Adriano Sofri (68)

Informazioni di base:

  • Data di nascita: 1 Agosto 1942
  • Professione: Scrittore
  • Luogo di nascita: Trieste (TS)
  • Nazione: Italia
  • Adriano Sofri in Rete:

  • Sito Ufficiale: Il sito ufficiale di Adriano Sofri
  • Wikipedia: Adriano Sofri su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Adriano Sofri (Trieste, 1 agosto 1942) è un giornalista, scrittore e politico italiano, leader di Lotta Continua, condannato dopo un controverso caso giudiziario quale mandante dell'omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi. Questi era stato indicato da Sofri come responsabile della morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli nel corso degli interrogatori sulla strage terroristica di Piazza Fontana.
    Attivo nella sinistra operaista italiana sin dai primi anni '60 (collaborò alla rivista Classe operaia), Sofri fu tra i fondatori de Il potere operaio pisano per divenire poi leader della formazione extraparlamentare comunista Lotta Continua, fino al suo scioglimento nel 1976. Dagli anni Ottanta, abbandonata la militanza politica, si è dato all'attività di studio e pubblicistica in campo storico-politico con numerosi articoli e saggi. A lungo titolare di una rubrica su Panorama, collabora oggi con La Repubblica e Il Foglio.
    Condannato in via definitiva quale mandante del delitto Calabresi, Sofri, come Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi, tutti coinvolti dal pentito Leonardo Marino, si è sempre dichiarato estraneo alla vicenda, né ha mai presentato richiesta di grazia.

