Emma Bonino (62)

Informazioni di base:

  • Data di nascita: 9 Marzo 1948
  • Professione: Politica
  • Luogo di nascita: Bra (CN)
  • Nazione: Italia
  • Emma Bonino in Rete:

  • Sito Ufficiale: Il sito ufficiale di Emma Bonino
  • Wikipedia: Emma Bonino su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Emma Bonino (Bra, 9 marzo 1948) è una politica italiana, vicepresidente del Senato della Repubblica dal 6 maggio 2008. Con Marco Pannella, è una delle due figure più significative del radicalismo liberale italiano dell'età repubblicana.
    È stata ministro per il Commercio Internazionale e per le Politiche Europee nel governo Prodi II, mentre in passato è stata Commissario Europeo dal 1995 al 1999, ed eurodeputato a Strasburgo. È stata membro della segreteria della Rosa nel Pugno, membro del comitato esecutivo dell'International Crisis Group (ICG) (organizzazione per la prevenzione dei conflitti nel mondo) e Professore Emerito all'Università Americana del Cairo.

    Note familiari
    Emma Bonino è la secondogenita di Filippo Bonino e Catterina Barge. Vive i suoi primi anni in una fattoria nelle campagne di Bra. Nel 1954 la famiglia lascia il podere e si trasferisce a Bra dove il padre inizia un commercio di legname, raggiungendo presto una buona stabilità economica.
    Studi
    Nel 1967 dopo aver ottenuto la maturità classica al liceo Gandino della sua città, Emma si sposta a Milano per frequentare la facoltà di Lingue e letterature moderne all'Università Bocconi, dove si laurea nel 1972 con una tesi sull'autobiografia di Malcolm X.
    Storia politica
    Primi anni
    Emma Bonino entra in politica nel 1975 quando, dopo essere stata tra i fondatori del C.I.S.A. (Centro per l'informazione sulla sterilizzazione e l'aborto) si autoconsegna per procurato aborto, e, andando volontariamente in carcere, diventa uno dei protagonisti della campagna per la legalizzazione dell’aborto. È il primo dei suoi molti arresti per disobbedienza civile.
    Nell'anno successivo, il 1976, il Partito Radicale si presenta per la prima volta alle elezioni politiche, ed Emma Bonino, capolista alla Camera in molte circoscrizioni viene eletta a soli 28 anni, assieme ad altri 3 radicali (Marco Pannella, Mauro Mellini ed Adele Faccio).
    Emma Bonino durante una marcia contro lo sterminio per fame nel mondo
    Nel 1979 è eletta al Parlamento Europeo.
    Tra il 1980 e il 1981, oltre a promuovere diverse campagne per i referendum e per i diritti civili nell'Europa dell'Est, comincia a lavorare per l'istituzione di una Corte penale Internazionale, oggi arrivata a compimento.
    Nel 1981 Emma Bonino promuove un appello contro lo sterminio per fame e contribuisce a fondare l’associazione Food and Disarmement International, con lo scopo di coordinare le attività e le iniziative d’informazione internazionale su questo fronte, di cui dopo qualche anno diventerà segretario. In tale veste nel 1986 organizza un Convegno Internazionale che lancia il "Manifesto dei Capi di Stato contro lo sterminio per fame e in difesa del diritto alla vita e della vita del diritto". Nello stesso anno, in occasione di un incontro ufficiale con Papa Giovanni Paolo II, illustra in Vaticano le iniziative per combattere la fame.
    Nel gennaio 1987 manifesta a Varsavia contro la dittatura comunista del generale Jaruzelski e in favore di Solidarnosc. Viene arrestata ed espulsa dal paese.
    Nel 1989 diviene presidente del Partito Radicale Transnazionale, carica che ricopre fino al 1993.
    Nel novembre 1990, per denunciare la legge americana che richiede la prescrizione medica per la vendita di siringhe, si fa arrestare a New York, città in cui si trovano 175.000 tossicodipenenti, mentre distribuisce siringhe sterili.
    Emma Bonino e Marco Pannella in udienza da Papa Giovanni Paolo II, nel 1986
    Nel maggio 1991 è la prima firmataria di una mozione che, dopo essere stata approvata dalla Camera dei Deputati, impegna il governo ad impedire la proliferazione delle armi non convenzionali e in particolare delle mine antiuomo.
    Nel 1993 promuove una campagna a favore dell'istituzione del Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia, consegnando al Segretario Generale delle Nazioni Unite Boutros Boutros-Ghali un appello firmato da 25.000 persone in tutto il mondo.
    Nel 1993 è tra i fondatori di Non c’è Pace Senza Giustizia, una associazione internazionale no-profit che lavora per la protezione e la promozione dei diritti umani, della democrazia, dello stato di diritto e della giustizia internazionale. Con tale associazione si dà l’obiettivo di sostenere l’attività del Tribunale ad hoc sulla ex Jugoslavia e di promuovere la creazione di una Corte Penale Internazionale permanente, competente ad accertare e giudicare nel mondo intero “i crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio”.
    Sempre nel 1993 incontra il Dalai Lama e con lui tiene una conferenza stampa per il lancio di una mobilitazione per i diritti e la libertà del popolo tibetano e per la democrazia in Cina.
    Nello stesso anno diventa segretario del Partito Radicale.
    Nel 1994 viene nominata capo della delegazione del Governo Italiano all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per l'iniziativa della "Moratoria sulla Pena di morte".
    Commissario europeo
    Emma Bonino durante una missione a Kabul nel 1997
    Nel gennaio 1995, grazie all'appoggio del primo governo Berlusconi, fu nominata Commissario Europeo responsabile della Politica dei Consumatori, della Politica della Pesca e dell’Ufficio Europeo per l’Aiuto Umanitario d’Urgenza (European Community Humanitarian Office, noto anche come ECHO).
    Il 26 gennaio 1995, quarantotto ore dopo il suo insediamento, parte per l'ex Jugoslavia, recandosi a Sarajevo e a Mostar, primo membro della Commissione europea a mettere piede in Bosnia dall'inizio della guerra, con la volontà di denunciare l'impotenza dell'Europa e il disinteresse dell'ONU dinanzi al protrarsi del conflitto e all'allargarsi della "pulizia etnica". In un articolo per il Corriere della Sera scrive:


