Eduardo Scarpetta (1853-1925)

Informazioni di base:

  • Scomparso nel: 1925
  • Data di nascita: 13 Marzo 1853
  • Professione: Attore
  • Luogo di nascita: Napoli (NA)
  • Nazione: Italia
  • Eduardo Scarpetta in Rete:

  • Sito Ufficiale: Il sito ufficiale di Eduardo Scarpetta
  • Wikipedia: Eduardo Scarpetta su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Eduardo Scarpetta
    Eduardo Scarpetta (Napoli, 13 marzo 1853 – Napoli, 29 novembre 1925) è stato un attore e drammaturgo italiano.
    Fu uno dei più importanti attori e autori del teatro napoletano tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento. Specializzato nel tradurre nel dialetto napoletano moltissime pochade francesi, la sua commedia più celebre, Miseria e nobiltà è anche l'unica originale del suo repertorio.
    Vanta una carriera lunghissima di commediografo (dal 1875) interrotta bruscamente da una celebre causa intentatagli da Gabriele d'Annunzio nel 1904. Scarpetta fu anche attore cinematografico agli albori della “settima arte”. Egli girò alcuni film per una casa di produzione milanese, la “Musical Film” di Renzo Sonzogno, tratti dalle sue commedie: Miseria e nobiltà (1914, diretto da Enrico Guazzoni), La nutrice (1914, diretto da Alessandro Boutet), Un antico caffè napoletano (1914), Tre pecore viziose (1915) e Lo scaldaletto (1915) diretti da Gino Rossetti. Di questi film ci rimangono solo alcune foto di scena di Scarpetta e di altri interpreti.
    Padre di un numero altissimo di figli (riconosciuti e non) oltre a Vincenzo, Domenico, Maria Scarpetta, vi sono i celebri Eduardo, Peppino e Titina De Filippo, il poeta Ernesto Murolo, Eduardo (De Filippo) in arte Passarelli e suo fratello Pasquale De Filippo.

    Biografia
    Figlio di un funzionario statale, Domenico Scarpetta (che tentò più volte di avviarlo agli studi e alla sua carriera) e di Emilia Rendina, nel 1868, all'età di quindici anni decise di entrare in qualche compagnia teatrale: in primo luogo per seguire la sua ambizione, ma anche per poter aiutare la famiglia trovatasi in gravi condizioni economiche per il cattivo stato di salute del padre. Riuscì così a farsi presentare dall'attore Andrea Natale all'impresario Salvatore Mormone, il quale lo scrittura come generico nella compagnia di Antonio Petito di cui divenne capocomico nel 1879.
    Dal 1870 cominciò il suo successo personale con l'interpretazione di Felice Sciosciammocca nella farsa di Enrico Parisi "Feliciello mariuolo de 'na pizza", che spinse l'impresario del Teatro San Carlino, Giuseppe Maria Luzi, ad ingaggiarlo per la sua Compagnia Comica Nazionale. Nello stesso anno (il 1872), lo stesso Petito scrisse per lui la farsa "Felice, Guaglione 'e n'anno" che porterà in scena insieme ad alcuni copioni che lui stesso, ormai esperto, aveva approntato. Dopo la morte di Petito, sostituito da De Martino, lascia il San Carlino.
    Ambizioso, arrivista, mira ad emergere ad ogni costo, preferendo patire la fame piuttosto che sottostare a Davide Petito, nuovo capo della compagnia. Dopo un brevissimo periodo trascorso a Roma, nella compagnia di Raffaele Vitale (uno dei più celebri Pulcinella dell'epoca) prende in affitto con alcuni comici del San Carlino un baraccone sul Molo, il Metastasio, dove rappresenta alcuni suoi lavori. Nel 1878 accetta di far ritorno al San Carlino, sapendo che al suo fianco avrebbe recitato in sottordine il pulcinella Cesare Teodoro; qui ottiene un grande successo con la commedia "Don Felice maestro di calligrafia" meglio conosciuta come "Lu curaggio de nu pompiere napulitano". L'anno successivo viene scritturato per una tournée a livello nazionale.
    Nel 1880 ottenne un prestito di 5.000 lire dall'avvocato Severo e, grazie alla sua tenacia, riesce a riaprire e rinnovare il vecchio e glorioso teatro San Carlino, dove debutta il 1 settembre con la commedia "Presentazione di una Compagnia Comica". Egli stesso, nelle sue "Memorie" racconta che «Il pubblico sorpreso ed ammirato dall'affiatamento della compagnia, dalla naturalezza della recitazione, dalla inappuntabile proprietà del vestiario, rise ed applaudì fragorosamente». Iniziò così una stagione di grandi successi, che lo portano ben presto a diventare un idolo. Diventato ormai un capocomico di successo, nato da una famiglia modesta, possiede ora un palazzo in Via Dei Mille, costruito dallo stesso architetto del Teatro Bellini, Vincenzo Salvietti, carrozze e cavalli. Sposato dal 1876 con Rosa De Filippo (la quale, da giovane, era stata amata dal re Vittorio Emanuele II e si mostra spesso con diademi e brillanti degni di una regina) aveva poi intrecciato una relazione con la nipote di costei, Luisa De Filippo.
    Il 15 maggio 1889 ottenne un memorabile successo con "'Na Santarella" al Teatro Sannazzaro di via Chiaia. Tutta Napoli, elegante e mondana, accorre al piccolo teatro, e con gli incassi della commedia, che gli apre definitivamente le porte della capitale, si fece costruire una villa sulla collina del Vomero, chiamata appunto "Villa Santarella", dove sulla facciata principale campeggiava la scritta «Qui rido io!» che qualche anno dopo vendette perché la moglie aveva paura di abitarci da sola quando il marito era in tournee. Il suo successo più grande, "Miseria e nobiltà", che in seguito ebbe due trasposizioni cinematografiche (memorabile fu quella del 1954 con Totò) fu scritto unicamente per permettere la partecipazione alla commedia del figlio dodicenne Vincenzo, che nella prima rappresentazione recitò nel ruolo di Peppiniello.
    La fondazione del Teatro Salone Margherita, il primo grande varietà napoletano, costruito nei sotterranei della nuova Galleria Umberto I, cominciò a minare le fortune del commediografo, che in risposta alla nuova moda si ripresentò al pubblico con un suo Cafè-chantant, ma il colpo di grazia gli arrivò nel 1904, quando fu protagonista suo malgrado di una delle più clamorose vicende teatrali dell'epoca: quella riguardante la parodia de "La figlia di Iorio" di Gabriele d'Annunzio, che gli procurò un cocente insuccesso. D'Annunzio stesso lo trascinò in tribunale per una memorabile causa durata tre anni (dal 1906 al 1908) che comunque vinse, e tante amarezze. Moltissime sono le critiche di questi anni, soprattutto da parte di Salvatore Di Giacomo e Roberto Bracco. Unica voce in sua difesa fu quella di Benedetto Croce.
    Nel 1909, deluso ed amareggiato, si ritirò dalle scene, dopo aver preso parte alla parodia "La Regina del Mare", composta dal figlio Vincenzo, al quale egli impone di essere suo continuatore nel ruolo di Sciosciammocca. Nel 1920 scrisse un saggio sui caratteri innovatori dell'arte di Raffaele Viviani. Morì all'età di 72 anni, e i suoi funerali furono molto imponenti: venne imbalsamato e deposto in una bara di cristallo fino allo scoppio della seconda guerra mondiale. Le sue commedie vennero riprese molte volte e sono ancora oggi spesso in cartellone. Oltre al figlio Vincenzo, anche altri celebri attori napoletani come i fratelli Aldo e Carlo Giuffré recitarono le sue commedie brillanti. Sul grande schermo vennero ricavati diversi film dalle sue commedie, oltre a tre versioni del suo capolavoro, anche se la versione muta del 1914 è da considerarsi perduta.
    Opere


