Jean-Paul Sartre (1905-1980)

Informazioni di base:

  • Scomparso nel: 1980
  • Data di nascita: 21 Giugno 1905
  • Professione: Filosofo
  • Luogo di nascita: Parigi
  • Nazione: Francia
  • Jean-Paul Sartre in Rete:

  • Wikipedia: Jean-Paul Sartre su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)



    Jean-Paul Charles Aymard Sartre



    Nobel per la letteratura 1964
    Jean-Paul Charles Aymard Sartre (Parigi, 21 giugno 1905 – 15 aprile 1980) è stato un filosofo, scrittore e drammaturgo francese.
    Studiò all' École Normale Supérieure di Parigi, dove si laureò nel 1929 in filosofia, per insegnarla poi in licei di Le Havre, di Laon e infine di Parigi. Fu qui che conobbe Simone de Beauvoir con cui condivise vita intima, lavoro e impegno politico.
    Nel 1964 fu insignito del Premio Nobel per la letteratura, che però rifiutò: "Non voglio essere letto perché Nobel ma solo se il mio lavoro lo merita. E poi, chi è quel tribunale per giudicare la mia opera?" Nel 1945 aveva già rifiutato la Legion d'onore e in seguito la cattedra al Collège de France.
    Morì nel 1980 al culmine del successo essendo ormai diventato icona della gioventù ribelle e anticonformista del dopoguerra. Si stima che al suo funerale presenziarono cinquantamila persone. È sepolto nel cimitero di Montparnasse a Parigi.


    La vita
    Tomba di Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir
    Avendo vinto una borsa di studio nel 1933 ebbe l'opportunità di specializzarsi a Berlino, potendo entrare in contatto diretto con la fenomenologia di Edmund Husserl e l'ontologismo di Martin Heidegger. Venne catturato dai tedeschi e, dopo la sua liberazione, partecipò alla resistenza francese.
    Sartre è stato uno fra i massimi esponenti dell'esistenzialismo e uno studioso le cui idee sono sempre state ispirate a un pensiero politico orientato verso la sinistra internazionale (negli anni della guerra fredda sostenne le ragioni dell'allora Unione Sovietica, pur criticandone in diversi suoi scritti la politica). Ha diviso con Simone de Beauvoir - conosciuta nel 1929 all'École Normale Supérieure - la propria vita sentimentale e professionale.
    Gli anni di gloria