    «Può sembrare paradossale, certamente amaro se “da convinta nonviolenta quale sono da sempre” mi ritrovo a condividere, se non addirittura a invocare, l'uso della forza da parte della comunità internazionale per mettere fine ai crimini contro l'umanità che vengono impunemente perpetrati in un angolo d'Europa chiamato Bosnia. Sia chiaro: non sono pacifista, non sono per la pace ad ogni costo, soprattutto quando il costo è qualcun altro a pagarlo e a questo prezzo. Sono, invece, per la supremazia del diritto ad ogni costo, ed è amaro doversi arrendere all'evidenza che esistono circostanze storiche in cui la difesa della legalità non puo essere affidata, ancorché temporaneamente, che all'uso delle armi».

    In ogni caso il suo schierarsi a favore dell'intervento militare in Kosovo le alienerà il supporto di parte del mondo nonviolento e pacifista.
    Nel febbraio 1995, dopo che un peschereccio spagnolo viene intercettato a cannonate dalla marina militare canadese e sequestrato con l'intero equipaggio, Emma Bonino accusa il Canada di "un atto di pirateria internazionale" e avvia un difficile negoziato che sfocia in aprile in un accordo Bruxelles-Canada che le guadagnerà una forte stima in tutta la Spagna.
    In seguito, in quanto responsabile dell'ECHO, promosse e guidò diverse missioni umanitarie. La sua gestione della struttura non fu esente da critiche (vedi più avanti).
    Nel 1996, all'indomani del genocidio in Ruanda, ha compiuto diversi viaggi nella regione dei Grandi Laghi in Africa per sostenere il diritto dei profughi all'assistenza umanitaria, per ribadire l'impegno finanziario dell'Europa e per invocare, invano, un intervento politico urgente da parte dell'ONU o delle grandi potenze.
    Nello stesso periodo ha visitato la Somalia un paese oramai allo stremo e nuovamente in mano ai signori della guerra durante il quale il suo convoglio subisce un attacco armato da parte dei guerriglieri di Aidid. Subito dopo si reca nel Sudan, sfidando l’embargo imposto dal regime di Khartoum, allo scopo di riaprire il corridoio umanitario per le vittime di una crisi ‘dimenticata’, fra il Nord ed il Sud del paese.
    Nel 1997, svolge una missione nel Kurdistan iracheno, paese allora colpito dalle sanzioni economiche, e in Afghanistan dove si reca per denunciare il regime dei Talebani. Qui viene arrestata e finisce in carcere per alcune ore dalla "milizia per la repressione del vizio e la promozione della virtu" assieme alla sua delegazione. Le reazioni furono durissime: il vicesegretario del Consiglio d'Europa, Hans Khristian Krueger definì il suo arresto "scandaloso e intollerabile" e il ministro degli Esteri tedesco Klaus Kindel addirittura "infame". Di rientro da Kabul, decide di lanciare la campagna ‘Un fiore per le donne di Kabul’ contro ogni discriminazione e per consentire l’accesso agli aiuti umanitari da parte delle donne afghane.
    Sempre nel 1997, essendone tra le principali promotrici, firma, per conto della Commissione europea, la Convenzione di Ottawa contro le mine antiuomo.
    Nel 1998, Emma Bonino è particolarmente attiva nella mediazione della crisi in Guinea Bissau, come pure nel monitorare l’intervento umanitario in Sierra Leone e nel Kosovo, prima e dopo l’intervento della NATO nel 1999. Nel giugno dello stesso anno, guida la delegazione della Commissione europea alla conferenza internazionale di Roma per la Corte penale internazionale, contribuendo ad ottenere, dopo una lunga negoziazione, le 60 firme necessarie alla ratifica, nonostante l'opposizione degli USA.

