Abu Abbas (1948-2004)

Informazioni di base:

  • Vero Nome: Muhammad Zaidan
  • Scomparso nel: 2004
  • Data di nascita: 10 Dicembre 1948
  • Professione: Politico
  • Luogo di nascita: Safad
  • Nazione: Israele
  • Abu Abbas in Rete:

  • Wikipedia: Abu Abbas su Wikipedia
  • Biografia:

    (estratta da Wikipedia)

    Muhammad Zaidan (Safed, 10 dicembre 1948 – 8 marzo 2004) è stato un politico palestinese, noto anche con il nome di battaglia di Abū ‘Abbās (in araboابو عباس) o Muhammad ‘Abbās, fu il fondatore e il capo del gruppo paramilitare Fronte di Liberazione della Palestina (FLP)..

    Impegno politico
    Nel 1968 Abbas divenne membro gruppo radicale pro-siriano Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) di Ahmed Jibril. Nel 1977, in occasione di gravi disaccordi sorti tra il FPLP e l'OLP ed altre fazioni palestinesi con base in Libano, Abbas - che si opponeva al coinvolgimento della Siria nella guerra civile in corso in Libano, lasciò il FPLP e fondò il FLP con Talaat Yaacoub. Successivamente questo gruppo si divise in tre fazioni separate (che in seguito tornarono a fondersi). La fazione guidata da Abbas, che era la maggiore, spostò il suo quartier generale in Tunisia. Nonostante le divergenze con Yasser Arafat, Abbas e il suo gruppo continuarono nel corso degli anni a restare sotto l'ombrello dell'OLP. Per questo motivo l'attacco di un commando del FLP a una spiaggia israeliana il 30 maggio 1990 offrì al governo degli Stati Uniti il pretesto per interrompere i dialoghi diretti con l'OLP.
    Coinvolgimento con il terrorismo
    Fin dalla sua fondazione nel 1977 il FLP di Abbas fu parte dell'OLP e ricevette supporto sia da quest'ultimo che dal movimento Fatah di Arafat. Diversamente dalla politica adottata dal FPLP, il gruppo di Abbas appoggiò l'idea di negoziati tra Palestinesi e isrealiani. In questo quadro, Abbas fu eletto membro del comitato esecutivo dell'OLP nel 1984 e rappresentò il Consiglio Nazionale Palestinese (il parlamento in esilio palestinese) nel 1989 durante i negoziati di pace allora in corso con Israele. Per via del suo supporto ai negoziati, negli anni '90 le autorità israeliane consentirono ad Abbas libertà di movimento nella Striscia di Gaza, sebbene fosse da esse ricercato con l'accusa di aver organizzato attacchi terroristici contro civili tra gli anni '70 e gli '90. Durante uno di tali attacchi, occorso il 22 aprile 1979 a Nehariya (Israele), rimasero uccisi quattro cittadini israeliani e due dei quattro componenti del commando palestinese.
    Il dirottamento dell'Achille Lauro
    Abbas divenne noto al pubblico internazionale nell'ottobre del 1985, quando fu accusato di aver organizzato il dirottamento della nave da crociera italiana Achille Lauro e del sequestro del suo equipaggio e dei suoi passeggeri, condotto da un commando di aderenti al FLP. Nel corso dell'azione terroristica fu assassinato il cittadino statunitense disabile Leon Klinghoffer, che era a bordo della nave e il cui corpo venne gettato in mare: i quattro esecutori materiali del dirottamento furono indotti a cessare l'operazione a Porto Said dall'intervento diretto di Abu Abbas (sul quale sarebbe personalmente intervenuto Yasser Arafat che, su richiesta del Governo italiano, lo avrebbe convinto a recarsi sul posto a convincere via radio i dirottatori, dietro promessa di salvacondotto da concedere agli assalitori della nave).
    La crisi USA-Italia
    Subito dopo la liberazione dell'Achille Lauro, i quattro dirottatori, accompagnati da Abbas, presero posto a bordo di un aereo civile egiziano dell'Egypt Air che avrebbe dovuto condurli al sicuro in Tunisia. Il 10 ottobre 1985, tuttavia, l'aereo fu intercettato da velivoli militari statunitensi e costretto ad atterrare nella base NATO di Sigonella (SR). Una volta a terra, l'aereo fu circondato dai militari dell'Aeronautica Militare italiana. Poco dopo, non annunciato, atterrò un velivolo statunitense dal quale sbarcò un folto gruppo di militari della Delta Force, che circondarono i militari italiani che erano a guardia dell'aereo egiziano, pretendendo la