Josif Stalin (detto Stalin) (131)

Informazioni di base:

  • Data di nascita: 21 Dicembre 1879
  • Professione: Politico
  • Luogo di nascita: Tiblisi
  • Nazione: Georgia
  • Josif Stalin in Rete:

  • Wikipedia: Josif Stalin su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

       
    Iosif Vissarionovič Džugašvili (in russo: Иосиф Виссарионович Джугашвили), il cui vero nome era Ioseb Besarionis Dze Jughashvili (in georgiano: იოსებ ბესარიონის ძე ჯუღაშვილი), detto Stalin (in russo: Сталин, ossia "d'acciaio"; altro pseudonimo Koba, cioè "indomabile") (Gori, 18 dicembre 1878 – Mosca, 5 marzo 1953) è stato un rivoluzionario e politico russo bolscevico, Segretario Generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica e leader dell'Unione Sovietica.
    Accanto a Lenin, fu il principale artefice del primo stato socialista del mondo, l'Unione Sovietica. Sotto il suo governo esso fu trasformato da Paese sostanzialmente agricolo in Paese altamente industrializzato. Isolata politicamente dal mondo all'inizio del potere di Stalin, alla sua morte l'Unione Sovietica era una delle due superpotenze, dotata di armi nucleari e leader di un'alleanza dei paesi socialisti. Stalin fu anche un teorico del marxismo; a lui si deve la versione ufficiale sovietica del marxismo (marxismo-leninismo, anche se non di rado viene usato il termine stalinismo).
    È considerato uno dei dittatori più sanguinari della storia, è accusato di aver ordinato e causato la morte di milioni di persone, sebbene abbia avuto un posto di rilievo nello sconfiggere il nazismo, dopo aver liberato l'europa orientale dall'occupazione tedesca. In Ucraina vi è un giorno dell'anno, il 25 novembre, dedicato al ricordo di milioni di ucraini morti durante la grande carestia degli anni Trenta, nota col nome di Holodomor, causata o aggravata intenzionalmente dal governo sovietico che faceva capo a Stalin.

    Carriera iniziale
    Nacque da Vissarion Dzhugashvili (1853-1890) e da Ekaterina Geladze (1858-1937), una famiglia di umili condizioni sociali (il padre era ciabattino e la madre lavandaia). Secondo alcune fonti, ogni sera il padre si ubriacava e lo picchiava, cosi Stalin ebbe per tutta la sua esistenza pessimi rapporti con la propria famiglia; si ritiene anche che tali violenze abbiano provocato in lui diverse turbe psicologiche (a tal riguardo è preziosa l'analisi che fa della sua personalità Erich Fromm che definisce Giuseppe Stalin, un caso clinico di un sadismo non sessuale ; dopo pochi anni, grazie a una borsa di studio, poté frequentare il seminario teologico ortodosso di Tbilisi.
    Il contatto, però, con le idee e con l'ambiente dei deportati politici lo avvicinò alle dottrine socialiste. Entrato, così, nel movimento marxista clandestino di Tiblisi nel 1898, allora rappresentato dal Partito socialdemocratico (POSDR), lavorò per qualche tempo al locale osservatorio astronomico. Ma soprattutto cominciò, da allora, un'intensa attività politica di propaganda e di preparazione insurrezionale, che lo portò ben presto a conoscere il rigore della polizia del regime.
    Stalin a 15 anni, nel 1894.
    Arrestato nel 1900 e continuamente sorvegliato, Stalin nel 1902 lasciò la sua città per stabilirsi a Batumi, dove però venne subito imprigionato e condannato a un anno di carcere, seguito da un triennio di deportazione in Siberia. Fuggito nel 1904, tornò a Tiblisi e nei mesi successivi partecipò con energia e notevole capacità organizzativa al movimento insurrezionale, che vide la formazione dei primi soviet di operai e di contadini. Nel novembre del 1905, dopo aver pubblicato il suo primo saggio, A proposito dei dissensi nel partito, divenne direttore del periodico Notiziario dei lavoratori caucasici e in Finlandia, alla conferenza bolscevica di Tampere, incontrò per la prima volta Lenin, accettandone le tesi sul ruolo di un partito marxista compatto e rigidamente organizzato come strumento indispensabile per la rivoluzione proletaria.
