Indro Montanelli (1909-2001)

Informazioni di base:

  • Scomparso nel: 2001
  • Data di nascita: 22 Aprile 1909
  • Professione: Giornalista
  • Luogo di nascita: Fucecchio (FI)
  • Nazione: Italia
  • Indro Montanelli in Rete:

  • Sito Non Ufficiale: Un sito non ufficiale su Indro Montanelli
  • Wikipedia: Indro Montanelli su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Montanelli ripreso da Fedele Toscani nella sede del Corriere della Sera a Milano nel 1940
    Indro Montanelli (Fucecchio, 22 aprile 1909 – Milano, 22 luglio 2001) è stato un giornalista, scrittore e divulgatore storico italiano.

    Biografia
    Origini
    Nacque a Fucecchio, in provincia di Firenze, il 22 aprile 1909, lo stesso giorno e lo stesso anno di un altro celebre personaggio, Rita Levi-Montalcini, da Maddalena Doddoli e Sestilio Montanelli, nel palazzo di proprietà della famiglia della madre. Sull'origine del nome vi sono alcune "leggende": la più famosa dice che dopo un litigio (gli abitanti di Fucecchio erano divisi in «insuesi» e in «ingiuesi», cioè di sopra e di sotto; la madre Maddalena era insuese, il padre Sestilio, ingiuese) quando nacque la famiglia materna ottenne di far nascere il bambino nella propria zona collinare e il padre scelse un nome adespota, estraneo alla famiglia materna. Passa l'infanzia nel paese natale e spesso è ospite alle "Vedute", presso la villa di Emilio Bassi, sindaco di Fucecchio per quasi un ventennio nei primi anni del Novecento. A Emilio Bassi, che spesso considerò come un "nonno" adottivo, resterà legato tanto da volere che a lui fosse cointitolata la Fondazione costituita nel 1987. Il padre, preside di Liceo, è trasferito prima a Lucca, poi a Nuoro, dove il giovane Indro lo segue. Seguendo ancora gli spostamenti del padre, frequenta il liceo a Rieti.
    Giovinezza

    L'adesione al regime


    Montanelli si diplomò al Liceo di Rieti e in seguito si laureò in giurisprudenza a Firenze, un anno prima della durata normale dei corsi, con una tesi sulla riforma elettorale del fascismo in cui v'era sostenuto che si trattava puramente di un'abolizione delle elezioni, ottenendo come valutazione centodieci e lode. Successivamente frequentò uno stage a Grenoble in scienze politiche e sociali. Debuttò su Il Frontespizio di Piero Bargellini, con un articolo su Byron e il cattolicesimo (luglio-agosto 1930). Fu attento lettore di altre riviste, specie de L'Italiano di Leo Longanesi (destinato, dal 1937, a diventare suo grande amico e, nel secondo dopoguerra, suo editore) e de Il Selvaggio di Mino Maccari: periodici, entrambi, che pur essendo fascisti furono fra i primi a fare "fronda", cioè a rompere con il coro conformista del regime. Ma fu altresì profondamente influenzato dalla lettura de La Voce (1909-1914) di Giuseppe Prezzolini (destinato, nel secondo dopoguerra, a essere tra i migliori suoi amici). Nel 1932 collaborò al periodico fiorentino l'Universale di Berto Ricci, con una diffusione di circa millecinquecento copie. Esordì come giornalista di cronaca nera nel 1934 a Parigi, al Paris-Soir, collaborando contemporaneamente al quotidiano italo-francese diretto da Italo Sulliotti L'Italie Nouvelle. Fu poi mandato come corrispondente in Norvegia, da lì in Canada e poi assunto alla United Press negli Stati Uniti, continuando anche nella collaborazione con Paris-Soir. In questo periodo intervistò il magnate Henry Ford, che descrisse in maniera molto originale. Si propose come inviato in Etiopia, ma l'agenzia non acconsentì, e così volle partire volontario verso l'Abissinia, preso dagli ideali fascisti, come comandante di un battaglione di Ascari.
    Durante la campagna militare, allo scopo di soddisfare le proprie esigenze maschili, Montanelli sposò un'eritrea di 12 anni, versando al padre la convenuta cifra di 500 lire, secondo i costumi locali. Questa prima moglie lo seguì per l'intera permanenza in Africa.