    Bonino contro Arlacchi


    Nel 1998 Emma Bonino criticò fortemente l'operato dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per il controllo delle droghe e la prevenzione del Crimine, Pino Arlacchi. Il piano Arlacchi prevedeva sia sussidi agli agricoltori in cambio della riconversione delle piantagioni di sostanze illegali, sia la promozione dell'istruzione nell'uso di altre colture, ed in generale interventi tesi a diminuire la dipendenza dei contadini dai signori della guerra.
    La Bonino, tuttavia, in un articolo pubblicato sul quotidiano spagnolo "El Pais" il 12 marzo, sostenne che la riduzione della produzione così ottenuta non poteva che essere un risultato a breve termine, senza alcuni effetti strutturali, e che si trattava di politiche del tutto sorpassate. Ma soprattutto la Bonino accusò Arlacchi di trattare con il regime ferocemente misogino dei talebani di Kabul in cambio del loro impegno a cessare la coltivazione di papaveri da oppio nella zona meridionale del Paese. Un vero schiaffo per la Bonino, attivissima nella denuncia delle violazioni dei diritti umani attuate dal regime di Kabul.
    Su questa questione, il 13 febbraio il Parlamento Europeo adotta all'unanimità una risoluzione in cui, oltre a reiterare la sua ferma condanna del regime dei talebani, esprime preoccupazione per l'accordo concluso dall'UNDCP di Pino Arlacchi con i talebani, e chiede di sospendere tutti i programmi di cooperazione con loro.
    Arlacchi quindi risponde con una lettera inviata al presidente della Commissione Europea Jacques Santer chiedendo di prendere sanzioni contro la Bonino che si era schierata così apertamente contro il suo operato. Per tutta risposta Santer difese la stessa Bonino, sostenendo che "non c'è nulla di negativo nel portare avanti una riflessione sulla questione fondamentale delle politiche delle droghe". Santer sottolineò anche come, la giustificazione presentata da Arlacchi che sostenne che l'accordo da lui siglato in Afghanistan sarebbe servito a "consentire allo staff dell'ONU di lavorare nelle zone di produzione della droga", era quantomeno azzardata, poiché poco dopo tutte le agenzie ONU, compresa l'Undcp, si dovettero ritirare dal sud-Afghanistan" (dopo che un funzionario era stato aggredito da un dignitario taleban): "questo dimostra - aggiunse Santer - che se necessario, che non vi è nulla di insultante nel sollevare dubbi sulla sostenibilità dei programmi finanziati dall'ONU".
    In seguito, nel 2001 il parlamento europeo ridusse di 2/3 il finanziamento del fondo contro la droga gestito da Arlacchi, con una decisione legata alla presunta mala gestione del Fondo e alla richiesta di revisione dei meccanismi di funzionamento del Fondo stesso. Da quel momento, la produzione di droga in Afghanistan è cresciuta costantemente.
    Il 5 marzo 2007 la Rosa nel Pugno ribadisce la sua convinzione dell'inutilità di quella parte della strategia di Arlacchi che prevede di pagare i contadini per aiutarli ad abbandonare l'oppio per passare ad altre colture, e rilancia proponendo (con l'appoggio di altre forze politiche) che il governo italiano avvii un programma sperimentale per l'acquisto dell'oppio afgano, per utilizzarlo nella produzione di farmaci per la terapia del dolore. .

