Erasmo Da Rotterdam (1466-1536)

Informazioni di base:

  • Vero Nome: Geert Geertsz
  • Scomparso nel: 1536
  • Data di nascita: 27 Ottobre 1466
  • Professione: Scrittore
  • Luogo di nascita: Rotterdam
  • Nazione: Olanda
  • Erasmo Da Rotterdam in Rete:

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  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Ritratto di Erasmo da Rotterdam.
    Erasmo da Rotterdam, nome latinizzato di Geert Geertsz (Rotterdam, 27 o 28 ottobre 1466 – Basilea, 12 luglio 1536), è stato un teologo, umanista e filosofo olandese.
    Firmò i suoi scritti con lo pseudonimo di Desiderius Erasmus. La sua opera più conosciuta è l'Elogio della follia.
    È il maggiore esponente del movimento dell'Umanesimo cristiano.

    Biografia
    L'infanzia
    Premesso che le informazioni sulla famiglia e sulla sua giovinezza si deducono solo da vaghi indizi nei suoi scritti, si sa che Erasmo nacque probabilmente a Rotterdam, anche se scoperte recenti suggeriscono che fosse nato in realtà a Gouda, sempre in Olanda. Malgrado sia spesso associato con Rotterdam, Erasmo visse in questa città soltanto la primissima infanzia e non vi tornò mai più.
    L'anno di nascita non risulta da documenti certi e potrebbe anche essere il 1466 (alcune fonti indicano il 1469). Figlio illegittimo di un prete, tale Roger Gerard. Poco è noto della madre, oltre al fatto che si chiamasse Margherita e che fosse la figlia di un medico.
    Malgrado fosse figlio illegittimo, i genitori di Erasmo lo accudirono fino alla loro morte precoce, causata dalla peste nel 1483, e gli permisero di ricevere la migliore educazione possibile per un giovane dell’epoca in una serie di scuole monastiche o semimonastiche. Erasmo frequentò infatti le severe scuole monastiche di Deventer e 's Hertogenbosch.
    La giovinezza
    Nel 1487, durante la sua giovinezza, mentre era nel convento di Emmaus nei pressi di Gouda, Erasmo si legò intensamente a Servatius Rogerus, di poco più giovane. Il legame sentito da Erasmo era molto intenso e egli arrivò a definirlo "metà della mia anima".
    Nel 1492 fu ordinato prete e prese i voti monastici nell'ordine agostiniano a Steyn. Tuttavia Erasmo non fu mai attivo come sacerdote, anzi con il passare del tempo il monachesimo sarebbe stato uno degli obiettivi principali della sua critica alla Chiesa.
    La sua permamenza a Steyn, quindi, fu breve e subito dopo l’ordinazione ebbe l’opportunità di lasciare il monastero, perché gli fu offerto - in virtù delle sue ottime conoscenze della lingua latina e della sua reputazione come uomo di lettere - il posto di segretario del vescovo di Cambrai, Henry of Bergen.
    Nel 1495, con il consenso del vescovo e da questi stipendiato, si recò a studiare presso l’Università di Parigi allora la sede principale dell’insegnamento scolastico insegnato, però, già sotto l’influenza della rinascita della cultura classica proveniente dall’Italia rinascimentale.
    In seguito i centri principali del suo operare sarebbero stati la stessa Parigi, Lovanio, l’Inghilterra e la città svizzera di Basilea, ma egli non si legò mai a nessuno di questi luoghi. Trovando la vita religiosa poco congeniale al suo carattere, chiese ed ottenne di essere dispensato dagli uffici sacri.
    La maturità
    L'umanista Tommaso Moro, grande amico di Erasmo
    A partire dal 1499, effettuò viaggi in Francia, in Inghilterra ed in Italia entrando in contatto con i più importanti centri culturali, tenendovi lezioni e conferenze, e studiando gli antichi manoscritti. Tenne inoltre una fitta corrispondenza con alcuni dei personaggi più importanti del suo tempo.
    Il periodo trascorso in Inghilterra gli permise di stringere amicizia con alcune delle personalità più rilevanti dell’epoca di Enrico VIII: John Colet, Tommaso Moro, Giovanni Fisher, Thomas Linacre e William Grocyn. Egli insegnò greco all’Università di Cambridge e avrebbe avuto la possibilità di passare il resto dei suoi giorni insegnando. Erasmo preferiva tuttavia la vita dello studioso indipendente e evitò sempre consapevolmente ogni legame formale che potesse limitare la sua libertà intellettuale e la sua libertà di espressione.