    Passato a Baku, dove fu in prima linea nel corso degli scioperi del 1908, Stalin venne di nuovo arrestato e deportato in Siberia; riuscì a fuggire, ma fu ripreso e internato (1913) a Kurejka sul basso Jenisej, dove rimase per quattro anni, fino al marzo del 1917. Nei brevi periodi di attività clandestina, riuscì progressivamente a imporre la sua personalità e a emergere come dirigente di livello nazionale, tanto da essere chiamato da Lenin, nel 1912, a far parte del Comitato centrale del partito.
    Nello stesso anno contribuì a far rinascere a Pietroburgo la Pravda, mentre definiva, nel saggio Il marxismo e il problema nazionale, le sue posizioni teoriche (non sempre, però, in linea con quelle di Lenin, di cui non comprendeva la battaglia contro i deviazionisti, né la decisione di prender parte alle elezioni per la Duma). Tornato a San Pietroburgo (nel frattempo ribattezzata Pietrogrado) subito dopo l'abbattimento dell'assolutismo zarista, Stalin, insieme a Lev Kamenev e a Murianov, assunse la direzione della Pravda, appoggiando il governo provvisorio per la sua azione rivoluzionaria contro i residui reazionari. Ma questa linea fu sconfessata dalle Tesi di aprile di Lenin e dal rapido radicalizzarsi degli eventi. Nelle decisive settimane di conquista del potere da parte dei bolscevichi Stalin, membro del comitato militare, non apparve in primo piano e solo il 9 novembre 1917 entrò a far parte del nuovo governo provvisorio (il Consiglio dei commissari del popolo) con l'incarico di occuparsi degli affari delle minoranze etniche. A lui si deve l'elaborazione della Dichiarazione dei popoli della Russia, che costituisce un documento fondamentale del principio di autonomia delle varie nazionalità nell'ambito dello stato sovietico.
    Membro del Comitato esecutivo centrale, Stalin fu nominato, nell'aprile del 1918, plenipotenziario per i negoziati con l'Ucraina. Nella lotta contro i generali "bianchi", fu incaricato di occuparsi del fronte di Tsaritsyn (poi Stalingrado, oggi Volgograd) e, successivamente, di quello degli Urali; in queste circostanze diede prova di grande coraggio, ma anche di notevole insensibilità e rozzezza nei rapporti umani e di eccessiva presunzione e schematismo nel valutare le vicende dello scontro tra le forze contrapposte. Proprio questo sollevò le esplicite riserve di Lenin nei suoi confronti, manifestate nel testamento politico in cui accusava Stalin di anteporre le proprie ambizioni personali all'interesse generale del movimento. Lenin era preoccupato che il governo perdesse sempre più la sua matrice proletaria, e diventasse esclusivamente un'ala dei burocrati di partito, sempre più lontani dalla generazione vissuta tanto tempo in clandestinità prima delle rivolte del 1917. Oltretutto intravvedeva un futuro dominio incontrastato del Comitato Centrale, ed è per questo che propose nei suoi ultimi scritti una riorganizzazione dei sistemi di controllo, auspicandone una formazione prevalentemente operaia che potesse tenere a bada la vasta e nascente nomenclatura di funzionari di partito.
    Stalin e Lenin, 1919
    Nominato nel 1922 segretario generale del Comitato centrale, Stalin, unitosi a Zinov'ev e Kamenev (la famosa troika), seppe trasformare questa carica, di scarso rilievo all'origine, in un formidabile trampolino di lancio per affermare il suo potere personale all'interno del partito dopo la morte di Lenin (1924). Fu allora che nel contesto di una Russia devastata dalla guerra mondiale e dalla guerra civile, con milioni di cittadini senza tetto e letteralmente affamati, diplomaticamente isolata in un mondo ostile, scoppiò violento il dissidio con Lev Trockij, ostile alla Nuova Politica Economica e sostenitore dell'internazionalizzazione della rivoluzione. Stalin sosteneva invece che la "rivoluzione permanente" era una pura utopia e che l'Unione Sovietica doveva puntare alla mobilitazione di tutte le proprie risorse al fine di salvaguardare la propria rivoluzione (teoria del "socialismo in un Paese solo").
