Ippolito Nievo (1831-1861)

Informazioni di base:

  • Scomparso nel: 1861
  • Data di nascita: 30 Novembre 1831
  • Professione: Scrittore
  • Luogo di nascita: Padova (PD)
  • Nazione: Italia
  • Ippolito Nievo in Rete:

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  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Ippolito Nievo
    Ippolito Nievo (Padova, 30 novembre 1831 – Mar Tirreno, 4 marzo 1861) è stato uno scrittore e patriota italiano dell'Ottocento.

    Biografia
    Nasce a Padova da Antonio, un nobile magistrato mantovano e da Adele Marin una nobildonna veneziana, figlia di un patrizio e di una contessa friulana, Ippolita di Colloredo e di Carlo cui Nievo fu particolarmente legato.

    I luoghi della sua infanzia e della sua famiglia faranno da sfondo, in tutti i suoi romanzi e le sue novelle, ai personaggi che si muoveranno tra la Lombardia, il Veneto e il Friuli.
    Gli studi
    Per seguire il padre nei suoi trasferimenti di lavoro, Ippolito trascorre i primi anni d'infanzia in varie città del Regno Lombardo Veneto e nel 1841 si iscrive al collegio del seminario di Sant'Anastasia di Verona entrando a convitto.

    Prosegue gli studi a Cremona e a Revere, in un liceo privato, dove consegue la licenza liceale nel 1850. Ritornato a Mantova nella casa paterna, si iscrive alla facoltà di Legge presso l'Università di Pavia che proseguirà a Padova dove si laurea nel 1855 quando già gli avvenimenti storici e politici di quel tempo lo avevano coinvolto in prima persona.
    L'attività militante
    Nel 1848 il giovane Ippolito, affascinato dal rigore morale della predicazione mazziniana, partecipa allo scoppio del moto insurrezionale a Mantova che fallisce.

    Deluso dalla sconfitta si reca a Cremona con l'amico Attilio Magri e in questa città, dove vivrà per alcuni mesi, conosce Matilde Ferrari, l'ispiratrice del romanzo "Antiafrodisiaco per l'amor platonico" composto nel 1851, e se ne innamora.
    Nella primavera del 1849 soggiorna per breve tempo a Pisa dove conosce Andrea Cassa, con il quale partecipa ai moti livornesi ed entra in contatto con gli esponenti del partito democratico di Guerrazzi.
    L'interesse per la letteratura
    L'interesse per la letteratura si era intanto consolidato e nel 1852 il giovane inizia, accanto al lavoro letterario, la sua attività di pubblicista che proseguirà anche a laurea conseguita, rifiutandosi così di intraprendere una carriera giuridica che l'avrebbe inserito nell'odiata amministrazione austriaca.
    Nel 1854 viene pubblicato presso l'editore Vendrame di Udine un primo volume dei "Versi" che raccoglie le poesie che erano state precedentemente pubblicate sulla rivista "L'Alchimista friulano" e nello stesso anno viene rappresentato a Padova il suo dramma "Gli ultimi giorni di Galileo Galilei".
    Nel 1855, deluso dalla situazione politica italiana, lo scrittore si ritira a Colloredo di Montalbano e si dedica attivamente alla produzione letteraria delineando nella mente quello che sarà il suo capolavoro, "Le confessioni d'un Italiano".
    Continua intanto la sua attività di pubblicista e si avvicina al giornalismo militante milanese collaborando al settimanale "Il Caffè".
    Il soggiorno a Milano
    Nel 1856, a causa di un racconto intitolato "L'Avvocatino" pubblicato sul foglio milanese "Il Panorama universale", viene accusato di vilipendio nei confronti delle guardie imperiali austriache e subisce un processo.

