platini migliora ancora il suo gioco divenendo sempre più il faro della squadra e segnando un maggior numero di gol: 20 su 28 presenze, una cifra che gli permetterà di vincere uno storico duello a distanza per il titolo di capocannoniere con il fuoriclasse brasiliano Zico, giunto quella stagione in Italia nelle file dell'Udinese.
    Intanto, alla fine del 1983, nonostante aver mancato la conquista di importanti obiettivi a livello di squadra, l'eccezionale rendimento di Platini nell'anno solare gli vale l'assegnazione del suo primo Pallone d'Oro.
    Lo scudetto non sarà quasi mai in discussione; con il Torino come maggiore antagonista per la maggior parte della stagione, la svolta decisiva sarà il derby del 26 febbraio 1984: la Juventus ha un vantaggio di 5 punti in classifica ma, ad inizio ripresa, i granata passano in vantaggio con Selvaggi: Platini prima pareggerà con un perentorio colpo di testa frutto più della sua voglia di vincere che del suo personale repertorio, poi deciderà la sfida e la corsa-scudetto con una magistrale punizione delle sue a scavalcare la barriera dal lato sinistro del limite dell'area di rigore. La Juve vince 2-1 ed ipoteca lo scudetto. Lo stesso Selvaggi, a fine partita, affermerà che: "è impossibile vincere contro un Platini così".
    In campo europeo il discorso è lo stesso. Con la finale vinta contro il Porto, il club di Torino conquisterà la Coppa delle Coppe.

    Europeo 1984


    Siamo all'apice della carriera di Platini. La Francia è paese ospitante, e, dotata di una formazione ricca di talento, vuole colmare la sua lacuna storica di non aver mai vinto un importante titolo per nazioni. C'è anche voglia di riscatto per una semifinale mondiale persa due anni prima contro la Germania dopo che ci si era trovati avanti 3-1 ai tempi supplementari. La prima partita è contro la Danimarca, allora una squadra tra le migliori in Europa. Su Platini viene riservata una marcatura a uomo affidata al giocatore del Pisa Bergreen, che si pensava potesse meglio conoscere il suo modo di giocare. In effetti, Platini sembra soffrire questo trattamento e con lui tutta la Francia rimane bloccata sul piano del gioco; ciononostante, a pochi minuti dalla fine lo stesso Michel troverà uno spunto vincente riuscendo a segnare il gol dell'1-0 finale. Nella seconda partita il copione è diverso e il Belgio accetta di sfidare i padroni di casa a viso aperto; i transalpini non chiedono altro e travolgeranno i futuri semifinalisti del Mondiale in Messico con un perentorio 5-0: Platini realizza un exploit segnando ben 3 gol. La terza partita è una pura formalità in quanto la Francia è già matematicamente prima; ma c'è un avversario ostico: la Jugoslavia. Questa chiude il primo tempo in vantaggio e ad inizio ripresa si porta addirittura sul 2-0; la partita sembra segnata, ma Platini non ci sta e si scatena: alla fine sarà 3-2 per la Francia con un'altra storica tripletta del numero 10. Si arriva così ai turni ad eliminazione diretta: per la Francia in semifinale c'è il Portogallo. È una partita avvincente, che si rivelerà la migliore del torneo: i tempi regolamentari finiscono sul 1-1. Al gol su punizione del difensore Domergue nel primo tempo,risponde il portoghese Jordao a un quarto d'ora dalla fine. Si va quindi ai supplementari, con emozioni a non finire: il Portogallo segna ancora con Jordao e la Francia, che vede affiorare l'incubo della sconfitta davanti al pubblico di casa, si butta disperatamente in avanti. Al termine di un'azione convulsa in area portoghese, Platini viene atterrato in area; la palla giunge a Domergue che, da pochi metri, insacca ancora: 2-2 al 114°minuto! La Francia non è paga del pareggio, volendo evitare i rigori che le erano costati l'eliminazione alla semifinale mondiale di due anni prima. Dopo una caparbia azione personale di Tigana, sarà sempre Platini - al 119° minuto di gioco - a siglare il gol che vale la finale, grazie a un tocco da distanza ravvicinata. Allo Stadio dei Principi c'è ora l'ultimo ostacolo Spagna tra la Francia e la storia, ma una punizione dell'immancabile Platini sblocca il risultato già alla fine del primo tempo. La Francia troverà poi il raddoppio nel secondo tempo, con Bellone, e la vittoria finale. È la consacrazione di un gruppo di giocatori di grandi qualità, tra cui spicca il fuoriclasse assoluto Platini che, con 9 gol in 5 partite, realizza una delle più memorabili performance per un singolo giocatore nella storia del calcio: i 5 gol di destro,i 2 di sinistro e i 2 di testa costituiscono esempio lampante della sua completezza di realizzatore. Risulterà il primo e finora ultimo calciatore ad aver vinto un Europeo... praticamente da solo.
    In questo momento Platini è unanimemente riconosciuto quale miglior calciatore del mondo, primo giocatore francese nella storia a meritarsi tale appellativo. A fine anno, l'assegnazione del secondo Pallone d'Oro sarà un plebiscito.