    Trockij, sulla falsariga degli ultimi scritti di Lenin, pensava, assieme alla crescente opposizione creatasi in seno al partito (tra cui i Decei, critici del Centralismo Democratico), che ci volesse un rinnovamento democratico all'interno degli organi dirigenti, che sempre più venivano scelti su matrice non elettiva, dall'alto verso il basso, contrariamente agli spiriti che accesero la rivoluzione. Espresse queste sue posizioni al XIII congresso del partito, ma venne sonoramente sconfitto, oltretutto accusato da Stalin e dal "triumvirato" (Stalin, Kamenev, Zinov'ev) di "frazionismo", tendenza contraria alla direzione "monolitica" presa dal partito dal X congresso. Trockij venne isolato anche a causa delle norme di emergenza (prese precedentemente dallo stesso Lenin nel pieno della guerra civile sempre nell'ambito del X congresso) tese a strutturare un partito compatto, eliminando le tendenze frazionistico-scissioniste.
    Le tesi di Stalin trionfarono soltanto nel 1926, quando infine il Comitato centrale si schierò sulle posizioni staliniane isolando Trockij (con il quale, nel corso del dibattito, avevano finito per associarsi anche Kamenev e Zinov'ev).
    Cenni storici: l'era staliniana
    Francobollo sovietico anni cinquanta: "La pace sconfigge la guerra". Fa parte delle raffigurazioni del dopoguerra. Sul manifesto c'è scritto: "Grazie, caro Stalin, per i nostri bambini felici". Lo scopo è far apparire Stalin come il salvatore dell'URSS dai nazisti.
    Con il 1928 iniziò la cosiddetta "era di Stalin". Da quell'anno infatti la vicenda della sua persona si identificò con la storia dell'URSS, di cui fu l'onnipotente artefice fino alla morte. Dopo aver posto bruscamente termine alla NEP con la collettivizzazione forzata e la meccanizzazione dell'agricoltura e soppresso il commercio privato (i kulaki arricchiti furono declassati a semplici contadini dei kolchoz o avviati a campi di lavoro), fu dato avvio al primo piano quinquennale (1928-32) che dava la precedenza all'industria pesante. Circa la metà del reddito nazionale fu dedicata all'opera di trasformazione di un Paese povero e arretrato in una grande potenza industriale. Furono fatte massicce importazioni di macchinari e chiamate alcune decine di migliaia di tecnici stranieri. Sorsero nuove città per ospitare gli operai (che in pochi anni passarono dal 17 al 33% della popolazione), mentre una fittissima rete di scuole debellava l'analfabetismo e preparava i nuovi tecnici.
    Anche il secondo piano quinquennale (1933-37) diede la precedenza all'industria che compì un nuovo grande balzo in avanti; ma non altrettanto brillante fu il rendimento agricolo per cui, in concomitanza con l'entrata in vigore di una nuova Costituzione (1936), ne fu modificata la troppo rigida struttura. A quest'opera indubbiamente gigantesca corrisposero tuttavia un ferreo autoritarismo e un'implacabile intransigenza: ogni dissenso ideologico fu condannato come "complotto".
    Stalin, Jakovlev (a fronte), Chruščëv e Vorošilov (a lato). Mosca, aeroporto di Tušino, 1935.
    Furono le terribili "purghe" degli anni Trenta (successive al misterioso assassinio di S. Kirov) che videro la condanna a morte o a lunghi anni di carcere di quasi tutta la vecchia guardia bolscevica, da Kamenev a Zinov'ev a Radek a Sokolnikov a J. Pjatakov; da Bucharin e Rykov a G. Jagoda e a M. Tuchačevskij (1893 - 1938), in totale 35.000 ufficiali su 144.000 che componevano l'Armata Rossa .
    Secondo le stime del KGB (1960, rese note dopo la caduta dell'U.R.S.S.) 681.692 persone vennero condannate a morte nel 1937-38 (353.074 nel 1937 e 328.018 nel 1938), 1.118 nel 1936 e 2.552 nel 1939 per reati politici. Il totale di condanne a morte politiche tra il 1930 e il 1953 è, sempre secondo queste stime, di 786.098, anche se molti storici le considerano sottostimate per diversi motivi.
    Certo all'origine del bagno di sangue che spazzò via dal PCUS ogni residuo frazionismo (operazione che privò fra l'altro l'Armata Rossa di oltre la metà dei suoi comandanti più prestigiosi) ci fu anche l'effettivo timore di complotti e di moti reazionari.