    Sarà questa l'occasione per trascorrere lunghi periodi a Milano dove avrà modo di partecipare agli stimolanti dibattiti letterari e politici che si svolgevano e di apprezzare il vivace clima culturale di quella città.
    La stesura del romanzo
    Tra il 1857 e il 1858 Nievo, ritornato a Colloredo, si dedica intensamente, alla stesura del suo grande romanzo, "Le confessioni d'un italiano", che verrà pubblicato postumo nel 1867 dall'editore Le Monnier con il titolo rivisto "Le confessioni di un ottuagenario".
    Gli eventi del 1859 e del 1860 rendono più intensa la sua attività giornalistica e ne sollecitano i primi due saggi politici, l'opuscolo "Venezia e la libertà d'Italia" ispirato dalla mancata liberazione della città, e il "Frammento sulla rivoluzione nazionale".
    Al servizio di Garibaldi
    Nel 1859 è tra i Cacciatori delle Alpi di Garibaldi e l'anno seguente partecipa alla Spedizione dei Mille. Unendosi alle truppe garibaldine il 5 maggio del 1860 salpa da Quarto a bordo del Lombardo insieme a Nino Bixio e Cesare Abba.
    Distintosi a Calatafimi e a Palermo gli viene affidata la nomina di "Intendente di prima classe" dell'impresa dei Mille con incarichi amministrativi e ne sarà anche attento cronista ("Diario della spedizione dal 5 al 28 maggio" e "Lettere garibaldine").
    Il naufragio e la precoce morte
    Avendo ricevuto l'incarico di riportare da Palermo i documenti amministrativi della spedizione, trova la morte durante il viaggio di ritorno dalla Sicilia, nella notte tra il 4 e il 5 marzo 1861, nel naufragio avvenuto nel Mar Tirreno del vapore Ercole sul quale viaggiava.
    Opere
    Nella produzione del Nievo sono presenti generi letterari diversi anche se legati dal tema comune del suo impegno risorgimentale.
    Le lettere a Matilde Ferrari
    La prima prova narrativa di Nievo consiste nelle 70 lettere inviate, tra il 1848 e il 1851, a Matilde Ferrari durante la loro relazione. In esse, che risentono dell'influenza del Foscolo ortisiano, si sente già quella particolare sensibilità riguardo alla realtà contadina, oltre il nostalgico ricordo della civiltà veneziana, che caratterizzerà le sue opere maggiori.
    Afrodisiaco per l'amor platonico
    La sua prima vera opera è il breve romanzo polemico-satirico Afrodisiaco per l'amor platonico, scritto nel 1851, legato alla rottura del rapporto amoroso con Matilde che l'autore lasciò inedito e che venne pubblicato postumo nel 1956 a cura di C. Bascetta e V. Gentili a Firenze presso l'editore Le Monnier.
    I Versi
    Agli ultimi mesi del 1853 e ai primi del 1854 risalgono i primi Versi frutto di una intensa collaborazione con il giornale di tendenza liberale "L'Alchimista Friulano".

    In essi il ventitreenne scrittore si volgeva contro le "svenevolezze" dei poeti legati alla tradizione classicistica che era divenuta ormai accademica e contro i cantori romantici.
    L'ideale poetico del giovane Ippolito si identificava, in quel periodo, nella poesia di Giuseppe Giusti il cui linguaggio, letterario e popolare insieme, poteva essere l'unico adatto a sostenere la causa della nazione.

    Ma Nievo aveva saputo accettare, insieme alle lodi, anche gli ammonimenti di Carlo Tenca che aveva recensito nel "Crepuscolo" la sua prima raccolta. Così, l'anno seguente, 1855, il giovane uscì con altri Versi di natura più intima che risentivano della lezione foscoliana e leopardiana.
    Ancora più attenuata sarà l'influenza di Giusti nelle successive raccolte: "Le Lucciole. Canzoniere (1855-1857)", pubblicato a Milano dall'editore Redaelli nel 1858 e "Gli Amori Garibaldini", pubblicato a Milano dall'editore Agnelli nel 1860.
    Studii sulla poesia popolare e civile massimamente in Italia
    Intanto il poeta, tra le due raccolte, aveva pubblicato, nel 1854, un saggio intitolato Studii sulla poesia popolare e civile massimamente in Italia che era precedentemente uscito in sei puntate su "L'Alchimista Friulano" dal 9 luglio al 15 agosto 1854.

    Nel saggio, che risulta quasi una messa a punto della sua polemica contro l'attuale letteratura, il Nievo tracciava un ampio panorama storico che dalle origini delle letterature romanze arrivava fino ai tempi presenti.

    Quello che egli cercava nella letteratura romantica era una letteratura nuova che partendo dal rispetto della tradizione e rifacendosi a Dante, risalisse lungo i secoli per attingere dall'insegnamento virile di Alfieri e di Parini, in parte di Foscolo fino a Manzoni.

