Eugène Ionesco (1909-1994)

Informazioni di base:

  • Scomparso nel: 1994
  • Data di nascita: 26 Novembre 1909
  • Professione: Scrittore
  • Luogo di nascita: Slatina
  • Nazione: Romania
  • Eugène Ionesco in Rete:

  • Sito Ufficiale: Il sito ufficiale di Eugène Ionesco
  • Wikipedia: Eugène Ionesco su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Eugène Ionesco (Slatina, 26 novembre 1909 – Parigi, 28 marzo 1994) è stato uno scrittore e drammaturgo francese di origini rumene.

    Biografia
    Ionesco nacque a Slatina, in Romania, nel 1909 il 13 novembre secondo il calendario ortodosso, il 26 per quello gregoriano. L'anno seguente si trasferì con i genitori a Parigi, dove ben presto fece esperienza della guerra. Le immagini atroci e confuse di questo periodo impressionarono a tal punto il piccolo Eugène da tornare ricorrentemente nelle sue opere.


    «Nei miei ricordi, le apparizioni grottesche assomigliavano ai personaggi di Brueghel, o di Bosch: grandi nasi, corpi deformi, sorrisi atroci, piedi biforcuti» (Estate 1939).

    Al termine della guerra, Ionesco si trasferì con la sorella nel piccolo villaggio Chapelle-Anthenaise, nella Mayenne. Questo soggiorno fu pervaso di serenità e tranquillità: i ricordi su di esso sono sereni. Tornato a Parigi, Ionesco scrisse la sua prima pièce: un dramma patriottico.
    Nel 1925 tornò in Romania e imparò il rumeno; nonostante il desiderio di diventare attore, si iscrisse, sotto spinta del padre, all'Università di Bucarest. Negli anni '30 scrisse e pubblicò versi e articoli di critica da cui già traspaiono quelli che poi saranno i principi fondamentali della sua drammaturgia.
    Sposatosi nel 1936 con Rodica Burileano (da cui nel 1944 avrà la figlia Marie-France), Ionesco diventò professore ordinario e ricevette due anni più tardi una borsa di studio dal governo rumeno per scrivere a Parigi una tesi sui temi della morte e del peccato nella poesia francese dopo Baudelaire.
    Nella primavera del 1939 compì un pellegrinaggio a Chapelle-Anthenaise, dove ogni luogo e ogni oggetto è carico di passato e di ricordi, ma con lo sfondo di una nuova guerra.
    L'incontro con il teatro è casuale e inaspettato:

    «Comprai un manuale di conversazione dal francese all'inglese, da principianti. Mi misi al lavoro e coscientemente copiai, per impararle a memoria, le frasi prese dal mio manuale. Rileggendole con attenzione, imparai dunque, non l'inglese, ma delle verità sorprendenti: che ci sono sette giorni nella settimana, ad esempio, cosa che già sapevo; oppure che il pavimento sta in basso, il soffitto in alto. Per mia enorme meraviglia, la S.ra Smith faceva sapere a suo marito che essi avevano numerosi figli, che abitavano nei dintorni di Londra, che il loro cognome era Smith, che il Sig. Smith era un impiegato . Mi dicevo che il Sig. Smith doveva essere un po' al corrente di tutto ciò; ma, non si sa mai, ci sono persone così distratte...» (Note e Contro-Note)

