Albert Schweitzer (1875-1965)

Informazioni di base:

  • Scomparso nel: 1965
  • Data di nascita: 14 Gennaio 1875
  • Professione: Musicista
  • Luogo di nascita: Kaisersberg
  • Nazione: Germania
  • Albert Schweitzer in Rete:

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  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Albert Schweitzer



    Nobel per la pace 1952
    Albert Schweitzer (Kaisersberg, 14 gennaio 1875 – Lambaréné, 4 settembre 1965) è stato un medico, teologo, musicista e missionario tedesco.



    Vita
    Albert Schweitzer nacque a Kaisersberg, nell'Alta Alsazia, il 14 gennaio 1875. Suo padre, Ludwig Schweitzer, era un pastore protestante a Gunsbach, un piccolo villaggio alsaziano in cui crebbe il giovane Albert. Particolarità della chiesa ove predicava il padre, era che si trattava del luogo di culto comune a due paesi – Gunsbach e Griensbach-au-val – e a due confessioni religiose, cattolica e protestante. Ancora oggi le celebrazioni si suddividono fra riti in francese, riti in tedesco e riti bilingui. A questo proposito Schweitzer scrive nel suo Aus meiner Kindheit und Jugendzeit (Dalla mia infanzia e adolescenza):

    «Da questa chiesa aperta ai due culti ho ricavato un alto insegnamento per la vita: la conciliazione Le differenze tra le Chiese sono destinate a scomparire. Già da bambino mi sembrava bello che nel nostro paese cattolici e protestanti celebrassero le loro feste nello stesso tempio».

    Era un bambino malaticcio, tardo nel leggere e nello scrivere, faceva fatica a imparare. Da fanciullo riusciva egregiamente solo nella musica, a sette anni compose un inno, a otto cominciò a suonare l'organo, a nove sostituì un organista nelle funzioni in chiesa. Aveva pochi amici, ma dentro di sé coltivava già una spiccata e generosa emotività, estesa anche agli animali, come dimostra la preghiera che, sin da bambino, rivolgeva a Dio invocandone la protezione verso tutte le creature viventi: (da Rispetto per la vita, p.9)

    «Fin dalla mia più tenera infanzia ho sentito il bisogno di avere compassione per gli animali. Ancor prima di andare a scuola non riuscivo a capire perché, nella preghiera della sera, dovevo pregare soltanto per delle persone. Per questo, dopo che mia madre mi aveva fatto ripetere la preghiera e mi aveva dato il bacio della buona notte, in segreto aggiungevo una preghiera per tutti gli esseri viventi, composta da me. Diceva così: "Buon Dio, proteggi e benedici tutto ciò che ha respiro, difendili da ogni male e fa' che dormano tranquilli."»

    Terminate le scuole medie, il giovane Albert s'iscrisse al liceo più vicino, a Mulhouse, dove si trasferì, ospitato da due zii anziani e senza figli. Fu proprio la zia che lo obbligò a studiare pianoforte. Al liceo Albert Schweitzer ebbe come insegnante di musica Eugen Munch, famoso organista a Mulhouse della chiesa di Santo Stefano, che gli fece conoscere la musica di Bach. Fu presto chiaro sia a Munch, sia a Charles-Marie Widor, noto organista della chiesa di Saint Sulpice di Parigi, che Schweitzer conobbe nel 1893 durante un soggiorno nella capitale francese, che il giovane Albert aveva un vero e proprio talento per l'organo. Dopo gli studi classici e le lezioni di pianoforte, nell'ottobre del 1893 si trasferì a Strasburgo per studiare teologia e filosofia. In questi anni si sviluppò la sua passione smodata per la musica classica e, in particolare, per Bach. Per quanto concerne lo studio della filosofia, fu assiduo frequentatore dei corsi di Windelband riguardo la filosofia antica e di Theobald Ziegler (che sarà suo relatore di tesi) riguardo la filosofia morale. Nel 1899 conseguì la laurea con una tesi sul problema della religione affrontato da Kant e fu nominato Vicario presso la chiesa S. Nicolas di Strasburgo. Nel 1902 ottenne la cattedra di teologia e, l'anno successivo, divenne preside della facoltà e direttore del seminario teologico. Pubblicò varie opere sulla musica (alcune su Bach), sulla teologia, approfondì i suoi studi sulla vita e sul pensiero di Gesù Cristo, ed eseguì vari concerti in Europa.
    Nel 1908, all'età di 33 anni si iscrisse alla Facoltà di Medicina dell'Università di Strasburgo, allo scopo di diventare medico e di esercitare questa professione nell'Africa equatoriale. La decisione, maturata quattro anni prima e già comunicata a parenti e amici, cambiò la vita di Schweitzer per sempre. Non fu facile, per l'organista e insegnante Schweitzer rinunciare a quella che era stata la sua vita fino a quel momento: la musica e gli studi filosofici e teologici. Schweitzer sapeva però di dover realizzare quanto si era prefissato da vari anni. Scrive nel suo Aus meinem Leben und Denken (La mia vita e il mio pensiero):

