Eric Rohmer (90)

Informazioni di base:

  • Vero Nome: Jean-Marie Maurice Schérer
  • Data di nascita: 21 Marzo 1920
  • Professione: Regista
  • Luogo di nascita: Tulle
  • Nazione: Francia
  • Eric Rohmer in Rete:

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  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Eric Rohmer pseudonimo di Jean Marie Maurice Schérer (Nancy, 4 aprile 1920) è un regista e critico cinematografico francese e uno dei maggiori esponenti della Nouvelle Vague.
    Come molti altri registi del movimento, è stato critico cinematografico sui Cahiers du cinéma, sin dalla fondazione nel 1951. Dopo aver realizzato numerosi cortometraggi nel corso degli anni cinquanta, ha esordito nel lungometraggio nel 1959. La sua produzione si caratterizza per l'organizzazione programmatica della maggior parte dei suoi film in cicli (Sei racconti morali, Commedie e proverbi, Racconti delle quattro stagioni).

    Biografia
    Eric Rohmer nasce il 4 aprile 1920 a Nancy, nella regione della Lorena, da una famiglia di origini alsaziane. Si laurea in lettere e si trasferisce a Parigi, dove lavora come insegnante di Lettere in un liceo di Vierzon. Nel 1946 pubblica, con lo pseudonimo di Gilbert Cordier, il suo unico romanzo, Élisabeth.
    Nel 1948 inizia a collaborare con la rivista La Revue du cinéma, dove conosce André Bazin, Jean-Luc Godard, Jacques Rivette, Jacques Doniol-Valcroze, e con Les Temps Modernes, diretta da Maurice Merleau-Ponty. Nel 1950, un anno dopo la chiusura della Revue, fonda La Gazette du cinéma, bollettino del cineclub del Quartiere latino che pubblicherà, tra gli altri, articoli di Godard, Rivette e Douchet. Queste esperienze sono propedeutiche alla fondazione, nell'aprile 1951, dei Cahiers du cinéma, in cui confluiscono le redazioni della Revue e della Gazette. Rohmer ne sarà caporedattore tra il 1957 e il 1963. Sempre nel 1957 pubblica un saggio sul cinema di Alfred Hitchcock, realizzato con il collega (e futuro regista) Claude Chabrol mentre è del 1984 Le goût de la beauté, raccolta di scritti curata da Jean Narboni. La sua prova critica più importante ed impegnativa resta invece L'organisation de l'espace dans le «Faust» de Murnau, testo pubblicato nel 1977.
    I Cahiers sono la culla della Nouvelle Vague: gran parte dei critici che scrivono sulla rivista esordiscono alla regia tra la fine degli anni cinquanta e l'inizio degli anni sessanta. Lo stesso Rohmer realizza il suo primo lungometraggio, Il segno del leone, nel 1959, ma il film non trova un distributore ed esce solo tre anni più tardi, con scarsissimo successo.
    Nel 1962 fonda con Barbet Schroeder la società di produzione Les Films du Losange, che produrrà la maggior parte dei suoi film. Nello stesso anno, dopo aver cercato invano di realizzare un secondo lungometraggio, deve inizialmente ripiegare sulla dimensione del corto per dare il via ad un ciclo di film denominati Sei racconti morali (Six contes moraux). I successivi sforzi del regista sono maggiormente apprezzati da pubblico e critica: La collezionista vince l'Orso d'Argento a Berlino, mentre La mia notte con Maud è da molti citato come la sua opera più felice. Tutti i Racconti morali si basano su un protagonista posto di fronte ad una scelta di tipo morale, ma soprattutto su di una messa in scena essenziale e su dialoghi studiati, con molti riferimenti letterari.
    Concluso questo ciclo nel 1972, Rohmer realizza due pellicole di argomento storico del tutto particolari: La Marchesa von..., del 1976 è tratto dalla novella di Heinrich von Kleist, mentre Perceval le gallois, successivo di due anni, è un adattamento dal poema medievale di Chrétien de Troyes. In queste opere, Rohmer si mostra capace di dirigere produzioni ben diverse dalle ambientazioni contemporanee e quotidiane della sua produzione più nota.
    Commedie e proverbi è il suo secondo grande ciclo, in cui ciascun film illustra a suo modo un proverbio o una frase della saggezza popolare. I due capitoli più celebrati, Le notti della luna piena e Il raggio verde, vincono premi alla Mostra di Venezia e ottengono un certo successo commerciale.
    Subito dopo inizia il ciclo dei Racconti delle quattro stagioni, nell'ordine Racconto di primavera, Racconto d'inverno, Conte d'été (in Italia uscito come Un ragazzo, tre ragazze) e Racconto d'autunno. Prima e durante questo ciclo firma tre film "fuori serie", a bassissimo costo (in 16mm), spesso con attori esordienti.