    Della sua esperienza africana, scrisse un pezzo per Civiltà Fascista intitolato "Dentro la guerra":

    Il passaggio all'antifascismo


    Tornato in Italia, ripartì per la guerra civile spagnola, corrispondente sia per il quotidiano romano Messaggero sia per il settimanale Omnibus di Longanesi. In Spagna, le sue posizioni contro il regime si radicalizzarono. L'aver pubblicato un articolo sulla battaglia di Santander in cui la definì una passeggiata, con unico nemico il caldo, considerata offensiva dell'onore delle forze armate, gli costò l'esclusione dall'albo dei giornalisti, il rimpatrio e la sospensione dal Partito fascista. Mentre la sua simpatia per gli anarchici spagnoli lo portò ad aiutare uno di loro (accompagnandolo fuori frontiera). Un gesto che verrà ricompensato da El Campesino, capo anarchico della 46° divisione nella Guerra di Spagna, con il dono di una tessera della Federazione anarchica, di cui Montanelli si sarebbe fregiato per tutta la vita.
    Gli inizi al Corriere della Sera
    La presa di posizione contro il fascismo lo portò ai primi seri dissidi. Gli fu tolta la tessera del Partito, che poi nulla egli fece per riavere; così, per evitare il peggio, Giuseppe Bottai prima gli trovò in Estonia un lettorato di italiano nell'università di Tartu, poi lo fece nominare direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Tallinn. Ritornato in Italia, la sua rottura col Partito fascista si accentuò; ricevette sostegno da Aldo Borelli, direttore del Corriere della Sera, che lo assunse nel 1938 come "redattore viaggiante", per occuparsi di articoli di viaggi e letteratura, con l'intenzione di porlo lontano da temi politici.
    Fece il reporter in giro per l'Europa, in Albania, in Germania, dove si parla di un leggendario incontro, il 1° settembre 1939, sul "corridoio" di Danzica (cui seguì la dichiarazione di guerra, da parte del Regno Unito e della Francia, alla Germania dando origine al secondo conflitto mondiale) con Hitler, alla presenza dello scultore Arno Brecker e dell'architetto Albert Speer (che confermò poi, nel 1979, la veridicità di quell'incontro), e come egli stesso ebbe modo di raccontare nel libro-intervista biografico Il testimone. Con lo scoppio della guerra, si allontanò dalla Germania. Si spostò quindi al fronte: oltre all'invasione della Polonia, assistette a quella della Norvegia ad opera dei tedeschi e dell'Estonia da parte dei russi. In Finlandia fu appassionato testimone del tentativo d'invasione da parte dell'URSS e nei suoi articoli traspariva una forte propensione per la causa finlandese.
    Con l'entrata in guerra dell'Italia, Montanelli venne mandato in Francia e nei Balcani e poi avrà assegnato il compito di corrispondente dalla Grecia e dall'Albania, per seguire la campagna militare italiana. Qui racconta di aver scritto poco, per malattia e per costernazione di fronte alle necessità di propaganda del regime rispetto ai seri danni subiti dall'esercito italiano. Un suo articolo, pubblicato su Panorama del 12 settembre 1940, viene considerato "disfattista" dai censori del Minculpop che ordinano la chiusura del periodico.
    Finite le corrispondenze dal fronte, rimpatriò nel 1942 per sposarsi con la seconda moglie, l'austriaca Margarethe De Colins De Tarsienne, che aveva conosciuta nel 1938 e dalla quale si separò nel 1951.
    Nel 1943 visse lo sfascio dell'8 settembre e si associò a Giustizia e Libertà, il movimento partigiano. Divenne ricercato, e, scoperto dai tedeschi, fu incarcerato e condannato a morte. Dall'esperienza trascorsa nella prigione di Gallarate e poi in quella di San Vittore trasse ispirazione per il racconto Il generale Della Rovere, da cui Roberto Rossellini realizzò un film che venne premiato con un Leone d'Oro a Venezia. Uscì da San Vittore grazie a uno dei proprietari del "Corriere", Aldo Crespi, che versò di propria tasca 500.000 lire all'ufficiale SS Theodor Saevecke e a Luca Ostèria (un "agente doppio" noto come "dottor Ugo"), che ne organizzarono l'evasione: a suo favore, nel frattempo, c'era stata l'intercessione del cardinale di Milano Ildefonso Schuster, richiesta con una lettera dalla madre Maddalena e scoperta da Montanelli solamente molti anni dopo, grazie all'aiuto di uno dei suoi lettori. Riuscì ad allontanarsi dall'Italia grazie alla rete clandestina O.S.C.A.R..
    L'immediato dopoguerra
    Dopo il termine della guerra, iniziò ad occuparsi per il Corriere della Sera particolarmente di articoli di terza pagina. Nel 1946, assieme a Giovanni Ansaldo e Henry Furst, aiutò l'amico Leo Longanesi a fondare l'omonima sua casa editrice, dove pubblicò alcuni volumi di Incontri e la Storia di Roma con cui, nel 1957, iniziò la fortunata serie, edita dal 1959 presso Rizzoli, della Storia d'Italia, che continua a godere di vasta popolarità. Tale opera ha venduto, al 2004, oltre un milione di copie, e risulta il saggio storico di maggior successo negli annali dell'editoria italiana.