    Durante tutta la sua vita a Erasmo furono offerti incarichi prestigiosi e redditizi nel mondo accademico ma egli li rifiutò sempre, preferendo l’incertezza e quanto gli offriva – sempre a sufficienza - l’attività letteraria indipendente. Erasmo fu, ciononostante, centro del movimento letterario della sua epoca. Egli era in corrispondenza con più di cinquecento persone di rilievo del mondo letterario e politico. I suoi pareri – anche se non sempre seguiti – erano molto ricercati.
    Dal 1506 al 1509 Erasmo fu in Italia. Dopo un primo periodo trascorso a Torino, dove si laureò presso la locale Università, si trasferì a Venezia (presso l’editore Aldo Manuzio), dove non ebbe particolari relazioni con il mondo accademico locale.
    A Lovanio Erasmo divenne il bersaglio delle critiche di coloro che erano ostili ai principi del progresso religioso e letterario, al quale egli stava dedicando la propria vita. Erasmo cercò dunque rifugio a Basilea, dove, sotto la protezione degli svizzeri, egli poteva, circondato da amici devoti, esprimersi liberamente anche grazie alla collaborazione con l’editore Froben. Qui lo raggiungevano i molti ammiratori da tutta Europa.
    La produzione letteraria di Erasmo iniziò piuttosto tardivamente, soltanto quando ritenne di maneggiare con sufficiente sicurezza il latino, e si espresse sui temi di maggior rilievo all’epoca sia in campo letterario che religioso.
    La sua polemica contro alcuni aspetti della vita della Chiesa cattolica non nacque da dubbi sulla dottrina tradizionale né da ostilità verso l’organizzazione in sé della Chiesa, ma, piuttosto, da un'esigenza di purificare la dottrina stessa e di salvaguardare le istituzioni del Cristianesimo dai pericoli che le minacciavano, quali la corruzione, l'interesse di pontefici guerrieri come papa Giulio II all'ampliamento dello Stato della Chiesa, la vendita delle indulgenze, il culto smodato delle reliquie.
    Come studioso cercò di liberare i metodi della scolastica dalla rigidità e dal formalismo della tradizione medievale. Egli si riteneva un predicatore della virtù, e questa convinzione lo guidò per tutta la vita mentre cercava di rigenerare l’Europa mediante una critica profonda e coraggiosa alla Chiesa cattolica. Tale convinzione rappresenta il filo conduttore di un’esistenza che, altrimenti, potrebbe sembrare piena di contraddizioni.
    Tuttavia con il passare degli anni le posizioni estremiste presero il sopravvento su quelle moderate ed Erasmo si trovò sempre più in contrasto sia con le chiese riformate che con quelle cattoliche perché entrambe erano fortemente opposte alla sua visione moderata.
    Erasmo e la riforma luterana
    La Riforma di Martin Lutero – che tradizione vuole prenda avvio il 31 ottobre 1517 con l’affissione sulla porta della chiesa di Wittenberg, com'era uso a quel tempo, di 95 tesi in latino riguardanti il valore e l'efficacia delle indulgenze (sebbene si abbia conferma di tale affissione solo dagli scritti di Filippo Melantone, dunque fu più un mito che un fatto realmente accaduto) – mise a dura prova il carattere di Erasmo. Fino ad allora il mondo aveva riso della sua satira, ma pochi avevano interferito con le sue attività.
    Le tensioni erano giunte a un punto tale che pochi avrebbero potuto sottrarsi al nascente dibattito, non certo Erasmo che era proprio al culmine della propria fama letteraria. Il doversi per forza schierare e la partigianeria erano contrarie sia al suo carattere sia ai suoi costumi. Nelle sue critiche rivolte alle "follie" clericali e agli eccessi della Chiesa egli aveva sempre tenuto a precisare di non volere attaccare la Chiesa come istituzione e di non essere mosso da inimicizia nei confronti del clero.
    Erasmo condivideva, in effetti, molti corollari della critica luterana alla Chiesa cattolica, ad esempio nei confronti delle indulgenze e dei formalismi esteriori del clero, come pure la necessità di un ritorno allo spirito originario del cristianesimo. Sarà invece il punto centrale della dottrina luterana (quello che negava l'esistenza del libero arbitrio) a tenere divisi i due personaggi. Erasmo aveva il massimo rispetto per Martin Lutero e, a sua volta, il riformatore manifestò sempre ammirazione per la superiore cultura di Erasmo. Lutero sperava di potere collaborare con Erasmo in un’opera che gli sembrava la continuazione della propria.
