Filippo Mancuso (88)

Informazioni di base:

  • Data di nascita: 11 Luglio 1922
  • Professione: Politico
  • Luogo di nascita: Palermo (PA)
  • Nazione: Italia
  • Filippo Mancuso in Rete:

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  • Biografia:

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    Filippo Mancuso (Palermo, 11 luglio 1922) è un ex magistrato e politico italiano.
    Nel 1995 è stato ministro della giustizia del governo italiano.
    Biografia
    Da magistrato fu alla guida, fra l'altro, della corte d'appello di Bari e della procura generale di Roma.
    Entrò in politica nel 1995, quando fu nominato ministro di grazia e giustizia nel governo Dini, su proposta del presidente della repubblica Scalfaro. Nel maggio 1995 avviò una serie di ispezioni giudiziarie sul comportamento del pool di Mani Pulite, sospettato di aver violato le procedure nel corso delle indagini su Tangentopoli perché ispirato da una forma di giustizialismo. Le accuse riferivano di magistrati ricorsi alla custodia cautelare per fare pressioni psicologiche al fine di ottenere le confessioni di un detenuto, di magistrati che non avrebbero trasformato in arresti domiciliari la detenzione in carcere quando dovuto e infine di un magistrato che avrebbe concorso al suicidio di un detenuto. Questa iniziativa e le constestazioni di Mancuso alle indagini della procura di Palermo sulla mafia gli procurarono le feroci critiche della maggioranza che sosteneva il governo (Progressisti, Partito Popolare, Lega Nord), che lo accusava di ritorsioni politiche nei confronti della magistratura. Le polemiche proseguirono per alcuni mesi e investirono anche il presidente della Repubblica, che aveva preso le difese della magistratura.
    Nell'ottobre 1995 la maggioranza, con una procedura inedita nella storia della Repubblica, avanzò una mozione di sfiducia ad personam nei confronti del solo ministro della giustizia. Il 19 ottobre 1995 la sfiducia nei confronti di Mancuso fu approvata al Senato con 173 voti favorevoli (Progressisti, Partito Popolare, Lega Nord più Rifondazione comunista), 3 contrari e 8 astenuti (al momento del voto i senatori del Polo abbandonarono l'aula per contestare la legittimità della decisione). Il ministero fu assunto inizialmente a interim dallo stesso presidente del consiglio Dini, e successivamente da Vincenzo Caianiello, fino al febbraio 1996. La Corte costituzionale convalidò la legittimità della sfiducia, respingendo il ricorso avanzato da Mancuso per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato.
    Alle elezioni politiche del 1996 Mancuso fu eletto per la prima volta deputato (e non senatore, come talvolta viene erroneamente riportato) per Forza Italia. Nello stesso anno entrò nella commissione parlamentare d'inchiesta sulla mafia e nella giunta per le autorizzazioni a procedere. Nel 1998 entrò nella commissione affari costituzionali.
    Alle elezioni politiche del 2001 fu rieletto alla Camera, sempre nelle file di Forza Italia, dove rimase membro delle stesse commissioni.
    Nel 2002 Mancuso tornò alla ribalta, quando fu candidato dalla Casa delle Libertà a giudice della corte costituzionale. La candidatura fu aspramente contestata dall'opposizione, e la situazione si trascinò a lungo in una condizione di stallo: normalmente tali scelte vengono concordate tra maggioranza e opposizione, ma il centrosinistra si rifiutò di trattare fino a quando rimaneva la candidatura di Mancuso. Inizialmente il presidente del consiglio Berlusconi cercò di persuadere l'ex ministro a ritirare la candidatura, assicurandogli che la maggioranza lo avrebbe in parte risarcito, anche per ringraziarlo del gesto, con la candidatura e la nomina del professor Mario Serio, nipote dello stesso Mancuso e componente del CSM. Ma altri componenti di Forza Italia si opposero e la scelta definitiva ricadde su Romano Vaccarella, compagno di studi di Cesare Previti e avvocato di Berlusconi, che fu eletto il 24 aprile con 583 voti (con una maggioranza richiesta di 564). Mancuso ottenne 77 voti.
    In seguito a questa decisione Mancuso criticò duramente il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il centrodestra, e decise di dimettersi dal gruppo di Forza Italia. Incontrando Previti in Transatlantico (il nome con cui è noto l'ampio corridoio di Montecitorio, sede della Camera dei deputati), gli disse: "La fama di bandito che hai è tutta meritata. Forse anche al di sotto della realtà", accusa che più tardi ribadì di fronte ai giornalisti.
    Abbandonata Forza Italia, il 10 luglio 2002 Mancuso si iscrisse al gruppo misto.
    Le polemiche con il centro-destra ripresero a settembre, quando andò in discussione alla Camera la legge Cirami sul legittimo sospetto. Il 13 settembre, in una riunione delle commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia, Mancuso dichiarò che Berlusconi non era "psicologicamente e moralmente libero" nei confronti del beneficiario della legge, in altre parole che la legge sarebbe stata determinata da un ricatto di Previti. Il 20 settembre, dopo un intervento alla Camera, consegnò al presidente Pierferdinando Casini un documento in cui venivano elencati otto episodi che avrebbero sostenuto la sua accusa. Il memorandum non ebbe seguito e la legge fu approvata definitivamente il 5 novembre.
    Da allora Mancuso è rimasto perlopiù ai margini della vita politica italiana, pur rimanendo parlamentare e componente di alcune commissioni.
    Il suo mandato parlamentare è cessato il 27 aprile 2006.
    Uffici di governo
    Collegamenti esterni
    Sintesi delle accuse di Mancuso a Cesare Previti
    Intervista a Filippo Mancuso dell'11 aprile 2002
    Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Filippo_Mancuso"
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