Mahmud Ahmadinejad (54)

Informazioni di base:

  • Data di nascita: 28 Ottobre 1956
  • Professione: Politico
  • Luogo di nascita: Arādān
  • Nazione: Iran
  • Mahmud Ahmadinejad in Rete:

  • Wikipedia: Mahmud Ahmadinejad su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Mahmud Ahmadinejad (محمود احمدی‌نژاد; Arādān, 28 ottobre 1956) è un politico iraniano, sesto e attuale Presidente della Repubblica islamica dell'Iran dal 3 agosto 2005.
    Ahmadinejād è stato sindaco di Teheran dal 3 maggio 2003 fino al 28 giugno 2005, ed è considerato un conservatore religioso; prima di diventare sindaco era un ingegnere civile e un professore all'Università Iraniana di Scienza e Tecnologia.
    Politicamente, è un membro del Consiglio Centrale degli Ingegneri della Società Islamica , ma ha una base politica molto più potente all'interno dell'Alleanza dei Costruttori dell'Iran islamico, (chiamato anche Abadgaran). È considerato una delle figure principali all'interno di questa formazione. L'alleanza si è divisa durante le prime elezioni del 2005 sostenendo lui e Mohammad Bagher Ghalibaf ma, mentre i membri del Consiglio Cittadino di Teheran appoggiavano Ahmadinejād, i rappresentanti parlamentari di Teheran si esprimevano a favore di Ghalibaf.

    Elezione
    È stato eletto presidente dell'Iran il 24 giugno 2005, al secondo turno delle elezioni presidenziali, battendo il rivale, l'ex-presidente hojjatoleslām ʿAli Akhbar Hāshemi Rafsanjāni. Ha vinto con il 61,69% dei circa 28 milioni di votanti.
    Prima del turno iniziale di votazioni, circa 1.000 candidati non furono ammessi all'elettorato passivo dal Consiglio dei Guardiani, consentendo solo sette candidature alla presidenza, anche se alcuni requisiti base, come l'essere un politico d'esperienza, vengono verificati solo dopo la registrazione, di modo che, in mancanza di questi requisiti (giudicati evidentemente con un alto grado di soggettività dal Consiglio dei Guardiani), alcuni candidature possono venire escluse anche in una fase successiva alla registrazione.
    Rafsanjāni vinse il primo turno di votazioni, mentre Ahmadinejād si era assicurato il 19,48% dei voti, divenendo lo sfidante di Rafsanjāni nel ballottaggio definitivo. La inattesa vittoria di Ahmadinejād fu attribuita dagli osservatori alla popolarità del suo semplice stile di vita, e al fatto di essere considerato come il difensore dei ceti più poveri e delle classi meno agiate. Sempre secondo una parte degli analisti internazionali egli sarebbe inoltre stato considerato come modello di integrità religiosa, non corrotto dal potere, come qualcuno diceva fosse invece Rafsanjāni.
    Piattaforma
    Aḥmadinejād ha spesso mandato segnali discordanti all'opinione pubblica internazionale circa i suoi progetti presidenziali. Secondo alcuni osservatori negli Stati Uniti, questa linea sarebbe stata studiata per ottenere i consensi sia dei conservatori religiosi, sia delle classi meno agiate. Il motto usato nella sua campagna elettorale fu: "è possibile e possiamo farlo".
    Nella sua campagna presidenziale ha avuto un approccio populista, con grande enfasi data dal suo semplice stile di vita. Si è paragonato a Moḥammad ʿAli Rajāi — il secondo Presidente dell'Iran — dichiarazione che ha sollevato obiezioni da parte della stessa famiglia di Rajāi. Aḥmadinejād sostenne di voler creare in Iran un "governo esemplare per i popoli del mondo". Si autodefinisce un "fondamentalista", ovvero un politico che si ispira ai fondamenti dell'Islam e della originaria rivoluzione islamica in Iran. Uno dei suoi obiettivi sarebbe quello di "mettere sulle tavole del popolo i profitti del petrolio", ovvero quello di operare per una redistribuzione delle ricchezze derivanti dalla vendita del petrolio.
