Friedrich Nietzsche (1844-1900)

Informazioni di base:

  • Vero Nome: Friedrich Wilhelm Nietzsche
  • Scomparso nel: 1900
  • Data di nascita: 15 Ottobre 1844
  • Luogo di nascita: Röcken
  • Nazione: Germania
  • Friedrich Nietzsche in Rete:

  • Sito Ufficiale: Il sito ufficiale di Friedrich Nietzsche
  • Wikipedia: Friedrich Nietzsche su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Friedrich Nietzsche
    Friedrich Wilhelm Nietzsche (pronuncia IPA: /ˈfridriç ˈvilhɛlm ˈnitʃə/) (Röcken, 15 ottobre 1844 – Weimar, 25 agosto 1900) è stato un filosofo e scrittore tedesco.
    Tra i maggiori filosofi occidentali di ogni tempo, Nietzsche ebbe un'influenza articolata e controversa sul pensiero filosofico e politico del Novecento. La sua filosofia è considerata da alcuni uno spartiacque della filosofia contemporanea verso un nuovo tipo di pensiero, ed è comunque oggetto di divergenti interpretazioni. In ogni caso si tratta di un pensatore unico nel suo genere, sì da giustificare l'enorme influenza da lui esercitata sul pensiero posteriore.
    Coerentemente ai suoi assunti, diede grande rilievo al mito, alla poesia e alla musica, cimentandosi in gioventù anche come poeta e compositore (ricorderemo quanto meno Hymnus an das Leben), attività in cui, peraltro, a parere della critica non attinse risultati paragonabili agli esiti della sua speculazione filosofica. Non va dimenticato che in età giovanile scrisse anche numerose poesie, ma di livello piuttosto modesto.

    Biografia
    Anni giovanili
    Friedrich Wilhelm Nietzsche nasce a Röcken, nei pressi di Lipsia, il 15 ottobre 1844. È il primogenito del pastore protestante Karl Ludwig, reazionario monarchico, già precettore alla corte di Altenburg, e di Franziska Oehler, figlia anche lei di un pastore. Nel 1846 e nel 1848 nascono altri due figli, Elisabeth e Joseph (quest'ultimo morto nel 1850).
    Il 30 luglio 1849 muore il padre, affetto da una malattia cerebrale (probabilmente un tumore) e la famiglia si trasferisce l'anno dopo a Naumburg, dove Friedrich inizia gli studi di lettere classiche e religione. In famiglia apprende la musica e il canto, compone poesie, legge Goethe, Holderlin e Byron; nel 1858 inizia a frequentare il ginnasio di Pforta e due anni dopo, con gli amici Gustav Krug e Wilhelm Pinder fonda l'associazione Germania, con la quale si propone di sviluppare i suoi interessi letterari e musicali; per l'associazione scrive alcuni saggi, come Fato e volontà e Libertà della volontà e fato, visibilmente ispirati dalla lettura di "Fato" e altri saggi di Emerson, specie quelli inclusi in Condotta di vita (1860), un'opera che è stata recentemente ritenuta fondamentale nella genesi del pensiero di Nietzsche.
    Conclusi gli studi secondari nel 1864, entra nell'Università di Bonn come studente di filologia e s'iscrive nella corporazione studentesca Franconia. Durante una gita a Colonia, avrebbe contratto (la notizia è incerta) la sifilide, alla quale si fa risalire l'origine della sua malattia mentale. Nel 1865 si iscrive all'Università di Lipsia, per continuare a seguire le lezioni di filologia classica di Friedrich Ritschl, già suo insegnante a Bonn. Studia Teognide e Suida, ma rimane più affascinato da Platone e soprattutto da Emerson e Schopenhauer, che influenzeranno tutta la sua produzione.
    Conosce nel 1867 Erwin Rohde; approfondisce lo studio dell'opera di Diogene Laerzio, di Omero, Democrito e Kant, mentre un saggio su Teognide appare nella rivista Rheinisches Museum diretta da Ritschl. Il 9 ottobre comincia il servizio militare nel reggimento di artiglieria a cavallo di stanza a Naumburg: nel marzo dell'anno successivo si infortuna seriamente cadendo da cavallo e a ottobre viene congedato. Tornato a Lipsia, l'Università lo premia per il suo saggio sulle fonti di Diogene Laerzio e lo assume come insegnante privato. L'8 novembre conosce Richard Wagner in casa dell'orientalista Hermann Brockhaus.
    Grazie all'appoggio di Ritschl, il 13 febbraio 1869 ottiene la cattedra di lingua e letteratura greca dell'Università di Basilea tenendovi, il 28 maggio, la prolusione sul tema Omero e la filologia classica mentre l'Università di Lipsia gli concede la laurea sulla base delle sue pubblicazioni nel Rheinisches Museum; nella stessa Basilea conosce Jakob Burckhardt. In Basilea, all'età di 25 anni, Nietzsche chiede annullamento della cittadinanza prussiana. Ottiene la risposta ufficiale in un documento datato 17 aprile 1869, commentato da Curt Paul Janz (Friedrich Nietzsche: Biographie volume 1. Munich: Carl Hanser, 1978):
    Von diesem Tage an war Nietzsche also staatsrechtlich kein Preusse und kein Deutscher mehr, sondern ... staatenlos, oder, wie der Terminus damals in der Schweiz lautete, heimatlos, was auf Nietzsche besonders zutrifft, und er blieb es... Er wurde und blieb Europäer.
    D'ora in poi Nietzsche, in conformità alla legge internazionale, non è più prussiano e nemmeno tedesco, ma ... apolide, o secondo la terminologia usata in Svizzera a quel tempo, "senza-patria", particolarmente appropriata per Nietzsche; e così rimane... diventa e rimane un Europeo.
    Nietzsche non è mai stato cittadino dell'Impero germanico, proclamato nel 1871, in quanto si considera un polacco (secondo i racconti della nonna paterna, la famiglia proviene dalla Polonia e il loro cognome fu Nietzki)
    Dal 17 maggio aveva cominciato a frequentare, nella villa di Tribschen, Richard e Cosima Wagner, rimanendone fortemente colpito: "ciò che imparo laggiù, che vedo e ascolto e intendo, è indescrivibile. Schopenhauer, Goethe, Eschilo e Pindaro vivono ancora".
    Nel periodo 1869-1870 collabora, come correttore di bozze, alla redazione di un'autobiografia di Wagner, destinata a non vedere la luce prima del 1911, ma alla cui conoscenza il filosofo allude apertamente, e con ironia, in uno scritto degli anni 1880:


