Gianni Brera (1919-1992)

Informazioni di base:

  • Vero Nome: Giovanni Luigi Brera
  • Scomparso nel: 1992
  • Data di nascita: 8 Settembre 1919
  • Professione: Giornalista Sportivo
  • Luogo di nascita: San Zenone al Po (PV)
  • Nazione: Italia
  • Gianni Brera in Rete:

  • Sito Ufficiale: Il sito ufficiale di Gianni Brera
  • Wikipedia: Gianni Brera su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Giovanni Luigi Brera (San Zenone al Po, 8 settembre 1919 – Codogno, 19 dicembre 1992) è stato un giornalista e scrittore italiano.
    Grazie alla sua inventiva e alla sua padronanza della lingua italiana, è da molti considerato colui che più di tutti ha influenzato il giornalismo sportivo italiano del ventesimo secolo. Così presentava se stesso in un suo scritto:

    Biografia
    Laureatosi in scienze politiche all'università di Pavia nel 1943, mentre prestava servizio come tenente paracadutista della Divisione “Folgore”, si rifugiò in Svizzera nel 1944 per sfuggire alla Gestapo, che ne sospettava la contiguità con la lotta partigiana. Rientrato in Italia, si unì alla Resistenza in Val d'Ossola. Come aiutante di campo della brigata Comoli, facente parte della Divisione Garibaldi Redi, fu l'autore del piano che sventò la distruzione per minamento del traforo del Sempione. Brera si gloriò sempre di aver attraversato tutto il periodo della Seconda Guerra Mondiale, da paracadutista e da partigiano, senza aver mai sparato ad un altro essere umano.
    Tornato alla vita civile, nel 1945 fu chiamato da Bruno Roghi alla Gazzetta dello Sport, il più importante quotidiano sportivo italiano, testata della quale diverrà direttore nel 1949, il più giovane nella storia del giornalismo italiano, dopo un fortunato reportage dal Tour de France di quell'anno.
    Tra le numerose testate su cui Gianni Brera scrisse, vi sono, oltre alla citata Gazzetta, Il Giorno, Il Giornale, il Guerin Sportivo e la Repubblica. I suoi articoli sono stati tradotti in diverse lingue. Si devono a Brera anche numerosi libri: manuali, saggi, romanzi, racconti e pièce teatrali e radiofoniche. Il suo romanzo più celebre fu indubbiamente Il corpo della ragassa che nel 1978 venne adattato per il cinema da Alberto Lattuada e diretto da Pasquale Festa Campanile.
    Sposatosi nel 1943 con Rina Gramegna (1920-2000), ne ebbe quattro figli: Franco (1944-1945), Carlo (pittore, 1946-1994), Paolo (scrittore, n. 1949), Franco (musicista, n. 1951).
    Morì il 19 dicembre 1992 in un incidente automobilistico sulla strada tra Codogno e Casalpusterlengo. Nel 2003 l'Arena Civica di Milano venne reintitolata a suo nome.
    Lo stile
    Brera diede vita a uno stile giornalistico innovativo e moderno, basato su una feconda vena letteraria e narrativa. Introdusse numerosi neologismi, tuttora utilizzati in ambito sportivo e non. Tutti oggi conoscono il vocabolario di Gianni Brera, in particolare termini e definizioni come Abatino (Gianni Rivera), Rombo di tuono (Gigi Riva), Bonimba (Roberto Boninsegna), Accaccone (Helenio Herrera), Accacchino (Heriberto Herrera), "intramontabile", uccellare (infilzare, segnare un goal), centrocampista, incornare, pretattica, melina, goleador, disimpegnare, rifinitura, Padania (a indicare la val Padana o il Nord Italia in generale), cursore (ala tornante molto veloce) e libero (difensore senza compiti prestabiliti di marcatura): quest'ultima parola è stata accolta anche nelle lingue francese, inglese e tedesca. Il tono epico dei suoi testi era rafforzato dalle frequenti citazioni della dea Eupalla, anch'essa di sua invenzione, protettrice del calcio e del bel gioco.
    Gianni Brera seppe amalgamare in modo sapiente gli elementi della lingua italiana con quelli stranieri e con quelli tipici degli idiomi regionali, adottando giri di frase tipici della lingua lombarda. Si guadagnò a buon diritto il nomignolo di Gran Lombardo, originariamente coniato per Carlo Alberto Pisani Dossi e passato per le mani, e la penna, di Gadda. Nel romanzo Azzurro Tenebra, che parla della fallimentare spedizione della nazionale italiana ai mondiali di Germania del 1974, Giovanni Arpino tratteggiò la figura di Brera nel personaggio di Grangiuàn. Brera fece scuola, tanto che fu coniato il termine spregiativo “brerini” per quei giornalisti che in qualche maniera si rifacessero al suo stile senza possedere un eguale talento linguistico. I detrattori lo classificarono come un grande "paroliere" assai poco sportivo. Tifoso genoano, coniò per la squadra amata il termine "Vecchio Balordo" che è ancora oggi annoverato fra gli appellativi con i quali i tifosi del Genoa chiamano affettuosamente la propria squadra.