    1875

    Gelusia ovvero Ammore spusalizio e gelusia.



    1876

    Ov'è mammà?

    'Na commedia 'e tre atte.

    Quinnice solde so' cchiù assaie de seimilalire.

    È buscia o verità?



    1877

    Felice maestro di callegrafia, ovvero, Lu curaggio de 'nu pumpiere napulitano.



    1879

    Feliciello e Feliciella.

    Li testamenti di Parasacco.

    La collana d'oro.



    1880

    L'Accademia disturbata.

    Le treccia dell'Imperatore.

    La Presentazione de 'na compagnia ovvero Felice direttore di compagnia.

    Tetillo (da Bebé di A. N. Hennequin).

    Mettiteve a fa l'ammore cu me! (da Fatemi la corte di Salvestri).

    Li Piscivinnole napulitane.

    Tric Trac (da Tric Trac di Guarino); Lu pescecane; 'Nu zio ciuccio e 'nu nepote scemo (da Il finto medico di F. Cerlone)

    Duje marite 'mbrugliune (da Les Dominos roses di A.N. Hennequin e Delacour).

    Bazzicotto.

    Il non plus ultra della disperazione ovvero La Battaglia del Rigoletto; I duelli; Lu Pagnottino.



    1881

    Lo scarfalietto (da La Boule di Meilhac e Halévy).

    Vi' che m'ha fatto freteme.

    Tetillo 'nzurato.

    Le Bravure di Don Felice.

    La posta in quarta pagina.

    Tre pecore viziose.

    L'amico 'e papà.

    'No pasticcio.

    La casa numero sette.



    1882

    Il romanzo di un farmacista povero.

    'A fortuna 'e Feliciello.

    Nun la trovo a mmaretà.

    La nutriccia.

    Fifì.

    'No quartino a lu quinto piano.

    'Na commedia a vapore.



    1883

    'Nu frongillo cecato.

    Amore e polenta.

    Na paglia 'e Firenze.

    'Na furnata de paura.

    'Na tombola 'e duemila lire.

    'Nu buono giuvinotto.

    S'ha da dì o no?

    La signorina Piripipì.

    'Nu casino sotto a lu Vesuvio.



    1884

    'Na capa sciacquata.