    Erasmus dipinto da Hans Holbein il Giovane
    Erasmo, invece, declinò l’invito ad impegnarsi, affermando che se avesse seguito tale invito, avrebbe messo in pericolo la propria posizione di guida di un movimento puramente intellettuale, che riteneva essere lo scopo della propria vita. Soltanto da una posizione neutrale – riteneva Erasmo – si poteva influenzare la riforma della religione. Erasmo rifiutò dunque di cambiare confessione, ritenendo che vi fossero possibilità di una riforma anche nell’ambito delle strutture esistenti della Chiesa cattolica.
    A Lutero tale scelta parve un mero rifiuto ad assumersi le proprie responsabilità motivato da mancanza di fermezza o, peggio, da codardia.
    Fu allora che Erasmo – contrariamente alla sua natura – prese posizione per due volte su questioni dottrinalmente controverse.
    La prima volta fu sul tema cruciale del libero arbitrio. Nel 1524 con il suo scritto De libero arbitrio diatribe sive collatio egli satireggiò la dottrina luterana del "servo" arbitrio. In ogni caso nella sua opera egli non prende una posizione definitiva, ma ciò agli occhi dei luterani rappresentava già una colpa. In risposta Lutero nel 1525 scrisse il De Servo Arbitrio, nel quale attaccava direttamente Erasmo tanto da affermare che quest’ultimo non sarebbe stato neppure un cristiano.
    Mentre la Riforma trionfava, iniziarono però anche quei disordini sociali che Erasmo temeva e che Lutero riteneva inevitabili: la guerra dei contadini, l’iconoclastia, il radicalismo che sfociò nei movimenti anabattisti in Germania e Olanda. Erasmo era felice di essersene tenuto lontano, anche se, in ambienti cattolici, lo si accusava di essere stato il fomentatore di tali discordie.
    A dimostrazione della sua lontananza dalla Riforma, quando nel 1529 Basilea adottò le dottrine riformate, Erasmo si trasferì nella vicina città imperiale di Friburgo in Brisgovia, rimasta cattolica. A Friburgo egli continuò la sua instancabile attività letteraria terminando l’opera più importante dei suoi ultimi anni: l’Ecclesiaste, parafrasi dell’omonimo libro biblico (detto pure Qoelet, o il "Predicatore"), nel quale egli sostiene che la predicazione è l’unico dovere veramente importante della fede cattolica.
    La seconda grande questione alla quale Erasmo prese parte fu quella della dottrina dei sacramenti e, in particolare, del valore dell’eucaristia. Nel 1530 Erasmo pubblicò una nuova edizione del testo ortodosso risalente all'XI secolo di Algerius contro l’eretico Berengario di Tours. Ad esso aggiunse una dedica, nella quale confermava la propria fede nella dottrina cattolica della presenza reale di Cristo nell’ostia consacrata. In tal modo egli smentì gli antisacramentali guidati da Giovanni Ecolampadio di Basilea, i quali citavano Erasmo a sostegno delle loro tesi scismatiche.
    Gli ultimi anni e la morte
    Inviso ormai ad ambo gli schieramenti – il 19 gennaio 1543 i suoi libri sarebbero stati bruciati a Milano insieme a quelli di Lutero – Erasmo morì la notte fra l’11 e il 12 luglio 1536 a Basilea dove era tornato per controllare la pubblicazione dell’Ecclesiaste. Fu sepolto nella cattedrale ormai dedicata al culto riformato, sebbene egli fosse sempre rimasto cattolico.
    Le idee
    Sebbene Erasmo fosse rimasto per tutta la vita cattolico, criticò con magistrale e caustica ironia gli eccessi presenti nella Chiesa cattolica del suo tempo, per proporre invece una philosophia Christi che si incardinasse su una religiosità interiore, sostanziata da una pratica costante della carità. Utilizzando i lavori filologici di Lorenzo Valla preparò una nuova versione greca e latina del Nuovo Testamento apprezzata tra l'altro da Lutero, nei confronti del quale tuttavia Erasmo fu protagonista di una celebre polemica sulla questione del libero arbitrio.