    L'apoteosi esistenzialista


    In seguito alla Liberazione, Sartre conobbe un successo enorme e per oltre un decennio dominò il panorama letterario francese. Promuovendo l'impegno politico-culturale come fine a sé stesso, la diffusione delle sue idee avvenne specialmente attraverso la rivista che egli fondò nel 1945, Les Temps Modernes. Sartre vi condivide la sua "penna" con, tra gli altri, Simone de Beauvoir, Merleau-Ponty e Raymond Aron. Nel lungo editoriale del primo numero, egli pose i principi di una responsabilità dell'intellettuale nel suo tempo e di una letteratura impegnata. Per lui, lo scrittore è presente «qualunque cosa faccia, segnato, compromesso fino al suo più lontano ritiro dall'attività (...) Lo scrittore è "in situazione" nella sua epoca.» Questa posizione sartriana dominerà tutti i dibattiti intellettuali della seconda metà del XX secolo. La rivista è sempre considerata come la più prestigiosa tra le riviste francesi a livello internazionale.
    Il campanile della chiesa di Saint-Germain-des-Prés
    Simbolo di questa gloria surrealista e dell'egemonia culturale di Saint-Germain-des-Prés sul mondo, la sua celebre conferenza dell'ottobre 1945, dove una folla immensa cerca di entrare nella piccola sala che era stata riservata. La gente litiga, partono dei colpi, ci sono signore che svengono o cadono in sincope. Sartre in quell'occasione presenta una sintesi della sua filosofia, l'esistenzialismo, in questa fase però già modificato da influssi del pensiero marxista, che sarà poi trascritta nell'opera L'esistenzialismo è un umanismo. La sua pubblicazione, da parte dell'editore Nagel, è fatta all'insaputa di Sartre che giudica la trascrizione ex abrupto, necessariamente semplificatrice, poco compatibile con la scrittura e il lavoro del senso che la stessa implica.
    Tutto il bel mondo vuole ora essere esistenzialista, vivere in modo esistenzialista. Saint-Germain-des-Prés, residenza di Sartre, diviene il quartiere parigino dell'esistenzialismo, e allo stesso tempo un alto luogo di vita culturale e notturna: nel quale si festeggia alla maniera esistenziale, nelle cantine affumicate, ascoltando del jazz, o recandosi al café-théâtre. Fenomeno raro nella storia del pensiero francese, un pensiero filosofico tecnico e austero trova purtuttavia, nel grande pubblico, una eco inaspettata. Ciò può essere spiegato con due fattori: all'inizio l'opera di Sartre è multiforme e permette a ciascuno di trovare il suo livello di lettura, successivamente l'esistenzialismo, che proclama la libertà totale, così come la responsabilità totale degli atti dell'uomo di fronte agli altri e a se stesso, si presta perfettamente a questo strano clima del dopoguerra dove si mescolano festa e memoria delle atrocità. L'esistenzialismo diventa pertanto una vera e propria moda, più o meno fedele alle idee sartriane, e di cui l'autore sembra un po' superato dall'ampiezza che prende quest'ultima.
    Intanto, Sartre affermerà il suo impegno politico chiarendo la sua posizione, attraverso i suoi articoli su Les Temps modernes: Sartre sposa, come molti intellettuali della sua epoca, la causa della rivoluzione marxista, ma, almeno dal 1956 in poi, senza per questo concedere i suoi favori al partito comunista, agli ordini di un'URSS che non può soddisfare l'esigenza di libertà. Sartre e i suoi amici continuano perciò a cercare una terza via, quella del doppio rifiuto del capitalismo e dello stalinismo.
    Nel dicembre 1946, la rivista prende posizione violentemente contro la guerra d'Indocina. Nel 1947, Sartre nei suoi articoli se la prende con il gollismo e con il RPF, che considera come un movimento fascista. L'anno seguente, la guerra fredda che avanza conduce Les Temps modernes a combattere l'imperialismo americano, affermando al contempo un pacifismo neutralista. Egli pubblica così con Merleau Ponty un manifesto in favore di un'Europa socialista e neutrale.
    È allora che Sartre decide di tradurre il suo pensiero in espressione politica, fondando con una conoscenza un nuovo partito politico, il Rassemblement Démocratique Révolutionnaire. Ma malgrado il successo di qualche manifestazione, il RDR non raggiungerà mai un numero di aderenti necessario a diventare un vero partito. Subodorando una deriva pro - americana da parte del suo co-leader, Sartre rassegna le sue dimissioni nell'ottobre 1949.
    È allora che, senza uscite politiche, il riavvicinamento con i comunisti inizia a diventare per lui una soluzione.

    Il compagno di strada del Partito Comunista Francese (PCF)


