Francesca Bertini (1892-1985)

Informazioni di base:

  • Vero Nome: Elena Seracìni Vitièllo
  • Scomparsa nel: 1985
  • Data di nascita: 11 Aprile 1892
  • Professione: Attrice
  • Luogo di nascita: Firenze (FI)
  • Nazione: Italia
  • Francesca Bertini in Rete:

  • Wikipedia: Francesca Bertini su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Sul set di Assunta Spina nel 1915
    Francesca Bertini, pseudonimo di Elena Seracini Vitiello (Firenze, 5 gennaio 1892 – Roma, 13 ottobre 1985), è stata un'attrice cinematografica italiana dell'epoca del cinema muto.
    Affascinante, romantica, misteriosa, raffinata ed elegante, Francesca Bertini con la carica e la forza simbolica delle sue interpretazioni, è riuscita a portare il fenomeno divistico italiano a un livello di perfezione.

    Biografia
    Nacque per caso a Firenze, figlia adottivadel trovarobe napoletano Arturo Vitiello e dell'attrice di prosa fiorentina Adelaide Frataglioni.

    Trascorse l'infanzia a Napoli. Iniziò giovanissima a calcare il palcoscenico interpretando commedie napoletane, e successivamente comparve in un gran numero di film muti recitando parti secondarie. Il suo primo film fu del 1910 e si intitolò Il Trovatore.

    La giovane aveva una sgradevole voce di gola, ma la sua decisione d'arrivare, unita all'insofferenza per la vita grama da commediante, le diede il coraggio di fare il salto nella capitale.

    A 21 anni si trasferì a Roma e, ribattezzatasi Francesca Bertini, interpretò il primo ruolo da protagonista in Histoire d'un Pierrot (1913) sotto la regia di Baldassarre Negroni per la Film d'Arte, succursale italiana della francese Pathé.
    Successivamente passò alla Caesar, che inizialmente l'aveva chiesta solo in prestito. In soli due anni Francesca Bertini raggiunse la notorietà. Il successo più eclatante arrivò nel 1915 con il ruolo della napoletanissima Assunta Spina, nell'omonimo film tratto dal dramma di Salvatore Di Giacomo, per la regìa di Gustavo Serena. Ma la Bertini non si limitò a recitare la parte di protagonista. Volle avere un ruolo primario anche nella realizzazione del film. Lo confermò lo stesso Gustavo Serena:
    Il fascino che emanava la sua figura, gracile, dai capelli corvini e con uno sguardo acceso e intenso, le fecero presto varcare i confini come tipo d'una bellezza meridionale e popolaresca.
    In seguito interpretò sullo schermo grandi personaggi letterari e teatrali, come Fedora, Tosca e la Signora delle Camelie.

    La sua notevole bellezza e la capacità di imporre la propria presenza in scena, soprattutto in parti tragiche, fecero di lei il primo esempio di diva cinematografica.
    Francesca Bertini inaugurò uno stile che, solo molto tempo dopo è stato ascritto al genere del divismo. Alcuni esempi:
    Per ogni scena pretendeva di indossare un abito nuovo. Il vestito nuovo, fatto su misura dalla sarta, doveva inevitabilmente essere inaugurato il giorno successivo.
    Qualsiasi film stesse girando, in qualsiasi luogo si trovasse, la Bertini alle cinque del pomeriggio si fermava e si recava in un grande albergo per prendere il tè in compagnia di alcune dame.
    Francesca Bertini incarnava il personaggio di donna passionale, assoluta, straziante allora di moda. Il suo produttore ebbe l'idea di farle realizzare una serie di sette film ispirati al romanzo d'appendice I sette peccati capitali di Eugène Sue (1804-1857), ciascuno per un peccato capitale: la diva si sarebbe espressa in tutta la gamma delle passioni. Già dopo l'annuncio si ebbe un'altissima richiesta d'acquisto. La serie di film, uscita nel 1919, però non ebbe il successo commerciale sperato.
    La Bertini ebbe una crisi e decise di riposarsi per un po' di tempo in una clinica. Un giorno, durante questo periodo, vide in un teatro di posa della Caesar i nuovi metodi di lavorazione venuti da Torino. Decise di essere diretta da un regita torinese per il suo nuovo film. Si girò Anima allegra dei fratelli Quintero. Il film ottenne un buon successo di pubblico.
    La Bertini era ancora all'apice del successo quando l'americana Fox avanzò un'allettante offerta per recitare in alcuni film, ma la diva rifiutò: aveva appena conosciuto il banchiere svizzero Paul Cartier.

    Nell'agosto 1921 fece il suo ultimo film, La fanciulla di Amalfi, poi in settembre lo sposò. Nella sua pur breve carriera aveva guadagnato quattro milioni di lire.
    In seguito al matrimonio le sue apparizioni si fecero molto più rare; ma è verosimile che con l'avvento del sonoro, come molti altri attori, anche lei non avrebbe saputo adeguarsi alle nuove tecniche di recitazione.
    Negli anni '60 e '70 prese parte a qualche trasmissione televisiva: fu intervistata da Mike Bongiorno, da Enzo Biagi e da Maurizio Costanzo, rievocando con una punta di nostalgia la lontana, leggendaria stagione di trionfi.
    Nel 1976 Bernardo Bertolucci la convinse a uscire dall'isolamento e a comparire in un breve cameo, in abiti da suora, in Novecento.
    Nel 1982 il regista Gianfranco Mingozzi diresse per la televisione un documentario a lei dedicato, L'ultima diva.
    Filmografia
    Tra gli oltre 90 film da lei interpretati:
    La dea del mare (1904)
    Idillio tragico (1912)
    Histoire d'un Pierrot (1913), regia di Baldassarre Negroni
    Tramonto (1913)
    Assunta Spina (1915)
    La signora dalle camelie (1915)
    Fedora (1916)
    Odette (1916), regia di Giuseppe De Liguoro
    La piccola fonte (1917) regia di Roberto Roberti
    Malia (1917)
    Tosca (1918)
    La donna nuda (1918)
    I sette peccati capitali (1919):
    L'orgoglio, regia di Edoardo Bencivenga
    L'avarizia, regia di Gustavo Serena
    La gola, regia di Camillo De Riso
    L'ira, regia di Alfredo De Antoni
    L'accidia, regia di Edoardo Bencivenga
    La lussuria, regia di Edoardo Bencivenga
    L'invidia, regia di Alfredo De Antoni
    Anima allegra (1919)
    Serpe (1919) regia di Roberto Roberti
    La Fanciulla di Amalfi (1921)
    Novecento (1976) regia di Bernardo Bertolucci
    Note


      ^ Francesca Bertini
      ^ Vittorio Martinelli, Il cinema muto italiano. I film della Grande Guerra, 1915, vol. I, Nuova ERI, Torino, 1992.

    1. Cristina Jandelli, Le dive italiane del cinema muto.Società editrice L'Epos,Palermo,2006. PP.31,85,86,87.
    Collegamenti esterni
    Filmografia
    Scheda su Francesca Bertini dell'Internet Movie Database
    Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema

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