    L'ideologia calcistica e le polemiche
    Gianni Brera ha legato indissolubilmente il proprio nome alla filosofia calcistica del "catenaccio" all'italiana.
    L'idea di togliere un attaccante ed aggiungere un difensore esentato da marcature (il cosiddetto "libero") nacque in Svizzera negli anni '30. Il successo dell'innovazione si misurò al mondiale del 1938, in cui la selezione elvetica riuscì a superare in un doppio confronto la forte compagine austro-tedesca. Il termine "verrou" con cui gli svizzeri definirono quella tattica, fu tradotto letteralmente con "catenaccio" in Italia. Fu solo nel corso degli anni '50 e '60 che tale modulo fu preso in considerazione nella penisola: Gipo Viani e Nereo Rocco furono gli sperimentatori, Gianni Brera il "teorico".
    Brera sosteneva la necessità di adottare il catenaccio in Italia per riportare il calcio giocato nel Paese ad alti livelli internazionali. Diceva, tra le altre cose, che gli italiani non erano fisicamente all'altezza degli altri popoli e che, di conseguenza, non potevano impostare un calcio sistematicamente offensivo per 90 minuti.
    Sebbene tali affermazioni non fossero indiscusse, Brera difese strenuamente sino alla fine quella visione delle cose. Anche per questo non vide mai di buon occhio Arrigo Sacchi e la concezione di calcio offensivo che introdusse in Italia, attribuendo i meriti dei successi del Milan ai soli giocatori olandesi.
    Ma le polemiche che resero Brera celebre nel corso degli anni Sessanta furono rivolte principalmente al "Golden Boy" rossonero Gianni Rivera e, più in generale, a quei giocatori tecnici ma non combattivi che poco aderivano alla sua filosofia calcistica, ma che ricevevano invece un rilevante supporto dalla cosiddetta "scuola napoletana" e dal suo capostipite, Gino Palumbo. Brera soprannominò Rivera "abatino" e osteggiò apertamente in molte occasioni l'impiego del giocatore nella nazionale italiana, pur riconoscendone la grande intelligenza calcistica e personale. Nonostante i successi nazionali e, ancor di più, internazionali del Milan di quel periodo, la polemica col fuoriclasse rossonero non si sopì mai, entrando nell'immaginario collettivo italiano. Brera e Rivera comunque si rispettavano molto a vicenda e dopo la morte di Brera, Rivera fu tra i fondatori dell'Associazione Amici di Gianni Brera, oggi Simposio Gianni Brera.
    Nel periodo anni '70/80 Brera scaricò sul talentoso regista della Fiorentina e della nazionale Giancarlo Antognoni e sul fantasista nerazzurro Evaristo Beccalossi la propria insofferenza per i giocatori tecnici ma non gladiatori. A detta del giornalista queste critiche gli causarono, nel corso degli anni, molti attriti con giornalisti e tifosi d'opinione diversa.
    Soprannomi
    Gianni Brera ha coniato indimenticabili soprannomi che sono rimasti scolpiti nella memoria degli sportivi italiani: Accaccone per Helenio Herrera, Accacchino per Heriberto Herrera, il Cavaliere per Silvio Berlusconi, Baron Tricchettracche per Franco Causio, Abatino per Gianni Rivera, Rombo di Tuono per Gigi Riva, Pulicione o Puliciclone per Paolo Pulici, Bonimba per Roberto Boninsegna, Piper per Gabriele Oriali, Simba per Ruud Gullit, Re Puma per Maradona, Deltaplano per Walter Zenga, Stradivialli per Gianluca Vialli, Mazzandro per Sandro Mazzola, Felix-de-Mondi o Nuvola Rossa per Felice Gimondi, Peppinoeu per il collega Beppe Viola, la Genzianella napoletana per l'altro collega Antonio Ghirelli.
    Il documento scomparso
    Il documento ufficiale di costituzione della prima squadra d'italia, il Genoa Cricket and Football Club risalente al 7 settembre 1893, nel tempo era apparentemente scomparso, passando di mano in mano fino ad arrivare in ultimo in possesso di Gianni Brera; dopo la sua morte il documento è stato ritrovato fra le carte di Brera e riconsegnato dalla famiglia del giornalista alla società del Genoa, che ora lo espone nel museo del Calcio nella sede della Fondazione del Genoa di salita Dinegro, a Corvetto (apertura 10.00-18.00 da martedì a domenica), assieme ad altri documenti ufficiali, cimeli, magliette, oltre al pallone originale della finale del primo campionato disputato in Italia.