    Ad ottant'anni d'età, dopo una carriera tra le più costanti ed equilibrate fra quelle dei maestri della Nouvelle Vague, nel 2001 utilizza per la prima volta le tecnologie digitali per ambientare il suo La nobildonna e il duca in una serie di dipinti che raffigurano la Parigi d'epoca rivoluzionaria. Il film viene presentato alla 58ª Mostra del Cinema di Venezia, dove Rohmer riceve il Leone d'oro alla carriera. Gli amori di Astrea e Celadon del 2007 è presentato in concorso alla 64ª Mostra del Cinema di Venezia.
    Persona riservata, riparato dai bagliori della fama, difficile da intervistare, cattolico e ambientalista, Rohmer è un esempio perfetto di cineasta autoriale francese: scrive solo le sue sceneggiature che sono originali o adattate da opere letterarie come La Marchesa von..., Perceval le gallois, Gli amori di Astrea e Celadon. Spesso sceglie giovani attori sconosciuti ma a volte si affida ad attori affermati come Jean-Louis Trintignant (La mia notte con Maud), Bruno Ganz (La Marchesa von...) o André Dussollier (Il bel matrimonio). Ha scoperto Arielle Dombasle, Pascal Greggory e Fabrice Luchini, che sono in seguito diventati grandi attori del cinema francese.
    Peculiarità dell'opera cinematografica
    Una delle caratteristiche peculiari del cinema di Rohmer è l'utilizzo limitato della colonna sonora, in vista di un realismo privo di caratteri extradiegetici, con il solo accompagnamento di rumori e suoni naturali o urbani (ripresi doverosamente in presa diretta). Fa eccezione il film Il raggio verde, con un motivo composto in parte dallo stesso regista e alcune scene di feste accompagnate da pezzi ballabili anni ottanta.
    Rohmer è stato un precursore del concetto di ciclo filmico a tema (Sei racconti morali, Commedie e Proverbi, Racconti delle quattro stagioni), cui diede i contorni autoriali molti anni prima di Krzysztof Kieślowski (Decalogo, Tre colori). La serie di Commedie e proverbi prende spunto da detti di saggezza popolare, a volte opportunamente riscritti e ampiati dallo stessa regista, oppure da frasi di scrittori illustri, riportate all'inizio del film.
    In quasi tutte le opere del ciclo dei Sei racconti morali, l'autore usa la tecnica della voce narrante fuori campo coincidente con i pensieri del protagonista, tecnica utilizzata da altri registi francesi come Bresson e Truffaut. Il suo sguardo antropologico indaga la natura dei personaggi senza lasciare un univoco commento critico, senza giudicare in modo esplicito, e quasi sempre l'obiettivo della sua ricerca è esplorare il mondo degli incontri sentimentali, del desiderio, dei compromessi morali e degli equivoci fraintendimenti amorosi. Ricerca che compie sempre lasciandosi fuori da qualsiasi commozione o partecipazione emotiva smaccata, senza cedere alla logica del pathos da scena madre (per quanto i momenti chiave dei film siano riconoscibili).
    Nei suoi film la componente erotica è sibillina, sempre suggerita più che mostrata (a parte alcune scene di nudo femminile, ne L'amore e il pomeriggio o sensuali dettagli anatomici, come la gamba e il seno ne Gli amori di Astrea e Celadon o la frivola nudità estiva in Racconto d'inverno), ma è la forza conturbante che rende l'atmosfera perversa pur nelle situazioni più banali, senza essere mai banalmente perversa. L'erotismo è soprattutto sperato, sfiorato nei gesti, accarezzato dalla cinepresa, ma mai accentuato da scene di sesso esplicito o volgarizzazioni dell'eros. Il suo equilibrio nasce dalla banalità delle situazioni iniziali, spesso incontri occasionali fra giovani studenti o trentenni, che si trovano a scegliere tra amicizie e tra differenti amanti (non rari dilemmi a tre). Ma la vera forza sta nella direzione degli attori, semplici, sobri, mai appariscenti, fragili e talvolta talmente infantili da sembrare insignificanti: le situazioni che si intrecciano intorno a loro e che spesso non riescono a governare innestano dialoghi d'una delicatezza e insieme d'una profondità unici. La sua leggerezza nello sguardo è il motivo della profondità del suo cinema.