    Ammessa alla Società delle Nazioni nel 1934, l'URSS avanzò proposte di disarmo generale e cercò di favorire una stretta collaborazione antifascista sia fra i vari Paesi sia al loro interno (politica dei "fronti popolari"). Nel 1935 concluse patti di amicizia e reciproca assistenza con la Francia e la Cecoslovacchia; l'anno successivo appoggiò con aiuti militari la Spagna repubblicana contro Franco. Ma il Patto di Monaco (1938) costituì un duro colpo per la politica "collaborazionista" di Stalin che a Litvinov sostituì Vjačeslav Molotov (1939) e alla linea possibilista alternò una politica puramente realistica.
    Così, di fronte alle tergiversazioni occidentali, Stalin preferì la "concretezza" tedesca (Patto Molotov-Ribbentrop del 23 agosto 1939) che, secondo lui, se non era più in condizione di salvare la pace europea, poteva almeno assicurare la pace all'URSS. Una diversa interpretazione storiografica è, tuttavia, quella che vede il Patto Molotov-Ribbentrop come un tentativo di Stalin di far uscire l'URSS dall'isolamento internazionale in cui si trovava da almeno un biennio, reso palese dalla Conferenza di Monaco del 29-30 settembre 1938 cui l'Unione Sovietica non era stata invitata. Una ulteriore interpretazione storiografica (ad esempio, quella dello storico russo marxista-leninista Roy Medvedev, che ha scritto diverse opere su Stalin) vede un Stalin in attesa degli eventi, pronto a schierarsi dalla parte del vincitore appena si fosse palesato come tale. La spartizione della Polonia (1939) e l'annessione di Estonia,Lettonia e Lituania e la guerra alla Finlandia (1940) rientrarono nella stessa concezione: garantire al massimo le frontiere sovietiche "calde". In seguito al patto di non aggressione con la Germania, il Comintern strettamente controllato da Stalin, riesumò il vecchio slogan leniniano della guerra tra opposti imperialismi, attribuendo le maggiori responsabilità a Francia e Inghilterra. Tale linea provocò non poco scompiglio e disorientamento tra le file dei comunisti molti dei quali erano approdati alle idee del comunismo proprio in funzione dell'anti-nazismo e dell'antifascismo . La successiva guerra alla Germania (1941-1945) costituì una pagina ingloriosa della vita di Stalin. Sotto la sua guida l'URSS riuscì sì a bloccare l'attacco nazista, ma a causa delle purghe che avevano ucciso quasi tutti i vertici militari, le battaglie, seppur vinte, causarono all'esercito russo perdite per molti milioni di persone. Tra le battaglie principali si ricorda l'assedio di Leningrado e la battaglia di Stalingrado.
    Più che l'apporto - diretto e notevole - alla conduzione della guerra, fu comunque estremamente significativo il ruolo di Stalin come grande diplomatico, evidenziato dalle conferenze al vertice: un negoziatore rigoroso, logico, tenace, non privo di ragionevolezza. Fu assai stimato da Franklin Delano Roosevelt, meno da Winston Churchill cui fece velo la vecchia ruggine anticomunista.
    Stimò a sua volta Chiang Kai-shek ma non altrettanto Mao Zedong e solo con riluttanza smise di pensare che la Cina poteva essere governata dal Kuomintang con l'adesione dei comunisti. Il dopoguerra trovò l'URSS impegnata nuovamente su un doppio fronte: la ricostruzione all'interno e l'ostilità occidentale all'esterno, resa questa volta assai più drammatica dalla presenza della bomba atomica. Furono gli anni della "guerra fredda", che videro Stalin irrigidire ancor più il monolitismo del Partito comunista fuori e dentro i confini, di cui è espressione evidente la creazione del Cominform e la "scomunica" della deviazionista Iugoslavia.
    Stalin, ormai avanti con gli anni, subì un colpo apoplettico nella sua villa suburbana di Kuntsevo la notte tra il 1 e 2 marzo 1953, ma le guardie di ronda davanti alla sua camera da letto, pur se allarmate dalla sua mancata richiesta del pasto notturno (una delle tante abitudini del dittatore), non osarono forzarne la porta blindata fino alla mattina dopo, quando Stalin era già in condizioni disperate: metà del corpo era paralizzata, ed aveva perso l'uso della parola. Morì all'alba del 5 marzo, dopo che i suoi fedelissimi avevano sperato fino all'ultimo un miglioramento delle sue condizioni.