    «Ci viene promessa un'autobiografia di Richard Wagner: chi dubita che sarà un'autobiografia avveduta?…»

    (Genealogia della morale, pag. 133)

    All'inizio del 1870, Nietzsche tiene a Basilea delle conferenze ("Il dramma musicale greco", "Socrate e la tragedia"), che anticipano il suo primo volume, "La Nascita della Tragedia" (1872). A Basilea stringe amicizia col professore di teologia Franz Camille Overbeck, che gli rimarrà vicino fino alla morte e sarà grande estimatore delle sue opere, nonostante che la sua posizione accademica rendesse la cosa alquanto imbarazzante, considerate le vedute di Nietzsche in materia di religione.
    L'esperienza della guerra
    Allo scoppio della guerra franco-prussiana (1870-1871) chiede di essere temporaneamente esonerato dall'insegnamento per partecipare come infermiere alla guerra. Dopo poche settimane al fronte si ammala di difterite, viene curato e congedato. Nel frattempo scrive "La visione dionisiaca del mondo" ed abbozza "La tragedia e gli spiriti liberi" ed un dramma intitolato "Empedocle", in cui vengono anticipati con molta chiarezza molti dei temi che verranno in seguito ripresi nelle opere della maturità.
    Fra il 1872 ed il 1876 scrive le quattro Considerazioni Inattuali.
    Per motivi forse di salute, oppure più probabilmente per dedicarsi assiduamente alla sua attività filosofica, Nietzsche abbandona l'insegnamento e inizia a viaggiare assiduamente da un luogo all'altro, in particolare sulla costa italiana a Genova, Rapallo e Taormina, dove frequenta "l'Arcadia" locale e dove inizia a scrivere "Così parlò Zarathustra". Inoltre si reca a Nizza e in alta Engadina, a Sils Maria. Nel maggio del 1882, durante una gita sul lago d'Orta, conosce Lou Andreas Salomé, con la quale passa alcune ore di intimità. In seguito, la Salomé non ricordò se avesse baciato il filosofo, del quale comunque rifiutò una proposta di matrimonio (come del resto quella dell'amico di entrambi Paul Rée, che le aveva presentato Nietzsche e con il quale si era formato una sorta di rapporto triadico filosofico-sentimentale). Questo incontro, proseguito poi attraverso due anni di intensi scambi affettivi e culturali, è molto particolare, in quanto si tratta di una delle rare esperienze sentimentali di Nietzsche di cui si abbia conoscenza.
    Il collasso mentale
    La casa di Nietzsche, a Torino, in Piazza Carlo Alberto
    Nel 1888, con già molte pubblicazioni alle spalle, Nietzsche si trasferì a Torino, città che apprezzò particolarmente, e dove scriverà L'Anticristo, Il crepuscolo degli idoli ed Ecce Homo (pubblicato postumo).
    È datata 3 gennaio 1889 la prima crisi di follia in pubblico: mentre si trovava in piazza Carignano, nei pressi della sua casa torinese, vedendo il cavallo adibito al traino di una carrozza fustigato a sangue dal cocchiere, abbracciò l'animale e pianse; in seguito cadde a terra urlando in preda a spasmi. Sempre nello stesso periodo, Nietzsche scrive delle lettere ad amici e conoscenti che sono solitamente classificate sotto il nome di biglietti della follia: in essi la sua crisi mentale appare ormai in uno stato avanzato.
    Dalla crisi non si riprenderà più. Ricoverato prima in una clinica psichiatrica a Basilea, viene trasferito a Naumburg per essere invano curato dalla madre, prima, e dalla sorella Elisabeth Förster Nietzsche, poi. Trasferito nella casa di Weimar, dove la sorella ha fondato il Nietzsche-Archiv, vi muore il 25 agosto 1900. La natura della sua follia resta ancora un mistero. Nei frammenti teorizzava l'autodistruzione della reputazione tramite una follia volontaria come una forma di ascesi superiore. Come molti hanno sottolineato, la causa del collasso nervoso fu l'enorme tensione dovuta allo sforzo creativo e filosofico svolto negli anni precedenti.
    Il pensiero di Nietzsche
    Nietzsche nel 1861
    La filosofia di Nietzsche trae origine da un complesso retroterra culturale, specialmente di filologo classico e poi di esteta che si entusiasma per la nuova musica post-romantica di Wagner, della quale si fa paladino e promotore, vedendo in essa un senso panico dell'esistenza, fondato sul paganesimo precristiano germanico. Naturale quindi che egli proponga una rivalutazione delle filosofie pre-socratiche, in particolare la filosofia di Eraclito, a sfavore del periodo classico, visto come affermazione della visione idealistica e intellettualistica, quindi decadente.
    Fondamentale per la sua formazione è anche Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer, che Nietzsche legge nel 1866-1867 e che così egli giudica in una riflessione registrata in una pagina autobiografica:
    Nell'opera La nascita della tragedia, pubblicato nel 1872, la tragedia greca viene vista come massima espressione dello slancio vitale o "momento dionisiaco", istintivo e irrazionale. Ma eo si coniuga e nello stesso tempo si contrappone a quello apollineo, razionale e astratto. Il pensiero apollineo e quello dionisiaco sono perciò così definiti:
    Socrate da Nietzsche è visto come un pensatore che sottovaluta l'umanità e anche la disumanizza, in quanto padre di una filosofia che prende in considerazione solo la conoscenza razionale e il conseguimento di una virtù astratta. Da questa posizione nasce la radicale critica di N. verso l'"intellettualismo etico", considerato negazione della vita nella sua espressione più genuina, libera, istintiva.
    Altrettanto forte è l'avversione di Nietzsche nei confronti di Platone, che egli considera autore di una concezione del mondo fondata sull'idealità metafisica e sul disprezzo nei confronti della realtà tangibile (che per Platone è pura apparenza). Da Platone egli ritiene giustamente esser nata quella continuità ideologica che lega Parmenide, Platone e poi Plotino all'idealismo tedesco dell'Ottocento. Tutta l'opera di Nietzsche sarà incentrata sulla demolizione di ogni metafisica e la critica di ogni idealismo.
    Nietzsche critica, quindi, i tradizionali valori fondamentali della società (filosofia, Cristianesimo e democrazia), giungendo a mostrare la natura meramente metaforica e prospettica di qualsiasi principio trascendente e della stessa morale, così come di ogni concezione tradizionale. Il suo obiettivo era di smascherare la falsità e l'ipocrisia del sistema culturale su cui si fondava l'Europa dei suoi tempi e in particolare il mondo germanico. Egli individua così la stessa storia dell'Occidente come lungo processo di decadenza dell'uomo, come negazione della vita; l'affermazione della libertà è invece il destino dell'uomo. Destino che dovrà essere perseguito attraverso l'esercizio della volontà di potenza, e che condurrà l'uomo alla condizione di Oltreuomo (l'uomo in grado di oltrepassare sé stesso).