    Ionesco fu colpito in modo tale che decide di comunicare ai suoi contemporanei le verità essenziali appena scoperte: scrive La cantatrice calva, un'opera teatrale che si potrebbe definire didattica. Queste verità essenziali diventano però folli, la parola si disarticola, e ne risulta una tragedia del linguaggio. La cantatrice calva, definibile anti-pièce, viene messa in scena per la prima volta l'11 maggio 1950 al Théâtre des Noctambules, ma se da un lato attira l'attenzione di diversi critici e letterati (come la sua amica Monica Lovinescu) e del Collegio di patafisica, dall'altro risulta un vero fallimento di pubblico. Ionesco non si lascia scoraggiare, perché ora sa ciò che ha da dire e il modo in cui dirlo.
    Negli anni tra il 1950 e il 1952 scrive altre 8 pièces che già definiscono i suoi principi di drammaturgia:
    Disarticolazione del linguaggio
    Proliferazione degli oggetti
    Descrizione di un mondo inquietante e assurdo (proprio nel 1952 Samuel Beckett pubblicò Aspettando Godot)
    Visione onirica del reale
    Introspezione psicoanalitica molto profonda (in Vittime del dovere proprio quando la trama sembra una parodia dell'inchiesta poliziesca, il personaggio Choubert sposta l'attenzione sul proprio io, scavando nel profondo e trovando immagini d'infanzia. Esprime così il suo dolore: "Padre, noi non ci siamo mai capiti... Puoi ancora sentirmi? TI obbedirò, perdonaci, noi ti abbiamo perdonato... Mostra il tuo volto!").
    Tomba di Eugène Ionesco
    Se il pubblico iniziò a interessarsi a lui, le polemiche furono feroci e altrettanto numerose. Per difendere il proprio modo di fare teatro, Ionesco fece conferenze, scrisse saggi, rilasciò interviste e, nel 1955, fa un impromptu, un "improvviso" (Impromptu de l'Alma), dove egli stesso entra in scena. Attaccato da tre "dottori in teatrologia", Bartolomeo I, II e III che citano Aristotele, Sartre e Brecht, Ionesco si difende e si giustifica.
    Nel frattempo La cantatrice calva viene scoperta da un pubblico che ha superato il primo shock generato dal teatro dell'assurdo. Inizia a questo punto lo straordinario successo della pièce che dal 1957 viene ininterrottamente recitata nel piccolissimo Théâtre de la Huchette, situato nel cuore del Quartiere Latino (ancora oggi - 2008 - le rappresentazioni sono quotidiane; agli spettatori di allora si sono aggiunti i figli e i nipoti, ma la magia di quel testo al di fuori del tempo si rinnova ogni volta).
    Nel 1958, con la pubblicazione di Rinoceronte, Ionesco raggiunse il massimo successo: conferenze, colloqui, viaggi intorno al mondo diventano quotidiani, ma anche le critiche si inasprirono: il drammaturgo venne accusato di conformismo e di noncuranza per l'attualità, di non essere engagé, politicamente impegnato. Ionesco rispose alle accuse e in questo modo definì le linee guida della propria drammaturgia, i propri problemi di scrittore, la propria esperienza in teatro. Ne risulta il libro Note e Contro-Note. A questo punto, Ionesco scrisse non più per schernire, ma per capire la vita e la morte. È tentato dall'aspetto serio e tragico della vita.
    Le opere degli anni '70 sono pervase da rassegnazione: Ionesco fu testimone della Primavera di Praga, della guerra del Vietnam, degli attentati terroristici alle Olimpiadi di Monaco, e definì il mondo e la condizione umana con un solo aggettivo: assurdi.
    Ionesco morì il 28 marzo 1994.
    Autoritratto di Ionesco

    «La Commedia Umana non mi assorbe abbastanza. Non appartengo interamente a questo mondo» (Diario in frantumi).

    Lo sguardo di Ionesco sembra in effetti leggere al di là dell'apparenza del mondo: egli si sente estraneo alla realtà. Vede la propria vita pervasa di solitudine e di angoscia, dall'infanzia emergono immagini grottesche, da incubo, salvo rari momenti di "euforia estatica", perché il mondo è anche meraviglioso: è proprio questa contraddizione che rende affascinante la commedia che ha come protagonista l'uomo.
    La stessa contraddizione rende altrettanto affascinante la morte:

    «quando ero a Chapelle-Anthenaise, mi trovavo fuori dal tempo, dunque in una specie di Paradiso. Intorno agli 11 anni ho cominciato ad avere l'intuizione della fine : ero nel tempo, nella fuga e nel finito. Il presente era scomparso, non ci sarebbe più stato per me altro che un passato e un domani, un domani sentito già come un passato . la velocità non è solamente infernale, essa è l'inferno stesso, l'accelerazione nella caduta». (Diario in frantumi)