    Aḥmadinejād è stato l'unico tra i candidati delle elezioni presidenziali ad esprimersi apertamente contro gli Stati Uniti d'America. In un'intervista rilasciata alla radiotelevisione nazionale iraniana pochi giorni prima delle elezioni ha inoltre dichiarato che le Nazioni Unite sono "unilateralmente schierate contro l'Islam". Nella stessa occasione si è chiaramente opposto al potere di veto che hanno i cinque Stati membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dichiarando che "non è giusto che pochi Stati possano imporre il loro veto a decisioni di carattere globale. Se un tale privilegio deve continuare ad esistere, allora deve essere esteso anche al mondo dell'Islam, la cui popolazione ha raggiunto quasi il miliardo e mezzo di persone".
    Oltre a ciò ha anche difeso il programma nucleare iraniano ed ha accusato "alcuni poteri arroganti" di tentare di fermare lo sviluppo industriale e tecnologico dell'Iran in questo ed in altri settori. A una domanda postagli da un giornalista di Sharq riguardo al rilascio dei prigionieri politici in caso di vittoria, Aḥmadinejād ha risposto chiedendo "Quali prigionieri politici? Quelli degli Stati Uniti?".
    Dopo la sua elezione ha dichiarato che "Grazie al sangue dei martiri una nuova rivoluzione islamica è sorta ed è la rivoluzione islamica del 1384 (l'anno in corso in Iran, secondo il calendario dell'Egira), che se Dio vorrà, taglierà le radici dell'ingiustizia nel mondo" e che "presto l'onda della rivoluzione islamica raggiungerà il mondo intero" .
    Ha anche ricordato il fatto di aver sviluppato un esteso programma per la lotta al terrorismo, con l'obiettivo di migliorare le relazioni estere dell'Iran e per stringere buoni rapporti con gli stati confinanti. Ha anche affermato di voler mettere fine al problema relativo ai visti d'ingresso per i cittadini appartenenti agli Stati della regione, dicendo che "People should visit anywhere they wish freely. People should have freedom in their pilgrimages and tours", cioè "la gente dovrebbe visitare liberamente qualsiasi posto desideri. La gente dovrebbe avere la libertà di compiere i propri pellegrinaggi e i propri viaggi".
    La dichiarazione relativa alla lotta al terrorismo ha suscitato tuttavia perplessità in chi ricorda come l'Iran sia uno tra i più accreditati finanziatori di Hezbollah, l'organizzazione paramilitare libanese ritenuta sovversiva dallo stesso governo libanese e terrorista da Israele e gli Stati Uniti.
    Biografia
    Nato nel 1956 nel villaggio di Arādān, vicino Garmsar, figlio di un fabbro, Mahmūd Aḥmadinejād si trasferì con la famiglia a Tehrān quando aveva un anno. Fu ammesso all'Università Iraniana della Scienza e della Tecnologia come studente di ingegneria civile nel 1976. Continuò i suoi studi della stessa università, entrando nel corso di studi per la laurea di secondo livello (Master of Science secondo la classificazione anglosassone) di ingegneria civile nel 1986, e allo stesso tempo si unì al Corpo della Guardie Rivoluzionarie Islamiche (vedi sotto), laureandosi infine in Ingegneria del traffico e dei trasporti.
    Il piano di studio della laurea consisteva in un programma speciale per le Guardie della Rivoluzione, realizzato da quella stessa organizzazione. Dopo la laurea, Aḥmadinejād divenne professore al Dipartimento di Ingegneria Civile all'Università Iraniana della Scienza e della Tecnologia (IUST).
    Nel 1979, fu il capo rappresentante della Università Iraniana di Scienza e Tecnologia (IUST) alle riunioni studentesche non ufficiali che occasionalmente incontravano l'Āyatollāh Khomeyni. A queste riunioni presero anche parte i fondatori del primo Ufficio per la regolamentazione dell'unità (daftār-e taḥkīm-e vahdat), l'organizzazione studentesca che con vari suoi appartenenti presero parte all'attacco contro l'ambasciata degli Stati Uniti e alla susseguente gravissima e illegittima presa di ostaggi statunitensi: avvenimento dal quale data la fine delle normali relazioni diplomatiche fra i due Paesi.
    Aḥmadinejād, membro di questa organizzazione, prima dell'attacco all'ambasciata propose un simultaneo identico attacco anche contro l'ambasciata dell'Unione Sovietica, ma la sua proposta fu respinta dall'organizzazione.