    Del pensiero dell'illustre pensatore si appropriò l'ideologia nazionalsocialista, anche a causa delle manipolazioni svolte dalla sorella Elisabeth sul materiale inedito e postumo, in particolare sull'opera edita come "La volontà di potenza"; queste manipolazioni furono in realtà soprattutto di tipo filologico, piuttosto che schiettamente ideologizzate, ma favorirono l'uso che il nazismo fece, successivamente, di alcuni concetti nietzschiani. La concezione nazista di Oltreuomo comportò, infatti, l'attribuzione all'Oltreuomo della capacità di usare la violenza "al di là del bene e del male", ovvero una concezione nichilistica dell'Oltreuomo che non contraddice la teoria di Nietzsche. A conferma di tale pensiero possiamo trovare nell'Incipit di Ecce Homo la negazione da parte di Nietzsche della propria origine "L'annientamento di milioni di malriusciti" e altri aforismi simili dimostrano che i rapporti tra l'ideologia dello NSDAP e il filosofo sono molto più importanti di quanto si pensi.
    Nietzsche mostra come i grandi valori della cultura occidentale, quali la verità, la scienza, il progresso, la religione, vadano smascherati nella loro mancanza di fondamento e nella loro natura di mera finzione. C'è nell'uomo una sostanziale paura della creatività della vita, verso la volontà di potenza, che produce valori collettivi sotto la cui giurisdizione la vita viene disciplinata, regolata, schematizzata. Sono "valori che disprezzano la vita", che generano un processo di nullificazione della vita piena e gioiosa, della vita in quanto tale, a favore di un "sembrare" ipocrita e bacchettone. La storia della cultura occidentale è pertanto la storia del nichilismo, e quindi la storia della decadenza.
    Il Nichilismo è visto da Nietzsche in maniera particolare: esso è il processo per cui i concetti capitali della metafisica (essere, verità, realtà, ecc…) si rivelano infondati e come tali si nullificano nella loro totale inconsistenza filosofica. Nietzsche afferma che il nichilismo passivo (Schopenhauer) coincide con la perdita o sfiducia di fede dell'uomo europeo verso i valori della propria civiltà; coincide con la "diminuzione vitale", con la massa di malattie, con la pazzia, con tare psichiche e fisiche che colpiscono l'umanità. Nel nichilismo viene meno anche la fiducia nella scienza, che ha ispirato il positivismo. L'uomo nichilista è caduto nell'angoscia per aver scoperto che i fini assoluti e le realtà trascendenti non esistono, ma insiste nel perseguirli per omologazione e mancanza di originalità.
    L'uomo ha dovuto illudersi per dare un senso all'esistenza (si pensi anche a Freud), in quanto ha avuto paura della verità, non essendo stato capace di accettare l'idea che "la vita non ha alcun senso", che non c'è nessun "oltre" di essa e che va vissuta con desiderio e libero abbandono panico pieno di "fisicità". Se il mondo avesse un senso e se fosse costruito secondo criteri di razionalità, di giustizia e di bellezza, l'uomo non avrebbe bisogno di auto-illudersi per sopravvivere, costruendo metafisiche, religioni e morali. L'umanità occidentale, passata attraverso il cristianesimo, percepisce ora un senso di vuoto, trova che "Dio è morto", cioè che ogni costruzione metafisica vien meno davanti alla scoperta che il mondo è un caos irrazionale. Fino a che non sorgerà l'Oltreuomo, cioè un uomo in grado di sopportare l'idea che l'Universo non ha un senso assoluto, l'umanità continuerà a cercare dei valori assoluti che possano rimpiazzare il vecchio Dio; dei sostituti idolatrici quali, ad esempio, lo Stato, la scienza, ecc…
    La mancanza, però, di un senso metafisico della vita e dell'universo fa rimanere l'uomo nel nichilismo passivo, o disperazione nichilista. È tuttavia possibile uscire dal nichilismo superando questa visione e riconoscendo che è l'uomo stesso la sorgente di tutti i valori e delle virtù della volontà di potenza (nichilismo attivo). L'uomo, ergendosi al di sopra del caos della vita, impone i propri significati e la propria volontà. Costui è il superuomo, cioè l'uomo che ha compreso che è lui stesso a dare significato alla vita. Attraverso le tre metamorfosi dello spirito, di cui parla nel primo discorso del testo Così parlò Zarathustra, Nietzsche mostra come il motto "Tu devi" vada trasformato dapprima nell'"Io voglio", ed infine in un sacro "Dire di sì", espresso dalla figura del fanciullo giocondo.
    Per una "rinascita" del tragico in Germania
    Nel primo testo filosofico di Nietzsche La nascita della tragedia, che è anche una messa a fuoco della sua cultura classica e della mitologia greca, egli concentra la sua attenzione sulle origini del teatro nell'antica Grecia. Si serve e teorizza perciò due concetti-base, che diverranno poi "ideologici" per lo stesso autore e portatori di numerosi valori, lo spirito dionisiaco e lo spirito apollineo.
    Il dionisiaco (dal dio Dioniso) in quanto “ebbrezza” rappresenta l'elemento dell'affermazione della vita, della spontaneità, dell'istinto umano, della giocosità e raffigurerà nelle successive opere la volontà di potenza. È l'impulso che esprime la forza vitale propria del superuomo nella sua totale libertà, l'ebbrezza che trova la sua manifestazione più compiuta nella musica e nella danza. Il "Dionisiaco" gioca dialetticamente con il proprio contraltare, l'apollineo, ovvero l'"armonia" delel forme e del vivere. Quando Dioniso vive è Apollo a dormire, viceversa quando Apollo si rappresenta ed è in superficie, Dioniso è "sotterraneo". Il dionisiaco è un continuo ciclo "vita-morte-vita", attraverso il quale tutte le arti sono state create e si sono modificate. L'apollinea è il la luce del giorno razionalizzata nell'arte plastica degli scultori dell'epoca classica.
    L'"Apollineo" rappresenta anche la "ratio" umana che porta equilibrio nell'uomo, che è capace di concepire l'essenza del mondo come ordine e che lo spinge a produrre forme armoniose rassicuranti e razionali. Senza di esso, nell'uomo ci sarebbe un'esplosione di emozioni incontrollate e bisognose di essere controllate.
    Molto complesso è lo studio che il filologo Nietzsche fa delle arti greche e della tragedia in particolare. Nel "ditirambo" del coro tragico greco era insito lo spirito dionisiaco (Nietzsche lo chiama appunto "ditirambo dionisiaco"). Nella parola come sempre Nietzsche ricerca la chiave per l'interpretazione della realtà e per portare in luce ciò che i concetti hanno di arcano dentro. In quanto filologo, ancor prima che filosofo, è sempre il “verbo” il suo primo amore. Dal ditirambo che è il nucleo del “coro” al testo poetico in cui è scritto il dramma si svolge la continua alternanza dei due dèi greci Apollo e Dioniso, fino alla suprema e sublime armonia.
    L'analisi delle origini della tragedia greca, scorre lungo il testo nietzscheano attraversando tutta la storia di questo lungo percorso, da Archiloco a Euripide, passando per Eschilo e Sofocle fino alla sua stessa fine: la morte della tragedia avvenne per mano di Socrate ovvero di ciò che il filosofo ha rappresentato per la grecità e le sue espressioni artistiche.