    La sua attività d'inviato lo portò a Budapest durante la rivoluzione ungherese del 1956. La repressione sovietica gli ispirò la trama di un'opera teatrale, I sogni muoiono all'alba (1960), da lui portata anche al cinema l'anno successivo insieme a Mario Craveri ed Enrico Gras.
    A partire dal 1965 partecipò attivamente al dibattito sul colonialismo italiano. In accesa polemica con lo storico Angelo Del Boca, Montanelli rilanciava il mito secondo cui quello italiano fu un colonialismo mite e bonario, portato avanti grazie all'azione di un esercito cavalleresco, incapace di compiere brutalità, rispettoso del nemico e delle popolazioni indigene. Nei suoi numerosi interventi pubblici ha negato ostinatamente l'impiego sistematico di armi chimiche come iprite, fosgene e arsine da parte dell'aviazione militare italiana in Etiopia.
    Tra le sue amicizie, si annoverano personaggi fondamentali nella cultura italiana dell'epoca, tra cui Leo Longanesi e Dino Buzzati.
    Quando la parlamentare socialista Lina Merlin propose un disegno di legge che prevedeva l'abolizione della regolamentazione della prostituzione in Italia e la lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui, in particolare attraverso l'abolizione delle case di tolleranza, Montanelli si batté pervicacemente contro quella che veniva già chiamata - e si sarebbe da allora chiamata - la legge Merlin. Diede alle stampe un pamphlet intitolato "Addio, Wanda!", nel quale scriveva tra l'altro:
    Dichiaratamente anticomunista, "anarco-conservatore" (come amava definirsi su suggestione del grande amico Prezzolini) e controcorrente, vedeva nelle sinistre un pericolo incombente, in quanto foraggiate dall'allora superpotenza sovietica. La sinistra lo ricambiò attribuendogli negli anni settanta l'etichettatura di "fascista".
    L'abbandono del Corriere
    Nei primi anni settanta, dopo la morte di Mario e Vittorio Crespi e la grave malattia del terzo fratello Aldo, la proprietà del "Corriere" venne gestita dalla figlia di quest'ultimo. Sotto il controllo di Giulia Maria il quotidiano operò decisa virata a sinistra. La nuova linea venne varata nel 1972, licenziando il direttore Giovanni Spadolini e sostituendolo con Piero Ottone. Nel 1973 anche Montanelli fu costretto a lasciare. Il 18 ottobre uscì una sua intervista sul settimanale economico "Il Mondo" in cui Montanelli dichiarava a Cesare Lanza:
    «Ci vorrebbe da parte di una certa borghesia lombarda, che si sente defraudata dal suo giornale, un gesto di coraggio, di cui però questa borghesia, capace in fondo solo di brontolare, non è capace»
    Giulia Maria Crespi, la cui avversione al giornalista toscano era ben nota, non apprezzò affatto l'intervista. Pochi giorni dopo Piero Ottone si recò personalmente al domicilio milanese di Montanelli per comunicargli la decisione di licenziarlo. Montanelli, però, se ne andò volontariamente, presentando le dimissioni ed accompagnandole da un polemico articolo di commiato, il 17 ottobre 1973. L'articolo non fu pubblicato.

    Montanelli decise di fondare un nuovo quotidiano. Sapeva che esisteva un pubblico già pronto a farne il proprio quotidiano di riferimento (nasceva in quegli anni il termine "maggioranza silenziosa"). Lo chiamò Il Giornale Nuovo. Nella sua "traversata nel deserto" dal Corriere al Giornale lo seguirono molti validi colleghi che, come lui, non condivisero il nuovo clima del Corriere, tra i quali Enzo Bettiza, Egisto Corradi, Guido Piovene, Cesare Zappulli, ed intellettuali europei come Raymond Aron, Eugène Ionesco, Jean-François Revel e François Fejtő; Piero Ottone ebbe a dire che Montanelli si stava portando via "l'argenteria di famiglia".
    Trovò un insperato sostegno finanziario nella Montedison (guidata all'epoca da Eugenio Cefis), che gli fornì 12 miliardi di lire per tre anni. Montanelli ottenne di rimanere il proprietario della testata con i giornalisti cofondatori.
    Direttore de il Giornale
    Con il Giornale (il primo numero uscì il martedì 25 giugno 1974) che sin dal principio concepì come una testata d'opinione, tra la forte ostilità della stampa di sinistra e degli ambienti della borghesia radical-chic, Montanelli ebbe l'opportunità di rappresentare, coraggiosamente, con maggiore evidenza le proprie posizioni, sempre poco conformiste e spesso originalissime; in guisa di interlocutore esterno alla politica, non schierato se non su orientamenti di massima e fautore di una destra ideale, si inserì nel dibattito politico, contribuendo alla creazione della figura dell'opinionista politico di provenienza giornalistica. Il Giornale si avvalse della collaborazione di diverse grandi figure del giornalismo italiano, fra cui Enzo Bettiza e Gianni Brera.