    1984-1985


    É l'anno del nuovo assalto alla Coppa Campioni per Platini e la Juventus. Tutte le energie mentali e fisiche sono orientate verso quell'obiettivo che darebbe un risalto diverso alla carriera del grande calciatore e alla storia della società di Corso Galileo Ferraris. Questo risulta evidente fin dall'inizio della stagione, quando ad una Juve distratta e svogliata in campionato, si contrappongono grandi prestazioni in campo europeo. Tuttavia, Platini continua ad essere sempre molto puntuale in zona gol, e a fine campionato conquisterà il terzo trono dei cannonieri della Serie A.
    A gennaio arriva un'altra affermazione europea per la Juventus e Platini: la vittoria nella Supercoppa europea contro i campioni d'Europa in carica del Liverpool che, approfittando dell'assenza della Juve e di Platini, aveva ripristinato l'egemonia delle squadre inglesi in Coppa dei Campioni. Sarà un secco 2-0 firmato Boniek ma ispirato dal solito Platini.
    In Coppa Campioni, la Juventus arriva facilmente alle fasi finali; il sorteggio del penultimo atto gioca uno scherzo a Platini ponendo di fronte alla Juventus il Bordeaux, squadra campione di Francia e formata in buona parte dai suoi compagni di nazionale. La sfida è molto sentita da Platini: un aneddoto racconta che il giorno della partita andò a spronare gli altri giocatori della Juventus per andare allo stadio ad un orario molto precedente quello giusto. La superiore classe e determinazione portano una netta vittoria ai bianconeri, con Platini che effettua il solito lancio a lunga gittata per il gol iniziale di Boniek e la sua marcatura personale per il 3-0 finale. Tuttavia, Platini e compagni soffriranno più del previsto nel ritorno, e, andati sotto 2-0 nel punteggio, sono salvati solo da un paio di parate del portiere Stefano Tacconi.
    Arriva dunque la terza finale europea in tre anni per Platini, la seconda in Coppa Campioni: il 29 maggio a Bruxelles, c'è ancora il Liverpool. È uno dei match più attesi nella storia delle Coppe europee. La partita, che passerà alla storia come la Strage dell'Heysel, doveva essere una festa di sport ma rivelerà una delle più grandi tragedie che abbiano colpito il calcio: in seguito agli incidenti provocati dagli hooligans inglesi entrambe le squadre non vorrebbero scendere in campo, ma la partita è comunque giocata, con i giocatori al corrente di disordini di ordine pubblico molto inferiori alla situazione reale. La Juventus vince la partita grazie ad un rigore concesso a favore della Juventus per un maldestro intervento dei difensori inglesi ai danni di Zbigniew Boniek. In realtà, il fallo avviene nettamente fuori area, ma lo stesso arbitro risultò sorpreso, e quindi non ben posizionato, dall' apertura di 50 metri con cui Platini aveva innescato l' ala polacca. Il rigore è realizzato con freddezza da Platini per l'1-0 finale. La Juventus corona la sua rincorsa al trono d'Europa, i giocatori in campo gioiscono: ma sarà un'esultanza breve. Il mattino dopo, quando i fatti sono noti e dopo aver ricevuto la Coppa, un Platini scuro in volto rilascia un'intervista al giornalista della RAI Franco Costa in cui afferma che loro giocatori erano ignari dell'accaduto e che il fatto sportivo perdeva ovviamente senso di fronte ad un tale drammatico sviluppo degli eventi.

