Luigi Capuana (1839-1915)

Informazioni di base:

  • Scomparso nel: 1915
  • Data di nascita: 28 Maggio 1839
  • Professione: Scrittore
  • Luogo di nascita: Mineo (CT)
  • Nazione: Italia
  • Luigi Capuana in Rete:

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  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Luigi Capuana
    Cartolina con autografo di Capuana a Francesco Paolo Frontini
    Luigi Capuana (Mineo, 28 maggio 1839 – Catania, 29 novembre 1915) è stato uno scrittore, critico letterario e giornalista italiano, teorico tra i più importanti del Verismo.

    Biografia
    Le origini e gli studi
    Capuana nasce a Mineo, in provincia di Catania, da una famiglia di agiati proprietari terrieri e a Mineo frequenta le scuole comunali.

    Nel 1851 si iscrive al Reale Collegio di Bronte che lascia dopo solo due anni per motivi di salute, proseguendo comunque lo studio da autodidatta.

    Conseguita la licenza si iscrive, nel 1857, alla Facoltà di giurisprudenza di Catania che abbandona nel 1860 per prendere parte all'impresa garibaldina in funzione di segretario del comitato clandestino insurrezionale di Mineo e in seguito come cancelliere nel nascente consiglio civico.
    L'avventura letteraria
    Luigi Capuana, disegno di Antonino Gandolfo
    Risale al 1861 la leggenda drammatica in tre canti "Garibaldi" pubblicata a Catania dall'editore Galatola.

    Nel 1864 si stabilisce a Firenze per tentare "l'avventura letteraria" e vi rimarrà fino al 1868.

    A Firenze frequenta gli scrittori più noti dell'epoca, tra i quali Aleardo Aleardi e nel 1865 pubblica i suoi primi saggi critici sulla "Rivista italica", diventando nel 1866 critico teatrale della "Nazione".
    Nel 1867 pubblica sul quotidiano fiorentino la sua prima novella dal titolo "Il dottor Cymbalus" che prende a modello il racconto di Dumas figlio "La boîte d'argent".
    Il ritorno in Sicilia
    Nel 1868 ritorna in Sicilia pensando di rimanervi per poco tempo ma la morte del padre e i problemi economici, lo costringono a rimanere nell'isola.

    Diventa dapprima ispettore scolastico, poi consigliere comunale di Mineo e infine viene eletto sindaco del paese.
    Fu in questo periodo che si accosta alla filosofia idealistica di Hegel e ha modo di leggere "Dopo la laurea", un saggio del medico hegeliano e positivista Angelo Camillo De Meis in cui il pensiero filosofico si salda alla problematica letteraria, rimanendo entusiasta dalla sua teoria dell'evoluzione e morte dei generi letterari.
    A Milano: l'attività letteraria
    Foto inedita, Capuana a Milano - Collezione Francesco Paolo Frontini
    Nel 1875, Capuana si reca per un breve soggiorno a Roma e nello stesso anno, su consiglio dell'amico Giovanni Verga, si trasferisce a Milano dove inizia a collaborare al Corriere della Sera come critico letterario e teatrale.
    Nel 1877 esce a Milano la sua prima raccolta di novelle, Profili di donne, edita da Brigola e nel 1879, ancora influenzato da Émile Zola, il romanzo Giacinta, considerato il manifesto del verismo italiano.
    Nel 1880, nello stesso anno in cui Verga pubblica Vita dei campi, Capuana, che è un entusiasta divulgatore del naturalismo francese e contribuisce con Verga a elaborare la poetica del verismo italiano, raccoglie i suoi articoli su Zola, i Goncourt, Verga e altri scrittori dell'epoca in due volumi di Studi sulla letteratura contemporanea (1890-1892) e ritorna a Mineo, dove inizia a scrivere il romanzo che lo renderà celebre vent'anni dopo, dal titolo Il Marchese di Roccaverdina (originariamente Il Marchese di Santaverdina).
    A Roma: scrittore eclettico
    Dal 1882 al 1883 lo scrittore risiede a Roma e dirige il "Fanfulla della Domenica". Gli anni fino al 1888 li trascorrerà a Catania e a Mineo, per tornare infine a Roma dove vi rimarrà fino al 1901.
    In questi anni la sua produzione letteraria fu ricchissima.

    Nel 1882 pubblica una raccolta di fiabe dai molti motivi folkloristici, "C'era una volta", le raccolte di novelle "Homo" (1883), "Le appassionate" (1893), "Le paesane"(1894) e i migliori saggi critici nei quali, staccandosi dal naturalismo, rivela una propria estetica dell'autonomia dell'arte.
    Sempre di questo periodo sono i suoi romanzi più noti, tra i quali "Profumo", che apparve dapprima in 10 puntate su "Nuova Antologia" dal luglio al dicembre 1890 e in volume nel 1892 e "Il Marchese di Roccaverdina" (1901).
    Nel maggio del 1888 va in scena, al teatro Sannazzaro di Napoli, una commedia in cinque atti tratta dal romanzo "Giacinta" con buon successo di critica e di pubblico.
    Nel 1900 lo scrittore ottiene la cattedra di letteratura italiana presso l'Istituto Femminile di Magistero a Roma, approfondisce la sua amicizia con D'Annunzio e conosce Pirandello che è suo collega al Magistero.