    Dinanzi alla crescita, che egli considerò pericolosa, del Partito Comunista Italiano, restò celebre la sua sollecitazione elettorale in favore della Democrazia Cristiana:
    L'attentato delle Brigate Rosse
    Il 2 giugno del 1977 Montanelli fu vittima di un attentato delle Brigate Rosse, che gli spararono contro quattro colpi, colpendolo due volte alle gambe (secondo una pratica definita "gambizzazione") mentre si stava recando, come ogni mattina, al giornale. Secondo la rivendicazione dei terroristi, perché "schiavo delle multinazionali". Il Corriere gli dedicò un articolo omettendo il suo nome nel titolo ("Milano , gambizzato un giornalista"). Più ironico su La Repubblica fu il vignettista Giorgio Forattini, che raffigurò l'allora suo direttore di giornale, Eugenio Scalfari, che si puntava una canna di pistola contro il piede mentre leggeva la notizia dell'attentato a Montanelli, di cui invidiava la notorietà.
    Proprio in quel periodo il corsivista de L'Unità, Fortebraccio scrisse di aver dettato per la propria tomba questo epitaffio: "Qui giace Fortebraccio, che segretamente amò Indro Montanelli. Passante perdonalo, perché non ha mai cessato di vergognarsene". Montanelli, con lo spirito che lo contraddistingueva, replicò prontamente avvertendo lo stesso Fortebraccio che lui aveva iscritto fra le sue ultime volontà quella di essere seppellito accanto al collega e rivale, con questo epitaffio: "Vedi lapide accanto".
    I rapporti con Silvio Berlusconi
    Nel 1977 terminò il finanziamento della Montedison. Montanelli accettò il sostegno di Silvio Berlusconi, all'epoca costruttore edile. Pare che Montanelli, sottoscrivendo il contratto con Berlusconi, gli abbia detto: «Tu sei il proprietario, io sono il padrone almeno fino a che rimango direttore Io veramente la vocazione del servitore non ce l'ho».
    Il loro sodalizio durò senza contrasti fino al 1993. Secondo la versione raccontata da Montanelli, in seguito alla "discesa in campo" di Berlusconi, questi si presentò all'ufficio amministrativo del Giornale chiedendo a Montanelli di supportarne le iniziative politiche. Egli però decise di non seguirlo. La loro separazione fu presa comunque, come si evince da un'intervista audiovisiva rilasciata ad Alain Elkann, in comune accordo. Sempre nell'intervista con Elkann, Montanelli spiega meglio la dinamica della sua uscita dal Giornale. Egli, riferendosi a Berlusconi, afferma:"gli dissi: io non mi sento di seguirti in questa avventura, noi dobbiamo separci, fu una separazione consensuale tra me e Berlusconi. Il patto su cui si reggeva la nostra convivenza, che era stato scrupolosamente osservato da entrambe le parti (ossia "Berlusconi è il proprietario del Giornale, Montanelli ne è il padrone"), era venuto meno".Montanelli ricostruisce quindi il dialogo che avvenne tra lui e Berlusconi, asserendo che non volle mettersi al servizio di Berlusconi, sia perché non si era mai messo a servizio di nessuno e non riteneva oppurtuno cominciare con Berlusconi, sia perché egli credeva,"sbagliando", che Berlusconi non potesse avere successo in politica. Successivamente egli attaccò duramente Berlusconi, paragonandolo a Mussolini ("ho già conosciuto un uomo della Provvidenza e mi era bastato"), considerandolo incapace di sopravvivere alla politica ("farà la fine del povero Antonio La Trippa: non riuscirà a mantenere le promesse che ha fatto agli italiani e dovrà andarsene").
    Non ritenendo di poter accettare la direzione del Corriere della Sera offertagli da Paolo Mieli e Gianni Agnelli, decise di fondare una nuova testata insieme agli altri quaranta giornalisti dimissionari, La Voce, nome che scelse in omaggio a Giuseppe Prezzolini.
    La nuova impresa tuttavia non ebbe vita lunga, non riuscendo ad ottenere nel tempo un sufficiente volume di vendite, nonostante un esordio di 400.000 copie. Come egli stesso ebbe modo di dire, La Voce si proponeva un obiettivo troppo ambizioso: nella sua idea iniziale la nuova testata doveva essere un settimanale, o un mensile, sul modello de Il Mondo di Mario Pannunzio: di conseguenza la progettazione della "terza pagina", la sezione culturale, risultò particolarmente curata; tuttavia, il numero di giornalisti alle sue dipendenze lo spinsero verso un quotidiano. Tra questi un giovane Beppe Severgnini, Marco Travaglio e Peter Gomez, ora giornalisti e scrittori di fama internazionale.