    La fine del mandato


    Il 15 marzo 1999, assieme al resto della Commissione Santer, si è dimessa, per le accuse di frode e malgestione nei confronti del commissario Edith Cresson, che, rifiutandosi di dimettersi, costrinse l'intera Commissione a una dimissione collettiva. Il rapporto dei "saggi", tuttavia, conteneva critiche al comportamento di numerosi commissari, inclusa la stessa Bonino.
    Le accuse alla Bonino e al suo predecessore ricadevano in cinque aree:
    Dipendenza della Commissione da consulenti esterni per l'esecuzione dei compiti di ECHO e i problemi da essa derivanti nel caso in questione.
    Ritardi della Commissione nell'affrontare i problemi connessi con ECHO.
    Interventi dei Commissari e dei loro gabinetti per alterare il corso delle indagini.
    Mancata informazione del Parlamento europeo.
    Possibili favoritismi nell'ambito delle attività di ECHO.
    In effetti la situazione del personale era poi tornata alla normalità pochi mesi dopo l'incarico alla Bonino, quando nuovo personale venne regolarmente integrato, mentre per gli altri punti la sua gestione non fece nulla.
    Lista Bonino
    Nel giugno 1999 ha partecipato alle elezioni europee con una lista che portava il suo nome e ha ottenuto uno storico 8.5% dei voti, diventando la quarta forza politica nazionale. Tale risultato non è mai stato raggiunto in seguito.
    Nel giugno 2000 presenta una proposta di risoluzione che denuncia la crudele pratica (in una trentina di paesi africani e mediorientali ma anche fra le comunità immigrate in Europa) delle mutilazioni genitali femminili praticata in molti paesi africani e mediorientali ma anche fra le comunità immigrate in Europa.
    Nell'ottobre 2000 è stata al centro di alcune polemiche per l'utilizzo massiccio di messaggi di posta elettronica e SMS non desiderati a fini promozionali, con una campagna di spam ripetuta in diverse occasioni fino a quando, nel febbraio 2001, un pronunciamento dell'Autorità Garante per la Privacy chiarì che la pratica con cui erano stati raccolti ed utilizzati gli indirizzi di posta è illegale.
    Medio Oriente
    Nel dicembre 2001, in seguito all'insuccesso della sua lista alle elezioni politiche italiane, si trasferisce al Cairo con l'obiettivo di studiare la lingua e la cultura araba. Inaugura nel marzo 2003 una rassegna quotidiana di stampa araba, in onda su Radio Radicale.
    Nello stesso periodo inaugura la campagna contro le mutilazioni genitali femminili, intitolata “StopFgm”, per dare appoggio e visibilità internazionali alla lotta combattuta da decenni dalle donne africane.
    Nel novembre 2002, in rappresentanza del governo italiano, Emma Bonino partecipa a Seoul alla seconda conferenza ministeriale della “Community of Democracies”, un’unione di Stati che si sono dati l’obiettivo di lavorare per la creazione di una “Organizzazione Mondiale della Democrazia”, al fine di rafforzare le libertà civili e politiche nel mondo.
    Nel gennaio 2004 organizza a Sana'a, con l'Ong "Non c'è Pace Senza Giustizia", la prima “Conferenza Intergovernativa Regionale su Democrazia, Diritti Umani e sul ruolo della Corte Penale Internazionale”, un'assoluta novità per un paese arabo.
    Nel 2004 viene rieletta al Parlamento Europeo per la "Lista Bonino", iscrivendosi al gruppo dell'Alleanza dei Democratici e Liberali per l'Europa.
    Nel 2005 torna in Afghanistan in veste ufficiale, questa volta come Capo delegazione della Missione degli osservatori elettorali dell’Unione europea alle elezioni parlamentari e provinciali.
    Fino al 2006 rimane membro della Commissione per gli affari esteri; della Commissione per i bilanci; della Sottocommissione per i diritti dell'uomo; della Delegazione alla commissione parlamentare mista UE-Turchia; della Delegazione all'Assemblea parlamentare Euromediterranea; vicepresidente della Delegazione per le relazioni con i paesi del Mashrek.
    Rosa nel pugno
    Emma Bonino con gli altri dirigenti della Rnp durante la presentazione del simbolo
    Dopo un decennio trascorso con posizioni vicine alla Casa delle Libertà, pur con molti distinguo, alle Elezioni politiche del 2006 si presenta con la lista della Rosa nel pugno, un nuovo partito nato dall'unione di Radicali Italiani e Socialisti Democratici Italiani di Enrico Boselli.
    Il nuovo partito ottiene un deludente 2.6%, una percentuale largamente inferiore alla somma degli elettorati attribuibili a Radicali Italiani e Socialisti Democratici Italiani, ma sufficiente ad eleggere 18 parlamentari, tra cui la stessa Emma Bonino, che rientra nel Parlamento Italiano dopo 12 anni. Il 27 aprile 2006, infatti, opta per il Parlamento Italiano e si dimette da quello Europeo.
    In occasione delle elezioni amministrative dello stesso anno Emma Bonino si candida come capolista della Rosa nel Pugno a Roma, nella coalizione che sosteneva la candidatura del sindaco Walter Veltroni.
    Ministro per il Commercio Internazionale e per le Politiche europee
    Nei giorni immediatamente precedente alla formazione del secondo governo Prodi, la Bonino chiese per sé il Ministero della Difesa, che in quel momento sembrava destinato a Clemente Mastella, al quale poi andrà il dicastero della Giustizia: al termine di varie riunioni, l'esponente radicale è entrata a far parte del secondo esecutivo guidato dal "Professore" in qualità di Ministro per gli Affari Europei.
    Il 17 maggio 2006 è stata nominata ministro delle Politiche Europee del governo Prodi II.
    Il 18 maggio 2006 viene istituito il Ministero per il Commercio internazionale che viene affidato ad Emma Bonino, che mantiene anche le competenze in materia di Politiche Europee.
    Dopo l'esperienza governativa
    In occasione delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008 è stata candidata ed eletta al Senato come capolista del Partito Democratico nella circoscrizione Piemonte, in base ad un accordo fra democratici e radicali. Il 6 maggio 2008 è stata eletta vicepresidente del Senato della Repubblica con 107 voti a favore.
    Riconoscimenti
    Per le sue battaglie ha avuto numerosi riconoscimenti:
    "Gran Cruz de la Orden de Mayo" (1995) da parte del Presidente dell'Argentina
    "Personalità Europea dell'Anno" (1996) da parte della rivista cattolica francese "La vie"
    "Comunicatore europeo dell'anno" (1997) da parte della rivista inglese "PR Week"
    "Premio Principe de Asturias" (1998) per la cooperazione internazionale da parte del Principe Felipe di Spagna
    "Premio Nord-Sud" (1999) del Consiglio d'Europa
    "Ordine del Principe Branimir" (2002) dal presidente della Croazia "per il suo contributo all'indipendenza della Croazia e per la sua promozione della democrazia"
    "Gonfalone d'Agento" (2002) dalla regione Toscana per la sua attività di promozione dei diritti umani, in special modo contro la pena di morte.
    “Premio Presidente della Repubblica” (2003) per il suo impegno nella promozione dei diritti umani e civili nel mondo
    "Premio Campione 2003" per l'integrazione
    "Open Society Prize 2004”
    “Prix Femmes d’Europe 2004” per l’Italia.
    "Premio Galileo 2000" (2005) per il suo grande contributo alla pace internazionale