    Attività politica
    Negli anni '70, come detto, Sofri fu il leader di Lotta Continua, una delle principali formazioni extraparlamentari marxiste. Lotta Continua si distinse per l'attività politica in aperto contrasto con le forze del Parlamento. Dopo il 1976 appoggiò il Partito Comunista Italiano, e successivamente presentò proprie liste con altre formazioni di sinistra radicale. Dalle pagine dell'omonimo giornale, su cui Adriano Sofri scriveva, la formazione attaccò fortemente, tra gli altri, il commissario Luigi Calabresi, da loro accusato di essere il responsabile della morte di Pinelli. Ancora prima della vicenda giudiziaria, Sofri abbandonò la politica attiva.
    È stato iscritto molte volte al Partito Radicale.
    La vicenda giudiziaria
    La magistratura, dopo un lungo iter giudiziario, ha sentenziato nel gennaio del 1997 la condanna in via definitiva di Sofri, Bompressi e Pietrostefani a 22 anni di reclusione.
    I primi due gradi di giudizio si conclusero con la condanna degli imputati. Già avverso la sentenza di primo grado Adriano Sofri non interpose appello: la sentenza non ebbe esecuzione per l'effetto espansivo del ricorso presentato dai suoi coimputati (anche Leonardo Marino fece appello). Vi è da dire che la decisione di ritenere l'appello altrui impeditivo del passaggio in giudicato della condanna anche nei confronti del non appellante Sofri (per effetto espansivo, per l'appunto ) non era affatto scontata, anzi segnò un precedente inedito in giurisprudenza. In ogni caso, la Corte di Cassazione, pronunciandosi a sezioni unite, annullò questi primi verdetti affermando l'impossibilità di irrogare una condanna sulla sola base di una chiamata in correo priva di riscontri oggettivi. Nel seguente giudizio di rinvio in appello Sofri (e tutti i coimputati, Marino compreso) vennero assolti per non aver commesso il fatto. Singolarmente, la motivazione della sentenza venne redatta in termini volutamente incoerenti con il dispositivo assolutorio (c.d. sentenza suicida), aprendo le porte ad un nuovo annullamento in Cassazione anche di quest'ultima sentenza di assoluzione piena. Aveva così luogo un nuovo giudizio di rinvio che questa volta si concludeva con la condanna di Sofri e degli altri. Questa ennesima sentenza veniva finalmente confermata in Cassazione, passando in giudicato. Tutti e tre gli imputati condannati sulla base delle dichiarazioni di Leonardo Marino (prosciolto per intervenuta prescrizione) si costituivano presso il carcere di Pisa. Qualche anno dopo aveva luogo un'ulteriore fase di giudizio a seguito dell'accoglimento della richiesta di revisione presentata da Sofri. Questo nuovo processo si svolgeva presso la Corte d'Appello di Venezia e si concludeva con il rigetto del ricorso e quindi con la conferma delle condanne a suo tempo irrogate. Sofri, Bompressi e Pietrostefani si sono costantemente dichiarati innocenti, condotta processuale che (come risulta dalle motivazioni delle molteplici sentenze) è stata ritenuta ostativa della concessione delle attenuanti generiche prevalenti. Se queste fossero state concesse con ogni probabilità anche per loro sarebbe scattata la prescrizione, come evidentemente essi sapevano.
    L’imputazione mossa a Sofri è stata quella di concorso morale, data la sua ritenuta veste di mandante, nell'omicidio del commissario della polizia di stato Luigi Calabresi. Non gli è stato contestato il reato di banda armata né circostanze aggravanti eversive, cioè nessuna delle fattispecie previste dall’ordinamento italiano quali mezzi di contrasto del terrorismo politico-ideologico.
    Sofri e Pietrostefani, quest'ultimo latitante in Francia, sono stati condannati come mandanti dell'omicidio, Bompressi come esecutore materiale. Il pentito Leonardo Marino, correo confesso dell'omicidio, fu condannato a 11 anni di carcere, pena successivamente prescritta.
    Il carcere
    Nel 1997, con la conclusione del lungo iter processuale e la condanna, iniziò il periodo di detenzione di Adriano Sofri, che ha scontato parte della pena nel carcere San Giovanni Bosco di Pisa.
    Nel giugno del 2005 ha ottenuto la semilibertà per collaborare con la Scuola Normale Superiore di Pisa alla sistemazione degli archivi di Eugenio Garin e Sebastiano Timpanaro.
    Nel novembre del 2005 è stato colpito dalla sindrome di Boerhaave, una malattia piuttosto rara che gli comporta la rottura di cinque centimetri dell'esofago. A causa delle cattive condizioni di salute, che gli hanno imposto il ricovero all'ospedale "Santa Chiara" di Pisa, gli è stata concessa la sospensione della pena.
    Nel gennaio del 2006 è stato dimesso, tornando in libertà per il periodo di convalescenza rimanente. Lo stesso anno ha ottenuto 14 voti all'elezione del Presidente della Repubblica, in segno di sostegno da parte del gruppo parlamentare radical-socialista della Rosa nel Pugno. Attualmente si trova in detenzione domiciliare, ma è stato autorizzato a partecipare a vari incontri e trasmissioni televisive.
    Le richieste di grazia
    Sofri non ha mai presentato personalmente richiesta di grazia, ritenendo un tale atto incongruo a sanare la posizione personale di un innocente. Tuttavia, intorno al caso Calabresi è sorto in Italia un movimento innocentista di opinione pubblica volto a promuovere l'atto di clemenza. Ne fanno parte molti esponenti della sinistra, ma anche personaggi di altre correnti politiche. Tra gli esponenti di spicco vi sono Giuliano Ferrara e Gad Lerner.
    Nel 1997 il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, sollecitato da numerosi parlamentari, circa 200, e da molti cittadini comuni (160 mila firmatari), rifiutò di firmare la grazia, con una lettera ai Presidenti delle Camere, Luciano Violante e Nicola Mancino.
    Nel periodo 2001-2006, i ripetuti inviti a dare corso alla richiesta di grazia, avanzati in maniera trasversale da esponenti della politica e della cultura (ma mai da Sofri in persona), sono sempre stati respinti dal Ministro della Giustizia Roberto Castelli, malgrado il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi avesse nello stesso periodo più volte manifestato la volontà di concederla, tanto da giungere a un conflitto con il guardasigilli risolto poi dalla Corte Costituzionale che, con sentenza n.200 del 18/05/2006, ha stabilito che non spetta al Ministro della giustizia di impedire la prosecuzione del procedimento di grazia; in poche parole Ciampi avrebbe potuto concedere la grazia anche senza la firma del guardasigilli.
    Alla fine la grazia non fu concessa perché la sentenza fu emessa tre giorni dopo che Ciampi si era dimesso dalla carica di Presidente della Repubblica.
    La grazia fu invece concessa a Ovidio Bompressi, autore materiale (sentenza in Cassazione) dell'omicidio Calabresi, che ne fece richiesta al neoeletto Napolitano (fu uno dei suoi primi atti).
    La posizione sull'indulto
    Sofri ha partecipato attivamente al dibattito legato al provvedimento di indulto del 2006, fortemente caldeggiato da papa Giovanni Paolo II. Nell'ambito di tale dibattito, ha avuta una certa eco mediatica l'accesa polemica con il giornalista Marco Travaglio.
    Opere
    Saggi
    Memoria, Sellerio Editore, 1990
    L'ombra di Moro, Sellerio Editore, 1991
    Le prigioni degli altri, Sellerio Editore, 1993
    Il nodo e il chiodo, Sellerio Editore, 1995
    Lo specchio di Sarajevo, Sellerio Editore, 1997
    Piccola posta, Sellerio Editore, 1999
    Chi è il mio prossimo, Sellerio Editore, 2007
    Il futuro anteriore, Edizioni Stampa Alternativa
    Altri Hotel, Edizioni Mondadori
    Bibliografia
    Leonardo Marino, La verità di piombo. Io, Sofri e gli altri, Ares,1992. ISBN 8881551810.
    Carlo Panella, Il verbale, Sellerio Editore, Palermo, 2003. ISBN 9788838905452.
    Daniele Biacchessi, Il caso Sofri. Cronaca di un'inchiesta. Editori Riuniti, 1998. ISBN 8835944457.
    Aldo Cazzullo, Il caso Sofri. Dalla condanna alla «tregua civile». Mondadori, 2004. ISBN 9788804528654.
    Marco Travaglio, La scomparsa dei fatti. Milano, il Saggiatore, 2007. ISBN 8842813958
    Note