    Il pensiero umanistico e riformatore di Erasmo
    Al centro dello spirito innovatore con cui Erasmo intendeva riformare la Chiesa vi erano da un lato i valori del mondo classico, dall'altro la riscoperta del cristianesimo delle origini. Egli cercò sempre una sintesi tra queste due visioni della vita, sintesi che del resto era già al centro dei propositi dei filosofi rinascimentali e neoplatonici, come ad esempio Niccolò Cusano, Marsilio Ficino e Pico della Mirandola. Nel tentativo di conciliare l’humanitas classica con la pietas cristiana, egli partiva comunque da posizioni meno dottrinali e più attinenti l'aspetto della condotta pratica.
    In ossequio all'ideale dell’humanitas, cioè della greca "filantropia" (l'amore per l'umanità), Erasmo credeva nel rispetto della dignità dell'uomo, il cui riconoscimento passa per la concordia e la pace, da realizzare con l'uso sapiente della ragione. Richiamandosi a Seneca, Cicerone e Agostino, condannava le varie forme di violenza e di prevaricazione dei potenti sui deboli, deprecando le torture e la pena di morte.
    Riguardo invece il sentimento della pietas, che per Erasmo costituisce il nucleo centrale del cristianesimo, era convinto dell'importanza di una fede radicata nell'interiorità dell'animo. Le pratiche esteriori della vita religiosa secondo Erasmo non hanno valore se non sono ricondotte alle virtù essenziali del cristiano, cioè l'umiltà, il perdono, la compassione e la pazienza. Predicò una tolleranza religiosa che facesse a meno di cacce all'eretico e di aspre contese critiche e dottrinali.
    Per riformare e purificare la vita della fede, Erasmo elaborò quindi un progetto generale di riforma religiosa fondata su un'educazione culturale, volta a porre rimedio ai maggiori pericoli da lui paventati, che erano principalmente:
    il decadimento morale del clero e l'ostentata ricchezza dei vescovi;
    l'esplosione di interessi nazionalistici e particolaristici tali da poter frantumare l'unità dei cristiani;
    una teologia scolastica che gli sembrava impaludata in questioni inutili e distanti dalla prassi cristiana.
    Erasmo si impegnò soprattutto per diffondere il sapere dei classici, tramite l’eloquentia (ovvero l'arte di persuadere), e per depurare la Bibbia dalle incrostazioni medievali rendendola accessibile a tutti, tramite un lavoro di critica filologica.
    La polemica con Lutero
    Il proposito riformatore di Erasmo, che pure aveva incontrato l'atteggiamento favorevole di varie personalità eminenti come l'imperatore Carlo V, il papa Leone X, i re Francesco I ed Enrico VIII, era destinato però a naufragare completamente. Le lotte e le contese religiose seguite alla riforma luterana vanificarono quei progetti di concordia e tolleranza religiosa che gli stavano tanto a cuore. Sebbene avesse fatto di tutto per evitarlo, lo scontro con Lutero era stato alla fine inevitabile, in particolare sul tema del libero arbitrio, non tanto da un punto di vista dottrinale, quanto sul piano del risvolto pratico che la predicazione luterana comportava. La negazione della libertà umana era per Erasmo incompatibile con la mentalità umanista e rinascimentale che esaltava la capacità dell'individuo di essere libero artefice del proprio destino, e gli sembrava svilisse la dignità stessa dell'uomo. Se, come affermava Lutero, l'essere umano non ha la facoltà di accettare o rifiutare liberamente la grazia divina che gli viene offerta, a che scopo nelle Scritture sono presenti ammonimenti e biasimi, minacce di castighi ed elogi dell'obbedienza? Se inoltre, come predicava Lutero, l'uomo non ha bisogno di chiese e organi intermediari tra sé e Dio, ma è in grado da solo di accedere ai contenuti della Bibbia essendo l'unico sacerdote di se stesso, come si concilia questa supposta autonomia con la sua assoluta incapacità di scelta in ambito morale?
    Questi furono alcuni dei punti toccati da Erasmo nella polemica da lui intrapresa, mirante a ribadire che il libero arbitrio è stato viziato ma non distrutto completamente dal peccato originale, e che senza un minimo di libertà da parte dell'uomo la giustizia e la misericordia divina diventano prive di significato.
    Le opere
    Erasmo dedicò la maggior parte dei suoi studi all'ambito religioso. Tutte le sue opere, pubblicate in latino, furono rapidamente tradotte nelle lingue moderne.