    Durante la guerra Iran-Iraq si unì al gruppo dei Guardiani della Rivoluzione iraniana. Dopo l'addestramento impartitogli nelle sedi dell'organizzazione, egli prese parte a una missione segreta fuori dal territorio iraniano, attaccando la città irachena di Kirkūk. Più tardi diventò il capo ingegnere della VI Armata dei Guardiani della Rivoluzione e capo del Corpo nelle regioni occidentali dell'Iran. Dopo la guerra fu vice-governatore e poi governatore delle città di Maku e Khoʾi, consigliere per il Ministero della Cultura e del Consiglio Islamico e governatore delle nuove province di Ardabil dal 1993 all'ottobre 1997.
    Prima carriera politica
    Aḥmadinejād ha dato un caldo benvenuto al presidente venezuelano Hugo Chavez nella sua visita a Tehrān nel 2004. Al momento della visita, Chavez è stato accolto con l'inaugurazione di una nuova statua di Simon Bolivar, l'eroe nazionale venezuelano, nel parco Goft-o-gou di Tehrān.
    Aḥmadinejād era una figura per lo più sconosciuta nella politica iraniana prima di essere eletto sindaco di Tehrān dal secondo Consiglio Comunale di Tehrān il 3 maggio 2003, dopo che un'affluenza alle urne di appena il 12% aveva portato all'elezione dei candidati conservatori dell'Alleanza per la Creazione dell'Iran Islamico a Tehrān. Durante la sua attività di sindaco, ha vanificato molte riforme attuate dai precedenti sindaci "moderati" e "riformisti". Una delle modifiche più significative secondo i suoi oppositori, ma oggettivamente meno qualificate fu quella della separazione degli ascensori per gli utenti di sesso maschile e femminile negli uffici del comune o la sua proposta di seppellire nelle principali piazze di Tehrān i corpi dei "martiri" caduti nella guerra Iran-Iraq. Queste azioni venivano accompagnate da gesti populisti, come la distribuzione gratuita di zuppa ai poveri.
    In qualità di sindaco di Tehrān è diventato anche direttore del quotidiano Hamshahri, allontanando l'editore Mohammad Atrianfar e sostituendolo con Alireza Sheikh-Attar. Successivamente ha licenziato Sheikh-Attar il 13 giugno 2005, pochi giorni prima delle elezioni presidenziali, per non averlo sostenuto nella sua campagna per ottenere questa carica, rimpiazzando Sheikh-Attar con ʿAli Asghar Ashʿari, ex-Vice Ministro della Cultura e dell'Orientamento Islamico durante il mandato ministeriale di Mostafa Mirsalim. Ha licenziato Nafiseh Kuhnavard, uno dei giornalisti dell'Hamshahri, per aver chiesto a Khatāmi notizie circa le "linee rosse" del regime e le agenzie parallele e illegali dell'intellighenzia: una domanda che Aḥmadinejād ha considerato inappropriata. Kuhvanard è stato successivamente accusato dagli elementi più radicali islamici di spionaggio a favore della Turchia e della Repubblica dell'Azerbaijan.
    È noto che Aḥmadinejād ha avuto modo di discutere con Khatāmi, che allora lo ostacolava nel partecipare agli incontri del Consiglio dei Ministri: un privilegio di solito esteso anche ai sindaci di Tehrān. Egli ha criticato pubblicamente Khatāmi di ignorare i problemi quotidiani della cittadinanza.
    Dopo due anni da sindaco di Tehrān, Aḥmadinejād è stato incluso in una lista di 65 finalisti per il riconoscimento di "Sindaco dell'Anno 2005" tra 550 sindaci nominati. Solo 9 provenivano dall'Asia.
    Aḥmadinejād ha rinunciato alla sua carica di sindaco di Tehrān dopo la sua elezione alla Presidenza. La sua rinuncia è stata accetta il 28 giugno 2005 e il Consiglio Comunale di Tehrān, con 8 voti su 15, ha eletto Moḥammad Bāgher Ghālibāf dodicesimo sindaco di Tehrān.
    Presidenza
    È diventato presidente dell'Iran il 3 agosto 2005, ricevendo l'approvazione della Guida Suprema, l'Āyatollāh ʿAli Khāmenei. Durante questa celebrazione egli baciò la mano di Khāmenei, diventando il primo presidente iraniano a baciare la mano di Khāmenei e il secondo presidente iraniano a baciare la mano di una Guida Suprema (il primo fu Mohammad ʿAli Rajāi, che baciò la mano dell'Āyatollāh Khomeyni). Ahmadinejad era molto noto al tempo della sua elezione come il protetto di Khāmenei .
