Liala (1897-1995)

Informazioni di base:

  • Vero Nome: Amalia Liana Cambiasi Negretti Odescalchi
  • Scomparsa nel: 1995
  • Data di nascita: 4 Marzo 1897
  • Professione: Scrittrice
  • Luogo di nascita: Carate Lario (CO)
  • Nazione: Italia
  • Liala in Rete:

  • Sito Non Ufficiale: Un sito non ufficiale su Liala
  • Wikipedia: Liala su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Liala - pseudonimo di Amalia Liana Cambiasi Negretti Odescalchi (Carate Lario, 4 marzo 1897 – Varese, 15 aprile 1995) è stata una scrittrice italiana, fra le più amate autrici di romanzi d'appendice del Novecento.
    Fu Gabriele D'Annunzio a coniare per lei il nome Liala con cui firmò tutte le sue opere: «Ti chiamerò Liala perché ci sia sempre un'ala nel tuo nome».

    Biografia
    Liala si sposò giovane. Suo marito, il marchese Pompeo Cambiasi, ufficiale di marina, aveva 17 anni più di lei. L'intesa matrimoniale non durò a lungo. Liala incontrò il marchese Vittorio Centurione Scotto, un ufficiale della Regia Aeronautica, che fu il grande amore della sua vita. La loro storia d'amore però finì presto. Centurione morì nel 1926, quando, con il suo aereo, durante un'esercitazione, precipitò nel Lago di Varese.
    Per superare il dolore, Liala cominciò a scrivere, e nel 1931, pubblicò il suo primo romanzo: "Signorsì". La prima edizione, pubblicata da Mondadori, andò esaurita in 20 giorni.
    Quasi tutti i libri di Liala si svolgono nell'ambiente militare, che lei conosceva e amava tanto. I protagonisti maschili sono spesso audaci e valorosi, come Centurione.
    Dal 1930 al 1948 Liala fu legata sentimentalmente al ten. col. pilota Pietro Sordi, un militare di umili origini che era diventato ufficiale della Regia Aeronautica grazie alle sue doti morali e alle eccezionali capacità aviatorie. La conoscenza di questi risvolti biografici (non noti al grande pubblico) può spiegare molti aspetti della sua produzione artistica, nella quale si possono così individuare tre diverse fasi. Nel primo periodo (1931-1948), l’ambiente dell’Aeronautica Militare costituisce spesso lo sfondo di romanzi e novelle, che non di rado contengono spunti autobiografici ed elementi tratti dalla vita di Pietro Sordi. In questa fase, nella quale l'io narrante a volte si riferisce a Liana (ossia alla persona stessa della scrittrice), si trovano di tanto in tanto precisi riferimenti a personaggi ed eventi storici: per esempio nel romanzo "Buona fortuna!" l'Autrice fornisce una minuta descrizione del record del mondo di velocità per idrovolanti ottenuto dal maresciallo Francesco Agello il 23 ottobre 1934. Dopo la separazione da Pietro Sordi, subentra una fase che si può definire di "lutto letterario" (1949-1950), con la quale la scrittrice supera i problemi affettivi contingenti e inizia a scrivere il romanzo della sua vita, scolpendo a tutto tondo il ritratto del personaggio Liala, per il quale realtà e fantasia sfumano insensibilmente l’una nell’altra. Scompaiono in questo periodo dalle sue opere i riferimenti all’ascesa sociale compiuta dal giovane pilota figlio del popolo e ufficiale dell’Arma azzurra grazie ai corsi integrativi dell’Accademia Aeronautica. In "Ombre di fiori sul mio cammino", opera pubblicata nel 1950, per la prima volta si accredita l'opinione che l'ispiratore di Liala sia stato il marchese Vittorio Centurione Scotto. Questa versione dei fatti era stata anticipata in forma meno compiuta nella raccolta di conversazioni e ricordi intitolata "Voci dal mio passato", che aveva fatto la sua comparsa nel luglio del 1949. Nel primo e secondo periodo gli scritti di Liala muovono da elementi di realtà per costruire trame narrative che configurano tante possibili versioni della sua identità personale: all'interno di queste diverse versioni la costante maggiore è quella del rapporto con l'Aviatore. Successivamente al 1950, la sua opera si rivolge al mondo della pura fantasia narrativa e non fa più riferimento a luoghi, fatti o personaggi di realtà (Gregoricchio, 1981), salvo qualche ritorno alle pagine autobiografiche proprie del personaggio Liala, come in "Diario vagabondo". Analizzando la produzione artistica di Liala, la critica letteraria ha spesso sottolineato "le minuziose descrizioni estetizzanti di ambienti altoborghesi e aristocratici" (Dizionario Bompiani, 1987), ignorando i riferimenti alle classi sociali inferiori, riferimenti che nel periodo più precoce della sua attività letteraria appaiono in maggiore evidenza, mentre nei primi due romanzi (e più tardi nel "Pianoro delle ginestre") compare il tema della promozione sociale di cui si rende protagonista un pilota di umili origini, notevole prestanza fisica, grande dirittura morale ed eccezionali capacità aviatorie. Nel "Pianoro delle ginestre", Liala tratteggia il povero ambiente provinciale in cui si svolge il romanzo con le stesse minuziose descrizioni e lo stesso compiacimento che in altre occasioni riserva agli ambienti aristocratici: messa a confronto con il "bel mondo", questa realtà umile non sembra demeritare, piuttosto l'opera di Liala suggerisce che accanto (e prima) della nobiltà derivante dalla stirpe e dal censo, esiste la nobiltà d'animo (Cappuccio, 1998).


    Nell'ottobre 2007, è stato pubblicato da Sonzogno, "Con Beryl, perdutamente", l'ultimo romanzo inedito di Liala. Iniziato negli anni settanta, interrotto a causa della cecità, è stato ora completato da Mariù Safier, sulla base del racconto che Liala aveva affidato alla figlia, delineandone anche il finale.
    Liala rimane, ancora oggi, una delle scrittrici italiane più apprezzate, soprattutto tra il pubblico femminile. Malgrado i suoi racconti appaiano spesso datati e melensi, è indubbio come abbia saputo coltivare la fantasia di più di una generazione di donne. I suoi libri hanno venduto più di dieci milioni di copie solo in Italia.
    Bibliografia
    Francesca Gregoricchio, Liala, sulla scrittrice italiana più letta e popolare, Gammalibri, Milano, 1981.
    Roberto Cappuccio, L’aviatore dagli occhi d’oro. Una biografia tra cielo e mare, Edizioni ETS, Pisa, 1998.
    Dizionario Bompiani degli Autori, Vol. III, Milano, 1987, pag. 1306.
    Altri progetti
    Wikiquote
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