    Dopo la chiusura della Voce, tornò così a lavorare per il Corriere della Sera, per curare la pagina di colloquio coi lettori, la "Stanza di Montanelli", posta in chiusura del giornale.
    Ultimi anni
    Montanelli, al Teatro Nuovo di Milano, 1994, alla presentazione de La Voce.
    Da molti considerato il più grande giornalista italiano, il suo lavoro giornalistico fu riconosciuto e premiato anche all'estero (Premio Principe delle Asturie 1996 in Spagna, una decorazione in Finlandia, dagli Stati Uniti gli arrivò il riconoscimento annuale come miglior giornalista internazionale). È stato autorevole cronista della storia italiana ed ha intervistato personaggi come Winston Churchill, Charles de Gaulle, Luigi Einaudi, Papa Giovanni XXIII.
    La sua prassi giornalistica fu influenzata dal praticantato che fece in America, tenendo presente ciò che gli aveva detto il direttore del giornale di allora, vale a dire che ogni articolo deve poter essere letto e capito da chiunque, anche dal "lattaio dell'Ohio". Divenne membro onorario dell'Accademia della Crusca, per la quale si batté, sulle pagine del Giornale, cercando di coinvolgere direttamente i suo lettori, così che uno dei più antichi e importanti centri di studio sulla lingua italiana non scomparisse.
    Nel 1991 Francesco Cossiga, presidente della Repubblica, gli offrì la nomina a senatore a vita, ma Montanelli non la volle accettare, sostenendo che un giornalista dovrebbe stare a distanza di sicurezza dal potere, a garanzia della sua completa indipendenza.
    Negli ultimi suoi anni Montanelli si distinse per la posizione profondamente critica assunta nei confronti del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, il suo ex editore, ritenuto antidemocratico, propenso alla menzogna, autore di un progetto politico che, diversamente da come veniva descritto, con la destra non aveva niente a che fare. Intendeva mettere in guardia gli italiani, ricordando la pericolosità di un nuovo "uomo della provvidenza" capace di risolvere tutti i problemi, facendo notare, riferendosi a Benito Mussolini, che ne aveva già conosciuto uno in passato e che gli era bastato. Fra le sue considerazioni più note, quella fatta poco tempo prima delle elezioni politiche del maggio 2001, quando, ritenendo Berlusconi vicino alla vittoria elettorale, lo paragonò ad una malattia e disse che l'Italia ne sarebbe guarita, similmente all'azione di un vaccino, in seguito al suo esercizio del potere.
    Due mesi dopo si spense a Milano nella clinica de La Madonnina (lo stesso luogo dove 29 anni prima si era spenta un'altra figura storica del Corriere, Dino Buzzati). Il giorno seguente il direttore del Corriere della Sera rese pubblico in prima pagina, scritto dallo stesso Montanelli poco prima di morire, il suo necrologio: "Milano, 18 luglio 2001 - ore 1.40 del mattino. Giunto al termine della sua lunga e tormentata esistenza Indro Montanelli, giornalista (Fucecchio 1909, Milano 2001), prende congedo dai suoi lettori, ringraziandoli dell'affetto e della fedeltà con cui lo hanno seguito. Le sue cremate ceneri siano raccolte in un'urna fissata alla base, ma non murata, sopra il loculo di sua madre Maddalena nella modesta cappella di Fucecchio. Non sono gradite né cerimonie religiose né commemorazioni civili". Migliaia di persone sfilarono nella camera ardente dove, su una sedia, era posata una copia del Corriere.
    Il suo amico-nemico Eugenio Scalfari lo ha definito "anarchico e guascone", più simile a Cirano che a Don Chisciotte: "Montanelli non ha mai combattuto contro i mulini a vento scambiandoli per minacciosi giganti, gli avversari che di volta in volta si sceglieva rappresentavano potenti realtà politiche o economiche, che Indro studiava con molta cura prima di muoverne all'attacco. Ne misurava la forza, ne coglieva il punto debole e lì sferrava il colpo". Enzo Biagi ricordava il suo legame con il lettore: "Era il suo vero padrone. E quando vedeva lo strapotere di certi personaggi, si è sempre battuto cercando di rappresentare la voce di quelli che non potevano parlare".