    Nel primo annuncio dopo la sua presidenza invitò i funzionari statali a non affiggere le sue fotografie e immagini negli uffici governativi e ad usare solamente le immagini e le foto dell'Āyatollāh Khomeyni e dell'Āyatollāh Khāmenei.
    Ahmadinejād ha completato le cerimonie necessarie per diventare presidente il 6 agosto, quando ha prestato giuramento dinanzi al Majles di proteggere la religione ufficiale dell'Iran (l'Islam nella sua accezione sciita), la Repubblica Islamica e la sua costituzione. Dal 3 al 6 agosto, le funzioni di presidente sono state svolte dal Primo Vice-Presidente di Khatāmi, Mohammad Reza Aref.
    All'inizio del dicembre 2006 è stato accusato di aver violato le pretese disposizioni del Corano, guardando alcune ballerine (che inoltre non avevano il velo) ballare alla cerimonia di inaugurazione dei Giochi asiatici in Qatar, finendo così sotto inchiesta. (Si noti peraltro che, sia le disposizioni contro il ballo, sia quelle sull'uso del velo sono argomento non chiaramente definito nel Libro Sacro islamico e soggette quindi all'interpretazione umana).
    Fondo Reza per l'Amore
    Il primo significativo impegno legislativo ad essere assunto dal nuovo governo formato dal presidente Ahmadinejād fu la costituzione di un Fondo di 12 trilioni di riyal (1,3 miliardi di dollari statunitensi), chiamato "Fondo dell'amore dell' Reza" (Reza Love Fund), così chiamato in onore di uno degli Imam sciiti. Utilizzando le rendite iraniane del petrolio, l'intento del governo di Ahmadinejād con questo Fondo è quello di aiutare i giovani a trovare lavoro, a sposarsi e a trovare un'abitazione.
    Dissenso politico
    Durante le elezioni presidenziali iraniane del 2005, alcuni (fra cui Mehdi Karroubi, un candidato riformista che si piazzò al terzo posto nell'elezione, hanno accusato l'organizzazione delle moschee, ossia il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione iraniana, e le forze della milizia del Basij, di essere state mobilitate e di aver agito illegalmente a favore di Ahmadinejād. Karroubi ha accusato esplicitamente che tra i cospiratori vi era Mojtaba Khamenei, un figlio della Guida Suprema, l'Āyatollāh Khamenei. I sostenitori di Ahmadinejād considerano destituite di fondamento tali accuse.
    Inoltre, Khamenei ha scritto a Karroubi affermando che le sue accuse erano "al di sotto della sua dignità" e che "ne sarebbe derivata una crisi" per l'Iran, che egli non avrebbe permesso. Per tutta risposta, Karroubi si è dimesso da tutti i suoi incarichi politici, incluso quello di consigliere della Guida Suprema e di membro del Consiglio dell'Utilità Deliberativa: posti ambedue cui era stato nominato direttamente da Khamenei. ʿAli Akbar Hāshemi Rafsanjāni, il rivale di Ahmadinejād al secondo turno, ha anch'egli sostenuto che gli interventi per condizionare le votazioni erano in effetti stati "organizzati" e che erano stati "ingiusti", e appoggiò quanto denunciato da Karroubi. . Rafsanjāni parlò anche di campagna di "sporchi trucchi" che avevano condotto "illegalmente" Ahmadinejad alla Presidenza: accusa che questi negò recisamente. Nella stessa occasione, Rafsanjāni affermò che il suo ricorso per quanto verificatosi nell'elezione sarebbe stato fatto unicamente a "Dio", e raccomandò di accettare i risultati comunque prodottisi e di "assistere" il neo-Presidente eletto.
    Alcuni gruppi politici, incluso il partito riformista dell' Islamic Iran Participation Front (IIPF), hanno denunciato il fatto che Ahmadinejād aveva ricevuto sostegno illegale e informazioni dai supervisori prescelti dal Consiglio dei Guardiani che sarebbero dovuti restare neutrali in base alla legge elettorale.