    Elogio della follia
    L'opera più importante fu l'Elogio della Follia (1509), una satira della teologia scolastica, dell'immoralità del clero e della curia, oltre che un'esaltazione della follia del vero cristiano dedicante la sua vita alla fede. La fede religiosa vi viene vista più come una pratica di carità che come una dottrina razionale, essendo il cristianesimo fondato sulla pazzia della croce, una "pazzia" intesa chiaramente in senso provocatorio.
    L’Elogio della follia è quindi un'apologia della fede cristiana che contro e oltre le necessità della ragione accetta un articolo di fede indimostrabile, un uomo che è Dio, che muore e da solo resuscita se stesso dai morti, in conflitto con la ragione, considerata la principale categoria di un certo modo di porsi della grecità classica, in particolare di quella facente capo ad Aristotele. L'avversione per l'aristotelismo era peraltro una caratteristica comune alla gran parte dei pensatori rinascimentali di allora, ma Erasmo avvertiva come la formazione classica dei teologi e letterati fosse ancora lontana dalla sensibilità richiesta dalle Scritture evangeliche.
    È interessante sapere anche che Elogio della follia è un titolo con cui Erasmo onora il suo caro amico Tommaso Moro, che sarebbe morto nel 1535 decapitato per ordine di Enrico VIII in quanto mantenutosi fedele alla fede cattolica. In greco, infatti, per "pazzia" si usa la parola Μωρία (morìa), che ha indiscutibilmente lo stesso suono del cognome del caro amico.
    Il lavoro sul testo del Nuovo Testamento
    Illustrazione della Bibbia di Lutero, che include la traduzione del Nuovo Testamento di Erasmo
    Durante il proprio soggiorno inglese Erasmo iniziò l’esame sistematico dei manoscritti del Nuovo Testamento – anche quelli scoperti di recente o che, in quel periodo, giungevano dalla Grecia dopo la fine dell'Impero bizantino – al fine di prepararne una nuova edizione e una traduzione latina.
    Le traduzioni dei testi sacri (spesso a senso, senza la maturità filologica degli umanisti italiani guidati da Lorenzo Valla) forgiarono la sua vasta cultura umanistica e lo indussero a contrapporre la cultura teologica vista come forgiatrice di letterati alla fede religiosa che definiva "creatrice di soldati di Cristo", riprendendo il tema classico del miles christianus.
    L’edizione del Nuovo Testamento sarebbe stata poi pubblicata da Froben a Basilea nel 1516. Essa costituirà la base per la maggior parte degli studi scientifici sulla Bibbia nel periodo della Riforma, e sarà utilizzata dallo stesso Lutero per la sua traduzione tedesca della Bibbia. Erasmo pubblicò pure un’edizione critica del testo greco nel 1516, Novum Instrumentum omne, diligenter ab Erasmo Rot. Recognitum et Emendatum con traduzione latina e annotazioni.
    La terza edizione servirà ai traduttori della versione inglese della Bibbia detta "di Re Giacomo". Il testo divenne in seguito noto come Textus Receptus. Erasmo avrebbe pubblicato in seguito altre tre versioni nel 1522, 1527 e 1535, dedicando l'opera a Papa Leone X, quale patrono della cultura. Erasmo considerava il proprio lavoro come un servizio alla Cristianità.
    Alcuni hanno sollevato critiche in quanto all’accuratezza del Textus Receptus. Uno dei motivi è che Erasmo aveva potuto consultare solo un pugno di manoscritti greci e di tarda origine. Inoltre asseriscono che Erasmo fece il suo lavoro in fretta. Egli stesso ammise che la sua edizione era stata “fatta in fretta anziché redatta”. Malgrado questi aspetti sfavorevoli delle edizioni di Erasmo, che si applicarono quasi con ugual forza al Textus Receptus, questo testo rimase la norma per più di duecento anni. Fra i primi a produrre testi basandosi su maggiore rigore ci furono gli eruditi tedeschi Griesbach e Lachmann.