    Ma come la tragedia ebbe origine dalla musica Nietzsche auspica che allo stesso modo possa rinascere. Da qui la critica profonda e sentita all'“Opera”, lui attuale, in quanto genere artistico in cui vivono inconciliabili contraddizioni di carattere estetico e filosofico. Forte è l'esortazione del filosofo ad ideali artisti della sua epoca affinché ritrovino e ridestino l'ebbrezza dionisiaca insita nella musica e su di essa, assieme al mito tragico, costruiscano una nuova epoca tragica:
    Contro Socrate, Platone e il Cristianesimo
    Secondo Nietzsche la decadenza è il rifiuto dell'amore per la vita e della creatività, della spontaneità del vivere naturale e nello stesso tempo "tragico", dunque dello spirito dionisiaco. Per lui colui che per primo ha condizionato negativamente la civiltà occidentale verso questo annullamento della vita è stato Socrate: il peccato di Socrate è di aver sostituito alla vita il pensare alla vita e la conseguenza di ciò è il non-vivere. Socrate ritiene che la ragione sia l'essenza dell'uomo e che le passioni, residuo di animalità, possano e debbano essere dominate. Per Socrate una vita fondata sulla ragione è una vita felice, mentre una vita dominata dalle passioni è destinata a dolorosi conflitti e turbamenti.
    Anche Platone ha indirizzato la vita verso un mondo astratto ed irreale, e in questo processo di decadenza si inserisce poi il Cristianesimo radicalizzandolo. Quest'ultimo ha prodotto un modello di uomo malato e represso, in preda a continui sensi di colpa che avvelenano la sua esistenza. Perciò l'uomo cristiano, al di là della propria maschera di serenità, è psichicamente tormentato, nasconde dentro di sé un'aggressività rabbiosa contro la vita ed è animato da risentimento contro il prossimo. Più che contro la figura di Gesù Cristo (verso cui manifesta simpatia, considerandolo un "santo anarchico"), Nietzsche è polemico contro la Chiesa come istituzione politico-teocratica, sprezzante verso le sue regole e i suoi dogmi. Infatti in "Così parlò Zarathustra" egli dichiara:
    Vi scongiuro fratelli, rimanete fedeli alla terra e non credete a quelli che vi parlano di sovraterrene speranze, essi sono dispregiatori della vita, sono avvelenatori, che siano maledetti!
    Da ciò la proposta di Nietzsche di una trasmutazione o inversione dei valori. Si proclama egli stesso come il "primo immoralista" della storia; egli non intende tuttavia proporre l'abolizione di ogni valore o l'affermazione di un tipo di uomo in preda al gioco sfrenato degli istinti, ma contrappone ai valori antivitali della morale tradizionale una nuova tavola di valori a misura del carattere terreno dell'uomo. Il superuomo di Nietzsche è nato per vivere sulla Terra, la sua esistenza è interamente corpo, realtà sensibile. Infatti Zarathustra afferma io sono corpo tutto intero e nient'altro. L'anima, secondo N. è solo una parola che indica qualcosa di interno al corpo, succube di questo, dominata e manovrata dalla ragione dello stesso: questa rivendicazione della natura terrestre dell'uomo è implicita nell'accettazione totale della vita che è propria dello spirito dionisiaco e del superuomo. La Terra non è più l'esilio e il deserto dell'uomo, ma la sua dimora gioiosa.
    Il periodo "Illuministico"
    Questo periodo, che inizia con Umano, troppo umano (1878-1880), coincide con l'avvento della scrittura aforistica, e risulta caratterizzato dal ripudio dei vecchi maestri, come Schopenhauer e, in particolare, Wagner. Nietzsche rinnega la stima e l'amicizia personale col musicista, di cui tanto aveva ammirato Tristano e Isotta in quanto simbolo dell'umana lotta nel tentativo di convivere coi propri impulsi annullandosi nella materia, al di fuori da qualsiasi concetto religioso. Ora lo accusa di essere diventato un tipico decadente, che col Parsifal ricade nel più becero e arcaico misticismo, quale ridicola rappresentazione di un mondo fasullo e immaginario.
    In questo periodo, il filosofo abbandona la "metafisica da artista", per privilegiare la scienza. Considererà l'arte come il residuo di una cultura mitica. Redentore della cultura non sarà più l'artista o il genio (come invece pensava Wagner) ma il filosofo educato dalla scienza. Sarà illuminista, nel senso che si troverà impegnato in un'opera di critica della cultura tramite la scienza, che egli ritiene sia un metodo di pensiero, piuttosto che un insieme di tutte le scienze particolari. Un metodo critico di tipo storico e genealogico, perché non esistono realtà immutabili e statiche, ma ogni cosa è l'esito di un processo che va ricostruito.
    I concetti base di questo periodo sono lo spirito libero e la filosofia del mattino. Lo spirito libero si identifica con il viandante, cioè con colui che grazie alla scienza riesce ad emanciparsi dalle tenebre del passato, inaugurando una filosofia del mattino che si basa sulla concezione della vita come transitorietà e come libero esperimento senza certezze precostituite.
    La morte di Dio
    L'affermazione della libertà e della spontaneità presuppone il superamento dei condizionamenti, delle regole, degli obblighi derivanti dalle credenze religiose o comunque dal riferimento a entità metafisiche. Ma comporta anche una conseguenza che pochi hanno la forza sufficiente per affrontare: assumersi la piena e definitiva responsabilità di ogni decisione, di ogni azione. Ogni comportamento è soggetto ad una decisione individuale in quanto non esistono più valori trascendenti sui quali appiattirsi in modo conformistico. I contemporanei di Nietzsche dimostrano in mille circostanze di non essere più guidati dalla fede come poteva accadeva agli uomini del Medio Evo ma, per non essere obbligati ad affrontare le proprie responsabilità, non vogliono riconoscerlo neppure di fronte a se stessi. Dio è morto, afferma N. ne "La gaia scienza", ovvero nessuno crede più veramente. Ma nell'atto stesso di compiere questa affermazione si trova di fronte allo scetticismo e all'indifferenza, quando non alla derisione. E allora: <Vengo troppo presto> egli ammette, poiché gli uomini non sono ancora pronti ad accettare questo cambiamento epocale. I valori tradizionali sono sempre più pallidi, sempre più estranei alla coscienza, ma i nuovi valori, quelli della gioiosa accettazione della vita e della fedeltà alla terra, sono ancora al di là dell'orizzonte: <Questo enorme evento è ancora per strada e sta facendo il suo cammino> . L'annuncio della morte di Dio ha una straordinaria efficacia retorica e forse anche per questo non è stato sempre compreso a fondo: taluni interpreti si sono limitati a leggerlo come l'ennesimo attacco al Cristianesimo e non ne hanno percepito la profondità e la complessità.

