Masaccio (1401-1428)

Informazioni di base:

  • Vero Nome: Tommaso di ser Giovanni di Mone Cassai
  • Scomparso nel: 1428
  • Data di nascita: 21 Dicembre 1401
  • Professione: Pittore
  • Luogo di nascita: San Giovanni Valdarno (AR)
  • Nazione: Italia
  • Masaccio in Rete:

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  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Disambiguazione – Se stai cercando il partigiano Masaccio, vedi Primo Visentin.


    Masaccio
    Masaccio (soprannome di Tommaso di ser Giovanni di Mone Cassai) (Castel San Giovanni, 21 dicembre 1401 – Roma, estate 1428) è stato un pittore italiano.
    Masaccio, partendo dalla sintesi volumetrica di Giotto, riletta attraverso la costruzione prospettica brunelleschiana e la forza plastica della statuaria donatelliana, inserì le sue «figure vivissime e con bella prontezza a la similitudine del vero», Vasari, in architetture e paesaggi credibili, modellandole attraverso l'uso del chiaroscuro. Roberto Longhi disse di lui «Giotto rinato, che ripiglia il lavoro al punto dove la morte lo fermò».

    Biografia
    Fu da tutti detto Masaccio
    Tommaso di ser Giovanni di Mone Cassai, detto Masaccio, nasce a Castel San Giovanni (odierna San Giovanni Valdarno) il 21 dicembre 1401 da ser Giovanni di Mone Cassai, notaio, e da Jacopa di Martinozzo. Nel 1406, contemporaneamente alla nascita del secondo maschio, Giovanni, successivamente detto lo Scheggia, muore il padre; la madre si risposa con lo speziale, Tedesco di Mastro Feo, anch'egli vedovo e con due figlie. Compie il suo primo apprendistato probabilmente nella bottega del nonno paterno, Mone di Andreuccio, come cassaio, ovvero falegname-mobiliere. Il 17 agosto del 1417 muore Tedesco di Mastro Feo e alla fine di quell'anno Masaccio è a Firenze con la famiglia, dove è in una bottega di pittura presso Piazza San Firenze e la frequentazione di Brunelleschi e Donatello. Il 7 gennaio 1422 si iscrive all'Arte dei Medici e Speziali.
    Trittico di San Giovenale
    Il 23 aprile del 1422 completa il trittico di San Giovenale per la chiesa di San Giovenale a Cascia, presso Reggello. Il dipinto è composto di tre tavole. Nello scomparto di sinistra sono raffigurati i santi Bartolomeo e Biagio, nello scomparto centrale la Madonna col Bambino e due angeli, ed in quello di destra i santi Giovenale e Antonio abate. Nella tavola centrale è incisa in capitali latini la scritta: ANNO DOMINI MCCCCXXII A DI VENTITRE D’AP. Le figure massicce e imponenti, scalate in profondità, occupano uno spazio costruito prospetticamente: le linee di fuga del pavimento di tutti e tre i pannelli convergono verso il punto di fuga centrale, rappresentato dal capo della Vergine.
    Storie di san Giuliano
    Tra il marzo1424 ed il 1425 esegue il cosiddetto Trittico Carnesecchi per la cappella di Paolo Carnesecchi nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Firenze, iniziando la collaborazione con Masolino da Panicale, Masaccio esegue di sua mano secondo il Vasari: «Una Nostra Donna, Santa Caterina, e San Giuliano, e nella predella fece alcune figure piccole della vita di Santa Caterina e San Giuliano che ammazza il padre e la madre; e nel mezzo fece la Natività di Gesù Cristo».
    Del trittico rimangono il san Giuliano conservato a Firenze presso il museo arcivescovile del Cestello attribuibile a Masolino e una tavoletta della predella con Storie di san Giuliano conservata al Museo Horne di Firenze attribuibile a Masaccio: vi è narrata la vicenda, in cui il santo, secondo la profezia del demonio uccide, il padre e la madre. La madonna con bambino ,attribuibile a Masolino, di cui esiste ancora una fotografia fu trafugata nel 1923 dalla chiesa di Novoli.
    Nella tavoletta superstite della predella conservata al museo Horne di Firenze nel riquadro a sinistra Giuliano, durante la caccia è a colloquio col demonio in sembianze umane che gli profetizza l'uccisione del padre e della madre. Giuliano scappa di casa e, dopo un lungo peregrinare, sposerà una principessa. Nel riquadro centrale Masaccio raffigura il momento in cui i genitori alla sua ricerca, arrivati per caso al castello del santo, sono ospitati nella stanza matrimoniale. Giuliano, rientrato da un viaggio, scambia i genitori per la moglie e l'amante e li uccide. Nel riquadro di destra la scoperta di Giuliano che, incontrando la moglie si dispera, la posa scomposta e agitata del santo e il suo volto stravolto dal dolore, rimandano sia al gusto grottesco di certa pittura tardogotica, sia alla scultura donatelliana. Le figure come già nel trittico di San Giovenale sono scalate in prospettiva e modellate dal chiaroscuro..
    Nella cappella di Paolo Carnesecchi si verifica lo straodinario incontro tra Masaccio Masolino e Paolo Uccello che dipinge sulle pareti della cappella una Annunciazione oggi perduta .