    «Il progetto che stavo per mettere in atto lo portavo in me già da lungo tempo. La sua origine rimontava ai miei anni di studentato. Mi riusciva incomprensibile che io potessi vivere una vita fortunata, mentre vedevo intorno a me così tanti uomini afflitti da ansie e dolori Mi aggrediva il pensiero che questa fortuna non fosse una cosa ovvia, ma che dovessi dare qualcosa in cambio Quando mi annunciai come studente al professor Fehling, allora decano della Facoltà di Medicina, egli avrebbe preferito spedirmi dai suoi colleghi di psichiatria»

    Sei anni dopo tenne l'Esame di Stato di Medicina Nel 1911 prese la seconda laurea in medicina e si specializzò in malattie tropicali.
    Schweitzer aveva le idee chiare anche sulla sua destinazione una volta ottenuta la laurea in medicina: Lambaréné, una città del Gabon occidentale in quella che era allora una provincia dell'Africa equatoriale francese. In una lettera scritta al direttore della Società Missionaria di Parigi, Alfred Boegner – di cui l'anno prima aveva letto un articolo sulla drammatica situazione delle popolazioni africane afflitte da lebbra e malattia del sonno, bisognose di un'assistenza medica – Schweitzer spiegò la sua scelta:

    «Qui molti mi possono sostituire anche meglio, laggiù gli uomini mancano. Non posso più aprire i giornali missionari senza essere preso da rimorsi. Questa sera ho pensato ancora a lungo, mi sono esaminato sino al profondo del cuore e affermo che la mia decisione è irrevocabile»

    I missionari furono inizialmente scettici sull'interesse dimostrato dal noto organista per l'Africa. La risposta di Schweitzer fu quella di impegnarsi a raccogliere fondi per conto proprio, mobilitando amici e conoscenti e tenendo concerti e conferenze per realizzare il sogno di costruire un ospedale in Africa.
    Ad aiutarlo una giovane donna, di origine ebree, che di Schweitzer sarebbe diventata la moglie e la compagna di vita: Hélène Bresslau, conosciuta nel 1901 a una festa di nozze. Albert e Hélène si sposarono nel 1912, dopo che Hélène ebbe ottenuto il diploma di infermiera, conseguito per realizzare il sogno comune con il marito. Nel 1913 il medico alsaziano si imbarcò finalmente per Lambaréné con la moglie, accompagnato da numerose critiche da parte dei suoi familiari. Insieme alla settantina di casse e attrezzature varie destinate alla costruzione del nuovo ospedale, i coniugi Schweitzer portarono a Lambaréné un pianoforte speciale, dono della Società bachiana di Parigi, appositamente costruito per resistere all'umidità e alle termiti africane. Fu questo il suo compagno di ogni giorno, lo strumento sul quale continuò a studiare, alla luce di una lampada a petrolio, nelle pause del lavoro e nel silenzio delle notti africane, quando non era impegnato a scrivere i suoi testi di filosofia e le lettere agli amici.
    Nel 1914 Hélène e Albert Schweitzer furono messi agli arresti domiciliari a causa della loro nazionalità tedesca e, nel 1917, vennero deportati in Francia in un campo per prigionieri civili a Garaison.
    Il 14 gennaio 1919 nacque Rhena, la loro unica figlia e, poche settimane dopo, fu dichiarata la pace. Rimasero in Europa fino al 1924 ed in questo periodo Albert Schweitzer fu chiamato in prestigiose università come quelle di Upsala, Zurigo e Praga per una serie di conferenze.
    Nel cuore dell' Africa
    Tornato a Lambaréné, Albert Schweitzer ricostruì il proprio ospedale, distrutto dalla guerra, rientrando in Europa saltuariamente per tenere conferenze o concerti d'organo.
    I suoi inizi nel cuore dell'Africa furono assai difficili: oltre a dover lottare contro la natura che lo circondava, piogge torrenziali, animali feroci o infidi come serpenti e coccodrilli, dovette vincere la diffidenza degli indigeni prima, e poi la loro ignoranza. Non fu facile avvicinare gli ammalati che si fidavano solo dei loro stregoni; le cure del medico bianco non erano da principio ben accolte. Poi, quando si riversarono a frotte nelle sue baracche per farsi curare, non seguivano le istruzioni del medico bianco, a volte le pomate che dovevano essere usate per la cura della pelle venivano mangiate, altre volte ingoiavano in una volta sola un intero flacone di medicinale. Non era facile trattare con gli indigeni, non era facile farsi capire, ma Schweitzer non si diede mai per vinto, le difficoltà, le avversità, la mancanza di alimenti o di medicinali non erano sufficienti per farlo arretrare. Costruì a poco a poco un villaggio indigeno, i malati vi giungevano da ogni parte, spesso con le loro famiglie e tutti venivano ugualmente accolti, le loro usanze rispettate e così le loro credenze.
    Nel 1915, proprio durante un viaggio attraverso l'Africa, Schweitzer elaborò il principio fondamentale della propria etica filosofica, il "rispetto per la vita": (da Rispetto per la vita, p.15)