    La calamita.

    'Nu brutto difetto.

    'Na matassa 'mbrugliata.



    1885

    'Na società 'e marite.

    Un'Agenzia di matrimoni.

    Li nepute de lu Sinneco.

    Lu Marito de Nannina.



    1886

    'O viaggio 'e nozze.



    1887

    'Nu bastone 'e fuoco.



    1888

    Miseria e Nobiltà.

    'Nu turco napulitano.



    1889

    Lu Miedeco de li femmene ovvero Il dottor Suricillo.

    'Na Santarella (da Mam’zelle Nitouche, di Weilhac e Milland)

    Girolino e Pirolé.



    1890

    Pazzie di Carnevale.

    Il Matrimonio di stella.

    Casà Bignè

    'Na stampa e doje figure.



    1891

    Il capitano Saetta.



    1892

    Guerra agli uomini.

    Cocò.



    1893

    'Na mugliera scurnosa.

    Lu Cafè Chantant.

    Li Cafune a Napule.

    Lily e Mimì.



    1894

    'Nu ministro mmiezzo a li guaie.

    Li mariuole overo La Contessa tre cape.

    Farfariello.

    Tre cazune furtunate.



    1895

    'Na bona Guagliona.

    La casa vecchia.



    1896

    La Bohème.

    I Tre soci.

    L'Albergo del Silenzio.



    1897

    Le due stelle.

    Casa Pipiton.

    La Belle Sciantose.

    Zetiallo, vidovo e nzurato.

    'Na mascatura inglese.



    1898

    Nina Boné.

    Nu cane bastardo.



    1899

    Madama Ficcarelli.

    'Na creatura sperduta.

    La Pupa mobile.

    'A cammerera nova.

    Duje chiapparielle.

    'Na figliola romantica.



    1900

    'A figlia 'e don Gennaro.

    'A Nanassa.



    1901

    Cane e gatte.

    Tutti in viaggio.

    Il debutto di Gemma.



    1902

    Carcere e Matrimonio.

    'A Mosca.

    Madama Rollè.

    Madama Sangenella.

    'O Balcone 'e Rusinella.



    1903

    'Na mugliera africana.

    'Nu figlio a pusticcio.

    Il processo fiaschella.

    Li Mmale lengue.



    1904

    'Nu core d'angelo.

    Il figlio di Iorio.



    1905

    La geisha.



    1907

    'Na mugliera zetella.

    'Na brutta pazzia.



    1908

    'O miedeco d'e pazze.



    1909

    La coda del diavolo.



    1915

    Tre epoche.



    1923

    Nu disastro ferroviario.



    1924

    Woronoff.



    NOTA: non tutte le opere di Eduardo Scarpetta sono state pubblicate.
    Film tratti da sue opere teatrali
    "Tutto per mio fratello!" (1911), tratto dalla commedia Vi' che m'ha fatto frateme (1881)
    Miseria e nobiltà, regia di Enrico Guazzoni (1914), tratto dalla sua commedia omonima (1888)
    "La nutrice", regia di Alessandro Boutet (1914), tratto dalla commedia La nutriccia (1882)
    "Un antico caffè napoletano", regia di Gino Rossetti (1914), tratto dalla commedia Il non plus ultra della disperazione (1880)
    "Tre pecore viziose", regia di Gino Rossetti (1915), tratto dalla commedia Tre pecore viziose (1881)
    "Lo scaldaletto", regia di Gino Rossetti (1915), tratto dalla commedia Lo scarfalietto (1881)
    Sette ore di guai, regìa di Vittorio Metz e Marcello Marchesi (1951), tratto dalla commedia 'Na criatura sperduta (1899)
    Agenzia matrimoniale, regìa di Giorgio Pàstina (1952), tratto dalla commedia 'N agenzia 'e matrimonie (1885)
    Un turco napoletano, regìa di Mario Mattòli (1953), tratto dalla commedia 'Nu turco napulitano (1888)
    Miseria e nobiltà, regìa di Corrado D'Errico (1940)
    Miseria e nobiltà, regìa di Mario Mattòli (1954), tratti dalla sua commedia omonima (1888)
    Il medico dei pazzi, regìa di Mario Mattòli (1954), tratto dalla commedia 'O Miedeco d'e pazze (1908)
    Bibliografia
    Eduardo SCARPETTA, Il teatro di Scarpetta, Napoli, Bellini, 1990;
    Eduardo SCARPETTA, Cinquant'anni di palcoscenico: memorie; introduzione di Renato Carpentieri; prefazione di Benedetto Croce, Roma, Savelli, 1982;
    Maria SCARPETTA, Felice Sciosciammocca mio padre, Napoli, Morano, 1950;
    Mario MANGINI, Eduardo Scarpetta e il suo tempo; prefazione di Eduardo De Filippo, Napoli, Montanino, 1961.
    Collegamenti esterni
    Eduardo Scarpetta - Sito ufficiale della famiglia
    Scheda su Eduardo Scarpetta dell'Internet Movie Database
    Portale Cinema
    Portale Napoli
    Portale Teatro

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