    La guerra di Corea, che scoppia nel giugno 1950, accelera questa evoluzione verso il riavvicinamento al Partito Comunista Francese (PCF). Per Sartre, la guerra, divenuta calda, implica il fatto che ognuno ora debba scegliere il proprio campo. Merleau Ponty, in disaccordo, lascia allora, dopo Raymond Aron, les Temps Modernes, di cui egli era un membro importante. Il 28 maggio 1952, il PCF organizza una manifestazione contro la visita del generale Ridgway, che finirà nella repressione e nel sangue, con la morte di 2 militanti e l'arresto di Jacques Duclos, segretario del PCF. L'evento scioccò Sartre in modo tale che egli ne parlerà come di un'autentica « conversione » : egli inizia ormai a sostenere anima e corpo il PCF. Si lancia in un'amplissima spiegazione nell'articolo « I comunisti e la pace »: qui egli chiarisce che il proletariato non potrebbe vivere senza il suo partito, il partito comunista, e che bisogna dunque assimilare il partito comunista al proletariato. Il PC diventa così il solo partito in favore del quale ci si deve impegnare.
    Sartre pertanto si impegna, a partire dal 1952, in un matrimonio di ragione con i sovietici: in particolare, partecipa al Congresso nazionale della pace a Vienna nel novembre 1952, organizzato dall'URSS, e la sua presenza conferisce all'avvenimento una considerazione insperata. Sartre arriva fino ad autocensurarsi facendovi impedire la ripresa della sua pièce Le mani sporche, che i comunisti consideravano antibolscevica, e che era previsto andasse in scena in quel periodo a Vienna. I comunisti potevano ora rallegrarsi per aver acquisito alla loro causa il filosofo e lo scrittore più celebre del mondo.
    Questo allineamento di Sartre ai comunisti separa lo stesso Sartre e Camus, precedentemente molto vicini. Per Camus l'ideologia marxista non deve prevalere sui crimini staliniani, laddove per Sartre, che è al corrente di tali crimini, non si devono utilizzare questi fatti come pretesto per abbandonare l'impegno rivoluzionario.
    La fedeltà al PCF terminò nel 1956. Nel 1954, al ritorno da un viaggio in URSS, Sartre diede a Libération, un quotidiano vicino al PCF, una serie di 6 articoli che illustravano la gloria dell'URSS. Ancora nel 1955 scrisse una pièce teatrale (il Nekrassov) che fustigava la stampa anticomunista.
    Il sodalizio con il PCF terminò all'indomani degli avvenimenti dell'autunno del 1956, quando i carri sovietici soffocarono la rivoluzione ungherese. L'insurrezione aprì gli occhi a molti comunisti di allora e permise di comprendere che esisteva un proletariato al di fuori dal partito con istanze non solo non rappresentate o misconosciute ma addirittura negate e avversate. Sartre dopo aver firmato una petizione di intellettuali di sinistra e di comunisti contestatari, il 9 novembre concesse una lunga intervista al settimanale l'Express (giornale mendésista), per smarcarsi platealmente dal partito.
    Nel 1956 Sartre decise un cambiamento di strategia ma non cambiò le sue opinioni: socialiste, anti-borghesi, anti-americane, anti-capitaliste, e soprattutto anti-imperialiste (la lotta dell'intellettuale impegnato continuò e prese una nuova forma in seguito agli avvenimenti della guerra d'Algeria).

    La guerra d'Algeria


    Dal 1956 al 1962, Sartre e la sua rivista intrapresero una lotta radicale in favore della causa nazionalista algerina. Nel marzo del 1956 i comunisti votarono in favore dei pieni poteri a Guy Mollet in Algeria, Sartre e i suoi amici denunciarono il mito di un'Algeria francese parlando della realtà colonialista. Quindi essi si impegnarono in favore dell'indipendenza manifestando altresì la loro solidarietà con il Front de Libération Nationale. Les temps modernes fece anche apparire nella primavera del 1957 la testimonianza di Robert Bonneau, un soldato richiamato, che raccontò i barbari metodi adottati durante la guerra in Algeria. Ma Sartre si fece una volta di più prendere dal giogo dell'impegno manicheo come quando era compagno di strada del Partito Comunista: non proferì parola, oppure legittimò i massacri e i crimini di guerra del FLN.
    Nel settembre 1960 sostiene il manifesto del diritto alla non sottomissione (chiamato manifesto dei 121) e si dichiara solidale con le ricerche di aiuto del FLN. Durante il processo Jeanson, un « portaborse » del FLN, egli proclama il suo assoluto sostegno all'imputato. Questa dichiarazione provoca uno scandalo e, malgrado le proteste di diverse organizzazioni, de Gaulle non volle persecuzioni contro Sartre, e avrebbe dichiarato: "Non si imprigiona Voltaire".
    Questo suo impegno, non di meno, comporta i suoi rischi: nel gennaio 1962, l'OAS compie un attentato facendo esplodere una parte del suo domicilio, che Sartre aveva proprio abbandonato per timore di rappresaglie.
    Sostenitore attivo della rivoluzione cubana, dal 1960, egli ruppe poi con Líder Máximo nel 1971 a causa dell' «affaire Padilla». Egli dirà di Fidel Castro: «Il m’a plu, c’est assez rare, il m’a beaucoup plu».