    Il suo funerale fu imponente. Il corpo, dopo essere stato imbalsamato e vestito in uniforme, fu solennemente esposto al pubblico nella Sala Delle Colonne del Cremlino (dove era già stato esposto Lenin). Almeno un centinaio di persone morirono schiacciate nel tentativo di rendergli omaggio. Fu sepolto accanto a Lenin nel mausoleo sulla Piazza Rossa.
    Quando Stalin morì, la sua popolarità come capo del movimento di emancipazione delle masse oppresse di tutto il mondo era ancora intatta: ma bastarono tre anni perché al XX Congresso del PCUS (1956) il suo successore, Nikita Chruščёv, denunciasse i crimini da lui commessi contro gli altri membri del partito dando il via al processo di "destalinizzazione". Primo provvedimento di tale nuova politica fu la rimozione della mummia di Stalin dal Mausoleo di Lenin, accanto al quale il dittatore era stato deposto subito dopo la morte: le autorità non poterono tollerare la vicinanza di un tale sanguinario a quella di una mente così illustre. Da allora egli riposa in una tomba poco distante, sotto le mura del Cremlino.
    Tra le opere di Stalin hanno notevole importanza ideologica e politica: La questione nazionale (1912); Materialismo dialettico e materialismo storico (1938); Questioni del leninismo (1941); Il marxismo e la linguistica (1950).
    Il tributo di sangue
    Berlino est, 1951: Statua di Stalin nella Karl Marx Allee
    La maggioranza degli storici concordano che, tenendo in considerazione oltre al terrorismo di stato (deportazioni e purghe politiche), le carestie (tra cui la grande tragedia dell'Holodomor) e la mortalità in prigione e nei campi di lavoro, Stalin e i suoi accoliti furono direttamente o indirettamente responsabili della morte di un numero di persone compreso tra 20 e 60 milioni di persone. Secondo Aleksandr Jakovlev, che dirige la Commissione per la riabilitazione delle vittime delle repressioni (creata dal presidente Eltsin nel 1992) ed ex braccio destro di Stalin, i morti causati da Stalin furono oltre 20 milioni.
    Sulla cifra esiste però un ampio dibattito. Gli archivi sovietici, del tutto incompleti ed approssimativi, riferiscono che vennero condannate a morte tra il 1930 e il 1953 per motivi politici. Tra questi 681,692 nel 1937 e 1938, durante le "grandi purghe"; tuttavia non tutte le condanne a morte sentenziate durante questo periodo vennero eseguite. Infatti, gli arrestati furono oltre 42 milioni e buona parte di essi morirono nei gulag. Inoltre risulta che tra il 1921 e il 1954 ulteriori 2,400,000 persone furono deportate nei gulag per reati politici (uno dei capi di imputazione più frequenti era l'incitamento a sovvertire od indebolire lo Stato). Vi furono anche circa 40 milioni di arrestati per reati comuni, parte dei quali arrestati per motivi ideologici o solo in quanto sospettati, spesso senza alcuna prova o riscontro nella realtà, di attività sovversivi o di apologia di capitalismo.
    Molti ritengono le cifre fornite dagli archivi sovietici sottostimate. Lo storico e demografo russo Erlikman ha stimato 1.500.000 persone giustiziate (ove gli archivi riportano solo 786,098 persone ), 4.300.000 morti nei campi di concentramento amministrati dal Gulag ed in prigione (agli 1.900.000 ufficiali riportati nell'archivio ne ha aggiunti 2.400.000; tale cifra sale a 5 milioni considerando i 700.000 morti nei campi di lavoro tra il 1922 e il 1929), 1.700.000 morti nelle deportazioni (su un totale di 7.500.000 deportati) ed un milione di civili e prigionieri stranieri morti a causa dell'Armata Rossa, per un totale di 8.500.000 morti causati da Stalin. In Georgia circa 80.000 persone vennero giustiziate nel 1921, 1923–24, 1935–38, 1942 e 1945-50, e più di 100.000 vennero deportate nei campi di lavoro.
    I condannati ai gulag per "reati controrivoluzionari" ai sensi dell'articolo 58 (codice penale della RSFSR) furono, secondo gli archivi, dal 1921 al 1954, 2,400,000 ed i condannati totali (anche per altri reati) nello stesso periodo non superarono i 9 milioni.