    La Sagra
    Tra il 1423 e il 1424, poco prima o contemporaneamente agli affreschi della cappella Brancacci, esegue l’affresco in terra verde, noto come la Sagra, sopra una porta del chiostro della chiesa del Carmine che commemorava la consacrazione della chiesa avvenuta il 19 aprile 1422, alla presenza dell'arcivescovo Amerigo Corsini; Masaccio, secondo il Vasari fu presente alla cerimonia con Brunelleschi, Donatello e Masolino. Distrutto nei rifacimenti del chiostro tra il 1598 e il 1600, ne restano tracce in sette disegni: il primo di un anonimo pittore fiorentino della seconda metà del Cinquecento, conservato al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi; il secondo di mano di Michelangelo all'Albertina di Vienna; il terzo, di anonimo fiorentino della fine del Cinquecento a Folkestone, Museum and Art Gallery; il quarto, forse di Andrea Commodi, a Firenze nella collezione Procacci; il quinto attribuito ad Antonio Mirri a Firenze nella Casa Buonarroti; il sesto della prima metà del XVI secolo di cui non si conosce la collocazione, e il settimo di Federico Zuccari in collezione privata inglese.
    Era, secondo la testimonianza del Vasari, la scena folta di ritratti dei cittadini e artisti più in vista di Firenze: «E vi ritrasse infinito numero di cittadini in mantello et in cappuccio, che vanno dietro a la processione; fra i quali fece Filippo di Ser Brunellesco in zoccoli, Donatello, Masolino da Panicale , Antonio Brancacci, che gli fece far la cappella, Niccolò da Uzzano, Giovanni di Bicci de' Medici, Bartolomeo Valori . Ritrassevi similmente Lorenzo Ridolfi, che in que' tempi era ambasciadore per la Repubblica fiorentina a Vinezia». Sempre secondo la testimonianza del Vasari l'opera doveva integrare una serie di ritratti «dal vero», in una scenografia di saldo impianto prospettico. Nella narrazione dell'evento cittadino l'inserimento degli artisti, tra gli uomini più in vista della città, è sintomo della diversa visione che l'Umanesimo avevo apportato al ruolo dell'artista, non più semplice artigiano, ma intellettuale partecipe della vita culturale cittadina.
    Sant'Anna Metterza
    Nel 1424 si iscrive alla Compagnia di San Luca. Sempre in quell'anno esegue, in collaborazione con Masolino da Panicale, a cui probabilmente è stata commissionata, la Pala d'altare detta Sant'Anna Metterza, per la chiesa di Sant'Ambrogio. La pala, ha sant'Anna "messa come terza" sul trono (Il Metterza deriva dalla tradizione toscana e sta per l'espressione "mi è terza", con la quale si specifica il rango della santa che viene per terza, subito dopo il Bambino e la Madonna), alle spalle della Madonna con in braccio il Bambino sullo sfondo di un drappo damascato sorretto da angeli; l'iconografia del tema prevedeva che fosse data maggiore importanza all'effigie di sant'Anna, piuttosto che a quella della Madonna, infatti il nimbo della santa è più grande di quello della Madonna; Masolino riservò per sé il compito di dipingere la santa, mentre a Masaccio toccò la Madonna col Bambino e l'angelo reggicortina in alto a destra; la Madonna e il Bambino in posizione piramidale sono solidi blocchi che occupano uno spazio preciso, modellati da un forte chiaroscuro, al contrario della sant'Anna che appare evanescente, in questo modo l'inserto masaccesco divenne il centro visivo del dipinto.
    Adamo ed Eva Cappella Brancacci
    Cappella Brancacci