    1985-1986


    Per la Juventus è una stagione di rinnovamento, si chiude il ciclo glorioso della squadra che ha dominato in Italia ed Europa negli ultimi 3 anni. Vanno via tra gli altri Rossi, Boniek, Claudio Gentile e Marco Tardelli. Arrivano giovani promettenti come Lionello Manfredonia, Massimo Mauro, Aldo Serena, e Michael Laudrup. Platini resta il leader di una squadra che vede ancora Trapattoni in panchina.
    Le prime giornate di campionato fugano ogni dubbio su quale potesse essere la forza della nuova Juve: viene stabilito il record di 8 vittorie consecutive iniziali in campionato (superato solo vent'anni dopo, sempre dai bianconeri) che lanciano fin da subito la Juventus in orbita verso il suo 22esimo scudetto, il secondo per Platini, anche se si deve resistere ad una poderosa rimonta della Roma nel girone di ritorno.
    A livello individuale, Platini sembra non veder diminuita la sua capacità di essere decisivo in zona gol ed al Bari rifila anche la sua prima tripletta in campionato. Con 10 gol dopo 19 partite è ancora in lizza per quello che sarebbe un incredibile quarto titolo consecutivo come capocannoniere. Invece, si può dire che da lì in poi cominci una lenta parabola di declino del fuoriclasse transalpino che lo porterà a segnare altri due soli gol fino alla fine del campionato, chiudendo comunque al terzo posto a quota 12 dopo il romanista Pruzzo (19), protagonista di uno storico exploit, con 5 gol nella gara con l'Avellino nel 6° incontro di ritorno, e l'interista Rummenigge (13).
    Coppa Intercontinentale: a dicembre arriva un altro trionfo internazionale, l'ultimo tassello per una squadra ormai da leggenda: la Coppa Intercontinentale conquistata a Tokyo contro l'Argentinos Juniors. Secondo molti, questa risulterà essere la migliore partita della carriera di Platini. Qui emergerà tutta la sua classe e capacità di leadership, nonché il suo spensierato e irriverente modo di vivere il calcio: una summa della sua genialità a 360 gradi. Passata in svantaggio all'inizio del secondo tempo, la Juve deve rimontare e il numero 10, con uno dei suoi lanci millimetrici dalla tre quarti, pesca Serena in area di rigore oltre la linea dei difensori: viene atterrato ed è calcio di rigore. Con la solita freddezza e classe Platini trasformerà per il pareggio: 1-1.
    La partita si gioca a viso aperto ed entrambe le formazioni hanno la possibilità di segnare altre reti; quando è la volta della Juventus, arriva una palla in area proprio a Platini, poco dietro l'altezza del dischetto del calcio di rigore: lo stop di petto fa ricadere il pallone verso il piede destro, e sembra imminente la battuta a rete. Il difensore argentino più vicino si lancia quindi alla disperata difesa della sua porta opponendo tutto il suo corpo tra la palla e la porta stessa; è a questo punto che Platini ha il riflesso di ritirare la battuta a rete e dribblare il difensore con un pallonetto a scavalcarlo, un classico ‘sombrero’, che gli riesce perfettamente. Con il difensore ormai fuori causa, il numero 10 bianconero può ormai battere a rete, anche se il pallone gli rimane ora sul piede sinistro: con un preciso collo al volo di prima intenzione, incrocia il tiro sul palo opposto che porta il pallone ad infilarsi sotto al sette, con il portiere assolutamente impossibilitato all'intervento anche perché al tiro è stata data anche una leggera parabola a pallonetto. È forse il gol più bello della sua carriera, uno dei più belli della storia del calcio. Senza esitazione corre nell'esultanza non avvedendosi immediatamente che l'arbitro ha annullato il gol per un fuorigioco di Serena completamente ininfluente all'azione. Quando realizza il fatto produce una delle immagini più famose del calcio: anziché abbandonarsi in proteste veementi, rimane lì dove l'euforia per la prodezza lo aveva condotto, e, realizzato ormai che non si potevano cambiare le cose, si abbandona a terra ed assume una posizione sdraiata su un fianco con la testa appoggiata ad una mano con la quale rivolge lo sguardo a distanza a verso l'arbitro con un'espressione che è un misto di delusione, fatalismo, paternalismo, sdegno, incredulità.....o forse, semplicemente regalità. Rimane così per qualche secondo; l'arbitro non lo ammonisce nonostante un ironico applauso finale.
    Dopodiché, l'Argentinos J. si porterà nuovamente in vantaggio, trascinato dalla sua giovane stella Borghi, promessa del calcio argentino. Nei minuti finali la Juve è costretta al forcing e trova difficoltà a scardinare la difesa sudamericana. Ma all'85° minuto Laudrup sulla tre quarti avversaria, con la difesa avversaria ben schierata, passa la palla orizzontalmente verso il centro-destra a Platini, e scatta verso la porta oltre il muro dei difensori avversari. Senza esitazioni, e con una leggerezza di tocco sublime, Platini riesce a far sembrare semplice quello che è in realtà un assist impossibile, facendo scavalcare alla palla i difensori avversari e farla ricadere docilmente sui piedi di Laudrup in uno spazio non più largo di 1 metro tra i difensori e il portiere in uscita; la grande tecnica del giovane danese gli permetterà poi di addomesticare la palla in corsa, superare il portiere in uscita e trovare un angolo di battuta a rete quasi dalla linea di fondo. Il replay evidenzia il gesto tecnico eccezionale del francese: il pallone, proveniente da sinistra, verrà colpito con il piatto destro ma in modo tale che l'effetto sia quello tipico di un colpo di esterno destro, ciò dovuto ad un movimento della gamba destra come in taglio verso la palla, e che conferirà alla palla stessa un effetto tale da deviare verso la porta e assecondare la corsa di Laudrup, anziché divergere verso la fascia. È il 2-2 che porterà le squadre ai supplementari e poi ai rigori. Dopo la solita altalena di emozioni, Platini ha la palla per far vincere la partita e portare la Juve sul tetto del mondo; realizza alla sua maniera, spiazzando il portiere con la solita disarmante facilità. È ovviamente nominato uomo del match, in quella che secondo molti risulta una delle più belle partite della storia del calcio.
    Finisce l'anno 1985, l'assegnazione del terzo Pallone d'Oro è un'ovvia conseguenza: con esso ha termine l'era-Platini.