    Lavora inoltre al romanzo "Rassegnazione" che esce in cinque puntate su "Flegrea" dall'aprile al maggio dello stesso anno.
    A Catania: l'impegno universitario e la morte
    Nel 1902 Capuana si trasferisce a Catania, per insegnare lessicografia e stilistica all'università.
    Tra le sue ultime opere vi sono i volumi di fiabe e novelle, Coscienze (1905), Nel paese di Zagara (1910), Gli Americani di Rabbato (1912).
    Muore il 29 novembre 1915 a Catania, poco dopo l'entrata in guerra dell'Italia.
    Le opere critiche
    Capuana fu l'assertore più convinto e teoricamente preparato del verismo, sostenitore instancabile del "metodo impersonale" che vide pienamente realizzato nelle opere dell'amico Verga, in quelle del De Roberto e in parte nelle proprie, ebbe anche notevoli doti di critico che certo furono superiori alle sue capacità inventive dove veniva spesso a mancare proprio quella "forma vitale" che egli cercava nell'opera d'arte.
    La poetica del vero
    Nel primo periodo della sua critica, nel "Il Teatro italiano contemporaneo. Studi sulla letteratura contemporanea", la poetica del verismo che Capuana aveva elaborato si poneva come regola fondamentale quella di ritrarre direttamente dal vero.

    Questo significava che lo scrittore doveva assumere dalla vita contemporanea la materia e narrare fatti realmente accaduti, senza limitarsi a ritrarli dall'esterno, ma ricostruendo la storia cogliendo e rivelando tutto il processo mediante il quale il fatto si era prodotto.
    Il metodo scientifico
    La ricostruzione doveva avvenire attraverso il metodo scientifico perché il più idoneo a far parlare le cose direttamente impedendo che l'autore si servisse dei fatti come di un pretesto per esprimere sé stesso. Bisognava pertanto usare l'impersonalità.
    Il linguaggio
    Per poter inoltre condurre una ricostruzione del tutto veritiera era necessario usare una prosa duttile e viva, non retorica, che risultasse aderente ai fatti.

    Si richiedeva pertanto un linguaggio che non alterasse in nessun modo il mondo che si voleva rappresentare.
    Il gusto per la sperimentazione
    Conoscere la realtà che l'artista voleva rappresentare significava perciò conoscere tutti i nuovi strumenti che la cultura contemporanea poteva fornire, dall'indagine dei processi psicologici secondo i principi della fisiologia alla documentazione folkloristica per rappresentare il mondo contadino.
    Queste regole, proprie di tutti i veristi, rivelano in Capuana una grande apertura verso tutte le novità culturali che spiega la simpatia che lo scrittore proverà, a settanta anni, verso il futurismo, come anche la sua passione per l'allora nascente arte della fotografia.
    Più di un critico ha rimproverato a Capuana il gusto per la sperimentazione, ma è stato proprio questo gusto per la novità che gli consentì di difendere sempre le nuove tendenze e di farsi interprete della narrativa verghiana e delle opere del naturalismo francese.
    In seguito lo scrittore si dimostrò pronto a cogliere le tendenze spiritualistiche, estetizzanti e irrazionali, e fu incuriosito dalla parapsicologia.
    Capuana fu inoltre pronto ad abbandonare il verismo con "Gli "Ismi" contemporanei" e "Arte e scienza", quando riconobbe che esso rappresentava solamente uno dei tanti ismi della letteratura contemporanea.
    Le opere narrative
    Profili di donne
    L'attività di critico trova riscontro nell'opera narrativa di Capuana dove, fin dagli inizi, con la raccolta di novelle "Profili di donne" del 1877 si coglie il tema principale della sua ricerca, quello della psicologia femminile, teso a ricostruire narrativamente i processi generatori dei "fatti umani" con un gusto per i racconti che hanno dello straordinario ricchi di situazioni misteriose e personaggi enigmatici.
    Giacinta
    Nel 1879 Capuana pubblica il suo primo vero romanzo, Giacinta, nel quale si avverte una esclusiva attenzione per il "documento umano".
    Nel romanzo si racconta la storia di una donna che, avendo subito una violenza sessuale da bambina, si trova a dover scontare con tutta la sua vita e fino al suicidio la "colpa" che il pregiudizio sociale non le perdona.

