Eugenio Scalfari (86)

Informazioni di base:

  • Data di nascita: 6 Aprile 1924
  • Professione: Giornalista
  • Luogo di nascita: Civitavecchia (RM)
  • Nazione: Italia
  • Eugenio Scalfari in Rete:

  • Wikipedia: Eugenio Scalfari su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Eugenio Scalfari (Civitavecchia, 6 aprile 1924) è un giornalista, scrittore e politico italiano.
    Il campo principale dell'analisi di Scalfari è l'economia, insieme alla politica, che trovano ampia sintesi in un punto di vista etico-filosofico: alcuni articoli di Scalfari hanno dato avvio a battaglie ideologico-culturali, quali i referendum sul divorzio e sull'aborto. La sua ispirazione politica è liberale di matrice sociale. Punto forte dei suoi articoli del periodo recente è la lotta per la laicità e contro le ingerenze ecclesiastiche.

    Esordio
    Scalfari inizia al Liceo Mamiani di Roma, ma è a Sanremo (dove la famiglia si era trasferita temporaneamente), al liceo scientifico G.D.Cassini, compagno di banco di Italo Calvino, che compie gli studi liceali. La sua prima esperienza assoluta nel giornalismo è con Roma Fascista, mentre era studente di giurisprudenza. Verso la fine degli anni Trenta, venne espulso dal Partito Fascista perché accusato di scrivere articoli di contenuto antifascista. Anni dopo, lo stesso Scalfari racconta di essere stato persino preso per il bavero, in occasione della sua espulsione, dall'allora Segretario del PNF Scorza.
    Dopo la fine della seconda guerra mondiale Scalfari entra in contatto con il neonato partito liberale, conoscendo giornalisti importanti nell'ambiente. Nel 1950, mentre lavora presso la Banca Nazionale del Lavoro, diventa collaboratore prima a Il Mondo e poi all'Europeo di due personalità che spesso richiama nei suoi scritti: Mario Pannunzio e Arrigo Benedetti. Ricorderà, poi, con orgoglio di essere stato licenziato dalla B.N.L. per una serie di articoli sulla Federconsorzi non graditi alla direzione.
    Nel 1955 partecipa all'atto di fondazione del Partito Radicale.

