Armando Diaz (1861-1928)

Informazioni di base:

  • Scomparso nel: 1928
  • Data di nascita: 5 Dicembre 1861
  • Professione: Politico
  • Luogo di nascita: Napoli (NA)
  • Nazione: Italia
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  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Armando Vittorio Diaz
    Armando Vittorio Diaz (Mercato San Severino, 5 dicembre 1861 – Roma, 29 febbraio 1928) è stato un generale italiano, capo di Stato Maggiore del Regio Esercito durante la prima guerra mondiale, ministro della guerra e maresciallo d'Italia. Nominato Duca della Vittoria alla fine della guerra.

    Biografia
    La carriera nell'esercito
    Diaz al fronte.
    Avviato giovanissimo alla carriera militare, Diaz fu allievo dell'Accademia militare d'artiglieria di Torino, dove divenne ufficiale.

    Prese servizio nel 1884 al 10° Reggimento di artiglieria da campo, e dal 1890 al 1° Reggimento col grado di capitano. Nel 1894 frequentò la scuola di guerra, classificandosi primo, e l'anno dopo sposò Sarah De Rosa. Dal 1895 al 1916 lavorò allo Stato Maggiore, nella segreteria del generale Alberto Pollio, e nel 1899 venne promosso maggiore, comandando per 18 mesi un battaglione del 26° Reggimento fanteria.
    Tenente colonnello nel 1905, passò dopo alcuni anni alla Divisione di Firenze come capo di Stato Maggiore.

    Nel 1910, durante la guerra italo-turca, comandò il 21° fanteria e l'anno dopo il 93° in Libia, che era rimasto improvvisamente senza comando. Sempre in Libia, a Zanzur, fu ferito nel 1912.
    Duca della Vittoria
    Nel 1914, alla dichiarazione di intervento dell'Italia nella prima guerra mondiale, Luigi Cadorna lo nominò maggior generale, con incarico al Corpo di Stato Maggiore come addetto al comando supremo del reparto operazioni. Ma nel giugno del 1916 chiese di essere destinato a un reparto combattente. Promosso tenente generale di divisione, gli fu affidato il comando della 49a Divisione nella 3a Armata, e nell'aprile del 1917 assunse la carica superiore al XXIII Corpo d'armata. Questo breve periodo prima di Caporetto gli valse la medaglia d'argento al valor militare per una ferita riportata alla spalla.

    La sera dell'8 novembre 1917 fu chiamato, con Regio Decreto, a sostituire Luigi Cadorna nella carica di capo di Stato Maggiore dell'esercito italiano. Egli disse in proposito: «Assumo la carica di capo di Stato Maggiore dell'esercito. Conto sulla fede e sull'abnegazione di tutti». E ancora, sulla condizione dell'esercito: «L'arma che sono chiamato a impugnare è spuntata: bisognerà presto rifarla pungente: la rifaremo». Recuperato quello che rimaneva dell'esercito italiano dopo la disfatta di Caporetto, organizzò la resistenza sul monte Grappa e sul fiume Piave. Memore della esperienza nello Stato Maggiore di Cadorna, decentrò molte funzioni ai sottoposti, riservandosi un ruolo di controllo.

    Nell'autunno del 1918 guidò alla vittoria le truppe italiane, iniziando l'offensiva il 24 ottobre, con lo scontro tra 55 divisioni italiane contro 60 austriache. Il piano non prevedeva attacchi frontali, ma un colpo concentrato su un unico punto - Vittorio Veneto - per spezzare il fronte nemico. Iniziando una manovra diversiva, Diaz attirò tutti i rinforzi austriaci lungo il Piave, che il nemico credeva essere il punto dell'attacco principale, costringendoli all'inazione per la piena del fiume. Nella notte tra il 28 e 29 ottobre, Diaz passò all'attacco, con teste di ponte isolate che avanzavano lungo il centro del fronte, facendo allargare le ali per coprire l'avanzata. Il fronte dell'esercito austriaco si spezzò, innescando una reazione a catena ingovernabile. Il 30 ottobre l'esercito italiano arrivò a Vittorio Veneto, mentre altre armate passarono il Piave e avanzarono, arrivando a Trento il 3 novembre.

    Il 4 novembre 1918 l'Austria capitolò, e per la storica occasione Diaz stilò il famoso Bollettino della Vittoria, in cui comunicava la rotta dell'esercito nemico ed il successo italiano.
    Negli anni seguenti rammentò quei giorni di fortuna senza alcuna presunzione, ma conscio dell'importanza dell'opera compiuta. Egli disse: «Non mi faccio illusioni su me stesso, ma posso dire di avere avuto un merito: quello di equilibrare le forze e gli ingegni altrui, di far regnare la calma fra i miei generali e la fiducia fra le mie truppe. Sento che questa è la mia caratteristica»; giudizio col quale, decenni dopo, si mostrerà concorde lo storico Denis Mack Smith, scrivendo: «Cadorna fu sostituito da Diaz, un napoletano di discendenza spagnola. Il quale si preoccupò maggiormente del benessere materiale dei suoi uomini ed istituì degli uffici di propaganda con il compito di esporre ai soldati la condotta e le finalità della guerra».
    Al termine della guerra Diaz divenne senatore, e nel 1921 venne insignito del titolo di Duca della Vittoria.
    Gli ultimi anni
    Sempre nel 1921, Diaz fu il primo italiano ad essere onorato da una ticker-tape parade dalla città di New York, in occasione del suo viaggio negli USA. Durante lo stesso viaggio, il 1° novembre, Diaz si recò a Kansas City per prendere parte alla cerimonia d'inaugurazione del Memoriale della libertà - il monumento nazionale statunitense in ricordo della Grande Guerra - che era stato eretto in quella città. Erano presenti per l'occasione anche gli altri comandanti vittoriosi delle nazioni dell'Intesa: il tenente generale Baron Jacques del Belgio, l'ammiraglio David Beatty della Gran Bretagna, il maresciallo francese Ferdinand Foch e il generale statunitense John J. Pershing. A riceverli c'era il vice-presidente degli Stati Uniti Calvin Coolidge.
    Andando contro il parere di Pietro Badoglio, Diaz sconsigliò, nel 1922, una soluzione militare della crisi innescata dalla marcia su Roma.