    Capuana, attraverso il punto di vista di un medico, cerca di rappresentare il personaggio "da scienziato" ma, come dice il Ghidetti "il" dottore, può solo prendere pessimisticamente atto di una predestinazione senza riuscire (anche per la grande confusione, è lecito dedurre, di maestri e dottrine che aveva in testa, proprio come il giovane Capuana) a penetrare il segreto di una rivolta consumata tutta all'interno della condizione femminile ed esaurita e spenta dall'autodistruzione". Ed infatti l'unico aiuto che la scienza potrà dare a Giacinta sarà il curaro, il veleno che il dottore le aveva dato come medicamento per il padre e con il quale la donna si ucciderà.
    Giacinta fu il primo romanzo naturalista italiano e al suo apparire fu definito immorale.

    Esso, come lo stesso autore dichiara nella prefazione, fu composto dopo la lettura di Balzac, di Madame Bovary di Flaubert e dei Rougon Macquart di Zola.

    Il romanzo è puramente naturalista, c’è l’attenzione per i fatti patologici, in questo caso patologia morale, l’amore che diviene ossessione quindi malattia.

    La figura che ne emerge è quella del medico, che da scienziato può intervenire nella realtà malata e curarla.

    In esso, tuttavia, il Capuana non si sofferma tanto sugli elementi "patologici" di Giacinta, quanto sulle sue reazioni consce e inconsce di fronte alla realtà.

    L'autore vuole penetrare "il segreto di certe azioni", vuole mostrare, nell'apparente incoerenza del comportamento della donna, una coerenza che, pur in contrasto con le leggi della ragione, rientrano in un sistema psico-fisiologico.

    La violenza, subita da bambina, è quindi la chiave che spiega, in termini deterministici, ogni scelta di Giacinta che, anche se inspiegabile, la condurrà alla scelta estrema: il suicidio.
    Sul piano della tecnica narrativa siamo lontano dall’impersonalità di Verga, in Giacinta è presente il narratore onnisciente che osserva i fatti dall’esterno ed interviene con i suoi commenti.
    Profumo
    Il romanzo, che fu pubblicato nel 1891, era in precedenza uscito dalla "Antologia" nel secondo semestre del 1890.