    Strutturalismo, Flaubert e premio Nobel


    Nel frattempo, sul piano teorico, il filosofo Sartre si occupa di produrre la teoria economica e sociale che servirà a conciliare socialismo e libertà. Si lancia in quest'impresa, che rimarrà incompiuta, con la pubblicazione della prima parte della Critica della ragione dialettica nel 1960.
    Dopo di che l'esistenzialismo sembra perdere colpi: durante gli anni 1960, l'influenza di Sartre sulla letteratura francese e sulle ideologie intellettuali diminuisce poco a poco, specialmente nel confronto con gli strutturalisti come l'etnologo Lévi-Strauss, il filosofo Foucault o lo psicanalista Lacan. Lo strutturalismo è in qualche modo l'avversario dell'esistenzialismo: in effetti non c'è molto spazio nello strutturalismo per la libertà umana, essendo ogni uomo imbrigliato nelle strutture che lo sovrastano e sulle quali non ha presa. Sartre è altrove, non si cura di discutere di questa nuova corrente: è interamente impegnato in un progetto personale, rappresentato dall'analisi del XIX secolo e della creazione letteraria, e soprattutto dallo studio di un autore che l'ha sempre affascinato, Flaubert. Inoltre negli anni 1960 la sua salute peggiora rapidamente. Sartre è prematuramente logorato; logorato per la sua costante iperattività letteraria e politica e logorato dal tabacco, dall'alcool che assume in gran quantità, nonché dalle droghe che lo mantengono in forma (chlorydrane e amfetamine).
    Ma il rifiuto, la rivolta, l'intransigenza si vedono sempre nelle azioni di Sartre. Nel 1964, fatto che avrà una grande risonanza mondiale, rifiuta il premio Nobel poiché, a suo avviso, « nessun uomo merita di essere consacrato da vivo ». Aveva già rifiutato la Legione d'onore, nel 1945, e ancora una cattedra al Collegio di Francia. Questi onori, secondo lui, gli avrebbero alienato la sua libertà, facendo dello scrittore una istituzione. Questi suoi gesti resteranno celebri poiché in grado di illuminare lo spirito e lo stato d'animo dell'intellettuale.
    Il pensiero
    Sartre con Simone de Beauvoir e Che Guevara nel 1960
    Sartre rimane molto influenzato dal pensiero di Husserl, anche se poi lo utilizza in maniera originale, poiché sin dai suoi primi studi egli vi imprime una forte critica psicologistica che sarà poi solo soppiantata da quella politica dopo il 1946. La prima fase del pensiero di Sartre è segnata dall'opera L'essere e il nulla, pubblicata nel 1943, e che rimane l'opera principale a testimonianza del suo esistenzialismo ateo. Il tema principale in esso posto è la fondamentale libertà di realizzarsi di ogni uomo come uomo-dio e l'ineludibilità di rimanere sempre un dio-fallito. Ciò che evidenzia il fallimento è l'angoscia che attanaglia l'uomo nel vivere il suo esistere come una libertà fasulla, basata sul nulla:
    Dopo la seconda guerra mondiale, insieme alla cospicua produzione di opere drammaturgiche di alto livello, l'attenzione di Sartre si rivolge all'azione politica. Ma si può dire che in esse esistenzialismo e politica trovino la loro sintesi imntellettuale. Egli si avvicina al comunismo benché non si sia mai iscritto al partito comunista. Con la definitiva adesione al comunismo, Sartre si mette decisamente in gioco a favore di questo e dà inizio a un suo ruolo di engagé che farà da modello a molti intellettuali di sinistra tra gli anni '50 e '80. Il resto della sua vita è segnato dal tentativo di riconciliare le idee esistenzialistiche con i principi del marxismo, convinto che le forze socio-economiche determinino il corso dell'esistenza umana e che il riscatto economico per la classe operaia possa divntare anche culturale. In questi anni Sartre stringe anche amicizia con un giovano cambogiano di nome Saloth Sar con cui condivide la militanza nel Partito Comunista Francese che diverrà poi noto alle cronache molti anni dopo con il nome di battaglia di Pol Pot capo dei guerriglieri Kehmer Rossi e presidente della Kampuchea Democratica dal 1975 al 1979.
    E' in questa prospettiva che nasce il progetto della Critica della ragion dialettica (che uscirà nel 1960) e contemporaneamente la rottura sia con Camus e sia con Merleau-Ponty, non disposti a seguirlo nella sua radicalizzazione politica. Però quest'opera non è per niente allineata alla dotrina comunista sovietica, ma propone una visione della società che lascia all'individualità larghi spazi di libertà e di affermazione anche se in una prospettiva deterministica. Nel perseguimento della "unità dialettica del soggettivo e dell'oggettivo" la soggettività è infatti dipendente dall'oggettività socio-ambientale come suo "campo delle possibilità".
    Libertà condizionata dell'uomo perciò rispetto a un ampio sottofondo di necessità. Gli assunti fondamentali di L'essere e il nulla sono perciò nella Critica della ragion dialettica definitivamente negati con l'assunzione teorica del materialismo storico marxiano. E' infatti il regno del "pratico-inerte" (l'essenza della materia) a imporsi, a dominare, a determinare la necessità e ad imporla anche all'uomo. Sartre viene quindi a scrivere:
    Nell'esistenzialismo di Sartre si realizza lo stesso paradosso di Heidegger e Jaspers: la trasformazioni del concetto di possibilità in impossibilità. Secondo Sartre l'uomo è definito come "l'essere che progetta di essere Dio" (in "L'essere e il nulla"), ma questa attività si risolve in uno scacco: ciò che per Heidegger e Jaspers è nullificato dalla realtà fattuale, in Sartre è nullificato dalla molteplicità delle scelte e dall'impossibilità di discriminarne la fondatezza e validità.
    "Ein Mal ist kein Mal" (una volta è nessuna volta), se mi è dato scegliere, il fatto di non poter discernere si traduce in una non scelta.
    Contingenza dell'essere: il mondo è « assurdo », senza ragione. È « di troppo ». Esiste semplicemente, senza « fondamento ». Le cose e gli Uomini esistono di fatto, e non di diritto. (Vedere La nausea.)
    L'Uomo è definito dalla coscienza (il "per sé" che si oppone all'"in sé"). Ovvero ogni coscienza è coscienza di qualcosa (idea d'intenzionalità ripresa da Husserl). L'Uomo è dunque fondamentalmente aperto sul mondo, « incompleto », « girato verso », esistente (proiettato fuori di sé): c'è in lui un niente, un « foro nell'essere » suscettibile di ricevere gli oggetti del mondo.