    Dopo essere entrato nel primo governo Mussolini, su precisa condizione del re Vittorio Emanuele III che intendeva in questo modo porre nel governo una figura di prestigio e lealmente monarchica, assunse l'incarico di Ministro della Guerra, varando la riforma delle forze armate e accettando la costituzione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale sottoposta al potere personale di Mussolini.
    Terminata l'esperienza governativa il 30 aprile 1924, si ritirò a vita privata. Nello stesso anno, venne insignito insieme al generale Cadorna del grado di Maresciallo d'Italia, istituito espressamente da Mussolini per onorare i comandanti dell'esercito nella prima guerra mondiale.
    Morì nel 1928 e fu seppellito nella chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, dove riposa vicino all'ammiraglio Paolo Thaon di Revel.
    Il pensiero di Diaz
    Le ragioni per cui Diaz fu scelto al posto di Cadorna, in un frangente della massima gravità come quello della disfatta di Caporetto, vanno attribuite per intero alla perspicacia ed alla taciturna lungimiranza di Vittorio Emanuele III, il quale, benché apprezzasse la preparazione tecnica di Cadorna in questioni strettamente militari, aveva altresì compreso come, in un esercito popolare e non composto di professionisti, i metodi dittatoriali e sadici del generale piemontese non fossero adeguati al sostegno morale della truppa. Fu dunque dopo anni passati al fronte, ad osservare gli uomini e ad assecondare la propria passione per i fatti d'armi, che Vittorio Emanuele prese ad apprezzare l'umanità di Diaz nel migliore trattamento dei soldati e la carica di fiducia che ciò infondeva.

    Dunque, sebbene per ciò che concerne la strategia e la tattica miltare Cadorna possedesse una preparazione più accurata, Diaz lo sopravanzò nell'ambito della psicologia e dell'organizzazione - ed è per questo che Vittorio Emanuele lo scelse come capo di Stato Maggiore.

    «Ricordo - Diaz disse - che l'importante funzione del comando è la concessione delle ricompense, che deve essere più equa che abbondante. Curarne la ripartizione fra ufficiali e truppa, in modo che la proporzione non sia troppo a favore dei primi.»
    Giudizi
    «Chi è questo Diaz?» (generale Ferdinand Foch, comandante degli eserciti dell'Intesa)
    «L'ho tirato fuori io, è una mia scoperta.» (Vittorio Emanuele III)
    «Diaz rappresentò una figura più simile a quella di un consigliere di amministrazione, che di un capo di esercito.» (Mario Silvestri)
    Influsso sull'onomastica e relative deformazioni
    Nella prima metà del XX secolo, in Emilia Romagna, era molto diffusa l'usanza di dare ai figli nomi di personalità famose - a volte storpiandoli - che avevano compiuto atti eroici e di valore per la Patria, o anche delle località in cui i fatti si erano svolti (così come oggi non è infrequente dare ai nascituri i nomi dei divi del cinema, o dei personaggi della televisione e della musica). Così, il Bollettino della Vittoria, molto diffuso e imparato a memoria nelle scuole, terminante con il rituale "Firmato Diaz", diede occasione di battezzare alcuni bambini col nome Firmato, scambiato per il nome di Diaz.
    Onorificenze
    Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
    — 1919
    Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
    — 16 marzo 1913
    Commendatore dell'Ordine militare di Savoia
    — 24 febbraio 1918
    Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine militare di Savoia
    «Perché, assunto all'ufficio di capo di Stato Maggiore dell'esercito in una situazione di guerra molto difficile, con sagace opera di organizzazione e con avveduta efficace condotta di comando, sempre altamente ispirato agli interessi del Paese, seppe ottenere tale grado di preparazione morale e bellica delle truppe da superare vittoriosamente l'ardua prova di una grande battaglia impegnata dal nemico con forze e mezzi imponenti.»
    — 26 giugno 1918
    Medaglia commemorativa italiana della vittoria
    Note


      ^ Nel 1935 venne aggiunto al Memoriale un bassorilievo raffigurante Jacques, Foch, Diaz e Pershing, realizzato dallo scultore Walker Hancock.
      ^
      ^ Diario della guerra d'Italia, Milano, Fratelli Treves, 1924.

    Voci correlate
    Prima guerra mondiale
    Luigi Cadorna
    Triplice Intesa
    Battaglia di Vittorio Veneto
    Conseguenze della Prima guerra mondiale
    Vittorio Emanuele III
    Benito Mussolini
    Collegamenti esterni
    Il generale Armando Diaz legge il Bollettino della Vittoria
    Bibliografia
    Luigi Gratton, Armando Diaz, Duca della Vittoria. Da Caporetto a Vittorio Veneto, Foggia: Bastogi, 2001, EAN: 9788881852963
    Portale Biografie
    Portale Grande Guerra

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