    «Durante questo viaggio mi ero proposto di riflettere in profondità sulla formazione di una cultura che fosse capace di maggiore energia e profondità etica della nostra mi venne in mente improvvisamente l'espressione "rispetto per la vita", che, per quanto io sappia, non avevo mai sentito né letto. Mi resi conto immediatamente che questa espressione aveva in sé la soluzione del problema che mi stava assillando».

    Col termine "vita" Schweitzer non intendeva semplicemente la vita umana, ma la vita di ogni creatura presente sulla terra, compresi quindi anche gli animali; il "rispetto per la vita" assumeva così la misura di una proposta etica rivoluzionaria, per la cui messa in pratica l'uomo avrebbe dovuto rinunciare a pensarsi l'unico titolare di diritti, in quanto anche gli animali, secondo Schweitzer, hanno il diritto di godere della vita senza essere imprigionati né patire sofferenze. Queste idee fecero di Schweitzer uno dei più illustri sostenitori del movimento per la protezione degli animali.
    Premio Nobel
    Nel 1952 fu insignito del Premio Nobel per la Pace con il cui ricavato fece costruire il villaggio dei lebbrosi inaugurato l'anno successivo con il nome di Village de la lumière (villaggio della luce). Nei pochi momenti liberi che aveva lavorava fino a tarda ora, si dedicava alla lettura e allo scrivere, ma anche questi avevano come scopo finale il mantenimento del suo ospedale a Lambaréné. Non ritornò a vivere nella sua terra natale, volle morire nella foresta vergine vicino alla sua gente a cui aveva dedicato tutto se stesso. Ed il 4 settembre 1965 morì, poco dopo sua moglie, nel suo amato villaggio africano.
    Opere
    Albert Schweitzer fu, oltre che medico e filosofo, un abilissimo musicista.
    L'amore per l'organo, che suonò in maniera magistrale per tutta la vita, lo portò, naturalmente, ad amare Bach. Questa passione lo portò nel 1905 alla pubblicazione del suo primo libro, "J. S. Bach, il musicista poeta", in cui, dopo aver descritto la storia della musica del compositore e dei suoi predecessori, analizzò le sue opere più importanti.
    La sua opera teologica più importante fu, certamente, la "Storia della ricerca sulla vita di Gesù" (1906) in cui interpretò il Nuovo Testamento alla luce del pensiero escatologico di Cristo. Non meno importante fu, però, l'altra opera teologica, pubblicata nel 1967 con il titolo "Il regno di Dio e la cristianità delle origini".
    Ad Albert Schweitzer si devono, inoltre, i due volumi della "Filosofia della civiltà" (1923) e l'autobiografia "La mia vita e il mio pensiero" (1931).
    Ad Albert Schweitzer è stata intitolata una scuola romana
    Bibliografia essenziale in italiano
    Albert Schweitzer, Rispetto per la vita. Gli scritti più importanti nell'arco di un cinquantennio raccolti da Hans Walter Bahr, trad. it. di Giuliana Gandolfo, Claudiana, Torino 1994.
    Altri progetti
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