    Nietzsche è anche considerato, e non senza buoni motivi, come uno dei precursori dell'esistenzialismo ateo moderno per alcuni elementi etici che lo anticipano, per quanto questo si caratterizzi per aspetti di pessimismo esistenziale che in Nietzsche sono in gran parte assenti.
    L'Oltreuomo
    Nietzsche, radicalizzando il "plus man" emersoniano e la critica emersoniana del culto degli eroi di Carlyle, propugna l'avvento di un nuovo tipo di uomo, capace di liberarsi dai pregiudizi e dai vecchi schemi, di smascherare con il metodo genealogico l'origine umana troppo umana dei valori, nonché di farsi consapevole creatore di valori nuovi. Non sarebbe corretto definire un uomo del genere superuomo: super indica sopra, quindi "super-uomo" vuol dire "colui che è sopra gli uomini" e li schiaccia. Nietzsche in realtà parla di un "oltre-uomo", (traduzione letterale dal tedesco Über-Mensch): l'oltreuomo non schiaccia gli altri ma procede al di là delle convenzioni e dei pregiudizi che attanagliano l'uomo. Esso ha dei valori differenti da quelli della massa degli uomini, quella massa che ha aderito alla filosofia dei sacerdoti e degli imbonitori per farsi schiava di essi.
    L'Oltreuomo è colui che ha compreso che è lui stesso a dare significato alla vita, e che fa sua la cosiddetta "morale aristocratica" che dice "sì" alla vita e al mondo. L'Oltreuomo è discepolo di Dioniso poiché accetta la vita in tutte le sue manifestazioni, nel piacere del divenire inteso come alternanza di vita e morte. Affronta la vita con "pessimismo coraggioso", unisce il fatalismo alla fiducia, e si è liberato dai logori concetti del bene e del male attraverso un'elitaria indifferenza a valori etici che considera morti.
    Per l'oltreuomo ogni istante è il centro del suo tempo di cui è sempre protagonista. L'eterno ritorno, cioè l'eterna ripetizione, è la dottrina che Nietzsche mette a capo della nuova concezione del mondo e dell'agire umano. Per Nietzsche ogni momento del tempo, cioè l'attimo presente, va vissuto in modo spontaneo, senza continuità con passato e futuro, perché passato e futuro sono illusori: infatti ogni momento si ripete identico nel passato e nel futuro, come un dado che, lanciato all'infinito (poiché il tempo è infinito), darà un numero infinito di volte gli stessi numeri, in quanto le sue scelte sono un numero finito. Il vero Oltreuomo è, in conclusione, colui che danza in catene liberamente e con leggiadria; è lo spirito libero tout court.
    L'Eterno ritorno
    L'idea di "eterno ritorno" è una delle più enigmatiche fra quelle esposte da Nietzsche ma è anche quella intorno a cui, da un certo momento in poi, ruota tutto il pensiero nicciano. Per cercare di comprenderne l'importanza si può partire dal fatto che l'eterno ritorno, fin dalla sua prima comparsa ne La gaia scienza assume una funzione discriminante fra uomo e oltreuomo. La realtà non è sempre apportatrice di piacere e di soddisfacimento dei desideri, ma anche di dolore e di delusioni. Questa vita - scrive Nietzsche - come tu ora la vivi e l'hai vissuta dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte e non ci sarà in essa mai niente di nuovo ma ogni dolore e ogni piacere dovrà fare ritorno a te.
    Una prima reazione di esitazione e di ripulsa di fronte alla prospettiva di rivivere le inevitabili frustrazioni è propria dell'uomo, mentre una accettazione gioiosa, fondata sull'amore per la vita, caratterizzerebbe l'oltreuomo.
    La dottrina dell'eterno ritorno è presentata più ampiamente in "Così parlò Zarathustra". Anche in questo testo si allude a una visione ciclica del tempo: Tutte le cose diritte mentono Ogni verità è ricurva, il tempo stesso è un circolo. Nietzsche recupera in questo modo la visione del tempo tipica del mondo classico e la pone in antagonismo rispetto alla visione lineare e finalistica che caratterizza il cristianesimo.
    Ma la situazione più significativa è quella in cui Zarathustra parla di un giovane pastore nella cui bocca si è insinuato un serpente. L'uomo si dibatte sopraffatto dal disgusto fino a quando trova la forza di mordere e riesce a staccare la testa del serpente. Allora balza in piedi ridendo: Mai prima al mondo aveva riso un uomo come lui rise!.
    Lo stesso Nietzsche riconosce la difficoltà di interpretare tale narrazione, ma si può comunque ritenere (concordando con la maggior parte dei critici), che il serpente simboleggi la circolarità del tempo e l'averne morso la testa simboleggi la capacità dell'oltreuomo di accettare e dominare tale circolarità.
    Ancora in Così parlò Zarathustra leggiamo: Tutto muore, tutto torna a fiorire, eternamente corre l'anno dell'essere. Tutto crolla, tutto viene di nuovo connesso; eternamente l'essere si costruisce la medesima abitazione. Tutto si diparte, tutto torna a salutarsi; eternamente fedele a se stesso rimane l'anello dell'essere. La storia - sembra dire Nietzsche - non ha un senso che trascenda le immediate prospettive umane, non è determinata da un'entità metafisica intelligente e previdente ma trova il suo significato nell'attimo, nella vita terrena così come essa si presenta e tornerà a presentarsi in eterno.
    Oltre alla polemica contro il cristianesimo si può probabilmente scorgere nel pensiero nicciano la sfiducia nelle prospettive di progresso scientifico e sociale presentate dai positivisti ottocenteschi: il vero progresso, secondo il filosofo, consiste nel vivere ogni momento come coincidenza di essere e di senso, recuperando così il primitivo impulso dionisiaco.
    Osservazioni critiche e confronti
    Lou Von Salomé, Paul Rée e Nietzsche nel 1882
    La filosofia di Nietzsche, pur prendendo le mosse da illustri precedenti, integra una netta frattura con il panorama speculativo già conosciuto.
    Nietzsche ed Hegel
    Nel pensiero di Nietzsche prevale un'aperta confutazione dell'hegelismo: egli, infatti, non accetta l'idea del mondo dominato dalle leggi fisse della dialettica, rifiutando parallelamente ogni sistematicità interna. Si può anzi ben dire che l'opera di Nietzsche stia agli antipodi di una trattazione sistematica ed ordinata.
    Per Nietzsche, infatti, il tentativo di categorizzare sistematicamente il reale annienta la forza vitale propria ad ogni uomo. La filosofia di Hegel, è ritenuta da Nietzsche un tradimento in danno alla vita, in quanto tentativo di fermare ciò che non si può fermare (la vita, dinamica per antonomasia) in un sistema di pensiero. Analogo è il giudizio di Nietzsche nei confronti dei positivisti: rei di spiegare la realtà mediante leggi meccanicistiche fisse, essi restano afflitti dallo stesso errore di Hegel ed epigoni.