    Posizioni in politica estera
    Ahmadinejad, Israele e gli ebrei iraniani
    Durante la conferenza internazionale Il mondo senza sionismo, nell'ottobre 2005, Mahmud Ahmadinejād, citando Āyatollāh Khomeyni (il vecchio leader supremo di Iran) ha detto: «...questo regime occupante Gerusalemme è destinato a scomparire dalla pagina del tempo...», attaccando il governo (e non lo Stato) israeliano (http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=8980). L'inizio dell'avversione del governo iraniano nei confronti di quello israeliano e la messa della parola fine alle relazioni tra i due paesi vanno collocati nel periodo immediatamente successivo alla Rivoluzione islamica (detta anche "khomeinista") del 1979.
    Comunque, il presidente non ha fatto altro che riprendere antiche dichiarazioni "incendiarie" di Khomeyni, senza dimenticare che non ha alcun potere di dichiarare guerra ad altre nazioni e non ha neppure il controllo sulle forze armate, che rispondono soltanto al leader supremo.
    Il giorno successivo a queste dichiarazioni, il Primo Ministro di Israele Ariel Sharon, ha chiesto l'espulsione dell'Iran dalle Nazioni Unite, mentre il ministro degli Esteri Silvan Shalom ha richiesto una riunione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. In quell'incontro, tutti i 15 membri hanno condannato le affermazioni di Ahmadinejād. Kofi Annan si è detto costernato per i commenti e ha ribadito gli obblighi dell'Iran e il diritto all'esistenza di Israele.
    Ahmadinejād ha riaffermato la sua posizione il 28 ottobre 2005, senza ritrattare le sue precedenti dichiarazioni. Ulteriori affermazioni in tal senso sono state fatte in alcune interviste (per esempio: http://www.youtube.com/watch?v=XhRWrbrUmJA) rilasciate in occasione del congresso della FAO svoltosi a Roma in data 3 giugno 2008: «...as to the Israeli atrocity in the occupied lands, the criminal regime which has been plundering the wealth of the oppressed Palestinian nation and has been murdering innocent people in the past 60 years, has reached its end and will disappear from the political scene...» (http://www2.irna.ir/en/news/view/line-17/0806023503151017.htm). Tali dichiarazioni hanno suscitato proteste di varie parti politiche in Italia e all'estero.
    Il senso di precarietà e d'insicurezza della storica (dai tempi di Ciro il Grande) comunità ebraica presente in Iran, la seconda del Medioriente dopo quella di Israele è in continuo aumento dalla Rivoluzione islamica. Gli ebrei iraniani però non subiscono discriminazioni dal punto di vista religioso, poiché in Iran tutte le minoranze religiose godono ufficialmente di libertà di culto: per esempio hanno la possibilità di studiare a scuola la propria religione e di frequentare i propri luoghi di culto.
    In particolare, come per le altre minoranze riconosciute, anche per quella ebraica (secondo "The World Jewish Library" circa 10 mila su un totale di circa 70 milioni di Iraniani) è obbligatoria la presenza in parlamento (il Majles) di un rappresentate della comunità sui 290 che lo compongono in totale: attualmente questo incarico è affidato a Morris Motamed. Inoltre i loro luoghi di pellegrinaggio presenti sul territorio (i santuari di Esther di Mordechai e di Habakkuk a Hamedan, la tomba del profeta Daniele a Susa, il mausoleo "Peighambariyeh" a Qazvin, le tombe di Harav Uresharga a Yazd e di Hakham Mullah Moshe Halevi, ossia Moshe-Ha-Levi, a Kashan) sono visitabili da tutti. Le dichiarazioni di Ahmadinejad, vere o presunte, hanno aumentato la diffidenza e i pregiudizi degli iraniani non-ebrei (http://cgi.omroep.nl/cgi-bin/streams?/tv/nikmedia/archief/bb.20060108.asf).
    «La comunità ebraica in Iran subisce ogni giorno ostilità, insulti ai suoi valori religiosi e manovre antisemite, compresa la pubblicazione di libri e articoli non documentati che negano l’Olocausto e la programmazione di serial televisivi antiebraici, come quello – dallo scontato titolo “Il Complotto” – in cui si vede la scena di un bambino ebreo che celebra il “sacrificio del sangue”, la peggiore accusa antisemita, bevendo compiaciuto il sangue di un bambino musulmano sgozzato. Le nostre proteste non hanno dato finora alcun frutto» (M. Motamed).