      ^ http://www.radioradicale.it/exagora/sofri-un-appello-per-pannella
      ^ http://tgla7.alice.it/storie/elezioni2006_quirinale.php,page=10.php
      ^ http://isole.ecn.org/rete.sprigionare/rassegna_stampa/S291097b.php
      ^ All'affermazione di Travaglio (vedi La scomparsa dei fatti p.15-16) che «essendo condannato per omicidio e dunque beneficiario dell'indulto, lo farà uscire dal carcere tre anni prima», Sofri rispose (6 luglio, da Il Foglio): «Lo squadrista Marco Travaglio scrive una sequela di falsità indegne, allo scopo di galvanizzare l'indignazione pubblica contro l'indulto. Il quale, improvvisamente, diventa anche responsabile del mancato risarcimento ai caduti sul lavoro per le malattie professionali e i morti di amianto. E di mandare in fumo il maxiprocesso contro i boss svizzeri e i italiani dell'Eternit. Ma l'indulto non può mandare in fumo nessun processo. E l'indulto non c'entra niente, né può toccare i risarcimenti L'articolo che fa dire agli avvocati di parte civile, i quali avranno le migliori intenzioni, le cose più spericolate è una bassezza, maggiore perché prende a pretesto le attese dei familiari di "caduti sul lavoro e morti di amianto"». La polemica prosegue e allo scritto di Travaglio Sofri risponde dandogli del «cretino» e su l'Unità ribadisce che si tratta di «falsità assolute e ciniche» allo scopo di tenere «decine di migliaia di miei simili boccheggiati nelle celle della repubblica»; gli risponde l'avvocato torinese Sergio Bonetto scrivendo a L'Unità e a Il Foglio, ma solo la prima pubblicherà la lettera. Nei giorni seguenti Travaglio verrà attaccato da Daria Bignardi, nuora dello stesso Sofri, e da Gad Lerner su Vanity Fair, su Oggi da Claudio Martelli e su l'Unità da Sergio Staino, che da anni conduce battaglie "pro-Sofri", ed in ultimo da Paolo Franchi su Il Riformista.

    Voci correlate
    Lotta Continua
    Omicidio Calabresi
    Giorgio Pietrostefani
    Ovidio Bompressi
    Leonardo Marino
    Anni di piombo
    Altri progetti
    Wikiquote
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    Collegamenti esterni
    Sito dedicato al "caso Sofri"
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