    Sempre nel 1424 i due pittori iniziano la decorazione della Cappella Brancacci. La cappella nel transetto destro della Chiesa di Santa Maria del Carmine venne costruita in seguito alle disposizioni testamentarie di Pietro Brancacci; Felice Brancacci, mercante di sete e console del mare, patrono della cappella dal 1422, commissiona la decorazione a Masolino da Panicale e a Masaccio prima del 1424; i lavori sono organizzati sfruttando un solo ponteggio in modo che mentre uno eseguiva una storia sulla parete laterale, l'altro avrebbe realizzato uno storia su la parete di fondo, per poi scambiarsi i ruoli nel lato opposto, ciò evitare una certa distinzione stilistica fra la parete di destra e quella di sinistra e dava una certa unità alla composizione, anche grazie all'utilizzo di un'unica gamma cromatica e di un unico punto di vista, pensato per lo spettatore al centro della cappella, in tutte le scene.
    Ne La cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre, la coppia è inserita saldamente sul terreno, su cui si proiettano le ombre della violenta illuminazione che modella i corpi, i gesti sono carichi di espressionismo. Adamo piangente si copre il viso con la mano, in segno di vergogna mentre Eva si copre con le braccia e urla, in segno di dolore. Riferimenti in Eva all'antico (Venere pudica) o a Giovanni Pisano (La Temperanza del pulpito nel Duomo di Pisa). Il chiaroscuro fornisce dei corpi volutamente massicci, sgraziati, realistici. Nel Tributo, tre scene diverse nello stesso affresco (il gabelliere che esige il denaro in centro, a sinistra Pietro che prende la moneta dal pesce, Pietro a destra che la da al gabelliere), diversa unità temporale, ma uguale unità spaziale: prospettiva unica, ombre determinate con la stessa inclinazione dei raggi del sole, montagne che sfumano all'orizzonte. Personaggio massicci, scultorei grazie al chiaroscuro, espressioni vive. Al 1425 risale la prima notizia di una bottega di Masaccio.
    Polittico di Pisa
    Il 19 febbraio del 1426 inizia il polittico per la cappella del notaio ser Giuliano di Colino degli Scarsi da San Giusto nella chiesa di Santa Maria del Carmine a Pisa. Il polittico aveva un impianto ancora medievale, diviso in scomparti su più ordini e figure su fondo oro, oro usato da Masaccio come un fondo compatto su cui si collocano i suoi personaggi, modellati dal forte chiaroscuro; tutti i pannelli rispondevano ad un unico punto di fuga in modo che la composizione risultasse unitaria, per questo si spiegano le figure rialzate della predella e le figure incassate della cuspide. Il polittico fu smembrato nel XVIII secolo e le 11 parti che sono state ritrovate sono oggi conservate in 5 diversi musei.
    Madonna in trono con Bambino, conservata alla National Gallery di Londra. In questa tavola su fondo oro, la Vergine assisa su un trono costruito prospetticamente con un punto di vista ribassato, in modo da tener conto del punto di vista reale dello spettatore, s'incurva, come a formare un bozzolo protettivo attorno al Bambino che mangia un acino d'uva, simbolo della sua futura Passione, le figure imponenti sono modellate dal chiaroscuro.
    Crocifissione, Museo Capodimonte di Napoli: la tavola su fondo oro mostra la scena della Crocifissione con un Cristo che, guardato di fronte, pare abbia il capo completamente incassato nelle spalle, in realtà la tavola va vista dal basso verso l'alto come quando era collocata nel suo sito originario, ed in questa prospettiva il collo appare nascosto dal torace innaturalmente sporgente, anche il corpo, con le gambe disarticolate dal supplizio, appare sfalsato dalla prospettiva; ai lati della croce la Vergine e san Giovanni Evangelista ai piedi la Maddalena vista di spalle.
    San Paolo, Museo Nazionale di Pisa: un San Paolo un po' irsuto, con i capelli lunghi e la folta barba, si erge con sguardo fermo e rivolto lontano, vestito con un ampio mantello rosso e, secondo la sua usuale iconografia, tiene con la mano destra la spada e con la sinistra gli Atti degli Apostoli. Lo sfondo è in oro secondo un gusto ancora tardogotico.