    In teoria il governo iraniano garantisce diritti uguali a musulmani, cristiani, ebrei e zoroastriani (le altre fedi sono rigidamente proibite) ma nei fatti li discrimina: di fatto sono sbarrate ai non-musulmani tutte le professioni che riguardano l’assetto politico della repubblica teocratica (insegnante universitario, magistrato, dirigente dell’amministrazione pubblica, ufficiale di carriera) poiché coloro che aspirano a questi ruoli sono tenuti a sostenere un esame di teologia islamica talmente rigoroso che nessuno lo supera.
    Non dimentichiamo poi discriminazioni amministrative (nell’assegnazione delle case popolari, per gli avanzamenti di carriera, ecc.) e quelle nel diritto penale e civile (la testimonianza in tribunale di un non-musulmano vale la metà di quella di un fedele islamico; se un non-musulmano si converte all’islam incamera l’intera eredità paterna, ecc.). Molti cittadini iraniani di religione ebraica per sfuggire da questa situazione di emarginazione cercano di lasciare il paese attraverso l'ambasciata israeliana in Turchia (in Iran non ci sono rappresentanze diplomatiche israeliane o americane). In Israele sono presenti circa 150,000 ebrei di origini persiane, i cosiddetti parsim. Nel 2007 suscitò molte polemiche la notizia che il governo israeliano avesse cercato di sollecitare alcuni ebrei iraniani a trasferirsi in Israele attraverso pagamenti di denaro (http://www.guardian.co.uk/world/2007/jul/13/iran.israel).
    Miglioramento delle relazioni con la Russia
    Ahmadinejād ha avviato intense relazioni diplomatiche con la Russia, creando un dipartimento a ciò dedicato verso la fine del 2005. Ha lavorato con Vladimir Putin per risolvere la crisi nucleare in Iran e sia Putin sia Ahmadinejād hanno espresso il desiderio di cooperare insieme sul Mar Caspio.
    Critiche alla stampa internazionale sulla diffusione di informazioni su Ahmadinejad: il "caso" MEMRI
    Da vari giornalisti e cittadini di lingua persiana è stato affermato che i discorsi del presidente dell'Iran vengono tradotti inappropriatamente, e strumentalizzati con l'aiuto dei media per dare l'immagine di un uomo di Stato violento.
    Una prima critica mossa in molti ambienti di controinformazione proverrebbe dalla considerazione che la principale compagnia di traduzione cui fanno riferimento molti organi di stampa internazionali è il MEMRI, che si occupa di tradurre le lingue vicino e medio-orientali nelle principali lingue europee. Tale agenzia sarebbe controllata da israeliani, esponenti politici di destra, e dal colonnello Yigal Carmon, ex ufficiale dei servizi segreti militari di Israele.
    Tali dubbi sono in parte confermati dall'attenta lettura delle affermazioni di Ahmadinejād: in riferimento alla celeberrima "cancellazione di Israele dalla carta geografica", ad esempio, Ahmadinejād auspicò la cancellazione di quelli che definisce regimi, vale a dire i governi di USA e Israele, e non dei relativi Stati. Queste le parole che chiudono il suo discorso: «... Chiunque accetti la legittimità di questo regime ha, di fatto, firmato la sconfitta del mondo islamico. Il nostro amato Imām (Khomeyni, NdR) nella sua lotta ha mirato al cuore dell'oppressore mondiale, cioè al regime occupante. Non ho alcun dubbio che la nuova ondata che è iniziata in Palestina, e di cui abbiamo testimonianza anche nel mondo islamico, eliminerà questa disgraziata macchia dal mondo islamico...».
    Tuttavia - come in parte ben evidenziato dall'espressione suesposta - le affermazioni di Ahmadinejad, se viste alla luce del convegno sulla revisione (del numero delle vittime) della Shoah, assumono un significato diverso. D'altro canto, esistono anche fondate obiezioni che vanno nella direzione opposta . Pertanto, sebbene sia plausibile che una singola fonte possa più o meno scientemente distorcere una traduzione, non lo è la possibilità che tutte le agenzie di informazione occidentali usino una unica fonte, e che nessuno proponga traduzioni alternative a quelle che vengano considerate discutibili.