    Nietzsche è distante dal pensiero di Hegel anche in ordine alla supposizione hegeliana che esista una forza meramente razionale manifestantesi nella storia, che tratterebbe gli uomini come banali strumenti della propria astuzia.
    Nietzsche ripudia la "tirannide della ragione sugli uomini" (per usare le sue parole), per cui biasima Socrate, Platone, Cartesio, gli illuministi ed anche i positivisti del suo tempo. Così facendo respinge e mostra di aborrire le basi stesse del mondo occidentale cui pure appartiene.
    Sussistono nondimeno talune analogie. Malgrado il suo netto orientamento antirazionalista, è possibile accostare il pensiero di Nietzsche all'illuminismo quanto al rifiuto generale di metafisica ed ascesi (è significativo che abbia dedicato la sua opera Umano, troppo umano a Voltaire, uno dei principali esponenti dell'illuminismo). Il filosofo tedesco, infatti, pone al di sopra di tutto la forza vitale insita nell'uomo, minacciata (nella sua visione) dall'ideale ascetico.
    Rapporti con altri autori
    Sulle basi ut supra è infulcrata la polemica contro cattolicesimo e religione: anche queste istanze rinnegano la forza vitale innata in ciascuno. La condanna colpisce anche Arthur Schopenhauer, seppur ammirato in gioventù da Nietzsche. Quest'ultimo imputa al suo vecchio maestro di aver generato l'ennesima morale, fondata sulla pietà e, in ultima analisi, sull'ascesi.
    Nietzsche, ad ogni modo, approva gli altri concetti di Schopenhauer, convertendone il pessimismo in ottimismo: ammette l'idea di una forza irrazionale che guida il mondo, senza immaginarla cieca e spietata. Egli respinge la nozione sinistra che ne aveva prospettato Schopenhauer e la rinomina volontà di potenza, annoverandola quale forza benevola, esemplificata essenzialmente dal suo famoso oltreuomo.
    Nietzsche, che pure ben può dirsi avversario del positivismo, è in sintonia con il darwinismo, e più in particolare con le categorie di lotta per la vita, selezione naturale e prevalenza del più forte sul più debole (survival of the fittest). Egli però dilata questo assunto al di là della mera sopravvivenza: secondo Nietzsche c'é un "darwinismo" selettivo anche nella società umana: gli individui mirano a conseguire il predominio e la supremazia, sotto lo stimolo della volontà di potenza.
    Nietzsche, può essere accomunato a Søren Kierkegaard: entrambi hanno un orientamento prettamente individualistico, non si curano della politica e si distaccano da ogni tematica sociale.
    Nietzsche ha prodotto influssi di assoluto rilievo in svariati ambienti e su numerose personalità della letteratura e della politica del XX secolo. È inevitabile, a tal proposito, riferirsi a Gabriele D'Annunzio, che nel suo lavoro mostrò di aver manifestamente recepito il mito dell'oltreuomo, con la conseguente esaltazione, ai limiti del titanismo, di orgoglio e volontà. Sfortunatamente Nietzsche venne ampiamente strumentalizzato dal nazismo, previa sistematica deformazione opportunistica della sua complessa filosofia.
    Secondo György Lukács, il tentativo di Nietzsche di affrancare l'uomo dalla "morale dei vinti", dal peso della storia e dal giogo della razionalità comportava il pericolo di smarrire la realtà umana medesima.
    Evidenti influenze del pensiero di Nietzsche sono altresì riscontrabili nell'originale metafisica concreta di Pavel Aleksandrovič Florenskij.
    La complessità del pensiero di Nietzsche
    La particolarità del pensiero di Nietzsche, la sua unicità, ha sempre generato nella critica degli interrogativi. Una delle domande che ci si è posti nella storia della critica a Nietzsche è la considerazione su qual è il "vero" Nietzsche, quale fosse il suo reale intento e cosa volesse comunicare nelle sue opere.
    La sua filosofia, infatti, è in bilico tra la negazione totale della cultura e del pensiero occidentale (si veda la sua critica al razionalismo, vera spina dorsale della filosofia occidentale) e la creazione di un nuovo sistema di valori, incentrati sulla figura dell'Oltreuomo, sull'eterno ritorno e sulla volontà di potenza. Nietzsche, infatti, voleva senza dubbio eliminare il campo da ogni "mito", che appartenesse alla morale religiosa (da lui definita "morale dei vinti") o alla filosofia, con i miti laici di progresso, razionalismo, positivismo e idealismo. Tuttavia è lecito domandarsi se questa volontà distruttrice dei valori sia solo fine a se stessa, frutto di un orientamento nichilista, o sia la base necessaria da cui far partire la creazione di un nuovo sistema di valori.
    La filosofia di Nietzsche propone notevoli spunti di riflessione, che in parte spiegano la difficoltà di quest'autore di essere pienamente compreso nel suo tempo, nell'Ottocento, e la sua successiva riscoperta nel XX secolo. È il caso di ricordare che il '900 vede l'arrivo alla ribalta di un esistenzialismo molto lontano da quello di Kierkegaard e che per molti aspetti Nietzsche è un anti-Kierkegaard in aperta concorrenza con la sua visione del mondo. Lo "scacco" kierkegaardiano per Nietzsche diventa il pretesto per una via a una vittoria sul destino di cui l'oltreuomo si fa profeta.
    Il pensiero di Nietzsche, se da un lato è la negazione di quelle correnti di pensiero basate sull ottimismo metafisico e deterministico dell'idealismo hegeliano è anche contro l'ottimismo scientistico. Di esso era portatore il Positivismo, con la sua idea di continuità del progresso. Incentrato il primo sul "tutto è bene" perché "così deve andare" necessariamente, l'ideale di progresso del secondo gli suona ingenuo e falso.
    Sotto un altro punto di vista, per quanto Il mondo come volontà e rappresentazione sia uno di testi chiave per la formazione di Nietzsche, egli ha poco della semplice considerazione pessimistica della realtà, propria di Schopenhauer. La sua filosofia, infatti, rifiuta ogni passiva accettazione della realtà, sia nel senso del "tutto è bene" hegeliano e sia quella del "tutto progredisce" positivistico e neppure il "tutto è sofferenza", di Schopenhauer. Essa, rivela piuttosto una sorta di titanismo romantico, ma in una nuova Weltanschauung che è post-romantica.
    Dizionarietto dei termini filosofici