    Gli altri scritti
    Tra le altre opere Adagia (1500), Manuale del soldato cristiano (1503), Institutio principis christiani (1504), Colloquia familiaria (1522). Questi lavori che riportavano i testi alle fonti originarie lo fecero considerare come il padre della Riforma protestante. Egli comunque, pur condividendo la necessità di un rinnovamento in ambito ecclesiastico, rimase sempre cattolico, e si oppose anzi duramente al protestantesimo di Martin Lutero. Un'altra opera va annoverata tra gli scritti del grande umanista: il dialogo satirico Iulius exclusus e coelis, composto durante il periodo successivo alla morte del papa-soldato Giulio II e in particolare tra la fine del 1513 - inizi del '14 (gli anni del soggiorno di Erasmo a Cambridge). L'opera è un vivace scambio di battute tra San Pietro e un arrogante Papa Giulio che pretende di entrare in Paradiso con uno stuolo di rozzi combattenti morti "in nome della fede" durante le campagne belliche promosse dal defunto pontefice. Dell'opera, pubblicata anonima, Erasmo ha sempre negato la paternità, per motivi probabilmente legati alla sua immagine di fronte al neo pontefice Leone X, che sembrava dare adito a quella riforma all'interno della Chiesa da sempre caldeggiata dall'umanista. La critica è comunque da tempo concorde che sia uscita dalla colta penna di Erasmo, il nome che fin da subito era stato suggerito anche dai contemporanei.
    Le sue critiche agli errori delle autorità ecclesiastiche e alla superstizione lo esposero all'accusa di essere luterano anche da ambienti cattolici, ma Erasmo rifiutò sempre quest'accusa. Per far fronte agli attacchi che gli venivano mossi, illustrò la sua posizione teologica con l'opera De libero arbitrio (1524), che conteneva una brillante critica a Martin Lutero (che a sua volta gli rispose con il De servo arbitrio).
    L’ultima opera di Erasmo fu la Preparazione alla morte, nella quale assicura che una vita onesta è la conditio sine qua non per raggiungere una morte felice.
    Erasmo e la Controriforma
    Erasmo godette di ampio prestigio nella prima metà del XVI secolo e gli venne anche offerto dal papa il cappello cardinalizio, che rifiutò. Dopo la sua morte, nel periodo successivo al Concilio di Trento, nella fase della Controriforma, la sua libertà intellettuale venne guardata con sospetto e le sue opere vennero incluse nell'Indice dei libri proibiti, ma la sua battaglia contro l'ignoranza e la superstizione era motivata esclusivamente dalle sue convinzioni umanistiche e non da critiche alla fede. Erasmo da Rotterdam e tutti i movimenti ispiratori di Erasmo, come la Devotio moderna, infatti, professavano una riforma spirituale e dei costumi e non una riforma teologica, tuttavia il controllo su ogni idea riformatrice, anche moderata, si era fatto talmente rigido che le stesse idea erasminiane, che avevano avuto tantissima fortuna presso le corti europee e presso le alte gerarchie ecclesiastiche, vennero bandite.
    Bibliografia
    Erasmo da Rotterdam, Colloquia, a cura di C. Asso, introd. di A. Prosperi, Einaudi, Torino 2002.
    Erasmo da Rotterdam, ampia scelta de i Colloqui, a cura di G.P. Brega, Milano Feltrinelli 1967.
    Erasmo da Rotterdam, Scritti religiosi e morali, a cura di C. Asso, introd. di A. Prosperi, Torino, Einaudi, 2004.
    Erasmo da Rotterdam, Adagia. Sei saggi politici in forma di proverbi a cura di S. Seidel-Menchi, Torino, Einaudi 1980.
    Erasmo da Rotterdam, Il libero arbitrio (testo integrale) – Martin Lutero, Il servo arbitrio (passi scelti), a cura di Roberto Jouvenal, Claudiana, Torino 1969. Terza edizione a cura di Fiorella De Michelis Pintacuda, 2004.
    Erasmo da Rotterdam, La preparazione alla morte, ed. Paoline, Cinisello Balsamo 1984.
    Martin Lutero, Il servo arbitrio (1525), a cura di Fiorella De Michelis Pintacuda, Claudiana, Torino 1993.
    Stefan Zweig, Erasmo da Rotterdam, Rusconi Editore, Milano, maggio 1994.
    C. Augustijn, Erasmo da Rotterdam. La vita e l'opera, Brescia 1989 (con ampia bibliografia)
    R. H. Bainton, Erasmo della Cristianità, Firenze 1970
    J. Huizinga, Erasmo, Torino, Einaudi 1975 (prima edizione, Leida 1924)
    P. Mesnard, Erasmo. La vita, il pensiero, i testi esemplari, Milano 1971
    D. Cantimori, Erasmo e la vita morale e religiosa italiana nel secolo XVI in, Id. Umanesimo e religione nel Rinascimento, Torino, Einaudi 1975, pp. 40-59.
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