    Il saggio si concludeva con un elogio al Giusti del quale egli lodava non solo i valori morali che la sua poesia aveva espresso, ma anche la lingua vigorosa e parlata.
    Novelliere campagnuolo e altri racconti
    Quando il Nievo intraprese la sua opera di narratore lo fece ispirandosi alla vita delle campagne e prendendo come modelli letterari le novelle di Giulio Carcano, di Caterina Percoto, di Francesco Dall'Ongaro oltre che dai romans champêtres ambientati nel "Berry" di George Sand.
    Le novelle, in tutto sette, erano state scritte tra il 1855 e 1856 pubblicate nei giornali e pronte ad uscire in volume con il titolo di Novelle campagnuole come scriverà il Nievo il 14 marzo 1857 al cugino Carlo Gobio. Le novelle in realtà rimasero inedite e furono raccolte, da I. De Luca e pubblicate nel 1956 a Torino dall'editore Einaudi con il titolo Novelliere campagnuolo e altri racconti.

    La nostra famiglia di campagna


    La nostra famiglia di campagna uscì su "La Lucciola" di Mantova dal maggio al dicembre 1855 e probabilmente avrebbe dovuto essere l'introduzione al Novelliere. Lo si può dedurre dal tono discorsivo, appena accennato dall'esile racconto e soprattutto rivolto a presentare alla società borghese quella contadina dell'Alto Mantovano che veniva presa ad esempio della vita difficile e stentata di tutte le popolazioni agricole dell'Italia settentrionale in quei decenni.

    La Santa di Arra


    La Santa di Arra venne pubblicata nel settembre del 1855 sul "Caffè" di Milano e viene ambientata nel Friuli, in particolare in quella zona di collina a nord di Udine che l'autore conosceva bene per le sue lunghe dimore a Colloredo di Montalbano.

    La vicenda, piuttosto lacrimevole, sfocia in un moraleggiante finale in cui il bene trionfa sul male ma diventa pretesto per descrivere, in modo veritiero e appassionato, i costumi del villaggio, consegnandoci così un pezzo di storia sociale dell'epoca.

    La pazza del Segrino


    La pazza del Segrino venne scritta nel dicembre del 1855 e rimase inedita fino al 1860.

    É una drammatica vicenda ambientata nell'Alta Brianza (Lago del Segrino) che all'inizio assume un'intonazione campagnola per concludersi man mano in un tranquillo e borghese lieto fine.

    Il Varmo


    La novella Il Varmo uscì, dal marzo al maggio 1856, sull'"Annotatore Friulano".

    In essa, il Nievo, con una maggiore coerenza che nelle precedenti novelle, delinea il suo racconto seguendo i personaggi dalla nascita alla maturità con profonde riflessioni sulla loro vita mettendo in risalto il rapporto tra i loro caratteri e i loro destini.

    I critici che si sono soffermati su questa novella, più che sulle altre, hanno individuato in essa il nucleo iniziale dell'idillio di Carlino e Pisana bambini nei primi capitoli delle Confessioni d'un italiano.

    Nel Varmo il Nievo tratteggia il tema dell'infanzia inteso come quel particolare momento della vita all'interno del quale coesiste sempre il triste presentimento di una maturità mai perfetta.

    L'amore fanciullesco dei due personaggi principali, Favitta e Sgricciolo, è offuscato dalla sensazione che temperamenti diversi, che si attraggono e si respingono, possono essere sì destinati ad unirsi ma anche a soffrire del reciproco affetto.
    Il ciclo del contadino Carlone
    Le ultime tre novelle appartengono ad un unico ciclo, quello del contadino Carlone, e narrano tre diverse storie accadute durante una veglia in una stalla di Fossato.
    Il ciclo comprende Il milione del bifolco pubblicata dall'aprile al giugno 1856 su "La Lucciola", L'Avvocatino che vide la luce sul "Panorama Universale" di Milano, sempre dall'aprile al giugno 1856, La viola di San Sebastiano pubblicata dello stesso anno come seguito dell'Avvocatino sempre su Panorama Universale.