    Nello stesso anno nasce il settimanale L'Espresso: Scalfari è direttore amministrativo.
    Nel 1963 passa al Partito Socialista Italiano con il quale è eletto nel consiglio comunale di Milano.
    Carriera in ascesa
    Nel 1963 sommò la carica di direttore responsabile de L'Espresso a quella di direttore amministrativo. Il settimanale arrivò in cinque anni a superare il milione di copie vendute. Il successo giornalistico si fuse con il piglio imprenditoriale, dato che Scalfari continuò a gestire anche la parte organizzativa e amministrativa.
    Durante la V Legislatura (1968-1972) fu deputato eletto come indipendente nelle liste del PSI.
    Sempre nel 1968 pubblicò insieme a Lino Jannuzzi l'inchiesta sul SIFAR che fece conoscere il tentativo di colpo di Stato chiamato piano Solo. Il Generale De Lorenzo li querelò e i due giornalisti furono condannati rispettivamente a 15 e a 14 mesi di reclusione, malgrado la richiesta di assoluzione fatta dal Pubblico Ministero Vittorio Occorsio, che era riuscito a leggere gli incartamenti integrali prima che il governo ponesse il segreto di stato. Ambedue i giornalisti evitarono il carcere grazie all'immunità parlamentare loro offerta dal Partito socialista italiano, che nelle elezioni politiche del 1968 conseguì l'elezione di Scalfari a deputato e di Jannuzzi a senatore.
    Nel 1971 fu tra i firmatari del documento pubblicato sul settimanale L'espresso contro il commissario Luigi Calabresi, ucciso l'anno seguente.
    Fondazione e direzione de "La Repubblica"
    Nel 1976 Scalfari fondò il quotidiano la Repubblica, che debuttò nelle edicole il 14 gennaio di quell'anno. L'operazione, attuata con il gruppo L'espresso e la Mondadori, aprì una nuova pagina del giornalismo italiano. Il quotidiano romano, sotto la sua direzione, compie in pochissimi anni una scalata imponente diventando per lungo tempo il principale giornale italiano per tiratura (primato attualmente detenuto dal Corriere della Sera).
    L'assetto proprietario registra negli anni Ottanta consolidamenti della posizione dello stesso Scalfari e l'ingresso di Carlo De Benedetti, nonché un vano tentativo da parte di Berlusconi in occasione della "scalata" del titolo Mondadori, finito con il "lodo Mondadori" grazie all'intermediazione di Giuseppe Ciarrapico. Sotto la sua guida La Repubblica aprì il filone investigativo sul caso Enimont, che dopo due anni fu in buona parte confermato dall'inchiesta di "Mani pulite".
    Contro Craxi, a differenza che con Spadolini e con De Mita , Scalfari s'era speso sin dall'inizio del decennio precedente, considerandolo l'archetipo della questione morale contro cui si scagliava l'anima della sinistra rappresentata da Berlinguer. Di questi invece elogiò lo "strappo" con l'URSS in occasione del golpe polacco; pur restando essenzialmente estraneo alla tradizione comunista e rimanendo su posizioni legate all'intellettualità laica e alla tecnocrazia. In tal senso vanno lette alcune sue importanti iniziative, tutte sostenute per il tramite di "Repubblica": sponsorizzò il "governo del Presidente" candidandovi il governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi già negli anni Ottanta; indicò al presidente Scalfaro la moralità indiscussa del commissario PSI a Milano Giuliano Amato come viatico per la sua scelta a premier nel 1992; apprezzò Guido Rossi come commissario delle aziende travolte nel turbine di Tangentopoli.
    Il ritiro dalla direzione di La Repubblica
    Scalfari, padre del quotidiano la Repubblica e della sua ascese editoriale e politico-culturale, abbandona il ruolo di direttore nel 1996, e a lui subentra Ezio Mauro. Non scompare dalla testata del giornale, poiché attualmente svolge il ruolo di editorialista dell'edizione domenicale. I suoi editoriali sono entrati oramai nella consuetudine del giornale, tanto da essere soprannominati - anche per la loro congrua lunghezza - "la messa cantata della domenica". Cura altresì una rubrica su L'Espresso (il vetro soffiato). Il 6 luglio 2007, sul "Venerdì", ha annunciato l'abbandono della sua storica rubrica Scalfari risponde dopo l'estate ringraziando i lettori per l'affetto ricevuto e gli stimoli da loro pervenuti per le sue riflessioni. Gli è subentrato Michele Serra.
    Tiene su RaiSat Extra, ogni giovedì, dei colloqui con Giovanni Floris in cui approfondisce gli avvenimenti politici della settimana.
    Ha ricevuto varie onorificenze. A livello giornalistico ha vinto nel 1988 il Premio Internazionale Trento per "Una vita dedicata al giornalismo", nel 1996 il "Premio Ischia" alla carriera, nel 1998 il Premio Guidarello al giornalismo d’autore e, di recente, il premio "St-Vincent" 2003. L’8 maggio 1996 è stato nominato Cavaliere di Gran Croce dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro mentre nel 1999 ha ricevuto una delle più prestigiose onorificenze della Repubblica francese diventando Cavaliere della Legione d'onore. Il 5 maggio 2007 ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Vinci e il 23 ottobre 2008 gli è stata conferita la cittadinanza benemerita di Sanremo.
    Controversie
    Fu tra gli intellettuali che firmarono un manifesto, pubblicato sull'Espresso con cui accusarono il commissario Calabresi di essere un torturatore e di essere responsabile della fine dell'anarchico Pinelli.
    Onorificenze
    Cavaliere di Gran Croce
    Cavaliere della Legion d'Onore
    Cittadinanza onoraria di Vinci (2007)
    Cittadinanza benemerita di Sanremo (2008)
    Note


      ^ Partito democratico
      ^ Anni dopo suscitò un certo scalpore il fatto che Mario Calabresi, il figlio del commissario, iniziasse a lavorare per la Repubblica, il quotidiano fondato da Scalfari.
      ^ Nei cui confronti Carlo Caracciolo dice che Scalfari ebbe un "innamoramento", non condiviso dallo stesso editore della Repubblica che non lo considerava "un grande politico": intervista alla Stampa del 10 gennaio 2008, p. 23.

    Pubblicazioni
    L’autunno della Repubblica: la mappa del potere in Italia, Etas Kompass 1969
    Razza padrona: storia della borghesia di Stato, scritto con Giuseppe Turani, Feltrinelli 1974, riedito da Baldini Castoldi Dalai 1998
    Come andremo a incominciare, scritto con Enzo Biagi, Rizzoli 1981
    Interviste ai potenti, Mondadori 1979
    La sera andavamo in Via Veneto: storia di un gruppo dal Mondo alla Repubblica, Mondadori 1986
    L’anno di Craxi (o di Berlinguer?), Mondadori 1984
    Incontro con Io, Rizzoli 1994
    Il sogno di una rosa, Sellerio 1994
    Alla ricerca della morale perduta, Rizzoli 1995
    Il labirinto, Rizzoli 1998
    La ruga sulla fronte, Rizzoli 2001
    L'uomo che non credeva in Dio, Einaudi 2008
    Altri progetti
    Wikiquote
    Wikiquote contiene citazioni di o su Eugenio Scalfari
    Collegamenti esterni
    Dati personali e incarichi nella V Legislatura. Camera dei Deputati. URL consultato il 27-7-2008.
    Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Scalfari"
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