    Sant'Andrea, Getty Museum di Malibu.
    I tre scomparti della predella con Storie di San Giuliano e San Nicola , l' Adorazione dei Magi e i martirii dei Santi Giovanni Battista e Pietro, Staatliche Museen di Berlino
    La Trinità
    Tra il 1426 e il 1428 esegue l'affresco con la Trinità per Santa Maria Novella. L’affresco rappresenta il dogma della Trinità, la scena situata in una cappella ispirata agli archi di trionfo romani, con volta a botte cassettonata sostenuta da colonne ioniche, ha al centro la figura del Cristo, sostenuto da Dio Padre, unica figura sottratta alle rigide regole prospettiche, in quanto essere non misurabile; sotto la croce, Maria e Giovanni Evangelista. Più in basso i due committenti, secondo una recente identificazione: Berto di Bartolomeo del Banderaio e la sua consorte Sandra, assistono inginocchiati alla scena sacra. Con funzione di base è infine collocato un altare marmoreo, sotto il quale si trova uno scheletro giacente con la scritta "Io fu già quel che voi sete: e quel chi son voi ancor sarete".
    La tavola può essere letta verticalmente dal basso in alto come ascensione verso la salvezza eterna: in primo piano il sarcofago con scheletro, che ricorda la transitorietà della vita terrena, in secondo piano, le due figure inginocchiate che pregano, i due committenti, alla base del triangolo che le figure formano (rappresentano la preghiera, mezzo di salvezza), in terzo piano la cappella con sulla soglia la Vergine e San Giovanni (rappresentano l'intercessione), dietro ai quali c’è la croce, sorretta da dietro dal Dio Padre, al vertice del triangolo. Sopra il Cristo si trova la colomba dello Spirito Santo ( salvezza); oppure attraverso le triangolazioni che legano le diverse figura: un primo triangolo, lega le figure umane, e ha per base i due committenti e per vertice la figura di Cristo, altro è quello che ha per base il soppalco in legno, e che collega Maria, Giovanni e il Cristo ultimo è quello Trinitario che comprende il Cristo, la colomba e Dio padre, ed è rovesciato, infatti la base si parte dai due capitelli passando a filo con la testa di Dio e si conclude nel punto di fuga di tutta la rappresentazione situato sui piedi del Cristo, al pari del punto di vista in modo da rendere partecipe lo spettatore, richiamato all'attenzione della scena sacra anche dal gesto di Maria; resta il fatto che lo snodo visivo e concettuale rimane sempre il corpo del Cristo. Trattandosi di una rappresentazione in una chiesa domenicana e’ da sottolineare l’interpretazione della scena che vede in essa l’ affermazione della Resurrezione come unica risposta alla morte: il Cristo morto e’ anche risorto, e anche la nostra morte avra’ uguale soluzione
    La cappella è rappresentata secondo una rigorosa prospettiva che viene data dai lacunari della volta a botte, dalle lesene e dai capitelli corinzi sullo sfondo. I personaggi sono monumentali, ben definiti spazialmente dal chiaroscuro. Lascia gli schemi della tradizione, per creare un'arte ispirata dalla realtà e al vero.
    Ultimo periodo
    Si reca a Roma nel 1428 su invito dal Cardinale Branda Castiglioni per decorare l'omonima cappella nella chiesa di San Clemente. Lavora al cosiddetto Polittico di Santa Maria Maggiore, di cui rimangono di sua mano solo i Santi Girolamo e Giovanni Battista della National Gallery (Londra); completato da Masolino dopo la morte di Masaccio.
    Masaccio muore prematuramente a Roma nell'estate del 1428 a soli 27 anni; la leggenda dice fu avvelenato. «Dicesi che sentendo la morte sua, Filippo di Ser Brunellesco disse: “Noi abbiamo fatto in Masaccio una grandissima perdita"» (Giorgio Vasari).
    Il Vasari riporta il seguente epigramma scritto per la sua tomba:


    Pinsi, e la mia pittura al ver fu pari;

    l'atteggiai, l'avvivai, le diedi il moto,

    le diedi affetto; insegni il Buonarroto

    a tutti gli altri, e da me solo impari.


    Epigramma di Annibal Caro.
    Opere
    Trittico di San Giovenale; tempera su tavola; tavola centrale cm 108x65; ogni tavola laterale cm 88x44 (laterali); datato ANNO DOMINI MCCCCXXII A DI VENTITRE D'AP(rile), in capitali latini; Pieve dei Santi Pietro e Paolo a Cascia a Reggello
    Trittico Carnesecchi
    Storie di San Giulian; scomparto di predella; Firenze, Museo Horne
    Sant'Anna Metterza, di sua mano la Madonna col Bambino e l'angelo reggicortina in alto a destra; 1424; Firenze, Galleria degli Uffizi
    Cappella Brancacci, Firenze Chiesa di Santa Maria del Carmine
    La cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre
    Il tributo
    Il battesimo dei neofiti
    San Pietro guarisce il figlio di Teofilo e san Pietro in cattedra (completato da Filippino Lippi)
    San Pietro guarisce con l'ombra
    La distribuzione dei beni e la morte di Anania
    La Trinità; 1426-1428; Firenze, Chiesa di Santa Maria Novella
    Polittico di Pisa
    Madonna col Bambino; Londra, National Gallery
    Crocifissione; Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte
    San Paolo; Pisa, Museo Nazionale di San Matteo
    Sant'Andrea; Los Angeles, Jean Paul Getty Museum
    Storie di San Giuliano e Nicola; scomparto di predella; Berlino, Staatliche Museen
    Adorazione dei Magi; scomparto di predella; Berlino, Staatliche Museen
    Martirio di san Pietro e Giovanni Battista; scomparto di predella; Berlino, Staatliche Museen
    Santo Carmelitano; elemento di pilastro; Berlino, Staatliche Museen
    Santo Carmelitano; elemento di pilastro; Berlino, Staatliche Museen
    Santo Vescovo; elemento di pilastro; Berlino, Staatliche Museen
    San Girolamo; elemento di pilastro; Berlino, Staatliche Museen
    Madonna del "solletico"; Firenze, Galleria degli Uffizi
    Desco da parto, sulla fonte: Scena di nascita, nel recto: Putto con animaletto; Berlino, Staatliche Museen
    Madonna dell'Umiltà; 1423 - 1434; Washington, National Gallery of Art
    Orazione nell'orto e San Girolamo penitente; Altenburg, Lindenau Museum
    Polittico di Santa Maria Maggiore
    Santi Girolamo e Giovanni Battista; Londra, National Gallery
    Madonna col Bambino, tempera su tavola - Galleria degli Uffizi, Firenze
    Galleria immagini
    Note

      ^ Per lungo tempo si e' ritenuto che la predella di Montauban di Masolino potesse far parte del Trittico Carnesecchi ma le indagini dell'OPD hanno dimostrato che invece la predella del Polittico è quella di Masaccio conservata al Museo Horne di Firenze, infatti è dipinta sulla stessa tavola di legno del San Giuliano di Masolino e presenta la stessa tecnica e tipo di preparazione.



    Altri progetti
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    Collegamenti esterni
    Online: masaccio.it
    Web Gallery of Art
    Culturanuova Srl Arezzo Documentazione informatica del restauro della Trinità (vedi: exempla/dipinti murali)
    La Cappella di Pagholo Carnesecchi : Masaccio, Masolino,Paolo Uccello con alcune considerazioni dei dr Frosinini e Bellucci
    Pittura
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