    Ambientate nel mantovano ritornano, senza una ragione evidente, alle colline e alle pianure del Friuli dove, attraverso le parole del bifolco mantovano Carlo Peschierotti, delineano il quadro di una vita esemplare trascorsa attraverso la fatiche, la speranze, la rassegnazione di fronte alle disgrazie.

    Il Conte Pecoraio


    Il Conte Pecoraio è un romanzo a carattere contadinesco che avrebbe dovuto diventare, nell'ambizione dell'autore, il libro di lettura delle umili persone contadine durante i mesi oziosi dell'autunno che seguivano il periodo della vendemmia e la semina, quando le notti si allungano e arrivano i primi freddi. Un tentativo, dunque, di avviare quella letteratura autenticamente popolare, tanto desiderata.

    Ma se i propositi erano alti, in realtà il romanzo, dalla storia lacrimevole, risulta essere una pietosa descrizione della miseria sofferta dai contadini ancora oppressi da una piccola e retriva nobiltà feudale protetta dall'Austria.

    Angelo di bontà. Storia del secolo passato


    Angelo di bontà. Storia del secolo passato è un romanzo storico scritto contemporaneamente al Conte Pecoraio e ai racconti campagnoli, iniziato nella primavera del 1855 e terminato nell'agosto dello stesso anno, venne pubblicato a Milano nel 1856.

    La storia è ambientata a Venezia, tra il 1749 e il 1768 e tratta della decadenza di quello stato e del disfacimento della sua aristocrazia dominante, dramma che era stato sofferto anche nella famiglia materna del Nievo e che era ancora vivo nell'animo dei veneziani e dei veneti, almeno fino al 1848, quando venne restaurata la repubblica di San Marco.
    Le Confessioni d'un italiano
    Risale al periodo che va tra la fine del 1857 all'agosto del 1858 la stesura del romanzo Le confessioni d'un italiano che Nievo non pubblicò, sia perché non aveva trovato un editore disponibile, sia perché troppo impegnato nelle vicende garibaldine.
    Il romanzo verrà pubblicato nel 1867, dopo la morte dell'autore, a cura di Erminia Fuà Fusinato, moglie di Arnaldo Fusinato amico di Nievo, con alcuni interventi correttori e con il titolo Le confessioni di un ottuagenario.
    Scritti di intervento politico e storico
    Fra gli scritti a carattere politico e storico sono degni di rilievo Venezia e la libertà d'Italia che venne pubblicato anonimo a Milano dall'editore Agnelli nel 1859, il Diario della spedizione dal 5 al 28 maggio, il Resoconto amministrativo della prima spedizione in Sicilia, e il così chiamato Frammento sulla rivoluzione nazionale la cui data di composizione è incerta (poco prima o poco dopo la spedizione dei Mille) che rappresenta l'ultimo risultato delle riflessioni di Nievo sulla sua breve ma intensa attività politica, rimasti inediti.
    La storia filosofica dei secoli futuri
    Con il romanzo breve Storia filosofica dei secoli futuri del 1860, Nievo entra di diritto tra i primi precursori della fantascienza italiana. In quest'opera singolare e poco conosciuta egli tratteggia la storia futura dell'Italia dall'anno 1860 al 2222.
    Altri scritti
    Nievo scrisse anche testi teatrali, rimasti inediti, fra i quali meritano particolare attenzione le tragedie I Capuani, Spartaco e Gli ultimi anni di Galileo Galilei e la commedia I Beffeggiatori.

    Assai importante rimane l'Epistolario utilissimo per la ricostruzione delle vicende biografiche dell'autore così precocemente mancato.


    Voci correlate
    Le confessioni d'un italiano
    Altri progetti
    Wikisource
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    Wikiquote contiene citazioni di o su Ippolito Nievo
    Collegamenti esterni
    Bibliografia italiana di Ippolito Nievo nel Catalogo della fantascienza, fantasy e horror a cura di E. Vegetti, P. Cottogni, E. Bertoni
    Approfondimento biografico e possibilità lettura telematica del romanzo Le confessioni d'un italiano
    Recupero inediti di Ippolito Nievo
    Sito della memoria Ippolito Nievo
    Museo letterario Ippolito Nievo di Fratta
    Portale Biografie
    Portale Letteratura

    Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Ippolito_Nievo"
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