    La coscienza è ciò che non coincide mai con sé stessi, ciò che è potenza di "nullificazione" (cioè di negazione, cioè d'azione) grazie all'immaginazione (che può pensare ciò che non è). La coscienza rende dunque il progetto possibile.

    L'Uomo è assolutamente libero: egli non è nient'altro che ciò che egli fa della sua vita, egli è un progetto. L'esistenza precede l'essenza (contro Hegel: non c'è essenza predeterminata, l'essenza è liberamente scelta dall'esistente).
    L'impegno non è una maniera di rendersi indispensabile, non importa chi (intercambiabile).
    "L'Uomo è condannato ad essere libero": non impegnarsi è ancora una forma d'impegno, poiché se ne è responsabili.
    Inoltre, Dio non esiste (e in ogni caso "se esistesse ciò non cambierebbe nulla"), per cui l'uomo è unica fonte di valore e di moralità; è condannato ad inventare la propria morale.
    Rifiuto del concetto freudiano d'inconscio, sostituito con la nozione di «malafede»: l'inconscio non saprebbe diminuire l'assoluta libertà dell'Uomo
    Il criterio della morale non si trova dunque al livello delle "massime" (Kant) ma degli "atti". La « malafede », sul piano pratico, consiste nel dire: "quel che conta è l'intenzione".
    Intersoggettività: il soggetto tende a fare degli altri un oggetto e a percepirsi come l'oggetto d'altri (esempio particolare del "gesto sporco" sorpreso mentre fatto di nascosto).
    L'uomo non vive se non in relazione all'altro, e l'"IO" sartriano non è più soggettivo ma oggettivo, in quanto è riferito ad ogni uomo in chiave universale.
    Sintetizzando: siamo come una stanza con una finestra che si affaccia sul mondo esterno... e sta a noi, e SOLO a noi, decidere di aprirla.
    Il senso de "La nausea"
    La nausea che prova il protagonista del romanzo - Antoine Roquentin - deriva proprio da quella condizione di sostanziale gratuità della vita, ovvero il sentire la vita come priva di un senso necessario. Ma vi è anche l'estraneità della coscienza nei confronti della natura vista come brutalità priva di alcuna coscienza.
    La nausea è quindi un romanzo filosofico nella misura in cui ripropone, sia pure in maniera del tutto originale, una specie di dualismo tra ciò che è cosciente e ciò che è incosciente. Per Sartre infatti la coscienza è l'elemento che distingue due categorie ontologiche distinte, appartenenti a due livelli ben distinti dell essere.
    La vita, secondo Roquentin, nel momento in cui ci appare come un unico e inevitabile flusso di esperienze senza un senso proprio, provoca la grande vertigine della nausea. Si può dunque dire che Sartre lamenta il fatto che la realtà non ci dia significato da sé, ma che è la coscienza dell'uomo a doverglielo dare. In questa impresa l'uomo è del tutto solo, perché non c'è un Dio a cui fare riferimento e porre domande.
    Questa possibilità, che è anche un compito, aperta all'uomo, è per diversi aspetti la stessa che provoca l'angoscia in Soren Kierkegaard, ma mentre in questi c'è la visione salvifica del Cristo a dare speranza, per l'ateo Sartre c'è disperazione e soprattutto solitudine.
    Non esiste un essere necessario "Dio" che possa dare significato dall'esterno a questa condizione esistenziale. L'esistenza è di per sé già compiuta nella sua evidenza, l'esistenza è assoluta e gratuita.
    La condizione di chi si sente esistere è già vissuta come un esistente, seppure assurda perché senza uno scopo apparente, viviamo per vivere e per morire, gli eventi ci vengono incontro come fenomeni e non possiamo dedurli se non vengono in contatto con il nostro Io.
    Note

      ^ Secondo il Corriere della Sera del 9 ottobre 2008, Sartre «rifiutò il Premio con grande enfasi pubblica e poi si fece avanti privatamente per ottenere l'assegno (l'Accademia naturalmente lo ignorò)» (Segreti da Nobel Intrighi a Stoccolma. Da Tolstoj a Fo: retroscena, polemiche e tic, http://www.corriere.it/cultura/08_ottobre_09/segreti_nobel_stoccolma_7139684a-95d8-11dd-86ba-00144f02aabc.shtm)

    Opere

    Romanzi e racconti


    La nausea (La nausée), 1938
    Il muro (Le mur), 1939
    I cammini della libertà (Les chemins de la liberté) 1945
    L'età della ragione ("L'age de raison"), 1945
    Il rinvio (Le sursis), 1945
    La morte nell'anima (La mort dans l'ame), 1949
    Œuvres romanesques (1981)

    Teatro


    Bariona o il figlio del tuono (Bariona ou le Fils du tonnerre), 1940
    Le mosche (Les mouches), 1943
    A porte chiuse (Huis clos), 1944
    La puttana rispettosa (La putain respecteuse), 1946
    Morti senza tomba (Morts sans sépulture), 1946
    Le mani sporche (Les mains sales), 1948
    Il Diavolo e il buon Dio (Le Diable et le bon Dieu), 1951
    Kean (1954)
    Nekrassov 1955
    I Sequestrati di Altona (Les Séquestrés d'Altona), 1959
    Le Troiane (Les Troyennes), 1965

    Autobiografia, corrispondenza


    Le parole (Les mots), 1964
    Taccuini della strana guerra (Carnets de la drôle de guerre), 1983-1995
    Lettere al Castoro e ad altre amiche (Lettres au Castor et à quelques autres), 1983