    Mondiale 1986


    La Francia, campione d'Europa in carica, è di diritto tra le pretendenti al titolo assoluto. Una formazione ricca di talenti, e con un formidabile asso come Platini tra le sue fila, dopo aver ottenuto la consacrazione nel torneo continentale di due anni prima, cerca di entrare nella storia come una delle nazionali che hanno segnato un'epoca del calcio. Passato abbastanza agevolmente il girone eliminatorio, la Francia affronta nel primo turno ad eliminazione diretta nientemeno che l'Italia, campione del mondo in carica. In realtà, la formazione azzurra non ha trovato un ricambio generazionale all'altezza del titolo che porta, e si presenta in Messico senza ambizioni di primissimo livello. La Francia vincerà senza soffrire molto, e sarà proprio Platini ad aprire le marcature con un gol dei suoi: inserimento centrale e tocco-sotto davanti al portiere in uscita; alla fine sarà 2-0. Passato il turno, alla Francia spetta l'altra grande potenza del calcio mondiale mondiale: il Brasile che, al contrario dell'Italia, può contare su una formazione all'altezza del suo blasone, con talento in ogni reparto e stelle di primissima grandezza: su tutti Zico. I verdeoro passano in vantaggio con Careca al 18° minuto dopo un'azione in velocità, ma sarà sempre il nostro Michel a raggiungere il pareggio per i transalpini in chiusura di primo tempo con un tocco ravvicinato sotto porta. Il risultato non si sblocca, ma le emozioni saranno tantissime: su tutte, l'errore di Zico dal dischetto nel secondo tempo. Si andrà quindi ai tempi supplementari e quindi ai calci di rigore: stavolta è proprio Platini a sbagliare il suo rigore, ed è la prima volta che accade in un match di grande rilievo. Suona un brutto presagio perché è il 21 giugno, giorno del suo compleanno; invece, la Francia vincerà la sfida dal dischetto ed approderà per la seconda volta consecutiva alla semifinale. Ad attenderla ancora la Germania Ovest, la terza squadra più blasonata del calcio mondiale. Provata dalla fatica della sfida con il Brasile, la Francia non riuscirà ad esprimere il suo miglior calcio, e ancora una volta soccomberà ai tedeschi. Nulla o quasi conterà la vittoria nella finale di consolazione per il terzo posto con il Belgio. Al di là del risultato, comunque non disprezzabile visto anche il valore delle formazione affrontate, la Francia sembra dimostrare di essere leggermente scesa dall'apice di rendimento che aveva mostrato due anni prima nell'Europeo, con i suoi elementi di maggiore spicco che sembrano accusare più del normale l'attraversamento della soglia dei trent'anni. Tra questi c'è anche Michel, che oltre a dimostrare una non più smagliante forma fisica, nelle esultanze dopo i suoi due gol contro Brasile e Italia non sfoggia quell'impeto agonistico che invece aveva caratterizzato tutte le prodezze degli anni precedenti sia con la nazionale che con la Juventus, dimostrando forse una ambizione alla vittoria finale non così determinata come quella cui aveva abituato. Di fatto, il Mondiale segna il passaggio di consegne a Diego Armando Maradona quale miglior giocatore del mondo.