    Bibliografia
    L'avocatt in bicicletta, Milano, 1954. Ripubblicato con il titolo: Addio, bicicletta, Milano, Longanesi, 1964; altra edizione: Milano, Rizzoli, 1980.
    Atletica leggera. Scienza e poesia dell'orgoglio fisico, Milano, Sperling & Kupfer, 1949.
    Il sesso degli Ercoli, Milano, Rognoni, 1959.
    Io, Coppi, Milano, Vitagliano, 1960.
    Atletica leggera. Culto dell'uomo (con G. Calvesi), Milano, Longanesi, 1964.
    I campioni vi insegnano il calcio, Milano, Longanesi, 1965; edizione critica: Milano, Booktime, 2008.
    Coppa del mondo 1966. I protagonisti e la loro storia, Milano, Mondadori, 1966.
    Il corpo della ragassa, Milano, Longanesi, 1969.
    Il mestiere del calciatore, Milano, Mondadori, 1972; edizione critica: Milano, Booktime, 2008.
    La pacciada. Mangiarebere in pianura padana (con G. Veronelli), Milano, Mondadori, 1973.
    Po, Milano, Dalmine, 1973.
    Il calcio azzurro ai mondiali, Milano, Campironi, 1974.
    Incontri e invettive, Milano, Longanesi, 1974.
    Introduzione alla vita saggia, Milano, Sigurtà Farmaceutici, 1974.
    Storia critica del calcio italiano, Milano, Bompiani, 1975.
    L'Arcimatto, Milano, Longanesi, 1977.
    Naso bugiardo, Milano, Rizzoli, 1977. Ripubblicato con il titolo originale La ballata del pugile suonato, Milano, Booktime, 2008.
    Forza Azzurri, Milano, Mondadori, 1978.
    63 partite da salvare, Milano, Mondadori, 1978.
    Suggerimenti di buon vivere dettati da Francesco Sforza pel figliolo Galeazzo Maria, pubblicazione del comune di Milano, 1979.
    Una provincia a forma di grappolo d'uva (con Paolo Brera), Milano, Istituto Editoriale Regioni Italiane, 1979.
    Coppi e il diavolo, Milano, Rizzoli, 1981.
    Gente di risaia, Aosta, Musumeci, 1981.
    Lombardia, amore mio, Lodi, Lodigraf, 1982.
    L'arciBrera, Como, Edizioni "Libri" della rivista "Como", 1990.
    La leggenda dei mondiali, Milano, Pindaro, 1990.
    Il mio vescovo e le animalesse, Milano, Bompiani, 1984.
    La strada dei vini in Lombardia (con G. Pifferi ed E. Tettamanzi), Como, Pifferi, 1986.
    Genoa, amore mio. Milano, Ponte alle Grazie, 1992.
    Storie dei Lombardi, Milano, Baldini & Castoldi, 1993.
    L'Arcimatto 1960-1966, Milano, Baldini & Castoldi, 1993.
    La bocca del leone (l'Arcimatto II 1967-1973), Milano, Baldini & Castoldi, 1995.
    La leggenda dei mondiali e il mestiere del calciatore, Milano, Baldini & Castoldi, 1994.
    Il principe della zolla (a cura di Gianni Mura), Milano, Il Saggiatore, 1994.
    L'Anticavallo. Sulle strade del Tour e del Giro, Milano, Baldini & Castoldi, 1997.
    Caro vecchio balordo. La storia del Genoa dal 1893 a oggi (curata e completata da Fabrizio Calzia), Genova, De Ferrari, 2005.
    Il club del Giovedì, Torino, Aragno, 2006.
    Un lombardo nel pallone, Milano, Excogita 2007.
    Il più bel gioco del mondo, Milano, BUR (Biblioteca Universale Rizzoli), 2007.
    Voci correlate
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    Altri progetti
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    Collegamenti esterni
    El sitt del Gioânn Brera - Gianni Brera
    La Repubblica - visto 4 gennaio 2009
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