    In esso sono evidenti le influenze del naturalismo zoliano e gli elementi ispirati alla fisiologia e alla patologia compaiono come in Giacinta anche se Capuana sembra voler ritornare al nucleo centrale della sua ispirazione, cioè all'indagine psicologica.
    Con questo romanzo lo scrittore si avvia verso il romanzo psicologico moderno, risalendo all'infanzia dei protagonisti e ritrovando i germi del male in azioni che sono in apparenza trascurabili.
    Rientrano nel racconto anche scene e immagini regionali con la descrizione pittoresca delle folle paesane in movimento, come la festa della Passione e la processione dei Flagellanti.
    Malìa - Collezione Francesco Paolo Frontini
    Malìa
    Caso più unico che raro, lo stesso anno del libretto (1891), nacque la commedia omonima in lingua, e poi, nel 1902, quella in dialetto malgrado il parere contrario di Verga, che non credeva in una « Malìa » in siciliano, e che fu portata alle stelle da Giovanni Grasso e Mimì Aguglia.
    La musicò Francesco Paolo Frontini che, prima di accingersi alla stesura dell'opera, fece leggere il libretto a Mario Rapisardi e a Verga. Rapisardi lo trovò «bellissimo». Verga ne fu «entusiasta». Il successo dell'opera si rinnovò a Bologna, Milano, Torino e al Teatro Nazionale di Catania. «A leggere l'opera anche oggi» - scriveva il maestro Pastura alla morte del Frontini - «un brivido di commozione ci avvince. Il dramma del Capuana trovò in Frontini un commentatore raffinato e preciso, un musicista che facendo musica seppe fare anche della psicologia. Jana, Nedda, Cola e Nino sono tratteggiati con profondo intuito e con una indagine psicologica che mette a nudo le loro anime inquiete, che precisa i caratteri, che ne riassume la tragedia». Sempre a proposito di Malìa, l'accento è stato posto ancora sull'isterismo della protagonista Jana, nata agli albori degli studi freudiani.
    Il marchese di Roccaverdina
    Ma il capolavoro di Capuana fu un altro romanzo Il marchese di Roccaverdina pubblicato nel 1901, dopo circa quindici anni di lavoro.
    Il romanzo, che intreccia motivi di carattere sociologico, sulla linea della più tipica narrativa verista, all'elemento psico-patologico, è estremamente interessante.
    La storia narrata è quella del marchese di Roccaverdina che, per ragioni di convenienza sociale, dà in sposa la giovane contadina che tiene in casa come serva-amante a un suo sottoposto, Rocco Criscione, che si impegna a rispettarla come una sorella ma che in seguito, avvelenato dal sospetto, uccide a tradimento, lasciando che venga incolpato del delitto un altro contadino.
    La vicenda, che si snoda sullo sfondo di una campagna siciliana arida e desolata con un ritmo cupo e ossessivo, è narrata in flash-back dal marchese come ricordo angoscioso e come confessione.
    Il tema dominante, tutt'altro che facile, è quello della progressiva follia del protagonista dalle prime paure spiritistiche ai vari tentativi di placare l'angoscia e il rimorso con la religione, con il lavoro, con il matrimonio, con il materialismo e l'ateismo, fino alla follia, alla demenza, alla morte. Esso è risolto felicemente dal narratore con una formula realistica che non insiste sul caso patologico, come in Giacinta e in Profumo, ma si serve di una vicenda umana per risalire alla complessa psicologia dei personaggi. Prevale in questa opera di Capuana la fredda analisi a danno dell’abbandono poetico e fantastico.
    Le novelle
    Tra le opere narrative migliori di Capuana sono da annoverare le novelle ispirate alla vita siciliana, ai personaggi e ai fatti grotteschi e tragici della propria provincia, come nel realismo bozzettistico di alcuni racconti della raccolta "Le paesane" e in altre che non presentano situazioni drammatiche, ma sono divertenti e cercano sempre di mettere in evidenza il lato comico anche se il caso si fa serio.
    Nelle novelle numerosi sono i ritratti dei canonici, dei prevosti, dei frati cercatori con la passione della caccia, del gioco e della buona tavola, tipici di tanti personaggi della narrativa del secondo Ottocento.
    Le fiabe
    Le fiabe, scritte in una prosa svelta, semplificata al massimo, ricche di ritornelli, cadenze e cantilene rimangono forse l'opera più felice del Capuana. Esse non nascono da un interesse per il patrimonio folkloristico siciliano e non vengono raccolte come documenti della psicologia popolare, ma nascono dall'invenzione. Di queste l'unico volume reperibile è: Si conta e si racconta (Muglia Editore, 1913; Pellicanolibri, 1985)
    Le sue opere e il cinema
    Capuana ha ispirato poco il cinema, a differenza di Giovanni Verga.
    Il primo film, infatti, è ispirato ad un'opera minore come Lu cavalieri Pidagna con il titolo Zaganella e il cavaliere (1932). Era diretto da Giorgio Mannini e Gustavo Serena, sceneggiato da Amleto Palermi con la partecipazione di Marcella Albani nel ruolo di Lia e Carlo Lombardi in quello di Ignazio Meli.
    Il romanzo che, invece, ha avuto maggiore verve ispirativa è stato Il Marchese di Roccaverdina che è stato alla base di due film con lo stesso titolo: Gelosia. Il primo è di Ferdinando Maria Poggioli, del 1943, sceneggiato da Sergio Amidei, con Luisa Ferida nel ruolo di Agrippina Solmo e Roldano Lupi in quello del marchese. Il secondo, del 1953, è invece diretto da Pietro Germi, su sceneggiatura di Giuseppe Berto, con Marisa Belli (Agrippina), Erno Crisa (marchese) e Paola Borboni. Entrambi sono ottimi risultati, il primo con una forte impronta verista, il secondo con un'ottima ambientazione.
    Ricordiamo infine Malia del 1946 diretto e sceneggiato da Giuseppe Amato con Anna Proclemer nel ruolo di Jana, María Denis in quello di Nedda e Roldano Lupi in quello di Nino, il fidanzato di Jana. Film che è anche stato Nastro d'argento per la musica di Enzo Masetti.


    Bibliografia
    Antonio Carrannante, L'epistolario Verga-Capuana, ne La Rassegna della letteratura italiana,gennaio-agosto 1986, pp.137-146
    Voci correlate
    Scrittori veristi
    Giovanni Verga
    Teoria dell'impersonalità (Giovanni Verga)
    Naturalismo e Verismo (confronto)
    Verismo (letteratura)
    Francesco Paolo Frontini e il verismo in musica
    Mario Rapisardi
    La morale dell'arte, di Mario Rapisardi 1884, con critica al naturalismo o realismo o verismo dell'arte.
    Testi in cui è citato Luigi Capuana
    Malìa - Giudizi della Stampa, ed.Giacomo Pastore , Catania 1893
    Rileggendo Malìa - L'Italia Musicale - Firenze 1924
    Lettere
    Lettera di Luigi Capuana a Mario Rapisardi , per chiedergli un prestito di denaro (1903)
    Lettera di Luigi Capuana a Mario Rapisardi , per ringraziarlo (1903)
    Altri progetti
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    Fiabe di Luigi Capuana con testo integrale
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    Opere di Luigi Capuana: testi con concordanze e lista di frequenza
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    Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Capuana"
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