    Amor fati

    L'amor fati (letteralmente dal latino "amore per il fato, per il destino") è un atteggiamento di accettazione attiva, non assimilabile alla rassegnazione, che consiste nella capacità di far coincidere la propria volontà con il corso degli eventi così come essi si verificano, ovvero assumendoli nella loro innocente casualità. Si rifiuta in questo modo ogni concezione che tenta di "prevedere" il futuro rinchiudendolo in schemi concettuali che tradiscono il dinamismo proprio dell'esistenza. Questo concetto è strettamente legato all'idea di eterno ritorno. Il concetto di amor fati è mutuato soprattutto da due autori ben noti a Nietzsche: Spinoza (si veda la sua Ethica) ed Emerson (si veda il crescendo finale del suo saggio "Fato").


    Apollineo (spirito)

    Lo spirito apollineo è il tentativo (proprio soprattutto dell'Antica Grecia) di spiegare la realtà tramite costruzioni mentali ordinate, negando il caos che, secondo N., è proprio della realtà e non considerando l'essenziale dinamismo della vita. Lo spirito apollineo è la componente razionale e razionalizzante dell'individuo: esso si contrappone allo spirito dionisiaco, che rappresenta il suo contrario.


    Arte

    Nella concezione di Nietzsche l'arte assume un importante valore di liberazione dell'uomo dall'oppressione della razionalità, permettendo all'individuo di esprimere la propria creatività (e quindi la sua irrazionalità) in un mondo che tende a distruggerla.


    Cristianesimo

    Il cristianesimo assume in Nietzsche un valore assolutamente negativo. Il filosofo, infatti, vede nella morale cristiana la negazione della vita, soppiantata da una visione ascetica della stessa in quella che definisce la "morale dei vinti". La sua filosofia nasce anche come negazione di questa morale, ben descritta dalla "morte di Dio", dove "Dio" non è da intendere esclusivamente come la divinità personale, ma anche come il sistema di idee proprie anche del cristianesimo.
    Secondo il filosofo anche i cristiani sono guidati dalla volontà di potenza. In particolare, non potendo sopraffare gli altri per potenza e forza, hanno creato una nuova morale che negasse i veri valori di forza ed esaltasse gli ideali opposti di ascesi e pietà.


    Dionisiaco (spirito)



    Lo spirito dionisiaco è la parte irrazionale dell'individuo e dell'esistenza, la parte caotica e non rinchiudibile all'interno di una trattazione sistematica e ordinata, vera parte dominante della vita vista come ebbrezza, sensualità, esaltazione ed entusiasmo. Dopo Socrate, questa parte dell'uomo viene negata per far posto esclusivamente alla parte razionale.