    1986-1987


    È l'anno dell'addio al calcio giocato. A soli 31 anni, non c'è più nessun traguardo che può raggiungere, giacché l'unico mancante è il Mondiale che è appena passato. Il processo di rinnovamento della Juventus prosegue, e del gruppo storico rimangono solo Scirea e Cabrini. Platini fa da chioccia ai nuovi arrivati, ma lui stesso afferma di “non avere più gli stimoli per migliorarsi”, e che quindi è giunto il momento di smettere di giocare. Le statistiche confermano le sue parole: in 29 partite segnerà solo 2 gol. Nonostante la rivalità sportiva che esiste tra la Juventus e molte squadre italiane, il suo campionato sarà una sorta di giro d'onore che lo vedrà raccogliere applausi e riconoscimenti nei vari stadi dove gioca. Il 17 maggio 1987 è il giorno dell'ultima partita, Juventus-Brescia 3-2.
    Nonostante i moltissimi gol, forse il suo contributo più importante alla squadra era dato dalla sua presenza nella zona nevralgica del campo dove era sempre lui sia ad impostare una nuova azione di gioco, ricevendo spesso palla non solo dai difensori ma anche dal portiere per i suoi millimetrici lanci a lunga gittata, sia ad avere l'intuizione e la capacità di effettuare il passaggio risolutivo per smarcare un compagno lanciato a rete. Tanto che, secondo alcuni, è addirittura considerato il miglior regista di ogni tempo: paradossale,se si pensa ai suoi record stabiliti in fatto di reti segnate. Se a tutto ciò si aggiunge che tutta la sua classe emergeva sempre nelle partite più importanti sia in Italia che in Europa, risultando spesso decisivo in quella Juve che portò ad essere la squadra più forte del mondo, si deduce che di nessun giocatore a lui contemporaneo si può dire che sia stato migliore di lui, compreso Maradona con il quale viveva una sana rivalità sportiva condita da un rispetto reciproco. Ormai trentunenne, all'argentino più giovane di 5 anni passò il testimone nel 1986 quale miglior giocatore del mondo.
    Quanto al suo rendimento in zona gol, bisogna rilevare che è stato a livelli da primato. Per quanto riguarda soltanto la storia moderna della Serie A:
    l'unico centrocampista a raggiungere il titolo di capocannoniere
    l'unico giocatore in assoluto a farlo ben tre volte consecutivamente (per trovare un'impresa analoga bisogna risalire alla metà degli anni '50 con il fuoriclasse svedese del Milan Gunnar Nordahl).
    Giunto nel calcio che conta a 27 anni compiuti, in pochi anni ha stabilito una serie di record per un singolo calciatore, donando alla Juventus una dimensione internazionale che fino ad allora non era adeguata, e portando la Francia nel gotha delle migliori nazionali del mondo. La sua carriera ha un'unica grande mancanza: la vittoria di un Mondiale. Ci andò vicino nel 1982 e nel 1986, dove si fermò alle semifinali e sempre contro la Germania. Tuttavia, condusse la Francia alla vittoria dell'Europeo del 1984 con una delle migliori prestazioni di ogni tempo per un calciatore: 9 gol in 5 partite e una leadership indiscussa. Quello fu il primo successo per la nazionale transalpina in una competizione importante, così come le due semifinali mondiali furono, fino a quel momento, i migliori risultati nella storia di una squadra che fino a lui era di seconda fascia. Dopo di lui, la nazionale francese e la Juventus non saranno più le stesse.
    Curiosita'
    Durante una partita di campionato contro l'Avellino, dopo che Platini aveva effettuato un lancio di piu' di sessanta metri mettendo morbidamente la palla sui piedi di Pacione che si trovava da solo davanti al portiere, un giocatore della squadra campana andò a stringere la mano al calciatore francese.
    Cesare Prandelli, suo compagno di squadra alla Juventus, ha raccontato che un giorno l'avvocato Agnelli si presentò allo stadio comunale dove la squadra si stava allenando. L'avvocato descrisse ai giocatori il bellissimo gol da centrocampo che un giocatore del Como aveva realizzato la domenica precedente; chiese quindi ai calciatori bianconeri che li si trovavano di provare a ripetere quel difficile gesto tecnico. Tutti si cimentarono nell'esercizio e qualcuno pure vi riuscì. Platini,dopo aver osservato i compagni, disse ad Agnelli: "troppo facile avvocato": si posizionò allora alcuni metri dietro i compagni e dopo qualche palleggio calciò il pallone in direzione di un piccolo cancello aperto che si trovava dietro la porta, tra la pista di atletica e gli spalti della curva. E la sfera raggiunse il bersaglio. Tra lo stupore dei presenti, l'avvocato Agnelli lasciò il campo senza proferire parola.