    Ionesco concepisce la paura della morte come tradimento dell'oscuro desiderio di morire, della tentazione dell'incognito, l'aspirazione verso un altrove, elementi simbolicamente riuniti nella religione: Ionesco non osa tanto, non si sente audace abbastanza per potere avere fede.
    Parallelamente alla biografia si organizza, così, un universo interiore in cui si armonizzano i contrari, in cui i ricordi si fondono nell'avvenire e l'onirismo nasconde e trasforma il reale. Esiste una double postulation: un'alternanza di sensazioni, da euforia a oppressione, da leggerezza a pesantezza: elevazione o caduta, paradiso o inferno. «Sapere ciò che c'è in fondo, ecco la cosa più importante»: per ottenere la chiave dell'universo occorre capire le immagini dell'essere, occorre svelare l'inconscio, descrivendo situazioni e immagini, non spiegando o interpretando, come se si stesse raccontando un sogno. Così nel teatro ioneschiano l'esperienza vissuta diventa creazione.
    La concezione del teatro
    Attraverso il teatro, Ionesco si interroga sulla vita e sulla morte, esplora il reale. Il teatro è catabasi, è discesa nell'Inferno: l'inferno del suo "io", ossessionato dal doppio stato esistenziale: evanescenza e pesantezza, luce e tenebra; l'universo drammatico di Ionesco ha come sfondo un paesaggio onirico, espressione spettacolare dei suoi incubi, dei suoi fantasmi. Due figure mitologiche popolano questo universo:

      la donna, madre, moglie, sorella o amante, possiede una sensualità che allo stesso tempo affascina e disgusta, il nido che offre è una prigione della coscienza e obbliga l'uomo alla rassegnazione, perché deve accettare tutti i limiti e rinnegare la speranza.
      il poliziotto, emblema dell'autorità: padre, professore, medico-psicanalista, anch'egli impone una rinuncia.