    Opere scritte
    Commiato dal tempo di pace, Roma, Il Selvaggio, 1935
    XX Battaglione eritreo, Milano, Panorama, 1936
    Primo tempo, Milano, Panorama, 1936
    Guerra e pace in Africa Orientale, Firenze, Vallecchi, 1937
    Albania una e mille, Torino, Paravia, 1939
    Ambesà, Milano, Garzanti, 1939
    Giorno di festa, Milano, Mondadori, 1939
    Vecchia e nuova Albania, Milano, Garzanti, 1939
    I cento giorni della Finlandia, Milano, Garzanti, 1940
    Gente qualunque, Milano, Bompiani, 1942
    Giorno di festa, Nuova ed. ampliata, Milano, Mondadori, 1942
    Guerra nel fiordo, Milano, Mondadori, 1942
    La lezione polacca, Milano, Mondadori, 1942
    Qui non riposano, Milano, Tarantola, 1945
    Il buonuomo Mussolini, Milano, Edizioni riunite, 1947
    Morire in piedi, Milano, longanesi, 1949
    Padri della patria, Milano, Mondadori, 1949
    Qui non riposano, 2. ed., Milano, Mondadori, 1949
    Vita sbagliata di un fuoruscito: A. Herzen, 1811-1871, Milano, Longanesi, 1949
    Pantheon minore, Milano, Longanesi, 1950
    Tali e quali, Nuova ed., Milano, Longanesi, 1951
    I rapaci in cortile, Milano, Longanesi, 1952
    Tali e quali, Nuova ed., Milano, Longanesi, 1952
    Andata e ritorno, Firenze, Vallecchi, 1955
    Lettere a Longanesi, Milano, Longanesi, 1955
    Mio marito, Carlo Marx, Milano, Longanesi, 1955
    Busti al Pincio, Milano, Longanesi, 1956
    Facce di bronzo, Milano, Longanesi, 1957 (1955?)
    Storia di Roma, Milano, Longanesi, 1957
    Addio, Wanda! Rapporto Kinsey sulla situazione italiana.Milano, Longanesi, 1959
    Belle figure, Milano, Longanesi, 1959
    Il generale Della Rovere, Milano, Rizzoli, 1959
    Il generale (sceneggiatura del Generale Della Rovere), Roma, Zebra film, 1959
    Storia dei Greci, Milano, Rizzoli, 1959
    Storia di Roma, Milano, Rizzoli, 1959
    Reportage su Israele, Milano, Editrice Derby, 1960
    Tagli su misura, Milano, Rizzoli, 1960
    Gli incontri, Milano, Rizzoli, 1961
    Vita sbagliata di un fuoruscito, Nuova ed. riv., Milano, Rizzoli, 1961
    Indro Montanelli, Marco Nozza, Garibaldi, Milano, Rizzoli, 1962
    Teatro, Milano, Rizzoli, 1962
    Gente qualunque, Nuova ed. ampliata, Milano, Rizzoli, 1963
    Giorno di festa e altri racconti (a cura di Eva Timbaldi Abruzzese), Milano, Rizzoli, 1963
    Dante e il suo secolo, Milano, Rizzoli, 1964
    Indro Montanelli, Roberto Gervaso, L'Italia dei comuni, Milano, Rizzoli, 1965
    Indro Montanelli, Roberto Gervaso, L'Italia dei secoli bui, Milano, Rizzoli, 1965
    Indro Montanelli, Roberto Gervaso, L'Italia dei secoli d'oro, Milano, Rizzoli, 1967
    Indro Montanelli, Roberto Gervaso, L'Italia della Controriforma, Milano, Rizzoli, 1968
    Indro Montanelli, Roberto Gervaso, L'Italia del Seicento, Milano, Rizzoli, 1969
    Per Venezia, Venezia, Sodalizio del libro, 1970
    Rumor visto da Montanelli, Vicenza, Neri Pozza, 1970
    Indro Montanelli, Roberto Gervaso, L'Italia del Settecento, Milano, Rizzoli, 1970
    L'Italia giacobina e carbonara, Milano, Rizzoli, 1971
    L'Italia del Risorgimento, Milano, Rizzoli, 1972
    L'Italia dei notabili, Milano, Rizzoli, 1973
    L'Italia di Giolitti, Milano, Rizzoli, 1974
    Indro Montanelli, Roberto Gervaso, La fine del Medioevo, Milano, Rizzoli, 1975
    I libelli, Milano, Rizzoli, 1975
    Il generale della Rovere, Nuova ed, Milano, Rizzoli, 1976
    Incontri italiani, Milano, Rizzoli, 1976
    L'Italia in camicia nera, Milano, Rizzoli, 1976
    I protagonisti, Milano, Rizzoli, 1976
    Controcorrente I (a cura di Marcello Staglieno), Milano, Società Europea di Edizioni, 1979
    Cronache di storia, Milano, Editoriale Nuova, 1979
    Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia littoria, Milano, Rizzoli, 1979
    Indro Montanelli, Marcello Staglieno, Renato Besana, L'Archivista : tra cronaca e storia, Milano, Società Europea di Edizioni, 1980
    Controcorrente II (a cura di Marcello Staglieno), Milano, Società Europea di Edizioni, 1980
    Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia dell'Asse, Milano, Rizzoli, 1980
    Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia della disfatta, Milano, Rizzoli, 1982
    Qui non riposano, Nuova ed., Venezia, Marsilio, 1982
    Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia della guerra civile, Milano, Rizzoli, 1983
    Indro Montanelli, Marcello Staglieno, Leo Longanesi, Milano, Rizzoli, 1984
    Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia della Repubblica, Milano, Rizzoli, 1985
    Professione verità, Bari, Laterza ; La Spezia, Cassa di Risparmio della Spezia, 1986
    Indro Montanelli, Paolo Granzotto, Sommario di Storia d'Italia dall'Unità ai giorni nostri, Milano, Rizzoli, 1986
    Controcorrente : 1974-1986, Milano, Mondadori, 1987
    Figure & Figuri del Risorgimento (postfazione di Marcello Staglieno), Pavia , Editoriale Viscontea, 1987
    Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia del miracolo, Milano, Rizzoli, 1987
    Montanelli narratore, Milano, Rizzoli, 1988
    Ritratti, Milano, Rizzoli, 1988
    Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia dei due Giovanni, Milano, Rizzoli, 1989
    Indro Montanelli, Mario Cervi, Milano Ventesimo Secolo, Milano, Rizzoli, 1990
    Caro direttore, Milano, Rizzoli, 1991
    Firenze, Milano, Mondadori, 1991
    Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia degli anni di piombo, Milano, Rizzoli, 1991
    Dentro la storia, Milano, Rizzoli, 1992
    Il testimone (a cura di Manlio Cancogni, Piero Malvolti), Milano, Longanesi, 1992
    Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia degli anni di fango, Milano, Rizzoli, 1993
    Istantanee : figure e figuri della Prima Repubblica, Milano, Rizzoli, 1994
    Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia di Berlusconi, Milano, Rizzoli, 1994
    Indro Montanelli, Beniamino Placido, Eppur si muove: cambiano gli italiani?, Milano, Fabbri / Corriere della Sera, 1995
    L'impero, Firenze, Sansoni, 1995
    Giancarlo Mazzuca, Indro Montanelli: la mia Voce (intervista), Milano, Sperling & Kupfer, 1995
    Il meglio di Controccorente: 1974-1992, Milano, Fabbri / Corriere della Sera, 1995
    Una voce poco fa, Bologna, Il Mulino, 1995
    Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia dell'Ulivo, Milano, Rizzoli, 1997
    Caro lettore, Milano, Rizzoli, 1998
    Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia del Novecento, Milano, Rizzoli, 1998
    Le stanze: dialoghi con gli italiani, Milano, Rizzoli, 1998
    Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia del millennio: sommario di dieci secoli di storia, Milano, Rizzoli, 2000
    La stecca nel coro 1974-1994: una battaglia contro il mio tempo (a cura di Eugenio Melani), Milano, Rizzoli, 2000
    Colloquio sul Novecento : 31 gennaio 2001, Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio / con Vittorio Foa, Rita Levi-Montalcini, Indro Montanelli, Leopoldo Pirelli; coordinato da Maurizio Viroli; introdotto da Luciano Violante - Roma, Camera dei Deputati, 2001
    Le nuove stanze, Milano, Rizzoli, 2001
    Soltanto un giornalista (con Tiziana Abate), Milano, Rizzoli, 2002
    Filmografia
    Tombolo, paradiso nero (1947), soggetto e sceneggiatura.
    Il generale Della Rovere (1959), soggetto e sceneggiatura.
    I sogni muoiono all'alba (1961), regia, soggetto e sceneggiatura.