    Il giornalista ed amico di Platini Bruno Bernardi, racconta che un giorno si trovava al campo di allenamento della squadra bianconera. Mentre osservava i giocatori allenarsi, Bernardi stava parlando ad un suo amico che gli era di fianco, accanto al palo di una delle porte. Platini, che si trovava ad una trentina di metri da loro, dopo avergli intimato di non muoversi, calciò il pallone verso i due, con la sfera che passò fra le loro teste.
    Dopo una partita di andata di Coppa Campioni che vide il Saint Etienne di Platini perdere contro l'Amburgo, l'allenatore della squadra tedesca Derwall, una volta affermato che comunque la propria squadra aveva bisogno di rinforzi, disse che Platini gli era sembrato un generale che manda le truppe all'assalto mentre lui le osserva da lontano con un binocolo. Al termine della partita di ritorno, nella quale i francesi si imposero per cinque reti a zero Platini, che aveva messo a segno due reti, commentò così ai microfoni: "Dite a Derwall che stavolta ho lasciato a casa il binocolo e che sono concorde con lui che la sua squadra vada rinforzata".
    Una signora tifosa della Juventus e ammiratrice di Platini, settimanalmente lo attendeva all'uscita del campo di allenamento "Combi" per donargli una torta fatta in casa al cioccolato, della quale il giocatore francese era golosissimo. Preso il dolce con sè, dopo averla ringraziata Platini si congedava da lei dandole un bacio sulla guancia.
    Carriera da allenatore
    Dopo il suo ritiro dall'agonismo ha ricoperto il ruolo di commissario tecnico della Nazionale francese (dal 1° novembre 1988 al 17 giugno 1992), senza però ottenere i successi avuti da calciatore.
    Divenuto l'allenatore dei galletti dopo la mancata qualificazione al campionato d’Europa 1988, Platini non riuscì a far qualificare i transalpini al campionato del mondo 1990: fu sopravanzato nelle eliminatorie da Scozia e Jugoslavia. Al campionato d’Europa 1992 fu eliminato nella fase a gironi da Danimarca e Svezia.
    Carriera da dirigente
    Platini insieme a Jospin, Primo Ministro francese, prima dei Mondiali 1998 svoltisi in Francia.
    Attuale vicepresidente della Federcalcio francese, dal 2002 ricopre la medesima carica nell'Esecutivo della FIFA. Il 26 gennaio 2007 ha vinto le elezioni per la presidenza della UEFA con 27 voti favorevoli, contro i 23 di Lennart Johansson, basando poi il suo discorso di insediamento sulle virtù della solidarietà e dell'universalità. È stato anche presidente del comitato organizzatore dei Mondiali di Francia 1998.
    L'8 luglio 2006, dopo la Finale 3° e 4° posto del Campionato mondiale di calcio 2006 vinta dai tedeschi per 3-1 sul Portogallo, premiò la nazionale teutonica al posto del presidente della FIFA Joseph Blatter, misteriosamente assente.
    Riforma Coppe europee
    Un punto importante della campagna elettorale per la presidenza UEFA fu la riforma delle Coppe europee, in particolar modo della Coppa dei Campioni in quanto, secondo lo stesso Platini, anche le squadre Campioni nazionali dei paesi minori (Ungheria, Romania, Slovacchia ecc.) dovevano avere il diritto di giocare, o tentare di giocare, la Fase a Gironi autunnale.
    Il 30 novembre 2007 venne approvato il nuovo format per il triennio 2009-2012; le nazioni Forti come Spagna, Italia e Inghilterra potranno schierare 4 squadre, di cui 3 ammesse direttamente al Primo Turno, mentre la quarta disputa il preliminare contro una squadra spagnola, inglese, tedesca, francese, portoghese. Le partecipanti di diritto alla Fase a Gironi passeranno da 16 a 22, comprendendo oltre alle terze classificate dei primi 3 paesi del Ranking UEFA, le squadre campioni Nazionali dei paesi dal 7° al 12° (o 13°) posto.
    Per i rimanenti 10 posti si qualificheranno le 5 campioni Nazionali che avevan superato la Fase Preliminare e le 5 squadre delle federazioni forti, accontentando sia le federazioni dell'Est (come promesso in campagna elettorale) che quelle ricche (Italia, Germania, Spagna e Inghilterra).
    La Finale, dopo 54 anni, non si disputerà più di mercoledì, ma di sabato.
    Statistiche
    Presenze e reti nei club
    Palmarès
    Club
    Competizioni nazionali:
    Campionato di calcio francese: 1