    Nei suoi film le donne non sono mai le voci narranti, prerogativa affidata a personaggi maschili, ma sono le protagoniste il fulcro e l'elemento scatenante l'azione (o meglio, l'incontro o la conversazione): sono più interessanti e complesse, più sottili e meglio controllate, a volte più furbe, manipolatrici, e dotate di spirito di iniziativa. Hanno precise idee sull'amore, sulla coppia, sul matrimonio, ma nell'enunciare la loro etica (e nella difficoltà pratica di rispettarla) spesso tradiscono una profonda immaturità e superficialità. I maschi spesso sono studenti vitelloni sofferenti di timidezza e scarsa autostima, oppure adulti che faticano a controllare le proprie tentazioni, o che non sanno gestire una situazione sentimentale. Viceversa, talvolta si rivelano playboy senza scrupoli.
    Una menzione particolare spetta al personaggio dell'intellettuale nei suoi film. Che esso sia nevrotico, mondano e snob oppure colto, timido e introverso, è sempre destinato a rincorrere una donna che ama sinceramente, ma dalla quale non è ricambiato. Il suo ruolo si risolve sempre nel "comprimario" che tenta con artifici spesso sleali di screditare altri corteggiatori o amanti della donna desiderata per convincerla che egli è la miglior scelta. Finisce per essere ridimensionato al rango di confidente, accontentandosi di essere «una persona piacevole, interessante ma non attraente». È il caso ad esempio dello scrittore di Le notti di luna piena, del bibliotecario di Racconto d'inverno e del professore di filosofia di La mia notte con Maud. In quest'ultima opera, in particolare, il professore marxista attua la strategia masochistica di presentare un amico alla propria amante per far sì che lei lo tradisca e per trovare così un motivo per detestarla. Lei infatti, pur stimandolo, non è affatto innamorata quanto lui, e si è abbandonata in passato ad un rapporto sessuale quasi per noia.
    Il ritmo è lento, asincopato, lasco ma non prolisso, naturale; le riprese lunghe non vengono frammentate nel montaggio, che dà ai film un senso realistico dei tempi. Il suo cinema è soprattutto parlato, ma non teatraleggiante; è privo di una vera azione ed è densissimo di dialoghi, ma non soffre della gravità dei temi e dell'austerità della situazione della produzione di Ingmar Bergman. Tutto punta ad essere leggero nel significato più alto della parola: grazia del tocco, malignità nel banale, tentazione e desiderio in un contesto di calma apatica e sorniona, sottigliezza nell'indagine dei rapporti tra i giovani, uno sguardo da etologo sorridente.
    Gli scenari sono solitamente quelli dei quartieri parigini e delle città, ma anche la provincia francese delle viticulture, la costa normanna e le spiagge del sud. Rohmer, da veterano della Nouvelle Vague, ama girare le sue scene per strada, nelle spiagge, nei parchi, almeno quanto negli interni e nei mezzi pubblici, disponendo di una troupe eccezionalmente leggera, che gli permette di mantenere intatto un certo realismo. Nella sua filmografia vi è anche spazio per ambientazioni storiche: la rivoluzione francese, il tardo settecento neoclassico di Heinrich von Kleist, il poema cavalleresco altomedievale di Chrétien de Troyes, l'ambiente bucolico-mitologico.
    La scenografia è sempre curata dallo stesso regista, che è insieme scenografo e costumista, e mira a identificare ogni film con una trama cromatica di 2-3 colori fondamentali ricorrenti per tutta la pellicola, coerenti (e implicitamente partecipi) con l'umore delle scene stesse. Tutto è calcolato per dare una precisa suggestione, persino la scelta degli abiti e dei quadri che arredato gli interni. Ne Le notti della luna piena ha contribuito alla scenografia e ai costumi l'attrice protagonista Pascale Ogier.
    Le riflessione colte, cerebrali, astratte nelle quali si rifugiano a conversare alcuni dei suoi personaggi più intellettuali, è sempre equilibrato dalla puntualità, precisione e concretezza contestuale con cui si descrive il loro particolare ambiente: i personaggi, dai più sempliciotti e cinici a quelli più complessi e colti, sono ripresi nella banalità dei propri ambienti di lavoro (poste, viticultura, salone da parrucchiera, biblioteca), nella casualità dei mezzi pubblici, nella tranquillità di una passeggiata (per strada, al parco, in spiaggia, al bar), nell'intimità di una serata a teatro o di un raccoglimento in chiesa. È la poesia della banalità. Forse Rohmer vuole suggerirci che l'amore per una persona (reale) o per un personaggio scintilla solo se esso viene identificato nella quotidianità delle sue azioni e nella fresca semplicità del suo mestiere di vivere. Per questo viene sempre puntualizzato in quale città francese o quartiere parigino essi si trovino, a volte innestando brevissimi documentari "cine-turistici" sulla cittadina in cui essi si muovono.
    Sono frequenti i riferimenti colti dalla cultura letteraria e filosofica, a volte argomento stesso di discussione tra i personaggi: si parla di filosofia ad esempio ne La mia notte con Maud, Racconto di primavera e Racconto d'inverno, e ricorre in ben tre delle sue opere (La mia notte con Maud, Racconto d'inverno e un lavoro teatrale) la tematica della scommessa di Pascal. Tutti i racconti morali sono comunque rintracciabili all'interno di una precisa struttura morale-filosofica.