    Vi è chi adduce analisi demografiche per contenere il numero delle vittime staliniane.I confronti tra il censimento del 1926 e quello del 37 suggeriscono un numero di 5-10 milioni di morti in eccesso rispetto a quanto sarebbe stato normale per quel periodo, dovuti principalmente alla carestia del 1931–34 (Holodomor). Il censimento del 1926 fissa la popolazione dell'Unione Sovietica a 147 milioni, mentre quello del 1937 registra una popolazione compresa tra i 162 e i 163 milioni. Quest'ultima cifra è di 14 milioni inferiore a quanto atteso dalle proiezioni. Il censimento del 1937 venne invalidato come "censimento disfattista" e i responsabili vennero puniti severamente. Un nuovo censimento venne eseguito nel 1939, ma la cifra pubblicata di 170 milioni viene in genere attribuita direttamente ad una decisione di Stalin. Si noti che la cifra di 14 milioni non implica 14 milioni di morti in più, poiché fino a 3 milioni possono essere ricondotti a nascite mai avvenute a causa di una riduzione della fertilità o per scelta.
    Il 5 marzo 1940 Stalin e altri alti funzionari sovietici firmarono l'ordine di esecuzione di 25.700 cittadini polacchi, tra cui 14.700 prigionieri di guerra. Questo episodio è noto come Massacro di Katyn. Il 20 agosto dello stesso anno un agente dell'NKVD assassinò l'antico avversario di Stalin Lev Trockij, su suo personale ordine, esiliato in Messico.
    Oltre alla morte nei lager Stalin provocò in Ucraina la morte di diversi milioni di persone per fame (Holodomor): le stime oscillano tra circa 1,54 (morti in eccessi registrate dagli archivi sovietici) e 10 milioni. Occorre precisare che Stalin è considerato da molte nazioni direttamente responsabile di questi decessi, poiché negli archivi sovietici sono numerosi i documenti che confermano la pianificazione della carestia per parte staliniana. Nella vigilia della 61esima sessione dell'Assemblea generale dell'ONU nell'estate 2006 il ministro degli esteri ucraino Boris Tarasiuk dichiarò:
    Le missive scritte dai contadini agonizzanti dalla fame ai propri parenti arruolati nell'Armata Rossa non giungevano mai ai rispettivi destinatari, in quanto venivano regolarmente intercettate dalla censura militare affinché le voci relative a ciò che stava effettivamente accadendo nelle zone colpite dalla carestia non si diffondessero per tutto il paese.
    Tra le testimonianze dell'epoca:
    Lettera scritta ad un artigliere dalla sorella residente a Krylovskaja, provincia di Rostov.
    Lettera scritta dai genitori al soldato dell'Armata Rossa Yurcenko da Novo-Derevjanovskaja, Caucaso del Nord.
    Per i villaggi, che ogni anno dovevano consegnare una parte del raccolto allo Stato, furono fissate quote altissime, proprio in un periodo di raccolti magri. Di fronte al mancato rispetto delle quote, Stalin inviò la polizia politica a requisire l'intero raccolto. «Arrivavano, cercavano dappertutto e si portavano via anche il cibo cotto nelle pentole», racconta Dmytro Kalenyk, 88 anni, uno dei due sopravvissuti in una famiglia di 14 persone. I contadini, ai quali era vietato lasciare i villaggi, erano condannati. «Per una spiga di grano si veniva fucilati sul posto», racconta ancora il vecchio agricoltore). Interi villaggi vennero cancellati. Quando anche l'ultimo abitante era morto, issavano una bandiera nera e qualcuno arrivava a seppellire i morti. Chi ci riusciva, abbandonava i figli alle stazioni, sperando che le autorità li avrebbero portati in orfanotrofio. «Uccidemmo i gatti, cucinammo i cani; poi le persone iniziarono a mangiarsi fra di loro», racconta Anna Vasilieva, 85 anni. Tale tragedia provocata dal dittatore Stalin non riguardò solo l'Ucraina. L'Izvestiya ha pubblicato la lettera inviata dalla figlia che abitava a Rostov sul Don a un certo Rostenko: «Ero andata a cercare pane e ho visto che tutti correvano in vicolo Nikolaevskij. C'era un mucchio di gambe e braccia buttate nel catrame. Poi ho saputo che una donna è stata arrestata al mercato perché vendeva salame di carne umana».
