Karl Mannheim (1893-1947)

Informazioni di base:

  • Scomparso nel: 1947
  • Data di nascita: 27 Marzo 1893
  • Professione: Sociologo
  • Luogo di nascita: Budapest
  • Nazione: Ungheria
  • Karl Mannheim in Rete:

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  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Karl Mannheim (Budapest, 27 marzo 1893 – Londra, 9 gennaio 1947) è stato un sociologo tedesco di origine ungherese. Viene considerato il fondatore della sociologia della conoscenza.

    Cenni biografici
    Studiò a Heidelberg, dove fu discepolo di Alfred Weber (il fratello di Max Weber). Insegnò inizialmente in Germania (fu docente di sociologia a Francoforte) e nel 1933 si trasferì in Inghilterra in seguito al nazismo. Qui tenne la cattedra di pedagogia all'Università di Londra. Insegnò pure alla London School of economics.
    Il pensiero
    Partendo da una posizione marxista, dovuta all'influenza del suo primo maestro György Lukács, il pensiero di Mannheim si evolve per altre vie grazie ai molteplici influssi recepiti col suo spostamento in Germania, dove riceve l'insegnamento di Alfred Weber, ma è maggiormente influenzato, per via indiretta, dal fratello di questi, Max Weber, che all'epoca era una delle personalità dominanti del mondo culturale tedesco. Non solo: entra in contatto con Georg Simmel, Eduard Spranger, Edmund Husserl, Norbert Elias (il quale sarà suo assistente).
    L'impatto con questi autori, che recano all'origine della propria indagine il problema della fondazione di un metodo che sia aderente alla realtà da indagare, ma che non perda il contatto con la storicità e le formazioni vitali che essa presenta in un continuo fluire, porterà Mannheim ad allontanarsi dal marxismo della sua gioventù "lukacsiana". Il marxismo non è del tutto abbandonato, ma per penetrare la sfera fenomenica della vita culturale per come questa si presenta, ossia come creazione spontanea e non meccanica, occorre trovare categorie meno rigide degli automatismi socio-economici marxiani. Mannheim evidenzia quella che considera una contraddizione irriducibile del marxismo: se ogni proposizione culturale è frutto del suo contesto socio-economico, allora lo stesso marxismo e lo stesso metro che si usa per verificarne la validità è viziato da questa determinazione originaria, che ne stabilisce il limite. Con ciò, ogni valore riscontrabile in formazioni culturali sarebbe relativo.
    Tale discorso emerge in particolare nell'opera più nota di Mannheim, "Ideologia e utopia", in cui l'ideologia è indagata come sistema di pensiero che si fonda su valori e metri interpretativi che sono statuiti e validi all'interno di quell'unico sistema. Sviluppando in maniera approfondita tale analisi, Mannheim giunge ad osservare come all'interno di ogni sistema di pensiero si vada sviluppando una gnoseologia e un'epistemologia, che agiscono per vie che sono valide solo all'interno di questo sistema, e che riconoscono su un piano ontologico determinati elementi che sono ignorati al di fuori di tale ideologia. L'autore indaga la genesi delle formazioni differenziate di cultura e i motivi della loro proliferazione nell'epoca moderna; in ciò, risulta evidente soprattutto il debito d'influenza weberiana.
    L'opera del sociologo ungherese è comunque ricca di contenuti originali, così come sono originali e importanti le conclusioni; ne emerge, al termine di questo studio, che ogni "conoscere", come ogni esperienza mediata che si compie della realtà, avviene attraverso un filtro inconsciamente presente che rende questo "conoscere" come ideologico già nell'esser posto alla coscienza. Ciò richiama le potenti osservazioni espresse da Max Weber nella conferenza della "Scienza come professione", in cui sono preconizzati gli approdi a cui l'analisi di Mannheim darà tuttavia un solido fondamento. Al relativismo in cui ogni sapere precipiterebbe, l'autore oppone, per lo studio delle formazioni culturali date storicamente, un approccio detto "relazionale". Il relazionismo di Mannheim contiene tuttavia punti deboli che gli valsero le critiche dei suoi contemporanei, già da Lukàcs che definì tale "relazionismo" come un "relativismo sofisticato". L'incapacità di risolvere il problema dell'assenza di valori stabili e immanenti nelle formazioni culturali è tuttavia il problema dell'intera generazione di filosofi e sociologi di cui Mannheim faceva parte, e a cui nessuno ha potuto dare soluzione.
    Opere
    Il pensiero conservatore, 1927
    Ideologia e utopia, 1929
    L'uomo e la società in un'età di ricostruzione, 1940
    Libertà, potere e pianificazione democratica, 1950
    Saggi sulla sociologia della conoscenza, 1952


    Studi
    Alberto Izzo, Karl Mannheim. Un'introduzione, Armando, Roma, 1988.
    Ambrogio Santambrogio, Totalità e critica del totalitarismo in Karl Mannheim, Franco Angeli, Milano, 1990.
    Paolo Terenzi, Ideologia e complessità. Da Mannheim a Boudon, Studium, Roma, 2002.
    Altri progetti
    Wikiquote
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