consegna immediata dei quattro dirottatori e di Abbas. Gli uomini della Delta Force furono quindi a loro volta circondati dai Carabinieri, che minacciarono di far intervenire ulteriori rinforzi italiani. Mentre gli schieramenti concentrici di militari restavano reciprocamente sotto la minaccia delle altrui armi, nel cuore della notte si susseguirono messaggi frenetici tra le cancellerie di Roma e Washington, fino a quando, durante uno scambio telefonico, il Presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi impose al Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan il proprio punto di vista, spiegando che gli autori di un reato commesso su una nave italiana non potevano soltanto "transitare" sul territorio italiano per essere condotti altrove. La base di Sigonella era territorio italiano, per cui i cinque passeggeri dell'aereo egiziano sarebbe stati preso in carico dalle autorità italiane e giudicati in Italia. Dopo tale contatto la Delta Force abbandonò Sigonella e Abbas ed i quattro militanti del FLP furono presi in consegna dai militari italiani.
    Se gli Stati Uniti ritenevano Abbas capo ed organizzatore degli esecutori materiali del sequestro dell'Achille Lauro e dell'omicidio del loro cittadino, il governo italiano lo ritenevano invece un mediatore efficace (svolto dalla torre di controllo di Porto Said), tanto più che egli deteneva un passaporto diplomatico tunisino. Tale differenza di posizioni venne alla luce quando, fatto decollare nuovamente l'aereo egiziano per Roma, i quattro dirottatori furono presi in custodia all'arrivo dalla polizia italiana, mentre Abbas - dopo ore concitate in cui la sua locazione fisica fu occultata tanto a possibili colpi di mano da parte di agenti segreti stranieri, quanto alla magistratura italiana inquirente - il 12 ottobre 1985 il leader del FLP fu imbarcato su un volo di linea jugoslavo che lo portò libero fuori dal territorio italiano. A tali eventi fece seguito una ripresa delle polemiche politiche e diplomatiche legate al caso (anche con ricadute sulla maggioranza di governo italiana, per la posizione assunta dal ministro Spadolini). Tra il 18 giugno ed il 10 luglio 1986 Abbas fu processato in contumacia da un tribunale italiano che lo condannò all'ergastolo quale organizzatore del sequestro della nave italiana, condanna poi confermata in secondo grado.
    Rifugiato in Iraq
    Anche la Libia fornì supporto e basi sicure al gruppo di Abbas fin verso la fine del 1990 quando, su richiesta dell'Egitto che aveva scoperto un piano del FLP per compiere attentati sul suo territorio, il governo di Tripoli ne decretò l'espulsione. Abbas si rifugiò quindi in Iraq dove Saddam Hussein, che supportava finanziariamente il FLP, ne evitò l'estradizione verso l'Italia e verso gli Stati Uniti, che lo ricercavano per terrorismo, pirateria ed omicidio. Nel 1996 Abbas pronunciò pubbliche scuse per l'atto di terrorismo contro l'Achille Lauro e si augurò la ripresa di negoziati per la pace tra Palestinesi ed Israeliani; le sue scuse, tuttavia, vennero fermamente respinte dal governo degli Stati Uniti e dalla famiglia Klinghoffer, che lo invitarono ancora una volta a presentarsi al cospetto della giustizia. Abbas rimase al sicuro in Iraq alla guida del FLP sino a quando Saddam Hussein fu deposto dalle forze di coalizione nel 2003.
    La cattura e la morte
    Il 15 aprile 2003 Abbas fu catturato dalle forze americane in Iraq, mentre tentava di riparare da Baghdad a Damasco. L'Italia di conseguenza ne richiese l'estradizione. Il Pentagono riportò però la notizia che Abbas era morto sotto custodia statunitense, per cause naturali, l'8 marzo 2004. Il FLP intervenne accusando gli Stati Uniti di aver assassinato il proprio leader. Le autorità USA respinsero l'accusa ed acconsentirono alla restituzione della salma ai palestinesi affinché fosse sepolto a Ramallah. La sepoltura fu però vietata dalle autorità israeliane, e Abbas fu tumulato nel cimitero dei Martiri a Damasco.
    Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Abu_Abbas"
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