    Una curiosa particolarità delle sue storie è la loro relazione stretta con fenomeni naturali eccezionali, che talvolta sono fulcro delle azioni, tavolta inducono i personaggi alla riflessione. Esempi evidenti sono dati dal fenomeno ottico (narrato da Victor Hugo) del raggio verde nell'omonimo film, oppure la superstizione legata alla luna piena de Le notti della luna piena o infine l'ora blu dell'episodio da Reinette e Mirabelle. Sono rivelazione metafisica, profezia da interpretare liberamente dai personaggi, segni evidenti di un'interazione tra la natura fisica e il destino umano. Si può leggere questo gusto di Rohmer come una trasposizione delle sue idee sul mondo, lui, ambientalista cattolico che vive riservato al riparo da fama e tecnologia.
    Il suo genere, se di genere e non di stile si può parlare, è quello della commedia da sorriso, una sorta di saggia ma ilare rappresentazione delle inquietudini insinuate nel quotidiano, condite di un umorismo sotto le righe dotato di grande grazia. Il suo è un sorriso paterno e interessato, mai paternalistico, mai polemico, mai irriverente.
    Bibliografia italiana
    La mia notte con Maud (Einaudi, 1988)
    Il trio in mi bemolle (Einaudi, 1989)
    Il gusto della bellezza (Pratiche Editrice, 1991)
    Elisabeth (Mondadori, 2005)
    Filmografia
    Cortometraggi
    Journal d'un scélérat (1950)
    Présentation ou Charlotte et son steak (1951)
    Les petites filles modèles (1952)
    Bérénice (1954)
    La sonate à Kreutzer (1956)
    Charlotte et Véronique ou tous les garçons s'appellent Patrick (1957)
    Véronique et son cancre (1958)
    Les Métamorphoses du paysage : l'ère industrielle (1964)
    Nadja à Paris (1964)
    Place de l'Étoile (episodio di Paris vu par...) (1965)
    Une étudiante d'aujourd'hui (1966)
    Fermière à Montfaucon (1967)
    Loup, y es-tu? (1983)
    La cambrure (1999)
    Lungometraggi fuori serie
    Il segno del leone (Le signe du lion) (1959)
    La Marchesa Von... (La Marquise d'O...) (1976)
    Il fuorilegge conosciuto in Italia anche come Perceval le gallois (1978)
    Reinette e Mirabelle (Quatre aventures de Reinette et Mirabelle) (1987)
    L'albero, il sindaco e la mediateca (L'arbre, le maire et la médiathèque) (1992)
    Incontri a Parigi (Les rendez-vous de Paris) (1995)
    La nobildonna e il duca (L'Anglaise et le Duc) (2001)
    Triple Agent - Agente speciale (Triple Agent) (2004)
    Le canapè rouge (2005)
    Gli amori di Astrea e Celadon (Les amours d'Astrée et de Céladon) (2007)
    Sei racconti morali
    La fornaia di Monceau (La boulangère de Monceau) (1962)
    La carriera di Suzanne (La carrière de Suzanne) (1963)
    La collezionista (La collectionneuse) (1967)
    La mia notte con Maud (Ma nuit chez Maud) (1969)
    Il ginocchio di Claire (Le genou de Claire) (1970)
    L'amore il pomeriggio (L'amour l'après-midi) (1972)
    Commedie e proverbi
    La femme de l'aviateur (La femme de l'aviateur) (1981)
    Il bel matrimonio (Le beau mariage) (1982)
    Pauline alla spiaggia (Pauline à la plage) (1982)
    Le notti della luna piena (Les nuits de la pleine lune) (1984)
    Il raggio verde (Le rayon vert) (1986)
    Reinette e Mirabelle (Quatre aventures de Reinette et Mirabelle) (1987)
    L'amico della mia amica (L'ami de mon amie) (1987)
    Racconti delle quattro stagioni
    Racconto di primavera (Conte de printemps) (1990)
    Racconto d'inverno (Conte d'hiver) (1992)
    Un ragazzo, tre ragazze (Conte d'été) (1996)
    Racconto d'autunno (Conte d'automne) (1998)
    Collegamenti esterni
    The Internet Movie Database
    Biografia e filmografia su Kataweb cinema
    Biografia su mymovies.it
    Eric Rohmer su offscreen.it
    Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema

    Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Eric_Rohmer"
    Categorie: Biografie | Registi francesi | Critici cinematografici francesi | Nati nel 1920 | Nati il 4 aprileCategoria nascosta: BioBot

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