    Note

      ^ la Repubblica, Governo, Berlusconi ottimista, 6 maggio 2008

    Altri progetti
    Wikiquote
    Wikiquote contiene citazioni di o su Emma Bonino
    Collegamenti esterni
    Sito personale
    Scheda su openpolis.it di Emma Bonino
    Articolo della Bonino del 25 luglio 1995 sul conflitto in ex-Jugoslavia
    Gli amici di Aldo Capitini denunciano la deriva violenta di Emma Bonino e chiedono che non usi più l'immagine di Gandhi
    (EN) Sito di Non c'è Pace Senza Giustizia, l'Associazione per la promozione dei Diritti Umani, della Democrazia, dello Stato di Diritto e della Giustizia Internazionale fondata da Emma Bonino
    (EN) Sito della campagna per la lotta alle mutilazioni genitali femminili
    Dichiarazione di interessi finanziari al Parlamento europeo
    (EN) Documento del parlamento britannico sugli scandali della commissione Santer e il ruolo della Bonino
    Sito del Ministero per le Politiche Comunitarie del governo italiano
    Sito del Ministero per il Commercio Internazionale del governo italiano
    Registrazoioni audiovideo di Emma Bonino sul sito di Radio Radicale
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    Portale Politica

    Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Emma_Bonino"
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