    Ma il mondo è anche stupendo e accanto alle immagini di atrocità si fanno spazio quelle di grazia, pervase di luce e di natura.
    Il protagonista oscilla tra i due mondi, non trova un equilibrio e perciò tenta di evadere, ma inutilmente, perché fallisce sempre e risulta vittima.
    Il teatro di Ionesco è violento e crudele, perché non edulcora la realtà, né offre concetti o idee nuove: si tratta semplicemente di una trasposizione, del racconto della condizione e del destino umani.
    Tutto ciò implica, naturalmente, una rivoluzione della drammaturgia tradizionale, essendo l'azione non più un intrigo, ma una situazione complessa e conflittuale senza soluzione. I personaggi non sono eroi in senso classico, ma "tipi" senza psicologia, che parlano per formule convenzionali, per clichés e luoghi comuni: sono uomini vuoti.
    Il teatro ioneschiano è certamente figlio del Novecento: le sue strutture, così antiteatrali e anticonvenzionali, sono da collegarsi con le esperienze artistiche del Dada e del Surrealismo per il gusto per la provocazione beffarda e polemica. Il nonsense, però, non si estingue in mero gioco, ma cela una critica ben più profonda: al conformismo e alla banalità in primo luogo.
    Oggetto delle pièces di Ionesco è l'uomo nel suo problematico e conflittuale rapporto col mondo, che minaccia di opprimere la sua spiritualità e individualità.
    L’evasione porta sempre al nulla, al banale, e l’unica soluzione è accettare la vita nella sua contraddittorietà: nei suoi elementi alienanti come nei suoi autentici valori.
    Tema ricorrente nelle sue opere e che lo accomuna a Beckett, Adamov o Genet è la solitudine come condizione umana. Gli uomini ioneschiani sono soli nella folla, e ciò li rende ancora più tragici, ancora più assurdi dei vagabondi beckettiani; sono borghesi inariditi e allucinati dalla solitudine, non riescono a comunicare, si illudono di esprimere il proprio dramma, ma i clichés e i luoghi comuni indicano la vuotezza interiore. Le loro vite sono sopraffatte dal materialismo soffocante di una realtà che li aliena, e ogni tentativo di opposizione si conclude con il fallimento.
    È questo il sentimento globale: rendersi conto di non aver reso possibile ciò che avrebbe dovuto essere, e vivere in un presente che non ha saputo essere.
    Le opere di Ionesco
    Traduzioni in lingua italiana
    Teatro: La cantatrice calva, La Lezione, Le sedie, Vittime del dovere, La fanciulla da marito, Amedeo o Come sbarazzarsene, Jacques ovvero la sottomissione, L’avvenire è nelle uova ovvero Ci vuole di tutto per fare un mondo, L’improvviso dell’Alma ovvero Il camaleonte del pastore, Il nuovo inquilino, Assassino senza movente, Il rinoceronte, Torino, Einaudi, 1962
    Note e Contronote, Torino, Einaudi, 1965
    Teatro2: I saluti, Il maestro, Il Salone dell’automobile, Il quadro, Scena a quattro, Delirio a due, Il re muore, Il pedone dell’aria, La lacuna, La fame e la sete, Come preparare un uovo sodo, Il giovane da moglie, Imparare a camminare, Torino, Einaudi, 1967
    Passato e presente, Milano, Rizzoli, 1970
    Il giuoco dell’epidemia, Torino, Einaudi, 1971.
    Macbett, Tornio, Einaudi, 1973.
    Il solitario, Milano, Rusconi, 1974, Roma, Gaffi, 2007.
    Storia Numero 3, Milano, Emme Edizioni, s.d.
    Che formidabile bordello (traduzione inedita di Carlo Terron).
    Edizioni commentate
    Le roi se meurt, étude de C. Audri, Parigi, Classiques Larousse, 1968.
    Rhinocéros, étude de C. Abstado, Parigi, Classiques Bordas, 1970.
    Cantatrice Chauve – La Leçon, a cura di E. Del Col, Milano, Mondadori edizioni scolastiche, 1974.
    Rhinoceros, a cura di M.L. Belleli, Torino, S.E.I., 1977.
    Saggi
    G. Luigi Falabrino, Eugène Ionesco, Firenze, La Nuova Italia, 1975.
    V. Passeri Pignoni, Teatro contemporaneo, Firenze, Città di vita, 1967.
    R. Rebora, Introduzione al Teatro di Ionesco, Milano, Mondadori, 1969.
    U. Ronfani, Trent’anni di teatro francese, Milano, Pan, 1975.
    Giuseppe Grasso, La civiltà contemporanea nella visione di due grandi scrittori. Due interviste ad Eugène Ionesco e ad Alain Robbe-Grillet, in "Scuola e Insegnanti", n. 14, del 16-31 luglio 1985
    Salvatore Vecchio, Pirandello e Ionesco, EILES, 1995.
    Beckett, Ionesco, Miller, Pinter, Williams, Un mestiere chiamato desiderio. Interviste sull'arte del teatro, Minimum fax, 1999.
    Laura Pavel, Ionesco. Anti-lumea unui sceptic, Piteşti, Paralela 45, 2002.
    Note

      ^ Alcune fonti sostengono che la data di nascita del drammaturgo risalga al 1912, altre al 1909. In questa sede facciamo riferimento all'anno con più voci presenti su Google e indicato dall'Académie Française. Su questo argomento si veda la segnalazione dell'Enciclopedia Britannica.

    Bibliografia
    Rhinocéros. Extraits, Univers des Lettres Bordas, sous la direction de Fernand Angué, 1985.
    Stefano Dabbeni" Eugene Ionesco" 1982 Edizioni d'Arte Dabbeni Lugano ...incursione fotografica nel lavoro di Ionesco, contiene anche una xilografia originale firmata dall'autore.
    Voci correlate
    Teatro dell'assurdo
    Altri progetti
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    Collegamenti esterni
    (FR) Eugène Ionesco
    La Cantatrice calva in italiano
    Giovanni Rotiroti, La comunità senza destino. Ionesco, Eliade, Cioran all'ombra di Criterion
    Portale Letteratura
    Portale Teatro

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