    Riportiamo ora uno dei tanti documenti di Stalin che la dice lunga sulle effettive cause di quella strage collettiva, più esattamente la direttiva da parte del Comitato Centrale del partito comunista sovietico, datata 22 gennaio 1933, che proibì l'esodo di massa dei contadini affamati dalle loro terre, condannandoli di conseguenza alla morte per fame.
    Riguardo coloro che negano che le vittime del periodo staliniano siano statisticamente rilevanti si basano anche sul confronto tra i censimenti della popolazione. Infatti se si confronta la popolazione dell'Unione Sovietica nel gennaio del 1959 che è di 208.827.000 mentre nel 1913, negli stessi confini, era di 159.153.000, si può stabilire che l'incremento annuale della popolazione è dello 0,60%. Se confrontiamo questi dati con altri paesi otteniamo:
    Stalin poco prima della morte
    Crescita della popolazione, in migliaia
    Come si vede, la popolazione dell'Unione Sovietica, nonostante nel calcolo, a differenza degli altri stati, sia compreso il periodo della prima guerra mondiale e della guerra civile, e nonostante i 26 milioni di morti nella seconda guerra mondiale ha avuto un aumento annuale del 50% superiore agli altri stati menzionati. Dunque non si potrebbe parlare di decine di milioni di morti.Inoltre molti sostenitori di questa tesi considerano i morti ucraini per fame vittime della crisi alimentare provocata dai contadini che si rifiutarono di coltivare la terra pur di non dare parte del raccolto ai commissari politici e allo stato; in poche parole, i morti andrebbero ridotti (in quanto molti dei numeri inseriti tra i morti per fame andrebbero posti nei numeri dei deportati dei gulag)e non sarebbero stati provocati intenzionalmente dal governo sovietico, ma dal loro stesso atto di ribellione, che portò il partito a vietare l'emigrazione dai territori colpiti dalla carestia.
    Una frase erroneamente attribuita a Stalin è "La morte di un uomo è una tragedia, la morte di milioni è statistica" che si ritiene detta da Churchill alla Conferenza di Potsdam del 1945. In realtà la frase, che Stalin non ha mai pronunciato, è tratta da un romanzo di Erich Maria Remarque L'obelisco nero (1956).
    Famiglia
    Mogli
    Ekaterina Svanidze (1880-1907), sposata nel 1903 e morta nel 1907
    Nadežda Alliluyeva (1901-1932), sposata nel 1919, morta nel 1932
    Figli
    Jakov Džugašvili (1907-1943), avuto dalla prima moglie, morto prigioniero dei tedeschi nel 1943
    Vassilly Džugašvili (1921-1962), avuto dalla seconda moglie, morto per eccessi di alcool nel 1962
    Svetlana Alliluyeva (1926- ), avuto dalla seconda moglie, andata negli USA nel 1967, vivente
    Kostantin Džugašvili (1912?) avuto da una donna durante la prigionia
    Curiosità
    Stalin era alto tra 1,58 m ed 1,65 m ed era solito portare tacchi per accrescere la sua statura, aveva inoltre il braccio sinistro leggermente più corto del destro e semiparalizzato a causa di un incidente subito in gioventù. Il vaiolo, contratto all'età di 7 anni, aveva lasciato tracce sul suo viso.
    Lo psichiatra russo Vladimir Bekhterev nel 1927 visitò Stalin e gli diagnosticò una sindrome paranoide, poco tempo dopo morì in circostanze non chiarite.
    aveva mignolo e anulare del piede sinistro uniti
    Gli oppositori politici cattolici italiani lo chiamavano "Baffone". Questo soprannome venne usato anche da don Camillo nel film:"Don Camillo e l'onorevole Peppone" (Carmine Gallone,1955). Infatti in una scena il prete, interpretato da Fernandel, conia questo slogan contro l'avversario:" Chi vota Peppone, vota Baffone!".