    Essais


    Situazioni I (1947)
    Situazioni II (1948)
    Situazioni III (1949)
    Situazioni IV (1964)
    Situazioni V (1964)
    Situazioni VI (1964)
    Situazioni VII (1965)
    Situazioni VIII (1972)
    Situazioni IX (1972)
    Situazioni X (1976)

    Saggi politici


    Riflessioni sulla questione ebraica, (Réflexions sur la question juive), 1946
    Interviste sulla politica (Entretiens sur la politique), 1949
    L'Affare Henri Martin (L'Affaire Henri Martin), 1953
    Prefazione a I Dannati della Terra (Les Damnés de la Terre) di Frantz Fanon, 1961
    Abbiamo ragione a rivoltarci (On a raison de se révolter), 1974

    Critica letteraria


    La repubblica del silenzio (La république du Silence), 1944
    Baudelaire, 1946
    Che cos'è la letteratura? (Qu'est-ce que la littérature ?), 1948
    San Genet, commediante e martire (Saint Genet, comédien et martyr), 1952
    L'Idiota della famiglia (L'Idiot de la famille), 1971-1972 su Flaubert
    Un teatro di situazioni (Un théâtre de situations), 1973
    Critiche letterarie (Critiques littéraires)

    Filosofia


    L'Immaginazione (L'imagination), 1936
    La Trascendenza dell'Ego (La Transcendance de l'Ego), 1937
    Idee per una teoria delle emozioni (Esquisse d'une théorie des émotions), 1938
    L'immaginario (L'imaginaire), 1940
    L'essere e il nulla (L'Être et le Néant), "saggio di ontologia fenomenologica" 1943
    L'esistenzialismo è un umanismo (L'existentialisme est un humanisme), 1945
    Coscienza e conoscenza di sé (Conscience et connaissance de soi), 1947
    Critica della ragione dialettica I: Teoria degli insiemi pratici preceduto da Questione di metodo (Critique de la raison dialectique), 1960
    Quaderni per una morale (Cahiers pour une morale), 1983
    Critica della ragione dialettica II: L'intelligibilità della storia (Critique de la raison dialectique), 1985
    Verità e esistenza (Vérité et existence), 1989

    Sceneggiature


    Les jeux sont faits, 1947
    L'ingranaggio (L'Engrenage), 1948
    Freud. Una sceneggiatura (Le Scénario Freud), 1984
    Typhus 1943 (scritto durante l'occupazione e edito nel 2007 da Gallimard)
    Altri progetti
    Wikiquote
    Wikiquote contiene citazioni di o su Jean-Paul Sartre
    Critica
    E' stato spesso rimproverato a Sartre un certo intellettualismo, poco conciliabile con le sue convinzioni socio-politiche, marxiste e favorevoli alla cultura popolare. Il suo principale saggio filosofico, L'essere e il nulla, appare talvolta giocato su una teorizzazione della coscienza che ricorda troppo da vicino la metafisica colta che vorrebbe combattere.
    Voci correlate
    Esistenzialismo
    Esistenzialismo ateo
    Simone de Beauvoir
    Collegamenti esterni
    Groupe d'études sartriennes, Paris
    Die deutsche Sartre-Gesellschaft, Berlin
    Jean-Paul-Charles-Eymard Sartre di Michel Rybalkà - Giornaledifilosofia.net
    Individu et totalisation : la dialectique et son reste de Juliette Simont - Giornaledifilosofia.net
    Sartre et les Etats-Unis. Interview a Annie Cohen-Solal
    Sartre, quel drôle de succès di Marcella D'Abbiero
    Sartre face à la phénoménologie Interview a Vincent de Coorebyter
    Il giovane Sartre e il problema dell'Io di F.S. Trincia
    http://www.romanistik.info/sartre.php
    Pierre Michel, Jean-Paul Sartre et Octave Mirbeau.
    Su Sartre: Testi in linea, Rivista elettronica internazionaleSens Public.
    Portale Letteratura
    Portale Filosofia
    Portale Teatro

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