    Saint-Étienne: 1980/1981

    Coppa di Francia: 1

    Nancy: 1977/1978

    Campionato italiano: 2

    Juventus: 1983/1984, 1985/1986

    Coppa Italia: 1

    Juventus: 1982/1983

    Competizioni internazionali:
    Coppa delle Coppe: 1

    Juventus: 1983/1984

    Supercoppa UEFA: 1

    Juventus: 1984

    Coppa dei Campioni: 1

    Juventus: 1984/1985

    Coppa del Mondo per club: 1

    Juventus: 1985

    Nazionale
    Campionato d'Europa: 1

    1984

    Individuale
    Calciatore francese dell'anno: 2

    1976, 1977

    Capocannoniere della Serie A: 3

    1982/1983 (16 gol + 2 revocati)
    1983/1984 (20 gol)
    1984/1985 (18 gol)

    Pallone d'oro: 3

    1983, 1984, 1985

    Capocannoniere del Campionato Europeo: 1

    1984 (9 gol)

    Miglior giocatore del Campionato Europeo: 1

    1984

    Miglior calciatore straniero nella storia della Juventus: 1

    1999

    Altri progetti
    Commons
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    Collegamenti esterni
    Statistiche dei giocatori della storia della Juventus

    Commissari Tecnici della Nazionale francese di calcio - Cronologia
    Commissione Tecnica Federale (1904-1955) · Albert Batteux (1955-1962) · Henry Guérin (1962-1966) José Arribas & Jean Snella (1966-1967) · Just Fontaine (1967) · Luis Dugauduez (1967-1968) · Georges Boulogne (1969-1973) · Stefan Kovács (1973-1975) · Michel Hidalgo (1976-1984) · Henri Michel (1984-1988) · Michel Platini (1988-1992) · Gérard Houllier (1992-1993) · Aimé Jacquet (1993-1998) · Roger Lemerre (1998-2002) · Jacques Santini (2002-2004) · Raymond Domenech (2004-in carica)
    Presidenti dell'UEFA
    Ebbe Schwartz (1954 - 1962) · Gustav Wiederkehr (1962 - 1972) · Artemio Franchi (1972 - 1983) · Jacques Georges (1983 - 1990) · Lennart Johansson (1990 - 2007) · Michel Platini (2007 - oggi)
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