    Voci correlate
    Stalinismo
    Destalinizzazione
    Grandi purghe
    Crimine di guerra
    Vittime di Stalin
    Holodomor
    Nikita Khruščёv
    XX Congresso del PCUS
    Storia dell'Unione Sovietica (1922-1953)
    Seconda guerra mondiale
    Guerra Fredda (1947-1953) e sue origini
    Boris Souvarine
    Premio Stalin
    Complotto dei Medici
    La fattoria degli animali
    Bibliografia
    Adam Ulam. Stalin. Milano, Garzanti, 1981
    Aldo Agosti. Stalin. Roma, Editori Riuniti, 1983
    Gianni Rocca. Stalin quel meraviglioso georgiano. Milano, Mondadori, 1991. ISBN 88-043-4363-X
    Boris Souvarine, Stalin. Milano, Adelphi, 2003. ISBN 88-459-1800-9
    Robert Conquest. Stalin: la rivoluzione, il terrore, la guerra. Milano, Oscar Mondadori, 2003. ISBN 88-04-51329-2
    Anna Louise Strong. L'era di Stalin. Napoli, La città del sole, 2004. ISBN 88-8292-261-8
    Ludo Martens. Stalin un altro punto di vista. Verona, Zambon, 2005. ISBN 88-87826-28-5
    Simon Sebag Montefiore. Gli uomini di Stalin. Un tiranno, i suoi complici e le sue vittime. Milano, Rizzoli, 2005. ISBN 88-170-0319-0
    Roj Aleksandrovic Medvedev. Stalin sconosciuto: alla luce degli archivi segreti sovietici. Milano, Feltrinelli, 2006. ISBN 88-07-17120-1
    Donald Rayfield. Stalin e i suoi boia: una analisi del regime e della psicologia stalinisti. Milano, Garzanti, 2005
    Losurdo Domenico.Stalin storia e critica di una leggenda nera. Carocci editore.
    Note


      ^ Questa è la data che risulta dai registri della chiesa parrocchiale di Gori, ma egli dichiarava di essere nato il 21 dicembre 1879 e in tale giorno veniva festeggiato ufficialmente il suo compleanno nell'Unione Sovietica.
      ^ Erich Fromm, undicesimo capitolo in Anatomia della distruttività umana, Milano, 1975.
      ^ nel 1937 da "Stalinist terror - New Perspective" Capitolo 9 "The Red Army and the Great Purge" (AA.VV. il capitolo in questione di R. R. Reese)
      ^ Tommaso Detti; Giovanni Gozzini, Storia contemporanea Il Novecento, Milano, Bruno Mondadori, 2002. pp. 138-139 ISBN 88-424-9367-8
      ^ Si vedano a questo proposito le testimonianze di due comunisti italiani: Aldo Natoli e Pietro Ingrao
      ^ Народонаселение стран мира / Под ред. Б.Ц.Урланиса. М.: "Статистика". 1974
      ^ Robert Conquest, cap.6 in "Stalin. La Rivoluzione, il Terrore, la Guerra", (in Italiano) Milano, Mondadori, febbraio 2003. pag.87 ISBN 88-04-51329-2.

      «Nel marzo 1918 (...) Mosca tornò a essere la capitale. Stalin portò con sé la sua segretaria sedicenne Nadežda Allilueva, con cui doveva sposarsi l'anno successivo.».


    Altri progetti
    Commons
    Wikiquote
    Wikimedia Commons contiene file multimediali su Stalin
    Wikiquote contiene citazioni di o su Stalin
    Collegamenti esterni
    Biografia, discorsi, documenti audio e video su Josif Stalin. Materiale in diverse lingue
    Scritti di Stalin
    La questione nazionale
    Materialismo dialettico e materialismo storico
    Documentario 52': Staline par Staline
    vittime italiane dei Gulag
    Estratti dal libro di M. Amis "Koba il terribile - Stalin"


    Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Stalin"
    Categorie: Biografie | Rivoluzionari russi | Politici russi | Morti nel 1953 | Nati il 18 dicembre | Morti il 5 marzo | Josif Stalin | Personalità sovietiche della Seconda guerra mondiale | Eroi dell'Unione Sovietica | Guerra civile russaCategorie nascoste: BioBot | Voci con citazioni mancanti | Voci mancanti di fonti - storia | Voci mancanti di fonti - agosto 2008 | Voci con curiosità da riorganizzare | Voci di qualità su he.wiki | Voci di qualità su no.wiki | Voci di qualità su ro.wiki

    « Torna al 21 Dicembre


    Cerca compleanni per iniziale: a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z 5
    Oppure per mese: Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre