Carlo Broschi (detto Farinelli) (1705-1782)

Informazioni di base:

  • Scomparso nel: 1782
  • Data di nascita: 24 Gennaio 1705
  • Professione: Cantante
  • Luogo di nascita: Andria (BA)
  • Nazione: Italia
  • Carlo Broschi in Rete:

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  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Disambiguazione – Se stai cercando il film biografico del 1994 sul cantante Farinelli, vedi Farinelli - Voce regina.
    Carlo Broschi
    Carlo Broschi, detto Farinelli (Andria, 24 gennaio 1705 – Bologna, 16 settembre 1782), è considerato il più famoso cantante lirico castrato della storia.

    Biografia
    Nacque in Puglia (allora nel Regno di Napoli) in una famiglia agiata della noblesse de robe locale; il padre Salvatore, che ricopriva cariche amministrative feudali, fu un grande appassionato di musica e volle indirizzare entrambi i figli a professioni del settore, facendo studiare Riccardo, il maggiore, da compositore e Carlo da cantante. Fu dunque il padre a volere per Carlo la castrazione, eseguita intorno ai 10 anni di età, operazione che consentiva ai maschi di poter conservare la propria voce di soprano o contralto prima che lo sviluppo potesse modificarla. Si deve notare che, a seconda della modalità dell'operazione chirurgica a cui erano sottoposti, i castrati potevano avere uno sviluppo sessuale parziale, e quindi anche sviluppare una parziale mutazione della voce.
    Il giovane fu mandato a Napoli, per studiare canto con Niccolò Porpora che curò l'affinamento del suo naturale talento di soprano. In effetti la sua tessitura vocale potrebbe più correttamente essere definita di mezzosopranista molto esteso, sia verso il basso, fino a tessiture da contralto profondo (Vinci gli fa toccare il do2 bemolle, nota tenebrosa per una voce bianca), sia verso l'alto dove arrivava, nei vocalizzi, a toccare il do5, nota da sopranista effettivo. Il suo debutto avvenne a Napoli, nel 1720, nella serenata "Angelica e Medoro" (del Porpora), in una soirée in onore dell'imperatore d'Austria. Il libretto era la prima prova teatrale di Pietro Metastasio, che strinse col Broschi un'amicizia che durò tutta la vita ed è testimoniata da un interessante carteggio. Riscosse un ottimo successo e le successive esibizioni gli valsero una crescente rapida notorietà. Cantò, negli anni successivi, a Roma, Vienna, Venezia, Milano, Bologna.
    Il pubblico del tempo adorava il virtuosismo, che nei cantanti consisteva soprattutto nell'esecuzione di variazioni arbitrarie ai brani cantati, in cui l'aspetto della difficoltà tecnica estrema arricchiva la pura espressione dei sentimenti della musica. Erano anche frequenti "duelli" tra musicisti. Se a Roma Broschi aveva vinto (1722) una sfida contro un trombettista tedesco, sulla tenuta lunga di una nota altissima, a Bologna (1727) sorse la competizione con Antonio Maria Bernacchi, allora uno dei più importanti castrati della scena musicale. In realtà, oltre alla forzatura spettacolare, non vi fu antagonismo personale fra i due, tanto è vero che lo stesso Bernacchi, di una quindicina d'anni più anziano, fu ben prodigo di consigli e suggerimenti verso il giovane pugliese.
    Carlo Broschi (Farinelli)
    Già a Milano nel 1726 era stato notato da Johann Joachim Quantz, che ne aveva magnificato con entusiasmo la purezza di timbro ed estensione di scala, la nitidezza di trillo ed inventiva. La vittoria su Bernacchi, però, incrementò notevolmente la fama di Broschi, la cui attività divenne (per la misura dei tempi) alquanto frenetica.
    Nel 1730 Farinelli fu ammesso all'Accademia Filarmonica di Bologna.
    Nel 1734, Carlo Broschi si trasferì a Londra e cantò al teatro di Lincoln's Inn Fields, che dirigeva Porpora e che vedeva Francesco Bernardi detto il Senesino come cantante principale. La sua fama era immensa, e i proventi che ottenne durante i tre anni in cui soggiornò in Inghilterra superavano le 5.000 sterline. Questi anni, che segnano l'apice della sua gloria come artista di scena, furono anche degli anni della cocente rivalità tra i due gruppi teatrali residenti a Londra, da una parte quello di Georg Friedrich Händel, sostenuto dal re Giorgio II, e dall'altra parte quello di Porpora, sostenuto dal Principe di Galles e dalla nobiltà.
    La sua prima apparizione al teatro Lincoln's Inn Fields fu in Artaserse, di cui la maggior parte delle musiche erano state scritte da suo fratello, Riccardo Broschi. Il successo fu istantaneo. Federico, principe di Galles e la corte lo accolsero con tanto di lodi e onori. Ma nemmeno il contributo di Farinelli bastò a portare l'impresa al successo.
    Nel 1737, senza dubbio stanco dalle incessanti acredini che opponevano i due gruppi teatrali, Farinelli accettò l'invito che aveva appena ricevuto da Isabella Farnese, moglie di Filippo V di Spagna. Durante il viaggio dovette passare per la Francia, e lì cantò per Luigi XV. Il re spagnolo, che soffriva di nevrastenia e melanconia, aveva di fatto abbandonato la vita pubblica, disinteressandosi degli affari di Stato e manifestava segni di incipiente follia. La regina Isabella invitò quindi Farinelli ad esibirsi davanti a suo marito, nella speranza che la sua voce prodigiosa potesse risvegliarlo dalla sua apatia. L'episodio è rimasto celebre, e ha contribuito ad accrescere di più la leggenda che circonda il cantante. La voce di Farinelli fece un tale effetto sul malinconico Filippo V, che quest'ultimo non volle più separarsi dal cantante. Gli fece promettere di restare alla corte di Spagna, corrispondendogli uno stipendio di 2000 ducati, con l'unica richiesta di non cantare più in pubblico.
    Divenuto criado familiar dei re di Spagna, il cantante vide la sua importanza crescere con l'ascesa al trono di Ferdinando VI di Spagna, che lo nominò cavaliere di Calatrava, la più alta carica, fino ad allora riservata ai gentiluomini che potevano provare la nobiltà e l'antichità delle loro famiglie. Broschi-Farinelli, favorito dal monarca, esercitava sulla corte, e anche sulla politica, una grande influenza. Gli si devono i primi lavori di bonifica delle rive del Tago, e assicurò la direzione dell'opera di Madrid, e degli spettacoli reali. Utilizzò il suo potere alla corte persuadendo Ferdinando a instaurare un teatro d'opera italiano. Collaborò anche con Domenico Scarlatti, suo compatriota napoletano, anch'egli residente in Spagna. Il musicologo Ralph Kirkpatrick afferma che la corrispondenza di Farinelli è la fonte della "maggior parte delle informazioni di prima mano su Scarlatti che sia giunta fino a noi".
    Rispettato da chiunque, sommerso di doni, adulato sia dai diplomatici avversi alla Francia, sia da quelli francesi che avrebbero voluto vedere la Spagna firmare il Patto di Famiglia, conservò questa posizione di rilievo fino all'avvento di Carlo III, il quale, probabilmente a causa dell'eccessiva influenza del cantante, lo allontanò nel 1759.
    Il Farinelli si ritirò allora a Bologna, dove terminò la sua esistenza nella sontuosa villa che aveva fatto costruire in vista del suo ritiro (fuori Porta Lame, oggi distrutta). Malgrado le numerose visite che vi ricevette (tra cui quelle di Wolfgang Amadeus Mozart allora adolescente, e di Giuseppe II d'Austria), Farinelli soffrì fino alla sua morte di solitudine e di malinconia.
    Busto neoclassico anonimo di Farinelli (R.A.B.A.S.F., Madrid).
    Si spense il 16 settembre 1782, qualche mese dopo il suo amico Metastasio, lasciando una collezione d'arte e di strumenti musicali che fu sfortunatamente dispersa dai suoi eredi, tra cui un violino di Antonio Stradivari. Di lui resta qualche bel ritratto dipinto da Jacopo Amigoni e Corrado Giaquinto, e le lettere che aveva inviato ai suoi amici. Malgrado la sua leggenda, resta un personaggio relativamente misterioso, in una maniera che poco gli si addice. Ai suoi amici che lo pregavano di redigere le sue Memorie, aveva risposto: «A che pro? Mi basta che si sappia che non ho avuto pregiudizi su nessuno. Che si aggiunga anche il mio dispiacere di non aver potuto fare tutto il bene che mi sarei augurato.»