    Principali opere su Montanelli
    Fino al 2001
    Alessandro Scurani, Montanelli: pro e contro, Milano, Letture, 1971
    Gennaro Cesaro, Dossier Montanelli , Napoli, Fausto Fiorentino, 1972
    Gastone Geron, Montanelli. Il coraggio di dare la notizia , Milano, La Sorgente, 1975
    Marcello Staglieno, Il Giornale 1974-1980 ,Milano, Società europea di edizioni, 1980
    Tommaso Giglio, Un certo Montanelli , Milano, Sperling & Kupfer,1981
    Claudio Mauri, Montanelli l'eretico , Milano, SugarCo, 1982
    Marcello Staglieno, Indro Montanelli, Milano, Sidalm, 1982
    Donato Mutarelli, Montanelli visto da vicino, Milano, Ediforum, 1992
    Massimo Baistrocchi, Lettere a Montanelli, Roma, Palazzotti, 1993
    Piero Malvolti, Indro Montanelli, Fucecchio, Edizioni dell'Erba, 1993
    Mario Cervi, Gian Galeazzo Biazzi Vergani, I vent'anni del Giornale di Montanelli, Milano, Rizzoli, 1994
    Federico Orlando, Il sabato andavamo ad Arcore, Bergamo, Larus, 1995
    Marcello Staglieno, Il Novecento visto da Montanelli: l'eretico della destra italiana, suppl. a "Lo Stato", Roma, 20 gennaio 1998
    Post mortem
    Marcello Staglieno, Montanelli. Novant'anni controcorrente, Milano, Mondadori, 2001
    Giorgio Soavi, Indro. Due complici che si sono divertiti a vivere e a scrivere, Milano, Longanesi, 2002
    Gian-Luca Mazzini, Montanelli mi ha detto. Avventure, aneddoti, ricordi del più grande giornalista italiano, Il Cerchio, Rimini 2002. ISBN 88-8474-025-8
    Marco Travaglio, Montanelli e il Cavaliere, Milano, Garzanti, 2003
    Giorgio Torelli, Il Padreterno e Montanelli, Milano, Ancora,2003
    Paolo Granzotto, Montanelli, Bologna, Il Mulino, 2004.
    Sandro Gerbi-Raffaele Liucci, Lo stregone: la prima vita di Indro Montanelli, Torino, Einaudi, 2006
    Renata Broggini, Passaggio in Svizzera. L'anno nascosto di Indro Montanelli, Milano, Feltrinelli, 2007
    Federica Depaolis, Walter Scancarello (a cura di), Indro Montanelli. Bibliografia 1930-2006, Pontedera, Bibliografia e Informazione, 2007 ISBN 978-88-902523-1-0
    Onorificenze
    Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana
    — Roma, 15 dicembre 1995.
    Note

      ^ http://www.fucecchionline.com/indro-montanelli/indice.php
      ^ Dal sito della Fondazione Montanelli Bassi
      ^ Indro Montanelli XX Battaglione Eritreo, Panorama, Milano, 1936, pag. 226
      ^ Intervista di Enzo Biagi a Indro Montanelli del 1982 nel programma RT-Era ieri, trasmesso da Rai Tre alle 23.45 del 13 ottobre 2008.
      ^
      ^ Angelo Del Boca, I gas di Mussolini, Il fascismo e la guerra d'Etiopia , Roma, Editori Riuniti, 1996. pp. 29 e 32
      ^ Strinse un'intensa amicizia anche con Clare Boothe Luce, ambasciatrice americana negli anni 1953-56.
      ^
      ^ Vittorio Feltri, "Piccola storia del giornalismo", Libero, 16 giugno 2003.
      ^
      ^ Montanelli avrebbe desiderato chiamarlo "Il Giornale", tuttavia, a quel tempo esisteva una piccola testata con lo stesso nome, per cui dovette scegliere un altro nome decidendo di aggiungervi l'aggettivo "Nuovo". In seguito, con la chiusura di quella testata pote' rinominare il suo quotidiano semplicemente Il Giornale.
      ^ Vittorio Feltri, "Piccola storia del giornalismo", Libero, 16 giugno 2003.
      ^ Felice Froio, Il cavaliere incantatore , Bari, Edizioni Dedalo, 2003 . 58
      ^ intervista rilasciata al giornalista Alain Elkann sulla sua uscita dal Giornale. URL consultato il 09-12-2008.
      ^ Ad esempio, era già stato condannato per falsa testimonianza, con sentenza passata in giudicato, anche se la pena era stata amnistiata. Vedi ad esempio: Peter Gomez; Marco Travaglio, Appendice in La repubblica delle banane, Prefazione di Curzio Maltese, Roma, Editori Riuniti, giugno 2001. pp. 533-543 ISBN 88-359-4915-7
      ^ Necrologio
      ^ Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana Dott. Indro Montanelli giornalista, scrittore

    Altri progetti
    Wikiquote
    Wikiquote contiene citazioni di o su Indro Montanelli
    Collegamenti esterni
    Fondazione Montanelli Bassi
    Intervista a Montanelli (RealAudio), Lo specchio del cielo, RAI, 1986
    Pagine dedicate a Montanelli, sito del Corriere della Sera
    Pagine dedicate a Montanelli, sito di RaiNews24
    A. Melazzini, Quando con Indro guardavamo Derrik, Intervista a Mario Cervi su Indro Montanelli, Notiziario della Banca Popolare di Sondrio, dicembre 2004
    Portale Biografie
    Portale Letteratura
    Portale Storia

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