Margherita Di Savoia (1851-1926)

Informazioni di base:

  • Vero Nome: Margherita Maria Teresa Giovanna di Savoia
  • Scomparsa nel: 1926
  • Data di nascita: 20 Novembre 1851
  • Professione: Nobile
  • Luogo di nascita: Torino (TO)
  • Nazione: Italia
  • Margherita Di Savoia in Rete:

  • Wikipedia: Margherita Di Savoia su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Disambiguazione – Se stai cercando altre voci con questo nome, vedi Margherita di Savoia (disambigua).
    Margherita di Savoia
    Margherita Maria Teresa Giovanna di Savoia (Torino, 20 novembre 1851 – Bordighera, 4 gennaio 1926) fu regina d'Italia come sposa di Umberto I di Savoia.

    Biografia
    L'adolescenza
    Margherita era figlia di Ferdinando di Savoia, primo duca di Genova, e di Elisabetta di Sassonia. Rimase orfana di padre all'età di 4 anni e con la madre ed il fratello Tommaso crebbe lontana dalla corte.
    Bionda e di bel portamento, la giovane Margherita sviluppò un carattere religioso e conservatore, dimostrando un notevole interesse per le arti ed eccellenti qualità di comunicatrice, che le guadagneranno una notevole popolarità, supportata dal suo coinvolgimento in numerose opere filantropiche, affiancato da attività promozionali delle arti, anche minori.
    Il matrimonio
    Legata alla terra d'origine, evitò le nozze con il principe Carlo di Romania e sposò all'età di 17 anni, il cugino Umberto, erede al trono, il 22 aprile 1868 a Torino, nel Palazzo Reale.
    Nel 1878, alla morte di Vittorio Emanuele II di Savoia, Margherita diventò la prima regina d'Italia poiché il suocero era già rimasto vedovo prima dell'incoronazione.
    Scaduti sei mesi di lutto (il padre di Umberto era morto il 9 gennaio), la coppia reale compì un viaggio attraverso l'Italia per farsi conoscere e per promuoversi quale simbolo dell'unione dell'Italia.
    In generale la giovane regina, dotata di fascino, seppe accattivarsi le folle, anche parte di quelle contrarie alla monarchia.
    Il marito, tuttavia, subì il primo attentato alla sua vita proprio durante questo viaggio, quando, a Napoli, l'anarchico Giovanni Passannante tentò di accoltellarlo (17 novembre).
    A Napoli era nato l'11 novembre 1869 l'unico figlio della coppia, battezzato Vittorio Emanuele Ferdinando Maria Gennaro.
    La sua figura fu esaltata dal poeta Giosuè Carducci negli ultimi anni della sua vita, caratterizzati dal ribaltamento delle sue convinzioni.
    L'attentato
    Il 29 luglio del 1900 re Umberto I e la regina Margherita erano in visita a Monza, invitati dalla società ginnastica monzese Forti e Liberi per premiare vari atleti nel quadro di una manifestazione sportiva. Avrebbero dovuto trattenersi solo alcuni giorni per poi trasferirsi a Gressoney-La-Trinité per un periodo di riposo.
    Ritratto ufficiale della regina Margherita
    Alle 22:30 quattro colpi sparati da una pistola Hamilton and Booth, tre dei quali andati a segno, posero fine alla vita del secondo sovrano d'Italia.
    Il regicida era Gaetano Bresci, un anarchico emigrato in America nel 1897 e tornato in Italia per vendicare i morti dovuti alla feroce repressione dei moti di Milano, ad opera del generale Fiorenzo Bava Beccaris, cui Umberto I aveva conferito un'alta onorificenza per aver domata quella che riteneva una rivolta socialista antimonarchica.
    L'11 agosto 1900 il trono passò al figlio, che divenne re Vittorio Emanuele III.
    Regina madre
    La regina Margherita con il figlio Vittorio Emanuele nell'estate del 1876.
    Dopo la morte del marito, la regina dovette adattarsi al ruolo di regina madre. In tale veste si dedicò ad opere di beneficenza e all'incremento delle arti e della cultura, incoraggiò artisti e letterati e fondò istituzioni culturali. Tutta la sua precedente vita era stata consacrata al ruolo di moglie del re, ora doveva adoperarsi a favore del figlio e della moglie Elena.
    Palazzo Margherita continuò ad essere il centro d'attrazione per artisti, letterati, nobili e uomini di mondo. Nel 1904 il vivaio belga Soppelt & Notting dedicò alla regina una rosa molto rara.
    Poi venne la guerra e la regina madre trasformò in ospedale (Ospedale n.2, l'1 era il Quirinale dove operava come crocerossina Elena) la sua residenza romana. Finita la guerra, si rifugiò a Bordighera.
    In campo politico si mostrò favorevole al fascismo, che vedeva al momento come l'unico movimento che si opponeva contro i disordini dei socialisti e dei bolscevichi, che minacciavano l'istituzione monarchica stessa. Nell'ottobre del '22 i quadrumviri andarono a Bordighera a renderle omaggio prima della marcia su Roma.
    Morì il 4 gennaio 1926.
    Margherita ebbe onoranze funebri prima a Bordighera, e poi a Roma, ove fu tumulata nelle tombe reali del Pantheon. In questa occasione si dimostrò tutto l'affetto popolare, al passaggio del convoglio ferroviario, dove una folla commossa, ostacolava e rallentava l'andamento dello stesso, per potersi avvicinare e gettare fiori.
    Popolarità
    A Napoli, nel 1889, la regina assaggiò un cosciotto di pollo portandolo alla bocca dopo averlo afferrato direttamente con le mani e ne nacque il detto: «Anche la regina Margherita mangia il pollo con le dita».
    Alla regina Margherita furono dedicate:
    la Pizza Margherita;
    la Capanna Margherita, costruita sul Monte Rosa, inaugurata il 18 agosto 1883, giorno in cui la regina stessa vi salì per pernottarvi, con corteo di guide, alpini e gentiluomini. Margherita era infatti una appassionata della montagna e esperta scalatrice;
    i Giardini Margherita, il parco pubblico di Bologna;
    il Panforte Margherita, nome che i senesi, nel 1879 in occasione della visita dei reali a Siena, diedero alla variante meno speziata del loro dolce più caratteristico;
    le "Margheritine", dolcetti tipici di Stresa, che furono ideate nel 1857 per il palato dell'allora principessa Margherita.
    la prima scuola pubblica dell'Italia Unita. Si trova nel cuore del rione Trastevere a Roma, e venne inaugurata dalla stessa regina nel luglio del 1888.
    Bordighera le ha innalzato un monumento in marmo bianco di Carrara che la riproduce assisa sul trono, opera dello scultore Italo Griselli.
    Giosuè Carducci dedicò alla regina Margherita una delle sue Odi barbare (Alla Regina d'Italia): Onde venisti? quali a noi secoli | Sì mite e bella ti tramandarono? | Fra i canti de' sacri poeti | Dove un giorno o regina, ti vidi? | | O ver ne i brevi dì che Italia | Fu tutta un maggio, che tutto il popolo | Era cavaliere? Il trionfo | D'Amor già tra le case merlate | | Fulgida e bionda ne l'adamàntina | Luce del serto tu passi, e il popolo | Superbo di te si compiace | |Le braccia porgendo ti dice | Come a suora maggior «Margherita!».

    Carducci dedicò alla regina Margherita anche l'ode: Il liuto e la lira
    Bibliografia
    Manlio Lupinacci, "La Regina Margherita", Le lettere editore, Firenze, 2008. Carlo Casalegno, "La regina Margherita", Einaudi editore, Torino, 1956.
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