    È da notare che sia l'Iran, sia la Russia (ma non solo), sono intenzionate a lasciare il petroldollaro, con il favore di Cina e Giappone (che hanno intensificato i loro investimenti in euro e sono legati economicamente all'Iran). La posizione ha trovato riscontro sui mezzi di informazione a luglio 2007 anche se, allo stato attuale, non si sa quanto serie siano le intenzioni di attuare ulteriormente tale proposito che, ricordiamo, fu espresso a suo tempo anche da Ṣaddām Ḥusayn sei mesi prima della guerra che travolse lui e il suo regime.
    Situazione interna dell'Iran sotto Ahmadinejad
    L'Iran di Ahmadinejad non vive una buona situazione interna. Nonostante Khomeini volesse instaurare in Iran una "democrazia islamica", le milizie popolari del regime e i pasdaran esercitano uno stretto controllo sulla radio e sulla stampa. Inoltre numerose dimostrazioni di studenti sono state represse. Come se non bastasse, l'applicazione della legge islamica limita fortemente i diritti delle donne (ad esempio in un tribunale la testimonianza di una donna vale metà di quella di un uomo). Le minoranze sono perseguitate (da notare che l'Iran, timoroso delle forti spinte secessioniste, adesso perseguita i Curdi, dopo averli sostenuti contro Saddam).
    Sotto il profilo economico, la politica di Ahmadinejad è stata finora fallimentare: a causa delle sanzioni, molti generi di prima necessità e beni di lusso scarseggiano. A causa di ciò, l'inflazione,che al tempo dello Scià Reza Pahlavi era del 12-15% ora arriva al 25-30%. I pasdaran ormai controllano in pieno la vita del paese; oltre a controllare il parlamento, controllano anche i costumi della gente; numerose ditte a loro legate hanno il monopolio degli appalti e delle commesse governative (basti pensare che una ditta turca, legittima vincitrice di un appalto per lavori all'aeroporto di Teheran, è stata scacciata dai guardiani). All'interno dei guardiani vi è anche una corruzione molto vasta, e molti di essi sono coinvolti nell'importazione clandestina di beni che non possono arrivare legalmente in Iran per via delle sanzioni.
    Inoltre, a causa del blocco degli scambi iraniani, causati dai toni anti-occidentali e anti-israeliani del presidente, l'Iran, quarto estrattore di petrolio al mondo, raziona la benzina perché, vista la mancanza in patria di tecnologie adeguate alla lavorazione del pesante greggio iraniano, non può più farla raffinare all'estero.
    Note


      ^ http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/news_collection/awnplus_mondo/2008-06-03_103215778.htm Notizia ANSA d'archivio
      ^ http://brunotto588.blog.espresso.repubblica.it/il_linguaggio_dimenticato/2007/06/memri-ecco-come.php Blog de L'Espresso - post di vari utenti su MEMRI, consultato il 04/06/2008
      ^ http://rosalucsemblog.blogspot.com/2007/03/beppe-grillo-orientalista-versus-memri.php Rosalucsemblog, consultato il 04/06/2008
      ^ http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20670001&refer=worldwide&sid=aLaColVYu5LA Sito Bloomberg.com
      ^ "Shirin Ebadi,Il mio Iran
      ^ http://www.esercito.difesa.it/root/chisiamo/docs_rivmil/rivmil_2art_06.pdf

    Bibliografia
    Pier Luigi Petrillo, Iran, Il Mulino 2008 http://www.mulino.it/edizioni/foreign_rights/scheda_volume.php?isbnart=12603&id_sezione=815
    M. Emiliani, M. Ranuzzi de' Bianchi, E. Atzori, Nel nome di Omar. Rivoluzione, clero e potere in Iran, Bologna, Odoya, 2008 ISBN 978-88-628-8000-8.
    Altri progetti
    Commons
    Wikinotizie
    Wikimedia Commons contiene file multimediali su Mahmud Ahmadinejad
    Wikinotizie contiene notizie di attualità su Mahmud Ahmadinejad
    Collegamenti esterni
    Blog del presidente in Inglese, Francese, Arabo, Pharsi
    Qui Il discorso di Ahmadinejad alla Columbia University (USA) il 24/09/2007 (n spagnolo)
    Michel Taubmann: "Ahmadinejad,presidente terrorista ?, Le Meilleur des Mondes (rassegna),2008 (Francese)

    Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Mahmud_Ahmadinejad"
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