    Nichilismo

    Per il filosofo tedesco il concetto di nichilismo assume diverse accezioni a seconda del contesto in cui lo utilizza.
    In una prima accezione, il termine viene usato da N. per descrivere la decadenza cui va incontro la civiltà quando rifiuta la forza vitale e si sottomette alle concezioni razionalistiche ed alle etiche ascetiche. Questa tendenza è propria di tutti i sistemi filosofico-morali che hanno negato la natura imprevedibile e casuale della vita e della realtà e si sono tradotti pertanto in una sorta di rifugio, di protezione dell'uomo all'interno di un mondo "metafisico", inteso nel suo significato originario di mondo "oltre la realtà" (e ció vale sia per le concezioni religiose, sia per quelle razionalistiche tese a creare una visione ordinata della realtà, com'è il caso dell'Iperuranio platonico).
    Per nichilismo, tuttavia, Nietzsche intende anche il percorso compiuto dall'uomo, a partire dall'illuminismo, per giungere a smascherare i valori tradizionali mettendone in luce la falsità. Al contrario del precedente, questo nichilismo è esclusivamente distruttivo, e porta l'uomo ad un senso di impotenza e di smarrimento, ottimamente descritto dall'analisi di Schopenhauer.
    Esiste, infine, un nichilismo "attivo" e positivo, proprio dello stesso autore, che consiste nell'accettazione del carattere casuale della realtà e della falsità di tutte le credenze. Questo atteggiamento è proprio dell'Oltreuomo.


    Razionalismo

    Il razionalismo è la tendenza a spiegare la realtà per mezzo di schemi concettuali, imprigionandola in essi. Questo concetto, dunque, si ricollega a quello di spirito apollineo. L'autore fa coincidere la nascita di questo orientamento con la filosofia di Socrate.


    Volontà di potenza

    La volontà di potenza è la forza creativa propria dell'uomo e di ogni forma di vita, tale da trascendere ogni formalizzazione. Essa rappresenta l'essenza autentica della vita umana. L'Oltreuomo è colui che è capace di assumere su di sé tutto il peso, e la leggerezza, della piena espressione della volontà di potenza.

    Opere
    Le sue opere più significative rimangono:

      La Nascita della Tragedia (1872)
      Umano, troppo umano (1878–1880)
      Aurora (1881)
      La gaia scienza (1882)
      Così parlò Zarathustra (1883–1885)
      Al di là del bene e del male (1886)
      Genealogia della morale (1887)
      Il crepuscolo degli idoli (1888)
      L'Anticristo (1888)
      Ecce Homo (come si diventa ciò che si è) (1888)

    Cronologia delle opere
    Aus meinem Leben, 1858
    Über Musik, 1858
    Napoleon III als Praesident, 1862
    Fatum und Geschichte, 1862
    Willensfreiheit und Fatum, 1862
    Kann der Neidische je wahrhaft glücklich sein?, 1863
    Über Stimmungen, 1864
    Mein Leben, (La mia vita), 1864
    Homer und die klassische Philologie, (Omero e la filologia classica), 1868
    Über die Zukunft unserer Bildungsantstalten
    Fünf Vorreden zu fünf ungeschriebenen Büchern, 1872 :
    I Über das Pathos der Wahrheit
    II Gedanken über die Zukunft unserer Bildungsantstalten
    III Der griechische Staat
    IV Das Verhältnis der Schopenhauerischen Philosophie zu einer deutschen Cultur
    V Homer's Wettkampf
    Die Geburt der Tragödie, (La nascita della tragedia dallo spirito della musica ovvero Grecità e pessimismo), 1872
    Die Philosophie im tragischen Zeitalter der Griechen, (La filosofia nell'epoca tragica dei Greci), 1870-1873
    Über Wahrheit und Lüge im aussermoralischen Sinn, (Su verità e menzogna in senso extramorale), 1873
    Unzeitgemässe Betrachtungen, (Considerazioni inattuali), 1876
    Menschliches, Allzumenschliches, (Umano, troppo umano), 1878
    Morgenröte, (Aurora. Pensieri sui pregiudizi morali), 1881
    Idyllen aus Messina, (Gli Idilli di Messina), 1882
    Die fröhliche Wissenschaft, (La gaia scienza), 1882
    Also sprach Zarathustra, (Così parlo Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno), 1885
    Jenseits von Gut und Böse, (Al di là del bene e del male. Preludio di una filosofia dell'avvenire), 1886
    Zur Genealogie der Moral, (Genealogia della morale), 1887
    Der Fall Wagner, (Il caso Wagner), 1888
    Götzen-Dämmerung, (Il crepuscolo degli idoli, ovvero Come filosofare a colpi di martello), 1888
    Der Antichrist, (L'anticristo), 1888
    Ecce Homo, (Ecce Homo. Come si diventa ciò che si è), 1888
    Nietzsche contra Wagner, (Nietzsche contro Wagner. Documenti processuali di uno psicologo), 1888
    Der Wille zur Macht, (La volontà di potenza. Saggio di una trasvalutazione di tutti i valori), 1901
    Note

      ^ Richard Wagner, Main Leben — pubblicato da F. Bruckmann, 1911 (prima edizione)
      ^ Nota 31 al testo di Genealogia della morale, pag. 171
      ^ Storia delle punizioni corporali, Mondadori, Milano, 2006. ISBN 88-04-55899-7 — Prefazione, pagg. IX-X
      ^ Anacleto Verrecchia dubita che sia effettivamente avvenuto l'abbraccio: La catastrofe di Nietzsche a Torino (Torino: Einaudi, 1978) alle pagg. 208 e 211 ricostruisce la genesi di questo mito, non riportandolo ad altra bibliografia precedente che a un anonimo articolista della Nuova Antologia del 16 settembre 1900, undici anni dopo il fatto.
      ^ Evolution and philosophy - Does right make right? by John S. Wilkins
      ^ Mazzino Montinari, Che cosa ha veramente detto Nietzsche Pubblicato da Ubaldini, 1975 ISBN 883400339X, 9788834003398

    Voci correlate
    Ressentiment
    Risentimento
    Dioniso vs. Apollo: una lettura diversa della poetica di Stanley Kubrick


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