Carlos Monzón (1942-1995)

Informazioni di base:

  • Scomparso nel: 1995
  • Data di nascita: 7 Agosto 1942
  • Professione: Pugile
  • Luogo di nascita: Santa Fe
  • Nazione: Argentina
  • Carlos Monzón in Rete:

  • Wikipedia: Carlos Monzón su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Carlos Monzòn
    Carlos Monzón (San Javier, 7 agosto 1942 – Los Cerrillos, 8 gennaio 1995) è stato un pugile e attore argentino.
    La vita
    La storia di Carlos Monzòn inizia il 7 Agosto del 1942: la madre lo mette al mondo stesa su di una coperta, è il sesto di dodici figli. La famiglia Monzòn si sposta da San Javier, un piccolo villaggio senza speranze, a Santa Fè. Durante il viaggio Carlos si ammala di tifo; il dottore è pessimista sulle conseguenze della malattia, ma il giovane Carlos nonostante tutto riuscirà a tirar fuori un fisico longilineo e corazzato, che in futuro risulterà inespugnabile per qualsiasi peso medio dell'epoca. La scuola resterà per Carlos un ricordo sbiadito, in quanto è obbligato a tirar su qualche soldo come lustrascarpe o, nel peggiore dei casi, rubando.
    Viene avviato alla boxe da Amilcar Brusa, l'uomo che rimarrà sempre al suo fianco nelle sue imprese. Dopo circa 70 incontri vinti fra i dilettanti, nel 1963 passa al professionismo; la sua prima borsa è di 3000 pesos, che corrispondono al guadagno di 30 anni del padre. Subisce soltanto tre sconfitte nella sua carriera, ai punti, con avversari che avrebbe poi battuto in rivincita; quindi conquista il titolo del Sud America e affronta la chance mondiale a Roma contro il nostro Nino Benvenuti il 7 novembre 1970. Monzòn vince per fuori combattimento alla dodicesima ripresa. Torna in patria da eroe, duecentomila persone salutano la cintura di campione del mondo, e la sua faccia impassibile da indio si apre al sorriso. Ma sei mesi dopo a Monte Carlo c'è ancora Nino Benvenuti. L'incontro finisce ancor prima di cominciare, al terzo round per getto della spugna e conseguente fine della carriera dell'italiano.
    Dopo questa difesa del titolo altre tredici, un record nella categoria. Sotto i suoi colpi cadono campioni come Griffith, Briscoe, Nápoles, Tonna. Spettacolari i due incontri con Rodrigo Valdéz. L'argentino lascia da re, si ritira il 30 agosto del 1977 dopo l'ultimo incontro con il colombiano Valdéz a cui passerà il testimone.
    Fuori dal ring Monzòn sbaglia tutto, anche quando pensa di far carriera come attore. Alle porte di Roma, gira "El macho", soprannome che gli resterà addosso come i pugni che sferra alle comparse, finite all'ospedale per il solo torto di interpretare un bandito.
    Quel suo sguardo obliquo, quella pelle da indio, quella sua voce aspra lo rendono oggetto del desiderio di donne famose e della bella società come Ursula Andress e Nathalie Delon. Episodi che non fanno presagire nulla di buono in quanto macchiati da varie aggressioni del pugile verso le proprie donne. Monzon è tenero soltanto con i suoi figli: tre avuti da Mercedes, la prima delle sue tre mogli, che accecata dalla gelosia spara all'ex campione quando questi le confessa un flirt avuto con Susanna Jimenez, la Brigitte Bardot del Sud America. Il quarto figlio arriva da Alicia Muñiz, modella uruguaiana. Nella notte di San Valentino del 1988, Monzòn e la Muñiz litigano: lui vuole restare in discoteca ma Alicia è stanca, vuole tornare a casa dove già dorme il figlio Maximilian. Monzòn sale sul taxi ma storce la bocca; i primi scontri cominciano all'uscita dal taxi, poi subito dopo in casa. La modella tira in faccia all'ex campione del mondo un mozzicone di sigaretta acceso e a quel punto Monzòn non è più nulla, solo due mani gigantesche che si serrano al collo della moglie; i due, come in una danza grottesca, escono sul balcone e cadono. La Muñiz non si alzerà più. Gli amici dell'ex campione, la notte, fanno una corsa all'obitorio e incidono e rubano i muscoli del collo della donna per cancellare le prove. Ma nemmeno questo macabro furto può nascondere i lividi ovunque, specie sulle gambe.
    Il giudice non ha dubbi, la donna è stata strangolata, Monzon nasconde il volto rigato di lacrime quando viene condannato a undici anni. Dopo sette anni di buona condotta e l'intervento di amici celebri, l'ex pugile riceve la promessa di libertà vigilata entro il 1995. Dopo una normale battuta di caccia, Monzòn è in strada verso il carcere di Las Flores dove ha comunque l'obbligo di dormire. Mancano ancora due ore ma Carlos preme sull'acceleratore, una fitta che non ha alcun senso, come tanti atti della sua vita. Entra nella corsia di sorpasso fino ad arrivare a 140 chilometri orari, l'auto sbanda e si capovolge più volte, come un grosso insetto colpito sulla corazza. Muore sul colpo un suo amico che era in macchina con lui quel giorno, neanche Monzòn si rialza, ha l'osso del collo spezzato, una smorfia sul viso come un sorriso, quasi a dire lo sapevo che andava a finire così. Ha 52 anni. L'Argentina fa la pace con "el macho" e lo accompagna in silenzio al funerale. Dai sogni su un giaciglio di paglia a quelli in un carcere, la vita ha dato e tolto tutto a Monzòn, che è caduto e si è rialzato più volte e poi alla fine ha chiesto semplicemente di essere estromesso dal tempo.
    Campione del mondo
    Disputa il primo incontro da professionista il 6 febbraio 1963, battendo Ramon Montenegro alla seconda ripresa, ed arriva da semisconosciuto alla sfida per la corona mondiale dei pesi medi contro Nino Benvenuti il 7 novembre del 1970 a Roma.
    In dodici riprese Monzon si rivela pugile completo ed essenziale, Benvenuti è la prima vittima illustre del suo terribile destro.
    L' 8 maggio dell'anno seguente, a Montecarlo si disputa la rivincita e questa volta solo il lancio della spugna salva Benvenuti dai colpi impietosi dell'argentino.
    Monzon chiuse la carriera nel 1977 dopo 14 incontri per la difesa del titolo mondiale e dopo un'epica doppia sfida contro Rodrigo Valdéz.
    Fuori dal ring
    L'8 gennaio del 1995 - dopo 11 anni passati in prigione con l'accusa di omicidio della sua compagna - Monzon morì in un incidente stradale a pochi chilometri da Santa Fè.
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