    Eccelleva sia nel registro leggero che nel registro patetico, cosa che compensava la sua presenza scenica poco sviluppata. Scriveva Charles Burney nel suo "Viaggio musicale in Italia": «Egli non eccelleva soltanto in velocità, poiché possedeva insieme le migliori qualità di un grande cantante. Nella sua voce si trovavano riunite la forza, la dolcezza e l'estensione, e nel suo stile la tenerezza, la grazia e l'agilità.» Il suo canto ebbe un'influenza certa sullo stile delle opere composte in quel periodo. Alle sue qualità artistiche, Farinelli aggiungeva quelle umane. Affabile e modesto malgrado la sua fama e il suo talento, di perfetta educazione, seppe guadagnarsi l'affetto del pubblico e la simpatia dei grandi.
    Farinelli non solo cantava, ma suonava anche strumenti a tastiera e la viola d'amore. Occasionalmente componeva, scrivendo il testo e la musica di un Addio a Londra aria, e un'aria per Ferdinando VI, così come sonate per tastiera.
    Per la fenomenale estensione vocale rivelata nella sua carriera, per la versatilità dimostrata nei vari stili di canto, per l'eccezionale capacita di tenuta dei fiati, per il trascendentale virtuosismo di cui fu capace, per le sue stesse doti di attore, Farinelli è ancor oggi ricordato, con consenso praticamente unanime, come il più grande cantante nella storia dell'opera lirica.
    Centro Studi Farinelli
    Nel 1998 si è costituito a Bologna il Centro Studi Farinelli con il proposito di ricordare la figura del grande castrato. Tra le iniziative promosse dal Centro Studi si segnala il restauro della tomba alla Certosa di Bologna (2000) la mostra documentaria Il Farinelli a Bologna (2001 e 2005), l'inaugurazione del Parco cittadino intestato al Farinelli, nei pressi del luogo dove sorgeva la villa abitata dal celebre cantante (2002), l'organizzazione del Convegno internazionale di studi Il Farinelli e gli evirati cantori in occasione del 300° anniversario della nascita del Farinelli (2005), la pubblicazione ufficiale Il fantasma del Farinelli (2005), l'estumulazione del Farinelli alla Certosa di Bologna (2006). Il progetto di estumulazione è stato promosso dall'antiquario fiorentino Alberto Bruschi. Responsabile e coordinatore generale del progetto è stato Luigi Verdi, come Segretario del Centro Studi Farinelli. L'antropologa Maria Giovanna Belcastro dell'Università di Bologna, Gino Fornaciari, paleopatologo dell'Università di Pisa e l'ingegnere David Howard della York University sono gli scienziati responsabili dell'analisi dei resti. L'esumazione ha avuto luogo il 12 luglio 2006, la notizia ha avuto larghissima eco sulla stampa mondiale
    Cinema
    Nel 1994 è stato realizzato da Gérard Corbiau un film (Farinelli - Voce regina) sulla sua vita, anche se, naturalmente, si concede alcune licenze sul reale andamento dei fatti: ad esempio, al fratello Riccardo è data molta importanza e Porpora non è per nulla enfatizzato, mentre Händel è descritto come un furfante. Inoltre, il film fornisce una diversa spiegazione del perché Carlo Broschi calcò le scene sotto lo pseudonimo di Farinelli. Per ricostruire la voce del castrato, interpretato da Stefano Dionisi, si è fatto ricorso a delle tecniche sofisticate sviluppate all'IRCAM per associare la voce di un controtenore e di un soprano di coloratura, riuscendo poco a donare la naturalezza e la magia del canto del castrato. La registrazione della musica del film è stata realizzata dal direttore d'orchestra Christophe Rousset con la compagnia Les Talents Lyriques.
    Il film moderno non è, tuttavia, la prima opera drammatica che narra la vita di Farinelli. Il compositore Daniel Auber ne musicò una su libretto di Eugène Scribe.
    Curiosità
    Per scoprire i segreti della sua voce, nel 2006 sono stati iniziati degli esami sul DNA ricavato dalle sue ossa.
    Dal 1996 la sua vita è portata in scena con lo spettacolo Quel delizioso orrore... Farinelli evirato cantore - scritto da Sandro Cappelletto - dalla Compagnia diretta da Rita Peiretti: Accademia dei Solinghi
    Bibliografia
    Alberto Cantu, Da Farinelli a Camilleri. Storia di parola per musica, Varese, Zecchini Editore, 2003. ISBN 8887203210
    Sandro Cappelletto, La voce perduta. Vita di Farinelli evirato cantore, Torino, EDT, 1995. ISBN 8870632237
    Salvatore Caruselli (a cura di), Grande enciclopedia della musica lirica, Longanesi &C. Periodici S.p.A., Roma, ad nomen
    Rodolfo Celletti, Storia del belcanto, Discanto Edizioni, Fiesole, 1983, pp. 80-83, 100, 103, 104, 106 e passim


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